“Fantasmi a Pompei”: dal 31 ottobre, la mostra di Dario Assisi e Riccardo M. Cipolla al MANN

“Fantasmi a Pompei”: dal 31 ottobre, la mostra di Dario Assisi e Riccardo M. Cipolla al MANN

Nelle Sezioni Affreschi e Mosaici, 41 creazioni fotografiche incontrano il passato

In una città antica deserta e bellissima, si muovono figure misteriose: sono i “Fantasmi a Pompei”, che Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla raccontano con quarantuno scatti, in esposizione al Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 31 ottobre 2018 (vernissage alle 17) all’8 gennaio 2019.

I due fotografi intraprendono il proprio percorso creativo perdendosi nelle strade dell’antica Pompei e fissando, con l’obiettivo, scorci di rovine e paesaggi all’ombra del Vesuvio: pochissime le presenze umane, come se la città fosse sospesa nel tempo, immune dal flusso turistico che ne caratterizza la dimensione quotidiana alle soglie del terzo millennio.

Il momento successivo della ricerca è offerto dallo studio degli affreschi e dei mosaici del MANN: nelle sale dell’Archeologico, gli scatti si concentrano, piuttosto, sui personaggi, sugli uomini e le donne che popolarono la creatività degli artisti di un tempo.

Le tecnologie digitali fanno il resto: le raffigurazioni pittoriche e le decorazioni musive vengono ritagliate e rese evanescenti, in modo da risultare sovrapposte e sospese nel magico scenario di Pompei.

“Abbiamo immaginato di chiudere gli occhi lasciandoci trasportare dalla fantasia; abbiamo passeggiato per le antiche strade, accompagnati da una misteriosa melodia e dagli spettri che tornavano nella propria dimora”, commentano Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla, ripercorrendo l’iter che li ha condotti alla realizzazione della mostra “Fantasmi a Pompei”.

Così, grazie al fotomontaggio, una giovane donna, mentre allatta il suo bambino, è protetta dallo sguardo lontano, eppur presente, di una mamma d’un tempo; una ragazza fuoriesce da un antico dipinto per accarezzare un cagnolino; alcune magiche figure femminili fluttuano in un cielo nuvoloso che racchiude, come appesantito da una moderna eruzione, le colonne ed i tetti di Pompei.

“Allestendo Fantasmi a Pompei, abbiamo accostato le creazioni fotografiche di Dario Assisi e Riccardo Cipolla ad alcune opere della sezione mosaici ed affreschi: in tal modo, l’incontro tra passato e presente produce suggestioni immediatamente percepibili agli occhi di un visitatore che sceglie un approccio emozionale all’opera d’arte”, afferma il Direttore del Museo, Paolo Giulierini.

 


Roma: mostra fotografica "Calcata... una storia di disobbedienza"

Mostra fotografica

CALCATA...una storia di disobbedienza

Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia,

19 Ottobre-2 dicembre 2018

Venerdì 19 ottobre, alle ore 12.00, nella sede del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giuliasi inaugura nella Sala Venere, al piano nobile del Museo, la mostra fotografica: “Calcata…una storia di disobbedienza”, promossa dal Comune di Calcata, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e la British School at Rome, con il Patrocinio dell’Archivio di Stato di Viterbo e con il contributo dell’Aerofototeca Nazionale (Istituto Centrale per il catalogo e la Documentazione).

Dopo il grande riscontro di pubblico ottenuto a Calcata a partire dallo scorso giugno nello storico locale del “Granarone”, l’edizione romana si arricchisce dei riferimenti alla storia del Museo, la cui nascita e la cui formazione, alla fine dell’Ottocento, si intrecciano con le scoperte archeologiche condotte nel territorio di Calcata.

Nella mostra sono presentate oltre sessanta immagini fornite sia dalle Istituzioni coinvolte sia da alcune delle persone che da anni vivono a Calcata.

Ad esse è dato il compito di raccontare la storia recente del centro, segnata dal Regio Decreto che nel 1935 ne vorrebbe imporre l’abbandono, ma che rappresenta invece il punto di partenza di un inedito modello sociale di convivenza.

Fanno da sfondo alla storia del centro, alle trasformazioni del suo paesaggio e alle scene di vita quotidiana, le campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza e dall’Accademia inglese, che hanno indagato, a partire dagli anni ’30 del secolo scorso, l’antico centro falisco di Narce e il suo territorio, contribuendo a delineare la storia e l’identità culturale di questa porzione di territorio al di là della riva destra del fiume Tevere.

La mostra sarà introdotta nella Sala della Fortuna da una breve presentazione del dott. Valentino Nizzo (Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia), della dott.ssa Margherita Eichberg (Soprintendente Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale), del prof. Stephen J. Milner (Direttore della British School at Rome, della dott.ssa Sandra Pandolfi (Sindaco del Comune di Calcata) e dell’architetto Paolo Portoghesi.

La mostra, allestita nella Sala Venere, al piano nobile del Museo, sarà aperta al pubblico fino al 2 dicembre 2018 nei consueti orari di apertura (9.00-20.00), con ingresso compreso nel biglietto di visita.

Testo e immagine da Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia


Licodia Eubea: parte la “Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica”

Giovedì 18 ottobre giornata d’apertura della “Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica

Grande attesa per uno dei festival internazionali di cinema archeologico più importanti in Italia. Quest’anno arriva alla sua ottava edizione e si preannuncia un successo

Anche quest’anno il comune ibleo di Licodia Eubea si apre al “cinema dell’Antico” e, dal 18 al 21 ottobre, ospiterà l’VIII edizione della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica.

L’apertura del festival avverrà giovedì 18 ottobre, alle ore 17.00, all’interno della suggestiva chiesa sconsacrata di S. Benedetto e S. Chiara, presso piazza Stefania Noce, in pieno centro storico.

Un palinsesto ricchissimo di opere cinematografiche, ospiti di alto livello, laboratori ed attività collaterali, legati indissolubilmente dal trait d’union della memoria, il grande tema della manifestazione.

Ben 24 film in programma, di cui 20 in concorso, riempiranno i pomeriggi e le serate della manifestazione. Si tratta di lavori di recente produzione, di respiro internazionale: Italia, Francia, Portogallo, Polonia, Spagna, Croazia, Turchia, Libia, Nuova Zelanda, Canada. È un pezzo di mondo, quello che viene raccontato attraverso i documentari: ciascuno racconta, con rigore scientifico e grande personalità, il modo in cui l’uomo decide di ricordare o dimenticare il suo passato e le rovine che lo rappresentano, ma anche gli uomini e le donne che hanno contribuito a rivelarlo, a volte celebrati come Sir Arthur Evans, scopritore del mitico palazzo di Minosse a Knosso, altre volte precipitati in un pesante oblio, come l’archeologa preistorica trentina Pia Laviosa Zambotti, morta suicida negli anni Sessanta.

In un Paese come l’Italia, in cui l’interesse verso la distribuzione di film legati al patrimonio archeologico e storico-artistico risulta decisamente carente, un festival come quello di Licodia Eubea costituisce un’occasione unica per il pubblico siciliano di scoprire e avvicinarsi ad un genere di grande impatto e in fase di forte sperimentazione, qui rappresentato da prime regionali, nazionali e internazionali.

Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttori artistici del Festival

Ciò che ci sta più a cuore – afferma Alessandra Cilio, archeologa e direttrice artistica del festival – è essere in grado di offrire ogni anno un evento culturale di spessore, in grado di avvicinare la società ai grandi temi della ricerca archeologica, sensibilizzandola alla comprensione e al rispetto del nostro patrimonio culturale.”

Perché ciò sia possibile – aggiunge Lorenzo Daniele, regista e co-direttore artistico della manifestazione – è necessario che la gente abbia la possibilità di confrontarsi direttamente con i protagonisti della ricerca archeologica, i divulgatori, i registi e gli sceneggiatori che si spendono nel campo della comunicazione del mondo antico. È per questo che, a corredo delle proiezioni, inseriamo sempre gli incontri e le conversazioni con gli specialisti del settore”.

E quest’anno, i nomi degli ospiti sono di tutto rispetto. A conversare con il pubblico del festival, nel pomeriggio di venerdì 19 ottobre, ci sarà l’archeologa Serena Raffiotta, con un intervento dal titolo: “Heritage: Patrimonio è Eredità. Tutelare il patrimonio culturale per salvare un’identità”.

Il pomeriggio di sabato 20 ottobre, invece, sarà dedicato a uno dei giornalisti più impegnati a livello internazionale nella lotta al saccheggio del patrimonio storico-artistico, Fabio Isman, che presenterà (per la prima volta in Sicilia) il recente volume “L’Italia dell’arte venduta. Collezioni disperse, capolavori fuggiti”.

Antonia Falcone

Ma le novità di questa nuova edizione del festival non finiscono qui. Oltre al consueto appuntamento dedicato alla didattica e ai cartoon per giovanissimi all’interno della sessione “Ragazzi e Archeologia” e alla “Finestra sul documentario siciliano”, la manifestazione si arricchisce di un workshop dedicato alla comunicazione del patrimonio culturale attraverso i media di ultima generazione. Il workshop “Scava, scarriola, comunica! Quando l'archeologia (si) racconta”, tenuto dall’archeo-blogger Antonia Falcone e dal giornalista Graziano Tavan, in programma la mattina del 20 ottobre, punta ad essere una “palestra formativa” aperta a studenti universitari, giornalisti e operatori museali, per i quali la padronanza di strumenti e strategie comunicative nell’ambito dei beni culturali rappresenta oggi un requisito fondamentale. Il workshop è gratuito e aperto a tutti; registrarsi è possibile, attraverso la piattaforma Eventbrite.it.

Graziano Tavan

A far da cornice al festival, ben due mostre fotografiche: la prima, “Libia. Antiche Architetture Berbere” del fotografo e regista veneziano Lucio Rosa, dedicata ad un frammento d’Africa sempre più fragile e sgretolato; la seconda, “1915-1918. Licodia Eubea e i suoi figli nella Grande Guerra”, organizzata e allestita dall’infaticabile sezione locale dell’Archeoclub d’Italia.

E poi, a far da intermezzo tra il pomeriggio e la sera, gli aperitivi con visita guidata alle sale espositive del museo archeologico “Antonino Di Vita” e di quello etnografico “P. Angelo Matteo Coniglione”, a base di prodotti tipici della tradizione enogastronomica licodiana. E le escursioni alla scoperta del centro storico e dell’hinterland di Licodia Eubea, location di questo festival ma, al tempo stesso, scrigno ricco di autentici gioielli architettonici e storico-artistici.

A chiudere l’edizione 2018 della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica sarà la premiazione del film più votato dal pubblico (Premio “Archeoclub d’Italia”) e del film ritenuto migliore da una giuria internazionale di qualità (Premio “ArcheoVisiva”), assieme al Premio “Antonino Di Vita”, conferito a chi abbia speso la propria carriera nella promozione della conoscenza del patrimonio culturale.

Ancora una volta, dunque, aggiungiamo tessere al mosaico, per incrementare la qualità dell’offerta culturale di questa manifestazione – conclude la Cilio –. Lo facciamo perché continuiamo a credere nel progetto, il cui obiettivo non è solo svelare la bellezza del cinema archeologico, ma anche di fare sistema, coinvolgendo autori, produttori, festival, pubblico e istituzioni. E, un anno dopo, siamo felici di constatare che a crederci siamo sempre di più.”

 


Prima giornata dell'VIII edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea

In questo post guida potrete trovare tutti gli appuntamenti e i link alle schede relative alla prima giornata dell'ottava edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea. Ove disponibile, la scheda contiene anche un trailer.

Giovedì 18 ottobre 2018

ORE 17.00 APERTURA DELLA RASSEGNA

introducono:

Giacomo Caruso

Presidente Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea

Alessandra Cilio, Lorenzo Daniele

Direttori artistici del Festival

intervengono:

Giovanni Verga

Sindaco del Comune di Licodia Eubea

Rosalba Panvini

Soprintendente BB.CC.AA. di Catania

ORE 17.30 CINEMA E ARCHEOLOGIA

Az, Branko pridivkom Fučić

Nome Branko, cognome Fučić

Nazione: Croazia

Regia: Bernardin Modrić

Consulenza scientifica: Tomislav Galović

Durata: 36’

Anno: 2016

Produzione: Istra Film

Il documentario narra la storia poetica e contemplativa di uno dei maggiori ricercatori croati di iscrizioni e affreschi glagolitici, il cui lavoro ha segnato la storia dell’arte dell’Europa sud–orientale della seconda metà del XX secolo. Fučić è stato uno studioso capace di rendere civiltà ed eventi del passato più vicini a noi, in modo semplice e coinvolgente.

La scheda su ClassiCult: https://www.classicult.it/nome-branko-cognome-fucic/

L’antico teatro di Herculaneum

Nazione: Italia

Regia: Raffaele Gentiluomo

Consulenza scientifica: Domenico Camardo, Mario Notomista

Durata: 8’

Anno: 2014

Produzione: Fondazione Cives - Mav Museo Archeologico Virtuale

Il Teatro, costruito in età augustea, rappresenta uno dei monumenti più straordinari dell'antica Herculaneum, testimonianza dello splendore della città, prima della tragica eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

La scheda su ClassiCult: https://www.classicult.it/lantico-teatro-di-herculaneum/

Mésopotamie, une civilisation oubliée

Mesopotamia. Una civiltà dimenticata

Nazione: Francia

Regia: Yann Coquart, Luis Miranda

Consulenza scientifica: Jessica Giraud

Durata: 52’

Anno: 2017

Produzione: Un Film à la Patte

Lontana dalle principali spedizioni archeologiche del XX secolo per ragioni geopolitiche, la Mesopotamia settentrionale è il cuore dell’impero assiro. Per dieci anni, le porte di questo continente si sono gradualmente aperte e i più grandi archeologi del nostro tempo si sono affrettati a mappare, registrare, cercare, analizzare il territorio. Il film racconta un’incredibile avventura archeologica, tra passato e presente, in cui la conoscenza scientifica diventa una risposta alla barbarie.

La scheda su ClassiCult: https://www.classicult.it/mesopotamia-una-civilta-dimenticata/

Le mythe du Labyrinth

Il mito del Labirinto

Nazione: Francia

Regia: Mikael Lefrançois, Agnès Molia

Consulenza scientifica: Peter Eeckhout

Durata: 26’

Anno: 2018

Produzione: Tournez S’il Vous Plaît – Arte

Tra il 1400 e il 1300 a.C., fiorì a Creta la raffinata civiltà minoica. I Minoici furono i primi, nella cultura europea, ad adoperare la lingua scritta. Hanno dato prova del loro alto livello artistico attraverso raffinati affreschi e sculture. Hanno costruito edifici sontuosi, la cui complessità ha a lungo affascinato gli archeologi. Oggi, grazie agli scavi condotti a Cnosso, Festo e Sissi, combinati alla ricerca matematica, gli archeologi hanno sviluppato nuovi metodi per comprendere l’architettura di questi edifici. I risultati mettono in discussione il nostro sapere relativo a una civiltà che pensavamo di conoscere bene.

La scheda su ClassiCult: https://www.classicult.it/il-mito-del-labirinto/

ORE 19.30 INCONTRI DI ARCHEOLOGIA

Inaugurazione della mostra fotografica

Libia. Antiche Architetture Berbere

interviene:

Lucio Rosa, regista e fotografo

La mostra fotografica di Lucio Rosa verrà inaugurata presso gli spazi del museo etnografico di Licodia Eubea.

ORE 19.45 APERITIVO AL MUSEO

Visita guidata all’interno del Museo etnoantropologico “P. Angelo Matteo Coniglione”, con degustazione di prodotti enogastronomici.

Si rinnova anche quest'anno l'appuntamento con #aperitivoalmuseo.
Tutti i giorni, tra le 19.30 e le 20.00, il museo civico "A. Di Vita" e quello etnografico "A. M. Coniglione" di Licodia Eubea si apriranno ai visitatori per una visita guidata e un ricco apericena a base di prodotti locali.
I vini saranno gentilmente offerti dallo sponsor del festival, l'azienda vinicola Baglio di Pianetto, attenta nella produzione di bianchi e rossi che raccontino la Sicilia, ma anche sensibile ad attività culturali che la promuovano in ambito nazionale e internazionale.

ORE 21.00 CINEMA ED ETNOANTROPOLOGIA

C’era una volta la terra

Nazione: Italia

Regia: Ilaria Jovine, Roberto Mariotti

Durata: 73’

Anno: 2018

Produzione: Iljà Film – Effendemfilm

Partendo da selezionati articoli giornalistici dello scrittore e saggista Francesco Jovine (1902-1950), pubblicati negli anni Quaranta, il film indaga la realtà contemporanea, alla ricerca del medesimo legame raccontato dallo scrittore, quello che da sempre lega l’uomo alla terra. Ne viene fuori una favola sospesa tra il presente e il passato, dai toni a volte poetici, a volte amari, che ha come protagonisti, oltre lo scrittore stesso, un giovane coltivatore, un professore di geografia, una mandria di vacche, due fratelli indiani e dei ragazzi afghani ospitati in una masseria.

La scheda su ClassiCult: https://www.classicult.it/cera-una-volta-la-terra/

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Attività collaterali

Da giovedì 18 a sabato 20 ottobre

Museo etnoantropologico “P. Angelo Matteo Coniglione”

Museo Civico “Antonino Di Vita”

Aperitivo al Museo

Al termine del programma pomeridiano verrà aperto l’Aperitivo al Museo, una visita guidata all’interno dei due musei, con degustazione di prodotti enogastronomici. I ticket per la consumazione saranno in vendita presso il desk informazioni della sala proiezioni.

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Dal 18 ottobre al 18 novembre

Museo etnoantropologico “P. Angelo Matteo Coniglione”

Libia. Antiche Architetture Berbere

Mostra fotografica del regista Lucio Rosa.

Durante i giorni del Festival, la mostra sarà visitabile dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 17:00 alle ore 20:00. Saranno proiettati, a ciclo continuo, i film “Il segno sulla pietra”, “Libia is near”, “Fabrizio Mori, un ricordo”.

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Dal 18 ottobre al 31 dicembre

Già antica chiesa di S. Benedetto e S. Chiara

1915-1918. Licodia Eubea e i suoi figli nella Grande Guerra

Attraverso foto d'epoca, immagini e oggetti vari la mostra racconta il contributo dato dai 137 giovani soldati partiti da Licodia Eubea allo scoppio del conflitto mondiale e il loro ruolo nel contesto di quei tragici avvenimenti. L’esposizione è a cura dell’Archeoclub d’Italia “Mario Di Benedetto”.


Roma: mostra "L’occupazione italiana della Libia. Violenza e colonialismo 1911-1943"

L’occupazione italiana della Libia

Violenza e colonialismo 1911-1943

 

Alla Casa della Memoria e della Storia una mostra foto-documentaria testimonia la storia del recente passato della Libia

Casa della Memoria e della Storia

27 settembre - 22 novembre 2018

inaugurazione giovedì 27 settembre ore 18.00

Negli ultimi anni la Libia è stata quasi quotidianamente al centro dell’attenzione dei mezzi di comunicazione per i numerosi e violenti conflitti che hanno contraddistinto la sua storia recente.

La mostra foto-documentaria L’occupazione italiana della Libia. Violenza e colonialismo 1911-1943, alla Casa della Memoria e della Storia di Roma dal 27 settembre al 22 novembre 2018, restituisce al visitatore la possibilità di conoscerne meglio la storia, approfondendo, in particolare, gli avvenimenti legati al periodo coloniale italiano, ancora poco noti.

Le drammatiche vicende storiche di quegli anni sono narrate attraverso un percorso storico-didattico che si articola attraverso oltre duecento foto e decine di documenti provenienti dall’Archivio Nazionale di Tripoli e dai principali archivi nazionali.

La mostra - organizzata dall’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza (IRSIFAR) e dalla Fondazione MedA - Onlus, con il patrocinio dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri - è promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale - Dipartimento Attività Culturali in collaborazione con l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri e Zètema Progetto Cultura. È stata realizzata dallo storico Costantino Di Sante con il contributo del Centro per l’Archivio Nazionale di Tripoli e la consulenza di Salaheddin Sury, uno dei maggiori storici libici dell’età contemporanea.

L’esposizione sarà inaugurata giovedì 27 settembre alle 18,00 alla Casa della Memoria e della Storia, in Via S. Francesco di Sales n. 5, con la partecipazione di Luisa Musso dell’Università di Roma Tre e Alessandro Triulzi dell’Università di Napoli L’Orientale.

A lato dell’esposizione è stato organizzato un corso di formazione per insegnanti e studenti dal titolo: Colonialismo italiano e razzismi.

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Cassano allo Ionio: "Dall'Albania al Mezzogiorno. Arbereshe, un patrimonio da condividere"

DALL’ALBANIA AL MEZZOGIORNO.

ARBERESHE, UN PATRIMONIO DA CONDIVIDERE

Museo e Parco Archeologico Nazionale di Sibari

Cassano allo Ionio (Cosenza)

23 settembre 2018

Il Museo e Parco Archeologico Nazionale di Sibari, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, propone, domenica 23 settembre 2018, DALL’ALBANIA AL MEZZOGIORNO. ARBERESHE, UN PATRIMONIO DA CONDIVIDERE.

Importante e qualificato il programma disposto di seguito indicato.

Domenica 23 settembre 2018, alle ore 16.00, si terrà una conferenza di carattere storico – letterario – antropologico.

Interverranno: Adele Bonofiglio, direttore del Museo e Parco Archeologico Nazionale di Sibari; Francesco Marchianò, esperto di Albanologia e Damiano Guagliardi, presidente FAA (Federazione delle Associazioni Arbereshë).

Alle ore 18.00 ci sarà l’inaugurazione della mostra fotografica di Damiano Guagliardi “GRUJA DHE KATUNDI ARBERESH, LA DONNA E IL PAESE ARBERESH”. Presentata per la prima volta nel 1988 a Spezzano Albanese, in occasione della 1ª Edizione Mirë se erdhët, è stata poi esposta nel Molise, Puglia, Sicilia, Lazio e Lombardia. Dal 1993 al 2006 è stata in mostra presso il Centro Iconografico Arbëresh di Mongrassano.

L’evento si inserisce nel programma “MuSST – Musei e sviluppo dei sistemi territoriali” con il quale il Museo di Sibari ha già iniziato, e sta portando avanti, un percorso di valorizzazione del Patrimonio Arbreshë.

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In mostra a Palermo Robert Capa, l’emblema del fotogiornalismo di guerra

Il fotogiornalismo del Novecento presenta pochi personaggi di spicco, tra i quali emerge
indubbiamente Robert Capa. Fotografo ungherese il cui vero nome era Endre Ernő Friedmann
(1913-1954), fu reso celebre dai suoi suggestivi scatti nel corso di innumerevoli combattimenti, a tal
punto da esser definito dalla nota rivista britannica Picture Post “il più grande fotografo di guerra al
mondo”, nonché il primo. Difatti il coraggioso professionista fu testimone oculare dei più devastanti
conflitti del suo tempo, tra i quali la guerra civile spagnola, la Seconda Guerra Mondiale, la seconda
guerra tra Repubblica di Cina e l’Impero giapponese, il conflitto arabo-israeliano e la prima guerra
d’Indocina.

Esiliato dal suo paese natio, studiò giornalismo a Berlino ed iniziò a fotografare con la Leica, uno
tra i primi modelli del periodo che divenne ben presto all’avanguardia. Non possedeva inizialmente
distintive capacità tecniche, ma aveva compreso l’importanza del potere comunicativo della
fotografia nel descrivere la realtà. Aiutante di laboratorio nella rinomata agenzia fotografica
Dephot, per essa realizzò servizi fotogiornalistici relativi alla cronaca locale. Il direttore Simon
Guttam gli diede poi importanti commissioni, inviandolo anche in Spagna per dare testimonianza
della guerra civile appena iniziata. La foto qui assume un ruolo propagandistico primario:
riprendendo donne intente ad allenarsi a sparare, infanti impauriti e visi sofferenti, si ottiene il
supporto per la causa repubblicana. Oltre a riprendere la resistenza a Madrid e la capitolazione di
Barcellona, si recò in Francia in occasione dei tumulti di Parigi a seguito dell’elezione del Fronte
Popolare e successivamente per l’esilio dei soldati lealisti in campi d’internamento.

Robert Capa durante la Guerra Civile Spagnola, Maggio 1937. Foto di Gerda Taro

Lo pseudonimo di Robert Capa gli venne suggerito dalla compagna e collega Gerda Taro, per
incrementare il prezzo delle sue foto vendute come il prodotto di un misterioso professionista
proveniente dagli Stati Uniti. Tra gli ulteriori reportage ricordiamo il servizio sul Giro di Francia, il
documentario in Turchia, la stesura delle sue memorie di guerra per il progetto di divenire
produttore-regista hollywoodiano, poi abbandonato. Con i colleghi Henri Cartier-Bresson, George
Rodger, David Seymour e William Vandivert fondò l’agenzia fotografica “Magnum”, che stabilisce
tuttora i parametri estetici del fotogiornalismo. Ultimo incarico, la ripresa per “Life” della guerra in
Indocina ad opera dei francesi, durante la quale perse la vita nel corso di una missione militare
verso il delta del Fiume Rosso.


In sua memoria è stato istituito il Premio annuale Robert Capa e l’International Center for
Photography. In occasione del settantesimo anniversario della nascita di Magnum Photos, in onore
del grande fotografo ha attualmente luogo la mostra “Retrospective” nel Real Albergo dei Poveri a
Palermo. Ultima settimana per potervi partecipare, ammirando i notevoli scatti in bianco e nero da
lui realizzati tra il 1936 ed il 1954, tra cui le uniche foto professionali dello sbarco in Normandia.
Mostrano povertà, dolore, disordini ed efferatezze belliche, oltrepassando la barriera con il soggetto
ripreso. Testimonianze dirette della sua presenza sul luogo, dal primo incarico internazionale alla
conferenza di Trotskij (1932) sino all’anno della sua scomparsa in Vietnam a causa di una mina
anti-uomo.

L’organizzazione della mostra è affidata a Civita con l’ausilio di Magnum Photos e la Casa dei Tre
Oci, promossa dall’Assessorato Regionale ai beni culturali e all’identità siciliana in corrispondenza
di “Palermo Capitale della Cultura 2018”. L’esposizione, fedele al progetto originario di Richard
Whelan, è curata da Denis Curti ed espone 107 foto suddivise cronologicamente in dodici sezioni:
Copenhagen 1932, Francia 1936-1939, Spagna 1936-1939, Cina 1938, Gran Bretagna e Nord Africa
1941 - 1943, Italia 1943 - 1944, Francia 1944, Germania 1945, Europa orientale 1947, Israele 1948-
1950, Indocina 1954. Dunque la collezione mostra il pregevole ed instancabile operato di Capa,
distinguendolo in relazione al conflitto ritratto. Ai reportage sulla resistenza dei cinesi all’avanzata
giapponese (1938) seguono le immagini da corrispondente in Africa settentrionale ed in vari campi
di battaglia durante la seconda guerra mondiale: immortalò infatti lo sbarco in Sicilia da parte degli
alleati e la successiva avanzata sino a Napoli e Cassino, la liberazione di Parigi (1944) e, dopo la
discesa in paracadute insieme ai soldati statunitensi nel territorio tedesco, ne documentò
l’occupazione. Vi sono testimonianze anche del suo soggiorno in Russia, in Israele durante la
fondazione dello stato nel 1948 ed infine in Indocina durante i combattimenti. Una sezione speciale
è dedicata alla Sicilia, dove operò nel 1943 cogliendo le reazioni di giubilo della popolazione
all’arrivo delle truppe alleate.

La rassegna illustra la capacità dell’autore di andar contro la tendenza disumanizzante della lotta,
dando enfasi all’uomo, alle sue espressioni e gestualità. Come espresso dal suo amico John
Steinbeck, Capa ha ripreso le emozioni della battaglia, il terrore e la sofferenza umana attraverso il
volto di un fanciullo. Tra le sue immagini più celebri vi è “il miliziano colpito a morte” dai
franchisti a Cordova, scatto che lo rese famoso in tutto il mondo, sebbene se ne discuta ancora
l’autenticità. Dinnanzi alle accuse di aver creato la foto ad hoc, egli stesso asserì invece di averla
scattata senza inquadrare il soggetto, poiché aveva la macchina fotografica posta sul capo. Aveva
un’attrazione inusuale per il pericolo, pronto a fronteggiare la morte pur di narrare senza filtri la
cruda realtà della guerra.

L’esposizione fotografica è affiancata dalla proiezione del documentario “Robert Capa: in Love and
War”, realizzato nel 2003 dalla regista Anne Makepeace. Si tratta di rari materiali di archivio,
unitamente ad interviste a parenti, amici e colleghi tra i quali il fratello Cornell, Henri Cartier-
Bresson, Marc Riboud, Elliot Erwin e Isabella Rossellini. Infine vi è un’area dedicata ai Ritratti di
persone a lui legate, come Ingrid Bergman, Gary Cooper, Ernest Hemingway, Henri Matisse e
Pablo Picasso, in quanto durante la sua intensa carriera raffigurò anche la ricca vita decadente di
alcuni abbienti europei del suo tempo.

Termina così una rassegna che illustra la vita e l’attività di questo grande fotogiornalista, di cui è
esposto un ritratto scattato nel 1951 da Ruth Orkin. Il percorso è spiegato da un’audioguida in
lingua italiana ed inglese, inclusa nel prezzo d’ingresso. C’è tempo fino al 23 settembre per poterla
ammirare, osservando da vicino realtà che hanno segnato la storia del mondo grazie alla bravura di
questo impavido professionista. Concludiamo con la sua più nota citazione: “Se le tue foto non sono
buone, vuol dire che non eri abbastanza vicino”. Onore al coraggio.

Morte di un miliziano. Foto di Robert Capa, 1936

Giorni e orario di apertura: da martedì a domenica, ore 10:00 – 19:00 (ultimo ingresso alle ore
18:00). Lunedì chiusura.

Prezzo d’ingresso: Intero 10,00 euro. Ridotto 9,00 euro. Ridotto speciale 4,00 euro.

Info: Tel. 091 7657621; https://www.mostrarobertcapa.it/


IX Edizione di "Cavallino-Treporti Fotografia": scatti dal litorale veneziano

IX EDIZIONE DI "CAVALLINO-TREPORTI FOTOGRAFIA":
LA RICOGNIZIONE DA PARTE DEI MAESTRI DELLO SCATTO DEL LITORALE VENEZIANO, META DEL TURISMO ESTIVO INERNAZIONALE
E PASSAGGIO UNICO, TRA MARE E LAGUNA.

Dopo Zanta, Fontana, Guidi, Chiaramonte, Giaccone,
Romani, Barbieri, Graziani, Casas,
questa edizione propone:

MARINA CANEVE
The Shape of Water Vanishes in Water /
La forma dell'acqua svanisce nell'acqua

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO FOTOGRAFICO
Sabato 15 settembre 2018 – ore 16.30
Campeggio di Ca’ Savio, Cavallino-Treporti 

Alla presentazione interverranno:
Marina Caneve – artista visiva e autrice della pubblicazione
Taco Hidde Bakker – autore testi catalogo
Chiara Criconia – co-curatrice catalogo con Villaggio Globale International
Maurizio Vianello – Presidente Vittorio Vianello Spa

L'originale progetto “Cavallino-Treporti Fotografia” – ideato da Villaggio Globale International con il fondamentale sostegno di Vittorio Vianello Spa e organizzato quest'anno con Chiara Criconia – giunge ormai alla nona edizione e come ogni anno ospita alcuni dei più grandi fotografi internazionali in un continuum compositivo di sguardi e interpretazioni che indagano questo affascinate luogo - una lingua di sabbia e di manti erbosi custodita dalla laguna Nord di Venezia e dall’Adriatico.

Un’edizione al femminile quella di quest’anno che vede come protagonista la giovane e affermata Marina Caneve, artista visiva bellunese divisa tra Italia e Olanda che ha ottenuto molti riconoscimenti nazionali e internazionali, come il Premio per la giovane Fotografia Italiana di Reggio Emilia vinto nel 2018. Il lavoro di Caneve da un lato esplora la necessità di cercare una riflessione delle cose che ci rendono vulnerabili, dall’altro riguarda quei cambiamenti così importanti e inevitabili che segnano profondamente la vita delle persone, a cui esse possono solo adattarsi. Questa visione si riflette nel progetto fotografico “The Shape of Water Vanishes in Water / La forma dell’acqua svanisce nell’acqua”, realizzato dall’artista per “Cavallino-Treporti Fotografia” e che verrà presentato sabato 15 settembre alle 16.30 presso il Camping di Ca’ Savio.

I volti dei giovani adolescenti che abitano Cavallino-Treporti o che sono passati per le sue coste estive, le meduse riverse sulla sabbia, le barene ma anche lo stesso centro urbano sono immortalati negli scatti suggestivi della fotografa che mette in relazione il regno animale, quello minerale e quello naturale. Il paesaggio lagunare si fonde così con i ritratti dei giovani svelando la mutevolezza di un’età – quella dell’adolescenza – e di una “terra di mezzo” che cambia radicalmente pelle nel passaggio dalla stagione invernale a quella estiva. “Può esistere una filosofia vegetale? Fino a che punto può arrivare l’analogia tra il pensiero e la crescita naturale?” - si interroga nel volume Taco Hidde Bakker ricercatore di Teoria della fotografia presso l’Università di Leida - “C’è qualcosa di accattivante in questo confronto: la crescita di una persona, dell’essere, dei propri pensieri e delle proprie idee, in senso organico – con le radici nel fango, la parte fisica, e una chioma che raggiunge i cieli, la parte intellettuale impalpabile”. L'autore continua: “Le immagini dei giovani testimoniano il sogno di un illimitato tempo a venire, le infinite possibili vite future appena ravvisate nella luce dei loro occhi, gli infiniti ponti verso una vita sconosciuta ancora da costruire. Ogni giovane è un’isola, o quantomeno una penisola. Qual è il tuo posto nel mondo? In quali modi gli darai forma e in quali modi il mondo darà forma a te?”.
Le foto di Marina Caneve svelano il rapporto quasi mistico e magico tra i giovani in divenire e la natura in trasformazione del litorale veneziano, dando corpo a un dialogo fuori da ogni retorica. “La natura non è un posto da visitare. È casa nostra”, conclude Bakker: e questo è lo spirito che trapela dai paesaggi di Cavallino-Treporti.

Il lavoro della fotografa bellunese va ad arricchire i volumi con le ricognizioni fotografiche di questa straordinaria terra pubblicati fino ad oggi. A partire dal 2008 si sono infatti succeduti i racconti fotografici di grandi maestri: Marco Zanta, Ventidue scatti nell’architetturaFranco Fontana Che bello vivere “il tempo” a Cavallino-TreportiGuido Guidi, Due giorni a Cavallino-Treporti 22-23 settembre 2010Giovanni Chiaramonte, Via FaustaFausto Giaccone Volti di Cavallino TreportiFilippo Romano, Marea oggi marea domaniOlivo Barbieri, From Bunkers To Swimming PoolsStefano GrazianiFruits anf FireworksCarlos CasasVespers & Madrigals.
Un viaggio che continua.

Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International

 


Le dieci mostre assolutamente da vedere entro il 2019

L’anno sta per volgere alla sua fase finale, ma le emozioni per gli appassionati di cultura
proseguono, con un calendario autunnale ricco di entusiasmanti eventi museali. L’Italia intera sarà
caratterizzata da molteplici esposizioni per una variegata offerta culturale adatta ad ogni tipologia di
gusto: personalità di spicco dell’arte internazionale, maestri della tradizione nostrana, figure
d’avanguardia, e non solo. Una celebrazione dell’arte a 360 gradi, coinvolgente pittura, scultura,
fotografia, grafica, ma anche archeologia e letteratura.

Ecco a voi una selezione degli eventi clou dell’autunno 2018:

 

Marchesa Elena Grimaldi (olio su tela, 1623 circa), opera di Antoon Van Dyck, conservato alla National Gallery of Art

A Torino la Galleria Sabauda ospiterà dal 16 novembre la mostra Van Dyck. Pittore di
Corte, per onorare l’allievo migliore di Rubens, colui che mutò profondamente la tecnica del
ritratto nel corso del Seicento. Presente nelle più importanti corti europee – tra cui quelle di
Giacomo I e Carlo I d’Inghilterra – ritrasse regine, principi e nobili appartenenti alle famiglie
più facoltose del suo tempo, restituendo capolavori dall’elegante e minuziosa riproduzione,
nonché dall’elevata qualità cromatica. Annamaria Bava e Maria Grazia Bernardini curano la
mostra, ove il nucleo di opere presenti nella Galleria sarà affiancato ulteriori dipinti forniti da
rilevanti musei, per un totale di oltre cento opere esposte.


A Modena dal 22 settembre fino al 6 gennaio 2019 alla Galleria Estense ci attenderà
l’interessante esposizione Meravigliose avventure. Racconti di viaggiatori del passato,
relativa ad esperienze di viaggio compiute da esploratori, pellegrini e mercanti tra il
Quattrocento e l’Ottocento. Una cospicua porzione del patrimonio della Biblioteca Estense
Universitaria, caratterizzata da preziosi volumi con illustrazioni, sarà affiancata da dipinti,
sculture, elementi decorativi e materiale etnografico. Tra i testi più rari vanno menzionate la
prima edizione dell’epistola indirizzata da Cristoforo Colombo ai reali di Spagna e la
Cosmografia elaborata da Tolomeo per il duca Borso d’Este. Furono testimonianze dal valore
gnoseologico inestimabile per la conoscenza di territori e popolazioni semisconosciuti in
Europa.


A Firenze dal 29 ottobre nelle Gallerie degli Uffizi sarà visibile eccezionalmente Il codice
Leicester di Leonardo da Vinci. L’acqua microscopio della natura. Si tratta di uno tra i più
rilevanti risultati del genio leonardiano, un manoscritto di 72 pagine colmo di eccezionali
intuizioni e magnifici disegni offerto per l’occasione dal suo proprietario Bill Gates.
L’esposizione, curata da Paolo Galluzzi, permetterà di sfogliarne le pagine su schermi digitali
valutando l’opera con le nozioni attuali sull’acqua e sull’ambiente.


A Roma dal 17 ottobre avrà luogo nelle Scuderie del Quirinale la mostra Ovidio. Amori e
Metamorfosi per ricordare la morte del poeta romano avvenuta duemila anni fa. Verrà
descritto l’uomo e il poeta: colui che si scontrò con l’imperatore Augusto per questioni etiche e
politiche, nonché l’autore di meravigliosi versi sull’amore. Fulcro dell’esposizione sarà
Metamorphoseon libri XV, poema epico-mitologico relativo alla metamorfosi tramite il quale ci
sono pervenute molteplici narrazioni mitologiche appartenenti alla classicità greco-romana. Il
tutto sarà narrato attraverso duecento opere: statue, affreschi, monete, codici miniati e gemme
che dall’antichità giungono all’epoca barocca.


A Milano sarà ammirabile presso il Museo della Permanente la mostra immersiva Caravaggio
– Oltre la tela, atta ad illustrare le suggestive opere del genio bergamasco: i dipinti delle
cappelle Contarelli e Cerasi, Medusa custodita agli Uffizi e Decollazione del Battista nella
Concattedrale di La Valletta, i quadri del Louvre tra i quali Morte della Vergine, solo per
citarne alcune. Dal 6 ottobre sarà possibile coglierne i capolavori dai colori intensi, rifotografati
appositamente per l’esposizione, esito di un progetto tecnologico fondato su trenta proiettori,
cuffie bineurali e videomapping.


A Rovigo presso il Palazzo Roverella si discuterà del rapporto tra Arte e magia. Il fascino
dell’esoterismo in Europa in una mostra curata da Francesco Parisi. Sarà visitabile da sabato
29 settembre sino al 27 gennaio 2019, per cogliere l’influsso delle correnti esoteriche sulle arti
figurative europee dal Simbolismo alle Avanguardie storiche mediante artisti quali Redon,
Ranson, Grasset, Delville, Rops, Martini, Serusier, Kandinsky, Schwabe, Robin, Munch,
Bistolfi, Kienerk, Basile, Klee, Balla e Watts. Si procederà dalla sezione I con l’invito al
Silenzio iniziatico, alla sezione II con i templi e gli altari tipici dell’architettura esoterica, sino
alla sezione III con la raffigurazione finale di aure e forme ancestrali.

A Venezia da venerdì 7 settembre vi saranno Tintoretto 1519- 1594 presso il Palazzo
Ducale ed Il giovane Tintoretto presso le Gallerie dell’Accademia. Nel festeggiare il
cinquecentesimo anniversario della nascita di Jacopo Robusti, innovatore artista dalla pittura
visionaria, Venezia ne rievoca la memoria in collaborazione con la National Gallery of Art di
Washington. Cinquanta dipinti e venti disegni per una vasta esposizione resa possibile dai
preziosi prestiti offerti da musei italiani ed esteri, tra i quali la National Gallery, il Victoria ed
Albert Museum, il Louvre ed il Prado di Madrid. Curato da Robert Echols e Frederick Ilchman,
l’itinerario espositivo inizia e termina con due autoritratti del celebre pittore, realizzati
rispettivamente agli inizi e in conclusione della propria carriera. Tra le opere più rilevanti
citiamo Giuditta e Oloferne, Il ratto di Elena lungo più di tre metri, Ritratto di Giovanni
Mocenigo e gli immancabili cicli compiuti dal 1564 al 1592 proprio per Palazzo Ducale,
ammirabili nel luogo d’origine.


A Perugia nella Galleria Nazionale dell’Umbria avverrà l’esposizione inedita di capolavori
risalenti all’epoca d’oro della scuola umbra mediante la rassegna L’altra galleria: opere
realizzate tra il Duecento ed il Cinquecento da abili maestri tra i quali Meo da Siena, Allegretto
Nuzi, Giovanni Boccati, Benvenuto di Giovanni, Eusebio da San Giorgio e il Perugino.
Solitamente custoditi nei depositi per motivi conservativi o carenze di spazio, dal 22 settembre
saranno finalmente visibili accanto alla collezione permanente di opere di Beato Angelico,
Piero della Francesca, Pintoricchio, Perugino e Pietro da Cortona.


A Genova da sabato 8 settembre Palazzo Ducale sarà luogo di esposizione della splendida
mostra Fulvio Roiter. Fotografie 1948 – 2007: centocinquanta foto raffiguranti suggestivi
panorami in Sicilia e nella laguna di Venezia, nonché particolari scatti realizzati durante i
soggiorni esteri a New Orleans, in Belgio, Portogallo, Andalusia e Brasile, evidenziano
l’internazionalità e l’originalità del suo operato. Immagini per lo più vintage, in bianco e nero,
caratterizzate da una finezza compositiva che si inserisce nel pieno stile neorealista. Curata da
Denis Curti, la mostra è suddivisa in nove sezioni che ne raccontano la passione per la natura,
lo stupore e la meraviglia di andare oltre i confini e la realtà alla ricerca di un perfetto equilibrio
tra eleganza e semplicità.


A Torino è prevista ulteriormente la mostra Ercole e il suo mito, dal 13 settembre presso la
Reggia Venaria: una collezione di settanta opere che raffigurano l’eroe della mitologia greca su
reperti archeologici, dipinti, gioielli, statue ed altri supporti appartenenti non soltanto
all’antichità classica, poiché il mito viene ripercorso dalle origini pagane sino al Novecento. La
visita comincia idealmente con la “Fontana d’Ercole”, elemento principale dei Giardini della
Reggia attualmente in fase di restauro, seguita da rinvenimenti archeologici quali vasi, coppe
ed anfore risalenti all’Attica del 500-300 a.C.. Vi è poi l’associazione cristiana della figura
dell’eroe con quella di Cristo durante la fase medievale, proseguendo con la celebrazione
dell’eroe anche nel periodo rinascimentale tramite produzioni pittoriche e plastiche, nonché nel
Novecento attraverso i film peplum nell’Italia degli anni Cinquanta-Sessanta e ancor più
recentemente ad Hollywood.

Ovviamente la rassegna proposta non auspica affatto ad essere esaustiva, in quanto i mesi a venire
offrono una vastissima scelta di mostre riguardanti anche l’arte moderna e contemporanea. Dunque
ci attende un autunno colmo di imperdibili eventi culturali, che consiglio vivamente ad ognuno di
voi di poter visitare personalmente.

Ritratto del principe Tommaso Francesco di Savoia Carignano (olio su tela, 1634), opera di Antoon Van Dyck, conservato alla Galleria Sabauda di Torino

Henri Cartier-Bresson. Landscapes

Henri Cartier-Bresson. Landscapes/Paysages
Forte di Bard. Valle d’Aosta
17 giugno -21 ottobre 2018
Curatore: Andréa Holzherr, Global Exhibition Director, Magnum Photos International
La mostra Landscapes realizzata dal Forte di Bard in
collaborazione con Magnum Photos International e Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi, presenta 105 immagini
in bianco e nero, personalmente selezionate da Henri Cartier-Bresson, scattate tra gli anni Trenta e gli anni Novanta fra Europa, Asia e America.
Ciascuna fotografia è rappresentazione di quell’ ‘istante decisivo’ che perl’artista è il “riconoscimento immediato, nella frazione di un secondo, del significato di un fatto e, contemporaneamente, della rigorosa organizzazione della forma che esprime quel
fatto”. Sebbene in alcune foto compaiano anche delle persone, l’attenzione dell’autore è concentrata in modo particolare sull’ambiente, tanto che si può parlare di Paesaggio della Natura e Paesaggio dell’Uomo.
Le immagini in bianco e nero di colui che è stato denominato l’"occhio del secolo", sono raggruppate per tema: alberi, neve, nebbia, sabbia, tetti, risaie, treni, scale, ombra, pendenze e corsi d'acqua. Sono immagini che riflettono il rigore e il talento di Henri Cartier-Bresson che in esse ha saputo cogliere momenti e aspetti
emblematici della natura, spesso immortalando la perfetta armonia tra le linee e le geometrie delle immagini. Armonia perfetta e serena, ad offrire una interpretazione naturale, calma e bella di un secolo, il ventesimo, per altri versi magmatico e drammaticamente complesso.
Come ha affermato il poeta e saggista Gérard Macé nella prefazione al catalogo Paysage (Delpire, 2001), “Cartier Bresson è riuscito a fare entrare nello spazio ristretto dell’immagine fotografica il mondo immenso del paesaggio, rispettando i tre principi fondamentali che
compongono la sua personale geometria: la molteplicità dei piani,
l’armonia delle proporzioni e la ricerca di equilibrio”.
Informazioni
Associazione Forte di Bard
T. + 39 0125 833811 | [email protected] | www.fortedibard.it
Prenotazione visite
T. + 39 0125 833818
Orari
Martedì-venerdì: 10.00 - 18.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00 - 19.00
Lunedì chiuso.
Dal1° luglio al 2 settembre 10.00 - 19.30
La Biglietteria chiude 45 minuti prima.
Tariffe
Intero: 8,00 euro
Ridotto: 7,00 euro
Ragazzi 6 - 18 anni: 5,00 euro
0-5 anni: gratuito
Testo e immagini da Ufficio Stampa Associazione Forte di Bard.