Josef Koudelka Radici

Josef Koudelka, Radici: passato e presente al Museo dell'Ara Pacis

Josef Koudelka, Radici. Evidenza della storia, enigma della bellezza

Roma, Museo dell’Ara Pacis

1° febbraio – 29 agosto 2021

 

«Ruins are not the past, they are the future which draws our attention and make us enjoy the present»

«Le rovine non sono il passato, sono il futuro che ci invita all’attenzione e a godere del presente»

Josef Koudelka

Radici Josef Koudelka
Amman, Giordania, 2012. Foto © Josef Koudelka/ Magnum Photos

Se siete a Roma in questo ancora strano periodo estivo avete la possibilità di visitare, fino al 29 agosto, una mostra che si può definire, dando veramente senso a un’espressione nota, unica nel suo genere: Koudelka imprime sulla pellicola fotografica il paesaggio dei siti archeologici più importanti che i territori del Mediterraneo ancora offrono agli occhi dei loro abitanti.

Oggi questo territorio molto ampio ospita contesti e popoli vari e diversi, ma gli scatti di Koudelka, ancora più suggestivi nella scelta del bianco e nero, ci restituiscono uno sguardo su un paesaggio in cui la contemplazione dell’antico raccoglie i pensieri e unisce le lontananze.

Il paesaggio, spesso, non è semplicemente uno sfondo per la vita umana, ma un personaggio vivo, con il quale si instaurano rapporti profondi e duraturi.

Nel paesaggio reale si sovrappongono livelli diversi, legati all’esperienza emotiva, personale di chi lo abita, finché il confine tra l’elemento geografico e quello mentale ed emozionale diventa sfumato e inafferrabile. La riflessione sul paesaggio e sul suo legame con l’esistenza umana è profonda e antica[1] e traspare anche dalle fotografie di Koudelka: non si tratta di una semplice documentazione dei siti archeologici, ma della restituzione di un paesaggio dell’anima che trova nel rapporto tra antico e moderno la sua intensità.

Radici Josef Koudelka
Roma, Italia, 2000. Foto © Josef Koudelka/ Magnum Photos

Uniti dal rapporto con il Mediterraneo, i luoghi testimoniati da Koudelka si snodano come una grande mappa della geografia e dell’anima: non solo l’Italia, ma anche  il Portogallo, la Spagna, la Francia, la Croazia, l’Albania, la Grecia, la Turchia, Cipro (sia il Nord che il Sud), la Siria, il Libano, Israele, la Giordania, l’Egitto, la Libia, la Tunisia, l’Algeria, il Marocco.

Il paesaggio di questi luoghi rivela l’influenza delle loro antiche civiltà, dalle quali è stato plasmato, che ha reso parte di sé: le rovine di questo passato si ergono maestose accanto alla modernità, o emergono dal paesaggio naturale, anch’esso in bilico tra la costanza e le trasformazioni.

Chi decida di visitare la mostra è indotto a camminare, letteralmente, tra gli scatti delle rovine, che non compaiono solo sui pannelli posti alle pareti, ma informano anche dei particolari blocchi orizzontali – su cui avrete l’accortezza di non sedervi – che abitano fisicamente le varie stanze in cui si articola il percorso espositivo.

Se il viaggio è talvolta - e non solo in questi tempi non ancora tornati a una tranquilla normalità - una possibilità più sognata che realizzata, camminare lungo questo percorso vuol dire davvero immergersi, almeno un po' in quel sogno.

Giungere alle radici, insomma, che sono quelle di un territorio vasto, di popoli diversi e di un passato che vive e dialoga con e dentro di noi.

 

Dal sito del Museo dell’Ara Pacis:

«Tappa unica in Italia, la mostra dedicata al grande fotografo dell’agenzia Magnum Photos documenta con oltre cento spettacolari immagini lo straordinario viaggio fotografico di Koudelka alla ricerca delle radici della nostra storia nei più importanti siti archeologici del Mediterraneo.»

 

 

[1] Basti pensare che è stato il tema scelto dall’ultimo Convegno Properziano organizzato dall’Accademia Properziana del Subasio (27-29 maggio 2021)

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Statua funeraria di II sec. a.C. dalla Cirenaica, riconsegnata

Statua funeraria di II sec. a.C. dalla Cirenaica riconsegnata

Il British Museum e l’HM Revenue and Customs hanno collaborato con l’Ambasciata della Libia per individuare e rimpatriare una straordinaria statua funeraria del II secolo a.C.

Statua funeraria marmorea , II sec. a.C., Cirenaica. Foto The British Museum.

“Il Regno Unito- ha dichiarato Caroline Dinenage, Ministra della Cultura del Regno Unito- è un leader mondiale nella protezione del patrimonio culturale sia in patria che all’estero e il nostro lavoro nell’affrontare il commercio illecito di artefatti è una parte fondamentale di questo. Grazie agli sforzi dell’HMRC e del British Museum, siamo in grado di restituire questa importante statua alla Libia a cui appartiene”.

Le analisi condotte sulla superficie marmorea della statua a cura del British Museum hanno dimostrato che l’opera era frutto di ritrovamento recente e certamente frutto di uno scavo illegale.

La statua fu sequestrata dai funzionari delle forze di frontiera all’aeroporto di Heathrow, durante il tentativo di importarla illegalmente nel Regno Unito al fine di venderla nel mercato nero dell’arte. Successivamente allo stato di fermo, nel 2013 l’opera è stata affidata al British Museum per l’identificazione, il personale ha allertato nell’immediato l’HMRC dopo aver attestato l’importanza e l’unicità di questo tipo scultoreo, di cui vi sono solo rari esempi conservati nei musei al di fuori della Libia. Infatti, il British Museum ha stretti rapporti con i musei libici, ospitando quattro specialistici dalla Libia per il programma di formazione internazionale 2021-2013. Inoltre, il caso è stato sottoposto anche alla Society for Libyan Studies con cui il Regno Unito collabora.

“Il British Museum - ha dichiarato Hartwig Fischer, Direttore del British Museum - è impegnato nella lotta contro il commercio illegale e i danni al patrimonio culturale. Sono lieto di poter assistere alla restituzione di questo importante oggetto in Libia, tramite l’Ambasciata a Londra. Una parte importante del lavoro del Museo sul patrimonio coinvolge la nostra stretta collaborazione con le forze dell’ordine interessate al traffico illecito. Questo caso è un altro buon esempio dei vantaggi di tutte le parti che lavorano insieme per combattere il saccheggio e proteggere il patrimonio culturale”.

Cirenaica Statua funeraria marmorea II sec. a.C.
Statua funeraria marmorea , II sec. a.C., Cirenaica. Foto The British Museum

Il ritrovamento e l’esportazione illegale di questa statua funeraria è probabilmente frutto degli eventi sconvolgenti che portarono all’intervento militare internazionale in Libia del 2011.

In seguito alle prove giudiziarie fornite dal museo nel 2015, il tribunale ha decretato l’appartenenza dell’opera allo Stato della Libia, conservata dal museo stesso con il fine di restituirla insieme all’HMRC alla sua patria.

Attualmente la statua è stata finalmente consegnata all’Ambasciata della Libia nel Regno Unito.

La statua funeraria dalla Cirenaica

La statua funeraria rappresenta un eccezionale esempio di manifattura cirenaica del II secolo a.C., per questo motivo è stata facilmente identificata. È scolpita come una figura a tre quarti che si interrompe al livello dei fianchi, cosa che avveniva solo in alcune regioni del Mediterraneo, ma in particolar modo da necropoli cirenaiche di lavorazione locale. Difatti, da questa zona provengono circa cento esempi di questa statuaria, spesso conservate acefale nei musei libici come il Museo di Cirene e il Museo Nazionale di Tripoli.

Statua funeraria marmorea , II sec. a.C., Cirenaica. Foto The British Museum.

La Cirenaica fu colonizzata dai greci a partire dal VII secolo a.C., divenendo una grande potenza economica e artistica. Infatti, probabilmente questo tipo di statuaria rappresentava la Dea Demetra o la figlia Persefone sposa di Ade e regina dell’oltretomba e condannata a vivere con lui durante l’autunno e l’inverno, l’interruzione all’altezza dei fianchi rappresenterebbe quindi l’uscita della giovane dagli inferi. In effetti, alcune di queste statue-stele presentano bracciali scolpiti rappresentanti serpenti, animale connesso agli inferi.Altra ipotesi per gli studiosi è che l’assenza delle gambe e il posizionamento sul suolo delle statue, sarebbe riconducibile all’impossibilità di abbandonare la tomba del defunto dando eterna protezione. Infatti, alcune di queste tengono tra le mani offerte per il defunto.

La presenza sia di bracciali con serpente sia di offerta, in particolar modo una sorta di statua scolpita tra le mani, forse rappresentante una statuina fittile in argilla, sulla statua identificata dal British Museum la rende una delle più rare di questa tipologia cirenaica.

Fonte: Communications, The British Museum

statua funeraria


Museo Archeologico Nazionale Civitavecchia Lara Anniboletti

Una nuova direzione per il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia: intervista a Lara Anniboletti

Una nuova direzione per il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia: intervista a Lara Anniboletti

Lara Anniboletti, neo direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia
Lara Anniboletti, neo direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia. Foto Credits: Michele Stallo

Nel mese di Marzo 2021 la Direzione Regionale Musei del Lazio, afferente al Ministero della Cultura, ha nominato una nuova direttrice per il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia: Lara Anniboletti, archeologa laureata all’Università degli Studi di Perugia, attualmente direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Orvieto e della Necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo; precedentemente, la dott.ssa Anniboletti ha lavorato presso la Segreteria Tecnica di Progettazione del Parco Archeologico di Pompei, dove ha coordinato l’Ufficio Comunicazione.

Abbiamo contattato la neo-direttrice per un’intervista sui progetti futuri per l’istituzione culturale civitavecchiese.

 

Dott.ssa Anniboletti, congratulazioni per il suo nuovo incarico.

Ci parli del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia e delle sue caratteristiche: qual è la sua storia, che tipo di collezioni ospita?

Grazie per le congratulazioni, sono molto contenta di essere la neo-direttrice del Museo Archeologico di Civitavecchia: qui c’è un gran lavoro da fare.

Questo è un museo archeologico di natura statale, ma che in realtà ha una grande vocazione locale. Trae la sua origine nel Museo Civico della città di Civitavecchia: dopo il suo bombardamento, molte opere furono tratte in salvo e confluirono proprio nella collezione dell'attuale museo archeologico che, quindi, ha anche una forte connotazione civica.

Il museo racconta la storia dell’insediamento precedente alla città romana, alla fondazione del porto di epoca traianea e alla costruzione delle Terme Taurine: racconta la fase preromana delle aree vicine al sito specifico di Civitavecchia, come le colline circostanti, dove c’erano dei fiorenti insediamenti già dall’epoca etrusca (di cui abbiamo le necropoli).

Anche il territorio limitrofo è ben rappresentato: ci sono materiali provenienti da Castellina del Marangone e da tutta la zona peri-costiera fino a Santa Marinella, dove c’erano insediamenti di epoca più antica, sin dall'età protostorica, legati anche allo sfruttamento della zona mineraria della Tolfa.

Quindi, le collezioni del museo offrono una testimonianza dell'epoca protostorica, della fase etrusca e, infine, della grande fase romana del porto e dello sviluppo costiero, con magnifiche ville della nobilitas senatoria romana, che scelse questi luoghi per la bellezza del mare e la salubrità delle acque.

In definitiva, quella del museo è una storia stratificata, con collezioni cresciute nel tempo, a cui va aggiunto anche il fatto che Civitavecchia è stata la sede dei sequestri della Procura territoriale, per cui abbiamo anche molto materiale proveniente da sequestri e collezioni varie confluite qui.

Un museo con delle potenzialità grandissime, molto ricco di materiali.

 

Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia - Sala dei marmi di età imperiale
La Sala dei marmi di età imperiale del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, diretto da Lara Anniboletti. Foto: Eleonora Brunori

 

Il museo è rimasto chiuso al pubblico per un po' di tempo ed è andato incontro ad alcuni cambiamenti: come si presentava al suo arrivo e quali sono state le azioni più urgenti e necessarie? 

Il museo archeologico di Civitavecchia è rimasto chiuso per un certo periodo di tempo perché alcune sale avevano dei problemi di tipo strutturale: infatti, non appena sono arrivata, sono partiti degli importanti lavori di ristrutturazione, cui faranno seguito dei lavori di tipo allestitivo.

Il museo aveva anche un grande laboratorio di restauro dell’allora Soprintendenza dell’Etruria Meridionale, che è stato dismesso negli ultimi 5-6 anni, e anche questo ha comportato un progressivo depauperamento.

L'allestimento originario del museo, risalente alla seconda metà degli anni ‘70, è quello dell'architetto Minissi, lo stesso di Villa Giulia, a cui sono state fatte delle aggiunte o, viceversa, a cui è stato sottratto qualcosa, non sempre in maniera congrua: quindi, il museo risale nella sua concezione agli anni' 70, con delle modifiche saltuarie e a volte occasionali, poco meditate.

In questo momento ha una assoluta necessità di essere riallestito, sia come spazio espositivo e architettonico - perché nel tempo le esigenze legate alla museografia cambiano -, ma anche nel suo percorso narrativo: deve essere un museo narrante, che racconta le vicende storiche e insediative della città di Civitavecchia, del territorio circostante e anche di quell’ampia fascia territoriale che va da Civitavecchia a Santa Marinella, e che non è attualmente di pertinenza della città stessa.

Questo museo, dunque, si stratifica su più epoche e ha materiali diversi, dall’epoca protostorica al tardoantico.

 

Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia - oreficeria etrusca
Oreficeria etrusca dal Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, diretto da Lara Anniboletti. Anello con incisione in etrusco e orecchini in oro (IV sec. a.C.), corredo della tomba E in loc. Pisciarelli. Foto: Eleonora Brunori

 

Quali sono i progetti per il futuro del museo, sia a breve che a lungo termine?

La prima necessità, in questo momento, è stata quella di poter riaprire, perlomeno gli spazi che non erano interessati dalla ristrutturazione dell’edificio: il primo piano, con la sala dei marmi, la sala delle epigrafi della necropoli e dei marinai e il piano superiore, il ballatoio, che abbiamo subito riallestito, perché era il piano dedicato al territorio.

In tempi recenti era stata fatta una mostra su Gravisca, che aveva in parte disallestito alcune vetrine, quindi abbiamo proceduto a una integrazione dei materiali e alla messa in opera di pannelli esplicativi, proprio perché volevamo dare il senso del museo narrato; abbiamo cercato di fare piccole cose in vista di una riapertura che sia anche simbolica: il museo c’è e riapre!

Successivamente, abbiamo altri progetti: dovremmo pensare a un riallestimento di tutto il percorso, sia nello spazio fisico e architettonico - con un ripensamento dell’architettura museale - e poi un ripensamento della struttura narrativa del museo, che magari sarà anche coadiuvato da una tecnologia, attualmente lo strumento più efficace e pervasivo, e a far sì che il museo diventi realmente uno strumento didattico.

Vogliamo poi tirare fuori i reperti dai depositi, che hanno un'incredibile ricchezza di materiali; vogliamo restituirli alla vista del pubblico, ma in un percorso sensato: per questo nomineremo un comitato tecnico di riallestimento con varie competenze e mansioni, proprio per ridare al museo la sua giusta importanza.

In quest’ottica, è mia volontà che il museo sia a pagamento, anche con biglietto ridotto, visto che in questo momento non è del tutto visitabile: questo gli renderebbe giustizia e ne sancirebbe uno status.

Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia - Sala epigrafica
La Sala epigrafica del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, diretto da Lara Anniboletti. Foto: Eleonora Brunori

 

Qual è il rapporto tra il museo, la città di Civitavecchia e la sua storia, il porto e il territorio circostante? Sono previsti dei progetti di collaborazione, anche con istituzioni e associazioni del posto? 

Quello che mi ha veramente colpito dal mio arrivo al museo, due mesi fa, è stato il grande interesse e la grande richiesta di incontro, innanzitutto da parte di enti e autorità locali: dal Sindaco all’Autorità Portuale, alla Capitaneria di Porto, alla Scuola di Guerra, fino alla Fondazione CARICIV, tutti gli attori della comunità locale; in seconda battuta, da parte delle associazioni di settore: storiche, archeologiche, Pro Loco; in terza battuta, dagli operatori nel territorio: operatori turistici, archeologi, restauratori.

C'è stata una grande richiesta di incontro, di venire al museo per potermi incontrare, illustrare le proprie attività e conoscere qual è il futuro del Museo Archeologico di Civitavecchia: io l'ho interpretato come il segno di una mancanza, di un’assenza che si è verificata, in passato, per varie ragioni, ma anche come l'esistenza di una comunità attiva che si identifica con il museo, perché esso, oltre ad essere uno spazio fisico, è anche un polo attrattivo in cui si identifica la memoria della collettività e, come tale, il fatto che sia aperto, che esista, dà un senso e una linea guida a tutta una serie di attività collaterali e culturali che le associazioni promuovono.

Ovviamente con le autorità c’è uno scambio di progettualità continuo.

Con le varie associazioni, gli archeologi, gli architetti, i restauratori c’è una grande volontà di collaborazione per far sì che tutte azioni necessarie siano dirette verso la riapertura e verso una nuova progettualità: cambiata la governance, adesso bisogna “fare il Museo”.

 

Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia - Athena Parthenos Lara Anniboletti
Athena Parthenos dal Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, diretto da Lara Anniboletti. Copia romana di metà II sec. a.C. dell'opera di Fidia, dalla villa marittima del giureconsulto Ulpiano. Foto di Eleonora Brunori

 

Quando verrà riaperto al pubblico il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia e quali novità troveranno i visitatori?

Ora che finalmente siamo tornati in zona gialla, il museo riaprirà: il 13 Maggio è prevista  una preview per un pubblico scelto, mentre si riaprirà definitivamente al pubblico il 14 Maggio.

In questo momento, abbiamo proceduto a un piccolo riallestimento e a una messa a punto della situazione già esistente per quanto riguarda la sala dei marmi e delle epigrafi, ad esempio mettendo didascalie dove non c'erano o correggendo quelle sbagliate, e anche tirando fuori qualcosa dai depositi, come una meravigliosa testa di Giano bifronte in marmo, e altre opere scultoree.

Il piano soprastante - il ballatoio - è stato diviso in due parti: da una parte abbiamo riallestito alcuni contesti del territorio: Castellina del Marangone, Aquae Tauri, la necropoli etrusca di Pisciarelli e l'abitato; dall'altra invece abbiamo messo le collezioni che erano ospitate al piano superiore, nella cosiddetta "Sala Verde" dell'architetto Minissi, che abbiamo dovuto disallestire a causa dei lavori in corso.

Anche qui c'è stata una grande attenzione all'apparato didascalico.

Vi invito a visitare il museo perché è davvero ricchissimo, con dei pezzi straordinari, come le sculture rinvenute nelle ricchissime ville, ad esempio quella del giureconsulto Ulpiano, che dominavano e punteggiavano tutto il litorale, scelto proprio per la sua bellezza (che tuttora conserva); ma anche per scoprire pezzi di storia del nostro territorio, le epigrafi - così toccanti - che ci descrivono la quotidianità dei marinai che lavoravano al porto: è un museo che merita davvero una visita.

Quello che troverete sarà un apparato informativo rinnovato e dei pannelli che permettono una visita più consapevole. Vi aspettiamo!

 

Il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia è presente su Facebook e Instagram

 


Il Parco Archeologico di Ercolano riapre ai visitatori il 30 aprile

Il Parco Archeologico di Ercolano riapre ai visitatori il 30 aprile

“Ritorna la vita tra le strade dell’antica Ercolano, a nome di tutto il team del Parco non vediamo l’ora di potere condividere con la comunità dei visitatori questo luogo della cultura e dell’anima. Vogliamo contribuire nel rispetto delle norme al graduale ritorno alla normalità senza privarci di un bene per troppo tempo restato fuori dal quotidiano e dalle esperienze del pubblico. Venerdì vi aspettiamo emozionati di poter di nuovo incrociare gli occhi di chi varcherà la soglia dell’ingresso del sito di Ercolano e di creare nuove connessioni. Vi aspettiamo con una novità sin dal primo giorno con i Close-Up ai cantieri di restauro per conoscere i protagonisti del lavoro continuo con il quale curiamo questo straordinario sito”.

Queste le parole del direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, per la riapertura di tutta l'area archeologica fissata al 30 aprile 2021. Infatti, grazie al passaggio della regione Campania in zona gialla il Parco potrà nuovamente accogliere i suoi visitatori.

Parco Archeologico di Ercolano riapre 30 aprile
Il 30 Aprile riapre il Parco Archeologico di Ercolano. Foto Ufficio Stampa Parco Archeologico di Ercolano

Tale apertura si inserisce nel programma della  Direzione regionale Musei Campania, che prevede una Primavera dell'arte e della rinascita per il settore dei beni culturali e per riavvicinare i cittadini al loro patrimonio identitario.

L'accesso al Parco Archeologico di Ercolano seguirà tutte le norme sanitarie vigenti per la sicurezza dei visitatori. Difatti, l'ingresso sarà contingentato e i biglietti acquistabili per fascia oraria, al fine di controllare sia il numero di ingressi che la temperatura e l'utilizzo obbligatorio della mascherina al check- in del Visitor Center. Inoltre, i biglietti saranno disponibili anche online sul sito web Scavi di Ercolano Tickets - TicketOne, acquistabili entro le ore 24 del giorno precedente alla visita.

Il percorso da seguire comunicato dall'Ufficio Stampa del Parco Archeologico di Ercolano sarà come da indicazioni elencate.

L’accesso al Parco avverrà sia dall’ingresso monumentale di Corso Resina, attraverso i giardini del Parco Maiuri, sia da Via dei Papiri Ercolanesi. Una volta varcato il controllo biglietti, i cittadini potranno visitare il Padiglione della Barca, dove è esposta l’imbarcazione scoperta sull’antica spiaggia insieme ad una serie di oggetti che legano a filo doppio Ercolano con il mare, e l’Antiquarium, riaperto per la fruibilità pubblica nel 2018 per  l’esposizione permanente "SplendOri. Il lusso negli ornamenti a Ercolano" con circa 200 oggetti, preziosi appartenuti agli antichi ercolanesi.

Infine, l’area archeologica sarà raggiungibile attraverso la Galleria Martusciello, da dove il visitatore, attraverso un percorso circolare, potrà visitare l’intero scavo liberamente seguendo le indicazioni della segnaletica o la mappa dell'area disponibile sul sito web del Parco.

Parco Archeologico di Ercolano
Veduta del Parco Archeologico di Ercolano alla riapertura. Foto Ufficio Stampa Parco Archeologico di Ercolano

Tutte le informazioni su tariffe ed orari sono disponibili su Informazioni per la visita – Benvenuto nel Parco Archeologico di Ercolano (beniculturali.it).


virtual tour tomba di Kha Deir el-Medina Museo Egizio di Torino

Al Museo Egizio di Torino un nuovo virtual tour nelle sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha

Al Museo Egizio di Torino un nuovo virtual tour nelle sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha

Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

In questo periodo caratterizzato dall’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del COVID-19, il Museo Egizio di Torino riconferma la sua missione principale: quella di far arrivare le sue collezioni ad un numero sempre maggiore di persone, attraverso la creazione di un nuovo virtual tour (all’indirizzo https://virtualtour.museoegizio.it/) che permette di visitare, da remoto, le sale dedicate al villaggio di Deir el-Medina e alla tomba di Kha.

virtual tour tomba di Kha Deir el-Medina Museo Egizio di Torino
Sala 7 Tomba di Kha. Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Il Museo continua ad adempiere alla sua missione attraverso l’uso di strumenti diversi: una serie di foto panoramiche a 360 gradi in alta definizione, che permettono di “visitare” gli ambienti dedicati ai reperti trovati nella tomba intatta dell’architetto Kha e della moglie Merit e nel villaggio degli artigiani e degli operai di Deir el-Medina, dalla Missione Archeologica Italiana durante gli scavi novecenteschi; attraverso la tecnica della fotogrammetria, usata per creare circa 10 modelli 3D degli oggetti esposti, permettendo, in questo modo, di osservare i reperti con grande precisione. Inoltre, posizionando il cursore lungo il percorso, è possibile accedere a 18 video di approfondimento per scoprire le sale e i reperti più importanti attraverso la voce e le parole dei curatori del Dipartimento Collezione e Ricerca. I contenuti video sono disponibili in italiano, inglese, francese e tedesco, così come la navigazione, disponibile anche in arabo.

virtual tour tomba di Kha Deir el-Medina Museo Egizio di Torino
Sala 6 Deir el-Medina. Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Infine, il virtual tour permette di visualizzare fotografie storiche e di accedere ad ulteriori contenuti tramite i database del Museo.

virtual tour tomba di Kha Deir el-Medina Museo Egizio di Torino
Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Di seguito, la dichiarazione del direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco: “Questo nuovo strumento è un ulteriore passo nello sviluppo delle nostre attività online, ed è il primo a mettere in dialogo più piattaforme: navigando tra le vetrine è infatti possibile accedere a una molteplicità di risorse del museo, compresi il database della collezione, quello della collezione papiri. Il virtual tour rappresenta inoltre un tassello di una strategia più ampia volta a sviluppare e accrescere i progetti di digitalizzazione delle collezioni del Museo, assicurando sempre l’accesso a un pubblico il più ampio possibile: perché il patrimonio che custodiamo sia davvero patrimonio della collettività”.

virtual tour tomba di Kha Deir el-Medina Museo Egizio di Torino
Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Di seguito, le parole del presidente del Museo Egizio di Torino, Evelina Christillin: “In questa fase lo sviluppo di contenuti fruibili online è fondamentale per continuare a raggiungere i nostri pubblici, da quello accademico, fortemente internazionale, a quello costituito dalle tante famiglie e dagli appassionati che ci seguono sui nostri canali digital. Un obiettivo rientra a pieno nelle finalità di questo virtual tour, che ha inoltre il merito di essere stato sviluppato interamente dal nostro staff, con una qualità fotografica di altissimo livello”.

Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Per le immagini si ringrazia l'Ufficio Stampa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino.


Per la GAM di Torino un Novecento inedito e un allestimento da manuale

La Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Torino vanta una collezione superba e articolata, vero specchio del rapporto di questa città con la produzione artistica. Opere belle e importanti anche quando “eccentriche” o poco conosciute che danno la misura di un gusto sicuro, della familiarità, dello spontaneo edonismo con cui il pubblico torinese approccia il contemporaneo. Mai vissuto come prova di intellettualismo né come esibizione di status, ma come necessario complemento di quel “buon vivere” che qui è di casa.

Archiviata da ormai tre anni l’avventura degli allestimenti tematici la GAM di Torino ha inaugurato il 26 settembre un nuovo percorso del Novecento. Riprendere un criterio storico-cronologico è una strada semplice e rassicurante solo in apparenza.
Perché le scelte espositive implicano sempre un’assunzione di responsabilità del presente che non può esimersi dal guardare al passato attraverso la lente dell’oggi. Ma soprattutto perché il Novecento rimane un territorio spinoso e ricco di trabocchetti, contraddizioni, provocazioni.
La strada scelta in questo caso si propone di valorizzare qualità e ricchezza delle collezioni della Galleria, senza che ulteriori chiavi di lettura offerte dall’allestimento confondano la successione dei fatti artistici.

 

GAM torino Novecento ingresso percorso
La prima sala - collezione del Novecento storico

Il nuovo percorso del Novecento alla GAM di Torino

Le grandi opere dei grandi nomi la fanno da padrone. A partire dall’impressionante trio che apre il nuovo percorso: De Pisis, Morandi e De Chirico. Figure giganti, la cui complessità e diversità catapulta il visitatore fin da subito nel cuore della problematicità del XX secolo. E non può passare inosservato il reciproco disagio di De Pisis e De Chirico nel dover dividere lo spazio gomito a gomito, senza quel distanziamento sociale e soprattutto ideale che in vita hanno saputo mantenere con tanta rigidità. Morandi li guarda un po’ in lontananza e sale in cattedra: pare sia proprio lui a lasciare la lezione più profonda e duratura nel secolo breve.

De Pisis Gam Torino Novecento
Filippo De Pisis, Natura morta romantica, 1924-25

Ai primi dirompenti decenni del Novecento e al fenomeno delle Avanguardie è dedicata una saletta tematica. Il superbo collage di Max Ernst, Bozza di manifesto, convive in allegra compagnia con l’irriverenza dadaista di Otto Dix e Picabia. Un po’ meno in sintonia le opere degli italiani, tra tutti Balla, Prampolini, Boccioni. Lavori di eccezionale qualità ma davvero troppo discontinui per poter interagire in modo funzionale con quelli delle avanguardie europee e fornire perciò una lettura comprensibile del fenomeno.

Max Erns, Bozza di manifesto, 1920

Uno per uno

Ottime le sezioni monografiche: inevitabile, per fortuna, in un museo torinese, dedicare una sala a Felice Casorati, campione di un realismo magico impregnato di disincanto, capace di cogliere in modo profondamente dolente la pesante atmosfera del Paese tra le due guerre. Senza però dimenticare le tracce della bellezza passata, la lucida perfezione formale dell’antichità e del Rinascimento, e dei suoi echi nella contemporaneità.

Gam torino novecento sala avanguardie
Le avanguardie

Dispiace tuttavia non vedergli affiancata la compagna di sempre: la moglie Daphne Maugham. Attraverso la sua opera, infatti, arrivano a Torino le suggestioni e i modelli del post-impressionismo francese, interpretati dall’artista con una qualità raffinata e discreta, e recepiti poi dalla piccola ma vivace scuola nata intorno a Casorati e conosciuta come “Il gruppo dei Sei”.
Doveroso rendere conto del loro percorso, soprattutto per un museo civico, nato con la vocazione di documentare l’arte locale. Tuttavia l’impressione è che si travalichi il confine tra necessità scientifica e provincialismo. Troppo deboli le opere dei nostri, per quanto storicamente importanti e a loro modo godibili, per reggere il confronto con i massimi interpreti del Novecento mondiale. Soprattutto senza una mediazione, un supporto, un morbido cuscino.

Amedeo Modigliani, La ragazza rossa, 1915 e Gigi Chessa, Nudino in grigio, 1931

Così pare controproducente, per gli uni e per gli altri, affiancare la produzione degli onesti epigoni torinesi ai prepotenti esempi che vengono da Parigi. La ragazza rossa di Modigliani, opera di squisita qualità, libera da quel compiacimento per lo stilema che rischia di appannare alcune sue tele, pare del tutto spaesata in mezzo ai suoi stentati per quanto volenterosi imitatori.

La plastica e l'astrattismo

Efficacissima la sala dedicata ad Arturo Martini, in cui si prende in mano la questione spesso trascurata della plastica italiana del Novecento.

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La sala dedicata ad Arturo Martini

Altrettanto meritevole l’esplorazione delle sperimentazioni astrattiste italiane. Meno scontato, da sempre, pensare all’intersecarsi dell’avventura artistica italiana con la strada dell’astrattismo; viene più naturale trovare una risonanza nel pensiero metafisico est europeo. La retorica della classicità, della permanenza di una cultura mediterranea, dell’onda lunga del Rinascimento ammutoliscono di fronte a una ricerca delicata e coerente, a opere come quelle di Licini, Melotti o Soldati . Troviamo una via tutta italiana all’arte astratta, iniziata in seno al futurismo da Balla e proseguita con un’attenzione ai valori formali, un rigore e insieme una leggerezza capaci di delineare una vera scuola nazionale.

Gam torino novecento Martini
Arturo Martini, La Forza. Gli Eroi (bozzetto per il monumento al Duca d'Aosta) , 1934

Luci e ombre si susseguono quasi in modo studiato in quest’allestimento. Dopo la meraviglia dell’astrattismo il percorso si impantana in una sezione dedicata alla Scuola di Via Cavour, anch’essa tanto necessaria quanto maltrattata, il cui confinamento fisico riflette benissimo la rinuncia a trovare legami e testimoniare dialoghi tra l’avventura espressionista italiana e tutti i movimenti coevi.

E ancora la sezione in cui si presenta l’acquisizione da parte della Galleria di opere di livello internazionale.
Da una parte è doveroso, utile, stimolante testimoniare l’accorta e intelligente politica di acquisti portata avanti dalla GAM nel secondo dopoguerra, quando il museo ha saputo agire da buon collezionista garantendo per le proprie collezioni capolavori di grande peso storico e artistico. Per contro l’eccessiva vicinanza fisica e concettuale di opere molto distanti, per epoca, medium, linguaggio e persino dimensione, mette il visitatore nella totale impossibilità di stabilire connessioni fruttuose ed entrare in profondità nel discorso di ciascuna. Impossibile, nonostante tutto, rimanere indifferenti di fronte alla grazia di Hartung, alla vitalità di Picasso, alla pura lirica di Cy Twombly.

GAM torino novecento twombly
Cy Twombly, Senza titolo (Roma [il muro]), 1961

Dall'informale all'Arte Povera

A questo punto, con il “giro di boa” fisico del percorso, comincia anche quello storico e si passa ad affrontare la seconda metà del secolo. Purtroppo la sensazione è la stessa che si ha sfogliando i manuali liceali di Storia e Storia dell’Arte. Superata la metà del Novecento, guerre, tragedie, rivoluzioni, assolutismi e quant’altro, si tira un sospiro di sollievo. Poche svogliate paginette e il nostro dovere è concluso.

L'informale - Lucio Fontana

Si affronta l’informale, in modo estremamente “pulito”. Grandi opere, nessuna sorpresa. Dorazio, Basaldella e Vedova creano insieme probabilmente una delle sale più intense del percorso. Seguono Burri e Fontana: celebrati da vere rockstar, come meritano, per quanto la loro convivenza continui a suscitarmi non poche perplessità.

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Alberto Burri. Senza titolo, 1953

Finalmente si crea uno spazio unitario per il ciclo della Gibigianna, singolare esperimento narrativo sul filo della figurazione, che introduce lo stimolante discorso di un informale poco ortodosso praticato da Pinot Gallizio.

Si passa (forse un po’ bruscamente) all’arte pop; è davvero bello ritrovare il fresco e genuino idealismo di Giosetta Fioroni, ma di nuovo, come per le avanguardie, il confronto strettissimo tra produzione italiana e mondiale non aggiunge comprensione al confronto bensì rischia di renderlo poco fruttuoso.

Giosetta Fioroni, La ragazza della TV, 1964

La prossimità tra due opere di per sé esplosive, come l’Orange Car Crash di Andy Warhol (uno dei veri gioielli della collezione, un Warhol doloroso e “vero”) e l’ Omaggio a Billie Holiday di Pino Pascali (che peraltro forse oggi meriterebbe un minimo di inquadramento critico), crea una deflagrazione tutt’altro che utile o piacevole.

Quando si dovrebbe arrivare al cuore della questione, però, ai decenni conclusivi del secolo, il filo sembra irrimediabilmente perdersi nella svogliatezza. Come un compito da concludere il prima possibile.

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Pino Pascali, Omaggio a Billie Holiday, 1964

Eccezionale l’idea di raccogliere in un nucleo l’arte “sperimentale”; peccato che si fermi agli anni ‘70 (seguendo la divisione tra Novecento Storico e contemporaneo che, in casi come questi, risulta piuttosto limitante) e che una figura come Carol Rama sia rappresentata da un’opera soltanto.

Lo stesso si dica per l’arte povera, relegata nell’ultima sala, che è un po’ corridoio di uscita e un po’ snodo per lo spazio delle esposizioni temporanee. Destinata quindi, data la scarsa immediatezza delle opere, a essere disinvoltamente ignorata dal visitatore. Eppure, eppure a me sembra che anche solo per dovere di rappresentazione nel luogo in cui è nata e a cui appartiene, e per quanto sono seduttive alcune idee di semplicità sconcertante, questi artisti e questi oggetti meritino davvero un riguardo maggiore. La Torsione di Giovanni Anselmo trattiene in sé, è il caso di dirlo, tutta l’energia di una stagione che pretende di cambiare le regole del gioco, di affrancarsi da meccanismi di mercato e di tornare a un lessico condiviso proprio perché minimale.

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Mario Merz, Che fare?, 1968

Oltre la manualistica

Una sfilata di opere importanti, belle, provocatorie, complicate. Che intrecciano voci, problematiche, tendenze. Un vero godimento per la mente e gli occhi. Manca forse un po’ di coraggio, manca un po’ di visione. Mancano soprattutto, per quantità di nomi e opere, le figure delle artiste. Ancora una volta l'occasione di raccontare in modo compiuto, nell'esposizione permanente, l'avventura di Carol Rama viene trascurata. E lo stesso si potrebbe dire per Dadamaino o Accardi. Quello che non manca è la qualità di una selezione che davvero ci consente di immergerci in profondità nella drammatica bellezza del secolo breve.

Foto di Chiara Zoia -

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musei 13 direttori

Musei, Biblioteche e Parchi archeologici: ecco i nuovi 13 direttori

Il Ministro per i Beni e le attività Culturali e per il Turismo Dario Franceschini ha annunciato la nomina dei nuovi 13 nuovi direttori di Musei, Biblioteche e Parchi archeologici italiani. I candidati e poi vincitori sono stati selezionati tramite un bando pubblico tra un totale di 425 candidati da una apposita commissione composta da direttori di musei ed esperti in ambito culturale, come Cristian Greco dell'Egizio di Torino, presidente di commissione, il direttore della National Gallery di Londra e il direttore del Prado di Madrid, insieme ad altri professionisti del settore.

Il Ministro Franceschini durante la conferenza stampa si è espresso così: “Tredici importanti realtà del patrimonio culturale italiano hanno ora un direttore selezionato tra i massimi esperti internazionali, grazie all’accurato e scrupoloso lavoro di valutazione effettuato da una commissione di alto livello scientifico che ringrazio pubblicamente per il grande lavoro svolto in questi mesi. Un metodo innovativo che sta contribuendo con successo alla modernizzazione del sistema museale nazionale”.

 

  • Francesca Cappelletti sarà la direttrice della Galleria Borghese. Con un’importante esperienza nella cura delle mostre in Italia e all’Estero, è Professoressa ordinaria di Storia dell’Arte Moderna e direttrice scientifica della Fondazione Ermitage Italia. La Galleria Borghese è un museo statale italiano con sede nella villa Borghese Pinciana, a Roma. I lavori per la realizzazione dell’immenso parco in cui è incastonata la villa e della stessa struttura, sono iniziati nel 1605 per volere della famiglia Borghese, che annovera tra i suoi componenti papa Paolo V. La Galleria Borghese ospita la collezione d’arte di Scipione Borghese, nipote di Paolo V e opere di grandi esponenti dell’arte italiana come Gian Lorenzo Bernini, Agnolo Bronzino, Antonio Canova, Caravaggio, Raffaello, Perugino, Lorenzo Lotto, Antonello da Messina, Cranach, Annibale Carracci, Pieter Paul Rubens, Bellini, Tiziano;

 

  • Antonella Cucciniello sarà la direttrice della Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini di Napoli. È direttrice della direzione regionale Musei Calabria e storica dell’arte. Il complesso dei Girolamini nacque nel 1586 e qui si insediarono i seguaci di San Filippo Neri. È una chiesa monumentale che sorge in un largo omonimo, decorata in oro, marmi e madreperla con una pianta di tipo basilicale. Al suo interno presenta una collezione d’arte che vanta opere donate tra il XVI e il XVII secolo: comprende opere di Agostino Tesauro, Giovan Filippo Criscuolo, Federico Zuccari, Jusepe de Ribera, Guido Reni;

 

  • Maria Grazia Filetici sarà la direttrice del Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila. È un Architetto del MiBACT con responsabilità direttive presso il Parco Archeologico del Colosseo.
    L’ex mattatoio comunale dell’Aquila è la nuova sede che ospita dal 15 dicembre 2015 parte della ricca collezione del Museo Nazionale d’Abruzzo, fino al 6 aprile 2009 custodita nella Fortezza Spagnola e poi messa in sicurezza in seguito alle gravi lesioni provocate allo storico edificio dal sisma. Sono custoditi una sessantina di reperti archeologici e 112 tra dipinti, sculture e gioielli dal Medioevo all’Età Moderna;

 

  • Edith Gabrielli sarà la direttrice del Vittoriano e Palazzo Venezia. È direttrice della Direzione regionale Musei del Lazio, è anche storica dell’arte. Il Vittoriano è un monumento dedicato a Vittorio Emanuele II, conosciuto anche come Altare della Patria e si erge sul versante nord del colle Campidoglio e all’inizio di Via dei Fori Imperiali, a Roma. Opera dell’architetto Giuseppe Sacconi, i cui lavori iniziarono nel 1885 e si conclusero nel 1935. Concepito come un’agorà, un moderno foro, svetta tra le rovine dell’antica Roma.

Palazzo Venezia è un palazzo più antico, i cui lavori iniziarono per volontà di Pietro Barbo, papa Paolo II, nel 1455 per terminare nel 1467. Esso si trova al centro tra Piazza Venezia e Via del Plebiscito a Roma, distante pochi metri dal Vittoriano. Ad oggi tale palazzo ospita il Museo nazionale di Palazzo Venezia e la sede dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte (INASA), con un’importante biblioteca di archeologia e storia dell'arte;

 

  • Annamaria Mauro sarà la direttrice del Museo Nazionale di Matera. Anche lei è un architetto del MiBACT con responsabilità direttive presso il Parco Archeologico di Pompei.
    Il Museo Ridola è stato istituito nel 1911 per volere del Senatore Domenico Ridola, che è stato un grande appassionato di archeologia ed effettuò numerose campagne di scavo in tutto il territorio materano e delle Murge, donando allo Stato le sue importanti collezioni archeologiche, ancora oggi ospitate presso il museo. I manufatti custoditi si datano a partire dall’età preistorica al IV sec. a.C., uno spaccato sulla vita della città di Matera e dei suoi dintorni;

 

  • Maria Luisa Pacelli sarà direttrice della Pinacoteca Nazionale di Bologna. È una curatrice di mostre, di musei e delle gallerie d’arte moderna e contemporanea a Ferrara, è anche una storica dell’arte.
    La Pinacoteca è ospitata nell’ex noviziato gesuita di Sant’Ignazio e permette ai visitatori di svolgere un affascinante percorso attraverso la pittura tosco-emiliana dal XIII al XVIII secolo, da Jacopo di Paolo a Giotto, dal Perugino a Raffaello, dal Parmigianino a Tiziano per arrivare a Guido Reni, Guercino e Domenichino. Di notevole interesse è anche il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, ricco di migliaia di pezzi.

 

Tra le altre figure selezionate, con altrettanti curriculum ricchi di esperienze, ci sono:

  • Alessandro D’Alessio sarà il direttore del Parco Archeologico di Ostia antica. È direttore della Domus Aurea ed è un archeologo.
    Il Parco Archeologico di Ostia Antica è assemblato nelle diverse sedi degli scavi di Ostia Antica e presenta un’estensione di 150 ettari. La città di Ostia è stata un’importante punto di accesso dal mare verso l’entroterra che raggiungeva Roma a partire già dal VI sec. a.C. fino al VI sec. d.C.; difatti, è stata crocevia di genti provenienti da ogni parte del Mediterraneo. È difficile definire e spiegare in poche righe la bellezza e la ricchezza di Ostia Antica, tocca visitarla;

 

  • Filippo Demma sarà il direttore del Parco Archeologico di Sibari. È un archeologo del MiBACT con responsabilità direttive presso il Parco Archeologico dei Campi Flegrei.
    La città di Sibari si trova a Cassano allo Ionio in provincia di Cosenza, si tratta di  uno dei siti più importanti e ricchi della Magna Grecia. Presenta riscontri relativi alla colonia achea fondata nel 720 a.C., fino alla sua distruzione nel 510 a.C. per mano della città di Crotone; divenuto centro ellenistico e successivamente divenuto un insediamento romano fino al definitivo abbandono nel VII sec. d.C. in seguito all’impaludamento dell’area;

 

  • Mario Epifani sarà il direttore del Palazzo Reale di Napoli. È direttore di Palazzo Chiablese presso la Soprintendenza ABAP di Torino, storico dell’arte presso il Museo e Real Bosco di Capodimonte.
    Il Palazzo Reale di Napoli è stato fondato dal re di Spagna Filippo III d’Asburgo nel 1600 su progetto dell’architetto Domenico Fontana, poi successivamente ampliato nel Settecento e rinnovato infine nell’Ottocento. Il Palazzo Reale è ricco di testimonianze storico artistiche, con spazi ornati da pitture, statue, arazzi e mobili d’epoca; e nel 2019 è stato riaperto il Giardino pensile “Giardino del Belvedere”;

 

  • Luigi Gallo sarà il direttore della Galleria Nazionale delle Marche di Urbino. È curatore presso le Scuderie del Quirinale e storico dell’arte.
    La Galleria Nazionale delle Marche è ospitata nello splendido Palazzo Ducale di Urbino voluto da Federico da Montefeltro nel XV secolo. Le sue collezioni sono costituite da opere raccolte nel XIX secolo da chiese e conventi del territorio marchigiano. Ci sono opere di importanti esponenti dell’arte italiana come Piero della Francesca, Raffaello, Federico Barocci e altre degli artisti della corte di Federico da Montefeltro. È conservata una cospicua collezione di ceramiche; è ospitato anche il Museo archeologico urbinate, ricco di epigrafi antiche. La Galleria è di proprietà del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, che dal 2014 la ha annoverata tra gli istituti museali dotati di autonomia speciale;

 

  • Stefano L’Occaso sarà il direttore del Palazzo Ducale di Mantova. È un funzionario storico dell’arte del MiBACT con responsabilità direttive presso il Palazzo Ducale di Mantova ed è direttore del polo museale della Lombardia.
    È stata la residenza dei Gonzaga dal 1328 al 1707. Il Palazzo ospita la galleria, la sezione archeologica, la sezione dedicata alla scultura, gli appartamenti con la celebre “Camera degli sposi” affrescata dal pittore Mantegna;

 

  • Francesco Muscolino sarà il nuovo direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. È un archeologo del MiBACT, con responsabilità direttive presso il Parco Archeologico di Pompei. Il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari fa parte del complesso museale della Cittadella dei Musei Giovanni Lilliu, fino a metà Ottocento Regio Arsenale. Negli anni Sessanta del secolo scorso il complesso è diventato la Cittadella dei Musei. È il più importante museo che espone le antichità della Sardegna ed è per questo un punto di riferimento del territorio, con manufatti che narrano la storia della regione dalla protostoria al Medioevo;

 

  • Stéphane Verger sarà il direttore del Museo Nazionale Romano. È Directeur d’études I classe all’École Pratique des Hautes Études (Paris), membro del consiglio scientifico del Musée du Louvre. Il suo curriculum si arricchisce di una pluriennale e rilevante attività scientifica e formativa di elevata qualità, internazionalmente riconosciuta e svolta anche in Italia, nell’ambito dell’archeologia, delle culture antiche e della loro tradizione e presenza nelle culture post-antiche.
    Il Museo Nazionale Romano è un museo statale italiano con sede a Roma; ospita collezioni riguardanti la storia e la cultura della città in epoca antica. È di proprietà del Ministero per i beni e per le attività culturali e per il turismo e, dal 2016 lo ha annoverato tra gli istituti museali dotati di autonomia speciale. Inaugurato nel 1889 e il museo aveva sede nelle Terme di Diocleziano e nel contiguo convento della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Nel 1990 il museo è stato riprogettato e riallestito, portandolo alla suddivisione delle opere tra la sede originaria e altre tre sedi espositive: le Terme di Diocleziano che custodisce le sezioni di epigrafia, della protostoria della città e dei grandi monumenti pubblici e funerari; il Palazzo Massimo con le sezioni di arte antica e una ricca collezione numismatica e di oreficeria; il Palazzo Altemps con una sezione del collezionismo archeologico rinascimentale e la Crypta Balbi con una sezione della storia romana medievale e archeologia urbana. Si tratta di uno dei musei più importanti al mondo in cui si vive un’esperienza a contatto diretto con il passato della città di Roma.

 

Foto di Peter H

Non ci resta che augurare loro buona fortuna nella conduzione di queste importanti realtà culturali italiane.


Agalma

Agalma: la vita al MANN nel film di Doriana Monaco

Agalma. Vita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

un film di Doriana Monaco

Un vortice di attività ci conduce nel Museo archeologico di Napoli attraverso un racconto intimo in cui le opere d'arte del mondo antico si rivelano come materia viva. Il luogo dove l'umanità che ha creato un patrimonio inestimabile incontra l’umanità impegnata a preservarlo

Agalma: un documentario di Doriana Monaco

con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni

Mercoledì 9 settembre alle Giornate degli Autori di Venezia 77

Ore 21,30 Sala "Notti Veneziane - L'Isola degli Autori"

Via Pietro Buratti 1, Lido di Venezia

Agalma

Agalma”, vita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli,  film documentario scritto e diretto da Doriana Monaco con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, selezionato alle 17esima edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77, sarà proiettato in anteprima assoluta mercoledì 9 settembre alle ore 21,30 nella Sala “Notti Veneziane - L'Isola degli Autori” (Via Pietro Buratti 1, Lido di Venezia).

Paolo Giulierini, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 Produzioni) e Lorenzo Cioffi (LaDoc) con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, produzione esecutiva di Lorenzo Cioffi e Armando Andria, con il contributo di Regione Campania e la collaborazione di Film Commission Regione Campania, il film è  frutto  di tre anni di lavoro sulla quotidianità  di uno più importanti musei del mondo, che ha aperto le porte alla giovane regista allieva di FilmaP - Atelier di cinema del reale di Ponticelli.  Agalma, è anche un omaggio al classico  “Viaggio in Italia” di  Roberto Rossellini , oggi più che mai significativo: al centro del racconto c'è  il rapporto segreto e sempre nuovo che nasce tra i visitatori e le meraviglie dell’antichità greco-romana, ma anche il respiro appassionato di chi pianifica ogni giorno la vita del museo. Tutto fa emergere il MANN come un grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale.

Fotografie sul set del film documentario Agalma sul Museo Archeologico Nazionale di Napoli di Doriana Monaco prodotto da Parallelo41 e LaDoc.

In squadra con la regista, i fonici Filippo Puglia e Rosalia Cecere, il compositore Adriano Tenore, gli aiuti regia Marie Audiffren ed Ennio Donato e per la post produzione la montatrice Enrica Gatto e la colorist Simona Infante. Il film ha ricevuto la menzione speciale al Perso Lab 2019.

Sinossi: Agalma” (dal greco “statua”, “immagine”) coglie la bellezza del Museo Archeologico Nazionale di Napoli non solo nell’evidenza dei suoi incantevoli tesori di arte classica, ma anche nelle relazioni intime e invisibili che si realizzano al suo interno.  Nell’illusoria immobilità del grande edificio borbonico che ospita il Museo, un vortice di attività offre nuovo respiro a statue, affreschi, mosaici e reperti di varia natura. Il film osserva ciò che accade ogni giorno negli ambienti del museo, soffermandosi sulla quotidianità dei lavoratori, alle prese con interventi delicatissimi che necessitano di cura e tempo, e manutenzione costante. Le opere che vivono e vibrano da secoli sono monitorate come corpi viventi. Tutto ciò accade mentre giungono visitatori da ogni parte del mondo, popolando le numerose sale espositive sotto l’occhio apparentemente impassibile delle opere che sono protagoniste e spettatrici a loro volta del grande lavorio umano.

Info e prenotazioni per la proiezione: www.giornatedegliautori.com

 

Fotografie sul set del film documentario Agalma sul Museo Archeologico Nazionale di Napoli di Doriana Monaco, prodotto da Parallelo41 e LaDoc

 

 

AGALMA

Italia, 2020, 54’

soggetto, fotografia e regia Doriana Monaco
prodotto da Antonella Di Nocera e Lorenzo Cioffi

con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni
montaggio Enrica Gatto
produzione esecutiva
Lorenzo Cioffi, Armando Andria
suono in presa diretta
Filippo Maria Puglia, Rosalia Cecere

montaggio del suono e mix Rosalia Cecere

color correction Simona Infante
musiche originali Adriano Tenore

assistenti alla regia Marie Audiffren e Ennio Donato
fotografia aggiuntiva Luca Scarparo, Martin Errichiello
assistente al montaggio Rosa Maietta

grafiche Andrea Cioffi

traduzioni Aidan Mc Cann

fotografo di scena Angelo Antolino

una produzione Parallelo 41 e Ladoc

con Museo Archeologico Nazionale di Napoli

con il contributo di Regione Campania e Film Commission Regione Campania

film sviluppato in FilmaP Atelier di cinema del reale - Arci Movie

il film ha ricevuto la menzione speciale Perso Lab 2019

Sinossi:

Napoli. Nell’illusoria immobilità del grande edificio borbonico che ospita il Museo Archeologico Nazionale, un vortice di attività offre nuovo respiro a statue, affreschi, mosaici e reperti di varia natura. Il film osserva ciò che accade ogni giorno negli ambienti del museo, soffermandosi sulla quotidianità dei lavoratori, alle prese con interventi delicatissimi che necessitano di cura e tempo, e manutenzione costante. Le opere che vivono e vibrano da secoli sono monitorate come corpi viventi. Tutto ciò accade mentre giungono visitatori da ogni parte del mondo, popolando le numerose sale espositive sotto l’occhio apparentemente impassibile delle opere che sono protagoniste e spettatrici a loro volta del grande lavorio umano. Tutto fa emergere il museo come grande organismo produttivo, che rivela la sua natura di cantiere materiale e intellettuale.

Agalma (dal greco “statua”, “immagine”) coglie la bellezza del Museo non solo nell’evidenza dei suoi incantevoli tesori di arte classica, ma anche nelle relazioni intime e invisibili che si realizzano al suo interno: il rapporto segreto e sempre nuovo che nasce tra i visitatori e le meraviglie dell’antichità greco-romana; il respiro appassionato di chi pianifica ogni giorno la vita del museo.

Agalma

Note di regia:

Prima di varcare la soglia del Museo archeologico avevo individuato come centro della mia ricerca la natura frammentaria delle opere classiche e, di conseguenza, del mondo antico. Il film nasceva con l’intento di avvicinarmi il più possibile a quel mondo e a quelle opere, ponendo l’accento sul fatto che si trattasse per lo più di reperti “riemersi in superficie”, quasi mai integri, che nel corso dei secoli hanno subito continue metamorfosi fisiche e interpretative anche attraverso l’azione del restauro. Il punto di partenza è stato dunque rendere visibili questi frammenti su corpi di statue, ceramiche, affreschi e mosaici. Superfici irregolari, crepe, corrosioni, pezzi mancanti sono diventati segni specifici della narrazione.

Con mia sorpresa quando sono approdata al museo lo scenario era tutt’altro che immobile, in virtù dei numerosi cambiamenti in corso che mi hanno catapultato in un universo dinamico. Seguire la vita del museo per quasi tre anni mi ha dato l’opportunità di scoprire un universo altrimenti inaccessibile – penso al mondo sommerso dei depositi – e filmare momenti memorabili come lo spostamento della scultura dell’Atlante Farnese, il ritorno della statua di Zeus dal Getty Museum o l’allestimento della mostra sulla Magna Grecia nelle sale con i pavimenti costituiti dai mosaici di Pompei.

L'archeologia come materia viva, dunque, ecco uno dei temi del film. La necessità era quella di trovare una chiave che sovrapponesse lo sguardo archeologico a quello cinematografico, depurandolo dall’elemento divulgativo che spesso accompagna i documentari archeologici per affidare il più possibile il racconto a trame visive.

Un'altra traccia di riferimento è stata un fotogramma del film Viaggio in Italia di Roberto Rossellini in cui la protagonista Katherine, interpretata da Ingrid Bergman, si ritrova al cospetto della scultura colossale dell’Ercole Farnese. La visita di Katherine/Bergman all’interno del Museo archeologico avviene, per usare le parole di Giuliana Bruno nel suo Atlante delle emozioni, “attraverso un contatto viscerale, quasi fisico, con sculture che arrivano a turbare il suo animo”. A quello sguardo ho affidato il simbolo del percorso di scoperta e iniziazione. Ed è in qualche modo ciò che vorrei che lo spettatore provasse entrando in relazione con questi oggetti tramite “uno sguardo che si fa contatto”, vederli il più vicino possibile.

Un’ulteriore stratificazione è conferita dal testo in voice over che attraversa il film, costruito sul racconto in prima persona di alcune opere del museo, letto da Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni. Nel mondo antico era consuetudine che le statue recassero iscrizioni in prima persona, di modo che fosse l'opera stessa a dire da chi era stata realizzata e per quale ragione. Ho mutuato così il linguaggio archeologico della descrizione dell’opera rielaborandolo a favore del racconto. Zeus ci parla di un ritrovamento, Atlante di una metamorfosi, Hermes della sua condizione di frammento, le danzatrici del mito che si mette in scena, mentre i Tirannicidi sono spettatori a loro volta delle vicissitudini umane che si agitano nel museo.

Agalma è la relazione tra l’opera e chi la osserva e ne è osservato. Lo sguardo della statua diviene luogo di possibilità interpretative, punti di vista e nuove visioni che si riflettono nello sguardo del visitatore a sua volta intercettato dal cineocchio, rievocando il ruolo performativo che la cultura greco-romana riconosceva alle immagini.

Note di produzione:

Agalma è un documentario di osservazione e creazione che racconta dall’interno uno dei più importanti musei archeologici al mondo: il Museo archeologico nazionale di Napoli, luogo in continua tensione tra l’incanto del passato e le passioni del presente.

È stato un percorso di elaborazione lungo, partito con lo sviluppo concepito grazie al laboratorio FilmaP – Atelier di cinema del reale e continuato con un lavoro di studio e ricerca che ha previsto interviste, sopralluoghi, relazioni con le persone e con gli spazi oggetto del film. La scrittura è proseguita durante le stesse riprese, i personaggi incontrati sul campo sono diventati soggetti del percorso narrativo, in relazione al momento e allo sviluppo della storia. Questo processo ha consentito alla troupe minima (regista, aiuto, fonico) di instaurare una relazione intima con il museo fino, si può dire, a diventarne parte.

Esito di questo lavoro è il Museo archeologico di Napoli come non l’abbiamo mai visto. Agalma entra nel Mann per rivelarne, per la prima volta, la vita nel suo farsi, applicando un rigore estetico non comune nel cinema documentario. Si tratta di una proposta di sguardo unica che poteva nascere solo da occhi curiosi. Artefice di Agalma è non a caso un gruppo di lavoro giovane e appassionato, guidato da una regista esordiente, la beneventana Doriana Monaco, e seguito da una compagine produttiva solida formata da Parallelo 41 di Antonella Di Nocera (Le cose belle, Il segreto, Rosa pietra stella) e da Ladoc di Lorenzo Cioffi (Napolislam, La natura delle cose, La nostra strada), specializzate nei contenuti indipendenti nel cinema del reale promuovendo giovani talenti.

Agalma è realizzato con il contributo della Regione Campania e in collaborazione con il Museo Archeologico di Napoli, sotto la guida di Paolo Giulierini, che ha mostrato da subito fiducia nel progetto e lo ha sostenuto garantendo alla troupe accesso totale al museo. In questo senso, il film rappresenta un cerchio che si chiude perché unisce una produzione che è espressione del territorio con forti legami internazionali, il contributo della legge cinema regionale, la crescita e promozione dei talenti locali e la valorizzazione di un luogo fiore all'occhiello dell'offerta culturale campana.

Da quando abbiamo iniziato a girare, agli inizi del 2018, con la nomina del nuovo direttore, il Mann sta attraversando una fase di rinnovamento non solo nel restauro e nella riorganizzazione, ma anche nella costruzione di un nuovo modello di gestione, con l'idea del museo come un corpo vivente in tutte le sue forme e attività. Ciò ha significato il confronto continuo, quasi quotidiano, con nuove prospettive di narrazione del film: i frammenti sono divenuti frammenti viventi più del previsto e hanno guidato l’immaginario per la crescita del film. Prova ne è la straordinaria riapertura della sezione Magna Grecia, avvenuta “sotto i nostri occhi” proprio nel luglio 2019, che si è fatta spazio nel racconto filmico.

(Antonella Di Nocera e Lorenzo Cioffi)

Questo progetto mi ha subito entusiasmato. Chi lo ha realizzato ha vissuto questi straordinari anni al Mann dall'interno, con noi. Il lavoro è stato lungo, scrupoloso, e potrei dire assolutamente inedito dal punto di vista della narrazione. Ed è per questo che abbiamo deciso non solo di aprire le porte del Museo ma anche di sostenere questa produzione e di accompagnarne il percorso. Con Agalma proviamo a raccontarci attraverso uno sguardo giovane ed entusiasta. Con l'ambizione di una operazione culturale di respiro internazionale”.

(Paolo Giulierini)

La regista:

Doriana Monaco nasce a Benevento nel 1989. Studia Archeologia e Storia dell’Arte all’Università degli studi di Napoli Federico II. Nel 2014 partecipa al film Perez di Edoardo De Angelis come assistente alla regia. Nel 2015 dirige i suoi primi due cortometraggi, Anatomia di un pensiero triste e Laziest girl in town. Nel 2016 entra a far parte di FILMaP - Atelier del cinema del reale in Ponticelli diretto da Leonardo Di Costanzo, alla fine del quale realizza il documentario Cronopios selezionato al Trieste Film Festival 2017 per il Premio Corso Salani.

Le produzioni:

Parallelo 41 produzioni è fondata nel 2002 da Antonella Di Nocera per valorizzare talenti giovani e contenuti indipendenti e creare opportunità a partire dalla creatività e professionalità del territorio.

La poetica caratterizzante si basa sull’idea del cinema leggero: tecnologie digitali, troupe ridotte, location di strada, protagonisti e storie della realtà e narrazioni che la interrogano e la raccontano. Molte le produzioni che hanno ricevuto premi e riconoscimenti: Corde, 2010 e La seconda natura, 2012 di Marcello Sannino (entrambi premiati al Torino Film Festival); Il segreto, 2014 di cyop&kaf (Nomination Miglior documentario - David di Donatello | Miglior Opera Prima e Menzione Speciale– Cinéma du réel, Parigi | Premio Extra muros - Pravo Ljudski Film Festival, Sarajevo | Menzione speciale – DocLisboa | Premio speciale della giuria - Fronteira, Brasile | Menzione speciale giuria - Torino Film Festival | Premio Casa Rossa Doc - Bellaria Film Festival); Le cose belle, 2013 di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno (Miglior Docufilm - Nastri d’Argento | Miglior documentario italiano - Doc/it Professional Award e Salina Doc Fest | Menzione speciale - MedFilm Festival | Prix Azzeddine Meddour - Festival Cinema Mediterraneo, Tétouan | Premio giuria giovani - Annecy Cinéma Italien | Menzione speciale - Italia Doc - Bellaria Film Festival); Pagani, 2016 di Elisa Flaminia Inno (Filmmaker Festival | Cinéma du Reel, Parigi | Terre di Cinema – Tremblay en France | Lovers Festival – Torino ); MalaMènti, 2018 di Francesco Di Leva (Nastro d’Argento per l’innovazione); Aperti al pubblico, 2017 di Silvia Bellotti (Gran Premio Nanook - Jean Rouch International Festival, Parigi |Miglior documentario - Visioni Italiane, Bologna | Menzione d’onore - Dok Leipzig); Non può essere sempre estate, 2018 di Margherita Panizon e Sabrina Iannucci (Premio Biblioteche di Roma - Extra Doc Festival, Roma | Annecy Cinema Italien); Giu’ dal vivo di Nazareno Nicoletti (coproduzione), 2019 (Rosa pietra stella di Marcello Sannino, 2020 (Rotterdam International film Festival IFFR, Giffoni Film Festival). Parallelo 41 è anche promotore della rassegna Venezia a Napoli il cinema esteso dal 2011 ed è partner di FILMaP Atelier di cinema del reale di Ponticelli.

Ladoc, fondata da Lorenzo Cioffi nel 2011, è una società di produzione specializzata nel cinema documentario. I suoi film sono stati distribuiti in sala, in televisione e nei principali festival in Italia e in Europa (da Locarno a IDFA, da Trieste a Thessaloniki). Ladoc nel corso degli anni ha prodotto con broadcaster quali Rai Cinema, TV2000, Al Jazeera Documentary Channel e France Télévisions. Ha avviato e concluso co-produzioni internazionali con Dublin Films (Francia), Filmsnòmades (Spagna), Ripley Point Pictures (Canada), Forest Troop (Grecia).

Tra i documentari prodotti ricordiamo: La nostra strada di Pierfrancesco Li Donni (miglior film al Biografilm Italia 2020); Napolislam di Ernesto Pagano (prima internazionale IDFA 2015 – Vincitore del Biografilm Festival Italia e in cinquina per i Nastri D’argento 2015, distribuito in sala Italia con IWonder; TV: Sky Arte, Sky Cielo, RSI, Al JazeeraBalkans, Al Arabyia, France 3 Via Stella); La Natura delle Cose di Laura Viezzoli (prima internazionale Locarno 2016 – premio Corso Salani al Trieste Film Festival – Best cinematic approach al Camden Film Festival (USA); TV: RSI); Le Circostanze di Lorenzo Cioffi (premio del pubblico al Biografilm 2018. TV: Rai5); Corpo a Corpo di Francesco Corona (premio del pubblico al Festival dei Popoli 2018 – Thessaloniki Film Festival); Vita di Marzouk (2017) di Ernesto Pagano (TV: Rai uno, France 3, Al Jazeera Documentary Channel); Rustam Casanova di Alessandro De Toni (Biografilm -ZagrebDox; TV: Sky Arte).

Per testi, video e immagini si ringrazia l'Ufficio Comunicazione MANN - Museo Archeologico Nazionale di Napoli


Avviata la procedura per l'incarico di Direttore ad interim del Parco Archeologico di Pompei

Avviata ieri 12 Agosto 2020 la procedura d’interpello volta al conferimento ad interim dell'incarico dirigenziale di livello generale (Direttore) per il Parco Archeologico di Pompei. La circolare segue il recente conferimento a Massimo Osanna, l’uomo che ha cambiato l’immagine di Pompei nel Mondo, del ruolo di nuovo Direttore Generale dei Musei. Massimo Osanna, professore ordinario di archeologia alla Università Federico II di Napoli, prenderà servizio alla Direzione generale Musei del MiBACT il primo di settembre 2020, subentrando ad Antonio Lampis a chiusura del suo mandato.

Si è difatti pubblicata ieri la Circolare n.209 del 12/08/2020 avente come oggetto "Disponibilità di incarico di funzione dirigenziale di livello generale ad interim – Avvio di interpello – Parco Archeologico di Pompei"; le istanze di conferimento dovranno pervenire entro le ore 24.00 del 24 agosto.

Come indicato dalla circolare stessa, “si precisa che tale incarico avrà durata fino all'espletamento della procedura di selezione pubblica internazionale - di prossima indizione - prevista dall'articolo 14, comma 2-
bis, del decreto-legge 3l maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, e dal decreto ministeriale 27 novembre 2014, sopra citato, per il conferimento dell’incarico di Direttore del Parco Archeologico di Pompei, e alla conseguente effettiva assunzione delle funzioni da parte del titolare dell'ufficio.”

Massimo Osanna. Foto: Alessandra Randazzo

Il Ministro Dario Franceschini aveva difatti già anticipato, al momento dell'annuncio del conferimento dell'incarico di nuovo Direttore Generale dei Musei a Massimo Osanna, che “il nuovo direttore del Parco archeologico di Pompei verrà scelto con la procedura internazionale di selezione che dal 2014 ha consentito di scegliere i migliori, esclusivamente in base al curriculum, in Italia e nel mondo, per le direzioni dei più grandi musei e parchi archeologici italiani”.

Lo stesso Franceschini aveva elogiato il lavoro di Massimo Osanna: “ha cambiato il volto di Pompei che, grazie al suo lavoro, è diventato un modello gestionale e un punto di riferimento internazionale”.

Direttore interim Pompei
Pompei. Foto FORTEPAN / Krasznai Gyula, CC BY-SA 3.0

La Circolare n.209 del 12/08/2020 volta al conferimento ad interim dell'incarico di Direttore del Parco Archeologico di Pompei è consultabile sul sito del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.


#InviaggiocongliEtruschi: sulle orme dell'antica civiltà italica

#InviaggiocongliEtruschi

Sulle orme dell'antica civiltà italica.
Un accordo tra Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Museo Archeologico Nazionale di Napoli e Museo Civico Archeologico di Bologna.
Sconti in biglietteria per i visitatori dei tre Musei

#InviaggiocongliEtruschi

In questa estate italiana così particolare, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, perseguendo appieno la propria missione, sceglie l’alleanza con i Musei e sigla un accordo che invita a viaggiare attraverso il nostro Paese alla scoperta degli Etruschi, una delle civiltà più affascinanti del mondo antico, un popolo che è parte fondamentale della nostra storia.

#InviaggiocongliEtruschi, è il titolo della campagna che, dal 1 agosto, unirà idealmente lungo la Penisola, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Museo Civico Archeologico di Bologna. Uniti da Bologna a Napoli passando per Romatre città e tre luoghi della cultura affrontano questo momento particolare proponendo un itinerario turistico-culturale che è un viaggio identitario, un invito alla ricerca delle proprie radici.

I Rasna (così gli Etruschi chiamavano se stessi) hanno dominato il vasto territorio compreso tra la pianura padana del Po e le pendici del Vesuvio; le loro fertili terre producevano grano, olio, vino e fichi tanto famosi da attirare - secondo la leggenda - i barbari Galli che giunsero a saccheggiare persino Roma. Signori del Tirreno, i loro porti erano frequentati da commercianti che giungevano da tutto il Mediterraneo con merci esotiche, profumi, stoffe preziose, avori pregiati… La loro abilità artigianale è testimoniata anche da splendidi gioielli in oro, argento, bronzo, ambra e vetro che abbellivano le donne delle grandi famiglie aristocratiche; ancora oggi gli orafi più esperti cercano di riprodurre la raffinata tecnica della granulazione.

Oggi la storia e la cultura di questa affascinante civiltà sono l’occasione per percorrere il nostro Paese all’insegna della cultura e all'arte, partendo dal Museo Civico Archeologico di Bologna, che ospita, fino al 29 novembre, la mostra "Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna" (etruschibologna.it), fermandosi a Roma ad ammirare le collezioni del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il più importante museo etrusco al mondo (museoetru.it), per giungere a Napoli al Museo Archeologico Nazionale che vi accoglierà con l’esposizione "Gli Etruschi e il MANN", una raccolta straordinaria di circa 600 reperti, di cui 200 visibili per la prima volta, acquisiti sul mercato collezionistico dal Museo in varie fasi della sua storia (museoarcheologiconapoli.it). Ad arricchire il percorso espositivo di entrambe le mostre ha contribuito con preziosi ed eccezionali prestiti il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

I visitatori che seguiranno le orme degli Etruschi avranno diritto alla riduzione del costo del biglietto di ingresso, presentando presso la biglietteria il ticket di uno dei tre istituti coinvolti.
Se si visita uno dei tre musei, si ha la possibilità, quindi, di accedere agli altri due con uno sconto sul costo del biglietto
: il costo di ingresso sarà di 10 euro (invece di 14) al Museo Civico di Bologna (qui la promo sarà valida sino al 29 novembre), di 7 euro (in luogo di 10) al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, di 8 euro (e non 10) al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

E durante il soggiorno romano si potrà approfittare dell’offerta culturale del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia: aperture straordinarie e visite guidate comprese nel costo del bigliettoPer il programma completo consultate il sito www.museoetru.it 

Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia


Piazzale di Villa Giulia 9, Roma
Apertura: dal martedì alla domenica
Orari: 9-20 (ultimo ingresso ore 19; chiusura sale espositive alle 19.30)

 

Testo e foto #inviaggioconglietruschi dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

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