20 Settembre – 9 Ottobre 2014
JSTOR Daily prende spunto dai recenti sviluppi sul virus Ebola per parlare di contenimento delle infezioni nel passato.
Jan_van_Grevenbroeck,_Venetian_doctor_during_the_time_of_the_plague._Museo_Correr,_Venice
La prima occorrenza storica della Peste Nera si ebbe con la cosiddetta Peste di Giustiniano, che colpì per prima la città romana di Pelusium, in Egitto, nel 541-542 d. C., per poi diffondersi in tutto l’Impero d’Oriente. I risultati furono devastanti: secondo le stime morirono 25 milioni di persone, e lo stesso Imperatore sopravvisse pur avendola contratta.
Nei secoli ci si preparò meglio per eventi simili: Venezia ad esempio aveva un corpo destinato a controllare le navi che entravano nel porto, mentre Milano nel quindicesimo secolo aveva un registro delle morti (e non solo delle sepolture) che perciò distingueva le morti per Peste. Non mancarono neppure allora esperimenti e altri approcci al problema: alcuni cristiani si flagellavano, convinti che la Peste fosse una punizione dovuta al peccato; i superstiziosi pensavano invece di tenere a bada i morti ponendo pietre e mattoni nelle loro bocche; gli stessi medici crearono una sorta di respiratore, formato da maschere con becco riempite d’aceto.
(cliccare per vedere l’animazione)
Blackdeath2
Agli inizi del Ventesimo secolo, nonostante la peste avesse pesantemente colpito India e Cina, le migliorate misure sanitarie e di quarantena permisero invece un controllo dell’infezione nel resto del mondo.
L’Ebola non è chiaramente la Peste, per caratteristiche e per contesto: eppure il confronto può ancora risultare istruttivo, sia da un punto di vista storico che medico.
Link: JSTOR Daily; NPR; JSTOR
Jan van Grevenbroeck (1731-1807), dottore veneziano al tempo della peste. Penna, inchiostro e acquerello su carta. Museo Correr, Venezia, da Wikipedia, Pubblico Dominio, caricata da Ian Spackman.
Blackdeath2 di  Andrei nacu e caricata da Saibo, da Wikipedia, Pubblico Dominio.