The Northman nei cinema italiani dal 21 Aprile 2022

UNIVERSAL PICTURES Presenta

In Associazione con FOCUS FEATURES e REGENCY ENTERPRISES

In Associazione con PERFECT WORLD PICTURES

Una Produzione NEW REGENCY e SQUARE PEG

Un film di ROBERT EGGERS

ALEXANDER SKARSGÅRD

in

THE NORTHMAN

NICOLE KIDMAN, CLAES BANG, ANYA TAYLOR-JOY, con ETHAN HAWKE, BJORK e WILLEM DAFOE

Direttore della Fotografia JARIN BLASCHKE  Scenografie di CRAIG LATHROP

Montaggio LOUISE FORD Trucco e Acconciature MARALYN SHERMAN

Sceneggiatura di SJÓN e ROBERT EGGERS

Prodotto da LARS KNUDSEN, MARK HUFFAM, ROBERT EGGERS, ALEXANDER SKARSGÅRD

ARNON MILCHAN

Co- prodotto da FRANCESCA CINGOLANI

Produttori Esecutivi YARIV MILCHAN, MICHAEL SCHAEFER, SAM HANSON, THOMAS BENSKI

Musiche di ROBIN CAROLAN, SEBASTIAN GAINSBOROUGH

Costumi LINDA MUIR

Regia di ROBERT EGGERS

DISTRIBUZIONE: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY

Uscita Italiana: 21 Aprile 2022

Durata del Film: 2h 18m

Dall’acclamato e visionario regista Robert Eggers arriva The Northman, un epico film d’azione che segue le mosse di un giovane principe vichingo, Amleth, nella sua ricerca, il cui scopo ultimo è quello di vendicare l’omicidio del padre. Amleth è una figura delle leggende medievali scandinave, che fu ispirazione per William Shakespeare per la sua tragedia, l’Amleto.

The Northman può vantare un cast di stelle, che include Alexander Skarsgård nel ruolo di Amleth, Nicole Kidman in quello della regina Gudrún, Claes Bang in quello di Fjölnir, Anya Taylor-Joy in quello di Olga, Ethan Hawke in quello di Re Aurvandill, Björk nel ruolo della veggente, e Willem Dafoe nel ruolo di Heimir il folle.

The Northman è stato scritto da Sjón e Robert Eggers, ed è una co-produzione Focus Features e New Regency, e sarà distribuito nelle sale italiane da Universal Pictures a partire dal 21 Aprile 2022.

The Northman Robert Eggers nei cinema dal 21 aprile
La locandina 2022 del film The Northman di Robert Eggers, diretto da Robert Eggers, scritto da Sjón e Robert Eggers, prodotto da Regency Enterprises e distribuito nelle sale italiane da Universal Pictures dal 21 aprile
The Northman nei cinema
La locandina del film The Northman (2022), in arrivo nei cinema italiani. Diretto da Robert Eggers, scritto da Sjón e Robert Eggers, prodotto da Regency Enterprises e distribuito nelle sale italiane da Universal Pictures (qui con la precedente data di uscita del 28 aprile)

NOTA DEL REGISTA ROBERT EGGERS

Non ho mai voluto fare un film sui Vichinghi. Pensavo che i Vichinghi fossero bruti violenti e massicci senza nulla di interessante. Mia moglie al contrario, amava le Saghe Islandesi, le stimate storie medievali della tradizione Vichinga, ed era convinta che le avrei apprezzate. Ma anche su sua insistenza, non ho mai aperto uno di questi grandi libri. Quando siamo andati in Islanda nel 2015, i paesaggi epici e travolgenti mi hanno totalmente ispirato. Ho subito immaginato figure solitarie del X° secolo in sella ad un cavallo, sovrastate da montagne, ghiacciai e cieli infiniti dai colori soprannaturali. C’era qualcosa negli elementi e nella forza della natura che emergeva dai paesaggi. Poi ho iniziato a pensare ai Vichinghi e ad apprendere cosa era realmente esistito nei primi decenni del X° secolo in Scandinavia, e allo stesso tempo sono stato attento alle reinterpretazioni e agli elementi imprecisi che erano stati proiettati sulla cultura Vichinga nei millenni successivi. Ho trovato una civiltà ricca e complessa, fatta di arte meravigliosa, fusione culturale e religiosa, tecniche evolute, costumi elaborati e codici di onore e giustizia. Ma era anche una cultura di estrema violenza e sottomissione, in cui gli orribili cicli di vendetta non conoscevano fine. L’umanità, a quanto pare, non cambia mai. Forse è per questo che sono attratto dal passato. È uno specchio oscuro e lontano.

Dopo un pranzo fatale con Alexander Skarsgård, l’idea di realizzare un film sui Vichinghi si è concretizzata. Sapevo (scusate l’arroganza) che dovevo provare a fare il film sui Vichinghi: quello definitivo. Con l’aiuto del geniale scrittore e poeta islandese Sjón, ci siamo imbarcati nella realizzazione del film sui Vichinghi storicamente più accurato e radicato di tutti i tempi. Abbiamo lavorato con archeologi e storici, cercando di ricreare le minuzie del mondo fisico, tentando anche di catturare, senza giudizio, il mondo interiore della mente vichinga: le loro credenze, la mitologia e la vita rituale. Ciò ha significato che in questo film il soprannaturale è realistico quanto l’ordinario, perché per loro è stato così. Le recenti rappresentazioni televisive, cinematografiche e video ludiche della mitologia Vichinga e della cultura norrena sono romanzate e fatte per sembrare appariscenti e cool. Oggi la concezione pubblica di un Vichingo sembra più quella di una rockstar di fantascienza che di una sacerdotessa, una contadina, una guerriera o di una regina dell’antico norreno. Con la nostra ricerca maniacale abbiamo cercato di ridefinire questa immagine in qualcosa di radicato ed elementale come i paesaggi, che sono stati tanto ispiratori.

Le arti visive dell’era Vichinga, così come la loro poesia, sono ricche, intricate e complesse, ma a differenza della poesia, sono astratte e non ‘atmosferiche’. Quindi, visivamente, saranno i paesaggi e gli elementi – il vento, il fango, la pioggia, la neve, la terra, il ghiaccio, la cenere e il fuoco – a creare l’atmosfera di questo film, insieme ai suoni della natura e quelli degli strumenti dell’epoca Vichinga. Le riprese saranno senza tempo, con grafica, programmazione, messa in scena desolata e Nordica. E la telecamera in continuo movimento è pensata per essere ipnotica e coinvolgente. Le riprese lunghe e dense, che immergono lo spettatore nella cultura di quell’epoca antica e al contempo raccontano la storia, hanno richiesto un’immensa disciplina e una totale collaborazione. Tutti i soggetti coinvolti, attori, cineoperatori, stuntman, costumisti, gioiellieri, armaioli, realizzatori di oggetti di scena, conduttori di animali, suonatori di flauto di betulla e osso – persino i dirigenti dello studio – erano tutti concentrati sull’obiettivo di realizzare un intero progetto coeso, basato sulla storia – unendo le forze – spingendoci a fare del nostro meglio al di là delle nostre capacità. Nella storia della creazione del mito norreno, il mondo e i suoi elementi sono costituiti dalle parti del corpo di un gigante ucciso. Noi siamo stati tutti questi elementi: il sangue, le ossa, i denti e il cervello, che insieme – e solo insieme – abbiamo formato l’imperfetto gigante immolato: The Northman.

SINOSSI

Il giovane principe Amleth sta per diventare un uomo quando il padre viene brutalmente assassinato da suo zio, che poi rapisce sua madre. Fuggendo dal regno insulare in barca, il ragazzo giura vendetta. Due decenni dopo, Amleth è un berserker vichingo che fa irruzione nei villaggi slavi, dove una veggente gli ricorda il suo voto: vendicare suo padre, salvare sua madre, uccidere suo zio. Viaggiando su una nave di schiavi verso l’Islanda, Amleth si infiltra nella fattoria di suo zio con l’aiuto di Olga, una donna slava ridotta in schiavitù, e si propone di onorare il suo voto. Dal visionario sceneggiatore e regista Robert Eggers (The Witch, The Lighthouse) arriva un film epico sui Vichinghi coinvolgente come nessun altro, con un cast corale che include Alexander Skarsgård, Nicole Kidman, Claes Bang, Anya Taylor-Joy, Ethan Hawke, Willem Dafoe e Björk.

LA PRODUZIONE

Robert Eggers presenta un’epica saga di vendetta vichinga, meticolosamente realizzata, con Alexander Skarsgård nei panni di Amleth, un principe norreno del X° secolo che fugge dalla sua terra natale dopo aver assistito ad un atto orribile, per tornare anni dopo come un agguerrito berserker determinato a vendicare la ferocia inflitta alla sua famiglia.

Con un cast corale, tra cui Nicole Kidman, Anya Taylor-Joy, Ethan Hawke, Claes Bang, Willem Dafoe e Björk, The Northman rivisita i miti norreni, le saghe islandesi e le leggende vichinghe attraverso l’attenzione di Eggers sull’arte e i dettagli autentici.

“Questa è un’avventura grande e vigorosa, di dimensioni maggiori rispetto ai film che Robert ha realizzato in precedenza”, afferma Willem Dafoe, che ha recitato in The Lighthouse, e qui interpreta il giullare di corte Heimir il Folle. “Ma si avvicina con la stessa attenzione ai dettagli, creando scenografie, oggetti di scena e persino inquadrature realizzate con grande precisione e cura, che l’immaginazione da parte del pubblico diventa facile. All’interno di ogni ripresa c’è un ritmo, una storia e una dinamica bellissima. È tutto lì sullo schermo; non entri semplicemente nei mondi di Eggers, ti ci ritrovi dentro”.

Ricordando storie familiari che vanno da Amleto e Beowulf a Il re leone, The Northman trae le sue radici dalla storia classica e senza tempo di un giovane schernito e alla deriva, che trama vendetta mentre cerca di trovare il suo posto nell’universo senza una figura di riferimento, un mentore, o un genitore.

“La storia più famosa di vendetta familiare nella letteratura è Amleto“, afferma il produttore e attore Alexander Skarsgård, che ha trascorso dieci anni a sviluppare un film Vichingo che alla fine è diventato The Northman insieme al produttore Lars Knudsen (The Witch; Hereditary – Le radici del male) prima che iniziasse la produzione nel 2020. “L’influenza chiave e antecedente di Amleto è la leggenda scandinava di Amleth, che è essenzialmente il film che abbiamo realizzato, infondendo i sapori degli antichi miti norreni con il linguaggio secco e laconico delle saghe islandesi, e conservando gli elementi soprannaturali della leggenda dell’Amleto”.

Eggers ha scritto la sceneggiatura del film insieme al poeta, romanziere, paroliere e sceneggiatore islandese Sjón (Lamb; Dancer in the Dark), usando la sua inimitabile enfasi sull’atmosfera e sul design per elevare l’epopea vichinga a livelli più audaci.

“L’intenzione con The Witch era di rivitalizzare quella figura archetipica apparsa in Hocus Pocus e negli innumerevoli ornamenti di Halloween hanno reso le streghe non più spaventose”, afferma Eggers. “Nello stesso modo in cui The Witch ha chiesto al suo pubblico: Sapete cos’è una strega? Bene, ripensiamoci. Abbiamo cercando di esplorare e articolare i Vichinghi in modo simile”.

IL TEMPO DI THE NORTHMAN

In The Northman, Eggers e Sjón hanno unito la leggenda di Amleto con elementi delle saghe islandesi e dei miti norreni per creare una storia del tutto originale, ambientata alla fine del X° secolo. Le saghe familiari Islandesi, scritte in islandese antico (un dialetto norreno) e che si svolgono nel IX°, X° e XI° secolo, sono narrazioni in prosa basate su eventi storici incentrati principalmente sulla vita locale; al contrario, le saghe leggendarie, da cui ha avuto origine la storia di Amleto, hanno utilizzato elementi del romanzo medievale per tessere storie più soprannaturali e avventurose.

“Le saghe leggendarie, per lo più ambientate nell’era Vichinga, sono molto più fantasiose delle saghe familiari, in quanto presentano mostri, draghi ed eroi che salvano principesse”, afferma Neil Price, professore di archeologia britannico e autore specializzato in magia, stregoneria e religione dell’era Vichinga, che ha fatto anche da consulente in The Northman. “La storia di Amleto è emersa dalla leggendaria fine delle cose, in contrapposizione alle saghe familiari, e gli sceneggiatori hanno capito la differenza. Robert mi ha detto fin da subito che avrei dovuto basare questo film su una saga leggendaria: l’elemento fantasy era importante. Come ha fatto in altri suoi film, gli aspetti magici e visionari della storia possono essere interpretati dallo spettatore come realmente accaduti o come stati d’animo”.

The Northman nei cinema
Ethan Hawke nel ruolo di re Aurvandil, in una scena del film diretto da Robert Eggers.
Credit: Aiden Monaghan / © 2021 Focus Features, LLC

Gli sceneggiatori hanno diviso la storia in tre location centrali, sfruttando l’alba del X° secolo come punto di ancoraggio storico. Il film si apre nel bel mezzo dell’era Vichinga, dopo che gli scandinavi si sono espansi attraverso il Mare del Nord e hanno iniziato a stabilirsi nelle isole britanniche e nell’Atlantico settentrionale. Durante il prologo della storia, ambientato nel fittizio regno insulare di Hrafnsey, situato intorno alle isole Orcadi e Shetland, Amleth è un giovane che viene preparato ad ereditare il trono di suo padre.

Passano decenni, ed Amleth si ritrova in un ambiente radicalmente diverso dopo essere fuggito da Hrafnsey per la Terra della Rus, a seguito di un atto di scioccante violenza. Diventato un esperto guerriero berserker, entra a far parte di un gruppo di razziatori Vichinghi che opera nei fiumi dell’Europa orientale, dove questi commerciarono, saccheggiarono e si stabilirono durante il X° secolo.

Travestito su una nave di schiavi diretta in Islanda nel 914, Amleth approda in un territorio abitato solo da pochi decenni. Un esperimento sociale unico come terra senza re, l’Islanda è stata creata come una repubblica per agricoltori liberi, un luogo in cui chiunque avrebbe potuto iniziare una nuova vita o, nel caso dello zio di Amleth, Fjölnir, fuggire da una passata.

“Questa è di gran lunga la rappresentazione più accurata dell’era Vichinga che abbia mai visto”, afferma Price. “Ero sul set durante la pre-produzione assistendo a tutto ciò a cui stavano dando vita, e l’ho trovato travolgente: non avevo mai visto un tale livello di attenzione ai dettagli in un film storico”.

UN’EPOPEA VICHINGA PRENDE FORMA

Skarsgård ha iniziato a sviluppare un film sui vichinghi più di dieci anni fa. In effetti, l’idea del progetto risale alla sua infanzia, quando rimase incantato per la prima volta dal mito e dalla tradizione Vichinga. Di fatto essendo nato a Stoccolma, in Svezia, Skarsgård è cresciuto circondato dall’eredità dei Vichinghi.

Molti anni più tardi, dopo aver raggiunto la notorietà col ritratto del vampiro Eric Northman in True Blood a partire dal 2008, Skarsgård ha iniziato a immaginare l’epopea vichinga dei suoi sogni, che avrebbe prodotto e interpretato. Un team ha iniziato a lavorare al progetto, che però si è bloccato in fase di scrittura.

“Abbiamo avuto difficoltà a capire esattamente dove entrare in questo mondo, perché l’era vichinga è andata avanti per oltre un secolo e si è espansa in tutto il mondo”, afferma Skarsgård. “Una cosa è rimasta costante fin dall’inizio: volevamo che la storia riflettesse l’atmosfera laconica delle saghe Islandesi”.

Alcuni anni dopo, Skarsgård e il produttore danese Lars Knudsen hanno iniziato a cercare un regista con una visione specifica che capisse il tono unico delle saghe Islandesi, e che conoscesse la cultura e la storia dei Vichinghi. Knudsen, che nel 2013 aveva prodotto The Witch del regista Robert Eggers, ha proposto quest’ultimo a Skarsgård.

“L’attenzione ai dettagli di Eggers era diversa da qualsiasi altra”, afferma Skarsgård.

Sei mesi dopo, Skarsgård e il regista si sono incontrati a New York, passando un intero pomeriggio a parlare delle tradizioni Vichinghe.

“Rob non lo ammetterà, ma sapeva già molto sui Vichinghi, sulla loro cultura, la loro storia e letteratura”, ricorda Skarsgård. “Era entusiasta del progetto, quindi ho immediatamente chiamato Lars e ho suggerito a Rob di dirigere il nostro film. Non potevamo essere più entusiasti del suo assenso”.

A differenza di Skarsgård, Eggers da piccolo non era incantato dalla cultura Vichinga. Preferiva i cavalieri medievali, era scoraggiato dallo stereotipo machista dei vichinghi, e sapeva molto poco delle saghe Islandesi. Dopo l’uscita di The Witch, Eggers e sua moglie si sono recati in Islanda.

“Non appena siamo atterrati a Reykjavik siamo rimasti incantati dal paesaggio islandese, che sembrava fuori dal tempo, così ho deciso di girare un film in quei posti”, aggiunge Eggers.

Dopo aver visitato il Museo delle Saghe in Islanda, hanno incontrato il romanziere e sceneggiatore Sjón (Red Milk; CoDex 1962: A Trilogy) a una cena.

“Abbiamo parlato del suo ultimo romanzo, incentrato sulla stregoneria nell’Islanda del XVII° secolo, quindi ci siamo subito connessi”, dice Eggers, il cui film d’esordio era ambientato in un contesto simile. “Quando sono tornato negli Stati Uniti ho letto i suoi libri e mi sono completamente innamorato del modo in cui si è immerso nel passato”.

Eggers ha inviato a Skarsgård e Knudsen il mitico prologo del romanzo di stregoneria di Sjón del 2008 From the Mouth of the Whale.

“Solo dal prologo ho capito che era la persona perfetta per scrivere questo progetto sui Vichinghi con me”, dice Eggers. “Alexander e Lars erano d’accordo e Sjón è diventato il nostro co-sceneggiatore”.

Eggers è tornato in Islanda nel 2018 per iniziare a scrivere The Northman con Sjón, concentrandosi sulle saghe Islandesi, e pensando alla cultura e al paesaggio insulare dell’Islanda come location per il film. “Scrivere insieme ad un islandese, così brillante e magico come Sjón, ha reso questa storia autentica come pensavo dovesse essere”, dichiara Eggers.

La New Regency ha prodotto e cofinanziato THE LIGHTHOUSE, e alla premiere del film nel 2019 al Festival di Cannes, Eggers ha parlato del progetto al presidente e CEO della società di produzione, Yariv Milchan, al presidente di Motion Pictures and Television Michael Schaefer, e al vicepresidente della produzione Sam Hanson. La New Regency ha aderito immediatamente al progetto, sviluppando ulteriormente la sceneggiatura e iniziando a fare i casting, ed in seguito ha coinvolto il produttore Mark Huffam, collaboratore di lunga data di Michael Schaefer in diversi film di Ridley Scott. Huffam ha quindi iniziato a definire un piano di produzione per girare il film a Belfast, nell’Irlanda del Nord, dove risiede.

Mentre lavoravano alla sceneggiatura delle riprese, Eggers ha coinvolto tre esperti per avere dei pareri sulla storia, tra cui Price, il professore di archeologia e autore di Children of Ash and Elm: A History of the Vikings, un resoconto sull’era Vichinga; Terry Gunnell, Professore di Folkloristica all’Università dell’Islanda; e la storica Jóhanna Katrín Fridriksðóttir, autrice di Valkyrie: The Women of the Viking World e un’autorità sulle saghe e sulla poesia vichinga.

“Questi tre consulenti erano i nostri punti di riferimento, ma abbiamo anche lavorato con gruppi delle comunità di rievocazione di archeologia sperimentale durante la produzione, per assicurarci di raccontare la nostra storia nel modo più autentico possibile”, afferma Eggers.

UN TOCCO NUOVO DI UNA STORIA ANTICA

The Northman è incentrato su Amleth (Oscar Novak), un giovane principe che vive in un regno prospero nel Nord Atlantico vicino alle Isole Orcadi, governato da suo padre, il re Aurvandil (Ethan Hawke) e sua madre, la regina Gudrún (Nicole Kidman). Di ritorno da un viaggio, il re sottopone Amleth a un rituale di iniziazione che consolida la sua posizione nella famiglia, e renderlo in grado di regnare alla sua morte.

Dopo la cerimonia, Aurvandil viene assassinato davanti al principe Amleth per mano di suo zio Fjölnir (Claes Bang). Per fuggire da un bagno di sangue, il bambino di 10 anni lascia l’isola su una barca a remi, giurando di vendicare suo padre e salvare sua madre, ora nelle grinfie di Fjölnir.

Passano vent’anni. Amleth (Alexander Skarsgård), ora indurito dalla rabbia, fa parte di una banda di berserker Vichinghi provenienti dalla Svezia che commettono incursioni lungo i fiumi dell’Europa orientale.

Mentre i tumultuosi berserker celebrano ubriachi la loro razzia, Amleth incontra una veggente (Björk) che gli ricorda il suo destino e la sua missione. Nuovamente rinvigorito, viene a sapere che Fjölnir gestisce una fattoria in Islanda. Travestito da schiavo, Amleth parte con altri slavi diretti in Islanda, tra cui Olga della Foresta delle Betulle, con la quale stringe un legame.

Amleth e Olga vanno a lavorare nella fattoria di Fjölnir insieme ad altri schiavi. Suo zio Fjölnir sta crescendo Gunnar (Elliott Rose) il fratellastro di Amleth, insieme a un altro figlio, Thorír (Gustav Lindh). Rendendosi indispensabile nella fattoria, Amleth attende il momento giusto per mettere in atto – e scatenare – la sua promessa mortale.

Il casting ha preso forma all’inizio del 2019, con Alexander Skarsgård al timone nei panni del principe Amleth. The Northman presenta un cast corale, che include diversi attori già coinvolti in lavori passati di Eggers, tra cui Anya Taylor-Joy, Willem Dafoe, Ralph Ineson e Kate Dickie, la coppia di genitori nel film d’esordio di Eggers, The Witch. Le nuove entrate in The Northman includono Ethan Hawke, Claes Bang e Björk, che torna sul grande schermo dopo un’assenza di quasi vent’anni, con un piccolo ma indimenticabile ruolo da veggente slava.

DIVENTARE UN VICHINGO

Alexander Skarsgård è stato scelto come protagonista sin dall’inizio del progetto, cosa che Eggers non ha avuto problemi a prendere in considerazione mentre scriveva la sceneggiatura con Sjón. “

È stato intelligente a sviluppare un film sui vichinghi intorno a sé stesso, perché fisicamente è la persona più giusta per il ruolo”, afferma Eggers. “È un attore nordico alto 1 metro e 94, che può trasformare il suo corpo in una macchina da guerra. Per dare vita ad Amleth è stato impavido, e grazie al duro lavoro è diventato un Vichingo”.

Skarsgård ha fatto ricerche online, ha letto libri sulla cultura, la storia e la mitologia vichinga, incluso Children of Ash and Elm, che è diventata la sua Bibbia prima e durante le riprese. Si è anche preparato fisicamente, lavorando con il personal trainer e nutrizionista svedese Magnus Lygdback.

“I Vichinghi credevano che alcuni avessero uno spirito animale che viveva dentro di loro, e che in determinate circostanze si sarebbe manifestato in modi diversi”, afferma Skarsgard in seguito alle ricerche svolte, utili alla sua performance. “Per le donne spesso si trattava di una creatura marina, mentre per gli uomini era una volpe o un lupo o un orso e nel caso di Amleth, è sia lupo che orso: un Orso-lupo, per così dire. Prima della grande incursione nel villaggio slavo, lo vediamo assumere la forza e la ferocia di un orso combinate con l’agilità di un lupo”.

The Northman
Alexander Skarsgård nel ruolo di Amleth in una scena del film The Northman, diretto da Robert Eggers. Credit: Aiden Monaghan / © 2021 Focus Features, LLC

Skarsgård si era allenato con Lygdback in The Legend of Tarzan nel 2016, trasformandosi in un avventuriero snello e agile nella giungla. Per The Northman invece l’attore aveva bisogno di raggiungere una minacciosa mole vichinga.

“Fisicamente volevamo che Alex questa volta fosse più grosso, più grasso di Tarzan e con spalle più grandi”, afferma Lygdback, che ha allenato Ben Affleck e Gal Gadot per i ruoli di supereroi. “Dato che Amleth è un ibrido Orso-lupo come da leggende vichinghe, volevamo che Alexander fosse in grado di muoversi agevolmente mentre combatteva con spade e asce, ma allo stesso tempo avesse dimensioni e stazza imponenti”.

Le altre richieste fisiche per il ruolo includevano combattimenti corpo a corpo, la costruzione di un muro della fortezza durante un’incursione vichinga, saltare sui tetti, nuotare nelle acque marine e partecipare al brutale gioco della palla simile al lacrosse che i Vichinghi Islandesi chiamavano Knattleikr, in cui Amleth trionfa in una scena memorabile nella fattoria di Fjölnir.

Lygdback ha preparato Skarsgård per le lunghe scene d’azione, attraverso esercizi di forza fisica che imitavano l’attività che avrebbe svolto come berserker.

“Alex mangiava cinque volte al giorno”, dice Lygdback. “Ogni giorno sul set era fisicamente impegnato in combattimenti, sprint e scariche emotive. Quindi ogni tre ore, durante le riprese, mi assicuravo che si fermasse a mangiare”.

Skarsgård nelle riprese fa parte di un gruppo di attori che dovevano muoversi contestualmente durante l’incursione dei berserker nel villaggio slavo. La coreografa Marie Gabrielle Rotie ha dovuto trovare un modo per Skarsgård e vari uomini di 250 libbre, di muoversi aggraziatamente in una scena complicata, senza farli sembrare dei ballerini professionisti.

La Rotie ha creato la sequenza combinando la danza moderna con mosse di combattimento e sciamanesimo indotto dalla trance, impiegando movimenti rituali che imitavano il corpo che veniva assorbito da una forza interna. Separando gli attori in orsi e lupi, come richiesto dalla sceneggiatura, la Rotie ha insegnato loro le tecniche del Butoh, una danza giapponese per elaborare il dolore e la sofferenza affrontando le ombre all’interno.

“Questo era perfetto per Alexander perché Amleth trova quell’oscurità dentro di sé, e ci lavora per soddisfare i propri bisogni”, afferma la Rotie, che come da istruzione di Eggers ha guardato il classico horror psicologico Possession di Andrzej Żuławski, in particolare la famosa scena in un tunnel della metropolitana con Isabelle Adjani in uno stato di delirio simile a una convulsione. “Ecco come Rob voleva che fosse la trasformazione del berserker. Abbiamo sicuramente voluto far diventare Alexander un personaggio molto instabile, vendicativo e arrabbiato, circondato dai suoi fratelli Vichinghi”.

L’ENSEMBLE

Quando Eggers ha iniziato a parlare con Skarsgård della realizzazione di The Northman, l’attore aveva appena finito di lavorare con Nicole Kidman nella serie limitata vincitrice di un Emmy Big Little Lies, in cui interpretavano Celeste e Perry Wright, la moglie e il volubile marito al centro del popolare mystery drama di David E. Kelley, ambientato a Big Sur in California.

Nicole Kidman nel ruolo della Regina Gudrún, in una scena del film diretto da Robert Eggers. Credit: Aiden Monaghan / © 2021 Focus Features, LLC

Sia Eggers che Skarsgård erano d’accordo sul fatto che nessun altro avrebbe potuto interpretare la complessa regina Gudrún se non Nicole Kidman. Le hanno inviato la sceneggiatura e Eggers è volato a Nashville per incontrare l’attrice vincitrice dell’Academy e dell’Emmy Award. Ed ha accettato.

“È bastato circa un minuto e mezzo di chiacchiere per farla accettare”, dice Eggers. “Mi ha detto che la sceneggiatura era potente”.

Così, due anni dopo la fine della seconda stagione di Big Little Lies, Skarsgård è tornato a lavorare con la Kidman, ma in ruoli notevolmente diversi.

“Ancora una volta interpretavamo una coppia violenta e disfunzionale in The Northman”, dice Skarsgård ridendo, “Questa volta eravamo madre e figlio, ma la relazione è ancora un incubo. Abbiamo concordato che la prossima volta che lavoreremo insieme, sarà in una dolce commedia romantica”.

Alexander Skarsgård nel ruolo di Amleth e Anya Taylor-Joy in quello di Olga, in una scena del film diretto da Robert Eggers. Credit: Aiden Monaghan / © 2021 Focus Features, LLC

Anya Taylor-Joy (Emma; ​​Ultima notte a Soho) ha prontamente firmato per interpretare Olga della Foresta delle Betulle, la slava che si allea con Amleth per la loro reciproca sopravvivenza, anche prima che la sceneggiatura fosse completata. Eggers e la Taylor-Joy hanno entrambi lanciato la loro carriera con The Witch, dove la giovane attrice ha ricevuto diversi riconoscimenti per la sua interpretazione dell’adolescente che affronta la stregoneria nel Massachusetts del XVII° secolo. La Taylor-Joy ha poi raggiunto la notorietà globale, apparendo nel film Netflix La regina degli scacchi e nel dramma in costume Emma, ​​tra gli altri.

“Solo perché c’era Robert ero prontissima per un’altra avventura con lui in The Northman“, dice la Taylor-Joy. “Quando mi ha detto che aveva scritto il personaggio pensando a me, sono rimasta sopraffatta e lusingata”.

Olga ha una profonda connessione con il mondo spirituale e con la natura, e crede nel destino e nel fato, anche se Amleth entra violentemente nella sua vita durante un’incursione Vichinga.

“Il destino li riunisce quando comunicano per la prima volta sulla nave”, afferma la Taylor-Joy. “È l’inizio di un legame incredibile che li porta attraverso il resto della storia”.

Lavorare con Eggers per la seconda volta è stata una grande esperienza per la popolare attrice.

“La mia prima esperienza al cinema è stata con lui, sul set di The Witch, ed è tra le mie preferite”, dice la Taylor-Joy. “Mi sono resa conto che il modo in cui mi comporto su altri set cinematografici l’ho imparato proprio da Robert. Ci capiamo istantaneamente, e sul set diamo vita ad un lavoro molto interessante”.

L’attore danese Claes Bang (The Square) è stato attratto dal ruolo dello zio malvagio di Amleth, Fjölnir, perché la storia originale di Amleth era radicata in un testo di storia danese del XII° secolo di Saxo Grammaticus, e che già conosceva.

“Il motivo per cui tutti conoscono questa storia in Danimarca è perché Shakespeare ci ha messo le mani e l’ha trasformata in Amleto, e che poi è diventata Il re leone“, dice Bang. “Robert e Sjón l’hanno resa più cruenta, ambientandola in Islanda nell’epoca in cui si è effettivamente svolta”.

Il fratellastro del re Aurvandil, Fjölnir, mira al trono e al riguardo decide di decapitare il re e fuggire in Islanda con la moglie, la regina Gudrún. Vent’anni dopo, è ancora insieme a lei, e gestisce una fattoria in Islanda crescendo due figli. Ma è turbato, disturbato da un presagio che torna a perseguitarlo.

“Quello che Robert ha fatto è simile alla strategia di Shakespeare: ha preso la storia e l’ha resa psicologica, filosofica ed esistenziale come una tragedia greca”, dice Bang. “Ma qui il fattore psicologico non è tanto in gioco come nell’opera di Shakespeare, che ha messo la storia nella testa di Amleto mentre cerca di scendere a patti con le sue azioni. Concentrandosi maggiormente sull’azione esterna, Robert e Sjón inseriscono The Northman nella categoria della storia di vendetta, dove l’azione viene vissuta”.

Abituato a recitare in film d’autore più cerebrali, Bang ha interpretato la parte di Fjölnir perché voleva lavorare in modo diverso, con meno dialoghi e più prestazioni fisiche. A differenza del co-protagonista Skarsgård, che è diventato un barbaro vichingo stereotipato, Bang ha dovuto interpretare un guerriero diventato contadino.

Nel ruolo di Re Aurvandil, che viene assassinato nei primi 20 minuti del film, Ethan Hawke (First Reformed – La creazione a rischio) è stato attratto dal progetto per l’approccio unico della sceneggiatura al linguaggio. “La maggior parte dei film non aspira all’originalità del linguaggio, è qualcosa che appartiene più al teatro”, afferma Hawke, che ha interpretato Macbeth sul palco del Lincoln Center.

“Qualsiasi drammaturgo degno di questo nome ha il proprio utilizzo del linguaggio, del personaggio e della costruzione del mondo, ma per esigenze di appeal sulla massa, il cinema ha un approccio più naturalistico. In The Northman ho colto una vera poesia nel linguaggio: sembra quasi Beowulf. Alla prima lettura, ho pensato che aspirasse ad essere una specie di grande poema su un re Vichingo”.

Per Hawke, interpretare Aurvandil è stata l’opportunità di ritrarre un re medievale a cui ha sempre aspirato.

“Questa è una storia molto antica, anche più antica di Amleto“, dice Hawke. “Il mio personaggio è per molti versi un simbolo sia della paternità che di qualcosa di perduto: l’ho trovato un uomo incredibilmente interessante”.

Nei panni di Heimir il Folle, Willem Dafoe (La fiera delle illusioni – Nightmare Alley; Il collezionista di carte) gioca un ruolo cruciale in The Northman, un ruolo che non è immediatamente evidente dalla sua prima apparizione.

“È come un giullare di corte, ma è anche uno sciamano o una sorta di prete, che conduce un rituale molto importante nella storia”, dice Dafoe, che ha interpretato il marinaio Thomas Wake nel dramma soprannaturale di Eggers del 2019 The Lighthouse.

Eggers ha scritto Heimir appositamente per Dafoe, e l’attore ha prontamente firmato per lavorare ancora con Eggers, sapendo di essere nelle mani di un maestro nella regia.

“Fa un cinema personale, usando un linguaggio cinematografico con pochissimo coverage e inquadrature appositamente pianificate con il direttore della fotografia (Jarin Blaschke)”, afferma Dafoe, che è apparso in più di 100 film. “Ma è anche un attore che conosce il linguaggio dell’attore. I botta e risposta dei dialoghi sono molto interessanti”.

Dafoe è stato anche attratto dall’universo cinematografico di Eggers, per la sua attenzione ai dettagli e l’insistenza sull’accuratezza e l’esattezza storica.

The Northman segue un’epoca e una cultura di cui non sapevo molto, ma mi sono fidato delle ricerche di Robert e ne sono rimasto travolto”, dice Dafoe. “È chiaramente un appassionato di storia, e finisci per essere coinvolto dai suoi mondi”.

In The Northman tornano altri due veterani dell’ensemble principale di Eggers: Kate Dickie e Ralph Ineson, che hanno recitato al fianco della Taylor-Joy in The Witch.

La scozzese Kate Dickie (Sir Gawain e il Cavaliere Verde) interpreta Halldóra la Pitti, la governante della fattoria di Fjölnir in Islanda, che un tempo era una schiava.

“Ha una storia oscura, ed ha passato la maggior parte della sua vita da sfollata”, dice la Dickie. “Ci sono molte cose che ribollono dentro di lei”.

La Dickie, che ha avuto un ruolo da protagonista in Red Road di Andrea Arnold, prima di interpretare Lysa Arryn ne Il Trono di Spade, ha svolto accurate ricerche sui Pitti della sua nativa Scozia prima di presentarsi sul set per lavorare una seconda volta con Eggers.

“È stato un onore lavorare di nuovo con Robert”, dice l’attrice. “Sul set ha dedicato la stessa attenzione al cast e alla troupe di supporto come ha fatto con il cast principale”.

Nel ruolo di Volodymyr, il capitano della nave che porta Amleth e Olga in salvo, spicca il prolifico attore Ralph Ineson (Sir Gawain e il Cavaliere Verde; Il Trono di Spade) con uno dei fantastici costumi del film, ad opera di Linda Muir.

“Volodymyr indossa un gran numero di gioielli sfarzosi e ninnoli che testimoniano i suoi viaggi commerciali in terre lontane”, afferma Ineson. “Il suo aspetto racconta una storia molto interessante”.

Non estraneo al dramma in costume, Ineson era ansioso di lavorare nuovamente con Eggers.

“Rob Eggers è stata la migliore opportunità della mia carriera di attore, e la storia di The Northman l’ho trovata meravigliosa”, afferma l’attore. “Credo che le antiche storie Vichinghe si prestino a queste rivisitazioni epiche, perché sono ampie e internazionali”.

La musicista Björk, la cui ultima apparizione cinematografica è stata nel musical del 2000 Dancer in the Dark di Lars Von Trier, interpreta la veggente. Indossando un sontuoso costume di Linda Muir, Björk dice senza mezzi termini ad Amleth che ha perso di vista il suo obiettivo.

Skarsgård ricorda la sua scena con Björk come una delle migliori serate di riprese in Irlanda del Nord, che ha richiesto una pausa a causa del maltempo che ha afflitto la produzione.

“Faceva freddo, senza vento o pioggia, ma c’era un’enorme luna piena”, dice l’attore. “E quando abbiamo girato la scena all’interno di una struttura nel villaggio slavo, la luna piena era proprio dietro Björk. Nella sua scena parla del destino, degli spiriti e del legame con Madre Terra: è stato incredibile vederla in questa notte graziata dal maltempo, un’esperienza davvero memorabile”.

Eggers aggiunge che la potenza e l’autenticità dell’artista l’hanno ispirato più di ogni altra cosa.

“Björk è Björk, e la sua personalità è reale”, dice Eggers. “Ho incontrato altre celebrità con delle personalità che sembrano stilizzate o non vere, che appaiono in modo evidente come una messinscena, mentre Björk è garanzia di autenticità. Chi altro avrebbe dovuto interpretare una veggente ingioiellata se non Björk?”.

UNA SQUADRA DA SOGNO RIUNITA

Eggers ritorna per la terza volta con la sua squadra di collaboratori, che include lo scenografo Craig Lathrop, il direttore della fotografia Jarin Blaschke, la costumista Linda Muir e la montatrice Louise Ford. Per The Northman, hanno lavorato insieme su una scala molto più ampia, ma pur sempre lavorando nello stesso modo in cui hanno ricreato una fattoria del Massachusetts del 17° secolo per The Witch, quasi dieci anni orsono.

Inoltre, Eggers ha lavorato con la New Regency per il suo secondo film consecutivo.

“Più lavoro con le stesse persone, più mi fido di loro e più riescono a svolgere al meglio i loro compiti”, dice Eggers. “Per quanto fossi attento ai particolari, non potevo mettermi a scegliere ogni serratura o chiodo di legno – solo la quantità di tempo che ho passato a inviare e-mail agli attori è stata oltraggiosa. Dato che questa volta il mondo della storia è più ampio, siamo arrivati ​​a considerare le nostre tre location principali, o villaggi, come tre grandi fattorie di The Witch.”

Lo scenografo Craig Lathrop aveva già iniziato a costruire dei set chiave per diverse location alla fine del 2019, tra cui il regno insulare di re Aurvandil e il villaggio slavo dove Amleth e i suoi berserker organizzano una sanguinosa incursione. Improvvisamente, nel marzo 2020, le restrizioni causate dal Covid hanno interrotto la produzione.

Il settanta per cento di The Northman si svolge in Islanda. Prima del Covid, la produzione doveva essere girata metà in Islanda e metà in Irlanda del Nord, nella lussureggiante e verdeggiante campagna fuori Belfast, dove sono state girate le otto stagioni de Il trono di Spade. La location manager Naomi Liston, che aveva lavorato a quest’ultima serie, sapeva che la produzione avrebbe potuto ricreare l’Islanda nell’Irlanda del Nord. Durante il lockdown, Eggers – insieme alla New Regency e Mark Huffam – ha deciso di girare la maggior parte di The Northman dove Lathrop aveva iniziato ad allestire i set chiave.

“Questo è un film storico basato su un tempo e un luogo molto specifici, e l’accuratezza storica era estremamente importante per noi, pur non potendo disporre delle location dei nostri sogni”, afferma Lathrop. “Non ho mai visto un film vichingo che non sia principalmente radicato nella fantasia, e sia Rob che io eravamo irremovibili nel voler catturare l’atmosfera quotidiana di questo mondo reale, perché pensavamo che avrebbe interessato il pubblico. Con tutti i dettagli corretti, potevamo entrare nella vita Vichinga del X° secolo”.

Eggers aggiunge: “È stato difficile stabilire un tono visivo per questo film, perché l’arte dell’era Vichinga era astratta e i dipinti e le illustrazioni del XIX° secolo erano tutt’altro che rappresentazioni accurate di quella realtà. Le immagini a cui ci siamo rifatti per il design del film provenivano da libri di storia militare e illustrazioni di musei, o immagini di rappresentazioni con protagonisti che si vestono come i Vichinghi, con un’atmosfera non così densa”.

Lathrop ha iniziato dall’allestimento della longhouse nel regno dell’isola di Aurvandil, costruita in cima a Torr Head sulla costa dell’Antrim, nell’Irlanda del Nord, un aspro promontorio con viste spettacolari sul Mull of Kintyre, nel sud-ovest della Scozia. Questo set includeva anche un tempio, dove il principe Amleth a 11 anni si sottopone al rituale della virilità, ed una camera da letto condivisa da Aurvandil e Gudrún.

“Non sappiamo molto sulle costruzioni dell’era Vichinga, perché non ne è rimasta nessuna; quindi abbiamo dovuto immaginarle usando il modeling in 3D sul computer”, afferma Lathrop. “Mi sono inoltre affidato ai nostri esperti accademici, che ci hanno aiutato a immaginare dei set che riflettessero il potere e la grandezza di re Aurvandil”.

Lathrop ha modellato in 3D le colonne intagliate rinvenute all’interno delle dimore reali scandinave del X° secolo, e ha inviato i disegni agli scultori, che hanno modellato delle copie con l’argilla, poi intonacate e dipinte. I fabbri hanno creato la ferramenta per le porte, i mobili sono stati progettati e costruiti sulla base del rendering d’epoca, e gli arazzi sono stati progettati al computer, poi tessuti e ricamati in India.

“Non si trattava di ottenere l’architettura giusta e i materiali giusti: anche l’invecchiamento dei materiali, le spade, gli scudi e l’armeria, i gioielli e le incisioni, erano complicati da realizzare riguardo al design”, afferma Lathrop. “Abbiamo cercato ogni dettaglio, in modo da poter riportare il pubblico ai tempi di Amleth e avere una migliore comprensione dell’avventura che stava vivendo”.

Lathrop aggiunge: “Un’ulteriore sfida è stata progettare le diverse costruzioni in scala, in stile slavo, ricoprirle di paglia e tinteggiarle”, afferma Lathrop. “Ma quelli erano solo gli esterni. All’interno del tempio, dove Björk fa la sua grande scena, c’è molto da vedere e da toccare: oggetti di idolatria, sculture, amuleti di metallo”.

Per la fattoria di Fjölnir e il circostante villaggio islandese – originariamente previsto per essere costruito in loco – Lathrop ha utilizzato Carncastle, un piccolo borgo e una parrocchia civile nella provincia dell’Ulster. La sfida qui era costruire un villaggio Vichingo con poco legname, perché le fattorie islandesi nel X° secolo erano fatte di torba e zolle erbose. Lathrop, lavorando con il reparto scenografie, con il team addetto alle costruzioni e quello addetto al verde, ha costruito diverse strutture in erba che sono rimaste in piedi per nove mesi, a causa dell’interruzione della produzione.

“Con lo stop delle riprese, quando siamo tornati ad agosto l’erba era cresciuta e la location era diventata selvaggia, proprio come desideravo: è stato spettacolare”, afferma Lathrop. “L’Irlanda aveva attraversato un’estate in siccità, ma i set sono stati regolarmente annaffiati facendo crescere la natura in modo selvaggio. È il primo set che abbia mai dovuto annaffiare, ma è stata una prodezza di design di produzione eco-compatibile”.

Per il gran finale del film, una resa dei conti tra Amleth e Fjölnir davanti al vulcano attivo del Monte Hekla, in Islanda, la squadra di Lathrop ha dovuto stabilirsi a Boghill Quarry nella contea di Antrim, nell’Irlanda Settentrionale. Lì sono state trasportate 15 tonnellate di sabbia nera a rappresentare il vulcano, con dei solchi all’interno dei quali il team degli effetti visivi durante la post-produzione ha inserito la lava.

Le riprese sono state effettuate con un clima freddo gelido, dove Skarsgård e Bang hanno lottato semi-nudi con un tanga color carne, e prima del ciack i due attori sono stati inzuppati di sostanze simili a carne e sangue.

“La sequenza di combattimento finale è stata la cosa più pazza che abbia mai girato: eravamo nudi in cima a un vulcano in eruzione”, ride Skarsgård. “Sapevamo che dovevamo guadagnarci quel momento, prepararci al meglio. Claes è stato un ottimo partner in quella scena, ma il lavoro di Craig ha reso tutto possibile, una notevole riproduzione della realtà”.

NAVI E ARMI

Lathrop ha anche supervisionato la produzione di due navi Vichinghe, nonché il vasto assortimento di armi che conferiscono a The Northman ulteriori livelli di autenticità, affidando i progetti a esperti artigiani.

Le due navi Vichinghe, inclusa una langskip – una lunga nave da guerra con una vela alta – e una knörr – una nave mercantile più pesante – sono state costruite a mano nella Repubblica Ceca in una scuola dismessa, per poi essere trasportate attraverso l’Europa durante il lockdown del Covid.

In linea con l’etica di Eggers e Lathrop, tutto ciò che appariva sulle navi doveva essere autentico. I rivetti hanno superato l’approvazione di uno studioso vichingo.

“Guardando il film, non ti accorgi della differenza”, dice Skarsgård, “ma d’altronde Rob lo sa. Basta guardare The Witch o The Lighthouse: vuole che tutto all’interno di un frame sia autentico, che si tratti di uno sfondo sfocato o un primo piano”.

Per ulteriori scene in mare, la produzione ha preso in prestito delle navi da un museo in Irlanda ed altre dal museo navale di Roskilde, in Danimarca, che sono state costruite a mano utilizzando strumenti specifici dell’epoca.

“Come attore, l’autenticità delle imbarcazioni ha aiutato profondamente la performance”, afferma Ralph Ineson, che interpreta Volodymyr, il capitano della nave che guida il knörr in Islanda. “Sentire quella barca, il legno massiccio, le corde, in modo tattile oltre alla performance ha aiutato a creare un’atmosfera inquietante, specialmente quando Anya Taylor-Joy, nel ruolo di Olga, sulla prua della nave invoca gli dei del vento”.

Il maestro d’armi Tommy Dunne, che ha anche lavorato a Il Trono di Spade, si è occupato degli armamenti del film basandosi sulle ricerche approfondite che Lathrop e il dipartimento artistico avevano svolto sulle armi vichinghe.

Tutte le armi di The Northman sono state realizzate a mano, e Dunne ha verificato con gli storici le armi specifiche che ogni personaggio avrebbe portato, e perché. Il lavoro di Dunne includeva la ricerca delle dimensioni di spade, scudi e asce, l’approvvigionamento di legno per i manici delle armi e l’attinenza di ogni arma all’epoca. Si è quindi avvalso del lavoro di esperti fabbri nella sua fonderia a Dublino, si assicurato che le armi fossero forgiate nello stile appropriato, sia slavo che islandese. Erano repliche a livello di museo.

Le armi dei berserker, ad esempio, dovevano riflettere la loro inclinazione per il combattimento corpo a corpo e a distanza ravvicinata, con rapidi attacchi furtivi; i vichinghi slavi erano più inclini a usare spade e lanciare lance da lunghe distanze, tenendo a bada i loro nemici a distanza.

“I berserker avevano spalle grandi e meno libertà di movimento con le braccia, quindi usavano i seaxe, dei coltelli a lama lunga, asce corte e occasionalmente scudi”, afferma Dunne. “Ai berserker piaceva essere barbari, scagliarsi addosso al nemico, mordere e affondare; gli slavi invece combattevano da lontano”.

Per molte scene di combattimento, i duplicati delle armi in metallo erano di gomma o bambù per garantire la sicurezza; la dettagliata verniciatura ha fatto sembrare queste armi fittizie come reali.

Il coordinatore degli stunt C.C. Smiff (Il Trono di Spade) ha lavorato con gli attori, tra cui Alexander Skarsgård, per pianificare le battaglie, concentrandosi sull’autenticità dei movimenti e sul modo corretto di maneggiare spade, scudi e asce durante le pesanti sequenze d’azione.

LE RIPRESE

The Northman è il primo film d’azione di Eggers, che in circostanze normali avrebbe consentito al direttore della fotografia Jarin Blaschke di ampliare l’accesso all’attrezzatura per fotocamere da 35 mm e un maggiore margine di manovra riguardo allo stile della fotografia. Ma Eggers ha voluto mantenere l’approccio a telecamera singola, che i due hanno già provato 13 anni fa nel cortometraggio “The Tell-Tale Heart”, basato sul racconto di Edgar Allan Poe.

“Sono abituato a lavorare con Robert su questi contenuti a due e quattro protagonisti”, afferma Blaschke, riferendosi a produzioni su scala ridotta con un numero minimo di personaggi e location in spazi per lo più contenuti. “Non stavamo cercando di avvicinarci a Birdman o 1917, ma di ridurre le cose all’essenziale, il che ha comportato una pianificazione più lunga. Come fare a comprimere tutto questo footage con tanti personaggi e idee astratte, in flussi di informazioni piacevoli e puliti?”

Poiché The Northman è un film d’azione con sequenze di combattimento meticolosamente coreografate con centinaia di comparse, che si svolge in più location e villaggi che rappresentano paesi, culture e regioni diverse, la decisione di filmare con una singola telecamera con conseguente minor numero di tagli al montaggio, è stato controversa.

“Il tipo di cinema che piace a Jarin e me, è realizzato da filmmaker che raccontano storie con semplicità e franchezza, e che cercano di trovare immagini essenziali con cui raccontarle”, afferma Eggers. “Capisco che altri registi preferiscano girare i film di questo genere con più telecamere e molto coverage, perché è difficile farlo in un altro modo. La pressione di pianificare la riuscita del nostro progetto utilizzando una singola telecamera è stata frustrante, e ha sicuramente fatto trepidare lo Studio”.

Quando a marzo 2020 si è presentato il blocco causato dal COVID, Eggers e Blaschke avevano già realizzato lo storyboard del 95% del film, fino ai suoi ritmi d’azione specifici, quindi erano ben preparati a ricominciare le riprese a cessazione del lockdown, avvenuto nell’agosto dello stesso anno.

The Lighthouse aveva un’estetica diversa, influenzata dalle origini della fotografia, e The Witch ha utilizzato dipinti d’epoca per l’ispirazione visiva e il tono, ma nonostante un elaborato lookbook ideato da Eggers e il vantaggio aggiuntivo della meticolosa ricerca del regista, a Blaschke mancavano riferimenti visivi specifici per The Northman.

“Robert voleva riprese dense e long take mentre accadono molte cose sullo sfondo: fotogrammi ricchi che andavano avanti all’infinito”, afferma Blaschke.

The Northman ha fornito a Blaschke nuovi strumenti e tecniche, tra cui riprese in movimento, camera-car, gru, coordinatori stunt e coreografi che hanno fatto scorrere le scene d’azione in modo fluido, in modo che lui ed Eggers potessero catturare il movimento con un’unica telecamera.

Una delle scene più difficili da girare è stata l’incursione dei berserker, la seconda grande sequenza d’azione del film dopo la decapitazione di re Aurvandil. La sfida per Blaschke è stata catturare non solo il raid, ma anche tutto ciò che accade ai margini della scena.

“È semplice da guardare per 90 secondi sullo schermo”, afferma Blaschke. “Ma ci sono voluti quattro giorni per girare la scena: l’approccio multicamera sarebbe stato un incubo”.

Il raid dei berserker consiste in un’inquadratura lunga, complicata e molto coreografata con pochi elementi in movimento, il che la rende una delle scene più avvincenti del film.

“Realizzare qualcosa di simile a questa scena è molto difficile”, dice Eggers. “I grandi film d’azione e avventura, implicano decine e decine di tagli, perché i realizzatori utilizzano più telecamere e catturano le scene da varie angolazioni. Il nostro film è diverso e si muove in modo diverso, perché non ci sono così tanti tagli. Si spera che sia più coinvolgente”.

Per Skarsgård girare le scene di combattimento con telecamera singola è stata una sfida, perché ha richiesto agli attori e alle controfigure di ripetere la stessa scena più volte.

“Girare quelle scene è stato mentalmente e fisicamente estenuante, perché abbiamo dovuto girarne alcune 25 volte”, dice Skarsgård. “Se un pugno nel playback non era evidente, bisognava rifare tutto da capo. Speriamo che il pubblico si accorga della diversità dell’approccio a telecamera singola, per la maggiore fluidità nelle scene di combattimento, essendoci meno tagli. Sembra più coinvolgente e reale, come se si stesse lì”.

Anche il maltempo si è rivelato un ostacolo per la troupe, ma molti attori lo hanno accolto con favore.

“Nei film di Robert, il tempo conta. Il bel tempo è brutto. Volevamo il maltempo e ce l’abbiamo avuto”, dice Dafoe.

Aggiunge Claes Bang: “Abbiamo filmato sui pendii delle colline dell’Irlanda del Nord con il fango fino alle ginocchia, facendo difficoltà a stare in piedi”, afferma Claes Bang. “La pioggia e il vento hanno dato un valore aggiunto alla storia. Lavorare in quelle condizioni è stata una sfida: con tutte le riprese singole, i grandi allestimenti, i cavalli, le comparse, il fango”.

“Non c’è stato bisogno di ricorrere all’immaginazione per entrare nello spazio mentale vichingo nell’Irlanda del Nord dove abbiamo girato”, ride la Taylor-Joy. “Robert urlava, devi sembrare infreddolita e infelice, e io mi sentivo davvero infreddolita e triste! Non era necessario recitare!”.

I COSTUMI

La costumista Linda Muir è stata incaricata di creare abiti per tre mondi cinematografici distinti in The Northman, che rappresentano culture e tradizioni diverse, e implicavano centinaia di comparse.

Il film ha segnato anche la sua prima esperienza nella progettazione di elmi ed armature.

“Il gran numero di costumi è stata una sfida enorme”, afferma la Muir. “Il nostro supervisore ai costumi ha stilato i numeri: 158 modelli dai quali abbiamo realizzato 918 capi principali cuciti a mano. Solo la regina Gudrún indossa 20 modelli dello stesso design, ognuno per scopi diversi”.

La Muir ha iniziato la sua ricerca esauriente sull’era Vichinga leggendo le Saghe degli Islandesi, un corpus di letteratura medievale che descrive le vite e le azioni degli uomini e delle donne norvegesi che si stabilirono per la prima volta in Islanda intorno all’anno 870. “Ma le saghe furono scritte 200 anni dopo il periodo su cui ci stavamo concentrando, cioè il X° secolo”, aggiunge la Muir. I costumi che voleva ricercare non esistevano.

Si è affidata alle lezioni online dell’autore e studioso vichingo Neil Price, per comprendere meglio la mentalità vichinga e il loro sistema di credenze, senza però riuscire ad avere molte informazioni sull’abbigliamento.

“Il grosso problema riguardo all’abbigliamento dell’età Vichinga è la mancanza di esemplari rimasti: ci sono frammenti, ma non un singolo indumento completo, tantomeno un intero vestito”, afferma la costumista. “Inoltre, non ci sono resoconti scritti della vita quotidiana del periodo, poiché per altri 200 anni vigeva ancora una tradizione orale. Non esistono informazioni precise sui colori, lo stile e le tecniche di fabbricazione degli abiti”.

Dopo aver consultato libri sul taglio e il cucito di abiti altomedievali, ha setacciato siti online che disegnano e vendono vestiti a figuranti vichinghi. Tramite questa community, ha trovato tessitori per twill e lana per armature, oltre ad altri indumenti e accessori.

Ha visitato il British Museum per raccogliere altri dettagli medievali per poi rivolgersi a noleggi cinematografici a Londra, Roma e Madrid, dove ha trovato alcuni elementi da utilizzare sullo schermo. Per The Northman, la Muir ha dovuto realizzare da zero ogni capo, armature comprese.

Le sue ricerche hanno portato alla realizzazione di 120 costumi originali. Per gli abitanti dei villaggi slavi, schiavi baltici, lavoratori domestici e donne e uomini vichinghi di alto e basso rango ci sono voluti circa 750 indumenti maschili e 430 indumenti femminili.

La produzione era divisa in tre mondi cinematografici distinti, ognuno dei quali richiedeva costumi diversi in termini di ricchezza, rango e posizione sociale del personaggio. Il primo mondo, un regno insulare, necessitava di abiti vichinghi di alto rango adatti ai reali, oltre a cotta di maglia di ferro e armamentario per una squadra di assassini a cavallo.

Il secondo mondo, uno dei più elaborati del film in termini di gamma di design creati dalla Muir, è la Terra dei Rus, dove Amleth e i berserker fanno irruzione in un villaggio slavo in piena estate. Qui c’erano modelli con influenze dell’Europa orientale, come tuniche di lino, costumi da battaglia in pelliccia (compresi elaborati copricapi di animali), abiti sontuosamente ricamati per le donne del villaggio slavo e un completo mozzafiato per la misteriosa veggente, interpretata da Björk.

“L’arte del ricamo era un atto spirituale in questo tipo di villaggio, nonché un mezzo di comunicazione, e il suo costume riflette il suo status di super-comunicatrice per il villaggio, e per gli dei”, dice la Muir. “Se ogni donna ricama sulle proprie vesti le sue benevole speranze per i familiari, allora la veggente ‘scrive’ per tutta la comunità. Utilizzo il verbo ‘scrivere’ perché pare che a quel tempo la parola slava per ‘ricamare’ è quella che ora usiamo per ‘scrivere’ ”.

Nel film, Björk indossa lo stesso abito di lino degli abitanti del villaggio slavo, inclusa Olga interpretata da Anya Taylor-Joy, ma gli accessori che mostra nella sua breve apparizione la elevano a un livello ultraterreno che trasuda potere e soggezione: il suo lungo vestito è interamente coperto da ricami; la gonna aperta sul davanti era composta da cinture intrecciate cucite a mano verticalmente e impreziosita da campanelli fatti appositamente per il film; i parabraccia in corteccia di betulla sono fermati da sottili fasce intrecciate con tavolette; e il copricapo dell’attrice è la versione di un tradizionale copricapo da sposa ucraino. È “sposata” con gli dei.

“Robert immaginava Björk con un copricapo fatto di grano, ma alla fine il nostro era d’orzo con una sezione di lino ricamato sulla fronte a cui abbiamo appeso degli anelli d’oro e dei fili di conchiglie di ciprea che nascondevano i suoi occhi mancanti”, dice la Muir, che ha trovato le perle di vetro per il copricapo a un festival vichingo a York. “Solo per la strega slava abbiamo realizzato diciotto collane diverse”.

Per i copricapi di animali indossati durante l’incursione dei berserker, la Muir si è rivolta ad una coppia italiana di design di creature, uno scultore e un pellicciaio, che hanno modellato le teste degli animali a Roma. In totale sono stati progettati tredici copricapi di lupi e di orsi, mentre per Skarsgård è stato realizzato un pezzo unico, dato che il suo spirito animale durante il raid è un ibrido tra i due.

Il terzo mondo cinematografico nel film è la fattoria di famiglia di Fjölnir in Islanda, dove la Muir ha usato prevalentemente la lana per creare indumenti di alto rango, seppur non ostentati, per i quattro membri principali della famiglia, inclusi mantelli di lana pelosi per Fjölnir, vesti con lunghi strascichi per la regina Gudrún, e abiti semplici di lino per i suoi due giovani figli: ognuno trasmette un’aria di prosperità attraverso linee nitide e belle. Un mondo lontano dal magico mondo degli slavi.

La Muir ha dovuto vestire personaggi soprannaturali nei primi due mondi, incluso il cadaverico Re Guerriero abitante del Tumulo che torna in vita durante una scena rituale con Amleth.

“L’attore Ian Whyte è alto più di due metri, e il nostro reparto addetto alle protesi ha creato una testa e delle mani che lo facevano sembrare uno scheletro”, dice la Muir. “Il suo costume doveva sembrare che coprisse le ossa, quindi abbiamo reso i suoi indumenti marci e logori, con parabraccia e gambiere dorati e un elmo d’argento ed oro”.

Lavorando con il designer di armature Giampaolo Grassi, la Muir per accentuare gli stili di armeria per il suo lavoro su The Northman, si è rivolta all’illustratore dell’era Vichinga Andrew Cefalu.

“Gli eserciti vichinghi spesso si vestivano in base allo status, quindi dovevamo avere una varietà di look”, afferma la costumista. “Il soldato di fanteria di basso rango poteva avere una protezione minima della pelle, mentre i vichinghi di rango superiore indossavano elaborate cotte di maglia d’acciaio ed elmi di metallo”.

Eggers aveva richieste estremamente particolari sulla vestibilità degli elmi in The Northman, aggiungendo ulteriore lavoro per la Muir e la sua squadra di costumisti.

“Voleva una vestibilità aderente, e per i caschi con sopracciglia o maschere di metallo, le aperture per gli occhi e la lunghezza del paranaso dovevano essere precise ed esatte”, conclude la Muir.

LE MUSICHE DI THE NORTHMAN

Per dare vita all’era Vichinga dal punto di vista sonoro, Eggers si è rivolto ai musicisti britannici Robin Carolan e Sebastian Gainsborough, principalmente compositori elettronici, entrambi alla loro prima colonna sonora cinematografica. Eggers ha incontrato Carolan per la prima volta quando vivevano a Brooklyn, prima che diventasse famoso con The Witch; mentre Carolan ha conosciuto Gainsborough in occasione del suo progetto musicale Vessel, che è stato firmato con l’etichetta discografica di culto di Carolan, la Tri Angle.

Carolan conosceva bene la natura meticolosa del lavoro di Eggers, avendo letto le sue sceneggiature, tra cui The Lighthouse.

“Le sceneggiature precedenti erano brani di musica da camera: due persone in una stanza che si affrontavano”, dice Carolan. “Con The Northman invece c’era una vasta gamma di personaggi in più luoghi: la portata era intimidatoria”.

Per la colonna sonora Eggers voleva strumenti dell’era Vichinga, principalmente a fiato e a corda, con concessioni fatte per i tamburi, un punto controverso tra gli storici che discutono del loro utilizzo tra le culture nordiche nell’era Vichinga.

Carolan e Gainsborough hanno dovuto acquisire una conoscenza pratica di strumenti oscuri come il Tagelharpa, una lira con corde fatte di crine di cavallo, così come il langspil, una cetra Islandese, e cornamuse e corni di legno, osso e corno di animale. “Non avevamo mai usato questi strumenti, e dovevamo trovare un modo per ottenere ciò di cui avevamo bisogno”, afferma Carolan. Anche gli ipotetici stili di canto vichingo erano integrati nel suono, dal canto gutturale a quello ispirato al kulning, una specie di jodel nordico. Carolan e Gainsborough si sono consultati con il musicologo danese Poul Høxbro, specializzato nel ricreare la musica dell’era Vichinga, che li ha anche presentati a musicisti e cantanti esperti in queste tradizioni.

“Inizialmente avremmo evitato violini e violoncelli, e qualsiasi strumento usato negli ultimi 500 anni”, afferma Gainsborough. “Con le trame irregolari e arcaiche di The Northman, non volevamo che un suono troppo curato, regolare. Musicalmente siamo rimasti il ​​più vicino possibile all’era Vichinga”.

Alla fine, gli strumenti vichinghi sono stati rafforzati da archi sinfonici e coro. Carolan e Gainsborough hanno creato una colonna sonora ipnotica, crescente, coinvolgente e a tratti fragorosa.

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IL CAST ARTISTICO

ALEXANDER SKARSGÅRD (Amleth) è un attore vincitore di Golden Globe, Emmy e SAG che continua ad incarnare con disinvoltura ruoli impegnativi, evolvendosi con ogni nuovo progetto, e che rapidamente sta diventando uno degli attori più richiesti di Hollywood.

Nel 2017 ha vinto l’Emmy, il Golden Globe, il Critics Choice e lo Screen Actors Guild Award per la sua interpretazione inquietante di Perry nella miniserie della HBO premio Emmy, Big Little Lies, con Nicole Kidman e Reese Witherspoon.

Skarsgård ha recitato nella serie limitata di AMC La tamburina insieme a Michael Shannon e Florence Pugh. E’ inoltre apparso al fianco di Jeffrey Wright in Hold the Dark di Jeremy Saulnier per Netflix.

Skarsgård ha recentemente recitato al fianco di Keira Knightley e Jason Clarke nel film drammatico La conseguenza per Fox Searchlight; in Operazione Hummingbird – E’ tutto appeso a un filo, con Jesse Eisenberg e Salma Hayek; in Non succede, ma se succede… con Charlize Theron e Seth Rogan per Lionsgate; in The Kill Team di A24, una drammatica rivisitazione del pluripremiato documentario di guerra di Dan Krauss; e ne L’ombra dello scorpione per CBS All Access al fianco di James Marsden e Odessa Young, basato sul romanzo di Stephen King.

Alex recentemente ha fatto parte del cast di Godzilla Vs Kong con la regia di Adam Wingards per Legendary, che è uscito su HBOMax il 31 marzo 2021.

Tra i suoi film ricordiamo: The Legend of Tarzan della Warner Bros, diretto da David Yates; Mute di Duncan Jones, al fianco di Paul Rudd; War On Everyone – Sbirri senza regole, con Michael Pena; l’acclamato successo al Sundance Diario di una teenager, al fianco di Kristen Wiig e Bel Powley; Melancholia di Lars Von Trier, al fianco di Kirstin Dunst; Quello che sapeva Maisie, al fianco di Julianne Moore; Hidden: senza via di scampo, al fianco di Andrea Riseborough; Disconnect, al fianco di Jason Bateman; The Giver – Il mondo di Jonas, con Jeff Bridges e Meryl Streep; The East, con Brit Marling ed Ellen Page; e Battleship della Universal, con Taylor Kitsch e Rihanna.

La performance rivoluzionaria di Skarsgård è stata nella serie acclamata dalla critica della HBO Generation Kill. In seguito è diventato famoso come uno dei protagonisti della popolare serie della HBO True Blood, che ha concluso le sue sette stagioni di successo nel 2014.

NICOLE KIDMAN (Regina Gudrún) è un’attrice premio Oscar, Golden Globe, SAG ed Emmy, che ha conquistato il pubblico americano con la sua interpretazione acclamata dalla critica nell’avvincente thriller psicologico australiano del 1989 di Phillip Noyce Ore 10: calma piatta. Da allora la Kidman è diventata un’attrice e produttrice premiata e riconosciuta a livello internazionale, nota per la sua gamma e versatilità dei personaggi interpretati.

La Kidman è stata recentemente nominata per un Golden Globe e un SAG Award come Migliore Attrice in una serie limitata per il suo ruolo in The UndoingLe verità non dette della HBO, al fianco di Hugh Grant, di cui è anche produttrice esecutiva con la sua Blossom Films. Il programma ha fatto la storia della HBO come la prima serie originale ad aumentare costantemente il numero di spettatori settimana dopo settimana nel corso della sua stagione. Ha inoltre ritratto Angie Dickinson nell’adattamento Netflix di Ryan Murphy del musical di successo di Broadway The Prom, al fianco di Meryl Streep, Kerry Washington e James Corden; il film è stato presentato in anteprima l’11 dicembre 2020. Di recente ha terminato la produzione di Nove perfetti sconosciuti per Hulu, che ha prodotto con la sua Blossom Films.

Nel 2003, la Kidman ha vinto un Oscar per la sua interpretazione di Virginia Woolf in The Hours di Stephen Daldry, per il quale ha anche vinto un Golden Globe e un BAFTA Award. È stata anche nominata agli Oscar per le sue performance nell’innovativo musical di Baz Luhrmann, Moulin Rouge!, in Rabbit Hole di John Cameron Mitchell e in Lion – La strada verso casa di Garth Davis. La Kidman ha anche prodotto Rabbit Hole, il primo lungometraggio della Blossom Films. Ultimamente ha recitato in Being the Ricardos di Aaron Sorkin, al fianco di Javier Bardem.

La Kidman ha portato a casa il suo primo Golden Globe per la sua interpretazione in Da morire di Gus Van Sant. Il successivo è arrivato nel 2002 quando è stata nominata sia come Migliore Attrice in un musical per Moulin Rouge! che come Miglior Attrice in un film drammatico per il thriller psicologico di Alejandro Amenabar, The Others, vincendo il premio come Miglior Attrice in un musical. Ha anche ricevuto le nomination ai Golden Globe per i film Billy Bathgate – a scuola di gangster; Ritorno a Cold Mountain; Birth – Io sono Sean; Rabbit Hole; The Paperboy; Lion – La strada verso casa e Destroyer.

Tra gli altri suoi crediti cinematografici: Eyes Wide Shut; Nine; Il sacrificio del cervo sacro; L’inganno; Boy Erased – Vite cancellate e Aquaman. È apparsa anche in Bombshell – La voce dello scandalo di Jay Roach, al fianco di Charlize Theron e Margot Robbie.

In televisione, la Kidman ha recitato in Hemingway e Gellhorn della HBO al fianco di Clive Owen nel 2012 (nominata agli Emmy, agli Screen Actors Guild e ai Golden Globe). Nel 2017 è tornato sul piccolo schermo con la serie limitata Big Little Lies, insieme a Reese Witherspoon, Laura Dern, Zoe Kravitz e Shailene Woodley per la HBO, co-prodotta esecutivamente dalla Blossom Films. La Kidman per il suo ruolo di Celeste ha ricevuto i premi Emmy, Golden Globe, Critics Choice e Screen Actors Guild. La serie invece ha ricevuto un Emmy Award, un Golden Globe e un Critics Choice Award per la Migliore Serie limitata. La seconda stagione della serie è stata presentata in anteprima nel giugno 2019.

Per il teatro, la Kidman ha debuttato sul palcoscenico londinese nell’autunno del 1998, recitando con Iain Glen in The Blue Room, moderno adattamento di David Hare de La Ronde di Schnitzler. Per la sua interpretazione l’attrice ha vinto il London’s Evening Standard Award ed è stata nominata nella categoria Migliore Attrice per un Laurence Olivier Award. Nel 2015 è apparsa sul palco del West End in Photograph 51 di Anna Ziegler, per il quale ha ricevuto vinto il London’s Evening Standard Award.

Nel gennaio del 2006, la Kidman è stata insignita della più alta onorificenza australiana, il Companion in the Order of Australia. Inoltre è stata nominata, e continua ad esserlo, Ambasciatrice di buona volontà del Fondo di sviluppo delle Nazioni Unite per le Donne, UN Women. Insieme al marito Keith Urban, ha aiutato a raccogliere milioni di dollari nel corso degli anni, per il Women’s Cancer Program, un centro di ricerca di fama mondiale sulle cause, il trattamento, la prevenzione e l’eventuale cura del cancro delle donne. Nel 2017, il Festival di Cannes ha onorato la Kidman con un premio speciale per il suo lavoro e per la sua lunga storia con il festival. È una delle sole otto persone ad aver mai ricevuto questa onorificenza nei 70 anni di storia del festival.

Lo scorso dicembre, la Kidman ha annunciato la sua partnership con SeraLabs. Entra a far parte del marchio come partner commerciale strategico e brand ambassador globale. Lavorerà alla linea Seratopical del marchio, una linea di prodotti topici al CBD contro l’invecchiamento e la disidratazione della pelle.

CLAES BANG (Fjölnir) ha studiato presso la Scuola Nazionale di Teatro della Danimarca. Era già un volto familiare sul palcoscenico e sullo schermo del Nord Europa prima del suo ruolo da protagonista di Christian in The Square di Ruben Östlund, che ha vinto la Palma d’Oro a Cannes nel 2017. Il film è stato anche nominato all’Oscar e ha fatto vincere a Bang il riconoscimento come Miglior Attore agli European Film Award. Nel 2018, Bang ha recitato al fianco di Claire Foy in Millennium: Quello che non uccide di Fede Alvarez, e al fianco di Claris Van Houten in The Glass Room di Julius Sevcík. Ha lavorato in The Last Vermeer; La tela dell’inganno e La baia del silenzio nel 2020, e più recentemente è apparso nella commedia di Doug Liman Locked Down, con Anne Hathaway e Chiwetel Ejiofor. A breve lo vedremo poi nel dramma di Antonia Campbell-Hughes It Is In Us All.

I crediti televisivi di Bang includono Borgen – Il potere; The Bridge e la serie tedesca Sibel & Max. Ha interpretato Sasha nella quinta stagione della serie di Showtime The Affair: Una relazione pericolosa e ha ricoperto il ruolo del protagonista nella rivisitazione di Dracula di Steven Moffat e Mark Gatiss per Netflix.

Tra i suoi progetti recenti: Dirty Diana, un podcast drammatico, in cui ha recitato insieme a Demi Moore, e l’audiolibro Penguin Kallocain.

Bang parla fluentemente cinque lingue, ed è anche un cantante, cantautore e pianista di talento.

ETHAN HAWKE (Re Aurvandil) è un artista quattro volte candidato all’Oscar e una delle star più versatili di Hollywood: attore, sceneggiatore, regista, produttore e autore di best seller.

Come regista, torna col documentario in sei parti The Last Movie Stars, uno sguardo alle vite di Joanne Woodward e Paul Newman, in arrivo su CNN+ e HBO Max. Di recente ha diretto, co-sceneggiato e prodotto il film biografico musicale di IFC Films, Blaze, e nel 2014 ha debuttato nel documentario Seymour: An Introduction.

Quest’anno Hawke apparirà al fianco di Oscar Isaac nella nuova serie Marvel Moon Knight, in streaming su Disney+, e in due film importanti: The Northman di Robert Eggers al fianco di Nicole Kidman, Alexander Skarsgaard, Willem Dafoe, Björk e altri, e il thriller Blumhouse Black Phone, la cui uscita è prevista per il 24 giugno.

Tra i suoi progetti imminenti: il film Netflix Leave the World Behind del regista Sam Esmail interpretato al fianco di Julia Roberts e Mahershala Ali, che segue la storia di due famiglie che sono costrette a stare insieme in un lungo weekend dove andrà terribilmente tutto male; il film di Apple+ Raymond and Ray al fianco di Ewan McGregor, la storia di due fratellastri cresciuti nell’ombra di un padre terribile.

Nel 2020, Hawke ha ricevuto il plauso universale e un Peabody Award per il suo debutto televisivo, la serie limitata Showtime The Good Lord Bird, in cui ha recitato, è stato produttore esecutivo e co-sceneggiatore. La sua prolifica filmografia nella recitazione include L’attimo fuggente; Giovani, carini e disoccupati; Gattaca – La porta dell’universo; Training Day; Onora il padre e la madre; Boyhood; Born to be Blue; Maudie: Una vita a colori; la trilogia di Richard Linklater Prima dell’alba, Prima del tramonto e Before Midnight; e First Reformed – La creazione a rischio del 2018 per il quale ha vinto l’Independent Spirit Award tra i molti premi come “Miglior Attore”.

Come attore teatrale nominato al Tony Award ha recitato a Broadway cinque volte, l’ultima nel revival di True West di Sam Shepard; oltre a The Coast of Utopia; Macbeth; Enrico IV; e Il gabbiano.

Autore di best seller, nel 2021 Hawke ha pubblicato due nuovi lavori: A Bright Ray of Darkness; e la graphic novel Meadowlark: A Coming-of-Age Crime Story, la sua seconda collaborazione con l’illustratore Greg Ruth dopo la loro graphic novel Indeh. Le opere scritte di Hawke includono anche i romanzi Amore giovane e Mercoledì delle ceneri; e il libro per bambini Le regole del cavaliere.

ANYA TAYLOR-JOY (Olga) ha fatto irruzione sulla scena con la sua interpretazione in The Witch di A24, che ha ottenuto ottime recensioni quando è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2015. Nel suo primo lungometraggio, lo scrittore/regista Robert Eggers racconta la storia di una famiglia di pellegrini assediata da una forza soprannaturale. L’attrice per la sua performance ha vinto il Breakthrough Actor ai Gotham Award, e il Best Female Newcomer Award agli Empires Award.

La Taylor-Joy ha recentemente conquistato il pubblico di tutto il mondo con il suo ruolo nella serie acclamata dalla critica di Netflix, La regina degli scacchi. Basato sull’omonimo romanzo di Walter Tevis del 1983, è la più grande serie limitata di Netflix fino ad oggi, ed è stata trasmessa in streaming con un record di 62 milioni di spettatori nei primi 28 giorni. Per il suo ritratto di Beth Harmon, ha vinto il Golden Globe e il Critics’ Choice Award, ed è stata nominata per un SAG Award.

L’attrice è recentemente apparsa nel thriller psicologico di Edgar Wright Ultima notte a Soho, uscito lo scorso ottobre.

La Taylor-Joy interpreterà il ruolo protagonista in Furiosa, uno spin-off del film campione d’incassi di George Miller Mad Max: Fury Road, che sarà presentato in anteprima a giugno 2023.

La sua vasta filmografia include Emma di Autumn de Wilde, per il quale è stata nominata per un Golden Globe; Split and Glass, il secondo e ultimo capitolo della trilogia Unbreakable di M. Night Shyamalan; il fortunato Amiche di sangue di Focus Features; la commedia animata d’avventura Playmobil: The Movie, per StudioCanal; Marrowbone della Universal; Morgan di FOX; The New Mutants della Marvel; e Radioactive di Amazon.

In televisione, la Taylor-Joy ha recitato nella miniserie BBC/PBS Masterpiece The Miniaturist; ha doppiato il personaggio di Brea nell’acclamata serie fantasy di Netflix The Dark Crystal; e ha recitato nella quinta stagione dell’epopea gangster Peaky Blinders.

GUSTAV LINDH (Thórir) è un astro nascente del cinema e della televisione svedese, nominato European Shooting Star del 2021. Nel 2020 ha recitato nel film Orca di Josephine Bornebusch, girato e distribuito durante la pandemia ottenendo grande successo di critica. Nel 2019 ha recitato nel film danese Queen of Hearts, al fianco di Trine Dyrholm e diretto da May el-Toukhy, grazie al quale si è aggiudicato il premio come Miglior Attore Non Protagonista ai Bodil Awards 2020.

Il primo lungometraggio di Gustav è stato Il cerchio, diretto da Levan Atkin, in cui ha recitato al fianco di Josefin Asplund e Sverrir Gudnason.

I suoi recenti crediti televisivi includono: Love Me, interpretato e creato da Josephine Bornebusch. Ha anche recitato in entrambe le stagioni della serie di successo Jordskott, diretta da Henrik Björn, così come nel film drammatico del 2019 Beartown, diretto da Peter Grönlund. Inoltre, Gustav è apparso in Top Dog e nel film drammatico poliziesco Springfloden, diretto da Pontus Klänge.

ELLIOTT ROSE (Gunnar) ha mostrato un vivo interesse per la recitazione sin dalla tenera età, e nel fine settimana ha frequentato la scuola di teatro. La sua forte voce cantata e la naturale disinvoltura sul palco non sono passate inosservate, e ha ottenuto il ruolo del giovane Charlie nel musical del West End Kinky Boots. Rose ha poi continuato a recitare nella tournée nel Regno Unito del musical Dr. Dolittle, nel ruolo di Tommy Stubbins. È tornato sul palco del West End di Londra nei panni di Tommy nel premiato spettacolo Matilda: The Musical. Nel tempo libero Rose è un cantante e musicista, suona la batteria, la chitarra e compone le proprie canzoni. Gli piace l’atletica, la ginnastica e gioca a rugby nella squadra locale, sport che ha sospeso per dedicarsi alla sua carriera di attore.

WILLEM DAFOE (Heimir il Folle) nella sua leggendaria carriera ha girato oltre cento film, ed è un artista rispettato a livello internazionale per aver portato versatilità, coraggio e audacia ad alcuni dei film più iconici di tutti i tempi. La sua curiosità artistica nell’esplorazione della condizione umana, lo ha spinto a seguire progetti in tutto il mondo, grandi e piccoli, in film hollywoodiani o indipendenti.

Nel 1979, venne ingaggiato per un ruolo in I cancelli del cielo di Michael Cimino, che però lo licenziò. Da allora ha collaborato con registi che rappresentano un’enciclopedia virtuale del cinema moderno: James Wan, Robert Eggers, Sean Baker, Kenneth Branagh, Kathryn Bigelow, Sam Raimi, Alan Parker, Walter Hill, Mary Harron, Wim Wenders, Anton Corbijn, Zhang Yimou, Wes Anderson, Martin Scorsese, David Lynch, Oliver Stone, William Friedkin, Werner Herzog, Lars Von Trier, Abel Ferrara, Spike Lee, David Cronenberg, Paul Schrader, Anthony Minghella, Theo Angelopoulos, Robert Rodriguez, Phillip Noyce, Hector Babenco, John Milius, Paul Weitz, I fratelli Spierig, Andrew Stanton, Josh Boone, Dee Rees e Julian Schnabel.

Dafoe ha ricevuto quattro nomination agli Oscar nella categoria Miglior Attore Non Protagonista per film come Platoon; L’ombra del vampiro, per il quale si è anche candidato al Golden Globe e allo Screen Actors Guild; Un sogno chiamato Florida, per il quale ha ricevuto anche nomination ai Golden Globe e allo Screen Actors Guild e, più recentemente come Miglior Attore per Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, per il quale ha ricevuto una nomination ai Golden Globe. Tra le altre candidature e premi ricevuti: due Los Angeles Film Critics Award, un New York Film Critics Circle Award, un National Board of Review Award, due Independent Spirit Award, la Coppa Volpi del Festival del cinema di Venezia e un Honorary Golden Bear alla carriera alla Berlinale.

Insieme alla moglie, la regista Giada Colagrande, hanno realizzato tre film: Padre; Una donna – A Woman e Before It Had a Name.

La sua naturale voglia di avventura è evidente in ruoli diversi, come per esempio Marcus, l’assassino d’élite che fa da mentore a Keanu Reeves nel noir John Wick; prestando la propria voce a Gill l’idolo moresco in Alla ricerca di Nemo ed a Ryuk il dio della morte in Death Note – Il quaderno della morte; nei panni di Paul Smecker, l’ossessionato agente dell’FBI nel classico The Boondock Saints – Giustizia finale, e dell’eroe della vita reale Leonhard Seppala, che nel 1925 guidò la Corsa del siero contro la difterite, con i cani da slitta dell’Alaska in Togo – Una grande amicizia di Ericson Core. Questo spirito è continuato nei recenti The French Dispatch di Wes Anderson, Siberia di Abel Ferrara e Il collezionista di carte di Paul Schrader.

Dafoe è uno dei membri fondatori di The Wooster Group, teatro collettivo sperimentale con sede a New York. Ha creato e lavorato in tutti i lavori del gruppo dal 1977 al 2005, sia negli Stati Uniti che all’estero. Da allora, ha lavorato con Richard Foreman in Idiot Savant al The Public Theatre (NYC); con Robert Wilson in due produzioni internazionali: The Life & Death Marina Abramovic e The Old Woman, al fianco di Mikhail Baryshnikov, e ha sviluppato una nuova opera teatrale diretta da Romeo Castellucci, basata su The Minster’s Black Veil di Nathaniel Hawthorne. Ha recentemente completato il lavoro sulla pièce di Marina Abramovic 7 Deaths of Maria Callas.

BJÖRK (Strega Slava) è nota soprattutto per essere una musicista innovativa. Da quando si è esibita come solista nel 1993, ha registrato nove acclamati album in studio, uno dei quali è un’esperienza “immersiva” in realtà virtuale intitolata Vulincura.

Ad agosto e settembre 2021, Björk ha trasmesso in streaming quattro spettacoli speciali per sensibilizzare le persone e raccogliere fondi per Kvennaathvarfið, un centro di accoglienza per donne a Reykjavik, e per gli enti di beneficenza a favore delle donne in tutto il mondo. Per queste esibizioni ha collaborato con più di 100 musicisti islandesi.

Il primo album di Björk, Debut, ha venduto più di 20 milioni di copie in tutto il mondo e negli anni ha vinto quattro Brit Award, quattro MTV VMA e, nel 2010, il Polar Music Prize della Royal Swedish Academy of Music, per la sua “musica profondamente personale, i testi, gli arrangiamenti e la sua voce unica”.

Nata a Reykjavík, in Islanda, The Northman segna il primo ritorno di Björk al cinema da quando ha interpretato il ruolo della non vedente Selma in Dancer in the Dark di Lars Von Trier, per il quale ha ricevuto una nomination ai Golden Globe come Migliore Attrice e una nomination all’Oscar per la Migliore Canzone originale. In precedenza, aveva recitato nel dramma carcerario islandese per la TV Broken Glass (1988), e nell’adattamento fiabesco di Nietzchka Keene The Juniper Tree (1993).

OSCAR NOVAK (Giovane Amleth) è un giovane attore britannico che ha già conquistato i direttori di casting ottenendo ruoli chiave in due film importanti. Oltre a interpretare il giovane Amleth (interpretato da adulto da Alexander Skarsgård) in The Northman di Robert Eggers, è stato anche scelto per interpretare il giovane Bruce Wayne (interpretato da adulto da Robert Pattinson) in The Batman di Matt Reeves.

Prima del suo significativo ingresso nei lungometraggi, Oscar è apparso nella serie drammatica storica della BBC Poldark nei panni di Jeremy Poldark, il figlio di Ross (interpretato da Aidan Turner). Novak è apparso in numerosi spot televisivi, tra cui EE Mobile e Green Party.

KATE DICKIE (Halldóra la Pitti) ha esordito nel cinema nel 2006 con il ruolo protagonista nel sorprendente dramma scozzese di Andrea Arnold Red Road, che le è valso il premio come Migliore Attrice sia ai British Independent Film Award che ai BAFTA Scotland Award. Nata in Scozia, ha studiato alla Royal Scottish Academy of Music and Drama (ora Royal Conservatoire of Scotland), e ha sviluppato un’impressionante carriera teatrale, apparendo nel pluripremiato Our Town di David Cromer, così come in Any Given Day ed Electra, per la quale è stata nominata come Migliore Attrice agli UK Stage Award. Inoltre, è apparsa in TV nella serie drammatica della BBC Tinsel Town (che le è valsa una candidatura ai BAFTA come Migliore Attrice scozzese).

Dopo Red Road, la Dickie ha interpretato in modo memorabile la travagliata Lysa Arryn ne Il Trono di Spade della HBO, ed è apparsa in ruoli ricorrenti o come ospite ne I pilastri della terra; Five Daughters; Taggart e The Vice.

I suoi crediti cinematografici includono: Somers Town di Shane Meadows, Prometheus di Ridley Scott, Prevenge di Alice Lowe e il debutto alla regia di Robert Eggers, The Witch. Ha vinto il suo secondo BAFTA Scotland Best Actress Award nel 2015 per Couple in a Hole, ed è apparsa anche in Star Wars: Gli ultimi Jedi e Tell it to the Bees. Tra i suoi film più recenti: il thriller d’azione Knuckledust – Fight Club; Wildfire di Cathy Brady e il lavoro di David Lowery sulla leggenda arturiana, Sir Gawain e il Cavaliere Verde.

RALPH INESON (Capitano Volodymyr) è noto per il suo lavoro nel pluripremiato film horror di Robert Eggers The Witch; nella serie HBO acclamata dalla critica Chernobyl e nell’avvincente serie drammatica della BBC The Capture.

Ineson è forse meglio conosciuto nel Regno Unito per aver avuto un ruolo regolare nella serie Chris Finch The Office, oltre ad essere apparso come Dagmer nel fenomeno globale della HBO Il Trono di Spade. L’attore ha da poco terminato le riprese di Misanthrope, al fianco di Shailene Woodley e Ben Mendelson, ed ha preso parte del cast di Macbeth di Joel Cohen; di The Last Victim di Naveen Chathapuram e dell’adattamento cinematografico di Tutti parlano di Jamie.

Nel 2021 è apparso al fianco di Jonathan Rhys Meyers come protagonista in Ai confini del mondo – La vera storia di James Brooke, e nel film acclamato dalla critica di A24 Sir Gawain e il Cavaliere Verde.

I crediti cinematografici di Ineson includono: il ruolo del famigerato Mangiamorte Amycus Carrow nei film di Harry Potter e, più recentemente, il film di Netflix La ballata di Buster Scruggs diretto da Joel ed Ethan Cohen. È apparso anche in Robin Hood di Ridley Scott; Sex and Drugs and Rock ‘n’ Roll; Il maledetto United; La vera storia di Jack lo Squartatore e Big Fish.

I REALIZZATORI

ROBERT EGGERS (Regista e co-sceneggiatore) è uno sceneggiatore e regista di Brooklyn. Originario del New Hampshire, Eggers ha iniziato a dirigere e progettare teatro classico e sperimentale a New York. E’ poi passato al cinema, dirigendo diversi cortometraggi e lavorando a lungo come scenografo per film, televisione, stampa, teatro e danza.

The Witch, il suo debutto cinematografico come sceneggiatore e regista, ha vinto il Directing Award nella categoria US Dramatic al Sundance Film Festival del 2015, dove è stato presentato in anteprima ottenendo il plauso della critica. Il film ha inoltre vinto gli Independent Spirit Award per la Migliore film d’Esordio e la Migliore Sceneggiatura d’esordio.

Il lavoro successivo di Eggers, The Lighthouse, è uscito alla fine del 2019, ottenendo il premio della critica del Festival di Cannes come Miglior Opera prima o seconda alla Quinzaine des Réalisateurs e alla Settimana della critica. Inoltre, è stato candidato agli Oscar e ai BAFTA per la Migliore Fotografia.

Eggers sta attualmente sviluppando diversi progetti, tra cui una rivisitazione di Nosferatu di F.W. Murnau.

SJÓN (Co-Sceneggiatore) è un autore islandese acclamato a livello internazionale, la cui scrittura copre varie forme letterarie e cinematografiche. Il suo lavoro più recente per il grande schermo è la sceneggiatura del film premiato a Cannes Lamb, con Noomi Rapace, che è diventato un campione d’incassi negli Stati Uniti, ed è stato nominato agli Oscar per Miglior Film straniero (Islanda).

Attualmente è impegnato nell’adattamento cinematografico di Hamlet insieme ad Ali Abbasi, regista di Border – creature di confine.

I romanzi e le poesie di Sjón sono stati tradotti in più di 40 lingue. Tra i suoi libri ci sono La volpe azzurra, From the Mouth of the Whale, Moonstone e CoDex 1962, per i quali ha vinto premi e nomination internazionali, tra cui il Nordic Council’s Literature Prize, The Independent Foreign Fiction Prize e il Premio Letterario Islandese. Nel 2017 Sjón è diventato il terzo scrittore scelto per contribuire alla Biblioteca del futuro – dopo Margaret Atwood e David Mitchell – un progetto culturale di land art con sede in Norvegia che renderà disponibili i manoscritti dopo 100 anni dall’avvio dell’iniziativa.

Alla cerimonia degli Oscar del 2001, Sjón è stato nominato per un Academy Award per i suoi testi in Dancer in the Dark di Lars von Trier.

Sjón vive e lavora a Reykjavík.

MARK HUFFAM P.G.A (Produttore) lavora nell’industria cinematografica dal 1983, e negli ultimi 17 anni si è concentrato sulla produzione. Il suo primo importante credito nella produzione è stato Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg, che ha vinto cinque Oscar agli Academy Awards del 1999. Nello stesso anno, Huffam ha ricevuto il premio Directors Guild of America per il Miglior Team di Produzione. Nel decennio successivo ha prodotto diversi film di successo come The Hours di Stephen Daldry, che ha ricevuto otto nomination all’Oscar, interpretato da Nicole Kidman che ha vinto la statuetta per la Miglior Attrice; Johnny English, che ha incassato 165 milioni di dollari al botteghino mondiale; i primi due film del fortunatissimo GOAL!, serie ambientata nel mondo del calcio internazionale; e Mamma-Mia!, che è stato un grande successo mondiale, incassando più di 600 milioni di dollari al botteghino, e diventare uno dei film più redditizi della Universal.

Nel 2008 ha fondato la Generator Entertainment con Simon Bosanquet per sviluppare e produrre una serie di film all’avanguardia di genere. I film della Generator ad oggi includono il thriller horror Freakdog, il dramma per adulti Cherrybomb e il thriller soprannaturale Ghost Machine. Ha anche prodotto la puntata pilota della popolarissima serie fantasy della HBO Il Trono di Spade, e in seguito è tornato a produrre altri 10 episodi dell’amato programma.

Il lavoro di produzione esecutiva di Huffam per la TV include le stagioni 1 e 2 di Raised by Wolves, il film Killing Jesus e Halo: Nightfall.

Nel 2011 Huffam ha iniziato a collaborare con Ridley Scott in veste di produttore esecutivo, della sua epopea di fantascienza Prometheus, a cui hanno fatto seguito The Counselor – Il procuratore, con Michael Fassbender, Brad Pitt e Cameron Diaz. Successivamente, sempre per Scott ha prodotto l’epopea biblica Exodus – Dei e re, il fortunato Sopravvissuto – The Martian, il sequel di Prometheus Alien: Covenant, il thriller Tutti i soldi del mondo e il film drammatico House of Gucci, con Lady Gaga e Adam Driver.

LARS KNUDSEN (Produttore) ha lanciato l’azienda Square Peg con Ari Aster nella primavera del 2019, dopo la loro collaborazione all’acclamato debutto alla regia di Aster Hereditary – Le radici del male e al suo seguito, Midsommar – Il villaggio dei dannati, entrambi con A24. Insieme, sono in post-produzione del prossimo film di Aster con Joaquin Phoenix, oltre ad una serie di film e progetti televisivi (la società ha un contratto di First Look TV con A24).

Knudsen ha prodotto oltre 30 film, tra cui: The Witch di Robert Eggers, Hereditary – Le radici del male e Midsommar – Il villaggio dei dannati di Aster, American Honey di Andrea Arnold, i film di Ira Sach Little Men, I toni dell’amore e Keep the Lights On, Senza santi in paradiso di David Lowery, Mother Of George di Andrew Dosunmu, Narco Cultura e Trophy di Shaul Schwarz, Beginners di Mike Mills e Old Joy di Kelly Reichardt.

JARIN BLASCHKE (Direttore della fotografia) è probabilmente famoso per la sua longeva collaborazione con Robert Eggers: The Northman segna il loro quinto film. Per le straordinarie immagini in bianco e nero di The Lighthouse del 2019, è stato nominato per un Academy Award, un BAFTA, e si è aggiudicato lo Spotlight Award dell’American Society of Cinematographers e l’Independent Spirit Award per la Migliore Fotografia. Per il suo lavoro unico in condizioni di scarsa illuminazione sul film d’esordio di Eggers The Witch, Blaschke è stato inserito tra i “10 Cinematographers to Watch” di Variety per il 2015, e uno dei “13 Breakthroughs of the Sundance Film Festival” dalla rivista MovieMaker.

Tra i suoi ulteriori crediti cinematografici: Shimmer Lake di Oren Uziel, Dark Hall di Rodrigo Cortés e Black Roads, il debutto alla regia dell’attore Alex Pettyfer. Per la televisione, Blaschke ha curato la fotografia di un episodio della serie Apple TV+ Servant di M. Night Shyamalan.

Il suo lavoro per gli spot commerciali – per marchi come Anheuser Busch, Calvin Klein, IBM, Dior, Heineken, Converse, Reebok e Atlantic Records – abbraccia tre continenti, mentre ha collaborato con artisti del calibro di Anjelica Huston e Floria Sigismondi in cortometraggi.

Durante gli anni di formazione, Blaschke ha lavorato anche come fotoreporter e come lighting designer per le riviste Vanity Fair e GQ.

CRAIG LATHROP (Scenografo) The Northman è la terza collaborazione di Craig Lathrop con il regista Robert Eggers, dopo The Witch e The Lighthouse. Per entrambi i film ha ricevuto diverse candidature a premi, tra cui Miglior Art Director / Scenografo ai Chicago Film Critics Association Award per The Witch, e Outstanding Achievement in Production Design – Feature Film dal Directors Guild of Canada per The Lighthouse.

Il primo lungometraggio di Lathrop come scenografo è stato Truffa al liceo del 2000, diretto da John Stockwell e interpretato da Jeff Daniels, Jena Malone e Paul Sorvino. Da allora, ha curato le scenografie di numerosi film, come Backcountry di Rob Connolly, The Empty Man di David Prior e Le strade del male di Antonio Campos, con Tom Holland, Robert Pattinson, Sebastian Stan ed Eliza Scanlen.

LINDA MUIR (Costumista) Nel corso di una lunga e celebre carriera, la costumista di Toronto Linda Muir ha lavorato in opere teatrali, lungometraggi, cortometraggi e progetti televisivi, abbracciando sceneggiature contemporanee, d’epoca e fantasy. Dal 1975 al 1992 ha disegnato costumi e scenografie per il teatro, tra cui Mabou Mines di Manhattan e l’innovativa prima produzione di Tamara, per la quale ha ricevuto un Dora Mavor Moore Award per i Migliori Costumi. La Muir è poi passata al cinema e alla televisione, dove ha mostrato con successo il suo talento nella scelta dei tessuti, dei colori e delle texture, la sua attenzione ai dettagli, e la capacità di rappresentare i personaggi attraverso gli abiti.

I segni distintivi della Muir sono la ricerca approfondita e la lettura assidua, che hanno fornito delle basi solide per i suoi disegni fantasiosi utili a produzioni che hanno ricevuto numerose nomination e premi. Tra queste ci sono Exotica di Atom Egoyan e When Night Is Falling di Patricia Rozema. Ha ricevuto il Sierra Award al Las Vegas Film Critics per Migliori Costumi per The Witch di Robert Eggers e il CAFTCAD le ha riconosciuto l’Eccellenza nel design dei costumi in un film d’epoca per il suo lavoro in The Lighthouse di Eggers.

MARALYN SHERMAN (Trucco e acconciatura). Mostrando talento per il trucco, i capelli e le protesi, per non parlare degli anni di grande esperienza in televisione e al cinema, Maralyn Sherman è da tempo un’artista molto apprezzata. Ha creato il trucco protesico per film come The Krays – I corvi; Il fantasma dell’opera e Operazione Valchiria, e ha lavorato come hair stylist e truccatrice per registi famosi come Ridley Scott (in The Counselor – Il procuratore e Sopravvissuto – The Martian), Joe Johnston (in Wolfman e Captain America: Il primo Vendicatore) e Zhang Yimou (in The Great Wall). Figlia di un maestro barbiere e diplomata alla Central St. Martin’s Art School, la Sherman ha iniziato come direttrice di un parrucchiere a Fulham Road a Londra, prima di entrare nella scuola di trucco della BBC. Accumulando esperienza come “truccatrice” della BBC al Television Center, ha continuato seguendo suo marito Aaron Sherman nella sua compagnia di trucco per effetti speciali, attraverso la quale la coppia ha vinto numerosi premi per la realizzazione e l’applicazione di protesi per TV, film e pubblicità. Oggi è una truccatrice e una hair stylist molto richiesta, che cura l’immagine di attori come Matt Damon, Jessica Chastain, Helena Bonham Carter ed Eddie Redmayne.

LOUISE FORD (Montaggio) The Northman segna la quinta collaborazione cinematografica di Louise Ford con Robert Eggers, dopo i recenti The Witch e The Lighthouse. È anche nota per il suo lavoro con Cory Finley (Bad Education, Amiche di sangue) e Paul Dano (Wildlife), tra gli altri.

ROBIN CAROLAN (Compositore) è un compositore e produttore musicale che risiede nell’Essex. Ad oggi è meglio conosciuto per aver fondato l’etichetta musicale indipendente, Tri Angle, e ha lavorato con artisti tra cui Forest Swords, serpentwithfeet, Holy Other, Clams Casino, Aluna George e Fatima Al Qadiri. Nel decennio 2010-2020, la produzione della Tri Angle è stata spesso acclamata dalla critica, guadagnandosi la reputazione di essere molto influente, in particolare all’interno della scena musicale elettronica. A Carolan è stato spesso attribuito il merito di aver contribuito a creare un suono che ha avuto un impatto sulle recenti tendenze musicali tradizionali. Oltre al suo lavoro con la Tri Angle, Carolan è noto per aver collaborato con Björk (tra i primi sostenitori dell’etichetta) in diverse occasioni, e nel suo album del 2017 Utopia è stato accreditato come “il quinto orecchio”. The Northman è la prima collaborazione di Carolan con il regista Robert Eggers. Insieme a Sebastian Gainsborough ha creato la colonna sonora di The Northman; i due musicisti in passato hanno lavorato spesso insieme, principalmente nell’acclamato progetto solista di Gainsborough, Vessel.

SEBASTIAN GAINSBOROUGH (Compositore) ha iniziato la sua carriera come produttore di musica elettronica sperimentale, con lo pseudonimo di Vessel, creando composizioni coinvolgenti, che con il primo album, Order of Noise (Tri Angle Records 2012) si è affermato come un artista all’avanguardia della nuova musica elettronica britannica. Punish, Honey del 2014 ha segnato un taglio netto da tutto ciò che aveva creato in precedenza, allontanandosi dagli strumenti di musica digitale a favore dell’hardware analogico e della strumentazione artigianale per sviluppare una gamma sonora del tutto unica. Red Sex è diventato un cult da quando ha accompagnato musicalmente il trailer di Mademoiselle di Park Chan Wook, le passerelle di Alexander McQueen nonché diventando la colonna sonora di una serie di opere di danza contemporanea. Dopo Punish, Honey l’attenzione di Gainsborough si è spostata su un approccio di gruppo ed esplorativo, collaborando con Immix Ensemble, Lucy Railton e Rakhi Singh su lavori più classici. Queen of Golden Dogs, il suo terzo album, è un vero e proprio mix di musica elettronica e classica. Il lavoro congiunto con Robin Carolan in The Northman segna la prima collaborazione di Gainsborough con il regista Robert Eggers.

NEIL PRICE (Storico) è titolare della Cattedra di Archeologia presso l’Università di Uppsala, in Svezia, dove è stato anche nominato Distinguished Professor dallo Swedish Research Council. Uno dei massimi esperti dell’era Vichinga, il suo lavoro sul campo, l’insegnamento e la ricerca lo hanno portato in più di 40 paesi. Price è membro di numerose accademie di letterati in Gran Bretagna e Scandinavia, inclusa la più antica della Svezia, la Royal Society of Sciences; nel 2017 gli hanno conferito il premio Thuréus per i suoi successi negli studi sui Vichinghi. Le sue pubblicazioni sono state tradotte in 16 lingue, ed è un frequente consulente e collaboratore per la televisione e il cinema.

TERRY GUNNELL (Storico) è Professore di Folkloristica all’Università d’Islanda. È autore di The Origins of Drama in Scandinavia (1995); editore di Masks and Mumming in the Nordic Area (2007) e Legends and Landscape (2008); e co-editore di The Nordic Apocalypse: Approaches to V†luspá e Nordic Days of Judgment (con Annette Lassen, 2013); e Málarinnogmenningarsköpun: Sigurður Guðmundssonog Kvöldfélagið (con Karl Aspelund), che ha ricevuto una nomination per il Premio di Letteratura Islandese (Íslenskubókmenntaverðlaunin) del 2017. Ha anche scritto una vasta gamma di articoli sulla religione norrena, credenze e leggende popolari nordiche, drammi e spettacoli popolari, ed è dietro la creazione del database online Sagnagrunnur sulle leggende popolari islandesi stampati e pubblicati (http://sagnagrunnur.com/en/); l’indagine nazionale del Folk Belief in Iceland (2006-2007); e (con Karl Aspelund) il database on-line sull’artista islandese SigurðurGuðmundsson e la creazione della cultura nazionale in Islanda della metà del XIX° secolo (https://sigurdurmalari.hi.is/english).

JÓHANNA KATRÍN FRIÐRIKSDÓTTIR (Storica) è l’autrice di Valkyrie: The Women of the Viking World (Bloomsbury 2020), e un’esperta sulle saghe e la poesia Vichinga. Ha studiato nelle università di Reykjavík, Islanda, e Brighton, Inghilterra, prima di portare a termine il dottorato all’Università di Oxford nel 2010. La Friðriksdóttir ha svolto borse di ricerca a Reykjavík e all’Università di Harvard dal 2010 al 2016, e ha insegnato materie norrene alla Yale University dal 2017 al 2019. Attualmente lavora presso la Biblioteca Nazionale Norvegese a Oslo.

Eccettuata l’introduzione, testo (aggiornato coi materiali di aprile), video e foto da Universal Pictures.

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The Northman – più di un “Amleto coi vichinghi”

Per approfondire:

Focus Features, Universal Pictures UK.

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