Sight mostra Antony Gormley isola di Delo

“Sight”: quando il contemporaneo si coniuga sapientemente all’arcaico

Sight mostra Antony Gormley isola di DeloIl sito archeologico di Delo si trova su un’isola greca che fu abitata a partire da più di cinquemila anni fa. Collocata nell’arcipelago greco delle Cicladi, è attualmente disabitata, benché meta di innumerevoli turisti e di ricercatori scientifici. I primi insediamenti si ebbero sul monte Cinto, l’area più elevata dell’isola, dal 2500-2000 a.C. al 69 a.C. quando il luogo smise di esser nodo centrale delle rotte commerciali nel Mediterraneo. I santuari, le case e tutta l’architettura locale richiamano la mitologia del luogo, rifugio di Leto che diede alla luce i figli gemelli di Zeus (Apollo ed Artemide) garantendo prosperità al sito.

Solitamente si tende a vedere le aree archeologiche come località immacolate ove il tempo sembra essersi congelato per riportarci ad un passato eterno e gli unici elementi moderni ammessi sono i cartelli museali con indicazioni storiche per finalità didattico-culturali. Invece questo territorio è stato insolitamente scelto per la mostra d’arte contemporanea dello scultore britannico Antony Gormley: sebbene ai più possa risultare una scelta bizzarra, la decisione di congiungere antico ed attuale è stata accolta all’unanimità da parte del Consiglio Archeologico Greco, primo caso del genere a trovare una simile entusiastica approvazione generale.

Frutto della collaborazione tra NEON, Eforato per le Antichità delle Cicladi e Museo dell'isola di Delo, il progetto “Sight” nasce proprio dalla volontà di entrare in sintonia con il sito che lo accoglie, con le statue, i templi, le piazze ed i paesaggi della suddetta isola del mar Egeo. Tra i suoi curatori vi sono la direttrice di NEON, Elina Kountouri, e la direttrice della Galleria di Whitechapel, Iwona Blazwick. L’artista coinvolto, Gomley, classe 1950, negli ultimi quarant’anni ha forgiato sculture ed installazioni che hanno rivisitato i canoni percettivi spaziali, sfidando la comune concezione del corpo umano. Studioso di archeologia, storia dell’arte ed antropologia, la sua passione per la cultura e la sua varietà lo spinse ad intraprendere un viaggio per l’Europa, il Medio Oriente e l’India al termine del quale decise di dedicarsi totalmente all’arte. Tali esperienze itineranti hanno inciso profondamente sulla sua scultura incentrata sul corpo, nelle sue posizioni e correlazioni col tempo e gli elementi.

Amministratore del British Museum (2007-2015), cavaliere per i servizi alle arti (2014), vincitore del Turner Prize (1994), del Premio Obayashi (2012), del Praemium Imperiale per la scultura (2013) e del Mash Award per l’eccellenza nella scultura (2015): ecco alcuni dei riconoscimenti ottenuti da Gomley. Posizionato al quarto posto tra le persone più influenti della cultura britannica secondo il Daily Telegraph, l’artista inglese afferma che il suo operato tenta di dar forma al luogo posto oltre l’apparenza imperante, trattando il corpo non come un oggetto bensì come uno spazio che rappresenti la condizione che accomuna gli esseri umani.

Sight mostra Antony Gormley isola di Delo
SIGHT | ANTONY GORMLEY, sito archeologico di Delo, 2019, © Oak Taylor Smith | Courtesy NEON; Eforato per le Antichità delle Cicladi & l'artista

Il suo obiettivo sull’isola è ripopolarla con corpi di ferro, riportando sul posto la presenza umana e la possibilità di nuovi incontri: ventinove statue realizzate negli ultimi venti anni, cinque delle quali compiute appositamente per l’occasione, vivificano i caratteri archeologici e geologici insulari. L’isola, ampia cinque chilometri per un chilometro e mezzo, si fonda su una storia ricca di mitologia, politica, religione, commercio e multiculturalità che ha dato origine ad un’identità sfaccettata e cosmopolita. I visitatori - già accingendosi ad arrivare sull’isola - scorgono una figura artistica posta in piedi su un promontorio di roccia della costa, una scultura della stessa serie è situata nel porto, un’altra sul monte Cinto ed altre sono inserite nei siti archeologici sparsi per il territorio. Le statue gormleyane, in pose erette o giacenti, assumono forme naturalistiche, astratte, cubiche: in tal modo appaiono e scompaiono tra gli elementi topografici inserendosi perfettamente fra di essi.

L’artista ha quindi reinterpretato il ruolo della scultura, mutando in aree empatiche di proiezione immaginativa le statue anticamente presenti in templi e piazze, creando così una connessione col tempo, lo spazio, la natura e la nostra memoria collettiva. Un viaggio temporale che fornisce un’esperienza singolare delle bellissime rovine immacolate locali, agevolando la lettura del passato. Una riflessione sulla nostra identità e sui legami estetico-cognitivi che ci correlano a chi ci ha preceduti. Il direttore dell'Eforato per le Antichità delle Cicladi, Demetrios Athanasoulis, ha asserito che l’antica magia del posto è stata intensificata dalla mostra, poiché non bisogna fermarsi alla constatazione dell’antica gloria ma riaffermare la nostra vitalità donando attualità al luogo.

La mostra conferma l’obiettivo di NEON, ossia quello di avvicinare al vasto pubblico la cultura contemporanea favorendone la comprensione ma anche la produzione nel territorio greco, senza alcun fine di lucro. Alla base di tale impegno vi è la ferma convinzione che l’arte contemporanea sia l’elemento cardine per la crescita e lo sviluppo territoriale; per tale motivo NEON collabora stabilmente con le istituzioni culturali per favorire l’accesso e l’interazione produttiva con l’arte contemporanea, promuovendo iniziative che stimolino il soggetto e la società nel suo complesso. Finalità condivisa con l’Eforato per le Antichità delle Cicladi, una sezione del Ministero della cultura e dello sport della Grecia che ha contribuito al progetto, in quanto responsabile del recupero, restauro e preservazione dei resti archeologici delle isole Cicladi.

Dunque, la scelta di adoperare un’area archeologica per ospitare un’installazione di arte contemporanea è risultata meno azzardata di quanto potesse apparire inizialmente. Inoltre, l’unico costo richiesto per la visione della mostra è quello necessario per l’accesso all’isola di Delos effettuabile dalle vicine Mykonos, Paro e Nasso. Un’occasione da prendere al volo, specialmente per coloro che nei prossimi mesi si recheranno in Grecia, culla della nostra civiltà.

SIGHT | ANTONY GORMLEY ON THE ISLAND OF DELOS

Date espositive: 2 maggio - 31 ottobre 2019, tutti i giorni dalle 08:00 alle 20:00.


L’istantaneo e impulsivo rituale di Simone Mussat Sartor

Simone Mussat Sartor ci accompagna all’interno dei suoi tre progetti esposti dalla galleria Alberto Peola (Torino) al The Phair di Torino: Ss129, Cloud (2018) e Gambe (2011-in corso). I tre lavori riverberano in pieno lo spirito del fotografo che lui stesso pone tra virgolette. Lo strumento utilizzato è sempre un iPhone, che, di fatto, a centottant’anni dalla nascita della fotografia (complici in positivo anche le Polaroid) è ormai diventato il simbolo della fotografia istantanea e ‘a portata di tutti’.

La sua arte è istintiva, impulsiva, con scatti spesso in movimento. Le sequenze riprodotte si agganciano ad altre sequenze con ciclicità e continuità, il cui atto ripetuto per l’artista torinese classe 1972 porta a contrassegnare la fotografia come un rituale.

Fotografo solo con il telefono. Non sono un fotografo, non saprei neanche usarla una macchina fotografica; utilizzo uno strumento che ormai è fotografico a tutti gli effetti, con un’inquadratura più o meno simile perché non mi interessa l’ossessione del cavalletto.

Nel progetto Same Place Project (lo stesso luogo, nel quale confluiscono Ss129 e Cloud) utilizzo la fotografia come mezzo per comunicare un concetto, un mio punto di vista, ovvero quello di rimanere sullo stesso posto, che può essere una stessa piazza, una stessa strada o una stessa città e, attraverso lo strumento fotografico, mostrare come passa il tempo, come cambiano le situazioni e quello che succede: non sono io a muovermi ma ciò che sta attorno”.

Simone Mussat Sartor Same Place Project
Simone Mussat Sartor. Cloud (2018). Same Place Project. 25 fotografie, cm 108x133

 

 

Ss129: 90 cancelli in ripresi frontalmente dalla stessa statale, dietro ai quali si aprono strade sterrate, uniti in una ripetitività sempre diversa che permette di cogliere dettagli altrimenti non percepibili.

Ss129 è una statale sarda che unisce Nuoro a Oristano, nella quale io ho fotografato un centinaio di cancelli che hanno come sfondo il mare, le montagne, il cielo e svariati paesaggi perché mi interessa mostrare un aspetto non sempre così evidente; quello, ad esempio, di una strada statale lungo la quale lo sguardo di chi guida solitamente non percepisce un paesaggio differente”.

Simone Mussat Sartor Same Place Project
Simone Mussat Sartor. Cloud (2018). Same Place Project. 25 fotografie, cm 108x133

Cloud: Copenaghen, Louisiana Museum of Modern Art. L’opera è una “nuvola” nera di microfoni, riprodotta in 25 scatti fotografici, attorno alla quale si muovono solo i passi dei visitatori accompagnati dal variare della luce.

L’opera è di un’artista indiana; questo ammasso di microfoni l’ho trovato molto interessante come figura e mi sono fermato due ore a fare una serie di fotografie, come molte volte mi capita.

In questo caso l’opera, stando immobile, interagisce sia con il tempo ma anche con lo spazio e con le persone che si muovono attorno ad essa”.

Simone Mussat Sartor Same Place Project
Simone Mussat Sartor. Gambe (2011-on going). Fotografia, cm 26,5x26,5

Gambe: un’enciclopedia tutt’ora in continuo aggiornamento di gambe di donne in movimento riprese quasi sempre nell’atto di allungare il passo. Ritagli affiancati in formato quadrato che generano un senso di movimento e istantaneità a chi li osserva; quasi un’opera futurista. Dalla piccola cittadina Torinese al mondo intero.

Gambe è progetto iniziato per me da quando esiste l’iPhone, ovvero dal 2008. Ho iniziato come mi capita spesso per caso a fotografare gambe in giro per Torino, la città in cui vivo. Adesso ho 4000 scatti di archivio di gambe fotografate ovunque in ogni parte del mondo.

Trovo molto interessante l’aspetto ‘democratico’ delle gambe: non c’entra niente la bellezza tout court che noi conosciamo bene perché delle gambe che camminano sono sempre belle. Ed è questo il motore generatore che mi spinge a fare questa cosa, un po’ voyeuristica forse, ma alla fine il mio è un omaggio”.

Presso la Galleria Alberto Peola Arte Contemporanea (Via della Rocca 29, Torino – www.albertopeola.com) fino al 18 maggio è visitabile la mostra Memorie private di Simone Mussat Sartor, venti abbinamenti di tre istantanee che hanno come soggetti invariabili Zoe, Nina e Phoebe – 10, 17 e 7 anni, le figlie dell’autore. A cura di Marco Rainò.


Roma: mostre "David LaChapelle" e "Aftermodernism" alle Gallerie Mucciaccia

mercoledì 17 aprile, ore 18.00

inaugurano le mostre

 

DAVID LACHAPELLE
Galleria Mucciaccia
Largo della Fontanella di Borghese 89, Roma

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AFTERMODERNISM. A Perspective on Contemporary Art

Chapter 1. JAMES BUSBY - JUSTIN SAMSON

Mucciaccia Contemporary
Piazza Borghese 1/A,  Roma

 

Mercoledì 17 aprile 2019, alle ore 18.00, inaugurano due importanti mostre nei due spazi espositivi che animano da qualche anno piazza Borghese.

La Galleria Mucciaccia presenta il notissimo artista americano David LaChapelle in una mostra che celebra la sua carriera, dagli esordi agli ultimi lavori.

La galleria Mucciaccia Contemporary, invece, dà avvio a una nuova sfida, esponendo in Italia un inedito gruppo di artisti internazionali riuniti dal grande collezionista americano Hubert Neumann sotto la sigla AFTERMODERNISM: il primo capitolo di questa serie di mostre è dedicato a James Busby e Justin Samson.

Le due esposizioni, che hanno ricevuto il patrocinio dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, si propongono come vetrina sull’America odierna, una singolare analisi sull’evoluzione dell’arte contemporanea e sull’approccio del collezionismo attuale.

 

Galleria Mucciaccia
David LaChapelle

David LaChapelle Aftermodernism Gallerie MucciacciaTrentaquattro opere in mostra ripercorrono tutta la produzione del grande artista americano, a partire dagli anni Ottanta, quando si allontana dal mondo dei rotocalchi e della pubblicità per avvicinarsi all’arte, fino alle opere più recenti.

Atmosfere hawaiane, paesaggi inaspettati, figure mitologiche e suggestioni oniriche, popolano le opere di LaChapelle, in una mostra che procede a ritroso nel tempo: dagli ultimi lavori, New WorldLost and Found e Behold, suggestive foto scattate nel 2017 nell’incontaminata foresta pluviale delle Hawaii, dense di misticismo e spiritualità, a quelli meno recenti, realizzati a Los Angeles, come i due grandi pannelli della serie Aristocracy (2014), della monumentale Showtime at the Apocalypse (2013), il famoso ritratto di Natale della famiglia Kardashian, dei Landscape, delle floreali Earth Laughs in Flowers e di Rape of Africa (2009), un’opera provocatoria contro la violenza subita dal continente africano, che dà il titolo all’omonimo progetto presentato nel 2008.

Del 2007, l’anno di svolta della produzione di Lachapelle, è la serie The deluge e After the deluge, ispirato dalla visione della Cappella Sistina. Il riferimento al capolavoro michelangiolesco si mescola a quello di marchi della società dei consumi, generando una visione apocalittica con un finale dove oggetti, opere d’arte e persone appaiono sommerse dall’acqua, come in CathedralStatue e Awakened.

Concludono l’esposizione la serie di fotografie realizzate tra il 1984 e il 2009 che guardano al mondo dello spettacolo e delle star di Hollywood, come i tre ritratti di Michael Jackson che ne celebrano la beatificazione mediatica, quello hollywoodiano di Faye Dunaway in Day of the Locust (1996),Dynamic Nude e l’unica fotografia in bianco e nero scattata a New York: Good News for Modern Man del 1984.

Con l’occasione verrà pubblicato un libro con le immagini della mostra, edito da Carlo Cambi Editore.

David LaChapelle è oggi uno degli artisti più riconosciuti e apprezzati al mondo. Nato a Fairfield nel 1963, ha sposato uno stile post-Pop e per certi versi surrealista che lo rende unico al mondo.  Le opere di David LaChapelle sono presenti in numerose importanti collezioni pubbliche e private internazionali, ed esposte in vari musei, tra i quali il Musée D’Orsay di Parigi, il Brooklyn Museum di New York, il Museum of contemporary Art di Taipei, il Tel Aviv Museum of Art a Tel Aviv, il Los Angeles County Museum of Art (LACMA) a Los Angeles, The National Portrait Gallery di Londra, il Fotographfiska Museet di Stoccolma e The National Portrait Gallery a Washington DC.  David LaChapelle vive e lavora tra Los Angeles e l’isola hawaiana di Maui.

INFORMAZIONI:

Mostra: David LaChapelle

Mostra a cura di LaChapelle Studio e Galleria Mucciaccia

Sede: Galleria Mucciaccia, Largo della Fontanella Borghese 89, Roma

Inaugurazione: mercoledì 17 aprile 2019, ore 18.00

Apertura al pubblico: 18 aprile –18 giugno 2019

Orari: lunedì– sabato, 10.00 – 19.00; domenica chiusi

Informazioni: T. +39 06 69923801 | [email protected]| www.galleriamucciaccia.com

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Mucciaccia Contemporary

AFTERMODERNISM. A Perspective on Contemporary Art. Chapter 1. James Busby - Justin Samson

aftermodernism LaChapelle Gallerie MucciacciaLa Galleria Mucciaccia Contemporary apre al pubblico la mostra Aftermodernism. A Perspective on Contemporary Art. Chapter 1. James Busby - Justin Samson, a cura di Cesare Biasini Selvaggi.

Con dieci opere di James Busby (Rock Hill, SC, USA, 1973) e quindici di Justin Samson (Milford, CT, USA, 1979), il progetto espositivo intende presentare in Italia un nuovo gruppo di artisti internazionali (prevalentemente americani o residenti in USA, ma con una discreta presenza anche di europei) riuniti sotto la sigla AFTERMODERNISM, da parte di uno dei più grandi e singolari collezionisti del nostro tempo, Hubert Neumann. Ottantasettenne con una passione smodata per l’arte contemporanea ereditata dal padre Morton, Neumann possiede una raccolta di oltre 2.600 opere (molte delle quali capolavori) del Cubismo, Astrattismo europeo, Scultura d’avanguardia, Espressionismo Astratto americano, Pop Art e Graffitismo, di alcuni dei più importanti artisti del XX secolo. Tra questi Picasso, Léger, Miró, Kandinsky, Kline, Giacometti, Dubuffet, Rauschenberg, Lichtenstein, Haring, Basquiat, Koons, solo per citarne alcuni.

L’unico filo conduttore su cui si basa questa straordinaria collezione è la conoscenza diretta degli artisti. Dotato di un fiuto eccezionale come il padre, Neumann ha continuato a selezionare, all’albore dei loro esordi, artisti che sarebbero poi diventati di fama internazionale.

Negli ultimi anni la sua attenzione di collezionista si è focalizzata su un gruppo di artisti (per lo più generazione anni Settanta, Ottanta e Novanta), attualmente una quarantina in tutto, in cui Neumann ravvisa quella che per lui è una vera e propria nuova corrente artistica su cui investire, definita appunto AFTERMODERNISM, di cui James Busby e Justin Samson sono i primi esponenti a essere presentati in Italia.

Il catalogo in mostra, a cura di Cesare Biasini Selvaggi ed edito per i tipi di Carlo Cambi editore, rappresenta il primo di una serie che sarà dedicata agli artisti diAFTERMODERNISM.

James Busby è nato nel 1973 a Rock Hill (South Carolina) e vive e lavora a Chapin in South Carolina. Sue mostre si sono tenute in numerose gallerie e musei, ha partecipato a 40 mostre collettive negli Stati Uniti. Busby ha esposto inoltre in mostre a Londra, Parigi, Stoccolma e Instanblul. Ha partecipato a diverse fiere d’arte a Miami, Houston, Stoccolma, Istanbul e New York City, tra cui l'International Armory Show di New York, Untitled Art Fair, Scope NY e Untitled Art Fair, Miami.

Justin Samson è nato nel 1979 a Milford (Connecticut) e vive e lavora a New York. Nel 2003 consegue la laurea in Fine Arts presso la School of Visual Arts di New York.Samson ha collaborato con le gallerie John Connelly Presents e Kravets|Wehby Gallery ed è attualmente rappresentato dalla Neumann Wolfson Art. Gli sono state dedicate diverse mostre personali e collettive.

INFORMAZIONI:

Mostra: AFTERMODERNISM. A Perspective on Contemporary Art. Chapter 1. James Busby - Justin Samson

Curatore: Cesare Biasini Selvaggi

Sede: Mucciaccia Contemporary, piazza Borghese 1/A, Roma

Inaugurazione: mercoledì 17 aprile 2019, ore 18.00

Apertura al pubblico: 18 aprile – 29 giugno 2019

Orari: martedì – sabato, 10.30 – 19.00; domenica e lunedì chiusi

Informazioni: T. +39 06 68309404 | [email protected] | mucciacciacontemporary.com


Enrico Benaglia Vuoi giocare con me? Casina di Raffaello Roma

Mostra “Vuoi giocare con me?” con opere di Enrico Benaglia alla Casina di Raffaello

Alla Casina di Raffaello la mostra

“Vuoi giocare con me?” con opere di Enrico Benaglia

Esposti oli, collages e sculture in bronzo del maestro che ha fatto

dell’iconografia legata al mondo del fantastico, la cifra stilistica della sua arte

 

Da oggi, 13 aprile, al 2 giugno 2019

Inaugurazione: oggi, sabato 13 aprile alle ore 15.30

 

Enrico Benaglia Vuoi giocare con me? Casina di Raffaello Roma
Benaglia, Concorso ippico, 2006, olio su tela

Roma, 12 aprile 2019 – La Casina di Raffaello in Villa Borghese, lo Spazio Arte e Creatività dell’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale, gestita in collaborazione con Zètema Progetto Cultura ospiterà dal 13 aprile al 2 giugno 2019 la mostra “Vuoi giocare con me?” opere del maestro Enrico Benaglia che presenta oli, collages e sculture in bronzo realizzati dal noto artista romano che ha fatto dell’iconografia legata al mondo del fantastico, la cifra stilistica della sua arte.

L’esposizione che vede la Direzione artistica di Francesco Zero e la cura di Serena Borghesani, è organizzata in collaborazione con il Museo Demoantropologico del Giocattolo di Zagarolo, che per l’occasione esporrà alcuni giocattoli della sua preziosa collezione.

La mostra si plasma nelle sale della Casina di Raffaello tra oli, collages e sculture in bronzo dal sapore accattivante per grandi e piccini, senza preferenza di sorta, perché ancora una volta Benaglia racconta per tutti la storia e la cultura dell’uomo nel mondo.

 

Le più influenti sedi private e le più note Istituzioni pubbliche hanno ospitato e riconosciuto la poetica e il messaggio universale del Maestro Benaglia, al di là di qualunque moda o corrente commerciale del momento. L’arte per l’arte guida da sempre Benaglia che parla di ambienti inattesi, capaci di correggere ogni contesto difficile a favore della libera scelta.

Disperdere il senso di angoscia è la missione del suo lavoro che affronta ogni timore liberando l’uomo dalla schiavitù del pensiero che a volte sembra già scritto.

Una storia fantastica, fatta di particolari e di rivelazioni viene raccontata dal Maestro attraverso i suoi personaggi e le immagini giocose; messaggi colmi di ispirazioni oniriche, di giardini colorati, di angeli, di bolle di sapone, di giocattoli colorati, di bimbi che si rincorrono felici e di grandi che restano a bocca aperta davanti a quei ricordi personali e tanto intimi.

In occasione dell’inaugurazione, sabato 13 aprile verranno realizzati laboratori tematici (alle ore 16.00 e alle 17.00) per bambini e ragazzi (dai 3 ai 14 anni) ad accesso gratuito fino ad un massimo di 25 posti con prenotazione obbligatoria allo 060608. Il materiale promozionale e i laboratori dell’inaugurazione della mostra sono offerti dall’artista con il contributo di QOODER.

Durante il periodo espositivo verranno organizzati incontri con l’artista nei giorni 4-5, 11-12, 18-19 maggio e 1-2 giugno.

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Nicola Figlia Caos mostra Palazzo Sant'Elia Palermo

Palermo: mostra "Caos. Dipinti di Nicola Figlia" a Palazzo Sant'Elia

I visi visionari e antichi di Nicola Figlia. Una personale del pittore di Mezzojuso si apre venerdì a Palermo

CAOS | dipinti di Nicola Figlia

5  > 22 aprile | PALAZZO SANT'ELIA | PALERMO

Nicola Figlia Caos mostra Palazzo Sant'Elia Palermo
Nicola Figlia, Caos nero

Lo chiamano il "pittore dei volti", ma è riduttivo. Perché Nicola Figlia è essenzialmente e prima di tutto un pittore di espressioni. forse, ancora meglio, di visioni. che attraversano i secoli e si annodano con forza ai miti della sua terra, la Sicilia. La Fondazione Sant’Elia e l’ANISA di Palermo, in collaborazione con la Settimana delle Culture, organizzano Caos | Dipinti di Nicola Figlia, personale che si inaugura venerdì prossimo (5 aprile) alle 17 a Palazzo Sant'Elia, a Palermo. La mostra, curata da Ignazio Francesco Ciappa, raccoglie nella Sala delle Capriate dell'antico Palazzo, opere recenti e più lontane, dell’artista originario di Mezzojuso (Palermo).

 Interverranno all’inaugurazione: il sindaco Leoluca Orlando, Angela Fundarò Mattarella, consigliere d’amministrazione della Fondazione Sant’Elia, Mariella Riccobono Orlando (Anisa), Maria Antonietta Spadaro, storico dell’arte. Saranno presenti l’artista e il curatore.

Nicola Figlia, Grande Gerusalemme celeste 

Volti ironici, ghignanti, beffardi, malinconici, assenti: e maschere, surreali, fisiche, monolitiche, pesanti, colte e quasi mai naif. Nicola Figlia non lascia nulla al caso, ma assorbe casomai una lunga tradizione di visioni che fa irrimediabilmente sue. Chi individua - tra le pieghe dei volti accatastati che fanno capolino dalle opere – uno sguardo Fauve, sbaglia o si ferma soltanto alla prima impressione. Figlia si immerge nel suo caos ordinato per recuperare eleganti stesure di colore, cromie accese ed intense che – sono parole del curatore – non possono “non attingere al repertorio popolare, alla religiosità, all’arte bizantina, al dualismo greco latino fortemente presente in opere come “La grande Gerusalemme celeste”, “Doppia Misericordia” o “Nostalgia”. Ma le radici del pittore affondano ancora più nel profondo: lui stesso si definisce “greco” e popola opere come “Teatrino olimpico” o “Baccanale” di impossibili ed inossidabili centauri, sileni, arpie, altre divinità zoomorfe. “Quasi maschere pirandelliane, sembrano definire il personaggio al quale appartengono – scrive Ignazio Francesco Ciappa - lasciando intravedere il concetto secondo cui ogni essere umano recita un ruolo nel gran teatro del mondo”. E così anche nei reiterati omaggi ad Ensor, Picasso, De Chirico o Guttuso, su cui Nicola Figlia interviene, padroneggiando il colore.

Nicola Figlia, Baccanale

Secondo Maria Antonietta Spadaro, “… serialità di motivi formali ricorrenti, figure a volte grottesche, sono alcune delle peculiarità del linguaggio artistico di Figlia, le cui opere comunicano spesso delle verità con la cruda semplicità delle vignette da fumetto: ci raccontano il rituale di feste popolari, indagano con disarmante semplicità figurativa concetti a volte ermetici della fede religiosa”.

Nicola Figlia è nato a Mezzojuso (Pa) nel 1950. Diplomato all’Accademia di Belle Arti, è stato docente di Educazione Artistica nelle scuole medie statali, e di Discipline Pittoriche al liceo artistico “G. Damiani Almeyda” di Palermo. Disegna a pennino, realizza acqueforti e dipinge ad olio, lavora su tela e cartelloni. Nella sua pittura convivono in maniera dialettica, Neorealismo, Espressionismo, metafisica, arte popolare, influenze bizantine. Il tutto si presenta attraverso l’ossessione del personaggio e del volto.

Palermo.

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Al Museo del Novecento la personale di Renata Boero “Kromo-kronos”

Milano Art week

Al Museo del Novecento la personale di Renata Boero “Kromo-kronos”

Inaugurazione aperta al pubblico questa sera alle ore 18

Milano, 1 aprile 2019 - Il Museo del Novecento apre la Milano Art week 2019 con la mostra “Kromo-kronos”, personale di Renata Boero, artista genovese con base a Milano attiva nella scena internazionale dagli anni ‘60.

L’esposizione, a cura di Anna Daneri e Iolanda Ratti, è allestita fino al 23 giugno presso gli archivi del museo e propone una rilettura critica del lavoro dell’artista, mettendo in relazione la sua produzione storica con quella più recente. “Kromo-kronos” si apre con una selezione pressoché inedita di Cromogrammi, opere su tela realizzate sperimentando l’interazione di pigmenti naturali ed elementi organici, prodotti a cavallo degli anni ’60 e ’70. In questi lavori, che trovano nella monumentalità e nella processualità su grande scala la propria compiutezza, è possibile osservare la congiunzione tra due aspetti fondamentali della ricerca di Renata Boero: la manualità e la materia.

A partire dai Cromogrammi storici e pressoché inediti, la mostra segue lo sviluppo del lavoro di Renata Boero attraverso le serie Germinazioni, dei Fiori di carta e delle più recenti Ctoniografie, cromogrammi autogeneratisi in assenza dell’artista, che ne innesca il processo di trasformazione interrandoli.
I lavori più attuali presenti in mostra rendono conto della circolarità nell’operare dell’artista e di una sorprendente coerenza nella sua ricerca. L’esposizione è completata da un ampio apparato documentale e bibliografico e invita il pubblico a entrare in uno spazio intimo e personale, quello dello studio, che viene evocato attraverso materiali d’archivio quali strumenti, fotografie, carteggi e libri.

Questa occasione espositiva conferma la volontà del Museo del Novecento di operare nell’ambito della ricerca storico artistica, presentando accanto ai maestri del XX secolo figure di grande interesse, ma ancora poco conosciute al grande pubblico. In questa direzione, partendo da approfondite ricerche d’archivio, si è lavorato ad esempio con le mostre di Amalia Del Ponte, Franco Mazzucchelli e Agostino Ferrari. La mostra di Renata Boero e in contemporanea quella di Marinella Pirelli, che ha aperto al pubblico il 21 marzo, restituiscono la complessità del secolo breve come culla delle sperimentazioni sui media, dalla pittura alle immagini in movimento.

Renata Boero Kromo-kronosBiografia

Renata Boero (1936, Genova), dopo gli studi umanistici compiuti tra Torino e la Svizzera, inizia a esporre nel 1959 alla Quadriennale di Roma dove poi ritorna nel 1986 e nel 1999. Fin dalla fine degli anni Sessanta inizia la sua esplorazione sugli elementi naturali che poi traduce nelle sue note serie intitolate Cromogrammi e Germinazioni, ricerche tuttora aperte.

I lavori vengono presentati per la prima volta nel 1970 da Jacques Lepage a Toulose, poi alla Galleria Martano di Torino, all’ICC di Anversa, alla Biennale di San Paolo in Brasile, alla Biennale di Venezia nel 1982 (dove torna nel 1993, 2008 e nel 2009) e al Museo nazionale di storia della Bielorussia a Minsk.

Nel 2012 tiene un ciclo di conferenze e mostre personali in Argentina, all’Università di Tucuman, Cordoba e al Museo Salta. Prosegue un’intensa attività espositiva in spazi pubblici e privati, in Italia e all’estero, che affianca all’impegno di insegnamento alla NABA e all’Accademia di Brera a Milano, a Bergamo con Mario Cresci. Vive e lavora tra Milano e Genova.

Come da Comune di Milano


Brindisi: mostra "Arte liberata - Dal sequestro al museo"

BRINDISI

MOSTRA "ARTE LIBERATA - DAL SEQUESTRO AL MUSEO"

Il trionfo della LEGALITÀ nei BENI CULTURALI

 

 

L’arte contemporanea che torna libera, fruibile e godibile a tutti. È questo il senso della mostra "Arte Liberata – dal sequestro al Museo", che dal 15 dicembre 2018 è possibile ammirare, a Brindisi, presso Palazzo Granafei - Nervegna.

Le sessantanove opere esposte in Puglia, al termine della mostra torneranno in Lombardia (da dove provengono) per essere esposte a Bergamo. Presentata prima a Palazzo Litta, a Milano, la mostra è stata curata da Beatrice Bentivoglio Ravasio, storica dell’arte per il Ministero dei Beni Culturali.

Le opere visibili sono espressione del secondo Novecento fino ai primi anni 2000. Gli autori, italiani e stranieri, alcuni ancora viventi, permettono di entrare in contatto con il variegato mondo dell’arte e degli artisti dell’arte contemporanea. È una esperienza che fa riflettere, immaginare, cambiare la nostra visione prospettica della realtà. Pitture, sculture, fotografie, installazioni, Land Art, Accumulazioni, Impacchettamenti, Estroflessioni, Arte Cinetica, Optical Art, Arte Informale, pittura calligrafica, opere di design, e tanto altra arte contemporanea è possibile contemplare attraverso la maestria di: Arnaldo Pomodoro, Wols, Asger Jorn, Victor Vasarely, Christo, Andy Warhol,  Franco Angeli, Ettore Spalletti, Arman Fernandez, Arp Hains Jean, Emilio Vedova, Sol Lewitt, Berlinde De Bruyckere, Pablo Reinoso, Oscar Dominguez, Pietro Consagra, Wols, Mark Tobey, Giulio Paolini, Nunzio, Chen Zhen, Aitor Ortiz, Carlos Puente, Anton Zoran Musič,  Mario Bionda, Gerges Mathieu, Achille Perilli, Gianni Asdrubali, Arcangelo, Remo Bianco, Wim Delvoye, Gérard Deschamps, Raymond Hains, Arman, César,  Sergio Dangelo, Alik Cavaliere, Ben, Turi Simeti, Paolo Scheggi, Enrico Castellani, Christiane Löhr, Gianni Colombo, Giuseppe Penone, Yan Pei – Ming, Gelitin, Pol Bury, Bruno Ceccobelli, Pier Paolo Calzolari, Giuseppe Uncini, Lucio Del Pezzo.

È una collezione ritrovata, è Arte Liberata, perché composta da beni culturali tenuti nascosti in una casa di un privato cittadino, indagato per gravi reati finanziari: ora i quadri, le sculture, le installazioni tornano libere per merito di una legge figlia di quella estate del 1982, quando personalità del calibro di Pio La Torre, politico e sindacalista, e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, furono brutalmente uccisi dalla mafia. Da quel momento lo Stato dichiarò legge che si bloccassero e si sequestrassero i beni finanziari, i beni culturali e che questi  tornassero fruibili a tutti, destinati a musei, pinacoteche, gallerie d’arte.

Arte e Legalità un connubio perfetto che si cerca di spiegare e trasmettere a chi si reca in vista per vedere la mostra. Le visite guidate e i Laboratori Didattici sono tenuti da personale qualificato del Past (Patrimonio Archeologico, Storico, Turistico di Brindisi): storici dell’arte, dottori in scienze dei beni culturali, archeologi, esperti in lingue straniere, storici.

 

Pablo Reinoso (Buenos Aires, 1955), White Monochrome, installazione
(foto Claudia Di Cera)

 

César (Marsiglia, 1921 - Parigi, 1998). Bouillotte avec expansion, 1976. Scultura assemblata in bronzo fuso a cera persa, alluminio e plexiglass.(foto Claudia Di Cera)

 

Arnaldo Pomodoro (Morciano di Romagna, 1926). Senza titolo. Scultura in argento e ottone, fusione su osso di seppia in un unico esemplare.(foto Claudia Di Cera)

 

Enrico Catellani (Castelmassa, 1930 – Celleno, 2017). Superficie Opaline N°3, 1972. Olio e cera d’api su tela estroflessa. (foto Claudia Di Cera)

 

Carlos Puente (Santander, 1950). Negrito n.5. Scultura in legno dipinto. (foto Claudia Di Cera)

 

Hains Jean Arp (Strasburgo, 1887 - Basilea, 1966). Couronne Végétale, (1938) 1948. Rilievo in bronzo agganciato a tavola in legno. (foto Claudia Di Cera)

 

Victor Vasarely, (Pécs, 1906 - Parigi, 1997). Riu-Kare, 1956. Tempera su masonite. (foto Claudia Di Cera)

 

 

Bruno Ceccobelli (Montecastello di Vibio, 1952). L’ultima Cena, 1991. Legno dipinto, guanti in pelle, bombolette industriali. (foto Claudia Di Cera)

 

Franco Angeli (Roma, 1935-1988). E pluribus unum, anni ’60. Olio su tela e tulle blu. (foto Claudia Di Cera)

 

 

Berlinde De Bruyckere (Ghent,1964). Slaapzaal IV, 2000. Installazione: metallo, legno, coperte, lenzuola. (foto Claudia Di Cera)

 

 

Gelitin (Vienna, 1978). Roni, 2006. Scultura in plastilina su legno. (foto Claudia Di Cera)

 

Pol Bury (Haine Saint Pierre, 1922 – Parigi, 2005). Ramollissement virtuel n°77/n°40: Antonello da Messina, 2001. Elaborazione fotografica su tela. (foto Claudia Di Cera)

 

Anton Zoran Musič (Gorizia, 1909 – Venezia, 2005). Paesaggio, 1950. Olio Su Tela. (foto Claudia Di Cera)

 

arte liberata
Sol Lewitt (Hartford, 1928 – New York, 2007). Horizontal brushstrokers, 2002. Tempera su carta. (foto Claudia Di Cera)

 

arte liberata
ARCANGELO (Avellino, 1956). Senza titolo, 1993. Scultura in ferro, legno, e pittura a olio. (foto Claudia Di Cera)

 

arte liberata
Gérard Deschamps (Lione, 1937). Chiffons belges, 1962. Accumulazione di foulards su pannello. (foto Claudia Di Cera)

 

arte liberata
Mario Bionda (Torino, 1913 – Penango, 1985). Espansione Bianca, 1961. Tecnica Mista Su Tela. (foto Claudia Di Cera)

 

arte liberata
Wim Delvoye (Wervik, 1965). Marble Floor, 1989. Fotografia a colori.
(foto Claudia Di Cera)

 

arte liberata
Giuseppe Uncini (Fabriano, 1929 - Trevi, 2008). Spazi di ferro n. 49 (rilievo), 1989. Rete in ferro e resina a simulazione di malta cementizia. (foto Claudia Di Cera)

 

Informazioni:

MOSTRA "ARTE LIBERATA - DAL SEQUESTRO AL MUSEO"

- Quando: Dal 15 dicembre 2018 al 7 aprile 2019

- Ingresso libero

- Orario mostra:

Mattina: 9:00-13:00 (ultimo ingresso 12:30)

Pomeriggio: 16:00- 20:00 (ultimo ingresso 19:30)

- Dove: Palazzo Granafei Nervegna, via Duomo, 20, Brindisi.

- Visite guidate gratuite in lingua italiana, inglese e spagnola, necessaria prenotazione, telefonando al numero: 0831229784.

- Laboratori didattici e visita guidata, gratuita, telefonando al numero: 0831229784.

 

 


“O Amor Se Faz Revolucionário”, al PAC la mostra dedicata ad Anna Maria Maiolino

Cultura

“O Amor Se Faz Revolucionário”, al PAC la mostra dedicata ad Anna Maria Maiolino

In occasione di Milano Art Week, dal 2 al 7 aprile, il PAC prolunga l’apertura fino alle 22:30 con biglietto ridotto speciale a partire dalle 18. Performance inedita venerdì 5 alle 19

O Amor Se Faz Revolucionário mostra Anna Maria Maiolino PAC - Padiglione d’Arte ContemporaneaMilano, 31 marzo 2019 – È aperta al pubblico al PAC|Padiglione d’Arte Contemporanea la mostra “O Amor Se Faz Revolucionário”, la prima retrospettiva in un’istituzione pubblica italiana dell’artista italo-brasiliana Anna Maria Maiolino.
La mostra, promossa dal Comune di Milano|Cultura, organizzata dal PAC con Silvana Editoriale e con la curatela di Diego Sileo, è in programma fino al 9 giugno 2019. La mostra si sposterà a Londra nel settembre 2019 grazie alla collaborazione con la Whitechapel Gallery, con la curatela di Trinidad Fombella e Diego Sileo.

Con una selezione di oltre 400 opere che spaziano dai disegni di una giovanissima Maiolino - studentessa d’arte a Caracas - fino alle ultime sue creazioni, la mostra si configura come la più ampia retrospettiva dell’artista mai realizzata fino ad ora, e include opere provenienti dai più importanti musei Brasiliani come il MAM| Museo d’Arte Moderna di Rio de Janeiro, il MASP|Museo d’Arte di San Paolo e la Pinacoteca di Stato di San Paolo.

Si tratta di un’occasione unica per comprendere il percorso eclettico e rivoluzionario di un’artista che è riuscita a fondere in uno stile inimitabile la creatività italiana e la sperimentazione delle avanguardie brasiliane.
In mostra al PAC disegni, dipinti, sculture, fotografie, video e installazioni raccontano per decadi una storia artistica iniziata nei primi anni Sessanta e ancora oggi vitale e fertile, in grado di influenzare molti artisti delle nuove generazioni. Un’installazione site specific realizzata interamente in argilla, materiale iconico per l’artista, introdurrà il visitatore in mostra, dove per la prima volta si potranno ammirare anche le sue grandi pitture degli anni Novanta mai esposte prima.

In occasione di Milano Art Week, dal 2 al 7 aprile l’apertura della mostra è prolungata l’apertura fino alle 22:30 con biglietto ridotto speciale (4 euro) a partire dalle ore 18. Giovedì 4 aprile (ore 19) e domenica 78 (ore 18) sono previste due visite guidate gratuite, mentre venerdì 5 aprile, nel cortile del PAC, andrà in scena una performance inedita di Anna Maria Maiolino (insieme alla performer Gaya Rachel) dal titolo “Al di là di”.

Accompagna i visitatori una guida alla mostra gratuita, curata da Angela Maderna, che analizza i lavori di Maiolino e approfondisce con focus specifici le diverse tecniche o le tematiche imprescindibili per comprendere la ricerca dell’artista.

 

Come da Comune di Milano.


China Art Now Xu De Qi Zhang Hong Mei Palermo Cina

China Art Now: l’occhio degli artisti contemporanei

CHINA ART NOW: l’occhio degli artisti contemporanei

Le figure pop di Xu De Qi e le sculture di  Zhang Hongmei

 

PALERMO | Palazzo Sant’Elia | fino al 29 marzo

Xu De Qi, Underglaze Blue Girl (2019), olio su tela

Un occhio approfondito e curioso sulle nuove strade dell’arte in Cina e sugli artisti di ultimissima generazione. Che si scoprono molto molto pop. La visita del presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping a Palermo, offre una ghiotta occasione per prendere contatto con l’arte contemporanea della Cina, ma è anche un’anteprima della grande mostra che sarà ospitata dall’VIII Settimana delle Culture – dall’11 al 19 maggio - nei locali di Fondazione Sant’Elia. Intanto questo primo assaggio: CHINA ART NOW è ospitata nella Cavallerizza di Palazzo Sant’Elia. Racchiude sia le accattivanti “Fish Girl” di uno dei maestri del pop cinese come Xu De Qi; che le sculture che reinventano il passato, di Zhang Hongmei. Inaugurazione, in omaggio al presidente Xi Jinping, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando, del presidente di Settimana delle Culture, Bernardo Tortorici di Raffadali, del sovrintendente di Fondazione Sant’Elia, Antonio Ticali e del consigliere Angela Fundarò Mattarella.

 

“Un’occasione per confermare come l'arte sia elemento collante fra i Paesi e i popoli, come Palermo vuole essere capitale delle Culture, nel rispetto di tutte le identità e per l'incontro fra tutte le identità – interviene il sindaco Leoluca Orlando - Questa mostra, pensata già da mesi ma inaugurata oggi in segno di benvenuto al presidente cinese Xi Jinping, dimostra come i curatori della Settimana delle Culture abbiamo colto l'importanza di far conoscere al nostro pubblico una parte importante dell'arte contemporanea cinese e del suo coniugare il legame fra tradizione e innovazione culturale".

“In occasione dell'arrivo in città del presidente Xi Jinping siamo particolarmente felici di offrire questa mostra sugli artisti cinesi, anteprima di una più ampia retrospettiva inserita in Settimana delle Culture, a maggio – spiega Bernardo Tortorici di Raffadali, da pochi mesi a capo della Settimana -. Sarà il nostro benvenuto che conferma il messaggio di una città che accoglie in nome della cultura, capace di trasmettere culture”.

“La mostra testimonia l’impegno della Fondazione Sant’Elia sulla strada del dialogo interculturale – intervengono il sovrintendente Antonio Ticali e il consigliere Angela Mattarella - l’evento anticipa una serie di esposizioni dedicate all’arte ed alla storia di Paesi terzi; le immagini pop degli artisti cinesi vivranno a fianco delle fotografie del Marocco, nella mostra che verrà inaugurata lunedì prossimo alla presenza dell’Ambasciatore marocchino. L’arte a Palermo riflette l’anima, i colori, la lingua della gente che vive la città per esservi nata o per averla scelta come luogo nel quale condurre un’esistenza migliore. Il sincretismo culturale è il suo spirito più autentico che ci sforziamo di raccontare quotidianamente”.

 

La mostra, curata da Giacomo Fanale in collaborazione con il  Commissario estero della Biennale di Pechino Vincenzo Sanfo, è una bi-personale che mette a confronto le pitture pop di Xu De Qi e le sculture di Zhang Hongmei, due dei dieci artisti cinesi, invitati alla grande esposizione di maggio, e presenti anche alla prossima Biennale di Venezia. Gli oli di Xu De Qi ritraggono giovani ragazze cinesi principalmente con occhiali da sole in cui si specchia la realtà della nuova Cina spesso messa a confronto con il suo passato; le sue China Girl sono a volte contornate da pesci rossi che testimoniano la felicità e la fortuna nell’immaginario cinese. Ed è quello che Xu De Qi vuole, trasmettere la felicità e la fortuna di vivere in un momento di grande cambiamento sociale ed economico. Caposcuola di una Pop Art ludica e gioiosa, Xu De Qi vuole trasmettere un messaggio positivo pieno di speranza in un mondo migliore.

Le sculture di Zhang Hongmei cercano invece un confronto tra temi classici – i famosi guerrieri di terracotta dell'Impero Celeste – e una rilettura contemporanea, colorata, irridente, magari mitigata da tessuti, pezze, brandelli. Molto apprezzata nel suo Paese, Zhang Hongmei si è fatta conoscere all’estero per la sua estrema versatilità.

 

Il progetto completo di “CHINA ART NOW“, in programma a maggio nella Settimana delle Culture, permetterà di prendere coscienza di un Paese che riesce a coniugare e far coesistere una tradizione millenaria con le urgenze di una generazione giovanissima che si confronta con l’arte internazionale contemporanea, aprendosi ad una nuova interpretazione anche  su tematiche e tecniche che la cultura occidentale ha già per molti aspetti ampiamente digerito. Una vetrina approfondita, quindi, che permetterà di confrontare le acquisite sperimentazioni di arte contemporanea occidentale, con le nuove tendenze e sperimentazioni, anche le più estreme, che la Cina riesce a mettere addirittura in discussione. La mostra conferma Palermo centro d’arte internazionale, espressione di Culture.

 

testo e immagini da Ufficio stampa Settimana delle Culture

 

XU DE QI

Xu De Qi, Fish Girl (2019), olio su tela

XU DE QI è nato nel 1964 a Jinan (Shandong, Cina), ha studiato presso l'accademia Cinese Centrale di Belle Arti e all'Università dello Shandong Normal, dove insegna dal 1991. E' stato invitato ad esporre in diverse città europee come Berlino e Parigi, Roma e Torino, ha partecipato alla II Biennale di Sabbioneta (2010). Nel 2011 a Miami ha portato alla Kavachnina Art Gallery la sua personale “China flower”. Lo stesso anno ha esposto presso il Consolato Italiano a Shanghai e a Città del Messico alla Sebastian Foundation. Nel 2012 partecipa alla “2012 London Olympic Fine Arts”, collettiva che Londra organizza in occasione dei Giochi Olimpici. Nel 2014 XU DE QI è il protagonista a Jinan  di “New works” alla He He Art Gallery, “Color of China” alla National Art Museum di Hohot. Partecipa all’ “Art Paris Art Fair” al Grand Palais di Parigi e alle mostre “Nuvole di drago” e “China Emotion” alla galleria Laura Peluso a Milano. Nel 2015 ha esposto alla 56° Biennale di Venezia nella collettiva “Friendship Project”, in collaborazione tra la Repubblica di San Marino e la Repubblica Popolare Cinese: durante questa mostra avvia la sua collaborazione con la scultrice cinese Zhang Hongmei con cui nel 2016 firma alla galleria Studiolo di Milano “Xu De Qi e Zhang Hong Mei | Dialoghi sull'arte”. Nel 2017 nella Repubblica di San Marino propone la personale“XU DE QI | Life, faces, memory of China”. Il 2018 inizia con una personale alla Madeinartgallery di Milano; in aprile esporrà una sua installazione al padiglione di Asia Design Week a Milano.

  

ZHANG HONGMEI   

Zhang Hong Mei. Xi'an Warriors (2019),_Lega di bronzo con applicazione di stoffa

Nata nel 1973 in provincia dello Shandong, Peng Lai, Zhang Hongmei si è laureata in Disegno Tessile all’Accademia di Belle Arti dello Shangdong, poi ha seguito un corso presso la Tsinghua University, a Beijing. Insegna ed espone, vive e lavora a Jinan. Il suo debutto nel mondo dell’arte è stato nel 2000, quando i suoi lavori “Barchetta” e “Tessuti” vengono selezionati ed esposti alla “Biennale d'arte internazionale della Tappezzeria” di Pechino. Artista completa e versatile, docente di disegno tessile e vicedirettrice del dipartimento presso la Shandong University, oltre ai dipinti realizza sculture, ceramiche e tessuti.   La sua intensa attività espositiva comprende mostre e collaborazioni negli Stati Uniti, nel centro e sud America e, in Europa, al Centre Pompidou di Parigi (2012), all'Istituto Culturale Cinese di Berlino (2012), a quello di Madrid (2013), e alla Biennale di Venezia (2015) nell'ambito del “Friendship Project China” promosso dalla Repubblica di San Marino.  Nell’ultimo anno ha esposto i suoi “Urban Colours and Xi’an Warriors”nel cortile del Rettorato, Università di Torino e ha presentato la personale “Mental Landscapes” alla galleria Pirra, a Torino dove ritornava per il secondo anno di seguito. Negli anni precedenti ha esposto allo Shandong Museum di Jinan Shandong; molto presente a Milano nel 2017:alla Made in Art Gallery, al MIA Photo Fair, alla galleria Studiolo, e alla “Scuola Orafa”, oltre ad aver proposto una sua installazione artistica all’Università degli Studi di Torino. E ancora, il 13° GOTHA  Biennale Internazionale di Antiquariato, a Parma, Spring City, “Woman Outstanding female role model of the year”, a Jinan e a Tingzhou, Weifang. Personali e collettive a  Bangkok, Parigi, Madrid, Pechino, Città del Messico. Ha esposto alla 56° Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, Padiglione Nazionale della Repubblica di San Marino, Venezia

 

China Art Now Xu De Qi Zhang Hong Mei Palermo Cina
Xu De Qi, China Girl (2019), olio su tela

 

SCHEDA MOSTRA

CHINA ART NOW #01

Xu De Qi | Zhang Hongmei

a cura di Giacomo Fanale

22 > 29 marzo

Fondazione Sant’Elia

Via Maqueda 81 | Palermo

Vernissage: 22 marzo, ore 17

 

Orari: martedì – domenica

dalle 9.30 alle 18.00

ingresso libero

Organizzazione:

Settimana delle Culture | Fondazione Sant’Elia

Con il supporto di:

Città di Palermo | Città Metropolitana di Palermo

Si ringraziano Diffusione Italia e Arionte Arte contemporanea per i prestiti delle opere

 

 


Theo Jansen

Milano: mostra “Dream beasts” dell’artista olandese Theo Jansen

Cultura

Il Museo nazionale della scienza e della tecnologia presenta la mostra “Dream beasts” dell’artista olandese Theo Jansen

In programma dal 20 febbraio al 19 maggio 2019

Theo JansenMilano, 19 febbraio 2019 - Il Museo nazionale della scienza e della tecnologia presenta per la prima volta in Italia le opere dell’artista olandese Theo Jansen, conosciuto in tutto il mondo per le sue gigantesche installazioni cinetiche “Strandbeest” (animali da spiaggia), creature ibride dall’aspetto zoomorfo che si muovono sfruttando la spinta del vento.

“Dream Beasts. Le spettacolari creature di Theo Jansen”, questo il titolo della mostra realizzata con la main sponsorship di Audemars Piguet, il contributo di Fondazione IBSA e KLM, il sostegno di Ambasciata e Consolato generale dei Paesi Bassi e Mondriaan Fund, è in programma dal 20 febbraio al 19 maggio.

Jansen, dopo un periodo di studi in Fisica applicata alla Delft University of Technology, nel 1990 inizia a dedicarsi al progetto “Strandbeest”. Le sue opere possono sembrare scheletri di animali preistorici o enormi insetti. Sono invece gigantesche sculture animate fatte di materiali di epoca industriale: tubo flessibile in plastica, filo di nylon e nastro adesivo. Nascono come algoritmi e non richiedono motori, sensori o tecnologie avanzate per spostarsi: si muovono grazie alla forza del vento e dell’aria caratteristiche della costa olandese, loro habitat naturale. Nel corso degli anni le “Strandbeest” realizzate da Jansen si sono evolute seguendo un processo di selezione che ne fa quasi una nuova specie animale costruita dall’uomo.

L’esposizione, ospitata nel padiglione Aeronavale del Museo, ha l’intento di portare il pubblico a confrontarsi, anche a livello emotivo, con i valori di innovazione e sostenibilità comunicati dalla ricerca dell’artista. I visitatori potranno passeggiare accanto a 13 di queste imponenti creature e apprezzare i loro movimenti così sorprendentemente naturali.

Definito dalla critica internazionale “un moderno Leonardo da Vinci”, Theo Jansen ama coniugare il sapere scientifico a suggestioni di carattere umanistico, spaziando da sperimentazioni sulla cinetica e la meccanica all’esaltazione della natura e della bellezza. Questa sintonia con lo spirito di Leonardo rende Jansen culturalmente vicino all’identità del Museo, che ha nel suo Dna il dialogo fra arte e scienza e che ha scelto di proporre l’opera dell’artista olandese ai suoi visitatori proprio nell’anno dedicato alle celebrazioni vinciane.

Le opere di Jansen sono state ospitate in alcuni dei più importanti musei internazionali quali l’Exploratorium di San Francisco, la Cité des sciences e il Palais de Tokyo di Parigi, l’Art & Science Museum di Singapore e alla prestigiosa fiera d’arte contemporanea Art Basel Miami, presentato da Audemars Piguet.

“La combinazione tra innovazione, sostenibilità e creatività avvicina il lavoro di questo artista allo spirito leonardesco - dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, che valorizza in modo permanente l’opera di Leonardo, è naturalmente uno dei più qualificati interpreti del suo pensiero e ha dunque saputo cogliere la corrispondenza di intenti, proponendo un artista contemporaneo che mette al centro del proprio pensiero progettuale la natura e la protezione dell'ambiente”.

“Siamo felici di offrire ai nostri visitatori la possibilità di ammirare le sorprendenti creature di Theo Jansen, che abbiamo fortemente voluto portare in Italia al Museo - dichiara Fiorenzo Galli, Direttore Generale del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia -. Ci affascina il sogno dell’artista di dare vita a esseri artificiali che immagina possano vivere secondo regole naturali, progettati attraverso una contaminazione tra metodi ingegneristici e processi artistici, sfruttando il vento e l’aria per muoversi. Siamo certi che vedere alcune delle ‘Strandbeest’ in movimento sarà molto coinvolgente per persone di ogni età”.

Durante il periodo di apertura della mostra il Museo propone un Programma per il pubblico, pensato per ragazzi, adulti e famiglie oltre a un programma per le scuole, dedicato a insegnanti e studenti.

ALCUNI APPUNTAMENTI PER IL PUBBLICO
Sabato 23 e domenica 24 febbraio, Weekend speciale di apertura: Re-Animation con l’artista, visite guidate alla mostra, attività nel temporary lab all’interno della mostra (dagli 11 anni), per scoprire come si muovono le creature di Theo Jansen e comprendere quanta meccanica, ingegneria e biologia nascondono.
Tutti i weekend di marzo, aprile e maggio: Re-Animation e visite guidate con gli animatori scientifici del Museo, attività nel temporary lab e visite guidate per i piccoli (dai 5 anni).
Giovedì 7 marzo, 11 aprile e 9 maggio, Dutch Night Dream Beasts: serate di apertura straordinaria dell’esposizione in cui le creature di Theo Jansen prendono vita in mezzo al pubblico.

ALCUNI APPUNTAMENTI PER LE SCUOLE
Mercoledì 27 e giovedì 28 febbraio visita della mostra dedicata agli insegnanti.
Workshop dedicati agli studenti delle scuole ad indirizzo artistico.
Visite guidate alla mostra e attività nel temporary lab con attività interattive per sperimentare un modo nuovo per lavorare con gli studenti sulle materie STEAM tra arte e ingegneria, matematica, meccanica e biologia.
La mostra s’inserisce nel quadro più ampio degli eventi internazionali che si terranno a Milano nello stesso periodo: le celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, il Miart e il Salone del Mobile.

INFORMAZIONI
L’ingresso alla mostra è incluso nel biglietto del Museo
Biglietti d’ingresso: intero 10,00 € | ridotto 7,50 €
Orari: da martedì a venerdì 9.30 – 17 | sabato e festivi 9.30 - 18.30
www.museoscienza.org | [email protected] | T 02 48 555 1

 

Come da Comune di Milano.