Il commercio di pellicce contribuì alla diffusione della peste in Europa?

Un nuovo studio sul DNA antico mostrerebbe come le epidemie di peste del quattordicesimo secolo in Europa possano essere dovute a ripetute introduzioni del batterio Yersinia pestis. Le vie commerciali, comprese quelle relative al commercio di pellicce, avrebbero contribuito alla rapida diffusione della peste in tutta Europa durante il Medio Evo.

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Il commercio di pellicce dall'Oriente verso l'Europa occidentale seguì due vie principali durante il Medio Evo. Illustrazione: Amine Namouchi

Il batterio Yersinia pestis è causa della peste bubbonica e di quella polmonare negli esseri umani; la peste colpisce però innanzitutto gli animali selvatici e si diffonde all'interno di bacini, che al momento sono presenti in tutti i continenti con l'eccezione di Europa e Australia. La Peste Nera, che nel quattordicesimo secolo uccise almeno il 30% della popolazione europea in pochissimi anni (dal 1347 al 1353), costituì un momento drammatico e significativo; per oltre 350 anni il continente europeo conobbe una serie di epidemie ricorrenti e devastanti.

Negli ultimi decenni, molte ricerche hanno cercato di comprendere l'origine di queste epidemie. Secondo una tesi, con la Peste Nera del 1347 si sarebbe costituito un bacino (o più d'uno) per il batterio nell'Europa occidentale. Secondo l'ipotesi alternativa, invece, la peste sarebbe stata introdotta ripetutamente in Europa attraverso le vie commerciali e i movimenti umani.

Un nuovo studio, pubblicato su PNAS, ha ora preso in esame il DNA antico proveniente da individui ritrovati presso alcuni siti archeologici, tra Europa meridionale e settentrionale: Abbadia San Salvatore in Italia, Saint-Laurent-de-la-Cabrerisse in Francia, Barcellona in Spagna, Bergen-op-Zoom nei Paesi Bassi e Oslo in Norvegia.

E proprio ad Abbadia San Salvatore  - dove i dati storici rivelavano un'alta percentuale di decessi dovuti alla peste nei mesi da giugno a settembre 1348 - gli studiosi hanno verificato la presenza di mutazioni che si spiegavano con una catena di trasmissione più ampia, piuttosto che con un bacino del batterio presente presso la fauna locale.

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I cittadini di Tournai seppelliscono le vittime della peste. Miniatura di Pierart dou Tielt che illustra il Tractatus quartus bu Gilles li Muisit (Tournai, c. 1353)

Gli autori dello studio propongono invece una nuova possibilità: che l'insorgere della Peste Nera sia da ricollegare alla grande quantità di pellicce arrivate nel 1340 nei porti del Mar Nero, e provenienti dalle rotte commerciali che avevano inizio a Sarai. Proprio in quello stesso periodo una nuova rotta di terra, realizzata col supporto dell'Orda d'Oro, congiungeva Sarai, Tana e Caffa.

Subito dopo la Peste Nera si ebbe la pestis secunda, che colpì invece dal 1357 al 1366. Anche in questo caso le mutazioni rilevate si spiegano meglio con una nuova introduzione del batterio, che avrebbe percorso le rotte commerciali da Novgorod in Russia per arrivare in Europa grazie alla Lega Anseatica.

In conclusione, il nuovo studio fornisce nuove prove in favore del fatto che le ricorrenti epidemie di peste dell'epoca sarebbero il risultato di diverse ondate di introduzione del batterio Yersinia pestis in Europa, a partire da un bacino collocato nell'Europa orientale o in Asia Centrale.

Nils Christian Stenseth. Foto: Gunhild M. Haugnes/UiO

Lo studio Integrative approach using Yersinia pestis genomes to revisit the historical landscape of plague during the Medieval Period, ad opera di Amine Namouchi, Meriam Guellil, Oliver Kersten, Stephanie Hänsch, Claudio Ottoni, Boris V. Schmid, Elsa Pacciani, Luisa Quaglia, Marco Vermunt, Egil L. Bauer, Michael Derrick, Anne Ø. Jensen, Sacha Kacki, Samuel K. Cohn Jr., Nils C. Stenseth e Barbara Bramanti, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) il 26 Novembre 2018.

Amine Namouchi. Foto: Håkon Sparre, NMBU.

Dalla Peste Nera alla Peste di Marsiglia

22 Gennaio 2016
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La Peste Nera, l'epidemia di peste che nel quattordicesimo secolo uccise tra il 30% e il 50% della popolazione europea in soli cinque anni, non si arrestò allora. Focolai della malattia furono segnalati fino al diciottesimo secolo.
La spiegazione di questa persistenza non è chiara: si trattava di un ritorno di ceppi già presenti in Europa, o fu introdotta da altri luoghi?
Un nuovo studio ha esaminato il genoma dei patogeni dalla Peste di Marsiglia (1720-1722), giungendo alla conclusione che i frammenti di questa discendevano direttamente dalla Peste Nera di secoli addietro. Lo studio consiglia cautela circa l'origine geografica della malattia, vista l'importanza di Marsiglia come centro di commerci nel Mediterraneo: la peste potrebbe essersi nascosta ovunque in Europa per tutti quei secoli.
[Dall'Abstract:] La pandemia di Yersinia pestis tra il quattordicesimo e il diciottesimo secolo causò devastanti epidemie in Europa per quattrocento anni circa. Le ragioni della persistenza della peste e della sua improvvisa scomparsa in Europa sono poco comprese, ma potrebbero essere dovute sia alla presenza di bacini ora estinti della peste nella stessa Europa, o a successive introduzioni della malattia da altri luoghi. Qui si presentano cinque genomi di Y. pestis da una delle ultime epidemie di peste in europa, dal 1722 a Marsiglia, Francia. La stirpe identificata non è stata trovata in nessun altro bacino esistente di Y. pestis campionato fino ad oggi, e ha la sua ascendenza in ceppi ottenuti da vittime della Peste Nera del quattordicesimo secolo. Questi dati suggeriscono l'esistenza di un bacino storico e precedentemente non caratterizzato della peste, che persistette per almeno tre secoli. Si propone che questa fonte della malattia possa essere stata responsabile per i molti ritorni della peste in Europa, successivi alla Morte Nera.
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Persistenza del batterio della Peste in Europa per 300 anni?

13 Gennaio 2016
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Un nuovo studio pubblicato su PLOS One ha ipotizzato la persistenza del batterio dello Yersinia pestis, quello alla base  delle epidemie di peste, in un serbatoio europeo ancora ignoto, tra il quattordicesimo e il diciassettesimo secolo.
In particolare, sulla base di nuove analisi delle vittime della peste della seconda pandemia (dal quattordicesimo al diciassettesimo secolo), gli studiosi suggeriscono questa ulteriore possibilità e persistenza di lungo periodo, al di là della continua reintroduzione del batterio dall'Asia centrale in ondate multiple durante la seconda pandemia.
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La peste è molto più antica di quanto ritenuto finora

22 Ottobre 2015

La peste negli umani è ‘due volte più antica’ ma non cominciò con la pulce come agente di trasmissione. Così rivela il DNA antico

Una nuova ricerca data la peste alla prima Età del Bronzo, mostrando che è stata endemica tra gli umani lungo l'Eurasia per millenni, ancor prima della prima epidemia globale registrata, e che la peste ancestrale mutò nella sua forma bubbonica, trasmessa dalle pulci, tra il secondo e il primo millennio a. C.

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Una nuova ricerca che ha utilizzato il DNA antico ha rivelato che la peste è stata endemica nelle popolazioni umane per più del doppio di quanto precedentemente ritenuto, e che la peste ancestrale si sarebbe diffusa prevalentemente col contatto da persona a persona – fino al verificarsi di mutazioni genetiche che permisero allo Yersinia pestis (Y. pestis), il batterio che causa la peste, di sopravvivere nella viscere delle pulci.
Queste mutazioni, che potrebbero essersi verificate attorno al volgere del primo millennio a. C., diedero vita alla forma bubbonica della peste, che si diffuse a una velocità terrificante attraverso le pulci – e di conseguenza i ratti – che la trasmettevano. La peste bubbonica causò le pandemie che decimarono popolazioni a livello globale, compresa la Peste Nera, che spazzò via metà della popolazione europea nel quattordicesimo secolo.

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Il grande cimitero ospedaliero medievale per i poveri a Cambridge

1 Aprile 2015

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Foto: Ritrovamenti al di sotto dell'Old Divinity School, St John's College. Credit: Craig Cessford, Cambridge University Department of Archaeology and Anthropology

Un nuovo resoconto mostra come investigazioni archeologiche hanno scoperto uno dei più grandi cimiteri ospedalieri, contenente oltre mille resti umani, durante gli scavi al di sotto della Old Divinity School presso il St John’s College, a Cambridge.
Uno dei più grandi terreni sepolcreti ospedalieri in Britannia, contenente 1.300 sepolture stimate, un tempo si ergeva su quello che è oggi il Cambridge College, secondo un resoconto pubblicato nell'ultima uscita dell' Archaeological Journal.
Il resoconto segna il primo annuncio di prove raccolte da uno scavo archeologico al di sotto della Old Divinity School presso il  St John’s College, condotto come parte del rinnovamento della costruzione vittoriana nel 2010-2012. Le immagini dallo scavo, mostrando scheletri medievali perfettamente preservati dopo secoli di sepoltura, sono anche pubblicate per la prima volta oggi.
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Una nuova spiegazione per la Peste Nera in Europa

28 Gennaio - 23 Febbraio 2015

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Dati digitalizzati di 7.711 epidemie di peste avvenute in Europa tra il 1347 e il 1900 d. C. I dati si basano su un inventario pubblicato inizialmente nel 1976. Opera di Christian Ginzler (WSL)

Fino ad oggi si riteneva che a determinare la seconda pandemia, la Peste Nera provocata dal batterio Yersinia pestis, fosse la sua unica introduzione in Europa avvenuta nel 1347 d. C., a partire dalla quale la malattia perdurò nel continente fino ai primi anni del diciannovesimo secolo. Uno studio, opera di ricercatori dell'Università di Oslo e dell'Istituto di Ricerca svizzero WSL, dimostra invece che non esistevano bacini permanenti della malattia in Europa, e che le epidemie di peste furono ripetutamente trasmesse dall'Asia nei porti dell'Europa sud orientale, per diversi secoli e spinte dal clima.
A giocare un ruolo importante per l'intera durata della seconda pandemia, sarebbero state dunque le dinamiche delle popolazioni di roditori nell'Asia Centrale, a loro volta legate alle fluttuazioni climatiche. Sulla base dei dati assoluti e provenienti dagli anelli degli alberi, risulterebbe infatti evidente che le ondate di epidemia asiatica avrebbero ripetutamente raggiunto l'Europa. In conclusione, non ci sarebbe stato un unico inizio devastante della pandemia, ma i bacini selvatici della peste in Asia avrebbero costituito una fonte della malattia in Europa, continua e legata al clima. A giocare un ruolo fondamentale in questo sarebbe stata la Via della Seta, che trasmetteva la malattia in Europa attraverso i porti, con un ritardo di 10-15 anni circa. Una conferma definitiva della teoria potrà venire dal materiale genetico delle vittime della peste in Europa.
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Questo tronco apparteneva a un albero di ginepro di oltre mille anni, nelle montagne del Tien Shan in Kyrgyzstan. Foto di Jan Esper (Università di Mainz, Germania)

[Dall'Abstract:] La peste nera, originatasi in Asia, arrivò nei porti mediterranei nel 1347 d. C., attraverso le vie terrestri e marittime dell'antica Via della Seta. Questa epidemia segnò la seconda pandemia di peste, che durò in Europa fino al primo diciannovesimo secolo. Generalmente la si ritiene dovuta a una singola introduzione di Yersinia Pestis, dopo la quale la malattia si stabilì tra i roditori europei per oltre quattro secoli. Per localizzare questi presunti bacini della malattia, si sono studiate le fluttuazioni climatiche che precedevano le epidemie di peste, sulla base di dati relativi a 7.711 epidemie di peste georiferite storicamente, e 15 registrazioni degli anelli degli alberi in Europa ed Asia. In questo modo si sono fornite prove per la ripetuta reintroduzione, legata al clima, del batterio nei porti europei a partire dai bacini in Asia, con un ritardo che di 15 ± 1 anni. L'analisi non trova prove dell'esistenza di riserve permanenti della peste nell'Europa medievale.
 
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Fianco di una collina nel Karakorum del Pakistan, coperta di alberi di Ginepro (Treydte et al. 2006 Nature). Foto di Kerstin Treydte (WSL)

 
Lo studio "Climate-driven introduction of the Black Death and successive plague reintroductions into Europe", di Boris V. SchmidUlf BüntgenW. Ryan EasterdayChristian GinzlerLars WalløeBarbara Bramanti, e Nils Chr. Stenseth, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America.
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Albero di ginepro avente diverse centinaia di anni nelle montagne del Tien Shan in Kyrgyzstan. Foto di Andrea Seim (Università di Goteborg, Svezia)

Link: Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America; Swiss Federal Institute for Forest, Snow and Landscape Research WSL 1, 2


Studiare la peste per predire le prossime epidemie

9 - 10 Febbraio 2015
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I biologhi dell'Università di Oslo stanno analizzando le interrelazioni tra cambiamento climatico, infestazioni di ratti, ed epidemie di peste nei secoli, anche allo scopo di poter effettuare previsioni.
La peste non avvenne solo nel Medio Evo, ma ancora oggi vi sono casi, in gran parte in Madagascar e Congo. Nell'Evo Antico la più nota epidemia è la Peste di Giustiniano, seguita, secoli più tardi, dalla Peste Nera, che durò per 400 anni. L'ultimo esplosione epidemica risale al diciannovesimo secolo in Cina, e perdura ancora oggi.
E sono molti gli aspetti ancora poco chiari dello sviluppo di queste pandemie.
Link: University of Oslo; Medievalists 1, 2, 3; Past Horizons

Cittadini di Tournai seppelliscono le vittime della peste. Sconosciuto, da  http://supotnitskiy.ru/stat/stat8.htmda WikipediaPubblico Dominio, caricata da Il Dottore.

 


Dalla Peste Nera all'Ebola: il contenimento delle infezioni

20 Settembre - 9 Ottobre 2014
JSTOR Daily prende spunto dai recenti sviluppi sul virus Ebola per parlare di contenimento delle infezioni nel passato.
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La prima occorrenza storica della Peste Nera si ebbe con la cosiddetta Peste di Giustiniano, che colpì per prima la città romana di Pelusium, in Egitto, nel 541-542 d. C., per poi diffondersi in tutto l'Impero d'Oriente. I risultati furono devastanti: secondo le stime morirono 25 milioni di persone, e lo stesso Imperatore sopravvisse pur avendola contratta.Leggere di più