Vita e morte nella Regio V di Pompei. Individuati sei scheletri nella "Casa del Giardino"

Vita e morte nella Regio V di Pompei. Tasselli di storia che come un puzzle ci danno una visione sempre più ampia di un lato della città ancora inedita ma che man mano ci svelano ulteriori particolari tragici degli ultimi istanti di vita degli abitanti. In una stanza, la più remota della "Casa del Giardino", gli archeologi hanno ritrovato i resti sconnessi di almeno sei individui, rifugiatisi nel posto più sicuro, dalla furia del Vesuvio.

Una morte orrenda, che non ha risparmiato nessuno, colpiti dal flusso piroclastico della seconda fase dell’eruzione e saccheggiati post 79 d.C. da tombaroli che già in epoca moderna e prima degli scavi borbonici del 1748 si erano addentrati tramite cunicoli scavati appositamente alla ricerca di oggetti di valore.

Ritrovamenti sconnessi e scheletri ritrovati in più punti dell’ambiente; un cranio di un individuo schiacciato dalle tegole del tetto e accanto arti superiori e inferiori di un altro individuo con ancora addosso oggetti sfuggiti al saccheggio, tra cui un anello ancora alle dita. Questi pompeiani, forse gli abitanti della domus, avevano cercato rifugio, ma da lì non sono più usciti, investiti dal flusso piroclastico che travolse gli ambienti della casa e fece crollare il tetto e la parte superiore del muro dell’ambiente.

La presenza di più cunicoli precedenti il 1748 ha comunque permesso agli archeologi che stanno lavorando alla Regio V di documentare con grande dettaglio la storia di un’epoca di scavo completamente differente dal metodo stratigrafico moderno, nell’approccio e soprattutto nelle finalità.


Regio V Pompei Casa Giardino Giove

Sorprese in Regio V. A Pompei continuano ad emergere preziosi tasselli per la storia della città

Mettiamo da parte per un attimo la famosa iscrizione a carboncino datata 17 ottobre anno (?) che sta dividendo web e pompeianisti e parliamo di due splendide domus che man mano stanno mostrando il loro antico splendore: la casa di Giove e la casa con Giardino, entrambe situate nella Regio V in corso di scavo a Pompei.

Dai lapilli emergono pitture vivaci, megalografie, suppellettili, mosaici e ancora una volta preziose informazioni che aggiungono tasselli alla storia della città e all’eruzione del 79 d.C.

Regio V Pompei
La Casa di Giove. Immagine Pompeii sites

La casa di Giove, così chiamata dopo il ritrovamento di un affresco raffigurante il padre degli dei nel larario del giardino, fu parzialmente scavata nell’Ottocento e al momento dell’eruzione era in corso di ristrutturazione.

Diversi sono i cunicoli rinvenuti e praticati in passato dagli scavatori borbonici per recuperare vasellame e oggetti preziosi che purtroppo hanno compromesso anche irrimediabilmente la struttura della casa. Gli archeologi moderni, però, seguendo una precisa metodologia stratigrafica sono riusciti a recuperare preziose informazioni sui metodi di scavo antichi e darne nuove sugli strati ancora integri, arrivando fino ai livelli pavimentali che hanno riservato grandiose scoperte e in alcuni casi anche ricca suppellettile fittile e metallica.

Lo scavo ha restituito la struttura di una dimora con atrio centrale, circondato da ambienti decorati con ingresso lungo il Vicolo dei Balconi e sul fondo uno spazio aperto su cui si affacciano tre ambienti. La particolarità di alcuni ambienti e dell’atrio sta, con stupore, nella ricca decorazione in I stile pompeiano (II secolo a.C.) con riquadri in stucco imitanti lastre marmoree policrome e cornici con modanature dentellate. È probabile che il proprietario non abbia cambiato appositamente la tipologia decorativa mantenendo volutamente il primo stile che via via era stato sostituito in altre dimore da pitture più moderne.

Regio V PompeiLa pavimentazione spesso in semplice signino, in due ambienti è impreziosita da eccezionali riquadri a mosaico rettangolari di grande qualità artistica e con raffigurazione che non hanno, fino ad ora, precisi confronti e che, ad un primo esame, sembrano riferirsi a miti poco rappresentati, forse di carattere astrologico.

Regio V PompeiAnche tracce di un incendio sono state pervenute in un ambiente confinante con la vicina casa delle Nozze d’Argento, già largamente indagato in epoche passate. Il fuoco aveva annerito la parete affrescata e aveva distrutto elementi di arredo, tra cui probabilmente un letto e la relativa stoffa. Ancora una volta un prezioso reperto vista la rarità di ritrovamenti di tessuti a Pompei.

Regio V Pompei
La Casa con Giardino. Immagine Pompeii sites

Ma è la Casa con Giardino ad aver incuriosito più di tutti proprio per l’iscrizione rinvenuta sulla parete di un ambiente. Ma cosa c’è scritto esattamente? Sappiamo che si tratta di un’iscrizione a carboncino il cui testo è stato tradotto ed interpretato, vista la difficoltà paleografica, dall’epigrafista e pompeianista Antonio Varone.

XVI (ante) K (alendas) Nov (embres) in[d]ulsit pro masuri esurit[ioni]

“Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”

Regio V PompeiSecondo quanto riportato, questa data sarebbe la “prova” che l’eruzione avvenne in autunno perché, trattandosi di carboncino, fragile ed evanescente, questo non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, ed è quindi probabile che la scritta sia stata realizzata una settimana prima della presunta data dell’eruzione che si sposta così ad ottobre. Prima di poterci esporre sulla scoperta che rimane comunque grandiosa, aspettiamo ulteriori analisi scientifiche ma ci sentiamo di dire che al massimo questo elemento verrebbe a costituire un ulteriore indizio di un filone di studi che dura da anni e che ha visto in tempi recenti la direttrice degli scavi di Pompei, Grete Stefani, apportare nuove e interessanti tesi a favore della datazione autunnale, tesi che nasce da un’attenta analisi dei testi antichi e quindi da una ricerca filologica degli autori che parlano dell’eruzione del 79 d.C. e di una approfondita analisi archeologica sui siti vesuviani colpiti dall’evento, in cui i reperti botanici e la frutta di carattere autunnale (melegrane, fichi secchi, vendemmia, noci, pigne) hanno particolare rilievo.

La Casa con Giardino prende il nome dal ritrovamento di un ampio spazio aperto con portico, all’interno del quale sono state rinvenute tracce vegetali che, dopo accurate analisi paleobotaniche, stanno fornendo un quadro completo delle specie presenti nel giardino al momento dell’eruzione. Anche questo edificio fu interessato da scavi antichi, i cunicoli lo confermerebbero, tuttavia la maggior parte degli ambienti e degli apparati decorativi si sono mantenuti in buone condizioni e presentano tracce di lavori in corso al momento dell’eruzione.

L’ingresso principale dell’abitazione si affacciava su vicolo dei Balconi. Lo stretto ingresso immetteva su un atrio, a sua volta comunicante con un portico aperto sul giardino e sostenuto da colonne in muratura poggianti su una zoccolatura riccamente decorata da affreschi su fondo nero raffiguranti piante fiorite.

In una stanza con apertura sul portico e che a differenza di altre ha resistito alla prima fase dell’eruzione (quella con la caduta dei lapilli), per poi essere distrutta e riempita dal materiale piroclastico, sono stati rinvenuti i resti scheletrici di cinque fuggiaschi che evidentemente avevano cercato riparo nella stanza più interna della casa. Le indagini, ancora in corso, hanno rivelato la presenza di fori sulle pareti, cunicoli forse antecedenti alle ricerche ufficiali del 1748 che hanno causato uno sconvolgimento degli scheletri intercettati.

Regio V PompeiPortico e pareti di affaccio sull’atrio presentano una ricca decorazione. In particolare, una stanza ha restituito al centro della parete un quadretto con scena idilliaco sacrale in un ambiente boschivo. L’ambiente adiacente, invece, era decorato con megalografie. In una si riconosce Venere con una figura maschile (Paride o Adone) e con Eros, mentre in un altro riquadro la dea della bellezza e dell’amore è raffigurata mentre pesca insieme ad Eros. Sempre in questo ambiente vi è anche un raffinato ritratto femminile, forse la domina della casa.

Regio V PompeiCome già fatto presente, l’abitazione si trovava in fase di ristrutturazione al momento dell’eruzione e questo si può spiegare con il fatto che, accanto a stanze con pareti e soffitti affrescati, vi erano alcuni ambienti con pareti semplicemente intonacate e addirittura prive di pavimento, come l’atrio e il corridoio d’ingresso.

Non solo l’iscrizione a carboncino, ma diversi sono i graffiti trovati sulle pareti dell’atrio e del corridoio d’ingresso, alcuni di carattere osceno, altri con disegni stilizzati, tra cui alcuni volti. In buone condizioni si sono mantenuti anche disegni tracciati con calce e gesso, tra cui uno raffigurante un volto umano caricaturale di profilo e con carbone altri volti umani.

Regio V PompeiScavi ricchi di suppellettili, oggetti di uso quotidiano a testimonianza della vita che scorreva tranquilla prima dell’imminente tragedia. Dalla Casa con il Giardino provengono due oionochoai in bronzo con anse figurate e piccoli inserti in argento e un braciere in ferro rinvenuto nel portico. Più cospicua la suppellettile rinvenuta all’interno della Casa di Giove, concentrata in due stanze. Nell’ambiente decorato in I stile, il pavimento era completamente coperto di vasi fittili e bronzei di varia tipologia, probabilmente lì riposti a causa dei lavori di ristrutturazione degli ambienti di casa.

Le indagini in corso coprono una superficie di oltre 1000 metri quadrati, nella zona chiamata “cuneo”, posta tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. A tutti gli effetti uno dei più grandi interventi di scavo in aree non ancora indagate, dal dopoguerra. Il cantiere rientra nel progetto di intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo di tutta una parte di area non scavata della città vesuviana che si estende per circa 22 ettari. I lavori porteranno alla messa in sicurezza di oltre 2.5 km di muri antichi, mentre i fronti di scavo delle Regiones I-III-IV-V-IX saranno oggetto di interventi per mitigare il rischio idrogeologico, consentendo così un adeguato drenaggio del suolo, problema che ha sempre afflitto la città durante le piogge e riducendo così la spinta del terreno sui muri antichi.

Regio V PompeiGli interventi globali dureranno circa due anni per un costo complessivo di 8,5 milioni di euro e rientrano nei lavori del Grande Progetto Pompei.

Tutte le foto dalla Soprintendenza Parco Archeologico di Pompei


Cities on volcanoes. Delegazione di vulcanologi al Parco di Ercolano

Protagonisti i vulcani. Dal 2 al 7 settembre una nuova occasione di dialogo interdisciplinare al Parco Archeologico di Ercolano. Il decimo congresso Cities on Volcanoes (COV 10), evento internazionale che richiama a Napoli più di 1000 vulcanologi provenienti d tutto il mondo offre l’opportunità di promuovere un collegamento tra comunità scientifica vulcanologica con chi si occupa della pianificazione territoriale e della gestione delle emergenze, con l’obiettivo di costruire un luogo di confronto e integrazione di esperienze tra le città sui vulcani.

E a Ercolano si parla del rapporto tra i vulcani e l’archeologia, tra il Vesuvio e il territorio che dal 79 d.C reca per sempre i segni dell’interazione insieme simbiotica e disastrosa con questo grande elemento paesaggistico.
Il direttore del Parco Archeologico di Ercolano non manca di segnalare come questa partecipazione sia particolarmente pregnante per il Parco Archeologico di Ercolano che si prepara a celebrare nel 2019 l’anniversario dell’eruzione con manifestazioni ed eventi.

L’occasione è il ritorno a Napoli del congresso vent’anni dopo la prima edizione che fu organizzata a Roma e Napoli che, da allora si tiene ogni due anni, sempre in una località esposta al rischio vulcanico.
Il programma scientifico del congresso prevede quattro giorni di lavori in sessioni parallele, e una giornata di studi sul terreno, nel corso della quale i partecipanti avranno l’occasione di visitare i diversi vulcani campani e di coglierne le complesse relazioni con il territorio; e mercoledì 5 settembre tocca al Parco Archeologico di Ercolano l’opportunità di ospitare i vulcanologi e offrire spunti di osservazione, riflessione, indagine.

La Città Metropolitana di Napoli, con più di 3 milioni di persone e una densità di popolazione di circa 2,700 abitanti/km2, è la Città sui Vulcani per eccellenza. Con due vulcani esplosivi attivi, Vesuvio e Campi Flegrei, e l’isola vulcanica di Ischia, l’area napoletana è una delle regioni caratterizzate dal rischio vulcanico più alto al mondo.
L’evento è organizzato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile (DPC), la Regione Campania, il Comune di Napoli, il Parco Nazionale del Vesuvio, l’Università di Napoli “Federico II” e l’Associazione Nazionale di Vulcanologia, e sotto l’egida dell’Associazione Internazionale di Vulcanologia IAVCEI (International Association of Volcanology and Chemistry of Earth Interiors).


L'eruzione del 79 d.C. sui social media oggi

Pierre-Henri de Valenciennes, Eruzione del Vesuvio del 24 Agosto dell’anno 79 d.C. sotto il regno di Tito (1813), Olio su tela, Toulose, Museé des Augustins

Il 24 agosto del 79 d.C. è la data in cui, dall’esito di un’analisi filologica di un passo della lettera di Plinio il Giovane a Tacito, si colloca convenzionalmente l’eruzione del Vesuvio che portò alla devastazione di tutta l'area circumvesuviana. 

Per ricordare quel fatidico giorno, i social network del parco archeologico di Pompei hanno fatto rivivere ai propri utenti i terribili istanti dell’eruzione, attraverso una sequenza di immagini fortemente evocative ed il racconto di Plinio il Giovane contenuto nelle sue famose epistole.
Stratigrafia eruzione

I canali social del Parco, in continua crescita di numeri ed interazione, rappresentano la  piattaforma principale per la promozione e la quotidiana comunicazione di notizie e curiosità che riguardano  Pompei e i siti vesuviani di Oplontis, Stabiae e Boscoreale, luoghi che oggi, a centinaia di anni dalla loro scoperta, ancora riservano importantissime novità grazie ai recenti e sensazionali rinvenimenti che continuano ad affiorare dai lapilli di quella tragica eruzione.
Karl Brjullov L’ultimo giorno di Pompei olio su tavola San Pietroburgo Hermitage
Testo e immagini da UFFICIO STAMPA
Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscorealeweb: www.pompeiisites.org
FaceBook: https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/
Twitter: https://twitter.com/pompeii_sites
https://www.instagram.com/pompeii_parco_archeologico/
YouTube: https://www.youtube.com/c/PompeiiSites79dc

 

Thomas Burke, Plinio il Giovane rimproverato, Incisione a colori su rame ispirata ad un dipinto di Angelika Kauffmann del 1785

L'eruzione del 79 d.C. #accaddeoggi

La tradizione filologica che si basa soprattutto sulle lettere di Plinio il Giovane a Tacito, colloca l’eruzione del Vesuvio il 24 agosto del 79 d.C.

La “montagna” si era svegliata, nonostante varie avvisaglie non colte ne annunciassero da tempo una ripresa attività. Una pioggia di materiale piroclastico ricopre il cielo di Pompei e degli altri siti vesuviani, che di lì a poco subiranno la stessa tragica fine. Molti morirono già durante le prime fasi dell’eruzione. Pomici e lapilli in accumulo fecero crollare i tetti delle abitazioni, si svilupparono incendi e solo pochi riuscirono a fuggire, Quanti si erano attardati a prestare soccorso ad amici o parenti, o a raccogliere gli effetti personali, furono travolti da una nube tossica che li asfissiò in una crudele agonia causata dal micidiale mix di cenere vulcanica mista ai gas. Pochi giorni dopo il disastro, i sopravvissuti e forse molti sciacalli, cercarono di recuperare quanto possibile, ma il pericoli crolli spesso rivelò difficile l’impresa. Oggi a destare curiosità e frenesia è l’attendibilità della fonte Plinio, non pervenutaci in originale ma solo in tradizione medievale e quindi spesso “guasta”. Punto di dibattito è il mese che, nei codici medievali che riportano la lettera di Plinio il Giovane, slitta alle calende di novembre, facendo ipotizzare quindi ad un’eruzione autunnale. A districare l’arcano ci può venire in aiuto solo il dato archeologico. Un altro storico antico, Cassio Dione, parlando dell’eruzione dice che «In quel tempo accaddero delle cose orribili nella Campania, che sono veramente meravigliose. Infatti nell’autunno si accese repentinamente un grande incendio…» . Il ritrovamento di bacche di alloro, castagne, noci, fichi secchi e una grande quantità di melagrane farebbero propendere per un’eruzione autunnale, così come la vendemmia già ultimata in una villa rustica di Boscoreale. Nel cortile dell’edificio, i dolia per il mosto, erano già chiusi e sigillati, segno che la vendemmia era già avvenuta. C’è da dire però che funziona anche la tesi dell’eruzione estiva. I dolia interrati e le anfore chiuse e pronte al commercio avrebbero potuto contenere, invece del vino, altre sostanze, oppure vini non destinati alla tavola o vini a lungo invecchiamento. Così come la frutta secca potrebbe essere stata una giacenza dalla scorsa stagione; le noci potrebbero essere state raccolte verdi e consumate fresche e non secche, e le melagrane raccolte verdi in modo da rallentarne il processo di maturazione per poi usarle per preparati medici oltre che per consumo alimentare. Anche la botanica propenderebbe per una datazione estiva; come prova, sono state trovate oltre duecento specie erbacee, arbustive e arboree di cui si sarebbero conservati sia i pollini, sia parte di fusti e foglie. Descrivendo le attività dello zio il giorno dell’eruzione, Plinio ricorda tra l’altro che dopo pranzo aveva fatto un bagno di sole e poi d’acqua fredda, attività che, come riporta un’altra lettera (Epist., III 5, 10-11) sono tipiche della stagione estiva. Inoltre, il viaggio per mare di Plinio il Vecchio, compiuto con le navi partendo da Miseno nel pomeriggio e approdando a Stabiae verso il tramonto, dopo aver tentato di raggiungere Ercolano, ben si addice ad una tipica giornata estiva e non ad una corta di un mese autunnale.

In attesa di dati, chissà poi se scopriremo mai il mese dell'eruzione, questi bellissimi versi di Marziale ci riportano indietro nel tempo... quello che Pompei era, quello che Pompei è stata dopo la tragedia.

“Ecco il Vesuvio, che ieri ancora era verde delle ombre di pampini: qui celebre uva spremuta dal torchio aveva colmato i tini.
Questa giogaia Bacco amò più dei colli di Nisa: su questo monte ieri ancora i Satiri eseguirono il girotondo.
Qui c’era la città di Venere, a lei più gradita di Sparta;
qui c’era la città che ripeteva nel nome la gloria di Ercole.
Tutto giace sommerso dalle fiamme e dall’oscura cenere:
gli dei avrebbero voluto che un tale scempio non fosse stato loro permesso”
Marziale Ep. IV, 44

Testo e foto: Alessandra Randazzo


La rete di distribuzione idrica di Napoli dopo l'eruzione del 79 d. C.

13 Maggio 2016

L'eruzione del Vesuvio dalla Baia di Napoli, nel dipinto di William Turner. © Yale Center for British Art, Collection Paul Mellon.
L'eruzione del Vesuvio dalla Baia di Napoli, nel dipinto di William Turner. © Yale Center for British Art, Collection Paul Mellon.

A duemila anni circa dall'eruzione del Vesuvio del 79 d. C., che distrusse Pompei ed Ercolano, alcuni aspetti della storia del periodo continuano ad essere ricostruiti. Gli archeologi si sono ora dedicati all'analisi dell'impatto dell'eruzione sull'acquedotto Aqua Augusta, che riforniva Napoli e le città vicine.
Le analisi geochimiche effettuate presso il porto vecchio di Napoli hanno preso in esame il piombo contenuto nelle tubature dell'epoca, giungendo alla conclusione che l'eruzione avrebbe distrutto l'acquedotto, e che ci vollero quindici anni per ripristinarlo.
Gli scavi, ad alcuni metri al di sotto del livello del mare. © Hugo Delile
Gli scavi, ad alcuni metri al di sotto del livello del mare. © Hugo Delile

I risultati delle analisi sono stati pubblicati in uno studio su PNAS, e sono state rese possibili dagli scavi archeologici effettuati durante i lavori per la nuova linea metropolitana. Le analisi geochimiche dei depositi sedimentari dimostrano una contaminazione da piombo dell'acqua per i primi sei secoli d. C., per Napoli e città vicine.
Studiandone gli isotopi è possibile tracciare gli eventi del passato: risultano infatti due distinti isotopi del piombo, prima e dopo l'eruzione del 79 d. C. Questo proverebbe la distruzione della vasta rete di distribuzione idrica che riforniva allora l'area di Napoli: la ricostruzione della stessa sarebbe avvenuta con piombo da una o più aree minerarie.
Lo studio permette poi di valutare l'espansione urbanistica e gli avvenimenti nei secoli successivi. Dal primo al quinto secolo il piombo diviene sempre più frequente, il che dimostra l'espansione della rete idraulica, dimostrandone l'espansione o un utilizzo più intenso nelle aree già fornite. A partire dal quinto secolo, invece, i sedimenti sono meno contaminati, probabilmente a causa delle invasioni da parte dei barbari, che si impadronirono dell'acquedotto per tagliare i rifornimenti cittadini, e per le eruzioni del Vesuvio del 472 e del 512.
Esempio di sezione stratigrafica utilizzata nello studio. © Hugo Delile
Esempio di sezione stratigrafica utilizzata nello studio. © Hugo Delile

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Inchiostro metallico nei papiri di Ercolano

25 Marzo 2016
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L'eruzione del Vesuvio del 79 d. C. ha coperto e preservato pure i papiri appartenenti all’unica biblioteca dell’antichità a conservarsi integralmente fino ad oggi, ad Ercolano (Herculaneum). Recentemente è stato pure possibile leggere alcune parole da questi papiri carbonizzati, senza srotolare i delicatissimi reperti.
Un'altra scoperta recente riguarda l'utilizzo del piombo nell'inchiostro utilizzato per la scrittura nei manoscritti greci e romani. Fino a poco tempo fa si riteneva che quell'inchiostro fosse invece prodotto col carbonio, e che il metallo fu utilizzato maggiormente solo a partire dal quarto secolo d. C.
Un nuovo studio, pubblicato su Nature: Scientific Reports, si è spinto ora a formulare ipotesi sull'origine e lo stato del piombo in quei papiri. In particolare, si è scoperto inchiostro metallico in due frammenti dei papiri della biblioteca ritrovata ad Ercolano. Ciò modifica la nostra conoscenza della storia della scrittura e spinge indietro di alcuni secoli l'introduzione dei metalli nell'inchiostro.
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Grande successo di pubblico per la mostra canadese “Pompeii in the shadow of the volcano”

POMPEI, GRANDE SUCCESSO DI PUBBLICO IN CANADA PER LA MOSTRA “POMPEII IN THE SHADOW OF THE VOLCANO”

A Toronto il 24 novembre Conferenza del Soprintendente Massimo Osanna 
"Pompeii: Art and Life".
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Pompei cattura il pubblico canadese. Grande successo finora riscontrato per la mostra “Pompeii in the shadow of the volcano” in corso nella città di Toronto, che dalla sua apertura nel mese di giugno 2015 ad oggi ha registrato ben  200.000 visitatori, rapiti dall’atmosfera e dalla suggestione dell’antica città di Pompei e della sua tragedia, raccontata attraverso l’esibizione straordinaria di circa 200 reperti (statue, mosaici, dipinti, marmi, bronzi, ceramica, gioielli, monete, calchi) per la prima volta in territorio canadese. In esposizione anche alcune copie di calchi delle vittime dell’eruzione, realizzate  con tecnologia all'avanguardia in 3-D.
Un’esperienza immersiva in cui i visitatori sono accompagnati nella comprensione del mondo antico della città romana, della sua vita quotidiana, dei suoi usi e costumi.
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Martedì 24 novembre il Soprintendente Massimo Osanna, nell’ambito di una serie di incontri dedicati a Pompei,  interverrà con un excursus storico “Pompeii: Art and Life” sul sito archeologico, le condizioni del sito, la “fortuna” attuale di Pompei e le prospettive di sviluppo e valorizzazione.
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La mostra, aperta al pubblico fino al 3 gennaio 2016,  è organizzata dal  Royal Ontario Museum di Toronto e dal Montreal Museum of Fine Arts , in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e la Soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia e la Soprintendenza archeologica di Napoli.
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Fonte dati
Soprintendenza Speciale per  Pompei, Ercolano e Stabia
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Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Campania: la villa di Augusto a Nola

28 - 29 Ottobre 2015
Statue-Augustus
Euronews, tramite il professor Antonio de Simone dell'Università Benincasa di Napoli, ha annunciato la scoperta di straordinari affreschi e statue, presso la villa di Ottaviano Augusto a Somma Vesuviana.
La villa vicino Nola avrebbe visto gli ultimi giorni di vita dell'Imperatore, e sarebbe stata coperta dall'eruzione del Vesuvio del 472 d. C.
Link: Euronews 1, 2; CCTV
Augusto, foto di Till Niermann e altro autore, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Soerfm.


Denti perfetti per gli abitanti di Pompei

29 Settembre - 1 Ottobre 2015
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I denti degli antichi abitanti di Pompei sarebbero stati perfetti, solo in parte consumati per l'abitudine di utilizzarli per spezzare o tagliare oggetti. La loro alimentazione sarebbe stata perciò molto sana, ricca di frutta e verdura e povera di zuccheri.
La presenza eccessiva di fluoro nelle falde acquifere vesuviane, invece, ne avrebbe danneggiato le ossa. Inoltre, le fratture al cranio dimostrerebbero che gli abitanti di Pompei sarebbero morti per il crollo dei tetti e muri degli edifici, e non per soffocamento.
Questi sarebbero i primi risultati ottenuti con le prime analisi dagli studiosi, analisi che comprendono le Tac (Tomografia assiale computerizzata multi strato) praticate sui calchi delle vittime dell'eruzione del Vesuvio del 79 d. C.
Link: Il Mattino; ANSA; il Messaggero 1, 2; The History Blog; Repubblica 1, 2; Corriere del MezzogiornoeCampaniaArchaeology News Network via AGI.it
Le rovine di Pompei, foto di McLillo, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Nightscream.