Apocalisse: la fantascienza latinoamericana

Apocalisse: la fantascienza latinoamericana

Nel mio personalissimo pellegrinaggio spirituale volto a scoprire l'editoria italiana, ho potuto apprezzare con molto entusiasmo il catalogo di Nova Delphi Libri, che si contraddistingue nel portare alla luce opere purtroppo snobbate da molti, ma non per questo meno importanti e preziose. Per questa ragione oggi voglio parlare di un agile volumetto, che raccoglie delle gemme della letteratura fantascientifica di matrice latinoamericana.

L'anno scorso lessi con sorpresa il libro di Roberto Bolaño, El espiritu de la ciencia-ficción, pubblicato nel 2018 da Adelphi. In quella occasione non entrai in contatto semplicemente con uno dei più grandi autori della letteratura mondiale, ma soprattutto con un appassionato lettore di fantascienza, un giovane Bolaño innamorato di Philip José Farmer e Ursula K. Le Guin.

Da quel momento mi domandai come la fantascienza si fosse impiantata in Argentina, Messico, Brasile e in altri Paesi dell'America Meridionale. A rispondere ci ha pensato l'antologia Apocalisse - Alle origini della fantascienza latinoamericana, tradotta e curata dalla professoressa Camilla Cattarulla e dal professor Giorgio de Marchis, entrambi docenti presso Roma Tre. Il volume presenta i seguenti racconti: La fine del mondo di Joaquim Manuel de Macedo, Demoni di Aluísio Azevedo, La pioggia di fuoco di Leopoldo Lugones, L'ultima guerra di Amado Nervo e Luna rossa di Roberto Arlt.

Descrivere nella loro compiutezza i racconti non è certo il compito di questo articolo, mi limito a segnalare che La pioggia di fuoco di Lugones è, dal mio punto di vista, il racconto più elegante e interessante (anche dal punto di vista narrativo). Invece credo sia più proficuo descrivere gli sviluppi del genere letterario nel continente latinoamericano. Secondo i curatori, e diversamente da Roberto de Sousa Causo, la fantascienza ebbe un'origine embrionale durante l'epoca coloniale, con un picco nel Messico del XVIII secolo. Tale forma letteraria auspicò a creare una cesura col proprio mondo e a sottolineò le profonde crisi sociali, economiche e religiose che colpirono la realtà sudamericana; il tutto non era promosso da uno slancio emotivo tipico del romanticismo europeo bensì era caratterizzato da profonde istanze ideologiche.

Viste le profonde motivazioni sociologiche la fantascienza argentina, messicana e brasiliana, seguì le lezioni della grande narrativa inglese, ovvero quella dei Gulliver's Travels; il risultato fu la genesi di storie utopiche e distopiche come è evidente nel racconto del frate Manuel Antonio de Rivas Sizigias y Cuadraturas Lunares (1773).
Dialogando con Alessandro Vanoli (storico, divulgatore e scrittore) durante la presentazione del volume L'ignoto davanti a noi. Sognare terre lontane (2017, Il Mulino) presso l'incontro organizzato dal sottoscritto e Pierpaolo Alfei per l'associazione culturale Riflessistorici di Macerata, riflettemmo sull'importanza dei viaggi e sul ruolo delle scoperte geografiche. Da questo dibattito venne fuori un'argomentazione interessante, ovvero che la fantascienza nacque (intendiamo generalmente) in concomitanza della fine delle grandi spedizioni scientifiche, antropologiche ed esplorative.

Immagine di GooKingSword da Pixabay 

Ovvero le mappe che usavano gli uomini erano complete, il passaggio a Nord-Ovest trovato, l'Amazzonia attraversata, le sorgenti del Nilo anche; perciò l'uomo occidentale, deluso dalla fine delle avventurose esplorazioni, iniziò ad indagare lo spazio profondo, a rendere la Luna (come in realtà fu) la nuova terra da raggiungere. La fantascienza nacque per alimentare ancora e ancora il bisogno di incontrare l'ignoto. Non è un caso quindi che una delle prime prove di narrativa SF (science fiction) argentina sia Viaje maravilloso del señor Nic-Nac (1875) di Eduardo Ladislao Holmbreg, il quale porta i suoi personaggi in contatto con extraterrestri.

Del resto il mondo latinoamericano è visto dagli occidentali-europei come un abnorme continente esotico, lussureggiante, primitivo, verde e del tutto lontano dalla civilizzazione. Ciò si riflette nella produzione di Herbert George Wells (come ne L'impero delle formiche) e nel Mondo Perduto di Arthur Conan Doyle, il quale descrive proprio un altopiano selvaggio e preistorico, popolato da un clan di ominidi e mostri del Pleistocene.

Tale visione primitivista del mondo amazzonico è ancora radicata nella nostra percezione contemporanea e tende a svuotare di contenuti sociologici e culturali una terra che difficilmente riesce ad agognare uno statuto di rispettabilità accademica e scientifica (anche per colpa di questa percezione). Il libro proposto da Nova Delphi perciò non si ferma ad essere uno strumento di divulgazione letteraria, ma si erge a meccanismo di comunicazione tra l'Occidente ignaro della meravigliosa produzione intellettuale latinoamericana e il continente colonizzato da spagnoli e portoghesi, che oggi deve essere riscoperto non solo come meta turistica.

Apocalisse - Alle origini della fantascienza latinoamericana
La copertina di Apocalisse - Alle origini della fantascienza
latinoamericana, a cura di Camilla Cattarulla e Giorgio de Marchis ed edito da Nova Delphi Libri

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Primi agricoltori in Brasile a Morro do Ouro, 4.800 anni fa?

Già 4.800 anni fa una stretta striscia costiera del Brasile meridionale era probabilmente oggetto di coltivazione di piante come la patata dolce e l'igname.

Così secondo un nuovo studio pubblicato su Royal Society Open Science, opera di un team internazionale di scienziati guidati dai ricercatori dell'Università di York, che ha preso in esame il sito di Morro do Ouro, situato nella Baia di Babitonga. Morro do Ouro è un sambaqui, cioè un deposito realizzato dall'uomo con l'accumulo di materiali organici e calcare, che va quindi incontro a una sorta di fossilizzazione chimica.

Qui aveva luogo un'economia diversificata con consumo di risorse vegetali, supportando una densa popolazione attorno a 4500 anni prima del tempo presente. La loro dieta era inaspettatamente ricca di carboidrati, una composizione unica se confrontata a quella degli altri gruppi contemporanei e successivi nella regione; gli studiosi suggeriscono perciò che qui ci si nutrisse di igname e patate dolci.

Igname selvatico, foto di Marco Schmidt [1], CC BY-SA 2.5 
Le conclusioni alle quali sono giunti gli studiosi, determinate dai risultati relativi alla dieta e ricavati dall'esame delle patologie orali, sono anche corroborate dalla presenza di strumenti litici atti alla lavorazione di materiali vegetali, e da microresti vegetali ritrovati nel tartaro degli stessi individui presenti a Morro do Ouro.

© 2018 degli autori dello studio

L'area è nota come la "foresta atlantica" del Sud America, e fino ad oggi non era stata considerata come parte della storia della prima produzione alimentare e agricola della regione, nonostante la sua ricchezza in termini di biodiversità vegetale e le prove archeologiche di una densa occupazione umana.

Questi nuovi dati suggerirebbero invece che le prime pratiche agricole avessero luogo in questa regione così come già sappiamo essere per Amazzonia e bacino del Río de la Plata.

 

Lo studio Middle Holocene plant cultivation on the Atlantic Forest coast of Brazil?, di Luis Pezo-Lanfranco, Sabine Eggers, Cecilia Petronilho, Alice Toso, Dione da Rocha Bandeira, Matthew Von Tersch, Adriana M. P. dos Santos, Beatriz Ramos da Costa, Roberta Meyer, André Carlo Colonese, è stato pubblicato su Royal Society Open Science.


Insediamenti precolombiani e immagazzinamento dell'acqua in Amazzonia

28 Aprile 2016

Immagazzinamento dell'acqua oggi, a Bom Futuro. Credit: Per Stenborg
Immagazzinamento dell'acqua oggi, a Bom Futuro. Credit: Per Stenborg

Gli insediamenti precolombiani in Amazzonia non si limitavano a localizzarsi presso fiumi e laghi: ad esempio, nella regione di Santarém in Brasile, la maggior parte dei siti si colloca su di un altopiano.
Grande depressione nel paesaggio agricolo, presso Ramal do Funil. Credit: Per Stenborg
Grande depressione nel paesaggio agricolo, presso Ramal do Funil. Credit: Per Stenborg

Queste conclusioni, frutto di una ricerca decennale da parte di una squadra dell'Università di Goteborg, risultano in contrasto con la tradizionale visione sull'Amazzonia precolombiana, per la quale i villaggi sarebbero esistiti solo lungo i fiumi.
Esempio di ceramica tipica (ceramica Fase Santarém), che si diffuse dal 1300 d. C. Credit: Per Stenborg
Esempio di ceramica tipica (ceramica Fase Santarém), che si diffuse dal 1300 d. C. Credit: Per Stenborg

Si sono ritrovati oltre 110 insediamenti, la maggior parte dei quali sull'Altopiano di Belterra, a sud dell'odierna città di Santarém. Si sono trovate depressioni naturali e artificiali, utilizzate per l'immagazzinamento dell'acqua. Le seconde erano circondate da terrapieni, prodotti con argilla compatta e rifiuti domestici, tra i quali anche cocci di ceramiche e carbonella dai focolari.
È noto che le aree lungo i fiumi sono popolate da migliaia di anni, ma nel periodo tra il 1300 e il 1500 si sarebbero verificati dei grandi cambiamenti nelle comunità preistoriche in questa parte dell'Amazzonia, con significativa crescita della popolazione e nuove forme agricole e di gestione dell'acqua.
Link: AlphaGalileo, EurekAlert! via University of Gothenburg.


Impatto dei Nativi Americani sulla Foresta Amazzonica prima degli Europei

28 Ottobre 2015
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Un nuovo studio ha verificato l'impatto dei nativi americani sulle foreste amazzoniche, prima dell'arrivo degli Europei: questo sembra essere stato piuttosto limitato, arrivando al massimo ad estendersi per un giorno di cammino da un fiume.
Non si tratta solo di un'analisi storica: si sottolinea poi come le attività antropiche moderne nell'area possano avere conseguenze di lungo periodo sulla foresta.
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Percezione dell'invecchiamento nelle società moderne e tradizionali

8 - 19 Ottobre 2015
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Un nuovo studio ha confrontato le percezioni di società moderne e tradizionali circa l'invecchiamento, proponendo un test nel quale si chiedeva di giudicare alcuni aspetti in relazione alla stessa persona, mostrata giovane e digitalmente alterata per sembrare più vecchia.
In generale le società moderne come quelle tradizionali (rappresentate dagli Tsimane dell'Amazzonia) considerano l'età fattore di saggezza. C'è una differenza, però: gli Tsimane guardano con maggior favore all'invecchiamento e pensano che una persona più anziana abbia migliore memoria.
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Agricoltura nell'Amazzonia prima dell'arrivo degli Europei

22 Luglio 2015
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Quando pensiamo all'Amazzonia, la prima idea che passa per la mente - al di là del disboscamento - è quella di un ambiente completamente incontaminato. E così si riteneva pure fino al ventesimo secolo. Nonostante le prove di attività umane nell'area in tempi precedenti l'arrivo degli Europei, questa visione continua ad essere popolare.
Un nuovo studio prende in esame l'Amazzonia sotto questo profilo, con particolare attenzione all'aspetto agricolo: qui sarebbero state domesticate ben 83 specie native di piante, comprendendo la patata dolce, il tabacco, il cacao, l'ananas, la cassava e i peperoncini. L'attività implica anche un paesaggio su cui ha influito la presenza umana nel territorio: vi sarebbero stati 8 milioni di persone che vivevano qui nel 1492, e che impressionarono gli spagnoli per la loro salute e per l'abbondanza di cibo.
La ricerca conclude che la Foresta amazzonica non era meno diversificata o popolata di altri ambienti forestali al mondo, prima dell'arrivo degli Europei. E che ci sarebbe da imparare dagli antichi abitanti dell'Amazzonia, sul come ricavare cibo da questo ambiente senza distruggerlo, pur sostenendo società complesse.
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Collegamento genetico tra indigeni dell'Amazzonia e dell'Australasia

21 Luglio 2015
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I Nativi Americani dell'Amazzonia presentano una relazione genetica con gli indigeni dell'Australasia. Si tratta di qualcosa di inaspettato, perché indicherebbe una migrazione precedentemente non nota.
In particolare, le popolazioni Suruí e Karitiana (parlanti Tupí) e gli Xavante (che parlano Ge) avrebbero avuto un antenato collegato agli indigeni dell'Australasia più che a qualsiasi altra popolazione. Si tratta di un antenato che non ha lasciato tracce in altri gruppi di Nativi Americani del continente. Si tratterebbe di un gruppo estinto, che gli studiosi ritengono antico quanto le prime migrazioni nel continente, e che non esiste più: è stato perciò chiamato Popolazione Y, dalla parola Tupí che indica l'antenato, "Ypykuéra."
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Le ultime tribù dell'Amazzonia a rischio

4 Giugno 2015
Le ultime tribù isolate che vivono nell'Amazzonia, soprattutto in Perù e Brasile, sono oggi a rischio a causa della pressione esercitata dalla società moderna: in particolare a causa di malattie e deforestazione.
Questi problemi vengono affrontati da una serie di articoli pubblicati su Science, che affrontano diversi temi che vanno dall'introduzione delle malattie con l'arrivo degli Europei, ai rischi insiti nella creazione di una strada, alle modalità con le quali proteggere questi gruppi umani.
Link: Science Mag; Phys.org, Archaeology News Network via AFP


Il drone per scoprire i segreti dell'Amazzonia

20 Febbraio 2015
L'Amazzonia è la più grande foresta pluviale al mondo, oltre che il polmone del pianeta e un luogo di grande biodiversità. Un team internazionale di ricercatori conta perciò di utilizzare il drone come mezzo per scoprire i segreti degli uomini che l'hanno popolata, e la loro influenza nell'area.
Link: Deutsche Welle