13 Gennaio 2016
journal.pone.0145194.g001
Un nuovo studio pubblicato su PLOS One ha ipotizzato la persistenza del batterio dello Yersinia pestis, quello alla base  delle epidemie di peste, in un serbatoio europeo ancora ignoto, tra il quattordicesimo e il diciassettesimo secolo.
In particolare, sulla base di nuove analisi delle vittime della peste della seconda pandemia (dal quattordicesimo al diciassettesimo secolo), gli studiosi suggeriscono questa ulteriore possibilità e persistenza di lungo periodo, al di là della continua reintroduzione del batterio dall’Asia centrale in ondate multiple durante la seconda pandemia.

Lo studio “Genotyping Yersinia pestis in Historical Plague: Evidence for Long-Term Persistence of Y. pestis in Europe from the 14th to the 17th Century”, di Lisa Seifert, Ingrid Wiechmann, Michaela Harbeck, Astrid Thomas, Gisela Grupe, Michaela Projahn, Holger C. Scholz, Julia M. Riehm, è stato pubblicato su PLOS One.
Link: PLOS One; EurekAlert! via PLOS.
Fig 1. Fotografia di una tripla inumazione di tre soldati maschi dal Brandeburgo (Germania), datata alla Guerra dei Trent’anni (1618-1648). Da PLOS One, © 2016 Seifert et al., CC BY 4.0.