13 Luglio 2015
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Molte delle specie selvatiche di mais sono note come teosinte e sono native del Sud America: nonostante la discussione tra studiosi, la pianta rappresenta per tutti una componente fondamentale nell’evoluzione verso il mais.
Vi è però una notevole differenza tra le due piante: nel teosinte la parte edibile è contenuta all’interno di un involucro inedibile, e di una durezza paragonabile a quella di una nocciola. Inoltre, i chicchi rimangono attaccati alla pannocchia nel mais, mentre nel teosinte si disperdono facilmente. È precisamente il contrario di quanto avviene nel mais: gli esseri umani hanno rimodellato l’antenato della pianta, letteralmente rivoltandolo, a partire dalla domesticazione avvenuta 9 mila anni fa.
Un nuovo studio avrebbe difatti dimostrato che sarebbe bastata una semplice mutazione genetica per fare la differenza tra teosinte e mais. Il gene teosinte glume architecture1 (tga1) è il “regolatore principale” dell’involucro del seme, e nelle due piante si comporta in modo molto diverso. E vi sarebbe un solo cambiamento presente in tutti i campioni di mais utilizzati dalla ricerca, e in nessuno di quelli di teosinte.

Lo studio “Evidence That the Origin of Naked Kernels During Maize Domestication Was Caused by a Single Amino Acid Substitution in tga1“, di Huai WangAnthony J. StuderQiong ZhaoRobert Meeley e John F. Doebley, è stato pubblicato su Genetics.
Link: Genetics; Genetic Society of America; Science Daily
Teosinte, ibrido mais-teosinte e mais, foto di John Doebley (http://teosinte.wisc.edu/images.html), da WikipediaCC BY 3.0, caricata da Chiswick Chap.
 

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