I maiali neri delle Hawaii

6 Settembre 2016

Un maiale selvatico delle Hawaii, che forse deve la sua pelliccia nera ad antenati polinesiani addomesticati. Credit: Jack Jeffrey Photography
Un maiale selvatico delle Hawaii, che forse deve la sua pelliccia nera ad antenati polinesiani addomesticati. Credit: Jack Jeffrey Photography

In un nuovo studio, pubblicato da Royal Society - Open Science, si sono presi in esame i maiali selvatici delle Hawaii, caratterizzati da una pelliccia nera. Normalmente gli animali tenderebbero a mimetizzarsi con l'ambiente circostante. Gli umani, al contrario, preferiscono pellicce colorate: quella nera, in particolare, sarebbe stata selezionata in maniera indipendente ben tre volte in Europa, in Asia e nel Pacifico.

Il dibattito finora si era incentrato sull'origine degli animali, da antenati domesticati dai Polinesiani o dai maiali domestici che viaggiarono con l'esploratore europeo Cook nel 1778. È risultato che effettivamente questi animali sono i discendenti di quelli introdotti dai polinesiani, identificando una nuova mutazione genetica responsabile per la colorazione.

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Prove archeologiche di piante di origine asiatica in Madagascar

30 Maggio - 1 Giugno 2016

Gli scavi archeologici dai quali vengono i residui vegetali. Credit: Nicole Boivin
Gli scavi archeologici dai quali vengono i residui vegetali. Credit: Nicole Boivin

In Madagascar si parla malagasy (malgascio), una lingua austronesiana e la più occidentale di quelle appartenenti a questa famiglia. La stessa presenza di questa lingua ha rappresentato un problema, che ora ha trovato una spiegazione col ritrovamento dei resti di antiche coltivazioni di origine asiatica presso alcuni siti sull'area. Si tratta in particolare di riso e fagiolo indiano verde (o fagiolo mungo verde, vigna radiata).

Già le prove di carattere genetico avevano confermato per gli abitanti del Madagascar una stretta vicinanza con Malesi, Polinesiani e altri che parlano lingue della famiglia di quelle austronesiane: i ritrovamenti di queste coltivazioni rappresentano ora le prime prove archeologiche ad andare nella stessa direzione. Più precisamente, si tratta di 2443 resti vegetali da 18 siti.

Fino ad ora si erano ritrovate prove archeologiche relative a insediamenti umani del primo millennio, oltre a quelli di cacciatori raccoglitori dall'Africa per il secondo e il primo millennio: mancavano però prove relative alla colonizzazione austronesiane.

Coltivazioni in Madagascar. Credit: Nicole Boivin
Coltivazioni in Madagascar. Credit: Nicole Boivin

Queste alcune delle conclusioni di una ricerca pubblicata su PNAS: gli studiosi si sono detti sorpresi dal forte contrasto con le coltivazioni sulla costa africana orientale e con le vicine isole Comore. Ancora oggi vi sono molte risaie in Madagascar: più di mille anni fa i colonizzatori dall'Asia sud orientale introdussero quindi la coltivazione.

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Non furono i conflitti a determinare il collasso di Rapa Nui

16 Febbraio 2016

Diversi mata'a. Credit: Carl Lipo, Binghamton University
Diversi mata'a. Credit: Carl Lipo, Binghamton University

Fino ad oggi, si pensava che i manufatti triangolari ritrovati sulle coste di Rapa Nui (in Cile) fossero punte di lancia. Un nuovo studio li ha analizzati, smentendo questa ipotesi e affermando che si tratta invece di strumenti dai molteplici utilizzi. L'ipotesi che la civiltà sull'Isola di Pasqua sia stata spazzata via da conflitti e guerre viene quindi a perdere un fondamentale elemento di prova.
Tradizionalmente si spiega che, prima dell'arrivo degli Europei, i notevoli conflitti tra gli abitanti (e il conseguente collasso di quell'antica civiltà) furono determinati dall'esaurimento delle risorse sull'isola. Come prova di questa spiegazione ci sarebbero mata'a, oggetti triangolari in ossidiana ritrovati a migliaia sull'isola. Secondo lo studio si tratterebbe in realtà di strumenti multiuso, in grado sì di tagliare ma utilizzati nella coltivazione, a scopi rituali (ad esempio, tatuaggi), nella lavorazione delle piante. 
L'ossidiana è un vetro vulcanico molto tagliente: finora si era perciò ritenuto che i mata'a fossero stati utilizzati come armi. Il nuovo studio ha analizzato oltre quattrocento di questi strumenti, caratterizzandone la forma da un punto di vista quantitativo. Sulla base delle differenze rispetto ad altre armi tradizionali, si è concluso che non potevano essere utilizzati nei conflitti, e d'altra parte sarebbero stati pessimi per lo scopo. Per Carl Lipo dell'Università di Binghamton , basta guardarli per rendersi conto che non sembrano affatto delle armi, e d'altra parte sono effettivamente diversi rispetto a qualsiasi altro strumento utilizzato in guerra, quale che sia la provenienza.
L'idea che i mata'a fossero armi utilizzate nei conflitti che portarono al collasso di questa società sarebbe insomma una tarda interpretazione europea, e non qualcosa che trova riscontro da un punto di vista archeologico. Quelle popolazioni sarebbero dunque vissute con successo sull'isola, fino all'arrivo degli Europei.
Cartina del Pacifico che indica Rapa Nui. Credit: Carl Lipo, Binghamton University
Cartina del Pacifico che indica Rapa Nui. Credit: Carl Lipo, Binghamton University

Le spiegazioni riguardanti il declino demografico dell’Isola di Pasqua sono tendenzialmente due: una che ritiene che gli abitanti abbiano causato la fine del proprio ambiente, con conseguenze gravissime per la popolazione; l’altra invece ritiene responsabili gli Europei, arrivati nel 1722, che avrebbero portato le malattie che uccisero i Rapa Nui.
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Lo studio "Weapons of war? Rapa Nui mata'a 1 morphometric analyses", di Carl P. Lipo, Terry L. Hunt, Rene Horneman e Vincent Bonhomme, è stato pubblicato su Antiquity.
Link: AntiquityEurekAlert! via Binghamton University; Daily Mail.
La foto, opera di Makemake, ritrae due ahu a Hanga Roa. Sullo sfondo Ahu Ko Te Riku (con un pukao in testa), da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da KAMiKAZOW,


Polinesiani i primi coloni dal più antico cimitero di Vanuatu

29 Dicembre 2015
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Nel 2004 il più antico cimitero del Pacifico Meridionale fu scoperto a Teouma, sull'isola di Éfaté dell'arcipelago delle Vanuatu (e vicino alla capitale Port Vila). È stato datato a tremila anni fa: delle 68 tombe, solo 7 possedevano ancora i teschi (che furono riportati, seguendo i rituali lì praticati).
Sulla base delle analisi craniometriche ora effettuate è risultato che, al contrario di quanto finora ritenuto, i primi coloni Lapita qui non erano i Melanesiani (che assomigliano maggiormente agli attuali nativi), ma Asiatici che erano diretti antenati dei Polinesiani. E quando arrivarono non si erano mescolati coi Melanesiani in Nuova Guinea e nelle Isole Salomone. Le prossime analisi saranno quelle del DNA.
I ricercatori peraltro notano che residui degli antichi Lapita sussistono ancora oggi a Vanuatu. Lo studio è importante anche per comprendere meglio il viaggio effettuato dai Polinesiani nel Pacifico, dimostrando che arrivarono qui prima degli altri.
[Dall'Abstract:] "Con un'origine culturale e linguistica nell'Asia insulare sud-orientale, si pensa che l'espansione Lapita abbia fondamentalmente guidato l'insediamento polinesiano nella regione polinesiana orientale dopo un periodo di mescolamento/integrazione nel nord della Melanesia a una pausa di quasi duemila anni nella Polinesia occidentale. Uno dei principali conseguimenti della ricerca Lapita a Vanuatu è stata la scoperta del più antico cimitero finora ritrovato nel Pacifico a Teouma, sulla costa meridionale dell'isola di Éfaté, aprendo nuove prospettive per la definizione biologica dei primi coloni dell'arcipelago e dell'Oceania lontana in generale.  Utilizzando prove craniometriche dagli scheletri in congiunzione con dati archeologici, si discutono qui quattro problemi dibattuti: la connessione Lapita-Asiatica, il grado di mescolanza, la connessione Lapita-Polinesiana, e la questione del movimento di popolazione secondario nell'Oceania lontana."
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Le più antiche ceramiche della Nuova Guinea

2 - 3 Settembre 2015
journal.pone.0134497.g003
Gli archeologi hanno scoperto della ceramica rossa lucida di tremila anni fa, dagli aspri altopiani della Nuova Guinea. Si tratta della più antica dall'area, e sorprendentemente proviene dagli aspri altopiani dell'interno, lontano dalle coste dove c'era contatto regolare con le popolazioni Lapita e le loro ceramiche. La scoperta spinge indietro di diversi secoli le prime ceramiche dell'area, e sarebbe un esempio di diffusione della tecnologia tra culture.
journal.pone.0134497.g001
[Dall'Abstract: ] Le popolazioni che parlavano lingue austronesiane lasciarono il Sud Est asiatico per spostarsi nel Pacifico Occidentale, tra i tremila e i quattromila anni fa, continuando a colonizzare per la prima volta l'Oceania lontana, dove divennero le popolazioni ancestrali dei Polinesiani. La comprensione dell'impatto di queste popolazioni sulla terraferma della Nuova Guinea, prima che entrassero nell'Oceania lontana, è finora sfuggita gli archeologi. Nuove ricerche dal sito archeologico di Wañelek negli altopiani della Nuova Guinea hanno rotto questo silenzio. I dati petrografici e geochimici dalle ceramiche e nuove datazioni al radiocarbonio dimostrano che le influenze austronesiane penetrarono all'interno dell'altipiano prima di tremila anni fa. Un coccio fu fabbricato lungo la costa nord orientale della Nuova Guinea, mentre gli altri furono prodotti da materiali dell'interno. Questi ritrovamenti rappresentano le più antiche ceramiche datate con certezza da un contesto archeologico relativo all'isola della Nuova Guinea. Inoltre, le ceramiche provengono dall'interno, suggerendo movimenti di persone e pratiche tecnologiche, così come di oggetti, in questo periodo. L'antichità delle ceramiche di Wañelek coincide con l'espansione della ceramica Lapita nel Pacifico Occidentale. Una tale occupazione avviene nello stesso periodo durante il quale cambiamenti sono stati identificati nelle strategie di sussistenza nelle registrazioni archeologiche presso la Palude di Kuk (NdT: Kuk Swamp), suggerendo un possibile collegamento tra le due cose.
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Una o due generazioni per la colonizzazione di Tonga da parte dei Lapita

29 Aprile 2015
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Ci sono volute solo un paio di generazioni al massimo per la colonizzazione di Tonga da parte dei primi abitanti polinesian, i Lapita. Questa durata estremamente breve è stata prodotta da una nuova cronologia, realizzata da un nuovo studio sulla scorta di datazioni di diversi manufatti e ceramiche. A determinarla potrebbe esserci l'esaurimento delle risorse, semplice spirito di avventura o tensioni tra fratelli: nelle società polinesiane il primogenito eredita quanto c'è di importante, e questo può generare tensioni.
[Dall'Abstract: ] Il primo insediamento della Polinesia, e l'espansione della popolazione attraverso la terra natìa della Polinesia Ancestrale sono eventi di fondazione per la storia globale. Una precisa cronologia è della massima importanza per un'interpretazione informata di questi eventi e delle loro conseguenze. I protocolli di igiene cronometrica recentemente applicati che escludono le datazioni al radiocarbonio sul carbone da legna senza identificazione di specie non eliminano questa cronologia come costruita per il Regno di Tonga, le prime isole ad essere abitate in Polinesia. Nello studio si riesamina e sviluppa nuovamente questa cronologia attraverso l'applicazione di modelli Bayesiani al dibattuto seguito di datazioni al radiocarbonio, incorporando anche datazioni dal carbone di legna di breve durata dai campioni archiviati e datazioni ad alta precisione U/Th su manufatti di corallo. Questi modelli forniscono una precisione a livello di generazioni, permettendo di tracciare la migrazione di popolazione dalla prima occupazione Lapita sull'isola di Tongatapu attraverso i gruppi di isole centrali e settentrionali di Tonga. Illustrano ulteriormente una durata eccezionalmente breve per la fase di colonizzazione iniziale Lapita e una transizione in qualche modo brusca verso la società polinesiana ancestrale così come attualmente definita.
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Hawaii: come ha fatto il pollo ad attraversare l'oceano?

6 - 28 Marzo 2015
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Come ha fatto il pollo ad attraversare l'oceano e ad arrivare fino alle Hawaii, all'isola di Kauai? Si tratta di una domanda più importante di quanto sembrerebbe a prima vista: una popolazione di polli selvatici sembra aver invaso l'isola. Uno studio ne ha perciò esaminato le origini genetiche. Il pollame domestico sta combattendo microorganismi patogeni in evoluzione e problemi di fertilità. Il suo parente più prossimo, il gallo rosso, fu importato in queste aree dagli antichi polinesiani, ed è in pericolo a causa dell'erosione dell'habitat e dalla ibridizzazione in corso. È quindi necessario identificare quanto prima le variazioni genetiche di questo animale, perché la loro conoscenza potrebbe rendersi necessarie anche per le razze presenti in commercio.
 
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[Dall'Abstract: ] Uno dei principali obiettivi della genetica delle invasioni è quello di determinare come le storie consolidate formino i genotipi degli organismi non nativi e i fenotipi. Mentre le specie addomesticate comunemente sfuggono alla formazione per invadere habitat selvatici, pochi studi hanno esaminato come questo processo forma i tratti e i pool genetici selvatici. Nello studio si sono raccolti dati genomici e fenotipici dai polli selvatici (gallo rosso, Gallus gallus) sull'isola hawaiiana di Kauai per (i) accertare le sue origini e (ii) misurare la variazione nei genomi selvatici, morfologia e comportamento. [...] La stirpe sembra essersi dispersa nel Pacifico orientale grazie ad antichi coloni polinesiani. Il clade di DNA mitocondriale più prevalente è invece diffuso sul globo e include specie addomesticate recentemente sviluppatesi in Europa e presenti anche nelle Hawaii. [...] Questo lo si ipotizza originato da pollame recentemente inselvatichito, che testimonia l'incrementata densità dell'animale sull'isola di Kauai, nelle ultime decadi. [...] Si suggerisce inoltre un'origine ibrida, per cui l'animale discenderebbe dalle recenti invasioni di pollame domestico che si sono sovrapposte a un'antica riserva di gallo rosso; il pollame selvatico esibisce una maggiore diversità fenotipica. Queste scoperte complicano la gestione degli obiettivi per il pollame selvatico del Pacifico. [...]
Lo studio "Mixed ancestry and admixture in Kauai's feral chickens: invasion of domestic genes into ancient Red Junglefowl reservoirs", di E. Gering, M. Johnsson, P. Willis, T. Getty e D. Wright, è stato pubblicato su Molecular Ecology.
Link: Molecular Ecology; Michigan State University; Past Horizons
Maschio di gallo rosso dal Kaeng Krachan National Park in Thailandia, foto di Jason Thompson (Flickr: Red Junglefowl) da WikipediaCC BY 2.0, caricata da Flickr upload bot.
Illustrazione di maschio e femmina di gallo rosso, di Edward Neale (Hume and Marshall, Game Birds of India, Burmah and Ceylon (1879–1881)), da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Carnby.
 
 


Più complesso di quanto finora ritenuto il declino dell'Isola di Pasqua

27 - 28 Gennaio 2015
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Un nuovo studio getta nuova luce sulle cause della fine della cultura polinesiana di Rapa Nui, indicandone una complessità maggiore di quella finora ritenuta.
Le spiegazioni riguardanti il declino demografico dell'Isola di Pasqua sono al momento due: una che ritiene che gli abitanti abbiano causato la fine del proprio ambiente, con conseguenze gravissime per la popolazione; l'altra invece ritiene responsabili gli Europei, arrivati nel 1722, che avrebbero portato le malattie che uccisero i Rapa Nui.
Secondo lo studio in questione, il collasso demografico sull'Isola di Pasqua si sarebbe già verificato prima dell'arrivo degli Europei: si sarebbe giunti a questa conclusione utilizzando utensili in ossidiana per determinare l'utilizzo delle terre nel tempo, suggerendo dinamiche specifiche dell'area, che hanno comportato l'abbandono dei luoghi interni e sottovento. Questi dati trovano correlazione con la variazione delle precipitazioni e della fertilità del suolo. Le aree troppo asciutte o troppo umide furono perciò abbandonate prima. I risultati perciò dimostrano che c'è qualcosa di vero in entrambe le due teorie, e che la fine di questa cultura sarebbe perciò di natura complessa.
La ricerca "Variation in Rapa Nui (Easter Island) land use indicates production and population peaks prior to European contact", di Christopher M. StevensonCedric O. PulestonPeter M. VitousekOliver A. ChadwickSonia Haoa e Thegn N. Ladefoged, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America.
Link: Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America; University of California - Santa Barbara; Archaeology News Network; Past Horizons
La foto, opera di Makemake, ritrae due ahu a Hanga Roa. Sullo sfondo Ahu Ko Te Riku (con un pukao in testa), da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da KAMiKAZOW,


Isola di Pasqua: i dati del genoma suggeriscono un contatto con le Americhe

23 Ottobre 2014
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Ci sarebbero stati contatti tra l'Isola di Pasqua e le Americhe molto prima dell'arrivo del Comandante olandese Jakob Roggeveen nel 1722. Queste le conclusioni alle quali è giunto un nuovo studio, basandosi su nuove prove genomiche, che indicano che gli abitanti dell'Isola ebbero contatti significativi con le Americhe centinaia di anni prima.Leggere di più


Nuovi sviluppi nello studio delle migrazioni Polinesiane verso Nuova Zelanda e Isola di Pasqua

30 Settembre 2014
Nuovi sviluppi nello studio delle prime migrazioni Polinesiane vengono da due nuove ricerche. Da una parte si parla di finestre climatiche che avrebbero facilitato la navigazione, proprio nel periodo considerato di colonizzazione. Dall'altra i resti di una canoa ritrovata nel 2012 in Nuova Zelanda, e che presenta legni neozelandesi e un'immagine di tartaruga, mostrerebbero comunque notevoli connessioni con la Polinesia.
Link: The New Zealand Herald; Phys.org; The History Blog; Pnas 1, 2 & 3.