Torna alla luce la Sala della Sfinge nella Domus Aurea

Roma continua a regalarci emozioni e sorprese che stupiscono per bellezza e importanza. Archeologi, architetti e i restauratori del Parco archeologico del Colosseo, dopo 2000 anni, si sono imbattuti in una scoperta che ha lasciato tutti senza parole. Nella Domus Aurea, la ricca e splendida residenza urbana dell’imperatore Nerone, torna alla luce una sala a cui è stato dato il nome, per via delle decorazioni presenti, di Sala della Sfinge. I tecnici, durante dei lavori sulla volta dell’ambiente 72 dell’edificio, si sono imbattuti in una grande apertura all’altezza della copertura e qui, rischiarando la volta con luci artificiali, sono apparse decorazioni inedite. Al di sotto, per tutta l’altezza, la sala risulta interrata già in epoca romana. Le pitture  ricoprono l’intera volta a botte e risultano in buono stato di conservazione.

Vista d'insieme della Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Vista d'insieme della Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Sul fondo bianco si vedono riquadri tracciati di rosso, contornati da linee color ocra con fasce dorate punteggiate da elementi vegetali e altre fasce curvilinee anch’esse dorate e rabescate.

Figurina armata con pantera dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Figurina armata con pantera dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

La scoperta della Sala della Sfinge si inserisce nella strategia di ricerca scientifica che il Parco porta avanti ogni giorno contestualmente agli interventi di messa in sicurezza e restauro– ha spiegato Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo e ha concluso – rimasta nell’oscurità per quasi venti secoli, la Sala della Sfinge – così come l’abbiamo denominata – ci racconta le atmosfere degli anni del principato di Nerone”.

Centauro dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Centauro dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Emozionato anche il Funzionario responsabile della Domus Aurea Alessandro D’Alessio che commenta così l’evento: “Sogno e aspirazione ancestrale dell’archeologo (e non solo) – di matrice quantomeno letteraria, romanticamente immaginifica – la scoperta di un nuovo, sconosciuto ambiente antico, di uno spazio architettonico chiuso e “incontaminato” da mano e sguardi umani, splendidamente decorato e talvolta ricettacolo di oggetti preziosi, costituisce un evento che tanto raramente si verifica da appagarne appieno spirito di ricerca e sete di conoscenza. Alla Domus Aurea, ovvero in quel che oggi resta, sul Colle Oppio, dell’immensa residenza urbana che Nerone volle edificare dopo l’incendio del 64 d.C. (una tale circostanza potrebbe non destare particolare sorpresa, visto il numero delle sale e degli altri spazi noti e riccamente affrescati, che ammonta a oltre 150. Eppure la ventura e l’emozione di trovarsi di colpo, senza preavviso o indizio alcuno, davanti e dentro una stanza della Domus prima ignota, o di cui non v’era comunque memoria, rappresenta un’occasione anche qui straordinaria e appagante”.

Posizionamento su planimetria della nuova sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Posizionamento su planimetria della nuova sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Le figure che si stagliano sulla volta sono state dipinte in un’atmosfera rarefatta all’interno di eleganti riquadri: una nasce da un cespo vegetale armata di spada, faretra e scudo che combatte contro una pantera feroce; Centauri rampanti e figure di Pan, uno con lituo (bastone ricurvo), un altro con oggetti, forse strumenti musicali, fra le mani. All’esterno del perimetro, creature acquatiche stilizzate, reali o fantastiche, sembrano rincorrersi. Il tutto è attraversato da motivi vegetali: esili ghirlande e cespi che terminano in foglioline e steli di colore verde, giallo e rosso, festoni e forse frutti, compongono un paesaggio surreale popolato da uccellini ritratti in differenti pose.

Creature acquatiche dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Creature acquatiche dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Sulla lunetta di fondo della volta a botte, si staglia una tipica architettura immaginaria con le sue esili colonne su uno sfondo inesistente, sormontata da una patera d’oro da cui pende una mezza ghirlanda. Accanto, una muta e solitaria sfinge svetta sopra un elemento che fa pensare ad un bètilo (oggetto sacro di forma conica).

Le figure di carattere riempitivo, appaiono anche in altre sale e ambienti, come ad esempio nel Criptoportico 92.

Data appunto la posizione della stanza rispetto al più generale sistema planimetrico progettuale della Domus, sappiamo inoltre che questa decorazione neroniana venne stesa sulle superfici di un più antico ambiente, parte della sequenza di vani, solo in parte nota, che componevano un preesistente horreum (magazzino) di età claudia, e che vennero reinseriti, condizionandone il disegno in questo settore, nel padiglione dell’Oppio. Esso fu poi riempito e sepolto di terra probabilmente al tempo della costruzione delle Terme di Traiano, e in tale oscurità è rimasto per quasi venti secoli. La sua riscoperta, oggi, è una novità per noi e per il mondo” – continua D’Alessio.

Decorazione vegetale con uccellino dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo
Decorazione vegetale con uccellino dalla Sala della Sfinge. Crediti: Parco archeologico del Colosseo

Nella fase attuale dei lavori, non sono previsti interventi di rimozione degli strati di interramento poiché questi potrebbero attualmente creare problemi di stabilità alla struttura. L’intervento conservativo dei restauratori è stato necessariamente limitato ad una puntuale messa in sicurezza delle decorazioni emergenti allo scopo di impedirne l’infiltrazione al di sotto del livello dell’interro, dove non sarebbe stato possibile controllarne l’azione.

La Sala della Sfinge, non è rimasta tuttavia del tutto inedita a qualche curioso visitatore. All’interno dell’ambiente sono stati ritrovati dei frammenti ceramici volutamente posizionati e ritrovati in quella determinata stratigrafia. La grandiosa scoperta, oltre all’immenso valore artistico e archeologico, permette di aggiungere ulteriori dettagli alla conoscenza delle atmosfere degli anni ’60 del I secolo d.C. a Roma.

 

 

 


Vi mostriamo la Domus Transitoria. La prima magnifica reggia di Nerone

Doveva essere una reggia lussuosa e opulenta la prima abitazione di Nerone sul Palatino e finalmente ora sarà fruibile al pubblico. Il progetto si inserisce nel programma del Parco archeologico del Colosseo di restituire ai visitatori luoghi e percorsi da tempo inaccessibili. Inoltre, questa straordinaria apertura, contribuisce a definire un itinerario neroniano all’interno dell’area archeologica che si estenderà dal Colle Oppio al Palatino. Il visitatore potrà fare un’esperienza reale, circondato da ciò che resta della residenza e virtuale, attraverso le ricostruzioni in alta definizione di quelle che dovevano essere le straordinarie decorazioni pittoriche e marmoree della Domus Transitoria.

Padiglione centrale visto dalla fontana - ninfeo. Ricostruzione virtuale. Credits: Parco archeologico del Colosseo. Foto: Progetto Katatexilux

Svetonio racconta che l’impegno di Nerone nella costruzione di questa sua prima residenza fu un vero e proprio scandalo. Sul Palatino sono ancora visibili alcuni suggestivi ambienti: tra questi spicca uno spazio originariamente occupato da un ricco ninfeo con giochi d’acqua, un triclinio circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi che doveva fungere da luogo di riposo e svago dell’imperatore.

Fatta costruire per sé una casa che dal Palatino andava all’Esquilino, dapprima la chiamò Transitoria; poi, quando un incendio la distrusse, la fece ricostruire e la chiamò Aurea”. (G. Svetonio, Vita di Nerone, 31)

È possibile ammirare altre due stanze di cui restano tangibili i segni preziosi della decorazione con affreschi, stucchi e pavimenti marmorei. Una buona parte di reperti sono oggi conservati nel vicino Museo del Palatino, ma altri ritornano a Roma dopo ben 300 anni e grazie ad un importante accordo siglato qualche mese fa con il Museo archeologico di Napoli. Alcuni affreschi furono distaccati al momento della scoperta da un ambiente coperto con volta a botte, due fregi e delle formelle che i visitatori potranno riammirare grazie a questo importante prestito. Lo stile delle immagini ha suggerito l’attribuzione a Famulus o Fabullus, il pittore della Domus Aurea citato da Plinio.

Decorazione pittorica del Ninfeo della Domus Transitoria. Particolare della lunetta. Roma, Museo Palatino. Credits: Parco archeologico del Colosseo

Identificati erroneamente come i Bagni di Livia, nel settecento furono scoperti dai Farnese e letteralmente depredati vista la preziosità delle decorazioni, dei marmi e delle colonne che man mano venivano fuori dagli sterri. Una parte delle decorazioni vennero portate a Parma, altre furono disperse e altre furono trasferite nel 1728 dal duca di Beaufort nella sua residenza di Badminton per rivestire un’intera sala. Un secolo dopo, l’area venne nuovamente indagata, questa volta con criteri scientifici da Giacomo Boni.

Oggi, dopo importanti lavori di restauro e messa in sicurezza, viene offerto al pubblico un itinerario di visita unico, arricchito da un progetto multimediale che intende far rivivere lo splendore del I secolo d.C. Il percorso porterà il visitatore ad attraversare una delle due antiche scale d’accesso che si configurano come “parodoi”, accessi, ai lati della scaenae frons di un teatro fino ad arrivare in uno spazio anticamente scoperto e occupato da una fontana ornata da nicchie che si ripropone scenograficamente come una quinta teatrale arricchita da giochi d’acqua e zampilli. L’idea di Nerone era quella di stupire, anche con effetti scenografici strabilianti e l’acqua era onnipresente nell’edificio. Di fronte a quest’area, si apre poi un imponente triclinio estivo a padiglione, circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi. In questo spazio, una proiezione introduce alla storia della prima residenza di Nerone e del suo inserimento topografico nel complesso palaziale, la sua costruzione e il rapporto con la successiva Domus Aurea.

Volta decorata (Ambiente A3, alcova) Roma, Domus Transitoria. Credits: Parco archeologico del Colosseo

L’itinerario prosegue in uno spazio con una grande latrina con 50 posti. Uscendo da questa si potrà ammirare un’intera parete completamente in rosso che reca le tracce dell’originaria decorazione con foglie ed elementi vegetali tipici della pittura da giardino.

Il progetto di valorizzazione scientifica, che potenzia la comprensione del monumento agli occhi del pubblico, si costituisce ancora da un'apposita illuminazione studiata per differenziare gli spazi originariamente scoperti rispetto a quelli chiusi, e da tre installazioni multimediali. In particolare, una postazione consentirà di indossare un visore per la realtà virtuale con cui si osserverà una ricostruzione realistica del triclinio e del ninfeo.

La Domus cosiddetta Transitoria fu costruita prima dell’incendio del 64 d.C. e deriva il suo nome dal “passaggio” che creava tra i possessi imperiali sul Palatino e sull’Esquilino (giardini di Mecenate) e costituisce un primo esempio di dimora regia ispirata alle grandi residenze dei sovrani orientali e in particolare a quelle dei faraoni d’Egitto. La concezione del palazzo a padiglioni, intervallato da boschetti e con fontane, ninfei e laghi si rifà, tra l’altro, alla grande reggia dei Tolomei ad Alessandria d’Egitto, luogo ben noto dalle fonti letterarie come un gigantesco complesso che occupava gran parte della città e descritto dal poeta Latino Lucano con riferimenti alla luxuria orientale ripresa da Nerone e causa dei tanti mali per Roma e per il suo Impero.

Con le lacune derivanti dall'asportazione delle losanghe (Ambiente A2. Particolare della volta) Roma, Domus Transitoria. Credits: Parco Archeologico del Colosseo

La reggia di Nerone sarà visitabile dal venerdì al lunedì e rientra nel nuovo biglietto Foro – Palatino SUPER di 16 euro e valido un giorno. Nel biglietto è compreso l’accesso al Museo Palatino e al Criptoportico neroniano, alle case di Augusto e di Livia, all’Aula Isiaca con la Loggia Mattei, al Tempio di Romolo, a Santa Maria Antiqua con l’Oratorio dei Quaranta Martiri e alla rampa di Domiziano.

La riapertura al pubblico si accompagna anche di una pubblicazione edita da Electa in cui si esamina la topografia e l’architettura delle due regge neroniane (Domus Transitoria e Domus Aurea) e delle loro decorazioni pittoriche e in marmo, fino al resoconto degli interventi di restauro più recenti.

Info biglietto SUPER: https://www.electa.it/iniziative-speciali/s-u-p-e-r/

 


CANTIERE DOMUS AUREA: Precisazioni da parte del Soprintendente per i beni archeologici di Roma, Mariarosaria Barbera

14 Novembre 2014
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CANTIERE DOMUS AUREA
Precisazioni da parte del Soprintendente per i beni archeologici di Roma, Mariarosaria Barbera

La sperimentazione di apertura al pubblico dei cantieri della Domus Aurea, proposta dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma e sostenuta con sensibilità dal Ministro Franceschini, prosegue con successo nei weekend, nonostante le avversità meteo che hanno costretto alla sospensione nell'ultimo fine settimana.
Come era prevedibile, anche memori dell'entusiasmo registrato in occasione della riapertura del monumento alla fine degli anni ‘90, le richieste superano le disponibilità e i rigorosi vincoli di sicurezza.

Progetto Domus Aurea: l’apertura al pubblico del cantiere

24 Ottobre 2014

PROGETTO DOMUS AUREA
L’apertura al pubblico del cantiere

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La Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma apre il cantiere della Domus Aurea con visite guidate. Lo scopo dell’iniziativa è di rendere consapevole il pubblico del complesso progetto di consolidamento e manutenzione del palazzo imperiale più noto nella storia dell’antica Roma.
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Sala Volta Gialla
Il percorso di visita si articola in quindici tappe che illustreranno i progressi del cantiere e consentirà di accedere all’ala occidentale del padiglione, mai aperta prima al pubblico. Sarà illustrato e percepibile quanto già consolidato e messo in sicurezza relativamente alle strutture architettoniche e agli apparati decorativi, e verrà anticipato il programma dei lavori. Per questo motivo, il percorso di visita è destinato a mutare ed evolvere nel tempo, secondo lo svolgimento del progetto defi nitivo volto al risanamento della parte superiore esterna della residenza di Nerone.
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Sala di Achille e Sciro
Il cantiere ha avuto inizio con gli interventi di consolidamento delle parti sotterranee, oggetto della visita guidata, e proseguirà con la creazione di un nuovo giardino sul colle Oppio. Un Sistema Integrato di Protezione messo a punto dallo staff di lavoro della Soprintendenza, con l’apporto di specialisti esterni competenti per le questioni fi sico/ambientali, idrauliche e bio-botaniche, prevede infatti la creazione di un nuovo giardino.

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