Per la Giornata Nazionale del Paesaggio organizzata annualmente dal Ministero della Cultura, il Parco Archeologico di Pompei ci porta alla scoperta del paesaggio vesuviano, quest’anno necessariamente online, attraverso video e immagini di chi all’interno del sito si occupa proprio di verde e paesaggio.

Ma cosa si intende per paesaggio? Spesso siamo ritenuti a pensare al paesaggio come ad un panorama in cui l’azione dell’uomo è assente. Questo forse è un primo errore in quanto il paesaggio non può essere inteso solo come naturale ma ormai fortemente antropizzato, un’entità vivente che si evolve, si plasma con e per l’evoluzione del tempo che scorre.

Paesaggio Pompei. Casa dell’Ancora. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Il paesaggio pompeiano, infatti, ha subito diverse trasformazioni proprio a seguito dell’eruzione ma paesaggio a Pompei significa anche verde all’interno delle domus, sugli affreschi che spesso caratterizzano i favolosi apparati decorativi delle abitazioni o degli edifici ma anche manutenzione programmata di un verde che può diventare invasivo e che grazie a specifici lavori fa da meravigliosa cornice all’interno del Parco.

Dall’insula dei Casti amanti, dove è attualmente in corso un cantiere  di messa in sicurezza dei fronti di scavo e rifacimento delle coperture, il vulcanologo e il geologo  del Parco illustreranno la stratigrafia dell’eruzione del 79 d. C. emersa con particolare evidenza nel corso del cantiere, in una sezione a ridosso di uno degli ambienti su cui si sta intervenendo, allo scopo di raccontare le fasi e le dinamiche del tragico evento che seppellì Pompei e le conseguenti mutazioni paesaggistiche e geologiche. Inoltre per la prima volta verranno mostrati e narrati gli strati che costituiscono il sottosuolo della città: strati che raccontano una lunga storia di frequentazioni preistoriche, eruzioni vulcaniche, risorse naturali e cambiamenti del paesaggio.

E ancora l’architetto Paolo Mighetto in un video nel giardino della Casa dell’Ancora e dalla via dei Sepolcri racconterà il complesso lavoro di manutenzione e gestione del verde di Pompei. Così come le bellissime pitture dalla Casa dei Ceii, della Casa del Menandro e dell’Efebo che raccontano, attraverso una carrellata di immagini, l’illusione di un paesaggio fantastico o scenografico, spesso con inserimento di diverse specie vegetali e animali, una base di studio importante anche per l’archeobotanica o scene con paesaggi esotici con animali tipici del delta del Nilo o con scene di Pigmei che tanta fortuna visiva hanno avuto nel mondo romano.

 

Paesaggio Pompei. Affresco dalla Casa dei Ceii. Foto: Parco Archeologico di Pompeii

Infine il sito di Longola a Poggiomarino, un sito archeologico e naturalistico scoperto casualmente nel 2000 durante i lavori per la realizzazione dell’impianto di depurazione di Poggiomarino – Striano. Lo scavo, condotto dall’ex Soprintendenza di Pompei oggi Parco Archeologico, ha messo in luce un insediamento frequentato dalla media età del Bronzo fino al VI secolo a.C. e unico sito perifluviale per tutta l’Italia meridionale.

Le abitazioni erano costituite da capanne che sono state ricostruite in scala reale sugli isolotti in cui si trovavano originariamente. In particolare, è stato riprodotto un isolotto adibito per spazi abitativi, delimitato e circondato da palizzate di protezione dall’acqua. Qui erano presenti 5 capanne, due riprodotte e visitabili, mentre le altre sono state delimitate planimetricamente con filari di pietre calcaree così da restituire ai visitatori l’idea dell’estensione e dello spazio. Il tetto era a doppio spiovente e l’ingresso era su un lato, mentre lo spazio interno era diviso in due navate o più vani e un focolare era al centro dell’ambiente principale.

Poggiomarino. Foto: Parco archeologico di Pompei

L’abitato, al centro della valle del Sarno, godeva di una posizione strategica ben collegata con la costa e i territori limitrofi. Inoltre, la vocazione di Longola quale centro produttivo e di scambi è facilmente intuibile dal suo stretto rapporto con le vie d’acqua, fluviali e costiere, percorse con imbarcazioni monossili di cui in mostra è possibile vederne qualche esemplare. Numerosi reperti lignei recuperati durante lo scavo del sito sono stati oggetto di delicatissimi lavori di restauro, necessari sia per lo studio che per l’attuale musealizzazione all’interno dell’Antiquarium di Boscoreale.