Vincitore del premio Żuławski, Buio di Anna Kańtoch, si rivela come una delle perle della letteratura fantastica in Polonia. Non c’è da stupirsi che a portare in Italia questo libro atipico sia Carbonio Editore, eccezionale realtà editoriale ben presente già su Classicult con innumerevoli libri recensiti. Ed è proprio la missione dell’editore, quella di cercare dei testi “outsiders” ma di estremo valore letterario e culturale.

Tradotto con perizia da Francesco Annichiarico, il romanzo è un cosmo bizzarro, un luogo infestato da suggestioni e numerosi rimandi a sentimenti torbidi maledetti.  La storia di una protagonista senza nome prende piede da un sanatorio situato tra le gelide sponde del mar Baltico, dove la donna cerca di curare le sue nevrosi. Ma per sanare i traumi che attanagliano la nostra narratrice senza nome non bastano le sterili cure di una clinica qualsiasi, e forse questa storia del 1935 ha radici ben diverse, e tutte risalgono a Buio, l’atavica residenza di famiglia.

Buio di Anna Kańtoch
La copertina di Buio di Anna Kańtoch, nell’edizione italiana pubblicata da Carbonio Editore (2020) nella collana Cielo Stellato, traduzione di Francesco Annichiarico

La storia si dipana su un’altra linea temporale negli anni ’30 della Polonia: questa dilatazione narrativa permette di approfondire la caratura psicologica infusa dalla Kańtoch nel suo romanzo, che permette di donare a vita a un’archeologia del ricordo e all’esegesi della memoria, andiamo così a impantanarci col miasma inquinato dei ricordi rarefatti e dell’infanzia della protagonista.  Tutto risale a Buio, alle dinamiche familiari bislacche, a una bellissima attrice di nome Jadwiga che è una delle numerose amanti del padre, che con il suo fascino esplosivo plasma e modella una nuova femminilità ambigua e onirica nel corpo della protagonista senza nome. Buio è un libro di anti-formazione, una collezione di fotogrammi mnemonici rovinati dal passare del tempo. Tra le fratture, gli interstizi e in quei vacuum psichici risaltano mitologie magiche e maledette e anche la storia di una Polonia che corre verso l’abisso della disillusione totale.

C’è una prosa elegante, perpetrata da intagli evocativi e tetri che invocano le terre del subconscio. Un consultorio spiritista guida la nostra protagonista verso labirinti junghiani, un ritorno al passato permette all’esploratrice del tempo e della memoria di (dis)conoscere la famiglia che tanto aveva reputato perfetta, di confrontarsi con un non-alter ego infantile che non sembra essere ciò che era. Ma la realtà è reale? Con questo dubbio hyper-amletico la Kańtoch ci abbandona nella sua  riflessione e disorienta il lettore in questo limbo magico e stregato.  La Kańtoch calibra e usa molti ingredienti, dal terrore fantascientifico fino ai riti cerimoniali di occulti processi di iniziazione sessuale. Buio è un mix-up di riferimenti e perversioni dell’Io, un classico moderno del fantastico.

8 Febbraio 2020 – Evento organizzato dall’Istituto Polacco di Roma e da Carbonio Editore sulla piattaforma Microsoft Teams
Con la partecipazione di:
Alessandro Mezzena Lona, giornalista e scrittore, dialoga con Anna Kańtoch, collegata da Katowice
Interpretariato dal polacco di Francesco Annicchiarico, traduttore del libro e co-fondatore di Nova Books AgencyModera Bogumiła SerwińskaSaluti di Łukasz Paprotny, direttore dell’Istituto Polacco di Roma, e di Fortunata De Martinis, presidente di Carbonio Editore

Evento: https://www.facebook.com/events/326759625340234/

 

Foresta polacca. Foto di Jarosław Deluga-Góra

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.