VENUSTAS: Pompei si racconta con la bellezza femminile

VENUSTAS: bellezza, raffinatezza, lusso e vanità, una sola parola latina dalle mille sfumature per riassumere la pluralità dei temi della nuova mostra inaugurata presso il Parco Archeologico di Pompei nell’ala ovest della Palestra Grande, area già da tempo immaginata per accogliere un lungo percorso di esposizioni ed eventi.

Questa mostra, che può considerarsi un approfondimento di un percorso di ricerca già avviato lo scorso anno con il progetto di VANITY immagina un percorso ricco di oggetti e gioielli che, partendo dalla sfera del sacro, vuol far conoscere al visitatore la ritualità dell’offerta al divino fino alla più carnale e sensuale cura del corpo soprattutto femminile.

E allora le forme del bello si intrecciano con oggetti quotidiani che raccontano la meticolosa cura per il corpo e l’attenzione delle donne per i dettagli e le forme, ma anche amuleti in ambra che testimoniano lunghi viaggi e commerci con le lontane coste del Baltico. Ma la bellezza carnale per quanto seducente è effimera, fragile e allora bisogna elevare lo spirito a forme più alte. Ce lo ricordano le muse, Polimnia ed Erato, sacre protettrici della poesia sacra ed amorosa le cui statue, fuori vetrina, rammentano la bellezza della mente.

Oltre 300 i reperti accuratamente selezionati che delineano in un excursus cronologico i gusti estetici delle popolazioni dell’area vesuviana dall’epoca protostorica e fino al I secolo d.C. quando l’eruzione del Vesuvio cancellò per sempre la memoria di questi luoghi. 19 le vetrine, alcune rappresentanti dei siti di Longola Poggiomarino con i fragili reperti in bronzo ed osso, pettini e spilloni, fibule con ambra e oggetti a forma animale con una specifica funzione apotropaica.

spille in bronzo2©luigispina
spille in bronzo ©luigispina

Seguono reperti per la cosmesi e la cura, rinvenuti nelle tombe femminili della necropoli di Striano (VIII-VII a.C.) e ornamenti di età arcaica e classica provenienti dalle necropoli di S. Maria delle Grazie a Stabia che accompagnavano il viaggio delle defunte nell’aldilà.

Nelle vetrine successive la bellezza si lega al sacro con gioielli e profumi dedicati agli dei come ex voto per chiedere particolari favori o grazie, oggetti per l’igiene personale e set da bagno, toelette femminili, pissidi e spatolette per amalgamare trucchi e cosmetici. Tante anche le boccettine in vetro che contenevano unguenti pregiati e profumi orientali, il cui uso era legato all’Egitto faraonico e la cui moda si era diffusa in tutto il Mediterraneo.

mostra Venustas Pompei
Unguentario (aryballos) in vetro con elementi in bronzo per sospensione ©luigispina

Fragranze e aromi voluttuosi i cui centri di produzione si spostarono rapidamente anche nei centri campani di Napoli, Capua, Paestum e di Pompei. Il costo era elevato e ben presto l’uso di queste sostanze divenne un vero e proprio status symbol.

mostra Venustas Pompei
diadema ©luigispina

Ricchi e pregevoli anche gli ori da Pompei che ornavano i corpi delle matrone della città: armille, orecchini, collane e anelli; come non ricordare il prezioso bracciale d’oro che dà il nome anche all’omonima domus in cui fu rinvenuto dall’incredibile peso di 610 grammi e trovato ancora indosso alla vittima o la preziosa armilla da Moregine con all’interno un’incisione assai particolare: “DOMINUS ANCILLAE SUAE”, “il padrone alla sua schiava”, un bracciale anch’esso in oro dalla testa di serpente e dono speciale di un dominus alla sua ancella.

mostra Venustas Pompei
bracciale in oro ©luigispina

Oggetti simbolo di una bellezza effimera ma importanti testimoni di rotte e viaggi spesso non canonici. E in più storie ancora più tragiche che vengono raccontate attraverso i monili portati ancora indosso dalle vittime dell’eruzione, incredibili tesori di inestimabile valore e ultimi testimoni di vanità.

calco della donna in cinta -mostra VENUSTAS

Foto della mostra VENUSTAS: Courtesy of Press Office Parco Archeologico di Pompei


L'ambra siciliana arrivò prima di quella dal Baltico nell'Europa occidentale

Secondo un nuovo studio, pubblicato su PLOS One, l'arrivo dell'ambra siciliana nell'Europa occidentale precedette quello dell'ambra dal Baltico di almeno 2.000 anni

L'ambra 'baltica" dalla Scandinavia è spesso considerata come uno dei materiali chiave a circolare nell'Europa preistorica. Un nuovo studio, pubblicato su PLOS ONE, presenta ora prove archeologiche provenienti dalla penisola iberica, che dimostrerebbero l'esistenza di estese reti di scambio del materiale nel Mediterraneo della tarda preistoria.

Esempio di veste con ambra e conchiglie dal tholos di Montelirio. Credits: M. Murillo-Barroso e Alvaro Fernandez Flores

La preziosa resina fossile dalla Sicilia avrebbe dunque viaggiato attorno al Mediterraneo occidentale almeno a partire dal quarto millennio a. C. e cioè almeno 2.000 anni prima dell'arrivo di qualsiasi ambra baltica in Iberia.

Credits: Murillo-Barroso et al., 2018

Secondo la dott.ssa  Mercedes Murillo-Barroso dell'Università di Granada, le nuove prove presentate nello studio permettono di rivedere le datazioni sull'approvvigionamento e lo scambio della resina fossile nell'Iberia preistorica, indicando l'arrivo di ambra siciliana almeno dal quarto millennio a. C.

Ed è interessante notare che i primi oggetti in ambra ad essere prodotti in Sicilia (qui nota come simetite, dal nome del fiume Simeto; si tratta di una varietà rara e pregiata) risalgano proprio a quell'epoca. Eppure non vi sono prove che indichino uno scambio diretto tra Sicilia e Iberia per quel periodo; tuttavia è nota l'esistenza di legami tra penisola iberica e Nord Africa. Parrebbe dunque plausibile che l'ambra siciliana sia arrivata in Iberia per questo tramite.

Credits: Murillo-Barroso et al., 2018

Per la dottoressa è anche importante notare che la resina fossile appaia in siti dell'Iberia meridionale, con una distribuzione simile a quella degli oggetti in avorio; entrambi i materiali potrebbero essere dunque arrivati grazie agli stessi canali.

Collocazione dei ritrovamenti della resina fossile. Credits: M. Murillo-Barroso

Per il professor Marcos Martinón-Torres, del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Cambridge, anche lui tra gli autori dello studio, solo a partire dalla tarda Età del Bronzo che l'ambra proveniente dal Baltico avrebbe raggiunto un gran numero di siti iberici. Pure lì appare più probabile sia arrivata attraverso il Mediterraneo, che non per il tramite di uno scambio diretto con la Scandinavia. A indicare il Mediterraneo sarebbe soprattutto l'associazione della resina fossile con ferro, argento e ceramiche.

A permettere agli studiosi di giungere a queste conclusioni è stata l'analisi effettuata con la spettroscopia infrarossa su 22 campioni di ambra portoghese e spagnola, datati tra il 4000 e il 1000 a. C.

L'ambra è una pietra preziosa, una resina fossile utilizzata già dalla Preistoria, con reti di scambio che precedenti studi hanno ricondotto al Tardo Paleolitico. Insieme ad altri materiali come giada, ossidiana e cristallo di rocca costituì un'importante materia prima per oggetti ornamentali.

Gli studiosi concludono che rimangono ancora aspetti inesplorati, meritevoli di investigazione futura, come la presenza della resina fossile in contesti nord-africani dello stesso periodo, oltre a quelli relativi all'introduzione e diffusione dell'ambra baltica in Iberia.

Credits: M. Murillo-Barroso and Alvaro Fernandez Flores

Testi dal Dipartimento di Archeologia dell'Università di Cambridge e dalla Public Library of Sciences.

Lo studio Amber in prehistoric Iberia: New data and a review, di Mercedes Murillo-Barroso, Enrique Peñalver, Primitiva Bueno, Rosa Barroso, Rodrigo de Balbín, Marcos Martinón-Torres, è stato pubblicato su PLOS ONE.


Paesi Bassi: una cocca del quindicesimo secolo da Kampen

10 - 12 Febbraio 2016
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Una nave mercantile del quindicesimo secolo è stata sollevata dal letto del fiume IJssel, nei pressi della città di Kampen, nei Paesi Bassi.
Si tratta di una cocca, una nave con un solo albero apparsa per la prima volta nel decimo secolo, e il cui più celebre esemplare è quello di Brema, risalente agli anni ottanta del quattordicesimo secolo. Queste navi erano i "muli" del commercio marittimo verso il Mar Baltico, per le città della Lega Anseatica.
La nave di Kampen, ribattezzata IJsselkogge, misurava venti metri di lunghezza per otto di larghezza. È in un eccellente stato di conservazione.


Link: Sky NewsThe History Blog; IJsselkogge.nlNational Geographicnos.nl; model.de.
Modello di cocca (sulla base della cocca da Brema risalente al 1380), foto di  Heinz-Josef Lücking, da WikipediaCC BY-SA 3.0 de.


I relitti del Golfo di Danzica sono online

10 Febbraio 2016

I relitti del Golfo di Danzica a disposizione online

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Gli artefici del "Museo Virtuale dei Relitti" vi invitano a esplorare le sei navi affondate nel Golfo di Danzica. I modelli presentati sono ricostruzioni dettagliate dei veri e propri relitti sul fondo del Mar Baltico.
"L'obiettivo principale e scopo del progetto è quello di preparare una documentazione 3D fotogrammetrica dei relitti delle navi in legno dal Golfo di Danzica" - ha affermato il dott. Tomasz Bednarz, archeologo subacqueo presso il Museo Marittimo Nazionale (National Maritime Museum - NMM), che supervisiona il lavoro. Gli altri membri del team coinvolti nella preparazione della documentazione fotogrammetrica 3D sono Janusz Różycki, Wojciech Joński e Zbigniew Jarocki.
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Gli archeologi sottomarini vedono i relitti sottomarini delle profondità in un modo che ora chiunque può visionare sullo schermo del suo computer. Gli impiegati del Museo hanno notato, ad ogni modo, che durante un'immersione i sommozzatori non sono in grado di vedere l'intero relitto a causa della visibilità sottomarina, che non supera i 2-3 metri - mentre gli utenti di Internet possono farlo. Inoltre, gli utenti possono manipolare l'immagine attorno al suo asse. Secondo gli autori, le preparazioni per il lancio del progetto di un museo virtuale hanno richiesto più di un anno. Durante quel periodo ci sono volute più di 60 mila fotografie di oggetti sottomarini, che hanno permesso di presentarli in forma tridimensionale.
"Al Museo Marittimo Nazionale, per oltre due anni abbiamo sviluppato il metodo della documentazione subacquea, che è collegato alla realizzazione di modelli fotogrammetrici 3D dei relitti, e in un certo senso siamo esperti del campo. Per ogni oggetto scattiamo diverse migliaia di fotografia, che un computer poi combina in un modello 3D dettagliato" - così spiega Tomasz Bednarz.
Il risultato del lavoro degli scienziati è un museo virtuale, nel quale si possono vedere i più importanti relitti del Golfo di Danzica. Al momento ci sono 6 relitti, ma per la fine dell'anno altri 13 saranno aggiunti. Negli anni a seguire, il "museo" sarà sistematicamente esteso con ulteriori vascelli. In aggiunta ai modelli 3D, il sito contiene informazioni dettagliate sui vascelli affondati - dati sulle circostanze della scoperta, utilizzo del vascello, oggetti scoperti durante la ricerca sottomarina. Attualmente, il database contiene molti velieri dal diciottesimo e diciannovesimo secolo. La nave più antica è la Solen che affondò durante la battaglia di Oliwa nel 1627.
Gli utenti di smartphone possono anche guardare ai relitti utilizzando apparecchiature di realtà virtuale come Google Cardboard o Oculus DK1 e DK2. "Questo rende più intensa l'esperienza 3D dei siti sottomarini presentati" - questo l'incoraggiamento degli autori.
La creazione del sito web http://www.wsw.nmm.pl/ è parte di un progetto di ricerca biennale "Museo Virtuale dei relitti del Golfo di Danzica. Registrazione e inventario del patrimonio archeologico subacqueo", che ha ricevuto sussidi dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Culturale Nazionale.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione. Foto: Materiali per la stampa del NMM.

‘Riciclo’ effettuato durante la Riforma Protestante potrebbe aver salvato un raro dipinto dalla distruzione

27 Novembre 2015

Il ‘riciclo’ effettuato durante la Riforma Protestante potrebbe aver salvato un raro dipinto dalla distruzione

Dettaglio dal Bacio di Giuda Credit: Fitzwilliam Museum, Cambridge
Dettaglio dal Bacio di Giuda
Credit: Fitzwilliam Museum, Cambridge

Un raro dipinto medievale, che ritrae il tradimento di Cristo da parte di Giuda, potrebbe essere sopravvissuto alle distruzioni per mano degli iconoclasti del sedicesimo secolo, dopo esser stato ‘riciclato’ per elencare invece i Dieci Comandamenti.

Ora in mostra al Fitzwilliam Museum, Il Bacio di Giuda è una delle opere d'arte più rare del suo genere. Al tempo della Riforma Protestante e durante la Guerra Civile Inglese, i dipinti delle chiese furono distrutti a migliaia. Pochi sopravvissero nel Regno Unito, e di quelli che rimangono molti sono stati deturpati. Si crede che fino al 97% dell'arte religiosa inglese sia stata distrutta durante e dopo la Riforma Protestante.
Il pannello in legno, dipinto briosamente e con dettagli scelti su foglie d'argento e d'oro, data al 1460 circa ed è ancora più sorprendente in quanto ritrae il momento del tradimento del Cristo, ad opera di Giuda Iscariota. I devoti parrocchiani cattolici spesso graffiavano e scavavano l'odiata figura di Giuda, e quindi il dipinto sarebbe stato a rischio da parte delle congregazioni di Cattolici e Protestanti alla stessa maniera, nei secoli intercorsi.
Il Bacio di Giuda, Scuola Britannica, da Coventry? Olio su tavole di quercia, altezza 173 cm, larghezza 74.3 cm, 1470 circa. Iscrizione; u.c.; dipinto; IHC; monogramma sacro, ripetuto quattro volte. Iscrizione; l.c.; dipinto; Jhesu mercy and eue[r] mercy Ffor in thy mercy fully trust. Foto di Chris Titmus dell'Hamilton Kerr Institute, Fitzwilliam Museum, Cambridge.
Il Bacio di Giuda, Scuola Britannica, da Coventry? Olio su tavole di quercia, altezza 173 cm, larghezza 74.3 cm, 1470 circa. Iscrizione; u.c.; dipinto; IHC; monogramma sacro, ripetuto quattro volte. Iscrizione; l.c.; dipinto; Jhesu mercy and eue[r] mercy For in thy mercy fully trust. Foto di Chris Titmus dell'Hamilton Kerr Institute, Fitzwilliam Museum, Cambridge.
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Svezia: il relitto della nave da guerra Solen presso Karlskrona

8 Ottobre 2015
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Scoperto il relitto della nave da guerra del diciassettesimo secolo Solen, presso Karlskrona nella provincia svedese di Blekinge. Fu costruita nel 1669 a Lubecca e affondata intenzionalmente nel 1694. La nave aveva 72 cannoni e una stazza lorda di 1.400 tonnellate.
Link: The Local.se; Sjöhistorika 1, 2
Vista di Karlskrona, foto di Boatbuilder, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Entheta.
 


Svezia: rituali dall'isola di Blå Jungfrun

22 Settembre 2015
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Da secoli circolano leggende sull'isola di Blå Jungfrun ("la vergine blu", o Blåkulla), nel Mar Baltico. Vista come un luogo magico e maligno, Olaus Magnus nel 1555 riferisce di riunioni di streghe, e pure Carlo Linneo nel 1741 appare impressionato dall'apparenza orribile del luogo.
Adesso gli archeologi hanno ritrovato presso due grotte dell'isola prove di rituali dell'Età della Pietra, di novemila anni fa. I resti includono ossa animali, comprese quelle di foca.
Link: Live Science 12.
Il labirinto di pietre a Blå Jungfrun, foto da WikipediaCC BY 3.0, caricata da e di Mingusrude.
 


La testa incisa di un fantasioso drago da un relitto nel Mar Baltico

12 - 17 Agosto 2015
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Una testa di mostro marino in legno, proveniente dal Gribshunden, la nave da guerra appartenuta al Re danese Hans e affondata nel 1495, è stata ritrovata nel Mar Baltico. Sembra che ci sia qualcosa nella bocca del mostro, che è una sorta di drago, animale ibrido tra leone e coccodrillo.
La nave affondò mentre era ancorata a Ronneby, in seguito a un incendio, durante il viaggio da Copenaghen a Kalmar in Svezia. Gli studiosi sperano di poter riportare alla luce altre parti del relitto.
Link: International Business Times; ReutersDiscovery News; The History Blog; Science Daily via AP; Live Science.
La provincia di Blekinge, da WikipediaCC BY-SA 2.5, caricata da e di Lapplänning (Based on Sverigekarta-Landskap.svg by Lapplänning which was based on SWE-Map Kommuner2007.svg by Lokal_Profil).
 


La nave da cargo "Portowiec" nel Parco Virtuale dei Relitti della Baia di Danzica

24 Aprile 2015

Un'altra nave nel "Bay of Gdańsk Virtual Shipwreck Park"

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L'area del relitto nell'Ottobre 2014. Foto: NMM

Il modello 3D del relitto della nave cargo "Portowiec", della prima metà del diciannovesimo secolo, può essere visto nel video preparato e condiviso dal Museo Marittimo Nazionale (NMM) di Danzica.
Il vascello fu studiato nel Giugno e nell'Ottobre 2014 dagli archeologi subacquei del NMM. Fino ad adesso, gli scienziati presentavano in 3D la condizione dei relitti prima di cominciare il lavoro di scavo. Nel caso del "Portowiec" è differente.
"Grazie agli sforzi del team di ricerca presentiamo le varie fasi del lavoro sul relitto. Guardando l'animazione si può fare una passeggiata virtuale all'interno del relitto e sentirsi come un archeologo subacqueo che studia un oggetto storico" - ha spiegato Tomasz Bednarz, autore e a capo del progetto "Bay of Gdańsk Virtual Shipwreck Park".

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Finlandia, Mar Baltico: si svela il sapore dello champagne di 170 anni fa

20 Aprile 2015
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Cinque anni fa, dal relitto di uno scuna ritrovato a 50 metri di profondità al largo dell'arcipelago finlandese delle Åland, furono recuperate 168 bottiglie di champagne di oltre 170 anni fa.
Le bottiglie proverrebbero dai produttori Veuve Clicquot Ponsardin (VCP), Heidsieck e Juglar, e si sarebbero conservate molto bene grazie alla temperatura stabile, secondo uno studio comparso su Proceedings of the National Academy of the Sciences of the United States. La loro caratteristica più notevole sarebbe l'alto contenuto in zuccheri: taluni ritengono perciò che il contenuto della nave fosse destinato al mercato russo, che però richiedeva bevande con un contenuto di zuccheri persino più elevato. Le sfumature di sapore son state descritte in termini di affinità al cuoio, ai formaggi, al metallo, al fumo, o speziate, fruttate e floreali. I ricercatori avrebbero inoltre ottenuto altre informazioni sulle procedure di vinificazione dell'epoca.
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