4 Settembre 2015

Ricercatore di vecchia data a Palmira, sulla situazione attuale dell’antica città

Il tempio di Baalshamin nel 2009. Foto di M. Wagner
Il tempio di Baalshamin nel 2009. Foto di M. Wagner
In oltre 60 anni di presenza a Palmira, gli archeologi polacchi hanno scoperto un campo militare romano, il tempio della dea Al-lāt, quattro chiese e antichi edifici residenziali. Dopo la conquista del territorio da parte dei fanatici dell’IS, il lavoro degli scienziati è stato vano?
La Missione Archeologica Polacca ha lavorato a Pamira a partire dal 1959 e fino agli inizi della guerra civile nel 2011. Il progetto fu cominciato dal precursore dell’Archeologia Polacca nel Mediterraneo, prof. Kazimierz Michałowski. A partire dal 1973, per quasi 40 anni a guidare la ricerca è stato il prof. Michał Gawlikowski del Centro di Archeologia Mediterranea dell’Università di Varsavia.
Vista del tempio di Al-lāt. Foto di M. Wagner
Vista del tempio di Al-lāt. Foto di M. Wagner

“Indubbiamente la nostra presenza sul sito è stata la più lunga, ad eccezione di quella degli archeologi siriani, ovviamente. Oltre al nostro lavoro, diverse missioni internazionali hanno condotto le loro ricerche a Palmira durante lo stesso periodo – Francesi, Svizzeri, Italiani e Tedeschi” – ha spiegato il prof. Gawlikowski.

Pochi giorni fa, il mondo ha assistito all’assassinio da parte dei fanatici dell’ottantunenne Khaled al-Asaad, principale custode del sito di Palmira, in pensione. Il Siriano rifiutò l’evacuazione e rimase nella sua casa a Palmira. Lo studioso fu accusato di essere un “guardiano di idoli” e di partecipare alle conferenze archeologiche con gli “infedeli”. Il prof. Gawlikowski ha raccontato a PAP di come incontrò al-Asaad durante il suo primo viaggio a Pamira nel 1965, quando al-Asaad era ancora un nuovo guardiano. Rimase in quella carica fino al 2003.
“Era sempre il nostro collega e amico, aperto al lavoro delle missioni di scavo straniere. Voleva diffondere il nome di Palmira nel mondo” – ha spiegato il Prof. Gawlikowski. Lo scienziato ha enfatizzato come il guardiano delle meraviglie di Palmira avesse uno straordinario dono nel farsi amica la gente – poteva parlare con passione dell’antica città tanto ai Beduini locali, così come a teste coronate e presidenti. Al-Asaad è stato il più famoso archeologo siriano, spesso chiamato “Mister Palmira”.
“Ora, l’archeologia del Medio Oriente ha vissuto il suo primo martire” – ha concluso il Prof. Gawlikowski. Allo stesso tempo, i fanatici del cosiddetto IS distruggono i monumenti ricostruiti dai team internazionali di conservatori, inclusi i Polacchi.
“Sappiamo che la statua di oltre tre metri del leone dal tempio di Al-lāt, i cui frammenti abbiamo ritrovato e restaurato nel 1977, e poi collocato di fronte all’entrata del museo, è stata ridotta in frantumi da vandali. Non è chiaro cosa è stato salvato delle collezioni del museo, che a quanto si dice è stato trasformata in una prigione”- ha spiegato il Prof. Gawlikowski. Sappiamo, comunque, che l’attuale guardiano dell’antica Palmira, figlio di al-Asaad, ha organizzato l’evacuazione di diverse centinaia di statue preziose e monumenti che sono stati trasportati a Damasco.
“Dovremmo ricordare, comunque, che la maggior parte dell’antica Palmira riposa ancora al sicuro sotto le sabbie del deserto. Stimiamo di aver svelato solo il 10-20 per cento dell’area della città. Forse, sotto la superficie, ritrovamenti persino più interessanti di quelli scoperti finora aspettano le generazioni future di ricercatori” – ha affermato l’archeologo.
Il prof. Gawlikowski sostiene che il lavoro degli scienziati non è stato vano. Il risultato della ricerca polacca è in dozzine di articoli scientifici, che hanno esteso in modo significativa la conoscenza della città di 2000 anni fa. La scala della ricerca e il contributo dei ricercatori polacchi è evidenziato dalle numerose note a piè di pagina nella letteratura straniera, un riferimento alla ricerca polacca. Inoltre, per oltre 50 anni il Centro di Archeologia Mediterranea dell’Università di Varsavia ha pubblicato “Studia Palmyreńskie”, il periodico che presenta l’archeologia di Palmira, sia della città antica che della regione circostante. La portata degli argomenti presentati nel periodico include non solo le scoperte archeologiche, ma pure la storia della città, la sua religione, l’arte e l’epigrafia. Gli articoli sono pubblicati anche in Inglese e Francese, facendone un periodico internazionale.
Palmira fu la città che mediò nel commercio tra l’Impero Romano e l’Estremo Oriente – Persia, Cina e India. Inizialmente, era un modesto insediamento carovaniero, per divenire infine una delle più grandi metropoli del Mediterraneo nel primo e secondo secolo. È stata famosa principalmente per l’architettura monumentale e impressionante in pietra – i lunghi colonnati e i numerosi templi dedicati a diverse divinità. Palmira fu aggiunta alla Lista dei Siti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO nel 1980. Fu un’importante attrazione turistica in Siria fino agli inizi della guerra civile nel 2011. Nel Maggio di quest’anno, il sito è stato catturato dai fanatici dell’IS.

 
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

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