traffico illegale Ca' Foscari

Traffico illegale di beni culturali: a Ca' Foscari focus su Italia e Vicino Oriente

TRAFFICO ILLEGALE DI BENI CULTURALI

A CA’ FOSCARI FOCUS SU ITALIA E VICINO ORIENTE

Lunedì 9 dicembre dalle 9 in Aula Baratto convegno su saccheggio, furto, traffico illegale, esportazione clandestina di oggetti archeologici e artistici

traffico illegale Ca' FoscariVENEZIA – Il saccheggio, il furto, il traffico illegale, l’esportazione clandestina di beni culturali sono fenomeni che colpiscono tutti i paesi ricchi di giacimenti storico-artistici, Italia compresa, che nei secoli ha visto il proprio patrimonio culturale lentamente e inesorabilmente saccheggiato, arricchendo collezioni pubbliche e private in tutto il mondo. La tematica sarà affrontata coinvolgendo studiosi, esperti, forze dell’ordine e l’Unesco in “Patrimonio sottratto / Stolen heritage”, giornata di approfondimento organizzata nell’Aula Baratto dell’Università Ca’ Foscari Venezia lunedì 9 dicembre dalle 9 alle 17.

Promosso dal Dipartimento di Studi Umanistici di Ca’ Foscari e dal Center for Cultural Heritage Technology dell’Istituto Italiano di Tecnologia, nell’ambito del progetto NETCHER, finanziato dal programma HORIZON 2020 dell’UE, il convegno guarderà alla tematica del saccheggio, distruzione e traffico illegale di oggetti archeologici e artistici attraverso prospettive multiformi: dopo un inquadramento normativo a livello internazionale e nazionale, la giornata si svolgerà analizzando e presentando casi di crimini ai danni del Patrimonio Culturale, prima secondo una prospettiva Italiana, quindi dalla prospettiva delle aree del Vicino Oriente più fortemente danneggiate. Concluderanno la giornata una serie di interventi che presenteranno alcune iniziative di studio, monitoraggio e contrasto ai crimini culturali.

Il progetto NETCHER – NETwork and digital platform for Cultural Heritage Enhancing and Rebuilding - ha l’obiettivo di mettere in connessione attraverso un network di scala europea enti, istituzioni, associazioni e singoli coinvolti nella salvaguardia del Patrimonio Culturale. NETCHER comprende sette entità Europee e diversi third parties: in Italia l’Università Ca’ Foscari di Venezia, con il Center of Cultural Heritage Technologies dell’Istituto Italiano di Tecnologia e Science Gallery della Fondazione Ca’ Foscari, in Francia il Centre National de la Recherque Scientifique, con l’istituto HiSoMa dell’Università di Lione2, l’École National Supérieure de la Police e Capital High Tech, in Belgio Michael Culture Association, in Spagna Interats e in Germania il Deutsches Archäologische Institut.

NETCHER mira ad armonizzare e coordinare varie iniziative di contrasto al traffico di beni culturali attraverso un approccio partecipativo che porterà alla creazione di un network formato da organizzazioni internazionali, governi nazionali, ricercatori, legislatori, organizzazioni non governative, così come fondazioni pubbliche e private. Questo progetto è il passo iniziale verso una efficiente, internazionale e multidisciplinare lotta contro il traffico e il saccheggio di Beni Culturali e per future azioni a livello europeo.

Questo progetto ha ricevuto il finanziamento dal programma ricerca e innovazione Horizon 2020 dell'Unione Europea con il grant agreement no. 822585.

Programma

9:00-9:15 – Registrazione ospiti

 

9:15-9:30 – Saluti istituzionali

 

9:30-10:30 – Il Quadro legislativo nazionale e internazionale

  • Edouard Planche – UNESCO Head of Culture Unit - "The UNESCO International Conventions for the Protection of Cultural Heritage in Emergency Situation"
  • Marina Schneider – Senior Legal Officer & Treaty Depositary UNIDROIT - "L’impatto della Convenzione UNIDROIT del 1995 e la sua influenza sul mercato delle antichitá"
  • Lauso Zagato – Docente di Diritto internazionale ed europeo dei Beni Culturali Ca’ Foscari - "Il contributo di UE e CoE alla lotta contro il traffico illecito di beni culturali: recenti sviluppi"

 

10:30-11:00 – Pausa

 

11:00-12:00 – Il saccheggio e il traffico di Beni Culturali sul territorio italiano

  • Ten. Col. Christian Costantini – Tenente Colonnello Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Venezia - "Il compito del Comando Tutela Patrimonio Culturale di Venezia"
  • Daniela Rizzo, Maurizio Pellegrini – Già funzionari archeologi Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell'Etruria Meridionale - "Il Patrimonio archeologico italiano all'estero tra accordi, dispute e indifferenza"
  • Simonetta Bonomi – Direttore Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli-Venezia Giulia - "Alcuni casi italiani di furti e recuperi di Beni Archeologici"

 

12:00-12:30 – Discussioni e domande

 

12:30-14:00 – Pausa

1

4:00-15:00 – Il saccheggio, la distruzione e il traffico di Beni Culturali nel Vicino Oriente

  • Michela De Bernardin - Ricercatrice e co-direttrice The Journal of Cultural Heritage Crime - "Guerra e saccheggio: mercato lecito e illecito dei ritratti funerari palmireni"
  • Samuel Hardy – Post-Doctoral Research Fellow in Cultural Heritage and Conflicts, Norwegian Institute in Rome (DniR), University of Oslo (UiO) - "Il Crimine Organizzato per il Traffico di Beni Culturali in Turchia"
  • Deodato Tapete, Francesca Cigna – Ricercatori Agenzia Spaziale Italiana - "Le tecnologie satellitari per il monitoraggio dei siti archeologici a rischio"

 

15:00-15:30 – Pausa

 

15:30-16:30 – Il Contrasto al saccheggio e traffico di Beni Culturali: prospettive multidisciplinari

  • Marianne Moedlinger – Ricercatrice European Association of Archaeologists - "‘EAA Community on the Illicit Trade in Cultural Material’: funzione, attivitá e responsabilitá"
  • Serena Epifani – Direttrice The Journal of Cultural Heritage Crime - "L'informazione come strumento di contrasto ai crimini contro il patrimonio culturale"
  • Arianna Traviglia – Coordinatrice CCHT-IIT – “NETCHER, un progetto di interconnessione multidisciplinare per la salvaguardia, il monitoraggio e la ricostruzione del Patrimonio Culturale a rischio”

 

16:30-17:00 – Discussioni, domande e saluti

 

Testo dall'Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia


Biennale Arte 2019 Venezia

Chiude oggi la Biennale Arte 2019 con 600mila visitatori

Chiude oggi la Biennale Arte 2019

confermando i 600mila visitatori (593.616)

cui si aggiungono 24.762 presenze durante la pre-apertura

Biennale Arte 2019 Venezia
Korakrit Arunanondchai
in collaboration with Alex Gvojic
No history in a room filled with people with funny names 5
2018
Video with boychild: 3 channel video, 30:44 min. Installation: Mixed seashells, tree branches, laser harp, hazer, resin, LED lights, fabric pillows
Copyright: Korakrit Arunanondchai and Alex Gvojic
Courtesy: Carlos/Ishikawa, London, C L E A R I N G, New York/Brussels, Bangkok CityCity Gallery, Bangkok

Venezia, domenica 24 novembre 2019 – Si chiude oggi, domenica 24 novembre 2019, la 58. Esposizione Internazionale d’Arte organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta e curata da Ralph Rugoff, che oggi hanno incontrato i visitatori per esaminare il lascito della Mostra e tracciare le considerazioni finali su un’edizione che ha richiamato anche quest’anno una straordinaria attenzione e un grande numero di visitatori.

Durata poco più di 6 mesi, la Biennale Arte 2019 si conclude confermando i 600mila visitatori (593.616), a cui si aggiungono 24.762 presenze durante la pre-apertura.

Grande la presenza dei giovani: i visitatori sotto i 26 anni rappresentano il 31% dei visitatori totali. I visitatori che hanno visto la Mostra in gruppo sono stati il 17% del pubblico complessivo.

Così il Presidente Baratta ha commentato i risultati:

“Si chiude oggi la 58. Esposizione Internazionale d’Arte. Sono trascorsi ventuno anni dalla riforma della Biennale. La 58ma, con il suo titolo - May You Live In Interesting Times - ci ha invitato a considerare sempre il corso degli eventi umani nella loro complessità, invito che ci appare particolarmente importante in tempi nei quali troppo spesso prevale un eccesso di semplificazione generato da conformismi e paure. Un titolo che così interpretato riassume anche le stesse ragioni d’essere di una Biennale. Ma al di là del titolo anche questa Mostra, come tutte quelle che si sono susseguite negli ultimi vent’anni, da quando La Biennale di Venezia è stata riformata, è stata segnata da una particolare sensibilità al tema del rapporto con il visitatore. Tutte le Biennali, infatti, hanno mirato innanzitutto a rendere partecipe il visitatore alla riflessione sull’arte e sull’indagine che gli artisti contemporanei sviluppano continuamente su se stessi.”

“Si è mirato alla valorizzazione dell’incontro tra visitatore e opere, incontrate come nel momento del loro nascere, a promuovere l’ingaggio del visitatore, a promuovere conoscenza ma anche consapevolezza, a sviluppare rispetto e attenzione per l’autonomia dell’arte, e qui per le autonome parziali, ma trasparenti scelte del curatore. Si è interpretato il ruolo della Biennale come quello di un’Istituzione impegnata a promuovere una società libera, aperta e consapevole.”

Abbiamo apprezzato l’impegno dei paesi partecipanti cresciuti in numero (90) per lo spirito con cui hanno deciso di partecipare e hanno partecipato al grande dialogo sull’arte, che grazie alle loro scelte organizzative si sviluppa in un clima di straordinario pluralismo.”

“I visitatori sono stati ancora una volta, nonostante le difficoltà delle recenti settimane, nell’ordine di 600.000, di cui una presenza di giovani ancora in crescita. I visitatori sono diventati il partner principale della Biennale. Da essi viene un contributo decisivo per il mantenimento di condizioni di autonomia e libertà.”

“In tali difficoltà abbiamo avvertito in misura ancor maggiore la responsabilità che ci viene dall’operare in e a favore di una città che ci ospita e ci abbellisce e alla quale vorremmo sempre rendere almeno parte di quanto ci dona.”

“Ci avviamo alla chiusura. Sono in corso affollati Meetings on Art e performance sostenute dall’Arts Council England. Stasera riuniti a Ca’ Giustinian scambieremo un festoso ringraziamento con tutti quanti hanno collaborato, in Biennale, in Venezia e da tante parti del mondo, alla realizzazione della Mostra, ringrazieremo Ralph Rugoff e i suoi collaboratori e ci faremo gli auguri per i prossimi appuntamenti.”

“Presentiamo, infine, il volume Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia, 1895-2019 che riassume tutte le Biennali d’Arte dal 1895 a quest’ultima, a cura dell’Archivio Storico della Biennale, edito dalla Biennale di Venezia (analogamente a quanto fatto due mesi fa per tutte le edizioni della Mostra del Cinema).”

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Dal Prado al Museo di San Marco, l'Annunciazione di Robert Campin in dialogo col Beato Angelico

Il Museo di San Marco, scrigno prezioso delle opere del Beato Angelico, dal prossimo 26 settembre e fino al 6 gennaio 2020 espone un’opera d’arte proveniente dal Museo del Prado con la mostra, a cura di Marilena Tamassia,  L’Annunciazione di Robert Campin. Un illustre ospite dal Museo del Prado per i 150 anni del Museo di San Marco.

Il Museo madrileno ha festeggiato quest’anno i 200 anni dalla fondazione con la prestigiosa mostra  Fra Angelico and the rise of the Florentine Renaissanceche si è inaugurata il 28 maggio scorso.

A questa mostra il Museo di San Marco e il Polo Museale della Toscana hanno generosamente contribuito con alcuni prestiti importanti di opere dell’Angelico e di Masaccio. In cambio di questa collaborazione e per la concomitante celebrazione dei 150 anni dalla fondazione del Museo di San Marco, il Prado, pur avendo sospeso quest'anno i prestiti, ha concesso in via del tutto eccezionale al museo fiorentino l’Annunciazione di Robert Campin, che viene esposta a confronto con le opere del Beato Angelico.

L’opera è stata posta infatti accanto al tabernacolo con l’Annunciazione e Adorazione dei Magi di Beato Angelico, proveniente dalla Basilica di Santa Maria Novella, a intessere un dialogo serrato tra due mondi diversi, ma dai risultati altissimi.

Il pittore e frate domenicano Beato Angelico, aperto a catturare tutte le ricerche artistiche più avanzate in chiave rinascimentale dal mondo artistico fiorentino, ha tuttavia spesso guardato con vivo interesse al mondo fiammingo, tanto diverso, analitico e smagliante nella brillantezza dei colori a olio.

Le due opere si possono più o meno datare allo stesso periodo: intorno al 1425 il tabernacolo dell'Angelico e tra il 1425 e il 1430 il dipinto di Campin. Sia Beato Angelico che Robert Campin hanno aperto la strada a nuovi linguaggi figurativi, che si distaccavano dal mondo tardogotico ancora fiorente.

 E’ un’occasione unica per vedere affiancate queste due diverse rappresentazioni del tema dell’Annunciazione. Il Rinascimento fiorentino declinato dal Beato Angelico esprime l’interesse per lo spazio scalato in profondità, dipinto con colori luminosi e celestiali; la cultura fiamminga di Robert Campin esprime una narrazione analitica, meticolosa, attenta ai dettagli e resa brillante dai colori della pittura a olio.

Due visioni dell’arte che si completano nel comune amore per la pittura.

Le iniziative per la celebrazione dei 150 anni del Museo di San Marco proseguiranno con la ricollocazione e la presentazione del restauro di due opere del Beato Angelico:  il 5 ottobre il "Giudizio Universale" restaurato grazie ai contributi del Rotary Firenze Certosa e di altri sponsor privati e il 15 ottobre la "Pala di San Marco" restaurata dall'Opificio delle Pietre Dure, inoltre a fine ottobre alcune celle del museo ospiteranno un'inedita installazione di arte contemporanea.


graffiti Venezia Università Ca' Foscari

Otto secoli di antichi graffiti veneziani da catalogare

L’ateneo veneziano lancia un progetto di catalogazione digitale e studio

CA’ FOSCARI MAPPA GLI ANTICHI GRAFFITI VENEZIANI

LA STORIA DEI PRIMI VISITATORI IN 8 SECOLI

Circa 5000 i graffiti tra XII e XX secolo

graffiti Venezia Università Ca' FoscariL’Università Ca’ Foscari sta dando il via ad una originale ricerca, nell’ambito dei progetti pilota di Venice Time Machine già avviati dal Dipartimento di Studi Umanistici, per mappare e catalogare per la prima volta oltre 5000 graffiti che vanno dal XII al XX secolo

Si tratta di disegni, simboli, scritte e persino giochi come la tria che figurano su colonne, muri, pareti di palazzi e chiese a Venezia, edifici pubblici e privati che testimoniano la volontà nei secoli di “lasciare un segno”, di dire qualcosa a chi passa e guarda. È la storia di otto secoli di passaggi e queste tracce lasciate nel tempo sulla città sono di mercanti, turisti, marinai, persone che a vario titolo sono transitate per la città e che hanno scritto, inciso, graffiato, disegnato, dipinto e lasciato indelebile impronta della propria storia.

Da qui è nato il progetto di catalogazione digitale di questo enorme patrimonio un po’ fuori dagli schemi, ma di grande interesse culturale e sociale, avviato dalla professoressa Flavia De Rubeis, ordinaria di Paleografia latina presso il Dipartimento di Studi Umanistici e coordinatrice del progetto ”Tourists in Venice across the centuries”.

Il progetto prevede la “schedatura” digitale dei graffiti più importanti, e la creazione di una banca dati che ne riporti l’immagine oltre che la localizzazione e altre notizie sulla provenienza e l’inquadramento storico. Oltre a questo, è in programma la realizzazione di un’app che consentirà a turisti e curiosi di oggi di scoprire questi tesori nascosti in città e di seguire itinerari alternativi di visita.

“Gran parte di questi graffiti non è mai stata studiata o pubblicata, ed è la prima volta – spiega la professoressa De Rubeis - che viene dato il via ad una campagna di studio a tappeto inclusiva di tutti i graffiti, editi e inediti. Sono pochi gli studi che si sono occupati di queste scritture e comunque non con l’obiettivo di dare una visione d’insieme della città su una cronologia così estesa; si tratta in genere di studi che hanno svolto ricerche e pubblicato graffiti di contesti specifici. Ma non è questo l’ottica del progetto che considera tutta  Venezia come un libro aperto, dove le testimonianze graffite partono dal XII secolo e arrivano fino ad oggi, con l’idea di considerare questo corpus come una fonte alternativa rispetto alla storia conosciuta di Venezia, e alle fonti tradizionalmente considerate, il tutto con lo scopo di contribuire ad una diversa visione della città”.

L’approccio digitale consentirà di ridisegnare e rendere maggiormente leggibili i segni a volte difficilmente distinguibili, o perché molto rovinati, o perché o sovrapposti uno all’altro. Sarà possibile isolarli con software appositi, rendendoli fruibili singolarmente attraverso l’app che potrà anche suggerire itinerari veneziani tematici diversi da quelli più battuti attraverso una geolocalizzazione GIS.

E allora ecco le scritte incise nelle celle delle Prigioni di Palazzo Ducale, e le figure di Santi a cui probabilmente gli sventurati reclusi nei “pozzi” rivolgevano una preghiera, o in Piazza San Marco vicino alla Biblioteca Marciana e alla Libreria Sansoviniana i graffiti sulle colonne inneggianti ai dogi, che riportano la scritta W Marco Giustiniani (1684). Le scritte devozionali sulla facciata della Basilica di San Marco, o ancora la curiosa incisione di un ratto che figura sul fusto di una colonna bianca di Calle del Traghetto a San Felice e che riporta la data del 1644. Iniziali, lettere, simboli, testimonianza di un passaggio di merci e commercianti da paesi lontani. E ancora, il Lorenzo Bianchi che lascia nella seconda metà del XIX secolo una firma in ogni luogo visitato.

graffiti Venezia Università Ca' FoscariSplendidi e numerosi sono i graffiti editi delle navi veneziane, galee o cocche o gondole, che ritroviamo soprattutto sul portale della Scuola Grande di San Marco, accanto all’Ospedale civile, quasi un trattato visuale della marineria veneziana in età moderna, nonché la controversa figura di un omino con il cuore in mano che ha avuto nei secoli diverse interpretazioni. Ancora navi, questa volta inedite, compaiono sulle colonne della Ca’ d’Oro, insieme a due raffigurazioni dei preziosi corni ducali.

E questa storia parallela che viene scritta sulla pietra invece che sulle pergamene si ritrova anche nelle isole, a Murano nella Chiesa di San Donato, a Torcello con scritte devozionali sulle colonne, croci, nomi, stemmi, ritratti, animali.

Insomma, una umanità che dopo secoli torna a parlare e a fare parlare di sé, forse dando voce anche a chi viveva ai margini della grande storia.

Sui monumenti si intrecciano lingue, scritture di ogni tipo come rune, armeno, greco, e poi ancora simboli che vanno decifrati, tradotti, spiegati per capirne la suggestione e ricostruire come se fosse ancora viva davanti ai nostri occhi la vicenda di chi li ha incisi.

Per questo il progetto prevede anche la collaborazione dei docenti del Dipartimento di Studi Umanistici che potranno contribuire all’analisi sul linguaggio e aiutare nella comprensione dei significati, ampliando la valenza socioculturale della ricerca, e di una ricercatrice del Science and Technology in Archaeology and Culture Research Center -STARC- The Cyprus Institute alla quale si deve la campagna di rilievi della Basilica di San Marco.

Questo studio, che concluderà in un anno la sua fase pilota, si inserisce nella nuova corrente di ricerca che è lo studio dei graffiti che ha cominciato recentemente a svilupparsi. In questo caso avrà a disposizione un grande terreno di studio, con un arco temporale amplissimo, che va dal 1100 a Banksy e un luogo circoscritto, Venezia che si rivela però potenzialmente senza confini.

Testo e immagini dall'Ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo, Università Ca' Foscari Venezia


Leonardo e Dürer: "incontro" a Venezia. Video intervista con Giovanni Maria Fara

Aggiungiamo un tassello all’immenso mosaico dell’eredità di Leonardo Da Vinci a 500 anni dalla morte, esplorandone l'influenza su un altro grande della cultura e dell’arte rinascimentale, l’incisore tedesco Albrecht Dürer.

I due maestri probabilmente non si incontrarono mai, ma diversi indizi rivelano che Dürer conobbe direttamente opere di Leonardo e ne fu affascinato al punto da riprodurle, fatto unico nella produzione artistica del grande incisore tedesco. E il luogo principe di questo incontro artistico fu la Venezia di inizio Cinquecentocome ci spiega per la rubrica #fattixconoscere Giovanni Maria Fara, professore di Storia dell'arte moderna a Ca' Foscari.

L'intervista è stata realizzata a Palazzo Sturm, dove i Musei Civici di Bassano del Grappa hanno aperto la mostra "Albrecht Dürer. La collezione Remondini", aperta dal 20 aprile al 30 settembre 2019.

Leonardo da Vinci hand
Leonardo da Vinci - presumed self-portrait - WGA12798, red chalk on paper, 333x213 mm, Royal Library of Turin.

Testo da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia


Università Ca' Foscari Venezia

Concerto Mediterraneo al Teatro Ca' Foscari

Martedì 30 aprile ore 20.30 al Teatro Ca’ Foscari a Santa Marta

CONCERTO MEDITERRANEO AL TEATRO CA’ FOSCARI

UN VIAGGIO ATTRAVERSO IL MARE E LE SUE TERRE

Opera musicale di Giacomo Cuticchio

 

VENEZIA – Evento speciale, martedì 30 aprile, al Teatro Ca’ Foscari a Santa Marta: il Concerto Mediterraneo di Giacomo Cuticchio, 14 strumentisti sul palco per un’opera musicale dedicata al mare e alle sue terre.

L’opera è dedicata a chi non è riuscito ad oltrepassare il Mar Mediterraneo e raccoglie suoni, caratteri e suggestioni tipici della Sicilia, madre e culla di svariate civiltà.

Spettacolo a ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Le prenotazioni sono aperte all'indirizzo  [email protected]

La suite per fiati, legni, ottoni ed archi vede come strumento protagonista il pianoforte e si sviluppa in tre quadri.

Nel primo tempo - in tre movimenti: Audace, Largo, Vivace - viene eseguito l’omonimo piano concerto dal quale prende nome l’intero spettacolo.

Le suggestioni dell'epica mediterranea, che caratterizza la ricerca di Cuticchio, ci conducono al secondo quadro. Una Suite di cinque movimenti intitolata Rosa dei Venti.

Con il terzo quadro, Rapsodia Fantastica, si conclude il concerto. Si tratta di un omaggio che Cuticchio ha voluto dedicare al proprio mestiere di oprante-puparo, che lo ha formato sin dalla prima infanzia e che lo ha fortemente influenzato anche nella vita musicale. Qui si alternano le agilità dei fiati e le profondità morbide e rugose dei legni con gli ottoni guerrieri e gli archi leggiadri, in un persistente cimento tra aperture solistiche e colore orchestrale.

Il pianoforte di Giacomo prende parte all’Opera come strumento portante e concertante dell’intero album, così come l’antico pianino a cilindro cui la tradizione assegna il ruolo di commentatore musicale degli spettacoli del Teatro dei Pupi, quel pianino che Giacomo suonava da bambino agli inizi del suo apprendistato di puparo e musicista.

Giacomo Cuticchio, nato a Palermo nel 1982, è compositore, pianista ed erede di una delle più robuste e vitali tradizioni teatrali siciliane. Figlio e nipote di maestri pupari, la sua formazione d’artista ha luogo nella cornice di estremo rigore e attenzione che caratterizza l’attività teatrale di famiglia. L’inclinazione per la musica del piccolo Giacomo ha trovato fertilissima terra tra i suoni del pianino, che tradizionalmente scandisce e commenta le vicende dei paladini di Francia, e lo  straordinario e prezioso esercizio della vocalità propria dell’Opra e del cunto. Il casuale incontro con la musica di Philip Glass e la sempre viva attenzione per la musica antica, rinascimentale e barocca, hanno indicato a un ancor giovanissimo Giacomo il sentiero a lui congeniale, ponendosi a ideali cardini di una ricerca sulle radici della musica, per tantissimi versi analoga agli sforzi del padre Mimmo, di innovazione dell’Opra a partire dalla sue fondamenta.

Alla base dello straordinario intuito di Giacomo Cuticchio per il suono e per la sua drammaturgia è possibile rintracciare, con una certa sicurezza, la prassi del cunto, di cui il padre Mimmo è l’ultimo degli autentici eredi: come nel cunto, attraverso l’alterazione ritmica del respiro, la parola si fa canto, liberando la propria anima sonora, così, con la medesima naturalezza, nella musica di Giacomo i suoni diventano tangibile, udibile forma. La tradizione in cui Giacomo Cuticchio è nato si lega con le grandi esperienze della modernità musicale, lungo il crinale sottilissimo tra il respiro e la parola, tra il suono e il suono organizzato, tra un senno costantemente smarrito e ritrovato al suono di un antico pianino. Al ritmo di un’esistenza umana ancora possibile. [Gianluca Cangemi]

PROGRAMMA

Concerto Mediterraneo: [30’]

  1. Audace
  2. Largo

III. Vivace

Suite Rosa dei Venti: [30’]

  1. Arya
  2. Tramontana

III. Levante

  1. Scirocco
  2. Maestrale

Rapsodia Fantastica: [18’]

  1. Incanto
  2. Autoritratto di Astolfo

III. Finale

ORGANICO

Flauto traverso ALESSANDRO LO GIUDICE

Sax soprano NICOLA MOGAVERO

Fagotto FILIPPO BARRACATO

Tromba 1ª GIOVANNI RE

Tromba 2ª SERGIO CALTAGIRONE

Trombone FABIO PIRO

Tuba DAVIDE LEONE

Pianoforte GIACOMO CUTICCHIO

Violino 1° MARCO BADAMI

Violino 2° FILIPPO DI MAGGIO

Viola MASSIMO CANTONE

Violoncello PAOLO PELLEGRINO

Contrabbasso WALTER ROCCARO

Direttore SALVATORE BARBERI

Università Ca' Foscari Venezia

Testo da Ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo, Università Ca' Foscari Venezia

L’Università Ca’ Foscari a Venezia, foto di Stefano Remo, daWikipediaCC BY-SA 3.0.


Il Piacere del Male. Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000) Ca' Foscari Venezia

Venezia: incontro di studi “Il Piacere del Male. Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000)”

INCONTRO DI STUDI A CA’FOSCARI SU “IL PIACERE DEL MALE”

  

Incontro di studi su “Il Piacere del Male. Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000)”

Aula Baratto, 15 aprile 20019, ore 15.30

in occasione della pubblicazione dell’opera edita nella collana Studi di letterature comparate “I Libri dell’Associazione Sigismondo Malatesta”, 2 voll., Pacini Editore, Pisa 2018

Il Dipartimento di studi linguistici e culturali comparati dell’Università Ca’ Foscari organizza l’incontro di studi su “Il Piacere del Male. Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000)” lunedì 15 aprile alle ore 15.30

Le letterature occidentali fin dalle origini hanno rappresentato l’antitesi tra bene e male in forme diverse, sia nella tradizione biblica che in quella pagana: vizi-virtù, giustizia-ingiustizia, ecc.

A partire dalla fine del Cinquecento tra questi due valori si instaura progressivamente una relazione non più antitetica ma ossimorica e complementare, quella de Il Piacere del Male, di cui per fare esempi famosi si possono citare lo Iago di Shakespeare e il fascinoso Satana del Paradiso perduto di Milton. Una relazione che capovolge la gerarchia tra vizi e virtù rispetto alla tradizione e inaugura una simbiosi che rivendica la duplicità della natura umana, il fascino della seduzione e della perversione.

Un complesso e ampio progetto dell’Associazione Sigismondo Malatesta, ideato e diretto da Paolo Amalfitano, ha indagato con il concorso di sessantadue studiosi delle diverse letterature occidentali questo difficile e paradossale rapporto dal Cinquecento fino ai giorni nostri, attraverso personaggi, testi e autori che ne hanno segnato le metamorfosi: Don Giovanni, Dracula, Swift, Sade, Byron, Poe, Baudelaire, Kafka, Nabokov, Bulgakov, Siti.

De Il Piacere del Male e dei saggi contenuti nei due volumi recentemente pubblicati discuteranno con il curatore Paolo Amalfitano, lunedì 15 aprile alle 15.30, presso l’Aula Baratto a Ca’ Foscari, alcuni illustri studiosi: Mariolina Bertini, Arturo Cattaneo, Stefano Ercolino. Introduce e presiede Flavio Gregori.

Il Piacere del Male. Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000) Ca' Foscari Venezia

Il Piacere del Male

Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000)

Il Piacere del Male” è un Progetto Malatestiano, ideato e diretto da Paolo Amalfitano, che affronta un argomento le cui radici sono, com’è noto, molto antiche. La ricerca prende le mosse, con alcune indagini retrospettive, da un momento tra sedicesimo e diciassettesimo secolo che segna nelle letterature occidentali una sorta di turning point nella millenaria rappresentazione del bene e del male in cui a quest’antitesi, prima pagana ma soprattutto cristiana, si sostituisce progressivamente un ossimoro: Il Piacere del Male. Una figura che istituisce una relazione capovolta tra vizi e virtù, in cui si rivendica la duplicità della natura umana, si presenta la deviazione dalla norma riconosciuta come un momento di libertà e si propugna, fino al mito decadente della bellezza scissa dalla morale, un ideale, per lo più tragico del piacere, fino agli estremi novecenteschi in cui il bene, ormai cancellato, si manifesta forse solo nel ritorno del “vecchio” ed espulso senso di colpa.

Il Progetto, articolato in cinque gruppi di ricerca, ha dato vita nel 2014 a cinque seminari, coordinati ciascuno da un responsabile scientifico: sul ’500 e ante, Sergio Zatti (Università di Pisa); sul ’600, Loretta Innocenti (Università Ca’Foscari Venezia); sul ’700, Paolo Amalfitano (Università di Napoli “L’Orientale”); sull’800, Luca Pietromarchi (Università di Roma Tre); sul ’900, Stefano Brugnolo (Università di Pisa).

Paolo Amalfitano

Apertura dei lavori

Luis Fernando Beneduzi

Vice Direttore del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati

Loretta Innocenti

Università Ca’ Foscari Venezia

Presiede e introduce

Flavio Gregori

Università Ca’ Foscari Venezia

Intervengono

Mariolina Bertini

Università di Parma

Arturo Cattaneo

Università Cattolica del Sacro Cuore Milano

Stefano Ercolino

Università Ca’ Foscari Venezia

Sarà presente il curatore

Paolo Amalfitano

Università di Napoli “L’Orientale”

 

Testi e immagine da ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo, Università Ca' Foscari Venezia


Incroci di civiltà 2019

Jonathan Coe inaugura la dodicesima edizione di Incroci di Civiltà

JONATHAN COE INAUGURA

INCROCI DI CIVILTÀ

FESTIVAL INTERNAZIONALE DI LETTERATURA

A VENEZIA

Mercoledì 3 aprile alle ore 17.30 al Teatro Goldoni di Venezia

la dodicesima edizione del Festival

Incroci di civiltà 2019VENEZIA - Sarà lo scrittore inglese Jonathan Coe l’autore di La casa del sonnoLa banda dei brocchi, Circolo Chiuso, La pioggia prima che cada e, più recentemente, di quello che è considerato il libro emblema della Brexit, Middle England ad inaugurare al Teatro Carlo Goldoni mercoledì 3 aprile alle ore 17.30 la dodicesima edizione di Incroci di civiltà, il Festival internazionale di letteratura a Venezia, ideato e organizzato dall’Università Ca’ Foscari Venezia – in collaborazione con Fondazione di VeneziaComune di Venezia all’interno del programma ‘le Città in Festa’ e Città Metropolitana di Venezia, con la partnership di BAUER Venezia, Fondazione Musei Civici Venezia  e Marsilio.

 L’inaugurazionemercoledì 3 aprile alle ore 17.30, al Teatro Carlo Goldoni, vedrà la consegna del Premio BAUER – Ca’ Foscari a Jonathan Coe che dialogherà con Flavio Gregori. I temi saranno quelli di Middle England (Feltrinelli), suo ultimo romanzo appena tradotto che descrive la parabola che ha portato l’Inghilterra alla Brexit e lo smarrimento della classe media di fronte a questo nuovo ordine di cose. L’inaugurazione vedrà anche la consegna del Premio BAUER – Giovani alla scrittrice cilena Paulina Flores, autrice giovanissima insignita del premio Bolaño con il suo libro di esordio Che vergogna (Marsilio).

Sempre nello spirito del Festival, anche in questa dodicesima edizione autori prestigiosi e scrittori emergenti verranno accostati in un susseguirsi di presentazioni, dibattiti, riflessioni in cui protagonista è la letteratura in tutte le lingue del mondo. Un palcoscenico che offrirà al vasto pubblico di lettori appassionati una prospettiva privilegiata sulla letteratura contemporanea mondiale.

Dal 3 al 6 aprile 2019 si incontreranno a Venezia ventotto scrittori provenienti da diciannove Paesi: Gran Bretagna, Cina, Russia, Islanda, Germania, Italia, Spagna, Messico, Giamaica, Francia, Stati Uniti, Lituania, Sudafrica, Australia, Svezia, Cile, Svizzera, Iran, Norvegia.

Tanti ospiti, notissimi e appena affacciatisi sul panorama letterario internazionale, tante tematiche in un incrocio di vite, opinioni e culture come nella tradizione di questo festival internazionale.

Università Ca’ Foscari, Marsilio Editori e Fondazione di Venezia annunceranno inoltre, durante l’inaugurazione, l’istituzione del Premio Manuzio dedicato a Cesare De Michelis la cui prima edizione coinciderà con Incroci di Civiltà 2020. Il premio andrà di anno in anno a quegli editori internazionali che si sono distinti per aver saputo interpretare al meglio con progetti editoriali innovativi lo spirito di confronto e dialogo tra culture che sta alla base di Incroci.

PRENOTAZIONI

Tutti gli appuntamenti di Incroci sono a ingresso libero con prenotazione obbligatoria online su www.incrocidicivilta.org

 

COLLABORAZIONI

Anche per l’edizione 2019, il Festival Incroci di civiltà si giova di una ricca rete di collaborazioni:

 

Partner BAUER Venezia / Fondazione Musei Civici Venezia / Marsilio.

Con il sostegno di Beit Venezia. Casa della cultura ebraica / Center for the Humanities and Social Change / Centro Tedesco di Studi Veneziani / Collegio Internazionale Ca’ Foscari / Consolato generale degli Stati Uniti d’America a Milano / Consolato generale di Svizzera a Milano - Consolato di Svizzera a Venezia / Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati / Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea / Fondazione Querini Stampalia / Fondazione svizzera per la Cultura Pro Helvetia / Grafiche Veneziane / Icelandic Literature Center / Il Volta Pagina / Istituto Confucio Venezia / LEI–Center for Women’s Leadership / L’Incaricata del Governo Federale di Germania per la Cultura e i Media / Lithuanian Culture Institute / NORLA–Norwegian Literature Abroad / Palazzo Grassi–Punta della dogana / Poetry Vicenza / San Servolo s.r.l. / Science Gallery Venice / Società Dante Alighieri / Swedish Arts Council / TBA21-Academy / T Fondaco dei Tedeschi–DFS / University of Warwick / Waterlines–Residenze letterarie e artistiche a Venezia.

In collaborazione con Casa di Reclusione Femminile della Giudecca / Closer–Associazione Culturale / Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali / EDT / Fondazione

Il Campiello / Giangiacomo Feltrinelli Editore / Giulio Einaudi editore / Iperborea / Laboratorio sulla Traduzione delle Lingue Orientali / lineadacqua, "Ristorante Riviera".

Librerie partner Cafoscarina / Libreria MarcoPolo / Libreria

Studium / Punto Einaudi Venezia.

Organizzazione Fondazione Università Ca’ Foscari Venezia.

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Università Ca’ Foscari Venezia


Università Ca' Foscari Venezia

Con il progetto "Smath", l'arte entra nelle imprese venete

CON IL PROGETTO “SMATH”, L’ARTE ENTRA NELLE IMPRESE VENETE

Giovedì 28 marzo, ore 15.30, a Ca’ Foscari Challenge School Il lancio del progetto europeo con il workshop “Creare atmosfere creative”. A confronto sei donne, imprenditrici e operatrici culturali, che già esplorano le potenzialità della contaminazione tra arte e impresa.

VENEZIA – Si proietta in Europa – e si fa replicabile e adattabile ad altri territori e Paesi - il modello di interazione tra arte e impresa ideato e sviluppato in questi ultimi anni da Ca’ Foscari (art&business), nella convinzione che la creatività e la cultura possano rendere le aziende più competitive e innovative. Accadrà grazie al progetto europeo “Smath” (Smart Atmospheres of social and financial innovation for innovative clustering of creative industries in Med area) – ne è capofila la Regione del Veneto assieme al Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia - che verrà presentato in un “Info Day” con il workshop intitolato “Creare atmosfere creative”, giovedì 28 marzo, dalle ore 15.30, all’aula Cancelletto di Ca’ Foscari Challenge School (Venezia-Marghera-Venezia, Via della Libertà, 12).

L’ambizioso obiettivo è dare vita in sette diverse regioni europee a “nidi creativi” in cui artisti e imprenditori progetteranno insieme nuovi servizi e prodotti, con una logica di innovazione sociale, per trasformare il sistema di relazioni tra cultura e impresa. «Da alcuni anni il Laboratorio di Management dell’Arte e della Cultura di Ca’ Foscari (MacLab) ha indirizzato la propria ricerca sulla connessione tra arte e impresa - spiega Fabrizio Panozzo, docente del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia e responsabile scientifico del progetto -, codificando un vero e proprio modello di “art&business” per mettere in interazione e dialogo il lavoro dell’artista con quello dell’impresa, modello che grazie a questo progetto ora sperimentiamo in modo più ampio qui in Veneto ed estendiamo anche ad altri Paesi».

Il workshop di lancio del progetto è strutturato in un confronto tra cinque imprenditrici unite da uno spiccato interesse per l’arte e altrettante operatrici culturali che già hanno ideato e realizzato interventi artistici insieme ad aziende del territorio o nelle loro sedi produttive. Dopo i saluti di Roberta Lesini, direttrice esecutiva di Ca’ Foscari Challenge School, a presentare “Smath” saranno Maria Teresa De Gregorio, direttore della Direzione Beni, Attività Culturali e Sport della Regione del Veneto, e Fabrizio Panozzo, docente del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Spazio poi alle testimonianze dal mondo dell’impresa con Lucia Cuman di Stl Design&Tecnologia, Mariacristina Gribaudi di Keyline spa e Fondazione Musei civici di Venezia, Maria Graziati di F/Art, Agnese Lunardelli di Lunardelli e Nadia Ugolini di Ugolini srl, e agli interventi delle operatrici culturali Viviana Carlet di Lago Film Fest, Laura Gallon di Arte Laguna Prize, Cristina Palumbo di Echidna Cultura, Giovanna Maroccolo di Neo e dell’artista Anna Piratti.

“Smath” è un progetto di cooperazione internazionale, finanziato dal programma Interreg Med 2014-2020, che unisce dieci attori diversi, tra acceleratori d’impresa, governi regionali, istituti culturali e agenzie per lo sviluppo locale in diversi Paesi del Mediterraneo: le regioni del Veneto, del Friuli Venezia Giulia, della Provenza/Costa Azzurra, le aree metropolitane di Barcellona, Zagabria e Atene e Maribor in Slovenia. Anche la nostra Regione dunque grazie al progetto, con un finanziamento di 490mila euro su un totale di 2 milioni destinati al progetto complessivo, sarà terra fertile per dare vita ad atmosfere creative e smart in cui respirare e riscoprire i benefici della connessione tra la sfera della produzione artistico-culturale e quella imprenditoriale già attenta alla creatività, con un’attenzione particolare ai temi del turismo sostenibile, la coesione sociale e la rigenerazione urbana. Per il Veneto il progetto si concretizza in un percorso articolato – guidato da docenti e ricercatori di Ca’ Foscari - di seminari formativi, sessioni progettuali, laboratori, eventi pubblici di presentazione, servizi di assistenza e accompagnamento, che culminerà nel 2020 con la realizzazione di sei residenze artistiche in altrettante aziende.

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Alessandro Melis nominato curatore Mostra Internazionale di Architettura di Venezia del 2020

Sarà Alessandro Melis il curatore del Padiglione Italia alla 17. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia del 2020”. Lo rende noto il Ministro per i beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli che fa sapere come il nome di Melis sia stato individuato al termine di una procedura di selezione a cui sono stati invitati a partecipare cinque nomi rappresentativi del panorama nazionale. Il progetto è stato scelto dal Ministro nell'ambito dell’istruttoria effettuata dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanea e Periferie urbane.

Credits La Biennale.org

Tra le proposte presentate, tutte molto attente ad esplorare le tendenze attuali di crescita e di sviluppo delle aree urbane italiane, tenendo in considerazione i grandi mutamenti ai quali stiamo assistendo, è stato selezionato il progetto di Alessandro Melis che presenta una riflessione sulle urgenze dell’architettura in Italia, e suggerisce prospettive future per le periferie italiane ed opportunità per la ridefinizione del ruolo strategico e multidisciplinare dell’architettura.

'Il progetto Comunità Resilienti di Alessandro Melis - ha detto Bonisoli - affronta temi di grande urgenza come il cambiamento climatico e la resilienza delle comunità. Si tratta di un percorso di mostra molto divulgativo e coinvolgente, il Padiglione Italia sarà un’occasione per riflettere su come rispondere positivamente in futuro alla pressione sociale ed ambientale attualmente in atto.”

Alessandro Melis, Cagliari (1969), architetto di formazione, è oggi Direttore della Cluster for Sustainable Cities, e fondatore del Media Hub, il primo open lab della University of Portsmouth, nato con l’obiettivo di studiare l’innovazione tecnologica nel campo della progettazione climatica ed ambientale.

I suoi temi di ricerca riguardano l’innovazione nel campo della sostenibilità ambientale, della resilienza e della rigenerazione del tessuto urbano, sui quali è stato curatore e key speaker in numerose conferenze e simposi presso istituzioni come il MoMA a New York, e la China Academy of Art.

Tra le innovazioni di carattere accademico per cui è riconosciuto: l’introduzione in architettura dei cosiddetti “Hybrid tecahing methods” (High Education Fellowship 2018) e l’integrazione di BIM, computazione, e fluidodinamica nella progettazione climatica. Attualmente coordina progetti di ricerca internazionali sulla resilienza in architettura, finanziati da fondi di ricerca internazionali sulla pianificazione urbana attraverso il nexus cibo-energia-acqua e sul riciclo della plastica come strumento di ripensamento infrastrutturale della città del futuro.

La selezione dei curatori è stata eseguita tenendo conto delle esperienze maturate in campo nazionale e internazionale, garantendo la presenza di giovani ed affermati curatori.​