Korea Week Cinema 2021

Korea Week Cinema: la Korea incontra la Casa del Cinema

In data 9 novembre 2021 ha avuto inizio la Korea Week Cinema, una manifestazione interamente dedicata al cinema e alla cultura coreana. A prendervi parte sono stati tre enti siti a Roma: la Casa del Cinema, l'Università La Sapienza e l'Istituto Culturale Coreano. Le aule de La Sapienza hanno ospitato il dibattito di inaugurazione del festival, il cui scopo era scoprire la cultura coreana in ogni sua forma.
Noi di ClassiCult abbiamo preso parte ad alcuni eventi della Korea Week Cinema e siamo qui per raccontarli!

Korea Week Cinema 2021 Casa del Cinema

Perché il cinema coreano e la scelta della Korea Week Cinema

Dopo l'esplosione della serie Netflix Squid Game il mondo intero è stato conquistato dalla cultura coreana. Tuttavia, bisogna sottolineare che la cinematografia coreana ha iniziato a far breccia nel cuore degli occidentali già ad inizio duemila grazie a registi come Park Chan-wook. Queste pellicole hanno spesso raggiunto festival prestigiosi, da Cannes a Venezia, soffrendo però di una disastrosa distribuzione nelle sale.
Nel 2020 capita l'impossibile: arriva Parasite di Bong Joon-hoParasite vince la Palma D'Oro al Festival di Cannes del 2019 e da quel momento la sua fama diventa inarrestabile. L'apice per Bong Joon-ho è la vittoria per Miglior Film agli Oscar 2020. Per la prima volta nella storia del cinema un film straniero vince l'ambita statuetta di Miglior Film e Miglior Film Straniero nella stessa edizione. Questa rivoluzione ha fatto ricredere i distributori italiani che hanno così deciso di incrementare l'uscita in sala di prodotti made in Korea.

La Casa del Cinema di Roma ha deciso di ospitare questa ricca rassegna cinematografica, in cui si è dato spazio anche a cortometraggi diretti dai ragazzi del Centro Sperimentale dedicati al mondo coreano. Dal 9 al 14 novembre le sale sono state dedicate a film coreani poco noti qui in Italia, di fatti le pellicole sono state proiettate in lingua originale con sottotitoli in italiano e/o in inglese.

An Old Lady

In data 13 novembre è stato proiettato il film An Old Lady opera prima della regista Lim Sun-Ae. Il film è disponibile sulla piattaforma streaming MUBI. La storia è perfettamente in linea con la volontà di far conoscere la cultura coreana unendola ad un fenomeno come il #metoo. La protagonista è Hyojeong, un donna di 69 anni appena uscita dall'ospedale dopo un'operazione alle spalle nel reparto di ortopedia. Hyojeong racconta al compagno Dong-in di essere stata violentata da un giovane dottore dell'ospedale. Appresa tale notizia, i due corrono dalla polizia per denunciare l'accaduto.

Quali sono le domande poste solitamente ad una vittima di stupro? Per quanto esse possano variare, di base paiono essere sempre le stesse: come è accaduto, ha conservato qualche indumento con tracce organiche, ecc. A Hyonjeong vengono poste tutte queste domande, ovviamente a nessuno viene in mente di chiederle come stia. La polizia trova subito il giovane dottore, tuttavia costui viene scarcerato per un fattore meramente burocratico e non perché non sia colpevole. Hyonjeong decide di frequentare un centro antiviolenza per poter elaborare il trauma. Sfortunatamente, dopo aver saputo dell'insuccesso delle indagini, la donna decide di auto isolarsi, distaccandosi persino da Dong-in.
Grazie all'intervento di un tenace detective, l'anziana donna capirà di essere l'unica a poter modificare la cose e ritroverà fiducia in sé stessa.

L'elemento dell'età

La peculiarità di An Old Lady risulta nella scelta di aver voluto raccontare una storia dal punto di vista di una donna anziana. Quando assistiamo a film dedicati al fenomeno dello stupro, tendenzialmente le sue protagoniste sono adolescenti o donne. La violenza carnale nei confronti di una signora anziana è una grave assente nel cinema occidentale. Lim Sun-Ae decide di affrontare un topic decisamente complesso, non cadendo in stereotipi o cliché che avrebbero potuto rendere il lavoro approssimativo. La regia poco invadente e la scelta di NON mostrare lo stupro, rendono la pellicola estremamente delicata. Lo spettatore si approccia alla vicenda di Hyonjeong con delicatezza e rispetto, tutte le caratteristiche che si dovrebbero possedere quando ci si confronta con una persona anziana.
Un altro elemento di riflessione dato dalla scelta di tale protagonista è quello, ovviamente, sull'età. Perché un ragazzo giovane dovrebbe violentare una signora anziana? Un giovane medico potrebbe avere tutte le giovani che vuole, quindi perché dovrebbe rovinarsi la vita con un atto simile?

Tutto ciò mira a farci riflettere su un altro fattore, ovvero che la violenza carnale non ha una sua tipologia. Il carnefice può scagliarsi contro chiunque. Non sono minigonne, alcool o tacchi alti a rendere le donne "oggetti del desiderio". Quando si parla di stupro, si parla di una vera e propria violenza priva di ragione. An Old Lady analizza per l'appunto questo fenomeno, ovvero il fenomeno di una malattia sociale divagante a cui si cerca disperatamente di dare un filo logico, quando la logica poco ha a che fare con lo stupro.


Madres Paralelas - La memoria della famiglia

Il regista spagnolo Pedro Almodóvar è tornato in sala con un nuovo film, Madres Paralelas. La pellicola, presentata durante l'ultima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, ha riscosso da subito il plauso di critica e spettatori. Madres Paralelas è l'ennesima collaborazione tra Almodóvar e Penelope Cruz, un'attrice conosciuta a livello mondiale che è riuscita a portarsi a casa la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile.

Pedro Almodóvar Madres Paralelas
Madres Paralelas - Sony Pictures

 

Madres Paralelas: la trama

Janis (Penelope Cruz) è una fotografa pubblicitaria alla soglia dei 40 anni. Durante una sessione lavorativa incontra l'antropologo Alfonso (Israel Elejalde). Janis si lega inizialmente ad Alfonso a causa di una missione storica per lei molto importante: riaprire una fossa comune dove si trova il suo bisnonno, desaparecido durante la Guerra civile spagnola. Tuttavia, la relazione tra i due muterà presto da lavorativa a sessuale. Janis resta incinta e Alfonso, sposato con una donna malata di tumore, non se la sente inizialmente di vestire i panni di padre.

Durante il giorno del parto, Janis conosce la sua compagna di stanza, una adolescente di nome Ana (Milena Smit). Tra le due scatta immediatamente una forte simpatia ed empatia. Entrambe danno alla luce delle bambine che saranno trattenute in osservazione per problematiche lievi. Questo evento sarà determinante per la vita di entrambe le donne che, anche dopo il parto, continueranno a far parte l'una della vita dell'altra.

Pedro Almodóvar Madres Paralelas
Madres Paralelas - Sony Pictures

L'esplorazione del femminile

Non è la prima volta che Almodóvar decide di esplorare femminilità e maternità. Anzi, potremmo tranquillamente affermare che queste tematiche sono alla base della poetica del regista spagnolo. L'apice fu raggiunto nel 1999 con Tutto su mia madre, pellicola cardine per la filmografia di Almodóvar e punto continuo di confronto. Per tale motivo, il riproporre le stesse tematiche con dietro la mano dello stesso autore, poteva rivelarsi una mossa poco vincente.

Tuttavia, se dietro alla macchina da presa c'è la maestria di Almodóvar possiamo tirare un sospiro di sollievo. Il regista spagnolo ha continuato per tutti gli anni 2000 ad esplorare il concetto di maternità, con risultati a tratti sfuggenti (basti pensare all'occasione persa che fu Julieta nel 2016).

Madres Paralelas - Sony Pictures

In Madres Paralelas Almodóvar pare riannodare i fili di una trama che, negli anni passati, non è mai riuscito a comporre totalmente. Persino la scelta di portare su grande schermo due delle sue muse più note (Penelope Cruz come protagonista e Rossy De Palma come l'amica fidata di Janis) pare suggerirci l'intenzione di voler tornare ad una specie di origine femminile.

La maternità in questo caso non è solo riproduzione ma anche, se non soprattutto, memoria. Janis e Ana sono madri, ma sono anche figlie, amanti e parte integrante della Storia. Una Storia che non accenna a tacere, nonostante le manipolazioni degli esseri umani e delle ideologie. In questo mancato tacere troviamo le vite di Janis e Ana e loro volontà di raccontare e raccontarsi.

La memoria e la Storia

In Madres Paralelas, Almodóvar decide di affrontare un tema che differisce da quelli che sono i suoi temi del cuore, ovvero decide di affrontare la memoria storica della Spagna e di quella che fu la Guerra civile. Nonostante questo tema possa inizialmente sembrare un contorno alla vicenda del singolo, ben presto lo spettatore si rende conto che è proprio la Storia a pilotare le azioni di Janis e, in seguito, di Ana. Janis è una donna politicamente impegnata e dichiaratamente femminista. Cresciuta principalmente da donne, ha come obiettivo quello di ricostruire la memoria della propria famiglia per poter costruire anche una propria identità.

Ana, invece, essendo più piccola ed essendo stata cresciuta da un padre disattento e da una mamma attrice dichiaratamente apolitica, ancora non comprende bene il concetto di origine e Storia. Proprio per questo motivo, inizialmente, Ana è terrorizzata dall'idea di diventare mamma. Senza un'origine cosa potremmo dare ai nostri figli? Eppure, alla fine del film, la madre sarà proprio Ana. Janis, dal canto suo, si troverà a dover interpretare il ruolo di guida per Ana e per Alfonso. Il rapporto con Ana muterà più volte (conoscenti, collaboratrici, amiche, amanti) e quello con Alfonso ruoterà sempre tra lecito e illecito. Janis mantiene le redini della narrazione, poiché è lei, in definitiva, a voler riprendere le redini della Storia. Forse proprio questo è il messaggio del film: una donna che sorregge tutto, persino il peso culturale e privato della Storia.

Il film è attualmente nelle sale e si adatta tranquillamente ai gusti di tutti. Abbiamo commedia, eros, romance e impronta storica. Almodóvar pare essersi ripreso dal periodo di torpore che pareva averlo colpito (eccezione fatta per Volver - Tornare e Dolor y Gloria) e noi siamo felicissimi di poterlo (metaforicamente) riabbracciare!

La locandina del film Madres paralelas di Pedro Almodóvar - Sony Pictures

Promising Young Woman: una nuova vendetta

Promising Young Woman (Una donna promettente) è il primo film della regista britannica Emerald Fennell (conosciuta dai più per il suo recente ruolo in The Crown nei panni di Camilla). Il film fu presentato presso il Sundance Film Festival il 25 gennaio del 2020 e proiettato nelle sale statunitensi il 25 dicembre dello stesso anno. La pellicola è in tutto e per tutto un prodotto femminile, partendo dalla sua produttrice (Margot Robbie) e finendo con l'attrice protagonista Carey Mulligan.

Promising Young Woman
Locandina di Promising Young Woman - prodotto da FilmNation Entertainment, LuckyChap Entertainment, distribuito da Focus Features

 

So promising

Cassie è una giovane barista che vive ancora con i genitori. Del suo passato, tuttavia, sappiamo ben poco. Il dettaglio primario che lo spettatore coglie, riguarda un "circostanza particolare" che l'avrebbe costretta a lasciare la scuola di medicina ormai da sette anni. La circostanza particolare non riguarda Cassie, ma Nina, la migliore amica della protagonista. Nina, nonostante sia fisicamente assente, è in tutto e per tutto la coprotagonista della pellicola, poiché tutte le azioni del personaggio della Mulligan ruotano intorno alla memoria dell'amica scomparsa.

Promising Young Woman
Promising Young Woman - prodotto da FilmNation Entertainment, LuckyChap Entertainment, distribuito da Focus Features - Credits: Merie Weismiller Wallace / Focus Features. © Focus Features

Cassie ha una doppia vita: ogni settimana frequenta bar o locali notturni e si finge ubriaca. Ogni volta un ragazzo le si avvicina per chiederle se ha bisogno di aiuto e, da buon samaritano, la carica in macchina. Alla fine la serata si conclude a casa del ragazzo, il quale tenta ogni volta un'approccio sessuale con la ragazza apparentemente troppo ubriaca per esser capace di intendere e di volere. Proprio nel momento in cui l'uomo di turno sfila le mutandine della vittima, Cassie interrompe la sua recita, diventando l'aggressore.

Promising Young Woman - prodotto da FilmNation Entertainment, LuckyChap Entertainment, distribuito da Focus Features - Credits: Merie Weismiller Wallace / Focus Features. © Focus Features

Revenge Movie

Promising Young Woman riporta in auge un genere cinematografico sviluppatosi principalmente tra gli anni '70 - '80 del '900. Il genere in questione è conosciuto come Rape and Revenge, poiché le protagoniste erano principalmente giovani donne che, dopo aver subito una serie di stupri, attuavano vendette cruente nei confronti dei loro aguzzini.

Ci sono due film che vengono continuamente citati quando si illustra questo filone cinematografico: I spit on your grave (Meir Zarchi, 1978) L'angelo della vendetta (Abel Ferrara, 1981).  Il tratto distintivo di questi film citati (e, in certo senso dell'intero genere di cui stiamo discutendo) è la presenza costante di un'eccessiva dose di violenza, tanto da sfociare persino nel gore o nello splatter. Perché questo? Di base il revenge movie nasce nella corrente del B-movie, quindi parliamo di produzioni a basso budget con una distribuzione inesistente. Fortunatamente la maggior parte dei B-movie ha raggiunto il successo grazie al concetto di cult movie e lo stesso accadde con i film del genere revenge movie.

Ricapitolando: quali sono gli elementi che compongono un rape and revenge movie? Prima di tutto una bella protagonista che subirà violenza fisica e sessuale. A quest'atto ne consegue una reazione vendicativa che sfocia in azioni cruente (ad esempio l'evirazione). A far da cornice, bisognerebbe aggiungere un pizzico di cultura pop tramite l'utilizzo di musiche o costumi kitsch in modo da creare un potenziale feticcio commerciale. Il profilo psicologico di vittima e carnefice sono necessari o presenti? No.

 

Un nuovo Revenge Movie

Il primo particolare che differenzia Promising Young Woman dai precedenti Revenge Movie è Emerald Fennell, poiché è la prima volta che un film di questo genere cinematografico ha una mano femminile alla regia e alla sceneggiatura.

Promising Young Woman
Promising Young Woman - prodotto da FilmNation Entertainment, LuckyChap Entertainment, distribuito da Focus Features - Credits: Merie Weismiller Wallace / Focus Features. © Focus Features

Il secondo particolare è la "mancanza" di violenza esplicita. Parlo ai fan del genere: non aspettatevi vagonate di sangue, evirazioni o stupri violenti. La violenza della Fennell non è visibile, bensì tangibile poiché pervade l'intera pellicola senza mai concretizzarti (a parte sporadici episodi).

Il terzo ed ultimo particolare riguarda proprio il personaggio di Cassie. Nei passati Revenge Movie era sempre la vittima a reagire ed ottenere vendetta. In questo caso, invece, Cassie non è la vittima, è solo la vendicatrice. Cassie, in certo senso, diventa il braccio armato di tutte le donne che, almeno una volta nella loro vita, hanno subito abusi di ogni tipo da parte di un uomo.

Ovviamente la Fennell conserva dei tratti comuni con il filone cinematografico di origine, basta citare due dettagli fondamentali: il font dei titoli di testa e di coda si rifanno ad una grafica pop molto anni '70; la presenza di una colonna sonora estremamente pop. In un'intervista recente, Carey Mulligan ha rivelato che il primo tassello di Promising Young Woman fu proprio la playlist presente sul cellulare di Emerald Fennell, la quale comprendeva: Britney Spears, Paris Hilton, Charlie XCX e Cigarettes after Sex. La colonna sonora pop guida lo spettatore all'interno delle emozioni di Cassie e, in certo senso, del mondo che la circonda (l'inizio della pellicola con la canzone I was busy thinking about boys di Charlie XCX diverrà presto una delle migliori intro della storia del cinema).

Quando sarà possibile vedere Promising Young Woman? Il film è disponibile on demand su differenti piattaforme, una su tutti è proprio Amazon Prime. Sfortunatamente non ci sono ancora informazioni riguardo alla programmazione italiana. Speriamo dal più profondo del cuore di poter tornare in sala il prima possibile e di poter godere a pieno la visione di quello che, ad ora, è una dei migliori film della stagione cinematografica 2020 - 2021.

Locandina di Promising Young Woman - prodotto da FilmNation Entertainment, LuckyChap Entertainment, distribuito da Focus Features - immagine copyright Universal Pictures

 


pieces of a woman vanessa kirby

Pieces of a woman - Corpo e anima

Pieces of a woman è il nuovo film del regista ungherese Kornél Mundruczó, scritto da Kata Wèber. Presentato alla 77esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il film ha riscosso da subito critiche positive, ed ha portato Vanessa Kirby alla Coppa Volpi per Miglior interpretazione femminile. La pellicola è uscita su Netflix il 7 gennaio 2021.

L'analisi della pellicola prosegue indicando elementi della trama.

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Boys Don't Cry

Boys Don't Cry: la transfobia in chiave indie

Nell'inverno del 2000 Hilary Swank vince l'Oscar per Miglior attrice protagonista per il film Boys Don't Cry diretto da Kimberly Peirce. La pellicola, distribuita dalla Searchlight Picturesnarra la vicenda realmente accaduta di Brandon Teena, ucciso a Falls City da due ragazzi transfobici e omofobici.

 

Trama

Ci troviamo nel 1993, Brandon Teena (Hilary Swank) sta per compiere 21 anni e, così, decide di lasciare la città natale, Lincoln City, per trasferirsi in un'altra cittadina del Nebraska: Falls City. La fuga rappresenta per il protagonista un'opzione di riscatto e la possibilità di poter cominciare una nuova vita in una città dove nessuno conosce il suo segreto. Brandon è, di fatto, transgender, e all'anagrafe il suo nome è Teena Brandon.

Arrivato a Falls City, il protagonista incontra quello che presto diventerà il suo gruppo di amici, capitanato da John (Peter Sarsgaard) e Tom (Brendan Sexton III). John sembra accogliere bene il piccolo Brandon, che appare come un ragazzo gracile e femmineo. Una sera si unisce al gruppo Lana (Chloë Sevigny), una ragazza particolarmente legata a John che di notte lavora come operaia. Brandon si innamora di Lana e tenta di corteggiarla. Lana, abituato ad un certo tipo di mascolinità tossica, resta affascinata dai modi gentili e buffi di Brandon, innamorandosi a sua volta del ragazzo.

Boys Don't Cry
Una scena del film Boys Don't Cry. ™ AND © TWENTIETH CENTURY FOX FILM CORPORATION. ALL RIGHTS RESERVED. PROPERTY OF SEARCHLIGHT PICTURES.

Brandon - Teena

Un segreto non può restare nascosto a lungo. John, dopo aver scoperto la relazione tra Lana e Brandon, comincia ad indagare sempre più sulla vita del nuovo arrivato, il cui passato non è totalmente chiaro. Lana, sempre più innamorata, decide di fare l'amore con Brandon, rendendosi conto che il corpo del ragazzo ha qualcosa di differente: Lana scorge una porzione di seno.

I nodi vengono presto al pettine, scatenando la furia di John che, con il supporto di Tom, smaschera Brandon davanti all'interno gruppo. Brandon tenta di fuggire, ma i suoi due futuri aguzzini lo rapiscono e lo stuprano. Con l'aiuto di Lana, Brandon denuncia la violenza subita, scontrandosi con le ottuse ed irrispettose domande dello sceriffo (su YouTube è possibile ascoltare il vero dialogo tra Brandon e il capo della polizia locale).
Ovviamente a poco servirà la denuncia: Brandon viene freddato da John la sera dopo la denuncia.

 

USA 1993

Gli USA rappresentati da Kimberly Peirce mostrano una nazione altamente intollerante e governata da chi nella violenza c'è cresciuto. Il personaggio di Brandon appare come una mina vagante, un elemento esterno che potrebbe far crollare una gerarchia ben costruita che va avanti così da tempi lontani. John e Tom sono ex galeotti, ma appaiono come dei bravi ragazzi agli occhi della comunità dato che sembrano prendersi cura di Lana e di sua madre.

Nessuno si sforza di entrare nelle dinamiche famigliari e sociali tipiche di un disagio urbano esplorato costantemente dal cinema indipendente americano, soprattutto negli anni '90. Brandon Teena si inserisce spontaneamente ed ingenuamente in queste dinamiche a lui estranee, rimanendone vittima.
La denuncia del film, ovviamente, è rivolta verso la transfobia e l'omofobia. Argomenti scottanti nel 1993 come oggi, specialmente in alcuni Stati americani.

Boys Don't Cry ha l'immenso pregio di far scivolare la narrazione filmica attraverso le sensazioni e la risolutezza di Brandon, non rendendo mai banale o stereotipata la questione legata alla transizione di genere. La regia non cela nulla, dai momenti di euforia alla terribile sequenza dello stupro, ed è proprio questa spontaneità registica ad aver causato una pessima distribuzione della pellicola. In Italia, infatti, il film passò abbastanza in sordina. Nel 2000 la giustificazione dell'industria cinematografica puntò il dito contro il pubblico: il pubblico non è interessato a vedere film di basso budget e con argomenti distanti dal quotidiano.

Caso vuole, però, che nel 2003 si assista alla distribuzione massiccia del film Thirteen di Catherine Hardwicke: un lungometraggio a bassissimo budget girato in appena 23 giorni e non privo di scene eclatanti e "scomode".
In conclusione, perché un film sul disagio giovanile dovrebbe coinvolgere maggiormente una fetta di pubblico? La questione di genere non è, forse, una parte integrante di quel disagio giovanile ed esistenziale a cui assistiamo ogni giorno?

Boys Don't Cry Hilary Swank
La locandina del film Boys Don't Cry, per la regia di Kimberly Peirce. ™ AND © TWENTIETH CENTURY FOX FILM CORPORATION. ALL RIGHTS RESERVED. PROPERTY OF SEARCHLIGHT PICTURES

Il colore viola: parla della vita, parla di noi

Il colore viola è un film del 1985 diretto da Steven Spielberg e prodotto dalla casa produttrice americana Amblin EntertainmentLa pellicola fu un grande successo di pubblico e di critica. Tuttavia, nonostante gli innumerevoli consensi e le 11 candidature agli Oscar, Il colore viola non riuscì a vincere l'ambita statuetta.

Akosua Busia and Desreta Jackson in The Color Purple.

It's about life

Il film di Spielberg è tratto dall'omonimo romanzo di Alice Walker, vincitore del premio Pulitzer. Protagoniste della storia sono due sorelle di nome Celie (Desreta Jackson-Whoopi Goldberg) e Nettie (Akosua Busia) bambine di colore cresciute in una piantagione nel sud degli Stati Uniti nei primi anni del Novecento. Celie, dopo aver subito violenze sessuali dal padre e aver partorito due figli, viene data in sposa a Mr Albert Johnson (Danny Glover). La separazione dall'amata sorella e le continue percosse ricevute dal nuovo marito rendono la vita di Celie triste e difficoltosa. Dopo aver preso coraggio, Celie convince Albert a far trasferire Nettie a casa loro, creando il primo punto di svolta sia per la crescita dei personaggio sia per la narrazione.

Desreta Jackson and Akosua Busia in The Color Purple.

Nettie, grazie alla sua grande forza di volontà, si iscrive a scuola. Celie la aspetta in casa, dove è costretta a pulire anni di sporcizia e a crescere figli non suoi. Nettie desidera che la sorella sia libera, così le insegna a leggere tra una faccenda e l'altra. A rompere questo legame sarà Albert il quale, dopo essere stato rifiutato da Nettie, caccia via la giovane, minacciandola di morte se solo si fosse riavvicinata alla proprietà. Durante questo struggente addio Celie grida "Scrivi" e Nettie le risponde "Solo la morte potrà impedirmelo."

Celie cresce e da adolescente diventa una donna: non ha mai ricevuto una lettera di Nettie. A questo punto il personaggio interpretato da una giovane Whoopi Goldberg, è rassegnato e tenta di sopravvivere all'interno delle continue violenze domestiche. A rompere questo cerchio di brutalità saranno due personaggi femminili: Shug Avery (Margaret Avery) il grande amore di Albert, e Sofia (Oprah Winfrey) la futura nuora di Celie.

Il colore viola The Color Purple Steven Spielberg

It's about love

Il rapporto tra Shug e Celie è, inizialmente, conflittuale per via di Albert. Fortunatamente, grazie ad un dialogo in cui le due donne parlano di tutto ciò che una donna (per giunta di colore) deve subire, il conflitto verrà meno e darà il via ad un secondo periodo che le vedrà amiche.

Nel 1916, c'è il matrimonio tra Harpo (Williard E. Pugh) il figlio di Albert e Sofia, una donna risoluta ed emancipata che sposa il giovane Harpo per amore e non perché costretta dalla famiglia. Celie è improvvisamente circondata da figure femminili forti e, difatti, non riesce immediatamente a rapportarsi con loro, data la sua apparente natura timida e dimessa. La presenza di Shug e Sofia è fondamentale per la crescita di Celie e, soprattutto, per soddisfare quel bisogno di amore che tutti proviamo durante lo scorrere della nostra vita.

Nel 1922, Harpo decide di aprire un blues bar, seguendo la scia dei due travolgenti generi musicali noti come jazz e blues. Il blues bar diventa un punto di incontro della comunità di colore e del nucleo famigliare di Celie. Shug diventa la cantante di punta del locale, alimentando la gelosia di Albert.

Il rapporto tra Celie e Shug subisce un ulteriore variazione, sfociando una celata storia d'amore (nel libro molto esplicita, a differenza del film). Celie, quindi, conosce l'amore, ma questo non sarà sufficiente per fuggire da quella prigione che il patriarcato ha costruito intorno a lei e a tutte le donne protagoniste della storia.

It's about us

Nel 1936, la narrazione si spezza definitivamente. I ruoli prestabiliti dal contesto sociale vengono meno e le carte si mescolano. L'arco temporale 1936-1937 sancisce la liberazione definitiva di ogni personaggio, maschile o femminile che sia. Celie riesce a ribellarsi alla volontà di Albert e fugge con Shug. Sofia, dopo aver passato anni in prigione per aver risposto ad una donna bianca, torna ad essere il capo famiglia. Per quanto riguarda gli uomini, la loro liberazione spezza le catene di una struttura sociale che li vuole duri, maneschi e, soprattutto, capofamiglia. Albert, che per anni ha nascosto a Celie le lettere di Nettie, decide di investire i suoi risparmi per far rincontrare le due sorelle. Harpo decide di essere un marito amorevole e rispettoso di una donna indipendente come Sofia.

Perché Il colore viola parla di noi? Sicuramente il film di Spielberg punta i riflettori su una comunità specifica e, soprattutto, sulla questione della segregazione razziale negli USA. Tuttavia, il significato di quest'opera va ben oltre il colore della pelle. Le scene in interni, che si tratti della casa di Albert o del bar Harpo, creano un ambiente intimo e tremendamente privato in cui, però, tutti quanti abbiamo vissuto in un modo o nell'altro. Le dinamiche di potere dell'uomo sulla donna e del bianco sulla persona di colore sono gestite da Spielberg con l'uso di una regia morbida e lineare, pronta ad alternare strette inquadrature a campi medi sui campi in fiore.

Il colore viola è un film da riprendere tra le mani, dato soprattutto le proteste contemporanea che hanno dato il via al movimento #blacklivesmatter, perché è uno dei migliori film contro il razzismo mai realizzati. Possiamo definirlo tale, perché parliamo di un film che non usa mai il termine "razzismo", ma si "limita" a dimostrarlo senza indugiare in virtuosismi registici. "Tutto vuole essere amato" dice Shug a Celie durante una passeggiata tra i fiori violacei della piantagione. In definitiva, noi gridiamo, protestiamo e piangiamo per questo: per essere amati.

Il colore viola The Color Purple Steven Spielberg
La locandina del film Il colore viola (The Color Purple), diretto da Steven Spielberg. Amblin Partners, Amblin Entertainment, © 2020 Storyteller Distribution Co., LLC

Tutte le foto del film Il colore viola sono Amblin Entertainment, © 2020 Storyteller Distribution Co., LLC · All Rights Reserved


Jojo Rabbit

Jojo Rabbit: i semi d'autunno della guerra

Jojo Rabbit è l'ultimo film del regista australiano Taika Waititi, ispirato al libro Come semi d'autunno di Christine Leunens. La pellicola ha vinto il premio Oscar per miglior sceneggiatura non originale e ha ricevuto altre cinque candidature (miglior film, miglior attrice non protagonista, miglior scenografia, miglior montaggio e migliori costumi). Jojo Rabbit è arrivato nelle sale italiane il 16 gennaio 2020 distribuito dalla 20th Century Fox Italia, incassando 3,9 milioni di euro nelle prime 7 settimane di proiezione.

Thomasin McKenzie, Roman Griffin Davis e Taika Waititi nel film JOJO RABBIT. Foto di Kimberley French. © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation tutti i diritti riservati

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La ragazza d'autunno: la guerra non ha un volto da donna

La ragazza d'autunno è il secondo film del regista russo Kantemir Balagov, reso noto dal suo film d'esordio Tesnota. Selezionata per la 72esima edizione del festival di Cannes nella sezione Un certain regard, la pellicola ha quindi rappresentato la Russia ai premi Oscar 2020.  In Italia il film è arrivato grazie alla casa di distribuzione  Movies Inspired, un piccolo faro per quanto riguarda la diffusione del cinema indipendente.

ragazza d'autunno Kantemir Balagov

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Ben Hur

Ulisse, il piacere della scoperta: "Il mondo di Ben Hur"

Ulisse, il piacere della scoperta: "Il mondo di Ben Hur"

Ben Hur

Sabato 26 ottobre, alle 21:25 su Rai1, va in onda la quinta puntata di “Ulisse, il piacere della scoperta”, dedicata al mondo di Ben Hur, il film colossal campione di incassi nel 1959, vincitore di ben 11 premi Oscar. Alberto Angela farà rivivere la storia del celebre auriga e la città di Roma del primo secolo dopo Cristo, accompagnando gli spettatori nei luoghi che hanno visto le vicende raccontate dal film, partendo dal luogo centrale delle competizioni delle quadrighe: il Circo Massimo, una struttura immensa, di cui oggi è visibile solo la grande spianata.

Ben Hur è un personaggio di fantasia, frutto della creatività di un romanziere americano. Alberto Angela racconterà, invece, un personaggio altrettanto famoso, realmente esistito: l’auriga Scorpo, un divo dell’arena molto amato, il più grande campione dell’epoca Flavia, ricordato più volte dal poeta Marziale.
Grazie a ricostruzioni grafiche e virtuali, si entrerà nella Roma di quegli anni. Chi era Scorpo e chi erano gli altri campioni dell’epoca famosi e strapagati? Come si preparavano? Come si svolgevano le gare? Oltre al Circo Massimo di Roma, molto raccontano i mosaici della villa del Casale di Piazza Armerina, in provincia di Enna.
Del film “Ben Hur” molti ricordano le scene sulle navi con gli schiavi incatenati ai remi. Dall’isola di Favignana, in Sicilia, Alberto Angela illustrerà i rostri delle navi della Prima Guerra Punica, combattuta dai cartaginesi contro i romani.

Altri luoghi delle riprese sono i Musei Capitolini, Palazzo Massimo e il Campidoglio, dove, sotto l’imponente statua di Marco Aurelio, si rivivranno i fasti dell’epoca d’oro dell’Impero romano.

Testo e immagine dall'Ufficio Stampa RAI.