Il Giuramento di Ippocrate, fondamento dell’etica medica, è forse uno dei testi più attuali che dall’antichità sono giunti fino a noi. Preso a modello per lo studio e per la pratica della medicina nel corso dei secoli, esso costituisce uno di quei legami che ci tengono ben saldi alle origini della nostra cultura e della nostra civiltà, a quel mondo antico a cui dobbiamo molto di ciò che siamo oggi. Il volume di Stefania Fortuna, Il dovere della cura. Giuramento di Ippocrate, si propone pertanto di far luce su un documento come il Giuramento di Ippocrate, dimostrando come nei suoi principi si possa rintracciare un’innegabile attualità.

La copertina del saggio di Stefania Fortuna, Il dovere della cura. Giuramento di Ippocrate, pubblicato da Garzanti (2021) nella collana Grandi classici

Il saggio si apre con il testo greco del Giuramento di Ippocrate e la sua traduzione italiana, seguiti dalla Dichiarazione di Ginevra firmata dall’Associazione Medica Mondiale nel 1948 e nel 2017. A partire da questi testi l’autrice sviluppa un commento che ruota attorno al Giuramento stesso e alle questioni che lo riguardano, molte delle quali sono ancora oggi dibattute.

Nel primo capitolo, Perché il Giuramento, si riconosce in primo luogo l’attualità di questo testo: medici e operatori sanitari, in ogni parte del mondo, prima di iniziare a svolgere la propria professione devono infatti pronunciare delle dichiarazioni, e ognuna di queste riprende i diversi principi esposti nel Giuramento. Dichiarata la sostanziale vitalità di questo componimento, Stefania Fortuna ne ripercorre il contenuto, tenendo in considerazione la sua natura di ὅρκος (“giuramento”) e lasciando nel lettore una serie di interrogativi che saranno trattati nel corso del volume.

Frammento del Giuramento di Ippocrate, Papiro di Ossirinco 2547 (terzo secolo). Foto Wellcome Images [1] [2], CC BY 4.0

Se il primo capitolo ha un ruolo prettamente introduttivo, è con il secondo che si entra nel vivo della discussione sul Giuramento di Ippocrate. Si affrontano infatti questioni ancora dibattute, in primo luogo la paternità, mostrando come le varie opere del Corpus Hippocraticum sembrano essere state composte da diversi autori, alcuni contemporanei e altri successivi ad Ippocrate. Dopo aver ripercorso le fonti sulla vita del “padre della medicina”, si passano quindi in rassegna alcuni degli scritti più noti del Corpus, descrivendone brevemente il contenuto e riconoscendo le problematiche per individuare il loro autore. Stefania Fortuna riesce così a fare luce su una questione che dall’antichità è discussa ancora oggi e che, come riconosce lei stessa, “non è destinata a trovare soluzioni condivise almeno in tempi brevi”.

Busto di Ippocrate, Incisione di ignoto dalla 1881 Young Persons’ Cyclopedia of Persons and Places, immagine in pubblico dominio

Il capitolo successivo, Giuramento ed etica ippocratica, che costituisce il cuore del volume, prende in esame il Giuramento dal punto di vista etico e deontologico. Partendo dalla massima primum non nocere (“la prima cosa è non essere di danno”), si cerca dunque di spiegare il compito della medicina, nonché di colui che la pratica. Attingendo a vari scritti del Corpus Hippocraticum e ad altre testimonianze antiche, si illustrano così tematiche che implicano necessariamente il ricorso a questioni etiche e religiose: dal comportamento del medico nei confronti del paziente al segreto professionale, dalla somministrazione di farmaci mortali all’aborto. Argomenti certamente attuali quelli trattati nel Giuramento e, in generale, nelle opere del Corpus Hippocraticum, cosa che dimostra ancora una volta la fortuna di questi testi e dei principi da essi sostenuti.

Proprio alla fortuna del Giuramento si rivolge l’ultimo capitolo, Conclusioni e fortuna del Giuramento. Si traccia in questo senso il percorso che dall’antichità ha portato questo testo fino a noi, arrivando alla Dichiarazione di Ginevra del 1948 e alla sua più recente versione del 2017: si illustrano dunque i vari punti ripresi dal Giuramento e quelli aggiunti rispetto ad esso, come la dignità e l’autonomia del paziente, presentando la medicina come qualcosa che unisce antichità e contemporaneità.

Per trarre delle riflessioni conclusive, il volume Il dovere della cura. Giuramento di Ippocrate costituisce un importante strumento per gli studi sulla medicina antica, in particolare su quella ippocratica. A partire dalle norme contenute nel Giuramento si abbracciano diverse questioni, non solo dal punto di vista filologico per quanto concerne il testo e la sua paternità, ma anche per l’etica da esso propugnata. Come in un filo che lega il mondo antico alla nostra quotidianità, Stefania Fortuna offre così un commento di ampio respiro e di larghe vedute, in cui anche le tematiche più delicate sono affrontate con precisione e imparzialità. Riprendendo il titolo della collana di cui questo saggio fa parte, possiamo dunque dire che si tratta davvero di un piccolo grande libro, uno strumento prezioso oggi più che mai necessario.