Lo storico francese Garlan ha individuato all’interno del mondo greco diverse categorie di schiavitù. Il principale parametro utilizzato per questa distinzione interna all’ambito della schiavitù si basa sull’analisi delle condizioni formali degli schiavi. La prima categoria è rappresentata dallo schiavo-merce che può essere liberamente venduto diventando un vero e proprio oggetto di trattativa tra padrone e compratore; la seconda, invece, è rappresentata dalla servitù comunitaria che gode di uno status differente, potremmo dire più elevato, poiché non può rientrare, se non limitatamente, in transazioni di natura commerciale.

La servitù ilotica, che è la forma più di nota di servitù comunitaria, è parsa già agli autori antichi collocarsi a metà strada tra libertà e schiavitù. Questa è una delle teorie più accreditate, elaborata dallo storico Moses Finley e successivamente sviluppata da altri studiosi. Ulteriori studi hanno analizzato il fenomeno della non-libertà in relazione al concetto di δουλεία, rilevando differenti condizioni degli stessi schiavi.

Chio categorie schiavitù
Chio e isole vicine. Foto NASA – Immagine satellitare presa col NASA World Wind software, modificata da AlekH. Pubblico dominio

Una delle principali fonti antiche, ovvero Teopompo, affermava che a Chio per la prima volta fu introdotta la compravendita di esseri umani:

Per quel che ne so, i Chii furono i primi greci a servirsi di schiavi acquistati, come racconta Teopompo nel XVII libro delle Storie: << dopo i Tessali e gli Spartani, i Chii furono i primi Greci a servirsi di schiavi ma se li procurarono in modo differente da quelli. Gli Spartani e i Tessali pare che si siano procurati gli schiavi assoggettando i Greci che abitavano in precedenza la terra nella quale essi sono ora insediati, gli uni, cioè gli Spartani, asservendo gli Achei, gli altri, i Tessali, assoggettando i Perrebi ed i Magneti. Gli Spartani chiamarono la popolazione asservita “Iloti”, i Tessali “Penesti”. I Chii, invece, possiedono schiavi barbari acquistati>> (Ateneo, VI, 88).

Tetradramma da Chio, 380-350 a. C. Foto Classical Numismatic Group, Inc. http://www.cngcoins.com, CC BY-SA 2.5

Lo schiavo-merce è divenuto tale a causa di una guerra che lo ha reso prigioniero; la guerra dunque, si configura come la principale causa di questo tipo di schiavitù. La servitù ilotica nasce nel momento in cui uno stato conquistatore si sovrappone ad uno stato preesistente, inferiore per caratteristiche politiche e militari. I due modelli sono evidentemente in contrasto grazie anche all’osservazione di due città in particolare che hanno visto l’evoluzione di strutture schiavistiche differenti: Atene e Sparta. La schiavitù ad Atene era ampiamente praticata e svolgeva un ruolo fondamentale nella vita quotidiana. La Polis infatti aveva la necessità di possedere schiavi per dare la possibilità ai cittadini di partecipare alla vita politica. Gli schiavi dovevano svolgere tutti quei lavori e quei servizi di cui i cittadini non si occupavano; come ad esempio i lavori domestici e nelle botteghe degli artigiani, vari incarichi legati al commercio, soprattutto nei porti e infine i lavori nei campi e nelle miniere.

La differenza tra il modello lacedemone e quello ateniese va ricercata non tanto nelle fondamenta politiche o istituzionali ma nella stessa natura degli schiavi. Si spiega in questo modo la condizione degli iloti spartani e il difficile rapporto tra questi ultimi e gli Spartiati. Come osserveremo anche successivamente, il problema degli iloti dipende dalla carenza demografica degli Spartiati a Sparta la quale rappresenta un centro circondato da individui rivoltosi e agitati, problema che sfocerà poi nella cosiddetta terza guerra messenica. Dunque, tra schiavitù e libertà ci sono quelle forme di dipendenza che Garlan1 prova a definire in rapporto all’idea di comunità.

Le servitù intercomunitarie sono quelle che una comunità (solitamente conquistatrice) impone a un’altra comunità (solitamente rappresentata da un popolo assoggettato). Tra queste tipologie di servitù intercomunitarie, uno dei casi più emblematici è rappresentato dalla servitù di tipo ilotico. Nel VI libro dei Deipnosofisti, Ateneo parla delle varie forme di schiavitù nel mondo greco. L’argomento è trattato con riferimenti a fonti poetiche, storiografiche ed erudite. In questa parte della sua opera Ateneo attua una descrizione delle varie forme di dipendenza e cita Teopompo che, durante il IV secolo, individuava tra le forme di schiavitù esistenti in Grecia, la schiavitù-merce e la schiavitù di tipo ilotico.

Lo schiavo-merce è un barbaro acquistato, ovvero un corpo fisico scambiato per un corrispettivo in denaro attraverso una vera e propria transazione commerciale; l’ilota, invece, è un greco che appartiene ad una popolazione che viene conquistata in seguito a una guerra. L’ilota non è un vero e proprio schiavo poiché è legato per autoctonia alla terra in cui esercita i propri compiti ed è sottomesso più a condizioni servili che schiavistiche. Dunque, come affermato precedentemente, la categoria degli iloti, secondo la visione tradizionale si differenziava da quella degli schiavi merce ridotti a un sistema di lavoro forzato.

Ma questa convinzione ritenuta inizialmente certa, è stata di recente messa in dubbio da alcuni storici. Christien e Hodkinson2, ad esempio, hanno avanzato delle teorie secondo le quali anche a Sparta era diffusa la compravendita di schiavi. Ecco perché, secondo la prospettiva di questi studiosi, gli iloti assumerebbero le connotazioni tipiche dello schiavo-merce, principalmente diffusa ad Atene. Ma a causa della mancanza di prove che attestino l’effettiva vendita di schiavi a Sparta, queste ipotesi sono state messe da parte. Nel prossimo articolo ci addentreremo più nel dettaglio tra le servitù comunitarie in Grecia, prima di addentrarci specificamente sul fenomeno dell’ilotismo.

1Yvon Garlan, Gli schiavi nella Grecia antica dal mondo miceneo all’ ellenismo, Milano, 1984.

2 Le teorie di Christien e Hodkinson sono citate e discusse da Nino Luraghi, Helots and barbarians: histography and representation, in Stephen Hodkinson, Sparta: Comparative Approaches, Swansea, 2009