Una paradossografia pseudo-aristotelica: il “De mirabilibus ascultationibus”

UNA PARADOSSOGRAFIA PSEUDO-ARISTOTELICA: IL “DE MIRABILIBUS ASCULTATIONIBUS”

Quando ci si imbatte nella lettura di Aristotele spesso l’attenzione ricade su opere come la Metafisica, Poetica, Politica etc. che, seppur pregevoli per le informazioni e ricche di spunti filologici, non mancano certo di contributi esplicativi. La situazione, però, non è omogenea, non tutte le opere, aristoteliche o presunte tali, hanno ricevuto lo stesso trattamento o, seppur emendate e commentate, non risaltano all’attenzione del lettore esperto e non.

Raffaello Sanzio, La Scuola di Atene, particolare con Platone e Aristotele. Affresco (1509-1511 circa), Musei Vaticani (fonte: Web Gallery of Art), Pubblico dominio

La questione del De mirabilibus ascultationibus è degna di nota sia per le problematiche storico-filologiche sia per le informazioni, spesso stravaganti, contenute all’interno della raccolta. Come si deduce dall’intestazione, l’opera è definita pseudo-aristotelica, non a caso differenti filologi (Alessandro Giannini, per citarne uno) hanno riscontrato diverse problematiche nel ricercare l’autore di questa raccolta di eventi mirabolanti. La difficoltà nell’individuazione della paternità è connessa con la varietà dei contenuti, varietà che riguarda non solo le informazioni, ma anche e soprattutto la datazione delle stesse. Non mancano, infatti, capitoli che riferiscono eventi precedenti o, addirittura, posteriori ad Aristotele stesso: in questa circostanza, allora, come ci si dovrebbe comportare? Giunge in soccorso la tradizione del Corpus Aristotelicum. Per quanto riguarda la tradizione dei filosofi, in particolar modo Platone e Aristotele, le loro ‘scuole’ hanno giocato un ruolo fondamentale per la salvaguardia delle loro opere, nel caso di Aristotele il Liceo ha permesso che una buona parte della produzione aristotelica venisse tramandata ai posteri. All’interno di questa istituzione, il Liceo per l’appunto, definendola con una terminologia moderna, Aristotele ammaestrava i suoi allievi con le sue lezioni. Non è da escludere, quindi, che se diversi capitoli del De mirabilibus ascultationibus possano essere, con i dubbi del caso, ascritti allo Stagirita, gli altri possano avere una paternità diversa: si può ipotizzare, in questo caso, che differenti capitoli siano ascrivibili agli allievi. A confermare quest’ultima ipotesi c’è la questione della fonte o delle fonti della raccolta. Se ci si attiene alle informazioni degli studiosi, le fonti principali dell’opera paradossografica pseudo-aristotelica sono da indicare in Timeo, Teopompo e Teofrasto. Quest’ultimo, infatti, è stato allievo di Aristotele al Liceo.

Gustav Adolph Spangenberg, Die Schule des Aristoteles, affresco (1883-1888), (fonte: Hetnet.), Pubblico dominio

Connessa alla difficoltà della paternità della raccolta c’è la questione della datazione. Anche in questo caso si deve ipotizzare una pluralità di aggiunte seriori, anche se, cercando di datare quei capitoli ascrivibili ad Aristotele, si potrebbe definire come terminus ante quem il 384 a.C. (anno della nascita di Aristotele) e come terminus post quem il 322 a.C. (anno della morte dello stesso), in quest’arco di tempo, presumibilmente, va cercata l’origine di alcuni capitoli di probabile paternità aristotelica.

Le difficoltà legate alla paternità e alla datazione ricadono, anche, sulla struttura dell’opera. I capitoli non hanno una successione cronologica né tantomeno contenutistica, ma spesso risultano inseriti in maniera confusionaria e priva di una organizzazione razionale.

Dopo questa brevissima parentesi storico-filologica, è importante spiegare le ragioni che devono spingere studiosi e appassionati alla lettura del De mirabilibus ascultationibus. Come si evince dal titolo, l’opera presenta informazioni paradossali. Lo Pseudo-Aristotele (o si potrebbe definire anche Anonimo, date le suddette problematiche di paternità), tratta argomenti di vario genere: dalla zoologia alla botanica sino ai fenomeni geologici. Tutti i paradossi, eccetto rari casi, sono accompagnati dal luogo d’origine: si va dal Medio Oriente alla Grecia continentale sino all’Illiria e Italia (Sicilia e Magna Grecia).

Ogni sezione presenta delle caratteristiche principali: la sezione botanica è legata agli effetti ed usi delle diverse erbe e fiori disseminati sulla Terra (si deve tener presente che per Terra va intesa la superficie conosciuta sino al IV-III a.C.). Lo Pseudo-Aristotele (o Anonimo) parla di erbe benefiche e malefiche, di erbe legate ai culti religiosi e quelle legate alla sfera matrimoniale e, addirittura, racconta di fiori che emanano un odore acre tale da allontanare le bestie feroci.

La sezione zoologica è interessata alle dimensioni e alle funzioni di diversi animali. Si passa da bestie più grandi del normale a pesci che riescono a sopravvivere sulla spiaggia. Lo Pseudo-Aristotele tratta anche, per esempio, di locuste che, se ingerite, salvano dai morsi dei serpenti; quest’ultima informazione poteva (e può) essere utile per uno studioso di rimedi farmaceutici.

La sezione geologica è legata sia ai diversi fenomeni naturali: vengono trattati i casi di alta e bassa marea nello stretto di Messina, laghi che generano vortici e sputano una grande quantità di pesci, sia alla presenza, in diverse località, di metalli e pietre preziose. Spesso questa sezione è interessata, anche, da fenomeni mitologici: lo Pseudo-Aristotele parla, per esempio, di un evento accaduto a Catania ai due pii fratres (fratelli devoti), Anfinomo e Anapio; dopo l’eruzione dell’Etna, i due fratelli, con i loro genitori sulle spalle, furono salvati dalla lava grazie alla loro pietas (devozione), questo evento segnò così tanto i catanesi da farlo incidere sulle monete coniate tra il II e il I a.C. Quest’ultimo dato, per esempio, può risultare utile agli studiosi di numismatica.

L’intera raccolta è ricca di queste informazioni e il De mirabilibus ascultationibus, per concludere, può essere definita un’opera poliedrica: utile agli studiosi del Corpus Aristotelicum o agli appassionati e interessante anche per medici, erboristi e zoologi, antichi e non.

De mirabilibus ascultationibus Aristotele Pseudo-Aristotele
Busto di Aristotele. Copia romana di originale greco in bronzo di Lisippo, con aggiunta moderna del mantello in alabastro. Foto di Marie-Lan Nguyen (2006), Pubblico dominio

Città greca "perduta" è in realtà risultato formazioni geologiche subacquee

2 Giugno 2016

Credit: University of Athens
Credit: University of Athens

La scoperta di quelli che sembravano pavimenti, colonnati e cortili aveva fatto pensare ai sommozzatori che quella ritrovata sott'acqua nei pressi dell'isola di Zacinto, in Grecia, potesse essere una città greca "perduta".

In realtà, secondo un nuovo studio pubblicato su Marine and Petroleum Geology, si tratterebbe solo del risultato di fenomeni naturali verificatisi nel Pliocene, 5 milioni di anni fa.

Credit: University of Athens
Credit: University of Athens

Queste le conclusioni del team di ricerca, composto da membri dell'Università dell'Anglia Orientale e dell'Università di Atene, che ha preso in esame la composizione delle formazioni, utilizzando diversi strumenti di analisi.

Credit: University of Athens
Credit: University of Athens

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Geologia e campi di battaglia della Guerra Civile Americana

17 Marzo 2016

La figura 5 dallo studio in questione. Rievocazione storica presso il National Battlefield Park. Credit: Credit Scott P.Hippensteel and Geosphere.
La figura 5 dallo studio in questione. Rievocazione storica presso il National Battlefield Park. Dimostrazione con il centro della linea dell'Unione presso Stones River nel 152esimo anniversario della battaglia. Le rocce, chiamate karren, fornirono posizioni critiche di difesa per il centro della linea dell'Unione durante lo scontro. Credit: Credit Scott P.Hippensteel and Geosphere.

Da un punto di vista geologico, il campo di battaglia della Guerra Civile Americana ad essere stato studiato di più è quello nei pressi di Gettysburg in Pennsylvania.
Qui si trova un mix di tenere rocce sedimentarie e di diabase, cioè di dure rocce ignee. Questo produsse le celebri conformazioni del paesaggio che è possibile vedere ad esempio a Cemetery Hill e Little Round Top, e che divennero forti posizioni difensive per gli eserciti dell'Unione. Un tipo di roccia ancor più comune, i carbonati (tra i quali, ad esempio, calcari) produsse numerose altre posizioni difensive nei teatri del conflitto, tanto a oriente come ad occidente.
Le rocce dolomitiche come quelle calcaree hanno modellato il terreno di numerosi campi di battaglia: Antietam, Stones River, Chickamauga, Franklin, Nashville, e Monocacy. Chiaramente il terreno giocò un ruolo importante con riguardo al valore delle tattiche impiegate.
Un nuovo studio, pubblicato su Geosphere, spiega come le roccie carbonatiche abbiano prodotto terreni ondulati che riducevano la portata e l'efficacia di artiglieria e armi di piccolo calibro (ad esempio, “Sunken Road” ad Antietam). Inoltre, il terreno poteva non essere dissodabile: le foreste contribuivano così a tenere nascoste le truppe, offrendo copertura a chi avanzava (ad esempio, a Stones River). Su una scala geografica più ampia, i carbonati potevano offrire il vantaggio da un punto di vista difensivo di un terreno più elevato (ad esempio, Missionary Ridge, Chickamauga, Franklin, e Nashville). Su una scala inferiore, le stesse rocce costituiscono i karren, che formano una sorta di trincee naturali per le truppe che si difendono (ad esempio, “Slaughter Pen”, sempre a Stones River).
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pietre solari Vichinghi

Le "pietre solari" dei Vichinghi: verso una verifica della teoria

30 Gennaio 2016

I Vichinghi utilizzarono ‘pietre solari’ di cristallo per scoprire l'America?


Traduzione da The Conversation. Autore Professore di Biochimica applicata, Università di Nottingham
Antichi documenti ci raccontano di come gli intrepidi navigatori vichinghi (che scoprirono l'Islanda, la Groenlandia ed infine il Nord America) navigarono utilizzando punti di riferimento, uccelli e balene, e poco altro. Ci sono pochi dubbi sul fatto che i marinai vichinghi avrebbero utilizzato pure la posizione notturna delle stelle e quella del sole durante il giorno, e gli archeologi hanno scoperto quella che sembra essere una meridiana vichinga per la navigazione. Ma senza bussole magnetiche, come tutti gli antichi marinai avrebbero avuto difficoltà a ritrovare la strada al passaggio delle nubi.
Ad ogni modo, vi sono anche diversi resoconti nelle saghe nordiche e in altre fonti di una sólarsteinn, “pietra solare” (NdT: “sunstone” in Inglese). La letteratura non dice per che cosa fosse utilizzata, ma il tema ha scatenato decenni di ricerche che hanno indagato se non si trattasse di un riferimento a una forma affascinante di strumento per la navigazione.
L'idea è che i Vichinghi possano aver utilizzato l'interazione della luce solare con particolari tipologie di cristallo per creare un aiuto per la navigazione che possa aver funzionato persino in condizioni di cielo coperto. Questo avrebbe significato che i Vichinghi scoprirono i principi base della misura della luce polarizzata secoli prima che questa fosse spiegata scientificamente (e che sono oggi utilizzati per identificare e misurare diverse sostanze chimiche). Gli scienziati si stanno ora avvicinando a stabilire se questa forma di navigazione possa essere stata possibile, o se si tratta solo di una teoria fantasiosa.

Dispersione e polarizzazione

Per comprendere meglio come questo può aver funzionato, abbiamo bisogno di comprendere alcune cose sul modo con cui la luce, e in particolare la luce solare, può essere influenzata. La luce che viene dal sole è dispersa e polarizzata dall'atmosfera. Questo avviene quando la luce è assorbita ed emessa nuovamente con la stessa energia delle molecole nell'aria e per diversi valori, sulla base della lunghezza d'onda della luce. L'estremità blu dello spettro della luce è dispersa più del rosso, come si spiega nella teoria sviluppata dal fisico britannico Lord Rayleigh nel diciannovesimo secolo. La dispersione per particelle nell'atmosfera spiega perché il cielo appaia blu.
Più importante è che le onde di luce dispersa siano pure polarizzate fino a una certa estensione. Questo significa che vibrano in un piano piuttosto che in tutte le direzioni al contempo. Il valore della polarizzazione subito da un raggio di luce solare dipende dal suo angolo per l'osservatore e dal fatto che la luce sia stata ulteriormente dispersa da nuvole e altre particelle che causano depolarizzazione.
Lungo la linea costiera della Norvegia e dell'Islanda si trovano frammenti cristallini di carbonato di calcio noti come calcite o spath d'Islanda (NdT: silfurberg in Islandese, Iceland spar in Inglese). Quando la luce solare polarizzata entra in un cristallo di calcite, avviene qualcosa di molto interessante. La calcite è fortemente birifrangente, il che significa che divide la luce che la attraversa in diverse direzioni e con diverse intensità, anche se l'intensità totale sarà costante.
Questo significa che gli oggetti visti attraverso un cristallo di calcite appaiono come doppi. Ciò che più conta per i nostri scopi, la differenza tra le due onde luminose dipende da come la luce originale è polarizzata e dalla posizione e orientamento del cristallo rispetto alla fonte di luce.

Visione doppiamente chiara. Immagine fornita dall'autore a The Conversation.

La tormalina e la cordierite sono cristalli con proprietà simili, eccetto per il fatto che invece di dividere la luce come la calcite, sono fortemente dicroiche. Questo significa che assorbono una componente della polarizzazione più fortemente dell'altra. Ancora una volta, le proprietà dicroiche dipendono da come la luce originale è polarizzata e dalla polarizzazione e dall'orientamento del cristallo rispetto alla fonte di luce.
Così, e almeno in teoria, l'esame di come la luce solare passava attraverso uno di questi cristalli – e con appropriata calibratura – potrebbe essere utilizzato come guida per marinai al fine di stimare la posizione del sole. Questo potrebbe allora permettere loro di determinare la direzione del nord geografico – persino senza comprendere i principi scientifici dietro questi fenomeni.
Se avanzassimo l'enorme supposizione che i Vichinghi possedevano questi cristalli/pietre solari a bordo delle loro navi e, ciò che più conta, sapessero cosa farci, la domanda sarebbe: la differenza nella luce sarebbe stata percettibile ai loro occhi? E sarebbe stata percettibile con sufficiente accuratezza (dopo errori causati dalle imperfezioni nei cristalli e dalla depolarizzazione), da essere usata come aiuto per la navigazione persino in condizioni di cielo coperto?

Verifica della teoria

L'ultima in un impressionante elenco di pubblicazioni recentemente comparse sull'argomento su Royal Society Open Science ha cercato di rispondere esattamente a questa domanda. Gabor Horvath e i suoi colleghi hanno guardato alla possibilità che i segnali ottici da queste tre tipologie di cristallo fossero sufficientemente forti da essere percettibili e con sufficiente accuratezza da predire la posizione del sole sotto un cielo coperto.
Per fare questo, hanno simulato le condizioni, posizione del sole compresa, di un viaggio vichingo tra Norvegia, Groenlandia meridionale e Terranova. Hanno scoperto che con un cielo limpido, col quale il grado di polarizzazione è alto, tutti e tre i cristalli mostravano sufficiente segnale e buona accuratezza. In condizioni di leggera nuvolosità, con le quali il grado di polarizzazione era in qualche modo ridotto ma sempre relativamente alto, cordierite e tormalina funzionavano meglio della calcite.
Solo la calcite molto pura (con le impurità ottiche rimosse) aveva prestazioni a un livello simile a quello degli altri due cristalli. Se la polarizzazione della luce solare era molto bassa, la calcite sembrava dare i risultati migliori nel predire la posizione del sole attraverso le nuvole. E in condizioni di cieli molto nuvolosi o di nebbia, gli errori di misurazione diventavano troppo alti per tutti e tre i cristalli.
La squadra di Horvath sta ora guardando ad ulteriori errori nella predizione della posizione del nord geografico, utilizzando queste informazioni. Se il metodo non funzionerà in condizioni di cielo nuvoloso utilizzando la tipologia di cristalli imperfetti che i Vichinghi avranno probabilmente posseduto, l'intera teoria sarebbe probabilmente sbagliata. E nei giorni di cielo limpido, sarebbe stato più semplice utilizzare meridiane calibrate.
Ma se i ricercatori stabiliscono che le pietre solari possono essere state accuratamente utilizzate per determinare la direzione del nord geografico, allora l'idea sembrerà praticabile. Tutto quello che resterebbe quindi, per provare finalmente questa affascinante teoria, sarebbe di trovare una nave vichinga con una pietra solare calibrata al suo interno. Per quello, ad ogni modo, potrebbe volerci del tempo.
Traduzione da The Conversation. The Conversation non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.
The Conversation

Leiv Eriksson oppdager Amerika ("Leif Erikson scopre l'America") di Christian Krogh (1893), Nasjonalgalleriet Oslo. Da WikipediaPubblico Dominio.


L'Età della Plastica

27 Gennaio 2016
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Un altro aspetto rilevante dell'Antropocene, secondo un nuovo studio, sarebbe determinato dalla plastica. Si prevede che per la metà del secolo, le terre e gli oceani saranno significativamente caratterizzati da strati di rifiuti plastici, ovviamente connessi alle attività umane.
La nuova ricerca enfatizzerebbe il fatto che le attività umane, per mezzo di materiali di lunga durata, stiano dominando la superficie del pianeta, dando vita a una vera e propria "Età della Plastica". Tra le caratteristiche della plastica, difatti, vi sono quelle dell'essere inerte e di non degradarsi. Conseguentemente, rifiuti plastici permangono nel terreno, mentre nei mari vengono consumati dagli organismi e uccidono plancton, pesci, uccelli marini.
Ma la plastica è pure materiale che rientra nel ciclo sedimentario, per cui c'è una buona possibilità che si fossilizzi, lasciando un segno anche per milioni di anni. La plastica, dunque, oltre ad essere un materiale tipico della vita moderna, e un inquinante, diviene pure un indicatore geologico chiave.
Con Antropocene, secondo la definizione di Eugene F. Stoermer, si indica l’era geologica segnata dalle attività umane, il cui impatto sugli ecosistemi del pianeta è rilevante.
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Antropocene: prove forti di una Terra segnata dall'uomo

7 Gennaio 2016

Antropocene: prove forti di una Terra guidata dall'uomo

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Le testimonianze di una nuova epoca geologica che segna l'impatto dell'attività umana sul pianeta sono ora schiaccianti, secondo un recente studio, opera di un gruppo internazionale di scienziati della Terra. L'Antropocene, che si sostiene sia cominciato alla metà del ventesimo secolo, è segnato dalla diffusione di materiali come l'alluminio, il cemento, la plastica, ceneri volanti e fallout da test nucleari per tutto il pianeta, in coincidenza con emissioni elevate di gas serra e invasioni di specie a livello trans-globale senza precedenti.

Un gruppo internazionale di scienziati sta studiando la possibilità che l'attività umana abbia guidato la Terra in una nuova epoca geologica – l'Antropocene. Chiedono: fino a che punto le azioni umane sono registrate come segnali misurabili negli strati geologici, ed è l'Antropocene sensibilmente differente dall'Olocene, la stabile epoca degli ultimi 11.700 anni che ha permesso lo sviluppo della civiltà umana?

L'Epoca nota come Olocene è stata un tempo durante il quale le società umana sono avanzate addomesticando gradualmente la terra, per incrementare la produzione di cibo, costruire insediamenti urbani e diventare padroni nello sviluppo delle risorse idriche, minerali ed energetiche del pianeta. L'epoca dell'Antropocene, come da proposta, è ad ogni modo segnata da un tempo di rapidi cambiamenti ambientali portati avanti dall'impatto di un'impennata della popolazione umana e degli incrementati consumi durante la ‘Grande Accelerazione’ della metà del ventesimo secolo.

Il dott. Colin Waters del British Geological Survey afferma: “Gli umani hanno da tempo prodotto ripercussioni sull'ambiente, ma recentemente c'è stata una diffusione rapida globale di nuovi materiali, inclusi alluminio, cemento e plastica, che stanno lasciando il loro segno nei sedimenti. L'utilizzo di combustibili fossili ha disperso particelle di ceneri volanti ovunque nel mondo, coincidendo abbastanza bene col picco di distribuzione del ‘picco da bomba’ dei radionuclidi generati dai test delle armi nucleari.” “Tutto questo dimostra che c'è una realtà sottostante il concetto di Antropocene”, ha commentato Jan Zalasiewicz dell'Università di Leicester, co-autore e presidente del gruppo di lavoro.

Lo studio, che presenta la firma di 24 membri del gruppo di lavoro sull'Antropocene, dimostra che gli umani hanno modificato sufficientemente il sistema Terra, al punto da produrre una gamma di segnali nei sedimenti e nel ghiaccio, e che questi sono sufficientemente distintivi da giustificare il riconoscimento dell'Epoca dell'Antropocene nella scala temporale geologica. Nel 2016 il gruppo di lavoro sull'Antropocene raccoglierà ulteriori prove sull'Antropocene, che contribuiranno a formulare raccomandazioni sulla possibilità che questa nuova unità temporale debba essere formalizzata e, in tal caso, come la si debba definire e caratterizzare.

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Le rocce vulcaniche dei Campi Flegrei, ispirazione del cemento dei Romani?

9 Luglio 2015
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I Romani si sono forse ispirati alle rocce vulcaniche dei Campi Flegrei, per la creazione del loro celebre cemento, visibile nel Pantheon e nel Colosseo, oltre che in diversi porti nel Mediterraneo (Alessandria, Cesarea, e a Cipro).
Già con Seneca (e con Vitruvio prima di lui) si notava che la cenere a Puteoli diventava pietra, a contatto con l'acqua. I Romani erano degli attenti osservatori della natura: utilizzarono la pozzolana per il loro cemento, e tuttavia una fonte diversa per la calce. E queste considerazioni potrebbero pure permettere oggi lo sviluppo di nuove tipologie di cemento, a partire da elementi simili.
Queste sono alcuni dei risultati di un nuovo studio pubblicato su Science da Tiziana Vanorio e Waruntorn Kanitpanyacharoen. Gli studiosi sono partiti dall'analisi delle rocce fibrose, simili al cemento, che si trovano nella caldera del supervulcano dei Campi Flegrei. Tiziana Vanorio era una delle 40 mila persone residenti a Pozzuoli, che furono evacuate nel 1982, in seguito all'innalzamento del terreno e a piccoli terremoti che seguirono. L'esperienza lasciò un segno vivido che l'ha spinta poi ad esaminare questa sorta di coperchio roccioso che sigilla la caldera.

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“Fiamme eterne” di tempi antichi potrebbero essere scintilla dell'interesse dei moderni geologi

“Fiamme eterne” di tempi antichi potrebbero essere la scintilla dell'interesse dei moderni geologi

Fuoriuscite superficiali di Gas e petrolio son state parte delle pratiche religiose e culturali per migliaia di anni

New York| Heidelberg, 18 Maggio 2015 (testo Inglese cortesemente fornito da Springer, e qui tradotto)

“Pilastri di Fuoco” presso Baku, Azerbaijan | © Giuseppe Etiope
“Pilastri di Fuoco” presso Baku, Azerbaijan | © Giuseppe Etiope

Le fuoriuscite superficiali di gas e petrolio hanno avuto un ruolo formativo in molte antiche culture e società. Hanno fatto sorgere leggende riguardanti l'Oracolo di Delfi, i fuochi della Chimera e le  “fiamme eterne” che furono centrali in molte pratiche religiose - dall'Indonesia e dall'Iran all'Italia e all'Azerbaijan. I moderni geologi e coloro che si occupano di prospezione per la ricerca di petrolio e gas possono imparare molto approfondendo le storie geologiche e mitologiche sulle pratiche religiose e sociali del Mondo Antico, scrive Giuseppe Etiope dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Italiano. La sua ricerca è ora pubblicata in un nuovo libro di Springer: Natural Gas Seepage.
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Roma e Napoli, smart city di un antico passato

30 Aprile - 4 Maggio 2015
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La geologia è fondamentale per lo sviluppo sostenibile di una città intelligente, di una smart city. Un nuovo studio mette in evidenza come Roma e Napoli (questa con minore facilità) in tempi precedenti la Repubblica presentassero le caratteristiche del caso, riuscendo in uno sviluppo sostenibile che utilizzava appieno le risorse circostanti.
[Dall'Abstract:] Una smart city è una città che si armonizza con la geologia del suo territorio e utilizza la tecnologia per svilupparsi in modo sostenible. Fino all'Epoca Repubblicana, Roma era una smart city. L'antico insediamento di Roma beneficiava di abbondanti risorse naturali. L'espansione della città ebbe luogo secondo modalità da non alterare sostanzialmente le caratteristiche morfologiche e geologiche dell'area; le risorse naturali erano gestite di modo da minimizzare i rischi. La geologia, insieme a una gestione prudente, assicurò la fortuna di Roma. Napoli, che si sviluppò in un contesto geologico simile e quasi allo stesso tempo, fu esposta a maggiori rischi geologici ed ebbe accesso a meno risorse naturali. Questo fu fatale per la città che, pur rimanendo una delle più importanti del Mediterraneo, non divenne capitale di un Impero come Roma. Le storie di Roma e Napoli mettono in evidenza l'importante ruolo della geologia nello sviluppo di una città e nella sua fortuna. Nel tempo, la rapida espansione urbana, la rapida crescita della popolazione, e l'eccessivo uso delle risorse portarono a maggiori pericoli per entrambe le città. Come risultato, le città divennero instabili e fragili, e diversi processi naturali culminarono in disastri.
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La prima edizione della mappa geologica di William Smith

24 Marzo 2015
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Ritrovata una rara prima edizione della mappa geologica di Inghilterra e Galles (Agosto del 1815), opera dell'inglese William 'Strata' Smith, spesso definito il padre della geologia del Regno Unito. Il ritrovamento è stato effettuato negli archivi della Geological Society, ed è tempestivo in quanto quest'anno ricorrono i 200 anni dalla pubblicazione: la mappa sarà dunque parte di una mostra. La storia di Smith fu resa popolare dal libro 'The Map that changed the world', scritto da Simon Winchester.
Link: The Geological SocietyPhys.org; Past Horizons; Science Daily via AlphaGalileo
Il geologo inglese William Smith (1769-1839), ritratto opera del pittore francese Hugues Fourau (1803-1873), scanned form the Geoscientist v 18, n 11, da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Woudloper.