Conversazione in Sicilia

“Conversazione in Sicilia”, capolavoro di Elio Vittorini

“Conversazione in Sicilia” è un romanzo di Elio Vittorini ambientato nell’Italia fascista di fine anni ’30 e inizio anni ’40, in una Sicilia che l’autore stesso definisce tale «solo per avventura; perché il nome Sicilia suona meglio del nome Persia o Venezuela».

Il protagonista della storia è Silvestro Ferrauto, uomo ormai trentenne che, da Milano, decide di fare ritorno verso*(1) la sua terra d’origine, la Sicilia per l’appunto, in occasione del compleanno della madre.  Il viaggio di Silvestro ha come ultimo obiettivo quello di indagare a fondo le cause del suo malessere e di un’ira non del tutto identificabile, dovuta alla presa di coscienza della situazione di non ritorno in cui l’Italia è versata. Nonostante Vittorini non manifesti la causa del dolore che affligge Silvestro e l’intero genere umano, il riferimento ai regimi totalitari e alla sanguinosa guerra di regime spagnola è presente nell’intero romanzo, in maniera implicita per via dei rigidi controlli da parte della censura che costringono tutti gli scrittori e gli intellettuali dell’epoca a raccontare l’avversione al fascismo attraverso espressioni allusive e forme di linguaggio cifrate. Da qui deriva la necessità di costruire l’intero racconto tramite un susseguirsi di immagini allegoriche e riferimenti mitici, che fungono da schermo per importanti messaggi culturali e politici che esprimono la drammaticità del periodo storico a loro contemporaneo. “Conversazione in Sicilia” non ottenne, infatti, gli stessi risultati editoriali raggiunti dagli altri romanzi dell’autore, proprio per la difficoltà nell’interpretare quello che Vittorini stesso definisce “parlar figurato”. Per riuscire in questo intento, Vittorini recupera la forma magica-mitologica, che la rivoluzione scientifica ha in parte distrutto ma che riesce a sopravvivere attraverso le forme allegoriche. Tutto il romanzo è strutturato in questo modo: nulla di ciò che Silvestro vede durante il suo viaggio è realistico.

Elio Vittorini
Elio Vittorini, foto dalla copertina di Conversazione in Sicilia. Milano, BUR, 1986

 

La scelta del recupero di forme mitiche si accompagna al ripristino della dimensione fiabistica oltre che teatrale. In particolare, attingendo alla famosa fiaba del pifferaio magico che libera la città dai topi suonando lo strumento musicale, Vittorini allude ai giorni dell’infanzia di Silvestro che sono ormai diventati “scuri e informi” come topi, e il suono del piffero che avverte dentro di sé corrisponde metaforicamente al viaggio verso la regione natìa.

“un piffero suonava in me e smuoveva in me topi e topi che non erano precisamente ricordi. Non erano che topi, scuri, informi, trecentosessantacinque e trecentosessantacinque, topi scuri dei miei anni, ma solo dei miei anni in Sicilia, nelle montagne, e li sentivo smuoversi in me, topi e topi fino a quindici volte trecentosessantacinque, e il piffero suonava in me, e così mi venne una scura nostalgia come di riavere in me la mia infanzia”

L’intero romanzo è costruito attorno al tema del recupero di un’infanzia dimenticata e di un tempo perduto*(2):

“Poi aspettando vidi venire su dalla valle un aquilone, e lo seguii con gli occhi passare sopra a me nell’alta luce, mi chiesi perché, dopotutto, il mondo non fosse sempre, come a sette anni, Mille e una notte.

[...]

Uno, a sette anni, ha miracoli in tutte le cose, e dalla nudità loro, dalla donna, ha la certezza di esse, come suppongo che lei, costola nostra, l’ha con noi. La morte c’è, ma non toglie nulla alla certezza; non reca mai offesa, allora, al mondo Mille e una notte. Ragazzo, uno non chiede che carta e vento, ha solo bisogno di lanciare un aquilone.

[...]

Dopo, uno conosce le offese recate al mondo, l’empietà, e la servitù, l’ingiustizia tra gli uomini, e la profanazione della vita terrena contro il genere umano e contro il mondo. Che farebbe allora se avesse pur sempre certezza?”

Attraverso l’immagine dell’aquilone che si innalza al cielo, Vittorini concretizza la purezza di un’infanzia primigenia che non è ancora stata infettata dal mondo ingiusto e servile degli adulti – processo inevitabile di crescita e di scontro con la realtà che comporta lo svanire delle certezze infantili e una matura presa di coscienza da parte dell’individuo. L’unica via di salvezza consiste nel recupero della memoria, attraverso l’esperienza: per esprimere questo concetto Vittorini insiste sull’esistenza di una quarta dimensione, che non contempla l’idea del tempo né dello spazio, ma solo del “ricordo e l’in più di ora” – ovvero coincide con il recupero del passato e la vita che scorre nel presente.

“Era questo, mia madre; il ricordo di quella che era stata quindici anni prima, venti anni prima quando ci aspettava al salto del treno merci, giovane e terribile, col legno in mano; il ricordo, e l’età di tutta la lontananza, l’in più d’ora, insomma due volte reale.”

Silvestro scompone l’immagine della madre e la vede reale due volte, ovvero la donna che era nel passato sommata alla donna che è diventata nel presente.

La dimensione ideata da Vittorini rasenta un universo immaginario e mitico, che trascende il mondo reale e ne evoca uno fantastico, recuperando dalla sfera del passato simboli e significati che tornano a vivere in un nuovo presente. In questa nuova dimensione, ogni cosa si abbandona al fascino di una lontananza in cui tutto è enigmatico e atavico:

“”Ma guarda, sono da mia madre”, pensai di nuovo, e lo trovavo improvviso, esserci, come improvviso ci si ritrova in un punto della memoria, e altrettanto favoloso, e credevo di essere entrato a viaggiare in una quarta dimensione.”

Nel corso del viaggio di ritorno in Sicilia, Silvestro ascolta i consigli di Calogero, Ezechiele, Porfirio e Colombo, “personaggi-funzione” che attraverso la loro esperienza singola e concreta riflettono l’umano sentire.  Le voci dei quattro interlocutori confermano in Silvestro la consapevolezza del mondo offeso e lo aiutano a recuperare lo strumento garante di salvezza, al fine di stabilire una nuova sintonia con il luogo in cui tutto è iniziato.

Nonostante l’utilità degli insegnamenti impartiti e benché “la ruota del viaggio” fosse ripartita, a permettere la rigenerazione traumatica di Silvestro (“topi e topi che non erano precisamente ricordi”) è il fantasma del fratello Liborio, morto probabilmente durante la guerra in Spagna. L’incontro con l’ex soldato dà origine a un dialogo scandito da una sola interiezione e quasi impossibile da interpretare, da cui il protagonista comprende l’impossibilità di pronunciare certe parole in determinate situazioni e la necessità di sostituirle con i fatti.

All’assenza della parola si aggiunge poi la mancata logica spazio-temporale che distingue il passato dal presente, rendendo l’incontro col fratello una situazione surreale in cui le due sfere temporali sono paritetiche.

Il ricorso al parlar figurato, la messa in scena di una quarta dimensione, i rimandi a una sfera mitica e fiabesca, l’indagine cromatica che alterna luci e ombre, colori e buio, e che mette in scena una terra vivace ma allo stesso tempo fatta di cenere e devastazione: tutto ciò spiega la complessità ma anche la meraviglia del romanzo.

Conversazione in Sicilia
Copertina dell'edizione Bompiani del 1942. Il libro fu precedentemente pubblicato dalla rivista Letteratura nel 1938-39, e quindi da Parenti nel 1941 col titolo di Nome e Lagrime. Fair use

*(1) Il titolo “Conversazione in Sicilia” è scelto appositamente dall’autore.

*(2) Si noti che, negli stessi anni, Marcel Proust pubblicò il suo capolavoro maturando la stessa idea di un recupero di qualcosa che sembra essere perduta per sempre.

Fonti:

  1. "Conversazione in Sicilia", BUR

Napoli svelata. Open House Napoli racconta la città tra architettura e spazi privati

Napoli si svela e racconta il suo immenso patrimonio artistico antico e moderno in due giorni di visite gratuite grazie all’evento Open House Napoli, in programma nella città partenopea nelle giornate di sabato e domenica 26-27 ottobre 2019.

L’evento Open House non è nuovo in Italia, infatti, già Milano, Torino e Roma, ospitano da qualche anno aperture tra cantieri, case private, studi di architettura e spazi rigenerati. Il primo festival Globale dell’Architettura nasce a Londra nel 1992 per coinvolgere i cittadini e testimoniare quanto un’adeguata progettazione possa influenzare in meglio la qualità della vita.

Open House Napoli
Conferenza stampa Open House Napoli. In foto: Alessandra Thomas, Luigi De Magistris e Stefano Fedele

Saranno cento gli edifici aperti al pubblico e già 400 volontari hanno accettato la sfida di raccontare ai napoletani e ai tanti affezionati di open house edifici storici e contemporanei, sedi istituzionali, uffici, spazi riqualificati, teatri, cantieri attivi, luoghi sacri, infrastrutture, spazi verdi, residenze private, factory creative ma anche eventi e percorsi nei diversi quartieri della città.

Protagonisti gli architetti che arricchiranno l’esperienza attraverso curiosità tecniche e particolari che il più delle volte possono sfuggire ad occhi non allenati. E allora Studio Gnosis Progetti, X Studio Architettura, Casa Bianca – Studio Pica Ciamarra Associati e Studio Veneziatre apriranno le porte dei loro studi e racconteranno i loro progetti e le loro visioni, spesso surreali e innovative, per la città del futuro. Occasione unica e in esclusiva per la Prima edizione di Open House Napoli anche la visita a Villa Oro, progettata negli anni ’30 da due grandi architetti, Luigi Cosenza e Bernard Rudofsky e meta assolutamente imperdibile.

Conferenza Stampa di Open House Napoli

Protagonista sarà anche il verde urbano con visite esclusive al Parco di Re Ladislao, splendido esempio di hortus conclusus a ridosso della Chiesa di San Giovanni a Carbonara e luogo di assoluto fascino architettonico, o il Parco del Poggio, sottratto all’edificazione degli anni ’60 e ’70 ed esempio di recupero di un’area cava. Ma aperto eccezionalmente per Open House Napoli ci sarà anche Nisida con il suo Parco Letterario e alcuni dei suggestivi sentieri che la percorrono fino a Porto Paone.

Per chi invece fosse interessato ai palazzi storici e alle chiese, ricordiamo che diversi saranno aperti proprio per l’occasione. Uno di questi è la Sede della Banca d’Italia, luogo conosciuto e spesso ignorato ma dall’immenso valore architettonico, oppure il Palazzo delle Poste, anch’esso luogo di passaggio ma perfetto esempio di avanguardia espressiva e tecnologica.

Open House Napoli
Foqus Fondazione Quartieri Spagnoli- Open House Napoli

Tanti ancora i luoghi fruibili giorno 26 e 27 ottobre ma non vogliamo svelarvi proprio tutto. Per i più curiosi è possibile consultare il programma a questo link: https://www.openhousenapoli.org/images/OHN/OHN_Programma_web.pdf

Open House Napoli può considerarsi un’esperienza semplice ed efficace che già a livello internazionale ha riscosso un enorme successo, un modo di presentare a tutti, liberamente e gratuitamente, l’architettura spesso sconosciuta delle nostre città. Open House Napoli, attraverso il suo messaggio invita tutti ad esplorare e scoprire il valore di un ambiente ben costruito e che ha una storia tutta da scoprire. Curiosare tra gli studi, luoghi spesso non fruibili al pubblico, l’edificio sotto casa di cui spesso ignoriamo la storia, palazzi, paesaggi nascosti trasmetterà ai cittadini un senso di appartenenza ancora più forte del territorio.

L’esperimento Open House Napoli ha inoltre permesso una proficua collaborazione tra pubblico e privato, aprendo a tutti la rete di ascolto con le istituzioni. Napoli si mostra così come un’opera aperta e un laboratorio di continua sperimentazione così come è intrinseca nella sua cultura e nella sua gente.

Maggiori informazioni sul sito dell'evento: https://www.openhousenapoli.org/

 


Ultimi giorni per votare: libera l'arte!

Ultimi giorni per votare l’opera che verrà restaurata da Sanex! Libera l'arte!

Otto sculture di cinque differenti regioni si sfidano per aggiudicarsi il concorso speciale promosso da Sanex, azienda del gruppo Colgate Palmolive, per premiare la statua più votata dal pubblico telematico, che verrà restaurata da Sanex e restituita al pubblico entro gennaio 2020. L’iniziativa è promossa in collaborazione con Fondaco Italia, società di consulenza che opera mediante progettazione e gestione di interventi di restauro, manifestazioni ed eventi.

Le otto competitrici del concorso non privilegiano di una stanza all’interno di un sontuoso albergo a 4 stelle ma godono dell’alloggio in prestigiose dimore storiche: la splendida Statua di Artemide, copia moderna in marmo bianco da originale greco di inizio IV sec. a.C. collocata nella Corte d’onore di Palazzo Reale di Torino; l’inflessibile figura femminile orante, alloggiata presso il Castello Sforzesco di Milano, detta “Madonna del Coazzone”, termine che richiama la lunga treccia che scende sul dorso, molto in voga tra le dame milanesi del tardo Quattrocento; l’ignota ottocentesca copia in gesso della Venere di Milo ospitata all’Accademia di Belle Arti di Firenze; la meravigliosa Statua di Pomona, opera di Jean-Baptiste Boudard del 1757 in marmo bianco, collocata davanti al Palazzo Ducale di Parma; l’anonima cinquecentesca Fontana del Delfino sita in Piazza del Delfino a Bergamo, probabilmente commissionata da una famiglia locale; La vivace Madonna con Bambino custodita nella Chiesa di Sant’Egidio ad Amatrice, una statua processionale di bottega italiana del XX secolo; la settecentesca e anonima Statua di giovane donna, collocata sotto l’Arengario di Monza; la raffinata Statua di Santa Teresa facente parte del complesso scultoreo collocato nella Basilica di Santa Maria in Montesanto detta ‘Chiesa degli Artisti’ a Roma.

Fino a mercoledì 9 ottobre chiunque potrà votare la preferita delle otto ‘concorrenti’ sul sito www.liberalarte.org, contribuendo così a valorizzare lo splendido patrimonio del nostro Paese e, chissà, incentivando, in maniera più o meno in diretta, iniziative affini.

libera l'arte
Immagine dalla Pagina Facebook Libera l'arte

Ulisse. Alberto Angela celebra il genio di Leonardo

Alberto Angela presenta la seconda puntata della nuova stagione di Ulisse, il piacere della scoperta.

In occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci, il programma di divulgazione scientifica celebra il genio italiano con una puntata interamente dedicata alle sue creazioni e alla sua straordinaria esistenza.

Il viaggio comincerà in Francia, ad Amboise, sulle rive della Loira, nei luoghi dove Leonardo Da Vinci trascorse gli ultimi anni di vita. Con Alberto Angela, immergendosi nelle atmosfere rinascimentali, si scoprirà la genesi di tantissime opere leonardesche e si seguiranno le sue orme, cercando di svelare l’enigma di Leonardo: chi era davvero quell’uomo geniale che fu artista, scienziato, ingegnere, pittore, musicista, scultore e architetto al tempo stesso?

Alberto Angela

Dal maniero che gli donò il Re di Francia, Francesco I, ci si sposterà poi a Firenze, dove il giovane Leonardo andò a bottega da un maestro d’eccezione: Andrea del Verrocchio, uno degli artisti più rappresentativi del suo tempo.

E in questa perla del Rinascimento, Alberto Angela dal suo museo più celebre, gli Uffizi, condurrà il pubblico in una visita nella Sala Leonardo, laddove sono esposti i primi capolavori del Genio toscano.

Da Firenze a Milano: è qui che Leonardo visse per ben 17 anni, dal 1482, presso la corte di Ludovico il Moro. Questo ambiente, pieno di fermento culturale, fu per lui di ispirazione per moltissime opere, una fra tutte, il meraviglioso Cenacolo. Un’opera tra le più visitate d’Italia, simbolo della potenza economica della Milano dell’epoca e della prosperità culturale ed artistica di una città che poteva gareggiare, per cultura, con Venezia e con la Firenze del Rinascimento.

Tra i molteplici aspetti dell’ingegno di Leonardo Da Vinci, si scoprirà la sua passione per la musica e per l’occasione si ascolterà un brano, il cui testo fu scritto dallo stesso Leonardo, musicato originalmente da Roman Vlad, riarrangiato per l’occasione da Fabio Visocchi, interpretato da Giorgia, una delle più belle voci italiane.

Tra i grandi ospiti della serata, si ritroverà Gigi Proietti che, attraverso le sue magistrali interpretazioni, darà voce a storie e personaggi dell’epoca.

E ancora un altro grande interprete farà parte di questa puntata eccezionale: Roberto Benigni. Una grandissima presenza quella dell’artista toscano, che entra nel racconto della vita del genio italiano come solo lui sa fare, regalando al pubblico un momento di spettacolo e approfondimento unico.


Arriva Canova alla Galleria d'Arte Moderna di Milano

Dal 25 ottobre 2019, la Galleria d’Arte Moderna di Milano presenta la mostra Canova. I volti ideali, che ricostruisce la genesi e l’evoluzione della tipologia di busti femminili realizzati dallo scultore all’apice della sua carriera.

Curata da Omar Cucciniello e Paola Zatti, con la collaborazione di Fernando Mazzocca, l’esposizione è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Galleria d’Arte Moderna di Milano e dalla casa editrice Electa.

Antonio Canova
Busto di Beatrice, 1812
Gesso, cm 74 x 45 x 30
Gypsotheca e Museo Antonio Canova,
Possagno

Negli ultimi dodici anni della sua attività, quando è lo scultore vivente più famoso e più richiesto d’Europa, Antonio Canova (Possagno, 1757 – Venezia, 1822) elabora una tipologia di busti che ha immediata fortuna tra i contemporanei, sia tra la committenza che tra la critica dell’epoca e che chiamò “teste ideali”. Un filone fortunatissimo di cui l’esposizione ricostruisce per la prima volta la genesi e l’evoluzione attraverso circa 30 opere, di cui oltre 20 di Canova, provenienti da musei internazionali.

Si tratta di una serie di volti esclusivamente femminili, molti dei quali realizzati senza commissione, nati forse con l’occasione di un ritratto idealizzato, quello di Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone. I volti non effigiano personaggi reali, ma indagano le infinite variazioni della bellezza femminile, basate sull’equilibrio perfetto tra l’idealizzazione, derivante dalla scultura classica e lo studio della natura. Sottoposti a sottili, raffinatissime variazioni nelle acconciature, nelle espressioni, nella resa virtuosistica del marmo, questi volti giungono a una progressiva semplificazione formale ed espressiva che trova il suo culmine nella Vestale.

Realizzata tra il e 1818 e il 1819, fu replicata in tre marmi: se il più noto è conservato proprio alla GAM di Milano, gli altri due sono alla Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona e al J. Paul Getty Museum di Los Angeles, e sono per la prima volta riuniti in occasione della mostra e messi a confronto in un dialogo inedito, al centro del percorso espositivo.

Immagine di copertina:

Antonio Canova
Vestale
1818-1819
marmo di Carrara
cm 58 x 31 x 23
Galleria d’Arte Moderna, Milano


“Fedeltà”: la ri-educazione sentimentale di Marco Missiroli

Nella cinquina finalista del Premio Strega 2019 ci arriva, tra i favoritissimi, Fedeltà, l’ultima fatica letteraria di Marco Missiroli, uno degli scrittori italiani più apprezzati (e apprezzabili) di questi anni ’10. Il suo penultimo romanzo, Atti osceni in luogo privato (Feltrinelli, 2015), uno dei casi editoriali di quell’anno, ha consacrato Missiroli nell’alveo (non nutritissimo) dei migliori talenti italiani contemporanei. In Atti osceni, Missiroli raccontava la storia di Libero Marsell, della sua lacerante e progressiva scoperta dell’amore e di sé. Imparare ad amare, a vivere la propria sessualità e le proprie relazioni sentimentali sono una scoperta quotidiana, faticosa, fatta di inciampi, incomprensioni e furori. Libero vive la sua vita da adolescente e da adulto, diviso a metà tra Milano e Parigi. Ed è proprio in Francia che sua madre inizia a tradire suo padre. Da quell’evento prende avvio questo romanzo di formazione, questa vera e propria educazione sentimentale e intellettuale, in cui Libero cresce pagina dopo pagina, seguendo i suoi modelli di riferimento, le sue letture, le sue canzoni, i suoi film, grazie ai quali scopre a poco a poco la propria individualità e la propria ‘libertà’. In Atti osceni, Libero, come tutti noi, impara la grammatica della vita.

Fedeltà, invece, va oltre, entrando a gamba tesa nella carne viva della contemporaneità. Se Atti osceni era ambientato tra gli anni ’70 e ‘80 prevalentemente nella Parigi di Sartre, le duecento pagine di Fedeltà, invece, hanno come sfondo la Milano a metà tra gli anni della crisi del 2008 e i giorni nostri. Fedeltà si configura quasi come un romanzo corale, fatto di storie e vite che si intrecciano a ragnatela. Il nucleo di questa matassa è una giovane coppia sposata: Carlo, aspirante scrittore ma non particolarmente dotato, e Margherita, agente immobiliare. Carlo insegna scrittura creativa all’Università, grazie alle conoscenze di suo padre. Ma è lì che Carlo ‘inciampa’ nel «malinteso»: è stato sorpreso, infatti, nei bagni in compagnia di una sua studentessa, Sofia. Come in Atti osceni, anche qui è un tradimento ad innescare gli eventi.

Grazie ai suoi personaggi, Missiroli indaga la vita di coppia, il senso profondo della monogamia, e della monogamia alla fine di questi anni ’10: cosa vuol dire essere fedeli a qualcuno, cosa vuol dire tradire, cosa vuol dire oggi la parola matrimonio, come si può inseguire una stabilità relazionale in un mondo per sua stessa costituzione instabile (o ‘flessibile’), in cui latitano certezze economiche e lavorative. Carlo e Margherita hanno gli stessi problemi di tutte le coppie di trentenni-quarantenni di oggi: un mutuo (spropositato) con cui pagarsi una casa al di sopra delle proprie possibilità, un figlio e una stabilità economica da ritrovare (perché Carlo arriverà anche a perdere il lavoro).

Le stesse pulsioni centripete che porteranno Carlo a desiderare una relazione con la sua studentessa Sofia, agiteranno però anche la vita di Margherita, che vedrà nel fisioterapista dalla doppia vita, Andrea, una via di fuga (anche solo momentanea) dal proprio matrimonio.

Fedeltà è stato definito un romanzo ‘maturo’: per la tematica, evidentemente, in quanto i protagonisti sono degli adulti già ‘formati’ (sebbene oggi queste differenze tra età della vita siano sempre più sfumate, e Missiroli dimostra di saperlo), ma anche e soprattutto, aggiungerei, per lo stile. La penna di Missiroli è decisa, consapevole dei propri mezzi e dei propri modelli (la grande letteratura ebraico-americana del ‘900), ‘matura’, appunto, quasi ai limiti dell’autocompiacimento. Missiroli, che è un grande (de)scrittore di ‘donne’, si muove abilmente nei ritratti, ma rispetto ad Atti osceni, qualcosa non gira come dovrebbe: il finale, forse, è troppo affrettato, e alcuni personaggi avrebbero richiesto un maggiore approfondimento. Anche le citazioni di film e romanzi, che in Atti osceni erano estremamente significanti dal punto di vista simbolico-narrativo, in Fedeltà, in alcuni casi, sembrano solo un orpello decorativo che nulla aggiunge e nulla sposta (eccezion fatta per lo splendido Sylvia di Leonard Michaels).

Fedeltà è un’opera più necessaria che bella: Missiroli ha il merito di aver concepito un romanzo fondato essenzialmente sul tema dell’infedeltà coniugale (tema letterario antico almeno quanto la guerra di Troia) attraverso, però, attualissimi strumenti interpretativi. Le pagine più significative sono quelle in cui i protagonisti si interrogano sul senso di ciò che stanno facendo e sul significato stesso della fedeltà. A partire da queste riflessioni, che scaturiscono sempre dal rapporto tra i protagonisti e il proprio corpo, Missiroli riscrive la ‘sua’ grammatica relazionale. “Che vuol dire essere infedeli nel momento in cui si è fedeli a sé stessi?”, sembra chiedersi l’autore. «Che parola sbagliata, amante. Che parola sbagliata, tradimento. Rispetto a cosa avrebbe tradito?», si chiede Carlo. Solo il tempo può insegnare ad una coppia a ri-amarsi, per continuare ad amarsi. Solo attraverso un nuovo codice, una ri-educazione sentimentale, una coppia può sopravvivere a sé stessa.

Fedeltà Marco Missiroli Giulio Einaudi editore


Rinascimento Biella Sebastiano Ferraro

Il Rinascimento biellese presentato a Milano al Poldi Pezzoli

Rinascimento Biella Sebastiano FerreroGiovedì 30 maggio alle ore 18.00 al Museo Poldi Pezzoli (Via Manzoni, 12) si terrà un incontro con Mauro Natale ed Edoardo Rossetti con un’introduzione della direttrice Annalisa Zanni per presentare la mostra « Il Rinascimento a Biella. Sebastiano Ferrero e i suoi figli ».

Sebastiano Ferrero è stato una delle personalità più influenti del ducato di Savoia e dei territori lombardi durante gli anni dell’occupazione francese, dove fu nominato da Luigi XII Generale delle finanze (1499-1519).

L’autorevolezza e il potere raggiunti dal biellese Sebastiano Ferrero a Milano sono il frutto di una lunga carriera: formato alla raccolta delle imposte dal padre fin da giovane, costruì in pochi anni sia un’immensa ricchezza personale sia una fama di saggezza come consigliere, che lo portò alla testa della tesoreria del Ducato di Savoia per nove anni.

È il prestigio acquisito in quell’ufficio che determinò la chiamata da parte di Luigi XII. Sebastiano si rivelò cruciale consigliere, ma anche « banchiere » perchè prestò somme ingenti alla Corona e ad alti funzionari francesi.

Definito « figlio del merito e delle fortuna » dai suoi biografi ottocenteschi, mantenne costantemente saldi i suoi legami con Biella, sua città d’origine, dove portò l’innovazione rinascimentale con la costruzione della chiesa di San Sebastiano, lasciando una traccia perenne nella struttura stessa della città.

Biella – Torino – Milano: nel testamento Sebastiano lasciò una somma considerevole alla Chiesa della Beata Vergine Incoronata di Milano dove erano sepolti la moglie e due figli morti in battaglia, ma allo stesso tempo assegnò un lascito alla chiesa di sant’Agostino di Torino e a numerose chiese biellesi.

Consigliere maturo di giovanissimi regnanti, le sue case a Torino e a Milano erano di tale prestigio da accogliere, a Milano, Francesco I dopo la battaglia di Marignano (1515) e nello stesso anno Giuliano de Medici, a Torino, per il fidanzamento con Filiberta di Savoia.

In parallelo al legame con la casa di Francia, Sebastiano conduce una strategia di legame strettissimo con la Chiesa e la Santa Sede attraverso rapporti diretti con Giulio II, Alessandro VI e Leone X e l’ottenimento della porpora cardinalizia per i figli Giovanni Stefano e Bonifacio, che perpetueranno l’arricchimento della famiglia e la committenza di opere artistiche.

La riscoperta storica di questa figura consente di gettare nuova luce su alcune importanti iniziative milanesi.

La riproduzione della Vergine delle rocce di Leonardo; la decorazione del palazzo già Carmagnola-Dal Verme-Gallerani ad opera di Bramantino: il Ferrero acquistò nel 1509 il palazzo che il d’Amboise aveva avuto in dono dal re di Francia, già di proprietà del condottiero Francesco Carmagnola, poi del conte Pietro dal Verme suo nipote e poi donato da Ludovico il Moro alla favorita Cecilia Gallerani (la Dama con l'ermellino di Leonardo da Vinci), e al figlio di lei Cesare Sforza. Il Ferrero finì per abitare in un quartiere centrale avendo come vicini alcuni dei primi gentiluomini di Lombardia: l’edificio acquistato era il più prestigioso della Milano sforzesca (oggi il Piccolo Teatro Grassi di via Rovello e sede della CONSOB).

La mostra « Il Rinascimento a Biella. Sebastiano Ferrero e i suoi figli » mette in evidenza il ruolo particolare che ebbe in quegli anni la città di Biella (di cui era originario Ferrero), vero snodo artistico tra la Francia di Luigi XII e di Francesco I, il ducato di Savoia e Milano e pertanto aperta a influenze lombarde, sabaude e francesi.


Madonna Benois

Fabriano: "Leonardo. La Madonna Benois dalle collezioni dell'Ermitage"

Fabriano (AN) dal 1/06: "LEONARDO.La Madonna Benois dalle collezioni dell'Ermitage". Il capolavoro giovanile di Leonardo arriva in Italia dopo 35 anni

 

Leonardo
LA MADONNA BENOIS
DALLE COLLEZIONI DELL’ERMITAGE

IL CAPOLAVORO VINCIANO, DI NUOVO IN ITALIA DOPO 35 ANNI, SARÀ IN MOSTRA DAL 1° AL 30 GIUGNO A FABRIANO IN OCCASIONE DELLA XIII UNESCO CREATIVE CITIES NETWORK ANNUAL CONFERENCE

Madonna BenoisMilano, 10 maggio – È stato presentato a Milano, nella Sala Weil Weiss del Castello Sforzesco, l’evento espositivo Leonardo. La Madonna Benois, dalle collezioni dell’Ermitage. Nell’anno dell’anniversario dei 500 anni dalla sua morte, il capolavoro giovanile del Maestro toscano torna in Italia, dopo 35 anni dalla sua unica esposizione, in occasione della XIII Unesco Creative Cities Network Annual Conference di Fabriano. L’Ermitage sceglie dunque, a differenza di altri, di celebrare il genio del grande artista italiano proprio nel suo Paese natale, con prestiti eccezionali a cominciare da quello della “Madonna Benois” a Fabriano, ove la preziosa opera sarà in mostra presso la Pinacoteca comunale della città marchigiana dal 1° al 30 giugno 2019.

Presenti all’incontro al Castello Sforzesco: Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, che ospita la presentazione alla stampa; Maria Francesca Merloni, UNESCO Goodwill Ambassador for Creative Cities, promotrice e ideatrice dell’evento di Fabriano; Irina Artemieva, conservatore dell’Ermitage; Maurizio Cecconi, Segretario Generale di “Ermitage Italia” e
Carlo Bertellicuratore insieme a Tatiana Kustodieva dell’esposizione, organizzata da Il Cigno GG Edizioni e Villaggio Globale International.

A Fabriano, l’esposizione di quest’opera straordinaria costituisce il principale evento del programma culturale della XIII UNESCO Creative Cities Conference, il più importante appuntamento internazionale del network che riunisce i comuni che hanno identificato nella creatività un fattore strategico di sviluppo.

Madonna BenoisIl meeting, ospitato nella città marchigiana dal 10 al 15 giugno 2019, darà vita a un ampio dibattito sulle sfide delle città nel XXI secolo e rappresenterà un’occasione unica per mostrare al mondo il meglio del sistema italiano della creatività.

“Siamo onorati e molto felici” ha dichiarato Maria Francesca Merloni.
“È un grande privilegio esporre “La Madonna Benois” in occasione della XIII UNESCO Creative Cities Network Annual Conference. Le Città Creative si inchinano al genio di Leonardo,  al suo messaggio di bellezza, che edifica e riscatta, all’apertura al mistero che un’opera così preziosa reca in sé”.

“Abbiamo scelto di portare questo capolavoro di Leonardo a Fabriano - spiega da San Pietroburgo il prof Michail Piotrovsky Direttore Generale  del Museo Statale Ermitage - perché in Italia non esistono città che non meritano grandi capolavori, costellata com’è di borghi che conservano opere d’arte uniche; tanto più che quest’anno proprio piccoli centri come Matera e Fabriano sono stati scelti dall’Unione Europea o dall’Unesco per ospitare eventi culturali internazionali. Questa però è anche la grande differenza dell’Ermitage rispetto ad altri musei che chiedono per le celebrazioni di ospitare dei Leonardo. Noi scegliamo di donare, dando la possibilità ai diversi Paesi - ma soprattutto all’Italia con cui abbiamo forti legami - di rivedere in Patria grandi capolavori dei massimi artisti mondiali. Lo abbiamo fatto con Canaletto a Venezia, con Michelangelo a Roma, lo faremo con Raffaello. Per quanto riguarda Leonardo Fabriano è l’inizio. Un magnifico inizio. La Madonna Benois poi andrà a Perugia mentre a Milano arriverà la Madonna Litta. Questa è la politica culturale scelta dall’Ermitage”.

Madonna Benois“La Madonna Benois” icona conosciuta nel mondo, è un’opera chiave del giovane Leonardo da Vinci. Realizzata probabilmente tra il 1478 e il 1480, segna la sua indipendenza dallo stile e dalla formazione di Verrocchio, nella cui bottega il Maestro era entrato circa 10 anni prima: un manifesto di quella “maniera moderna” di cui Leonardo fu iniziatore.

Al suo secondo impegno su uno dei temi religiosi più diffusi, all’età di ventisei anni, l’artista rompe con la tradizione e inventa una nuova figura di Maria: non più l’imperturbabile Regina dei cieli ma una semplice madre che gioca con il proprio figlio.

Tatiana Kustodieva spiega in catalogo (edizione congiunta Il Cigno/Skira): “in Verrocchio era assente ciò che in Leonardo rappresenta l’elemento principale e cioè la parentela spirituale, l’unità esistente tra una madre e il suo bambino”.
“Leonardo – scrive Carlo Bertelli - non ha creato un’immagina statica e devozionale, ha solo fermato un momento”; “non ha dipinto una scena di genere, ma ha immesso nella quotidianità significati profondi” come quello cui rimanda la piantina  che Maria fa roteare tra le dita, incuriosendo il figlio: una comune - ma premonitrice – crucifera.

Anche la semioscurità in cui egli immette le due figure sacre - un luogo chiuso e semibuio, privatissimo - al contrario dello spazio aperto e pieno di sole della tradizione fiorentina, accresce gli interrogativi, introducendo secondo alcuni attesa e mistero, e distingue questa “primizia leonardesca, tanto carica di sviluppi futuri”.

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LA MADONNA BENOIS, IL CAPOLAVORO GIOVANILE DI LEONARDO

Sono pochissime le opere pittoriche di Leonardo: l’interesse e impegno del Da Vinci anche in campo scientifico e tecnico, la sua convinzione che il pittore per comprendere la natura debba avere diverse cognizioni - dalla prospettiva
ai principi dell’ottica, fino all’anatomia – fanno sì che egli alla fine realizzi pochi dipinti, preso da mille speculazioni, spesso lasciando allo stadio embrionale le sue innovative idee figurative. I motivi riconducibili a un’invenzione del maestro sono dunque ben più numerosi delle poche opere autografe giunte fino a noi.

“La Madonna Benois” entrò nelle collezioni dell’Ermitage nel 1914 e fu certamente la più importante acquisizione del Museo di San Pietroburgo negli anni immediatamente precedenti la Rivoluzione. Un evento “nazionale”, nato dal coraggio dell’allora Conservatore della pittura dell’Ermitage, grande esperto dell’arte italiana Ernest Karlovič von Liphart, e dall’amore di patria della proprietaria Marija Aleksandrovna Benois (Benua, nata Sapožnikova), moglie del celebre architetto pietroburghese Leontij Nikolaevič Benua (Benois). Marija Aleksandrovna nel 1880 aveva ricevuto dal padre la “Madonna con il fiore” come regalo di nozze, già parte dei beni del nonno paterno, tale Aleksandr Petrovič Sapožnikov, mercante in Astrachan’.
Nel novembre del 1913 la rivista Starye gody scriveva: “Tutti gli amanti dell’arte e tutti gli interessati possono congratularsi per un evento felice della nostra vita artistica: la Madonna Benois è stata acquistata dall’Ermitage Imperiale... Impossibile non ricordare qui con gratitudine i sentimenti della proprietaria, Marija Aleksandrovna Benois, per aver voluto rinunciare a una parte del prezzo di vendita per poter conservare il dipinto in Russia.”
Nonostante la leggenda sulla provenienza dell’opera, che per molto tempo si ritenne fosse stata acquistata dal nonno di Marija Aleksandrovna da una compagnia di attori girovaghi, il prezioso, piccolo dipinto (48 x 37 cm), come fu
chiarito alla fine degli anni Settanta, apparteneva in realtà alla splendida collezione del generale Korsakov, il più antico proprietario finora conosciuto del capolavoro leonardesco.
L’opera fu messa all’asta dal collezionista nel 1822; Sapožnikov attese pazientemente che i prezzi scendessero e tra il 1823 e il 1824 comprò il dipinto, già allora indicato come di Leonardo.
Nel registro dei quadri del nuovo proprietario compilato nel 1827, si legge “Al n. 1 dell’elenco troviamo una “Madre di Dio con l’Eterno Infante sul braccio sinistro”. Originariamente dipinta su tavola a causa della sua vetustà, nel 1824 era stata
trasportata su tela 
dall’accademico Korotkov. La parte alta è centinata: Autore, Leonardo da Vinci. Il trasporto su tela ha rivelato un disegno a inchiostro, e anche un Bambino con tre mani, da cui fu ricavato un disegno litografico. Dalla collezione del generale Korsakov”.

Una giovane Marija Aleksandrovna Sapožnikova Benois

Tutti i proprietari dell’opera hanno sempre creduto nella paternità leonardesca ma il mondo accademico non si era ancora espresso.
Bisognerà attendere un’esposizione del 1908 curata dalla rivista Starye gody la tenacia di Liphart, che nell’occasione approfittò di un suo articolo dedicato alla sezione italiana per affermare: “Sul lato opposto del palco c’è una piccola Madonna che io attribuisco con decisione a Leonardo da Vinci (1452-1519), nonostante tutto il clamore che sarà provocato da questa mia affermazione...

Di fatto le reazioni non mancarono, ma una volta superata una serie di dubbi e incertezze, gli studiosi riconobbero la paternità di Leonardo che oggi risulta indiscutibile.

Come ricorda Tatiana Kustiodieva nel suo bellissimo saggio, Adolfo Venturi al tempo scrisse: “Io sottoscritto con ciò confermo che il quadro della famiglia Benois raffigurante una “Madonna col Bambino” e attribuita a Leonardo è inconfutabilmente una sua opera giovanile. L’ho studiata attentamente in occasione del mio ultimo viaggio in Russia.
Il volto della Vergine col suo aspetto puro e infantile, così come la ricerca dell’essenza delle forme, sono una dimostrazione chiarissima di questo genere di caratterizzazione.
Il Gesù Bambino, ancora di tipo verrocchiesco, per le sue grandi proporzioni non corrisponde a una madre così giovane e così particolare: tutto questo parla di una data precoce della creazione di quest’opera. Qui si può riscontrare la confluenza tra antiche forme preconfezionate e una ricerca nuova, che con grande vivacità e freschezza si incontrano nell’originale volto della madre-bambina. Tutto questo insieme fa sì che io, sottoscritto, affermi che questo lavoro debba essere considerato tra le rare opere di un genio agli inizi. Anche i disegni giovanili di Leonardo, se paragonati alla “Madonna Benois”, mi obbligano a considerare questo meraviglioso dipinto un suo lavoro, e ammetto che meriti un posto in un qualunque museo d’Europa”.

La sala dei Leonardo all'Ermitage
(immagine risalente agli anni immeditamente precedenti la Rivoluzione)

Quando nel 1913 Marija Nikolaevna Benois decise di mettere in vendita il dipinto le fu offerta da un antiquario parigino una somma maggiore di quella che era in grado di pagare il governo russo; la proprietaria voleva però che il quadro di Leonardo rimanesse in Russia e concordò di cederlo, anche a rate, per il prezzo relativamente modesto di 150000 rubli (rinunciando in questo modo a circa 37000 rubli).
L’opinione pubblica svolse un’ampia campagna a favore dell’acquisizione del quadro da parte dell’Ermitage e finalmente nel 1914 l’opera varcò le soglie del museo imperiale.

Anche “La Madonna Benois”, come pure altre opere leonardesche, è il risultatodi una lunga ricerca, come dimostrano alcuni disegni riconducibili al dipinto. In essi l’artista cerca, sulla base di un oggetto unificante, la relazione più convincente
tra le figure, relazione che può essere un vaso di frutta, oppure un gatto che il bambino allontana o stringe a sé.

Ancora oggi, più si osserva il quadro, più risulta affascinante la spontaneità e il fascino della madre bambina.

“La Madonna è scesa dal trono su cui gli artisti di Quattrocento l’avevano posta – scrive Kustodieva - e si è andata a sedere su una panca, in una stanza di una casa abitata. È rimasta la tradizionale tenda che scende dietro la schiena di Maria, che da segno di un cerimoniale, oppure simbolo delle alte sfere, è diventato un tessuto ricoprente lo schienale di una sedia. La stanza è descritta con grande parsimonia, ma Leonardo rende omaggio al suo tempo considerando con l’attenzione di un quattrocentista dettagli come i riccioli di Maria, la spilla, i fragili petali del fiore, le testine dei chiodi nella cornice della finestra. Ciascun oggetto non esiste per se stesso e grazie alla luce partecipa di un unico ambiente.
A differenza dei suoi contemporanei Leonardo concentra l’attenzione su ciò che è fondamentale, poiché: “Un buon pittore - annota Leonardo nel “Trattato della Pittura” - deve dipingere due cose principali: l’uomo e la rappresentazione della sua anima. Il primo è facile, il secondo è difficile, poiché deve essere rappresentato da gesti e movimenti delle membra del corpo”.

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LEONARDO DA VINCI

1452, Vinci – 1519, Amboise

Scuola fiorentina

Madonna col Bambino o Madonna del fiore MADONNA BENOIS

Olio su tela (trasferito da tavola nel 1824 dal restauratore E. Korotkij 49,5 X 33 cm, centinata

Durante il trasferimento sulla tela nella parte bassa del quadro è stata fatta un’aggiunta di 1,5 cm.

La mestica originale non si è conservata.

Sul telaio è incollato un pezzetto di tela con la scritta: Trasferito da tavola da E. Korotkij anno 1824.

Sulla nuova tela iscrizione: Ripetuta nell’anno1924 a Leningrado. Iv. Vasil’ev

Provenienza: pervenuto all’Ermitage nel 1914,

acquistato presso М. А. Benois per 150 000 rubli a Pietrogrado.

In precedenza: fino al 1821 nella collezione del generale A.I. Korsakov, San Pietroburgo; acquistato dalla famiglia Sapožnikov negli anni 1823-1824 per 14000 rubli; collezione della famiglia Sapožnikov, Astrachan; dal 1880 – collezione М. А. Benois, San Pietroburgo

La Madonna Benois rientra nello scarno gruppo delle creazioni originali del giovane Leonardo. Questo indiscutibile capolavoro porta a termine tutte le ricerche dei pittori fiorentini del Quattrocento, differenziandosi allo stesso tempo per la novità dell’impostazione compositiva e semantica.

All’inizio del XX secolo sono state pubblicate informazioni alquanto contraddittorie sulla provenienza dell’opera. Liphart (1908) scriveva che “il quadro faceva parte dell’antica collezione dei pincipi Kurakin e ora appartiene a М.А. Benois, coniuge del famoso architetto”. Alcuni anni più tardi egli ricordava che “il suocero del sig. Benois lo aveva comprato [il quadro] da alcuni santimbalchi italiani passando per Astrachan’” (v. Archivio Ermitage). Questa versione era sostenuta da Vrangel’ (1914, p. 11), che aggiungeva: “Secondo altre notizie il quadro si trovava un tempo nella collezione della famiglia Konovnitsyn”, senza tuttavia indicare la fonte dell’informazione.

Tutte le incertezze sulla provenienza della Madonna leonardesca ebbero fine quando nel 1976 Markov pubblicò il “Registro dei quadri del sig. Aleksandr Petrovič Sapožnikov, compilato nell’anno1827”, conservato nell’Archivio di Stato della regione di Astrachan’. Sotto il primo numero del registo figura “Madre di Dio che tiene sul braccio sinistro il Bambino divino.” Dapprima dipinta su tavola, ma la superficie di quella è stata trasferita su tela dall’accademico Korotkov nell’anno 1824. Arrotondata nella parte alta. Maestro Leonardo da Vinci. Durante il trasferimento su tela nel disegno è risultata una sagoma con i contorni a inchiostro e il Bambino aveva tre mani; del tutto è stato eseguito una litografia che l’accompagna. Dalla collezione del generale Korsakov”.

Il generale Aleksej Ivanovič Korsakov (1751/53-1821), eletto nel 1794 membro onorario dell’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo, era stato senatore dal 1803 al 1811 e aveva collezionato quadri e rarità.

Alla sua morte, nel 1821, si era tenuta la vendita della sua pinacoteca: una serie di quadri fu acquistata dall’Ermitage e da privati. Nell’articolo “La vendita della pinacoteca di A.I. Korsakov” (“Otečestvennye zapiski”, čast’ 10, 1822, p. 442) si scriveva che a quel tempo la Madre di Dio col Bambino divino, un quadro di Leonardo da Vinci, non era ancora stata venduta.

I mercanti Sapožnikov la acquistarono alcuni anni dopo: A.A. Sapožnikov ne fece dono di nozze a sua figlia, М.А. Benois (nata Sapožnikov), nel 1880. Se si accetta l’ipotesi che sia proprio il quadro dell’Ermitage quello descritto nel 1591 da Francesco Bocchi come esistente “nela casa di Matteo e Giovanni Botti,” ne consegue che la Madonna con il fiore nel XVI secolo si trovava a Firenze: “una tavoletta colorita a olio di mano di Lionardo da Vinci di eccessiva belezza: dove è dipinta una Madonna con sommo artifizio, e con estrema diligenza: la figura di Cristo, che è bambino, è bella a maraviglia: si veda in quella un’alzar del volto singolare: è mirabile, lavorato nella dificulta dell’attitudne con felice agevolezza, come era usato di fare questo maraviglioso artifice, e raro” (Bocchi 1677, p. 173).

La famiglia Sapožnikov aveva sempre ritenuto di possedere un originale di Leonardo da Vinci, ma nel catalogo della mostra organizzata a San Pietroburgo nel 1908 dalla rivista “Starye gody” il nome di Leonardo era accompagnato da un punto interrogativo. In questa esposizione il quadro avrebbe dovuto essere presentato per la prima volta al grande pubblico, ma la mostra non venne inaugurata.

Il primo studioso a riconoscere senza riserve la paternità di Leonardo fu Liphart (1908 p. 710), che comprese molto bene la responsabilità che comportava tale attribuzione, e come non sarebbe stata accettata in modo univoco dagli esperti. Una volta superata tutta una serie di dubbi, i maggiori studiosi dell’inizio del Novecento condivisero il punto di vista di Liphart.

L’analisi ai raggi infrarossi ha mostrato che era stato tracciato un secondo contorno intorno alla testa del Bambino: evidentemente il pittore intendeva realizzarne una di maggiori dimensioni. È stata modificata anche la pettinatura della Madonna: nell’immagine ai raggi infrarossi sono visibili ciocche di capelli che ricadono lungo le guance e coprono l’orecchio destro, ben visibile nel quadro. Inizialmente il risvolto della manica di Maria era largo e al posto del ciuffo di erba teneva nella mano sinistra un fiore.

La data di realizzazione del quadro comunemente accettata è il 1478-1480, che si ricava da una nota vergata dal maestro da Vinci su uno dei fogli conservati nel Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Firenze: “[…]bre 1478 iniziai due Vergini Maria” (Beltrami 1919, p. 6, n 13). Cook (1911-12) per primo mise in relazione la data di questa nota con il nostro dipinto.

Esiste una serie di disegni preparatori al quadro; due, eseguiti a penna e bistro, sono conservati in un foglio al British Museum, Londra (inv. 1860.6.16.100): sul verso, nella parte sinistra, vi è lo schizzo di una mezza figura femminile con bambino, la cui posa corrisponde a quella di Gesù nella variante finale. Nella parte destra sono riportate due figure nella stessa posizione che ritroviamo nella versione pittorica, ma Maria è presentata a figura intera. E qui è segnato il profilo centinato della tavola. Sul recto vi

  • una raffigurazione affine del gruppo della Madonna a figura intera con il Bambino. Il primo a notare il legame tra il disegno e il quadro fu Colvin (1911-12); Clark (1940) confrontò con la Madonna Benois il disegno a penna di Leonardo Madonna della fruttiera (Louvre, Parigi, inv. RF 486). Sono vicini alla Madonna Benois anche due disegni (recto e verso) provenienti dal British Museum di Londra (inv. 1856-6-21-1), nei quali l’artista elabora una analoga composizione centinata, con le figure della madre e del figlio che tiene in mano un gattino.

Nella Madonna Benois Leonardo ha sottolineato l’aspetto quotidiano della scena, fondandolo su osservazioni concrete dal vero: la giovane madre gioca con il figlio e si diverte a guardare come questi cerca di prendere in mano il fiore. L’immagine della Madonna è spogliata di qualsiasi forma di idealizzazione, i tratti del suo volto sono concreti, ed è vestita e pettinata secondo la moda dell’epoca. Allo stesso tempo Leonardo ha reso omaggio alla simbologia tradizionale: il fiore con quattro petali allude alla croce, alla futura crocifissione; non si tratta di un mughetto, come ritenevano Levi d’Ancona (1977) e Dalli Regoli (Leonardo e il leonardismo…1983), ma di un cardamine pratensis (“crescione dei prati” della famiglia delle “crucifere”).

Alle spalle di Maria ricade con ampie pieghe una tenda, simbolo del cerimoniale o della sfera celeste, che comunque viene percepita come una stoffa consistente che copre lo schienale della poltrona sulla quale è seduta la Vergine. Risulta difficile concordare con Pedretti (La Madonna Benois 1984, p. 21 nota), il quale considerava il quadro una possibile allegoria politica, essendo stato realizzato nell’anno della congiura dei Pazzi (1478), quando Leonardo aveva eseguito il disegno di uno dei congiurati, Bernardo Baroncelli, impiccato (Musée Bonnat, Bayonne). Pedretti riteneva che il Bambino guardasse non il fiore ma i balenii di luce attorno al gambo di questo che si riflettono sulla spilla appuntata sul petto di Maria: secondo Pedretti i balenii rotondi simboleggiano le palle, emblema della famiglia Medici. Innanzitutto non esiste alcuna sicurezza che si tratti di balenii di luce: i punti chiari sarebbero piuttosto dei boccioli chiusi. Inoltre non persuade che una tale ipotesi possa essere costruita su un dettaglio di secondo piano così poco visibile. La spilla che orna il vestito della Vergine, in cristallo trasparente entro una cornice di perle, potrebbe essere il simbolo della sua purezza.

  • opinione comune che la Madonna Benois si ispiri alla Madonna col Bambino di Andrea Verrocchio (Gemäldegalerie, Berlino), che fu maestro di Leonardo. Liphart (1922) indicò un legame tra la Madonna Benois e la Madonna Panciatichi di Desiderio da Settignano (Museo Nazionale del Bargello, Firenze): un rilievo che Liphart attribuiva a Francesco Ferrucci. Valentiner (1932) notò l’influsso delle opere di Desiderio da Settignano sui lavori di Leonardo; il suo parere fu condiviso da Passavant (1969).

La Madonna Benois è un’opera che aveva incantato i contemporanei, come dimostrano le numerose copie che ne trassero pittori italiani e olandesi; Gronau (1912) riporta una decina di repliche. Innanzitutto occorre ricordare la Madonna del garofano di Raffaello, che a sua volta sarà copiata più volte da altri maestri. Fino a poco tempo fa si riteneva che il quadro di Raffaello non si fosse conservato: oggi ne rivendica l’autencità un esemplare dalla National Gallery di Londra. La derivazione più affine alla Madonna Benois è la Madonna col Bambino e Giovanni Battista di Lorenzo di Credi (Staatliche Kunstsammlungen, Dresda). All’Ermitage è conservata una replica delle stesse dimensioni dell’originale (ma l’immagine è in controparte), attibuita ad ignoto maestro fiorentino del XV secolo, dove compare anche la figura di Giovanni Battista. Altre composizioni legate alla Madonna Benois sono la Madonna col Bambino della bottega di Joos van Cleve (Kulturhistorisches Museum, Magdeburgo), la Madonna col Bambino di Filippo Lippi (Galleria Colonna, Roma), la Madonna col Bambino della cerchia di Albertinelli (collezione di Lord Spencer, Altrop Park, Gran Bretagna), e altre. In alcuni casi i pittori combinavano motivi del quadro di Leonardo con prestiti da altri artisti: Zeri (1976), ad esempio, segnalò come il cosiddetto imitatore di Lippi-Pesellino nel suo tondo (Museo Statale di Arte Medievale e Moderna, Arezzo) unì figure prelevate da Leonardo con il Giovanni Battista preso in prestito da Lippi. E. Fahy attribuiva a Bernardino Fungai la Madonna col Bambino passata all’asta Christie’s (London, 14 dicembre 1990, lotto 5), notando che il Bambino e il braccio sinistro della Madonna risalivano (in controparte) alla Madonna Benois.

Dal catalogo realizzato da “Ermitage Italia”

Museo Statale Ermitage. La Pittura italiana dal XIII al XVI secolo - Catalogo della collezione -

A cura di Tatiana Kustodieva, Skira 2010

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Madonna BenoisSCHEDA INFORMATIVA

Periodo

Dal 1 al 30 giugno 2019

Sede

FABRIANO, (AN) Pinacoteca Bruno Molajoli

Piazza Giovanni Paolo II

Orari di apertura:

10 – 13 / 15 - 18

lunedì chiuso

Dal 10 al 16 giugno

10 – 23

lunedì aperto

Dal 17 al 30 giugno

10 - 13 / 15 - 20

Info

pinacoteca.molajoli@comune.fabriano.an.it

segreteria@unescofabriano.org

T. 0732 250658

La Pinacoteca Bruno Molaioli di Fabriano offre una qualitativa immagine della produzione pittorica fabrianese e centro appenninica dal ‘200 al ‘500, con rari aspetti della pittura romanica uniti agli organici cicli di opere dei maestri Allegretto Nuzi e Antonio da Fabriano, senza trascurare la collezione degli arazzi del XVI e XVII secolo.

Inoltre grazie alla donazione di Ester Merloni Duca è possibile ammirare opere di alcuni tra i più importanti protagonistidel ‘900 italiano nella collezione denominata “La casa di Ester”

  • Balla, De Chirico, Savinio, De Pisis, Turcato, Dorazio, Capogrossi, Burri, Fontana, Manzù, Mannucci, Afro, Arnaldo Pomodoro, Manzoni.

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XIII UNESCO CREATIVE CITIES NETWORK ANNUAL CONFERENCE

FABRIANO 10 - 15 GIUGNO 2019

Sarà ospitata a Fabriano dal 10 al 15 giugno 2019 la XIII edizione dell’Unesco Creative Cities Network Annual Conference, il più importante evento internazionale organizzato dal Network delle Città Creative UNESCO, la rete che riunisce i comuni del mondo che hanno identificato nella creatività un fattore strategico di sviluppo.

Con il coinvolgimento dei sindaci delle 180 città creative, del Segretariato UNESCO e di circa 500 ospiti tra delegati, istituzioni e personalità del mondo della cultura, l’evento - a cui è stato riconosciuto per la prima volta lo status delle grandi discussioni ONU con la denominazione di Conference – darà vita a un dibattito internazionale sulle sfide delle città nel XXI secolo: emergenza ambientale, intolleranza, perdita d’identità e sviluppo sostenibile.

Sindaci provenienti dalle città di tutto il mondo - dal Giappone agli Stati Uniti, passando per l’Iran, la Siria e i Paesi europei - discuteranno su come costruire insieme un futuro che sia ispirato ai valori condivisi di cultura, solidarietà e inclusione. Tra i partecipanti anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala.

Al centro del confronto il tema della città come “Luogo Comune”- comunità di persone, frontiera di conoscenza, di accoglienza e di inclusione - e il concetto di “Città Antifragile”, una città che reagisce ai disastri naturali e alle violenze umane con determinazione e resilienza, capace di rinascere e anche di migliorarsi.

IL FORUM DEI SINDACI. Momento principale della Conference sarà, il 12 giugno, il Forum dei Sindaci: una giornata interamente dedicata al confronto tra gli amministratori delle città creative, con la partecipazione anche di rappresentanti dei Comuni esterni al Network, portatori di buone pratiche. L’appuntamento, moderato dal direttore del magazine 7 - SETTE Beppe Severgnini, darà vita a un dibattito sul futuro delle città, allo scopo di elaborare insieme proposte concrete nella prospettiva di una ridefinizione delle politiche e dei processi di urbanizzazione, alla luce degli obiettivi dall’Agenda ONU 2030.

PADIGLIONI DELLA CREATIVITÀ. Fabriano si trasformerà in un laboratorio a cielo aperto sulla creatività, ospitando nelle sue sedi storiche i sette padiglioni rappresentativi delle categorie in cui è suddiviso il Network: Design, Gastronomia, Musica, Cinema, Artigianato e Arti popolari, Media Arts e Letteratura. Ciascun padiglione avrà il compito di presentare la ricchezza e le peculiarità delle città che compongono il cluster attraverso molteplici strumenti tra cui immagini, prodotti e contenuti multimediali. Anche le altre città italiane del Network - Bologna, Torino, Parma, Roma, Alba, Carrara, Milano e Pesaro - collaboreranno a rendere più ambiziosi gli obiettivi dei padiglioni attraverso iniziative di cooperazione internazionale con i Comuni della rete.

Progetto speciale è il Padiglione RINASCO, uno spazio dedicato al racconto dei luoghi che hanno saputo reagire alle difficoltà innescando un circuito virtuoso. Il Padiglione ospiterà le città dell'Appennino insieme ad Haiti, Kobe (Giappone), Palmira (Siria), Aleppo (Siria), Mosul (Iraq) e Bamiyan (Afghanistan).

EVENTI CULTURALI. L’appuntamento sarà arricchito da un fitto calendario di eventi che contribuirà a trasformare la manifestazione in un’occasione unica per mostrare al resto del mondo il meglio del sistema italiano della creatività. Il programma culturale, impreziosito dalla prestigiosa esposizione del capolavoro giovanile di Leonardo La Madonna Benois presso la Pinacoteca comunale, offrirà numerosi appuntamenti che vedranno la partecipazione di importanti personalità dell’arte, della cultura e dello spettacolo. Tra queste: il pianista e compositore Nicola Piovani, il musicista Paolo Fresu, il filosofo Massimo Cacciari e l’architetto Antonio Forcellino.

CITTÀ DELL’ORSA. La manifestazione uscirà dai confini di Fabriano con “Le città dell’Orsa”, il progetto che unirà i Comuni delle Marche, come in una costellazione, sotto il segno della creatività. I delegati dei singoli cluster si riuniranno l’11 giugno nelle diverse città alle quali, in pieno spirito UNESCO, è stata affidata una categoria creativa: ad Ancona il Cinema; ad Ascoli Piceno il Design; a Fermo l’Artigianato e le Arti popolari; a Macerata le Media Arts; a Pesaro la Musica; a Recanati la Letteratura e a Senigallia la Gastronomia. A partecipare anche Urbino, il cui centro storico è patrimonio UNESCO. Un grande evento riunirà poi in contemporanea le città coinvolte con iniziative diffuse nei teatri e nelle piazze, riprese e condivise grazie ad una sapiente regia e alle migliori tecnologie a disposizione.

Maggiori informazioni sull’evento sono disponibili al sito internet: www.unescofabriano2019.org

I NUMERI

180 città invitate

72 paesi interessati

5 continenti

9 città marchigiane coinvolte

400 rappresentanti delle città UNESCO

8 città italiane coinvolte nel progetto

7 categorie della creatività

7 padiglioni della creatività

1 padiglione RINASCO

oltre 30 eventi culturali

 

Testi e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


PapiroTour

PapiroTour approda a Milano, con la mostra e tanti appuntamenti

PapiroTour

in collaborazione con

Il PapiroTour approda nel quartiere Barriera di Milano, con la mostra temporanea e tanti appuntamenti sulla civiltà egizia

 

Da martedì 7 maggio a domenica 9 giugno 2019 la mostra itinerante legata all’iniziativa “Papiro Tour. L’antico Egitto in Biblioteca” farà tappa alla Biblioteca Civica Primo Levi (Via Leoncavallo 17, Torino).

Promosso in collaborazione con le Biblioteche Civiche Torinesi, PapiroTour celebra il 150° anniversario dell’istituzione del Servizio Biblioteche. Con questo progetto inclusivo, il Museo Egizio intende rinforzare il legame con il territorio raggiungendo i quartieri più distanti dal centro, dove mese dopo mese è allestita nelle biblioteche un’area espositiva sul tema del papiro e della scrittura egizia e sono organizzate delle attività divulgative. Fino al 30 marzo 2020, in tutto 12 biblioteche cittadine ospiteranno a turno la mostra. Nel quadro della stessa iniziativa, inoltre, fino al 31 dicembre 2020 è riservata la gratuità di accesso al museo a tutti i possessori della tessera di una delle Biblioteche Civiche cittadine*.

PapiroTour
Libro dei Morti di Taysnakht, figlia di Taymes_Cyperus papyrus. Epoca Tolemaica (332-30 a.C.). Tebe_Collezione Drovetti (1824). C. 1833_Pesatura del cuore

Grazie alla mostra itinerante, i cittadini possono avvicinarsi alla civiltà faraonica osservando una serie di pannelli divulgativi e una grande replica, lunga circa due metri, del Libro dei Morti di Taysnakht realizzata dai detenuti della Casa Circondariale Lorusso-Cutugno di Torino nell’ambito del progetto “Liberi di Imparare”.

Dopo una prima tappa alla Falchera, alla Biblioteca Civica Don Lorenzo Milani, l’allestimento approda alla Biblioteca Civica Primo Levi, nella zona della Barriera di Milano.

In parallelo alla mostra, sono proposti nel quartiere degli appuntamenti gratuiti per adulti e bambini.

Alla Biblioteca Cascina Marchesa (Corso Vercelli, 141/7), il 14 maggio, alle ore 17 si terrà l’incontro “Gli ostraka figurati di Deir el-Medina” con Daniela Galazzo, curatrice del Museo Egizio.

Gli ostraka sono piccoli pezzi di ceramica o pietra, usati dagli antichi Egizi per scrivere e disegnare. Ritrovati nel villaggio degli operai di Deir el-Medina, sono una preziosa testimonianza dell’arte non ufficiale dell’antico Egitto.

Alla Biblioteca Civica Primo Levi, (Via Leoncavallo 17, Torino), è atteso per il 16 maggio alle ore 17.30 l’appuntamento “Alla scoperta dei geroglifici” con il paleontologo Gualtiero Accornero.

Il 23 maggio, alle ore 17, il curatore del Museo Egizio Paolo Marini presenterà l’incontro su “L’arte nell’Antico Egitto e il Rinascimento faraonico”. Un viaggio ideale “lungo migliaia di anni” porterà alla scoperta delle bellezze dell’arte Egizia fino all’epoca che va dal 722 al 332 a.C. In questo periodo, noto come Rinascimento faraonico, si recuperano modelli artistici del passato, così come secoli dopo fecero i fiorentini del XV secolo.

Per i ragazzi a partire da 8 anni, il 25 maggio è prevista alle ore 10.30 una “Caccia al tesoro del faraone”. I posti sono limitati; per iscriversi bisogna contattare la biblioteca (tel. 01101131262).

Il 6 giugno, infine, alle ore 17.30, si terrà l’appuntamento “Nel giardino del faraone. Piante e fiori dell’antico Egitto”, con il paleontologo Gualtiero Accornero.

La rete delle Biblioteche Civiche Torinesi conta 18 sedi e un Bibliobus itinerante, con tre punti presso la Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” e l’Istituto Penale per i Minorenni “Ferrante Aporti”.

Ai servizi di prestito e alla biblioteca digitale, si aggiungono ogni mese incontri, gruppi di lettura e altre attività.

Il Museo Egizio custodisce a Torino una collezione di oltre 36.000 reperti, di cui 3.300 esposti nelle sale museali a cui si aggiungono oltre 11.000 reperti nei depositi visitabili.

La straordinaria raccolta di statue, papiri, sarcofagi e oggetti di vita quotidiana consente al visitatore un viaggio nel tempo attraverso più di 4.000 anni di storia, arte, archeologia, alla scoperta di una delle più affascinanti civiltà del passato.

 

La promozione non è valida per i biglietti acquistati online, per i biglietti con prenotazione e per i gruppi superiori alle 10 persone.

 

 

 

LE TAPPE DELLA MOSTRA:

 

10 APRILE > 4 MAGGIO 2019

BIBLIOTECA CIVICA

DON LORENZO MILANI

 

7 MAGGIO > 9 GIUGNO 2019

BIBLIOTECA CIVICA PRIMO LEVI

 

12 GIUGNO > 29 GIUGNO 2019

BIBLIOTECA CIVICA CENTRALE

 

2 LUGLIO > 26 LUGLIO 2019

BIBLIOTECA CIVICA MUSICALE ANDREA DELLA CORTE

 

3 AGOSTO > 1 SETTEMBRE 2019

MAUSOLEO DELLA BELA ROSIN

 

3 SETTEMBRE > 28 SETTEMBRE 2019

BIBLIOTECA CIVICA ITALO CALVINO

 

2 OTTOBRE > 26 OTTOBRE 2019

BIBLIOTECA CIVICA CESARE PAVESE

 

5 NOVEMBRE > 23 NOVEMBRE 2019

PUNTO DI SERVIZIO BIBLIOTECARIO I RAGAZZI E LE RAGAZZE DI UTØYA

 

27 NOVEMBRE 2019 > 4 GENNAIO 2020

BIBLIOTECA CIVICA

DIETRICH BONHOEFFER

 

10 GENNAIO > 31 GENNAIO 2020

BIBLIOTECA CIVICA NATALIA GINZBURG

 

5 FEBBRAIO > 29 FEBBRAIO 2020

BIBLIOTECA CIVICA RITA ATRIA

 

4 MARZO > 29 MARZO 2020

BIBLIOTECA CIVICA VILLA AMORETTI

 

 

GLI APPUNTAMENTI SPECIALI CON I CURATORI DEL MUSEO EGIZIO:

 

Calendario completo su www.museoegizio.it  

 

BIBLIOTECA CIVICA DON LORENZO MILANI

Falchera | Viale dei Pioppi, 43

Martedì 16 aprile 2019 ore 15.30

Alessia Fassone

DEL PAPIRO NON SI BUTTA VIA NULLA: UN MATERIALE MULTIUSO

L’impiego più conosciuto del papiro è legato alla fabbricazione della carta, ma gli utilizzi di questa pianta sono molteplici e spaziano dalla vita quotidiana al corredo funerario.

 

BIBLIOTECA CIVICA CASCINA MARCHESA

Rebaudengo | Corso Vercelli, 141/7

Martedì 14 maggio 2019 ore 17.00

Daniela Galazzo

GLI OSTRAKA FIGURATI DI DEIR EL-MEDINA

Gli ostraka sono piccoli pezzi di ceramica o pietra, usati dagli antichi Egizi per scrivere e disegnare. Ritrovati nel villaggio degli operai di Deir el-Medina, sono una preziosa testimonianza dell’arte non ufficiale dell’antico Egitto.

 

BIBLIOTECA CIVICA PRIMO LEVI

Barriera di Milano | via Leoncavallo, 17

Giovedì 23 maggio 2019 ore 17.00

Paolo Marini

L’ARTE NELL’ANTICO EGITTO E IL RINASCIMENTO FARAONICO

Un viaggio “lungo migliaia di anni” porterà alla scoperta delle bellezze dell’arte egizia fino all’VIII secolo a.C.

In questo periodo, noto come Rinascimento faraonico, si recuperano modelli artistici del passato, così come secoli dopo fecero i fiorentini del XV secolo.

 

BIBLIOTECA CIVICA CENTRALE

Centro | Via della Cittadella, 5

Mercoledì 12 giugno 2019 ore 17.00

Enrico Ferraris

LA CASSETTA DI KHA

Un viaggio nel mondo dei colori e nelle tecniche pittoriche degli artigiani Egizi, oggi possibile grazie alle indagini scientifiche condotte sui reperti della collezione.

 

BIBLIOTECA CIVICA MUSICALE ANDREA DELLA CORTE

Parella | Corso Francia, 186

Martedì 16 luglio 2019 ore 17.00

Enrico Ferraris

IL LIBRO DEI MORTI DI MERIT

Oltre al Libro dei Morti di Kha, rinvenuto nella sua tomba nel 1906, esiste un secondo papiro funerario meno noto, attribuito alla moglie Merit e oggi conservato a Parigi.

 

MAUSOLEO DELLA BELA ROSIN

Mirafiori Sud | Strada Castello di Mirafiori, 148/7

Lunedì 5 agosto 2019 ore 20.30

Paolo Marini

LA MAGIA NEI TESTI FUNERARI DELL’ANTICO EGITTO: LA FORMULA PER VIVIFICARE GLI USHABTI

Nei Libri dei Morti del Nuovo Regno (1539 – 1077 a.C.) si trova la formula per “vivificare” gli ushabti. Queste statuette, raffiguranti il defunto, sono pronte a lavorare per lui nell’Aldilà.

 

BIBLIOTECA CIVICA ITALO CALVINO

Aurora | Lungo Dora Agrigento, 94

Mercoledì 25 settembre 2019 ore 17.30

Tommaso Montonati

PRIMA DEI LIBRI DEI MORTI: I TESTI DEI SARCOFAGI

Un incontro alla scoperta degli “antenati” del Libro dei Morti: 1.185 formule che supportavano i defunti nel viaggio nell’Aldilà, nel Medio Regno (1980 – 1700 a.C.).

 

BIBLIOTECA CIVICA CESARE PAVESE

Mirafiori Sud | Via Candiolo, 79

Martedì 8 ottobre 2019 ore 17.00

Federico Poole

ESISTE LA MALEDIZIONE DEL FARAONE?

Ha ispirato film, romanzi, articoli di giornale e inchieste… Ma esiste veramente la maledizione del faraone?

 

BIBLIOTECA CIVICA FRANCESCO COGNASSO

Lucento | Corso Cincinnato, 115

Giovedì 7 novembre 2019 ore 17.00

Divina Centore

FIORI E ALBERI SACRI NELL’ANTICO EGITTO: TRA SIMBOLISMO E MATERIALITÀ

L'interesse pratico e religioso degli Egizi per la flora si manifesta in molte delle evidenze materiali che ci sono pervenute: fiori, ghirlande e alberi assumono importanti significati simbolici.

 

PUNTO DI SERVIZIO BIBLIOTECARIO I RAGAZZI E LE RAGAZZE DI UTØYA

Campidoglio | Via Zumaglia, 39

Mercoledì 20 novembre 2019 ore 17.00

Federica Facchetti

GLI AMULETI

Indossato sia in vita che dopo la morte, un amuleto poteva allontanare o prevenire il male. Dal materiale e dalla forma dipendeva il suo potere magico: il Libro dei Morti ci spiega come usarli.

 

BIBLIOTECA CIVICA DIETRICH BONHOEFFER

Lingotto | Corso Corsica, 55

Martedì 3 dicembre 2019 ore 17.00

Susanne Töpfer

IL LIBRO DEI MORTI DI KHA

Scritto in geroglifici corsivi da uno scriba con una calligrafia nitida e precisa, e illustrato da vignette a colori di ottima qualità, il Libro dei Morti di Kha, è una preziosa testimonianza delle credenze religiose egizie.

 

BIBLIOTECA CIVICA NATALIA GINZBURG

San Salvario | Via Cesare Lombroso, 16

Mercoledì 22 gennaio 2020 ore 17.00

Paolo Del Vesco

I TESTI FUNERARI RIPRODOTTI SULLE PARETI DELLE TOMBE

Formule e preghiere per i defunti non furono scritte solo su papiro, ma anche sulle pareti delle tombe di faraoni e alti funzionari. Insieme leggeremo alcuni passi di questi testi millenari.

 

BIBLIOTECA CIVICA RITA ATRIA

Barca - Bertolla | Strada San Mauro, 26

Martedì 11 febbraio 2020 ore 17.00

Beppe Moiso

ELEMENTI ARCHITETTONICI SUI PAPIRI

I papiri non riproducono solo formule magiche ma anche elementi architettonici o sezioni di tombe: si tratta di documenti rarissimi e fondamentali per conoscere questa antica civiltà.

 

 

BIBLIOTECA CIVICA VILLA AMORETTI

Santa Rita | Corso Orbassano, 200

Giovedì 5 marzo 2020 ore 15.30

Alessia Fassone

GLI OSTRAKA ERANO SOLO LA BRUTTA COPIA DEI PAPIRI?

Certo che no! Anzi alcuni rivelano contenuti molto interessanti dal punto di vista sia storico che artistico nonostante la natura “riciclata” del materiale.

 

Testo e immagine da Ufficio stampa Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino


Leonardo La macchina dell'immaginazione mostra Palazzo Reale di Milano

Milano: da oggi la mostra "Leonardo. La macchina dell’immaginazione"

Leonardo. La macchina dell’immaginazione

19 aprile -14 luglio 2019 Palazzo Reale - Milano

«Nissuna umana investigazione si può dimandare vera scienzia se essa non passa per le matematiche dimostrazioni»

dal Trattato della Pittura di Leonardo da Vinci

Promossa dal Comune di Milano – Cultura, da Palazzo Reale e dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, la mostra “Leonardo. La macchina dell’immaginazione”, a cura di Treccani e Studio Azzurro con il supporto di Arthemisia, è un viaggio nella mente di Leonardo da Vinci, attraverso i suoi appunti e i suoi schizzi, per restituirne tutta la complessità e l'attualità di pensiero: una grande “macchina dell’immaginazione”

Leonardo La macchina dell'immaginazione mostra Palazzo Reale di MilanoPer celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, il Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, promuovono un’esposizione multimediale affidata a Studio Azzurro che integrando linguaggi e competenze diverse – dal video all’animazione grafica ai sistemi interattivi – ha intrapreso un percorso progettuale complesso, affiancato dalla competenza scientifica dello storico dell’arte Edoardo Villata.
Il percorso è scandito da sette videoinstallazioni, di cui cinque interattive, che coinvolgono lo spettatore in un racconto di immagini e suoni che, a partire dal multiforme lascito di Leonardo, ci “parlano” tanto del suo, quanto del nostro tempo.

Le grandi macchine scenografiche, la cui struttura è liberamente ispirata a disegni leonardeschi, corrispondono ad altrettante sezioni: Le Osservazioni sulla natura; La città; Il paesaggio; Le Macchine di pace; Le Macchine di guerra; Il Tavolo anatomico; La pittura.

Studio Azzurro ha pensato a uno spazio che immerga i visitatori nel mondo dell’immaginazione di Leonardo. Un mondo di macchine talvolta trasparenti come i suoi orizzonti, talvolta opache come la carta dei fogli di appunti. L’esperienza del visitatore passa dall’osservazione alla partecipazione, muovendosi tra forme che richiamano il rigore geometrico dei solidi platonici di Luca Pacioli e si rimodulano in strumenti utili. Questo mondo di macchine trasformate in dispositivi narrativi, di giganteschi fogli di appunti in attesa di essere risvegliati, accoglie il visitatore in una penombra da cui spiccano i colori del legno, della tela e della carta. L’interazione avviene con sistemi diversi: la modulazione della luce e della voce sono gli strumenti privilegiati.

In quattro sezioni, infatti, il visitatore può scegliere alcune parole-chiave tratte dal lessico vinciano, che, una volta pronunciate, danno vita alle narrazioni video, in cui i disegni di Leonardo sono affiancati, percorsi o rivisitati da filmati talora iperrealistici, talora quasi astratti. «In alcuni casi le elaborazioni o le giustapposizioni sottolineano e accentuano il carattere disturbante, eversivo dei disegni leonardeschi, mentre in altri forniscono una sorta di controcanto affettuoso e ironico: un atteggiamento che a Leonardo sarebbe sicuramente piaciuto» scrive il prof. Villata. «Il visitatore si troverà quindi a contatto con alcuni esempi delle idee e degli studi di Leonardo: la veduta a volo di uccello, le macchine, sia a uso civile, sia a uso militare, le mappe, gli studi sull’anatomia dei cavalli e dei volatili; ma anche a terrificanti immagini di diluvio, a volti trasfigurati dall’ira, a malinconici pensatori, a tenere e divertite immagini di cani, di gatti o di granchi. Il tutto sempre commentato da suoni, che talvolta accennano a diventare un abbozzo di frase musicale, e da citazioni tratte dai manoscritti leonardeschi».

La mostra Leonardo. La macchina dell’immaginazione – in programma a Palazzo Reale dal 19 aprile al 14 luglio 2019 – a cura di Treccani, Studio Azzurro, con il supporto di Arthemisia e la consulenza scientifica Edoardo Villata, è promossa dal Comune di Milano – Cultura, da Palazzo Reale e da Treccani.

La mostra vede il contributo di Fondazione Cariplo per Fondazione Treccani Cultura.
L’evento rientra nelle celebrazioni ufficiali – Milano Leonardo 500 – della città Meneghina per i 500 anni dalla morte del genio vinciano e si avvale del patrocinio del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

Sponsor della mostra: Polifarma, Leonardo, F.C. Internazionale Milano.

Hashtag ufficiale

#leonardoimmaginario

Sito

www.palazzorealemilano.it

www.leonardolamacchinadellimmaginazione.it

Informazioni e prenotazioni

T. +39 02 892 99 21

 

Prima sezione > LE OSSERVAZIONI SULLA NATURA

Il lavorio inesausto di appunti visivi e verbali di Leonardo rappresenta perfettamente l’“epoca dell’occhio”, l’epoca della prospettiva che si fa “forma simbolica” oltre la stretta cerchia degli intellettuali.
Il lavoro dell’occhio umano sul mondo è alla base di questo atteggiamento che prenderà una forma più definita nei decenni successivi. Attraverso lo studio del reale, Leonardo riesce a forzare quello strumento prospettico appreso nelle botteghe fiorentine allo stesso modo in cui forza il sapere tradizionale consolidato dai tempi di Aristotele, fino a far implodere l’idea di ordine universale su cui si posava ogni forma di pensiero.
Un uomo che guarda, un piano di lavoro per disegnare, un rettangolo quadrettato davanti al suo sguardo. L’installazione ripropone la situazione ideale di un osservatore che analizza i minimi eventi naturali e cerca le corrispondenze con un ideale geometrico di armonia e di restituzione prospettica. Il visitatore si affaccia al prospettografo e assiste al passaggio dalla visione naturale alla restituzione nel disegno, fino alla rappresentazione ideale in riferimento alla geometria nascosta nelle cose.

Seconda sezione > LA CITTÀ

I progetti di Leonardo per le città e il suo interesse per la stesura delle loro mappe rivelano un’attitudine urbanistica. Il suo sguardo “largo” tiene in considerazione le dinamiche della società e le esigenze quotidiane di una comunità complessa. Come per ogni altro oggetto di indagine, la sua visione si muove tra la considerazione dell’insieme e l’attenzione per il dettaglio.
Immagina per la prima volta di vedere e rappresentare le città dall’alto. Immagina città con un impianto urbano funzionale alle attività delle varie classi sociali e alle necessità igieniche.
Studia le vie di terra e il vitale rapporto con le vie d’acqua, da sfruttare abilmente con grandi progetti di deviazione dei corsi dei fiumi.
Osservando la città, ne studia anche gli abitanti, annota le loro abitudini di vita, le mode, i riti. Nell’istallazione, sono infatti le silhouette degli uomini e dei loro strumenti a raccontare le azioni generate dai disegni e dalle parole di Leonardo.
Le immagini si depositano su due grandi schermi laterali della struttura che richiama una sorta di gru da cantiere, capace di spostare grandi pesi in modo rapido ed economico, con minore sforzo dell’uomo. Due leggii mostrano una collezione di parole che Leonardo utilizzò nei suoi progetti di architettura e urbanistica. Pronunciando una di queste parole si risveglia la narrazione video corrispondente.
Le parole sui due leggi sono le stesse, ma i video a esse associati raccontano storie differenti.

Terza sezione > IL PAESAGGIO

I mutamenti della luce naturale, i suoi effetti sui corpi e sulla percezione atmosferica sono stati per Leonardo oggetto di lunghe osservazioni e di altrettante pagine di annotazioni, soprattutto in funzione della loro miglior resa pittorica. Nel Libro di Pittura si rivolge al suo lettore chiamandolo «fintore» – così si chiamavano i pittori e gli scultori – dandogli precise istruzioni su come rappresentare ogni elemento naturale, prospettico e umano. Leonardo in realtà educa lo sguardo del pittore a soffermarsi sui più minuti dettagli e a cercare le cause di ogni percezione per meglio “fingere” la realtà con gli strumenti del disegno e della pittura.
D’altra parte arriva a immaginare un modo di rappresentare il mondo e quasi a inventare il “paesaggio” benché ancora non lo chiamasse in questo modo, con le vedute “a volo d’uccello”.
Tre proiezioni, due laterali e una in alto, avvolgono i visitatori. Pronunciando le parole scritte sui leggii, che corrispondono ad alcuni degli aspetti più indagati dalla curiosità e dall’inventiva di Leonardo, si presentano lateralmente due disegni originali e in alto un cielo.
L’osservazione dei disegni li rende vivi, generativi. Dai tratti a matita nascono «flussi e reflussi», «venti revertiginosi», nebbie, scenari vicini e panorami lontani.

Quarta sezione > LE MACCHINE DI PACE

Pulegge, catene, ruote dentate, ruota a tazze, viti di Archimede, viti senza fine, viti aeree, inclinometri, igroscopi, anemometri, seghe idrauliche, ventilatori. Studi per «modo di sollevare l’acqua in due tempi», per imbarcazioni a pale, per portelli di chiusa, progetti per il canale Firenze-mare, per lo scavo di Serravalle, disegni di macchine escavatrici, di draghe, vortici e canali.
Studi per l’equilibrio, per il bilanciamento, per ali di aliante, per ala snodabile, per ala articolata, per ala a sportelli; studi per ornitottero, verticale, prono, a navicella. Studi per il «modo di camminare sull’acqua», per modi di respirare sott’acqua, guanti palmati, salvagente, scafandro.
Non son tutte invenzioni di Leonardo, talvolta sono perfezionamenti di macchine esistenti, studi per migliorie, in altri casi, come per il volo e il «camminare sull’acqua» sembrano sogni che, confidando nella scienza e nello studio della natura, è convinto di poter realizzare.
Pronunciando una delle parole esposte nel leggio i disegni nei due schermi rivelano particolari di macchine a cui si accostano reali meccanismi del nostro tempo.

Quinta sezione > LE MACCHINE DA GUERRA

Nella lettera a Lodovico il Moro in cui Leonardo si presenta per essere accolto a Milano, una eloquente lista esibisce in larga maggioranza competenze nell’arte di «offendere e difendere», in particolare nella capacità di progettare «instrumenti bellici» come ponti «facili e commodi da levare et ponere», «ghatti» (arieti), «bombarde, mortari et passavolanti di bellissime et utile forme» «briccole, manghani, trabuchi», «carri coperti, securi e inoffensibili».
Ciononostante, le considerazioni scritte da Leonardo sulla guerra rivelano ben altro pensiero. «Pazzia bestialissima» la definisce, studiando armi e strumenti dei contemporanei ma anche degli antichi. Le istruzioni per dipingere scene di battaglia nel Libro di pittura sono efficaci quanto una testimonianza, e il modo in cui racconta i volti, le espressioni, i gesti degli uomini impegnati a uccidersi tra loro manifestano il suo giudizio sull’assoluto abbruttimento a cui essa conduce.
La macchina dell’installazione è una sorta di bilanciere in stasi, con due grandi schermi. Pronunciando la parola scelta dal leggio, sullo schermo frontale appare un disegno, uno studio di un carro, di una bombarda, di un gruppo di uomini in battaglia, a terra appare un pavimento materico: sabbia, acqua, foglie… dopo qualche istante dai tratti del disegno si staccano figure umane, frecce, bandiere e dal pavimento emergono frammenti di una battaglia.

Sesta sezione > IL TAVOLO ANATOMICO

Ai tempi di Leonardo si chiama «notomia».
L’analisi geometrica, figlia diretta dell’uomo vitruviano, non gli basta, così sprofonda il suo sguardo nelle viscere del corpo umano, come fosse il dispositivo più affascinante che si potesse studiare: «sì bello strumento» con «tanta varietà di macchinamenti». Cerca le cause di ogni evento fisiologico, elenca instancabili liste di argomenti da indagare. Descrive minutamente la meccanica dei movimenti, osserva e rappresenta il cranio come fosse un elemento architettonico, il tiburio di una cattedrale, immagina le funzioni di ipotetiche aree del cervello, osserva il chiasma ottico, disegna il sistema nervoso come un albero di sottili filamenti. Sempre sulla soglia del sogno di una conoscenza esatta, alla fine di una lunga lista, annota: «Scriverai di filosomia».
Su un tavolo di otto metri sono posati dei gessi che riproducono elementi del corpo umano, maschile e femminile. Sospese sul tavolo alcune piccole torce. Direzionando la loro luce su un gesso, si avvia il racconto video relativo a quella porzione di corpo.
Dal corpo dell’uomo, scorticato, si genera l’indagine sotto la pelle, tra muscolatura, scheletro e funzioni vitali. Il corpo della donna è invece un corpo classico, da cui nascono i gesti, le espressioni e il racconto della facoltà di portare in sé una nuova vita.

Settima sezione > LA PITTURA

La pittura per Leonardo è una scienza, nell’accezione di scienza a lui contemporanea.
Nel suo Libro di pittura, più di 900 paragrafi di varie lunghezze sono dedicati alla sua teoria e alla sua pratica e nel tradizionale “paragone delle arti” vince su tutte. La sua attenzione a restituire in pittura i valori percettivi delle cose ha dato avvio a un modo diverso di “fingere” le figure e gli scenari: ogni contorno sfuma in un’altra parte del dipinto, c’è profondità di piani nello spazio, ma senza quasi distinzione dei limiti dei soggetti… come se il mondo fosse immerso in un liquido amniotico.
Nell’installazione un grande monitor presenta una decina di dipinti di Leonardo. Il lavoro sulla illuminazione dei soggetti e sulla graduale apparizione dello sfondo fa vibrare il quadro di una vita inattesa. Gli scenari si susseguono all’orizzonte, passando uno nell’altro fino a ricomporre lo sfondo dell’opera originale. Anziché forzare i suoi scenari per farli corrispondere a un luogo, ci si affaccia alla memoria e alla immaginazione di Leonardo che dipinge ricordando le centinaia di scenari che ha a lungo scandagliato nelle sue osservazioni.
«Il buon pittore ha da dipingere due cose principali: l'uomo e il concetto della mente sua. Il primo è facile, il secondo difficile, perché si ha a figurare con gesti e movimenti delle membra: e questo è da essere imparato dai muti, che meglio li fanno che alcun'altra sorte di uomini».

Testi e immagini da Ufficio Stampa Arthemisia