Una paradossografia pseudo-aristotelica: il “De mirabilibus ascultationibus”

UNA PARADOSSOGRAFIA PSEUDO-ARISTOTELICA: IL “DE MIRABILIBUS ASCULTATIONIBUS”

Quando ci si imbatte nella lettura di Aristotele spesso l’attenzione ricade su opere come la Metafisica, Poetica, Politica etc. che, seppur pregevoli per le informazioni e ricche di spunti filologici, non mancano certo di contributi esplicativi. La situazione, però, non è omogenea, non tutte le opere, aristoteliche o presunte tali, hanno ricevuto lo stesso trattamento o, seppur emendate e commentate, non risaltano all’attenzione del lettore esperto e non.

Raffaello Sanzio, La Scuola di Atene, particolare con Platone e Aristotele. Affresco (1509-1511 circa), Musei Vaticani (fonte: Web Gallery of Art), Pubblico dominio

La questione del De mirabilibus ascultationibus è degna di nota sia per le problematiche storico-filologiche sia per le informazioni, spesso stravaganti, contenute all’interno della raccolta. Come si deduce dall’intestazione, l’opera è definita pseudo-aristotelica, non a caso differenti filologi (Alessandro Giannini, per citarne uno) hanno riscontrato diverse problematiche nel ricercare l’autore di questa raccolta di eventi mirabolanti. La difficoltà nell’individuazione della paternità è connessa con la varietà dei contenuti, varietà che riguarda non solo le informazioni, ma anche e soprattutto la datazione delle stesse. Non mancano, infatti, capitoli che riferiscono eventi precedenti o, addirittura, posteriori ad Aristotele stesso: in questa circostanza, allora, come ci si dovrebbe comportare? Giunge in soccorso la tradizione del Corpus Aristotelicum. Per quanto riguarda la tradizione dei filosofi, in particolar modo Platone e Aristotele, le loro ‘scuole’ hanno giocato un ruolo fondamentale per la salvaguardia delle loro opere, nel caso di Aristotele il Liceo ha permesso che una buona parte della produzione aristotelica venisse tramandata ai posteri. All’interno di questa istituzione, il Liceo per l’appunto, definendola con una terminologia moderna, Aristotele ammaestrava i suoi allievi con le sue lezioni. Non è da escludere, quindi, che se diversi capitoli del De mirabilibus ascultationibus possano essere, con i dubbi del caso, ascritti allo Stagirita, gli altri possano avere una paternità diversa: si può ipotizzare, in questo caso, che differenti capitoli siano ascrivibili agli allievi. A confermare quest’ultima ipotesi c’è la questione della fonte o delle fonti della raccolta. Se ci si attiene alle informazioni degli studiosi, le fonti principali dell’opera paradossografica pseudo-aristotelica sono da indicare in Timeo, Teopompo e Teofrasto. Quest’ultimo, infatti, è stato allievo di Aristotele al Liceo.

Gustav Adolph Spangenberg, Die Schule des Aristoteles, affresco (1883-1888), (fonte: Hetnet.), Pubblico dominio

Connessa alla difficoltà della paternità della raccolta c’è la questione della datazione. Anche in questo caso si deve ipotizzare una pluralità di aggiunte seriori, anche se, cercando di datare quei capitoli ascrivibili ad Aristotele, si potrebbe definire come terminus ante quem il 384 a.C. (anno della nascita di Aristotele) e come terminus post quem il 322 a.C. (anno della morte dello stesso), in quest’arco di tempo, presumibilmente, va cercata l’origine di alcuni capitoli di probabile paternità aristotelica.

Le difficoltà legate alla paternità e alla datazione ricadono, anche, sulla struttura dell’opera. I capitoli non hanno una successione cronologica né tantomeno contenutistica, ma spesso risultano inseriti in maniera confusionaria e priva di una organizzazione razionale.

Dopo questa brevissima parentesi storico-filologica, è importante spiegare le ragioni che devono spingere studiosi e appassionati alla lettura del De mirabilibus ascultationibus. Come si evince dal titolo, l’opera presenta informazioni paradossali. Lo Pseudo-Aristotele (o si potrebbe definire anche Anonimo, date le suddette problematiche di paternità), tratta argomenti di vario genere: dalla zoologia alla botanica sino ai fenomeni geologici. Tutti i paradossi, eccetto rari casi, sono accompagnati dal luogo d’origine: si va dal Medio Oriente alla Grecia continentale sino all’Illiria e Italia (Sicilia e Magna Grecia).

Ogni sezione presenta delle caratteristiche principali: la sezione botanica è legata agli effetti ed usi delle diverse erbe e fiori disseminati sulla Terra (si deve tener presente che per Terra va intesa la superficie conosciuta sino al IV-III a.C.). Lo Pseudo-Aristotele (o Anonimo) parla di erbe benefiche e malefiche, di erbe legate ai culti religiosi e quelle legate alla sfera matrimoniale e, addirittura, racconta di fiori che emanano un odore acre tale da allontanare le bestie feroci.

La sezione zoologica è interessata alle dimensioni e alle funzioni di diversi animali. Si passa da bestie più grandi del normale a pesci che riescono a sopravvivere sulla spiaggia. Lo Pseudo-Aristotele tratta anche, per esempio, di locuste che, se ingerite, salvano dai morsi dei serpenti; quest’ultima informazione poteva (e può) essere utile per uno studioso di rimedi farmaceutici.

La sezione geologica è legata sia ai diversi fenomeni naturali: vengono trattati i casi di alta e bassa marea nello stretto di Messina, laghi che generano vortici e sputano una grande quantità di pesci, sia alla presenza, in diverse località, di metalli e pietre preziose. Spesso questa sezione è interessata, anche, da fenomeni mitologici: lo Pseudo-Aristotele parla, per esempio, di un evento accaduto a Catania ai due pii fratres (fratelli devoti), Anfinomo e Anapio; dopo l’eruzione dell’Etna, i due fratelli, con i loro genitori sulle spalle, furono salvati dalla lava grazie alla loro pietas (devozione), questo evento segnò così tanto i catanesi da farlo incidere sulle monete coniate tra il II e il I a.C. Quest’ultimo dato, per esempio, può risultare utile agli studiosi di numismatica.

L’intera raccolta è ricca di queste informazioni e il De mirabilibus ascultationibus, per concludere, può essere definita un’opera poliedrica: utile agli studiosi del Corpus Aristotelicum o agli appassionati e interessante anche per medici, erboristi e zoologi, antichi e non.

De mirabilibus ascultationibus Aristotele Pseudo-Aristotele
Busto di Aristotele. Copia romana di originale greco in bronzo di Lisippo, con aggiunta moderna del mantello in alabastro. Foto di Marie-Lan Nguyen (2006), Pubblico dominio

mummia mummie mumia

Basta un poco di ‘mummia’ e la pillola va giù!

Negli ultimi giorni si è molto parlato della notizia del ritrovamento della mummia, avvenuto ad Assuan; prendiamo spunto da qui per una curiosità: lo sapevate che dal XII al XX secolo son stati venduti, in tutto il mondo, resti umani mummificati e polverizzati, usati come pigmento o, peggio, come medicina, sotto l’accattivante nome di “Mumia”? La richiesta di questo “discutibile” materiale era tanto alta che superava di gran lunga i rifornimenti e la povere era spesso fatta da animali mummificati o cadaveri non tanto ‘antichi’.

mummia mummie mumia
Contenitore di un'erboristeria del diciottesimo secolo con la scritta MUMIA. Foto di Bullenwächter, CC BY-SA 3.0

Nel XVI secolo il pigmento “Mummy Brown” (il Marrone ‘Mummia’) divenne alquanto popolare tra i pittori in tutta Europa, ma il suo uso in medicina risale a tempi ben piu remoti, con gli arabi che a loro volta ripresero una credenza dell’antica greca per la quale il bitume usato durante la mummificazione avesse un qualche potere curativo. Abd’ el Latif, nel XII sec, affermava, infatti, che il bitume che ricopriva le mummie poteva essere tranquillamente riutilizzato e non differiva poi tanto da quello trovato in natura. Allora, perche non polverizzare direttamente qualche corpo mummificato, piu facile da reperire, che avrebbe reso il processo più esotico e intrigante?

Asfalto naturale/bitume dal Mar Morto. Foto di Daniel Tzvi

Dal momento che la parola persiana per ‘bitume’ era proprio mum or mumiya, questi termini finirono per essere applicati direttamente a quei corpi cosi ben preservati e ricoperti di bitume. Ancora oggi infatti usiamo la parola “mummia” (in inglese “mummy”) e lo dobbiamo proprio a questo.

Venditore di mummie (1875), Foto di Félix Bonfils

La ‘polvere di mummia’ veniva entusiasticamente prescritta per alleviare la tosse, per le infezioni urinarie, per curare le ferite, per i dolori del parto, per l’artrosi (ovvio, no?), per la dissenteria, per il mal di testa e particolarmente per l’epilessia. Insomma una panacea per tutti i mali!

Se volete sapere di più sull’argomento vi suggerisco l’articolo di Philip McCouat, The life and death of Mummy Brown, pubblicato nel Journal of Art in Society.

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Contenitore in legno da erboristeria con la scritta MUMIÆ, da Museo di Amburgo. Foto di Christoph Braun

Dimensione del cervello e flusso sanguigno nell'evoluzione umana

30 Agosto 2016

Calchi di teschi di ominidi. Da sinistra: Australopithecus afarensis, Homo habilis, Homo ergaster, Homo erectus e Homo neanderthalensis. Photo credit: Roger Seymour. Calchi fotografati nel South Australian Museum.
Calchi di teschi di ominidi. Da sinistra: Australopithecus afarensis, Homo habilis, Homo ergaster, Homo erectus e Homo neanderthalensis.
Photo credit: Roger Seymour. Calchi fotografati nel South Australian Museum.

Un nuovo studio, pubblicato su Royal Society Open Science, ha evidenziato come nell'evoluzione umana vi sia non solo un incremento della dimensione del cervello (attorno al 350%) ma un'incremento relativo al flusso sanguigno per irrorare lo stesso che è persino più rilevante (attorno al 600%).

Antichi teschi fossili sono stati esaminati: essi presentano i fori relativi alle arterie e ci mostrano come il flusso sanguigno si sia incrementato, dai tempi dell'Australopithecus afarensis ai moderni umani.

Come spiega il professore emerito Roger Seymour dell'Università di Adelaide, per permettere al nostro cervello di funzionare ed essere così intelligente, è necessario fornire costantemente ossigeno e nutrienti attraverso il sangue. E più il cervello è metabolicamente attivo, più bisogna fornirgli nutrienti.

Sono visibili le due aperture per le arterie carotidi interne che irrorano il cervello. Photo credit: Edward Snelling. Sourced from the Raymond Dart Collection of Human Skeletons, School of Anatomical Sciences, Faculty of Health Sciences, University of the Witwatersrand.
Sono visibili le due aperture per le arterie carotidi interne che irrorano il cervello. Photo credit: Edward Snelling. Sourced from the Raymond Dart Collection of Human Skeletons, School of Anatomical Sciences, Faculty of Health Sciences, University of the Witwatersrand.

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Le più antiche testimonianze di cancro

28 Luglio 2016

L'osso del piede. Credit: Patrick Randolph-Quinney (UCLAN)
L'osso del piede. Credit: Patrick Randolph-Quinney (UCLAN)

Due studi, pubblicati nel South African Journal of Science, annunciano la scoperta delle più antiche prove di cancro e tumori ossei.

Il primo studio relaziona la scoperta dell'osso di un piede di un ominide bipede, la cui specie non è stata ancora identificata: data a 1,7 milioni di anni fa e proviene dal sito di Swartkrans. Fornisce la più antica prova di tumore maligno.

Il secondo studio invece riferisce di neoplasma benigno a una vertebra di Australopithecus sediba: proviene dal sito di Malapa e data a 2 milioni di anni fa.

Cancro del metatarso. Credit: Edward Odes (Wits)
Cancro del metatarso. Credit: Edward Odes (Wits)

In conclusione, queste scoperte ci confermano quanto già era emerso in altri recenti studi: il cancro non è un'invenzione delle moderne società industriali, ma è sempre esistito.

Vertebra di giovane Australopithecus sediba. Credit: Paul Tafforeau (ESRF)
Vertebra di giovane Australopithecus sediba. Credit: Paul Tafforeau (ESRF)

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La cribra orbitalia, ancora oggi diffusa

17 Maggio 2016

Esempio di teschio che mostra cribra orbitalia. Credit: Ann Ross
Esempio di teschio con cribra orbitalia. Credit: Ann Ross

Antropologi forensi hanno scoperto che la cribra orbitalia, che si riteneva ormai solo del passato, sarebbe invece ancora diffusa nell'America del Nord e in Sud Africa.
Con questa condizione, le ossa dell'interno delle cavità oculari diventano porose.
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Segni della fragilità e delle carestie nella Londra medievale

2 Maggio 2016

Ipoplasia dello smalto (i solchi orizzontali) sono indicativi di stress fisiologico tra i sei mesi e i sei anni. Credit: Sharon DeWitte
Ipoplasia dello smalto (i solchi orizzontali) sono indicativi di stress fisiologico tra i sei mesi e i sei anni.
Credit: Sharon DeWitte

In una ricerca pubblicata sull'American Journal of Physical Anthropology, si è lavorato coi resti provenienti dagli scavi del cimitero londinese di St. Mary Spital, in uso dal 1120 al 1540 d.C. In questo lavoro sono stati escluse le sepolture collegate alla Peste nera, per concentrarsi sugli effetti delle carestie.
Tra le conclusioni alle quali le studiose sono giunte, quelle relative all'ipoplasia dello smalto (caratterizzata da solchi orizzontali) determinata a seguito di traumi fisiologici tra i sei mesi e i sei anni di età. Questo indicatore sarebbe stato collegato pure alle carestie. Al contrario, le lesioni periostali sarebbero legate a persone in buona salute, un fatto inaspettato per molti.
Samantha Yaussy e Sharon DeWitte. Credit: University of South Carolina
Samantha Yaussy e Sharon DeWitte.
Credit: University of South Carolina

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Sulle tracce dei cambiamenti storici nel fisico dei Polacchi

31 Marzo 2016

Sulle tracce dei cambiamenti storici nel fisico dei Polacchi

Modificazioni negli scheletri, oltre ad archivi d'ospedale e documenti di coscrizione - antropologi, archeologi e storici cercano di leggerli per comprendere come la guerra abbia cambiato il corpo umano, come gli abitanti di paesi e villaggi vissero sul volgere dei secoli diciannovesimo e ventesimo e se la vita nel Medio Evo fosse stressante.
Ogni generazione è leggermente più alta della generazione dei suoi genitori e nonni. Entro un decennio, un rappresentante medio delle nazioni in via di sviluppo è in media più alta di quella dei suoi predecessori di circa 0,5-2 cm. Esaminando le deviazioni da questa tendenza, gli scienziati sono in grado di valutare meglio le condizioni di vita degli antichi abitanti della Polonia - così i partecipanti alla conferenza "Corpo umano in Polonia: ieri e oggi" (NdT: "Human physique in Poland: yesterday and today"), organizzato sabato 19 Marzo all'Università Cardinale Stefan Wyszyński a Varsavia dalla Facoltà di Biologia e Scienze Ambientali dell'Università, e dal Museo di Storia Polacca.
Come il corpo umano sia influenzato dalla guerra è il soggetto della ricerca (utilizzando l'esempio della popolazione di Cracovia) di Bartosz Ogórek, storico e demografo dall'Istituto di Storia e Archivi, Università Pedagogica di Cracovia. Quando si tratta di salute, la guerra influenza particolarmente i ragazzi durante la pubertà - ha affermata alla conferenza.
"Durante la guerra a Cracovia, la cosa peggiore era di essere un ragazzo di circa dieci anni, che è l'età durante la quale gli adolescenti cominciano a mangiare moltissimo e a crescere intensivamente. I ragazzi, comunque, non avevano la quantità appropriata di cibo. La mortalità civile in questo gruppo aumentò del 170 per cento" - questo ha sottolineato Bartosz Ogórek.
Lo storico ha cercato le prove di questa tendenza nei documenti post-bellici sui coscritti, contenenti dati sulle misurazioni dei loro corpi. Ha affermato che i ragazzi nati all'inizio del ventesimo secolo, che entrarono nella pubertà durante la guerra - al momento della coscrizione, all'età di 21 anni erano più bassi dei loro pari chiamati alle armi prima della guerra.
Cattive condizioni influenzavano pure i neonati: bambini con peso inferiore nacquero durante la guerra. "Questo è un semplice meccanismo associato con una scarsa nutrizione, esposizione a malattie infettive e uno standard di vita inferiore durante il tempo di guerra" - spiega lo storico.
Ha aggiunto che le persone nate durante la guerra incrementerebbero nel tempo il loro insufficiente peso al momento della nascita. "Persino dopo la guerra, alcuni ragazzi nati nel 1915 erano un po' più bassi di quelli nati negli anni vicini. In età scolare, queste persone erano circa 2 cm più basse di quelle nate negli altri anni. La maggior parte di loro probabilmente compensò queste perdite in seguito nella vita, ma secondo i biologi potrebbe essere deleterio per la salute in età adulta" - questa la descrizione di Bartosz Ogórek.
"Le conseguenze della guerra, relativamente a salute e demografia, persistono fin quando rimangono vive le persone nate durante la guerra" - ha affermato lo storico.
Stile di vita, altezza e peso di queste persone che vivevano nei paesi e nei villaggi del Regno di Polonia e a Varsavia nel tardo diciannovesimo secolo e agli inizi del ventesimo è l'argomento della ricerca della prof.ssa Alicja Budnik dell'Università Adam Mickiewicz a Poznań. La professoressa analizza l'indice di massa corporea (NdT: BMI, o body mass index) (che, in parole povere, mostra il rapporto tra peso corporeo e altezza di una persona).
La sua analisi mostra che in termini di peso e altezza la nobiltà emerse tra i gruppi sociali, ma i borghesi stavano rapidamente recuperando.
Le donne dei paesi - specialmente dopo i 30 - hanno la tendenza a guadagnare peso, perché restavano a casa, con poco movimento e molto cibo. Spiegando questo fenomeno, il prof. Budnik ha citato un anonimo aforista, "non fidarti delle persone che mangiano poco, perché queste persone sono gelose o di cattivo carattere, e l'astinenza è una caratteristica da asociale". "Persino Leon Potocki nelle sue memorie ammise che mangiare era l'attività più importante della vita civile. Così mangiavano, e aumentavano la dimensione dei loro corpi" - ha affermato il professore.
Di conseguenza, il numero di persone che erano sovrappeso e obese crebbe nella società polacca. Alla fine del diciannovesimo secolo e agli inizi del ventesimo più della metà di uomini e donne era in sovrappeso. Gli uomini del proletariato, malnutriti e che lavoravano duro erano i più bassi e magri. Le donne nei loro strati sociali erano in condizioni migliori. "Contrariamente alla credenza popolare sui contadini poveri - sembra che non andasse così male tra loro. Almeno in alcuni luoghi" - così il prof. Budnik.
Cosa si mangiava nel Regno di Polonia alla fine del diciannovesimo secolo? La gente di paese consumava un sacco di latte, burro, carne e uova. I contadini mangiavano legumi e patate.
La dott.ssa Barbara Kwiatkowska dal Dipartimento di Antropologia all'Università di Scienze Biologiche a Wrocław traccia i cambiamenti nella struttura del corpo umano in Polonia nell'ultimo millennio. Sulla base dei teschi e delle ossa degli antichi abitanti di Wrocław, valuta le condizioni in cui vivevano le persone nel Medio Evo. "Si tratta della risposta corporea a condizioni ambientali avverse - condizioni di vita difficili, fame, malattia, parassiti e malattie causate da questi. Il corpo in queste condizioni compie uno sforzo enorme, che lascia tracce sulle ossa, tracce che un antropologo può leggere" - ha spiegato la dott.ssa Kwiatkowska.
Indicazioni di pessime condizioni di vita comprendono i cambiamenti nello smalto e malattie dentarie, osteoporosi, stress muscoloscheletrico o cosiddette linee di Harris (tracce di inibizione della crescita sulle ossa, che rimangono dopo periodi di malnutrizione, ad esempio l'hungry gap - NdT: il periodo primaverile durante il quale nei climi britannici non c'è cibo vegetale). Un segnale importante è l'altezza del corpo e il dimorfismo sessuale, ad esempio la differenza di altezza tra donne e uomini.
La dott.ssa Kwiatkowska ha guardato tali cambiamenti sugli scheletri delle persone sepolte nei secoli XII-XVI in varie località nella Wrocław medievale. Le persone più povere erano sepolte nei sobborghi; le persone più ricche nelle parti centrali della città.
La loro situazione sociale lasciò tracce sugli scheletri. "Sul sito di Ołbin dai secoli dodicesimo e tredicesimo, dove le condizioni di vita erano molto buone - le vie si incrociavano e c'era un mercato - il dimorfismo sessuale raggiunse 11 cm! Sappiamo da fonti storiche che nello stesso periodo, gli abitanti della città di Wrocław che vivevano ai margini della città erano seppelliti nel cimitero della Piazza Dominikański. Il dimorfismo tra loro era inferiore, come nella Chiesa di S. Cristoforo, dove le persone del borgo e dei villaggi circostanti erano seppellite" - così ha affermato la dott.ssa Kwiatkowska.
 

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.


Umani in allevamento: proposte del diciottesimo secolo

29 Marzo 2016

La professoressa Maren Lorenz. © RUB, Damian Gorczany
La professoressa Maren Lorenz. © RUB, Damian Gorczany

L'idea di "migliorare" gli umani e di "ottimizzare" la procreazione emerse già nel diciottesimo secolo in Francia, molto prima dell'ingegneria genetica o del romanzo Il mondo nuovo (Brave New World, 1932) di Aldous Huxley.
Già durante l'Illuminismo, con lo sviluppo della medicina, economisti e studiosi dell'amministrazione si resero conto che la popolazione era una risorsa economica da moltiplicare.
La professoressa Maren Lorenz, della Ruhr-Universität Bochum, sta compiendo studi in merito, descritti in un articolo sul periodico Rubin Science Magazine.
Tra le prime fonti si discute di politiche di procreazione strategica, e persino di matrimonio di prova (con divorzio in caso non si ottenesse una progenie) o di abolizione del celibato (che era visto uno spreco di uomini abili alla procreazione). In un'epoca di censura, erano idee destinate a far discutere. Molto prima che queste idee prendessero piede in Germania, fu in Francia che i dottori svilupparono l'idea di "fattorie di allevamento umano" (NdT: human stud farm in Inglese), nella seconda metà del diciottesimo secolo. Lì vi sarebbero state donne single di 25 anni, che avrebbero ricevuto la visita di uomini (sposati e non). I figli sarebbero appartenuti allo Stato.
Link: Rubin Science MagazineAlphaGalileo via Ruhr-Universitaet-Bochum.


La diffusione della dissenteria nel mondo a partire dall'Europa

21 Marzo 2016
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La dissenteria, insieme alla peste, al vaiolo, al tifo, ha rappresentato una piaga per l'umanità, in particolare nei secoli diciottesimo e diciannovesimo. Ancora oggi è un flagello in Africa e Asia, ma probabilmente ebbe origine in Europa.
Un nuovo studio, pubblicato su Nature - Microbiology, mostra la diffusione storica del bacillo della dissenteria epidemica, lo Shigella dysenteriae tipo 1 (Sd1). La ricerca è avvenuta a partire dall'analisi del genoma completo di 331 Sd1, raccolti da 66 paesi per il periodo 1915-2011.
A trasmettere la dissenteria da un continente all'altro sarebbero state le operazioni militari e dalle migrazioni. Il ceppo in questione esisterebbe almeno dal diciottesimo secolo, il patogeno attualmente endemico in Africa e Asia sarebbe originario dell'Europa. Particolarmente rilevante sarebbe state le migrazioni in America, Africa e Asia nel periodo 1889 e il 1903, oltre alla colonizzazione di territori africani e asiatici da parte degli Europei. Il batterio comparve pure durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, prima di sparire dall'Europa. Continuò però a diffondersi in Asia, Africa e America Centrale, e ondate epidemiche investirono l'Africa e il Sud Est Asiatico a partire dall'India.
La ricerca ha pure preso in esame la resistenza del patogeno agli antibiotici: meno dell'1% dei ceppi batterici rimane suscettibile agli antibiotici. Vista la scarsa efficacia degli antibiotici, lo studio evidenzia la necessità di un vaccino efficace.
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Il cancro del colon è un prodotto della modernità?

29 Febbraio 2016
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Il carcinoma del colon retto è un tumore maligno, e la terza forma più comune di cancro. L'obesità, l'inattività fisica e i prodotti alimentari trasformati, sarebbero tra le sue moderne cause, oltre a una mutazione del gene APC (Adenomatous polyposis coli).
Nel 1995, con gli scavi nelle cripte sigillate della Chiesa Domenicana di Vác, in Ungheria, si sono ritrovate più di 265 mummie. Le cripte sono state utilizzate continuativamente dal 1731 al 1838, e le particolari condizioni ambientali hanno determinato la mummificazione (anche solo parziale) del 70% dei corpi.
La straordinaria possibilità di esaminare i tessuti di questi individui è stata sfruttata da un nuovo studio, pubblicato su PLOS One. I ricercatori hanno individuato in una di queste mummie le prove della predisposizione genetica al carcinoma del colon retto, prima dell'avvento della modernità.
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