9 Maggio 2015

Un manoscritto buddista di mille anni fa e la sua storia

Uno dei più grandi tesori della Biblioteca dell’Università di Cambridge è un manoscritto buddista che fu creato a Kathmandu esattamente mille anni fa. Questa “Perfezione di Saggezza”, squisitamente illustrata rivela ancora nuovi segreti.

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Foto Copyright © Cambridge University Library
Mille anni fa, uno scriba chiamato Sujātabhadra pose il suo nome su di un manoscritto denominato Perfezione di Saggezza in Ottomila  (in Sanscrito: Aṣṭasahāsrikā Prajñāparamitā).  Sujātabhadra era un abile artigiano che lavorava a Kathmandu o nelle sue vicinanze – una delle città che è stato uno dei centri del mondo buddista dal 500 d. C. fino ai tempi moderni.
La Perfezione di Saggezza in Ottomila è scritto in Sanscrito, uno dei linguaggi più antichi al mondo, utilizzando entrambi i lati dei 222 fogli oblunghi fatti di foglia di palma (il primo foglio mancante è stato sostituito con un foglio di carta). Ogni foglia è bucata da un paio di fori nettamente visibili, per ricordare che le foglie di palma erano originariamente legate insieme con corde che passavano attraverso questi fori. L’intero manoscritto di palma è tenuto insieme tra copertine riccamente ornate in legno.

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Oggi il favoloso manoscritto, che costò a Sujātabhadra e ai suoi colleghi artigiani molti mesi — e forse persino un anno — per il suo completamento, è conservato nella Stanza dei Manoscritti presso la Biblioteca dell’Università di Cambridge. Negli ultimi 140 anni, è stato studiato dai più importanti specialisti del mondo Buddista medievale.
Un progetto di digitalizzazione lo ha reso ora accessibile online agli studiosi in tutto il mondo e ha rivelato nuove prove sulle origini dei primi testi Buddisti.
Foto Copyright © Cambridge University Library
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La presenza del Perfezione di Saggezza, al sicuro in un ambiente la cui temperatura è controllata in una delle più grandi biblioteche al mondo, a molte migliaia di miglia dal suo luogo di nascita, è particolarmente significativo in un momento nel quale le popolazioni del Nepal lottano per la sopravvivenza all’indomani di un terremoto devastante.
I testi buddisti sono molto più che scritture: sono oggetti sacri in sé. Molti manoscritti furono utilizzati come amuleti protettivi e installati in santuari e altari nelle case dei seguaci buddisti. Esempi in tal senso includono manoscritti delle Cinque Protezioni (in Sanscrito Pañcarakṣā), un corpus di scritture che include sortilegi, elenchi dei benefici e istruzioni rituali per l’uso, particolarmente sacro in Nepal.
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I Manuscritti prodotti in Nepal, Tibet e nell’Asia Centrale durante il periodo dal quinto fino al diciannovesimo secolo, sono prova di un prospero  ‘culto del libro’ che era l’oggetto di una recente mostra al Museo di Archeologia e Antropologia dell’Università di Cambridge.
La Perfezione di Saggezza è anche un importante documento storico, che fornisce preziose informazioni sulla storia dinastica del Nepal medievale. Il suo contesto testuale e le illustrazioni, e le abilità e i materiali utilizzati nella sua produzione, rivelano i modi nei quali il Nepal è stato uno dei più importanti centri in un mondo Buddista che spaziava dallo Sri Lanka alla Cina.
Foto Copyright © Cambridge University Library
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Il testo è abbondantemente illustrato da 85 miniature: ognuna è una squisita rappresentazione di Buddha e dei Bodhisattva (esseri che riuscirono a raggiungere lo stato di Buddha al fine di aiutare altri esseri senzienti) – incluso lo storico Buddha Śākyamuni e Maitreya, il Buddha del Futuro. Le figure rappresentate nelle miniature includono anche la stessa dea incarnata della Perfezione di Saggezza (Prajñāparamitā) sulla Montagna del Picco dell’Avvoltoio vicino Rājagṛha, la capitale dell’antico Regno di Māgadha, nell’odierno stato di Bihar.
La collocazione nella quale queste divinità sono ritratte è disegnata con dettagli meticolosi. Il Bodhisattva Lokanātha, circondato da Tārā Bianche e Verdi, è mostrato di fronte allo stupa di Svayambhu a Kathmandu – un santuario sacro per i Buddisti Nepalesi e Tibetani, danneggiato nel recente terremoto. I luoghi rappresentati nelle miniature rappresentano una sorta di mappa delle terre Buddiste e dei siti sacri, dallo Sri Lanka all’Indonesia e dall’India Meridionale alla Cina.
Foto Copyright © Cambridge University Library
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La Perfezione di Saggezza è uno dei più antichi manoscritti illuminati buddisti e il secondo più antico nella Biblioteca dell’Università di Cambridge. La sua sopravvivenza – e il suo passaggio nel tempo e nello spazio – ha quasi del miracoloso.
Senza gli sforzi di tale Karunavajra, con una certa probabilità un credente laico Buddista, sarebbe stato distrutto nel 1138 — in quel periodo i governatori sfidavano il Re in una lotta per il potere nella Valle di Katmandu.
“Sappiamo che Karunavajra salvò il manoscritto perché aggiunse una nota in forma di verso,” spiega il dott. Camillo Formigatti del Sanskrit Manuscripts Project. “Afferma che recuperò il  ‘Perfezione di Saggezza, incomparabile Madre dell’Onnisciente’ impedendogli di cadere nelle mani degli infedeli che erano probabilmente genti di affiliazione Brahmanica.”
La Biblioteca dell’Università di Cambridge acquisì il manoscritto nel 1876. Fu comprato dalla Biblioteca dal dott. Daniel Wright, un servitore civile che lavorava per il Governo Britannico a Katmandu.
“Dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, le istituzioni occidentali sono state immensamente interessate all’Oriente – e i musei e le biblioteche costruivano alacremente collezioni di ogni cosa orientale,” ha riferito la dott.ssa Hildegard Diemberger del Mongolia and Inner Asia Studies Unit. “Agli amministratori coloniali erano letteralmente fornite le ‘liste della spesa’ dei manoscritti da acquisire nel corso dei loro viaggi.”
Gli studiosi furono in grado di puntualizzare con notevole precisione la data alla quale Sujātabhadra registrò il suo nome come scriba nel  ‘colophon’ (i dettagli circa la pubblicazione di un libro).

“Utilizzando le tavole che convertono le date utilizzate dagli scribi Nepalesi nel calendario utilizzato oggi, possiamo vedere che Sujātabhadra aggiunse il suo nome e il luogo dove completò il manoscritto il 31 Marzo del 1015. Lo studio della matematica, dell’astrologia e dell’astronomia era un aspetto centrale della cultura del Sud dell’Asia nell’Antichità e nel Medio Evo, e il calcolo del tempo era molto preciso — si impiegavano sia il calendario lunare che quello solare,” ha spiegato Formigatti.
Mille anni dopo la sua produzione, il manoscritto conserva ancora segreti. Nel corso della digitalizzazione, nel 2014, Formigatti identificò 12 dei versi finali di quella che sarebbe l’unica testimonianza sopravvissuta dell’Originale Sanscrito del Maturazione del Vessillo della Vittoria (in Sanscrito Vajradhvajapariṇāmanā), un breve inno fino ad oggi considerato sopravvissuto solo nella sua traduzione tibetana. La popolarità di questo inno è dovuta al fatto che la versione tibetana del testo è corroborata anche dai frammenti di manoscritto ritrovati a Dunhuang, una città stato sulla Via della Seta in Cina.
La produzione di questo prezioso manoscritto è prova non solo dei fiorenti canali di comunicazione che esistevano per il mondo Buddista dell’undicesimo secolo, ma anche di una rete ben affermata di vie commerciali. Le foglie formavano di solito la superficie di scrittura e provenivano dagli alberi di palma. Le palme non crescono nel clima asciutto del Nepal: si è pensato che le foglie di palma provenissero perciò dall’India Nord Orientale.
“Il manoscritto della Biblioteca dell’Università Perfezione di Saggezza ci mostra che il Nepal di dieci secoli fa, spesso percepito dagli occidentali come ‘remoto’ e ‘isolato’, aveva connessioni fioernti attraverso molte migliaia di miglia,” ha spiegato Formigatti.
“Quando Sujātabhadra prese la sua penna di canna e mise il suo nome sul manoscritto, era parte di una rete ricca di erudizione, cultura, credenze e commercio. I manoscritti e i testi Buddisti viaggiavano per enormi distanze. Dalle fertili pianure dell’India del Nord, attraversarono la catena dell’Himalaya passando per Nepal e Tibet, raggiungendo gli altipiani aridi dell’Asia Centrale e le città stato lungo la Via della Seta in Cina, per arrivare infine in Giappone.
“La Perfezione di Saggezza è forse la testimonianza testuale più rappresentativa del culto Buddista del libro, e questo manoscritto scritto, decorato e adorato nel Nepal dell’undicesimo secolo è uno dei migliori esemplari della cultura del libro Buddista ancora esistenti.”

Credits per le Foto: Copyright © Cambridge University Library

Traduzione da University of Cambridge, che si ringrazia anche per le immagini
L’Università di Cambridge non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.