DOPO IL DISASTROSO TERREMOTO DEL 2009, A L’AQUILA RIAPRE IL “MUNDA” IL MUSEO NAZIONALE D’ABRUZZO,
NELLA SEDE DELL’EX MATTATOIO COMUNALE
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Lavori di ristrutturazione all’avanguardia per le tecnologie antisismiche e un percorso di grande fascino, con una selezione di oltre 100 opere, in attesa del pieno recupero del castello cinquecentesco. Visitabile gratuitamente fino al 3 gennaio.
Accurati restauri hanno riportato in vita tanti capolavori gravemente danneggiati dal sisma: ora restituiti agli aquilani e alla comunità internazionale.

Franceschini: “grazie alla cultura un altro passo per la rinascita de L’Aquila”. Un evento emozionante, non solo per l’importanza del progetto museografico e museologico, l’eccellenza dei lavori strutturali e di restauro compiuti, il valore storico-artistico
delle opere esposte, ma anche e soprattutto per il significato
che esso assume per L’Aquila e le terre d’Abruzzo dopo il disastroso terremoto del 2009.
Dal 19 dicembre 2015 riapre il MUNDA – Museo Nazionale d’Abruzzo nella nuova sede dell’ex Mattatoio comunale,
completamente ristrutturata e ripensata per questa sua nuova
funzione e sarà possibile visitarlo gratuitamente fino al 3 gennaio.
A inaugurarlo il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, con il Segretario Generale del MIBACT Antonia Pasqua Recchia, il Direttore del Polo Museale dell’Abruzzo Lucia Arbace, il Presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, il Sindaco della Città de L’Aquila Massimo Cialente e Mons. Giuseppe Petrocchi Arcivescovo Metropolita dell’Aquila.
Opere a lungo rimaste invisibili ora tornano in uno spazio museale
voluto dal Ministero per dare un forte segnale di ripresa in attesa del pieno recupero del Castello cinquecentesco, sede storica del Museo, profondamente ferito dal sisma.
“A quasi sette anni dal terribile sisma che colpì l’Aquila il 6 aprile 2009, il Museo Nazionale d’Abruzzo riapre negli spazi dell’ex Mattatoio comunale dove troveranno collocazione oltre
cento opere a suo tempo esposte all’interno della Fortezza Spagnola. Il MUNDA apre così le sue porte al pubblico e in particolare alla comunità aquilana, che sono certo ritroverà con
emozione e orgoglio il piacere di visitare un patrimonio straordinario restituito alla comunità grazie al lodevole impegno di tutto il personale degli organismi territoriali del MiBACT. Grazie
alla cultura oggi facciamo un altro passo per far tornare viva L’Aquila”. Così il Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini.
LA SCHEDA
Il terremoto che ha colpito l’Abruzzo nel 2009, ha inferto un duro colpo ai palazzi storici, le chiese e i monumenti implacabilmente crollati o lesionati al punto da essere inagibili; madonne e crocifissi lignei, santi in terracotta o in pietra scaraventati a terra dalla forza
delle vibrazioni; dipinti su tela e tavole offesi dalla pioggia di calcinacci, come mostrano le drammatiche sequenze del documentario Arte salvata.
La nuova sede del Museo Nazionale d’Abruzzo è stata dotata di piastre antisismiche: ciascuna scultura ha un piedistallo di sicurezza
appositamente studiato, pronto a oscillare alla minima vibrazione. Inoltre la struttura d’archeologia industriale che ora ospita il museo,
anch’essa colpita dal terremoto, è stata ristrutturata adottando un sistema di consolidamento totalmente innovativo (il metodo CAM), “’imbrigliando” le murature perimetrali con fasce in acciaio inossidabile, in modo da realizzare un sistema tridimensionale di cuciture che le “impacchetta”, con un benefico stato di precompressione triassiale.
Un intervento di particolare valenza e significato per il futuro dell’Aquila e dell’Abruzzo ha quindi interessato l’ex Mattatoio che –
destinato a funzioni culturali e assegnato in comodato gratuito trentennale dal Comune dell’Aquila al Mibact, per ospitare una selezione delle opere del Museo Nazionale d’Abruzzo – è situato in borgo Rivera, a ridosso delle mura urbiche vicino alla Fontana delle 99 Cannelle: un’area strategica e fortemente simbolica, ove con
maggiore evidenza s’avverte lo spessore della storia de L’Aquila riconducibile all’abbondanza dell’acqua; un luogo legato alla fondazione della città che dal castello di Acculae (“le sorgenti”), dominante Borgo Rivera, ha preso il suo nome.
L’opera di restauro e di funzionalizzazione dell’ex Mattatoio è stata interamente assunta dallo Stato italiano, con oltre 6 milioni di euro, per il tramite del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo attraverso Invitalia, nell’ambito del progetto MUMEX,
i grandi musei attrattori del Mezzogiorno d’Italia.
La selezione del corpus espositivo è di oltre cento opere,
tra le più importanti del Museo Nazionale d’Abruzzo che aveva sede nella Fortezza Spagnola: materiali di diverse epoche e
tipologie (reperti archeologici, sculture lignee e dipinti fino al XVIII secolo) rappresentativi della varietà e qualità delle collezioni e identitari della storia e della cultura dell’intera regione.
Si potranno così ammirare nuovamente alcune delle più belle e antiche Madonne d’Abruzzo, come la Madonna di Lettopalena del XII secolo e la Madonna “de Ambro” della prima metà del XIII secolo, e capolavori come il Trittico di Beffi o il Cristo e l’adultera di Mattia Preti.
Numerose sono poi le opere esposte che, recuperate tra le macerie, sono state condotte a nuova vita grazie a sapienti restauri, molte delle quali custodite presso i depositi del museo preistorico di Celano Paludi divenuto, in seguito all’emergenza, centro di raccolta e primo soccorso con un’equipe che si è costantemente adoperata in tal senso.
Un intervento tra tutti va ricordato: quello per il recupero incredibile della Madonna e santi di Giovanni Paolo Cardone,
ridotta a un degrado apparentemente irrecuperabile. Dopo essere
stata massacrata dai muri crollati, era rimasta per mesi all’aperto sotto l’acqua e l’ultima neve di quella inclemente primavera aquilana. La tela lacerata è stata sottoposta a studi approfonditi che hanno portato alla ricomposizione dell’immagine. Una nuova metodologia è stata messa a punto da Eugenie Knight – coinvolta in questo difficile compito dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma – per ridare forma alla tela, con un notevole contributo scientifico alla disciplina italiana del restauro.
Oltre al lavoro di pulitura, la paziente ricucitura di tutti i lembi strappati ha permesso di fare “risorgere” l’immagine sacra.
Ma anche il duecentesco Cristo deposto proveniente dal Duomo di Penne, precipitato rovinosamente a causa del sisma con gravissime conseguenze, è tornato a splendere grazie a un restauro finanziato dalla Wiegand Foundation di Reno (Nevada).
La potenza dell’impatto con il suolo aveva determinato lo schiacciamento irreversibile delle fibre di legno in
corrispondenza del naso e del ginocchio sinistro; una frattura al collo aveva provocato un parziale distacco della testa, rimasta unita al busto grazie alla resistenza delle fibre più interne del supporto. Anche la pellicola pittorica era in condizioni davvero gravi ed è stato
quindi necessario arginare le mancanze imputabili alla caduta, sulla fronte, il profilo destro e la nuca in corrispondenza del collo.
Un assoluto capolavoro.
Nel complesso sono state restaurate in questi anni oltre 80 opere del museo, consentendo di avviare anche nuovi studi e ricerche storico-critiche sul patrimonio abruzzese finora poco studiato;
le restanti opere sono state sottoposte a interventi di manutenzione.
Le ditte e i laboratori di restauro coinvolti sono stati oltre una dozzina; gran parte delle azioni conservative del patrimonio d’arte, del museo e delle chiese aquilane sono state eseguite con
i finanziamenti erogati alla Soprintendenza BSAE dell’Abruzzo nell’ambito del Programma Ordinario dei Lavori Pubblici, dal Superiore Ministero, ma alcuni restauri sono stati sponsorizzati anche da soggetti privati: Wiegand Foundation di Reno (Nevada), Banca d’Italia, Italian American Museum, Fondazione Roma, Civita, Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Museo dei Cappuccini di Milano e l’Accademia Italiana di Cucina di Kyoto.
L’apertura del Museo Nazionale d’Abruzzo a Borgo Rivera è un momento di riscoperte e di autentica sorpresa; una grande festa, sancita anche dalla gratuità dell’ingresso fino al 3 gennaio 2016.
IL PERCORSO
Il complesso dell’ex-Mattatoio si compone di cinque grandi ambienti espositivi, suddivisi in varie sezioni secondo uno sviluppo cronologico e tematico, e di ambienti per le attività
didattiche e laboratoriste, oltre che a supporto della direzione e dell’accoglienza. Il progetto espositivo del nuovo MUNDA si è
ispirato a criteri museografici moderni, volti a valorizzare
sia la dimensione narrativa del percorso, sia i collegamenti dei beni con le chiese, i monumenti e in generale il patrimonio culturale del territorio.
Si parte da una sezione archeologica, con manufatti rappresentativi delle civiltà fiorite nel territorio, per connotare le diverse identità delle genti italiche. I mascheroni in osso appartenuti ad uno degli straordinari letti scavati a Fossa, la teoria di gladiatori scolpiti nella
pietra, tra le più antiche scene di questo tipo ad oggi pervenuta,
i monili in oro, i dischi in lamina di bronzo lavorato sono alcune delle
mirabiliae esibite nella prima sala. La novità risiede però nell’esposizione di oggetti mai presentati finora, rinvenuti durante le campagne di scavo nell’ultimo decennio, che aggiornano e a volte ridisegnano il panorama non solo aquilano ma anche abruzzese. Tra i pezzi più noti desta sempre curiosità il cippo funerario con serpente, animale caro al popolo dei Marsi, popolo di maghi e, come narrano le fonti, tipico dell’ambiente faunistico del lago Fucino ancor oggi al centro di uno degli eventi religiosi più caratteristici della regione: la festa di San Domenico Abate, festa dei “serpari”, che si
festeggia a maggio.
I letti in osso sono la testimonianza più raffinata dell’arte dell’intaglio, veri e propri capolavori dell’artigianato locale,
tra le testimonianze più cospicue di questo genere di manufatti in tutta Italia.
La porta a due battenti proveniente da Campovalano di Campli introduce in un coloratissimo e raffinato Medioevo.
In Abruzzo, tra la fine del XII e la prima metà del XIV secolo, la
produzione di statue lignee e di tavole dipinte di soggetto mariano
ebbe esiti felicissimi, difficile da paragonarsi per intensità religiosa e finezza artistica ad altre produzioni coeve.
Dalle sedes sapientiae alle Madonne lactans, alle eleganti Vergini angioine: gli straordinari esempi di Madonne abruzzesi qui esposte – salvate e restaurate dopo il terremoto del 2009 – non possono che affascinare.
Rivestite di sontuose vesti ma umanissime nell’allattare il figlio, le Madonne più antiche (Lettopalena, Ambro, Sivignano) hanno i tratti austeri delle regine di Bisanzio: pensiamo alla “Madonna del latte”
di Montereale (una tempera su pergamena incollata su tavola di
pino), straordinaria per la ricchezza e la qualità della decorazione e l’uso del lapislazzulo, oggetto di una partecipata devozione da parte degli abitanti di Montereale e del circondario; o alla Madonna
realizzata da Gentile da Rocca, raro e finora unico esempio di tabernacolo duecentesco abruzzese datato (1283) e firmato dal suo autore, uno dei maestri operanti nel cantiere della Chiesa di Santa Maria ad Cryptas, presso Fossa (L’Aquila), con il suo importante
ciclo di affreschi.
Mostrano invece evidenti le influenze del gusto gotico francese,
diffuso dopo la conquista angioina del Regno di Napoli, le opere che dalla fine del XIV secolo ci traghettano verso il pieno Rinascimento. Ora la figure si animano e la Vergine entra in colloquio col figlio, come vediamo nella Madonna di San Silvestro, considerata il sommo capolavoro della scultura lignea della regione.
Alla stagione del tardogotico appartiene anche la “perla” del Museo nazionale d’Abruzzo: il Trittico di Beffi che, insieme alle grandi opere di oreficeria, inserisce di diritto il panorama artistico abruzzese nello scenario internazionale. Si tratta di un raffinatissimo esempio di
pittura su tavola intriso di suggestioni europee della pittura cortese, così diffuse al tempo, unite a una eccezionale dichiarazione di appartenenza al territorio. Quest’opera, dopo il terremoto, ha dato lustro all’intera regione e l’ha supportata facendosi ambasciatrice
d’Abruzzo, protagonista di esposizioni di rilievo internazionale come quelle organizzate alla National Gallery of Art di Washington, al Nevada Art Museum di Reno e al Getty Center di Los Angeles, ammirata da oltre un milione di visitatori.
Il panorama artistico di quegli anni è vivacizzato dalla intensa circolazione di opere e maestri, così il trittico attribuito a Jacobello del Fiore proveniente dalla chiesa di Santa Maria la Nova a Cellino Attanasio (TE) è una testimonianza tangibile dei rapporti con Venezia e la cultura adriatica.
La grande stagione dell’oreficeria è invece esemplificata nel Museo da opere di straordinaria qualità come il reliquario a cofanetto
di Giovanni d’Angelo da Penne – argento, bronzo dorato e smalti – o come il nodo di croce processionale firmato da Nicola da Guardiagrele, tripudio di smalti champlavés.
Rappresentano poi un unicum nell’intera regione gli smaglianti colori delle due vetrate provenienti dalla chiesa di San Flaviano all’Aquila, la prima raffigurante il santo titolare della
chiesa, l’altra San Piero Celestino, principale patrono della città.
Il periodo di reggenza aragonese, segnato dalla presenza di san Bernardino da Siena (notevolissime per qualità e quantità le opere del Museo Nazionale d’Abruzzo legate al francescanesimo, come il nucleo dei polittici cosiddetti crivelleschi) porta notevoli frutti a
seguito dell’evangelizzazione promossa dall’Osservanza francescana, che si riflette in una produzione artistica incline con l’avanzare del Quattrocento a scelte più narrative, intrise di un naturalismo che lascia sgomenti per la capacità di restituire un volto umanissimo alle immagini sacre.
Sul finire del secolo a vivacizzare ulteriormente la scena artistica sono le botteghe aquilane dove lavorano maestri orafi e argentieri capaci anche di dipingere ad affresco o su tavola.
Tra le botteghe più attive va ricordata quella di Silvestro di Giacomo
, artista eccelso che nel corso della sua carriera seppe aggiornarsi sui testi del Rinascimento sia romano che fiorentino – suo lo spettacolare legno intagliato e dipinto del San Sebastiano, che fissa il canone della statuaria moderna in Abruzzo – e che ebbe, tra i suoi allievi più celebri, Saturnino Gatti.
Brilla nelle sale del museo – insieme ad altri capolavori del maestro – il fondo dorato della bella Madonna in trono con Bambino e angeli.
Saturnino domina la scena artistica aquilana del primo Cinquecento insieme a Francesco da Montereale di cui si espone un nucleo
davvero consistente di lavori, ma a scuotere l’ambiente abruzzese saranno le novità introdotte dall’esempio di Raffaello.
Il cosiddetto raffaellismo ebbe vita lunga a L’Aquila, pur arricchendosi via via di altri apporti più moderni. Negli anni Trenta e Quaranta del Cinquecento una delle personalità più notevoli è Cola dall’Amatrice, pittore e architetto, autorevole progettista della monumentale facciata di san Bernardino, ma anche autore di tavole e tele per committenti ascolani, romani e aquilani. A lui, e alla fase aquilana della sua eccentrica produzione, viene ora attribuito il
bel tondo con la Sacra Famiglia e i santi Francesco e Giovannino, in corso di restauro dopo i danni del sisma dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
Quindi il protagonista indiscusso nel XVI secolo – in cui il prestigio dell’Aquila si rinnova grazie alla presenza della figlia dell’Imperatore Carlo V – è Pompeo Cesura, di cui il MUNDA espone tra l’altro un
superbo legno intagliato, Cristo alla Colonna, testimonianza della
plastica tardo manierista del secondo Cinquecento, riportato ora al suo splendore.
Tra naturalismo e barocco si dispiega il Seicento abruzzese.
Accanto a lavori che escono dalla laboriosa bottega dei Bedeschini troviamo uno dei quadri a soggetto animalier tipici della produzione del monaco celestino Carl Ruther, originario di Danzica – una Lepre di grandissima forza espressiva – mentre il classico naturalismo dei maestri emiliani filtra in Abruzzo con le opere di
Giacinto Brandi.
Ma le collezioni del Museo Nazionale d’Abruzzo si sono arricchite negli anni Settanta anche grazie alla donazione al Comune dell’Aquila della preziosa collezione Cappelli, affidata in deposito conservativo al Museo. Straordinarie, in particolare, le opere
dei protagonisti della scena artistica napoletana del Seicento: dalla bellissima e suadente Maddalena in meditazione del teschio
di Jusepe de Ribera ai quattro capolavori di Mattia Preti.
Dopo il restauro è rifiorito il Cristo benedicente di Massimo Stanzione, sontuoso e monumentale, e tra le opere più notevoli vanno ricordate la Natività attribuita a Bernardino Cavallino e in chiusura del secolo, le opere del longevo Francesco Solimena, cui si deve sia il delicato Sant’Antonio da Padova sia l’Apoteosi di Carlo Borbone.
Presso il museo si svolgerà un’attività didattica attenta alle esigenze di un pubblico adulto, che dovrà riappropriarsi con orgoglio delle proprie illustri radici, e a un pubblico scolare che si troverà per la prima volta al cospetto di queste opere celate, nel loro insieme, per tanti anni, ma rifiorite grazie alle cure ricevute: capolavori delle collezioni del Museo Nazionale d’Abruzzo che hanno trovato una nuova, modernissima casa, in attesa che i complessi lavori strutturali della fortezza spagnola, spezzata dal sisma, la rendano nuovamente
fruibile.

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FRANCESCHINI: LA RINASCITA DE L’AQUILA PROSEGUE CON LA CULTURA
Riaperto a L’Aquila il Museo nazionale d’Abruzzo

Dopo il disastroso terremoto del 2009 riapre a L’Aquila, sabato 19 dicembre 2015 il MUNDA Museo Nazionale d’Abruzzo con sede nell’ex Mattatoio comunale completamente ristrutturato con tecnologie antisismiche e ripensato per questa sua nuova funzione.  Un evento di elevato valore simbolico a cui ha partecipato il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini.

Roma, 19 dicembre 2015
Ufficio Stampa MiBACT

Testi dal MiBACT, Redattore Renzo De Simone
La Madonna del Rosario di Saturnino Gatti, da WikipediaCC BY-SA 3.0, foto caricata da e di Abruzzesenato.
 

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