Madonna Benois

Fabriano: "Leonardo. La Madonna Benois dalle collezioni dell'Ermitage"

Fabriano (AN) dal 1/06: "LEONARDO.La Madonna Benois dalle collezioni dell'Ermitage". Il capolavoro giovanile di Leonardo arriva in Italia dopo 35 anni

 

Leonardo
LA MADONNA BENOIS
DALLE COLLEZIONI DELL’ERMITAGE

IL CAPOLAVORO VINCIANO, DI NUOVO IN ITALIA DOPO 35 ANNI, SARÀ IN MOSTRA DAL 1° AL 30 GIUGNO A FABRIANO IN OCCASIONE DELLA XIII UNESCO CREATIVE CITIES NETWORK ANNUAL CONFERENCE

Madonna BenoisMilano, 10 maggio – È stato presentato a Milano, nella Sala Weil Weiss del Castello Sforzesco, l’evento espositivo Leonardo. La Madonna Benois, dalle collezioni dell’Ermitage. Nell’anno dell’anniversario dei 500 anni dalla sua morte, il capolavoro giovanile del Maestro toscano torna in Italia, dopo 35 anni dalla sua unica esposizione, in occasione della XIII Unesco Creative Cities Network Annual Conference di Fabriano. L’Ermitage sceglie dunque, a differenza di altri, di celebrare il genio del grande artista italiano proprio nel suo Paese natale, con prestiti eccezionali a cominciare da quello della “Madonna Benois” a Fabriano, ove la preziosa opera sarà in mostra presso la Pinacoteca comunale della città marchigiana dal 1° al 30 giugno 2019.

Presenti all’incontro al Castello Sforzesco: Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, che ospita la presentazione alla stampa; Maria Francesca Merloni, UNESCO Goodwill Ambassador for Creative Cities, promotrice e ideatrice dell’evento di Fabriano; Irina Artemieva, conservatore dell’Ermitage; Maurizio Cecconi, Segretario Generale di “Ermitage Italia” e
Carlo Bertellicuratore insieme a Tatiana Kustodieva dell’esposizione, organizzata da Il Cigno GG Edizioni e Villaggio Globale International.

A Fabriano, l’esposizione di quest’opera straordinaria costituisce il principale evento del programma culturale della XIII UNESCO Creative Cities Conference, il più importante appuntamento internazionale del network che riunisce i comuni che hanno identificato nella creatività un fattore strategico di sviluppo.

Madonna BenoisIl meeting, ospitato nella città marchigiana dal 10 al 15 giugno 2019, darà vita a un ampio dibattito sulle sfide delle città nel XXI secolo e rappresenterà un’occasione unica per mostrare al mondo il meglio del sistema italiano della creatività.

“Siamo onorati e molto felici” ha dichiarato Maria Francesca Merloni.
“È un grande privilegio esporre “La Madonna Benois” in occasione della XIII UNESCO Creative Cities Network Annual Conference. Le Città Creative si inchinano al genio di Leonardo,  al suo messaggio di bellezza, che edifica e riscatta, all’apertura al mistero che un’opera così preziosa reca in sé”.

“Abbiamo scelto di portare questo capolavoro di Leonardo a Fabriano - spiega da San Pietroburgo il prof Michail Piotrovsky Direttore Generale  del Museo Statale Ermitage - perché in Italia non esistono città che non meritano grandi capolavori, costellata com’è di borghi che conservano opere d’arte uniche; tanto più che quest’anno proprio piccoli centri come Matera e Fabriano sono stati scelti dall’Unione Europea o dall’Unesco per ospitare eventi culturali internazionali. Questa però è anche la grande differenza dell’Ermitage rispetto ad altri musei che chiedono per le celebrazioni di ospitare dei Leonardo. Noi scegliamo di donare, dando la possibilità ai diversi Paesi - ma soprattutto all’Italia con cui abbiamo forti legami - di rivedere in Patria grandi capolavori dei massimi artisti mondiali. Lo abbiamo fatto con Canaletto a Venezia, con Michelangelo a Roma, lo faremo con Raffaello. Per quanto riguarda Leonardo Fabriano è l’inizio. Un magnifico inizio. La Madonna Benois poi andrà a Perugia mentre a Milano arriverà la Madonna Litta. Questa è la politica culturale scelta dall’Ermitage”.

Madonna Benois“La Madonna Benois” icona conosciuta nel mondo, è un’opera chiave del giovane Leonardo da Vinci. Realizzata probabilmente tra il 1478 e il 1480, segna la sua indipendenza dallo stile e dalla formazione di Verrocchio, nella cui bottega il Maestro era entrato circa 10 anni prima: un manifesto di quella “maniera moderna” di cui Leonardo fu iniziatore.

Al suo secondo impegno su uno dei temi religiosi più diffusi, all’età di ventisei anni, l’artista rompe con la tradizione e inventa una nuova figura di Maria: non più l’imperturbabile Regina dei cieli ma una semplice madre che gioca con il proprio figlio.

Tatiana Kustodieva spiega in catalogo (edizione congiunta Il Cigno/Skira): “in Verrocchio era assente ciò che in Leonardo rappresenta l’elemento principale e cioè la parentela spirituale, l’unità esistente tra una madre e il suo bambino”.
“Leonardo – scrive Carlo Bertelli - non ha creato un’immagina statica e devozionale, ha solo fermato un momento”; “non ha dipinto una scena di genere, ma ha immesso nella quotidianità significati profondi” come quello cui rimanda la piantina  che Maria fa roteare tra le dita, incuriosendo il figlio: una comune - ma premonitrice – crucifera.

Anche la semioscurità in cui egli immette le due figure sacre - un luogo chiuso e semibuio, privatissimo - al contrario dello spazio aperto e pieno di sole della tradizione fiorentina, accresce gli interrogativi, introducendo secondo alcuni attesa e mistero, e distingue questa “primizia leonardesca, tanto carica di sviluppi futuri”.

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LA MADONNA BENOIS, IL CAPOLAVORO GIOVANILE DI LEONARDO

Sono pochissime le opere pittoriche di Leonardo: l’interesse e impegno del Da Vinci anche in campo scientifico e tecnico, la sua convinzione che il pittore per comprendere la natura debba avere diverse cognizioni - dalla prospettiva
ai principi dell’ottica, fino all’anatomia – fanno sì che egli alla fine realizzi pochi dipinti, preso da mille speculazioni, spesso lasciando allo stadio embrionale le sue innovative idee figurative. I motivi riconducibili a un’invenzione del maestro sono dunque ben più numerosi delle poche opere autografe giunte fino a noi.

“La Madonna Benois” entrò nelle collezioni dell’Ermitage nel 1914 e fu certamente la più importante acquisizione del Museo di San Pietroburgo negli anni immediatamente precedenti la Rivoluzione. Un evento “nazionale”, nato dal coraggio dell’allora Conservatore della pittura dell’Ermitage, grande esperto dell’arte italiana Ernest Karlovič von Liphart, e dall’amore di patria della proprietaria Marija Aleksandrovna Benois (Benua, nata Sapožnikova), moglie del celebre architetto pietroburghese Leontij Nikolaevič Benua (Benois). Marija Aleksandrovna nel 1880 aveva ricevuto dal padre la “Madonna con il fiore” come regalo di nozze, già parte dei beni del nonno paterno, tale Aleksandr Petrovič Sapožnikov, mercante in Astrachan’.
Nel novembre del 1913 la rivista Starye gody scriveva: “Tutti gli amanti dell’arte e tutti gli interessati possono congratularsi per un evento felice della nostra vita artistica: la Madonna Benois è stata acquistata dall’Ermitage Imperiale... Impossibile non ricordare qui con gratitudine i sentimenti della proprietaria, Marija Aleksandrovna Benois, per aver voluto rinunciare a una parte del prezzo di vendita per poter conservare il dipinto in Russia.”
Nonostante la leggenda sulla provenienza dell’opera, che per molto tempo si ritenne fosse stata acquistata dal nonno di Marija Aleksandrovna da una compagnia di attori girovaghi, il prezioso, piccolo dipinto (48 x 37 cm), come fu
chiarito alla fine degli anni Settanta, apparteneva in realtà alla splendida collezione del generale Korsakov, il più antico proprietario finora conosciuto del capolavoro leonardesco.
L’opera fu messa all’asta dal collezionista nel 1822; Sapožnikov attese pazientemente che i prezzi scendessero e tra il 1823 e il 1824 comprò il dipinto, già allora indicato come di Leonardo.
Nel registro dei quadri del nuovo proprietario compilato nel 1827, si legge “Al n. 1 dell’elenco troviamo una “Madre di Dio con l’Eterno Infante sul braccio sinistro”. Originariamente dipinta su tavola a causa della sua vetustà, nel 1824 era stata
trasportata su tela 
dall’accademico Korotkov. La parte alta è centinata: Autore, Leonardo da Vinci. Il trasporto su tela ha rivelato un disegno a inchiostro, e anche un Bambino con tre mani, da cui fu ricavato un disegno litografico. Dalla collezione del generale Korsakov”.

Una giovane Marija Aleksandrovna Sapožnikova Benois

Tutti i proprietari dell’opera hanno sempre creduto nella paternità leonardesca ma il mondo accademico non si era ancora espresso.
Bisognerà attendere un’esposizione del 1908 curata dalla rivista Starye gody la tenacia di Liphart, che nell’occasione approfittò di un suo articolo dedicato alla sezione italiana per affermare: “Sul lato opposto del palco c’è una piccola Madonna che io attribuisco con decisione a Leonardo da Vinci (1452-1519), nonostante tutto il clamore che sarà provocato da questa mia affermazione...

Di fatto le reazioni non mancarono, ma una volta superata una serie di dubbi e incertezze, gli studiosi riconobbero la paternità di Leonardo che oggi risulta indiscutibile.

Come ricorda Tatiana Kustiodieva nel suo bellissimo saggio, Adolfo Venturi al tempo scrisse: “Io sottoscritto con ciò confermo che il quadro della famiglia Benois raffigurante una “Madonna col Bambino” e attribuita a Leonardo è inconfutabilmente una sua opera giovanile. L’ho studiata attentamente in occasione del mio ultimo viaggio in Russia.
Il volto della Vergine col suo aspetto puro e infantile, così come la ricerca dell’essenza delle forme, sono una dimostrazione chiarissima di questo genere di caratterizzazione.
Il Gesù Bambino, ancora di tipo verrocchiesco, per le sue grandi proporzioni non corrisponde a una madre così giovane e così particolare: tutto questo parla di una data precoce della creazione di quest’opera. Qui si può riscontrare la confluenza tra antiche forme preconfezionate e una ricerca nuova, che con grande vivacità e freschezza si incontrano nell’originale volto della madre-bambina. Tutto questo insieme fa sì che io, sottoscritto, affermi che questo lavoro debba essere considerato tra le rare opere di un genio agli inizi. Anche i disegni giovanili di Leonardo, se paragonati alla “Madonna Benois”, mi obbligano a considerare questo meraviglioso dipinto un suo lavoro, e ammetto che meriti un posto in un qualunque museo d’Europa”.

La sala dei Leonardo all'Ermitage
(immagine risalente agli anni immeditamente precedenti la Rivoluzione)

Quando nel 1913 Marija Nikolaevna Benois decise di mettere in vendita il dipinto le fu offerta da un antiquario parigino una somma maggiore di quella che era in grado di pagare il governo russo; la proprietaria voleva però che il quadro di Leonardo rimanesse in Russia e concordò di cederlo, anche a rate, per il prezzo relativamente modesto di 150000 rubli (rinunciando in questo modo a circa 37000 rubli).
L’opinione pubblica svolse un’ampia campagna a favore dell’acquisizione del quadro da parte dell’Ermitage e finalmente nel 1914 l’opera varcò le soglie del museo imperiale.

Anche “La Madonna Benois”, come pure altre opere leonardesche, è il risultatodi una lunga ricerca, come dimostrano alcuni disegni riconducibili al dipinto. In essi l’artista cerca, sulla base di un oggetto unificante, la relazione più convincente
tra le figure, relazione che può essere un vaso di frutta, oppure un gatto che il bambino allontana o stringe a sé.

Ancora oggi, più si osserva il quadro, più risulta affascinante la spontaneità e il fascino della madre bambina.

“La Madonna è scesa dal trono su cui gli artisti di Quattrocento l’avevano posta – scrive Kustodieva - e si è andata a sedere su una panca, in una stanza di una casa abitata. È rimasta la tradizionale tenda che scende dietro la schiena di Maria, che da segno di un cerimoniale, oppure simbolo delle alte sfere, è diventato un tessuto ricoprente lo schienale di una sedia. La stanza è descritta con grande parsimonia, ma Leonardo rende omaggio al suo tempo considerando con l’attenzione di un quattrocentista dettagli come i riccioli di Maria, la spilla, i fragili petali del fiore, le testine dei chiodi nella cornice della finestra. Ciascun oggetto non esiste per se stesso e grazie alla luce partecipa di un unico ambiente.
A differenza dei suoi contemporanei Leonardo concentra l’attenzione su ciò che è fondamentale, poiché: “Un buon pittore - annota Leonardo nel “Trattato della Pittura” - deve dipingere due cose principali: l’uomo e la rappresentazione della sua anima. Il primo è facile, il secondo è difficile, poiché deve essere rappresentato da gesti e movimenti delle membra del corpo”.

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LEONARDO DA VINCI

1452, Vinci – 1519, Amboise

Scuola fiorentina

Madonna col Bambino o Madonna del fiore MADONNA BENOIS

Olio su tela (trasferito da tavola nel 1824 dal restauratore E. Korotkij 49,5 X 33 cm, centinata

Durante il trasferimento sulla tela nella parte bassa del quadro è stata fatta un’aggiunta di 1,5 cm.

La mestica originale non si è conservata.

Sul telaio è incollato un pezzetto di tela con la scritta: Trasferito da tavola da E. Korotkij anno 1824.

Sulla nuova tela iscrizione: Ripetuta nell’anno1924 a Leningrado. Iv. Vasil’ev

Provenienza: pervenuto all’Ermitage nel 1914,

acquistato presso М. А. Benois per 150 000 rubli a Pietrogrado.

In precedenza: fino al 1821 nella collezione del generale A.I. Korsakov, San Pietroburgo; acquistato dalla famiglia Sapožnikov negli anni 1823-1824 per 14000 rubli; collezione della famiglia Sapožnikov, Astrachan; dal 1880 – collezione М. А. Benois, San Pietroburgo

La Madonna Benois rientra nello scarno gruppo delle creazioni originali del giovane Leonardo. Questo indiscutibile capolavoro porta a termine tutte le ricerche dei pittori fiorentini del Quattrocento, differenziandosi allo stesso tempo per la novità dell’impostazione compositiva e semantica.

All’inizio del XX secolo sono state pubblicate informazioni alquanto contraddittorie sulla provenienza dell’opera. Liphart (1908) scriveva che “il quadro faceva parte dell’antica collezione dei pincipi Kurakin e ora appartiene a М.А. Benois, coniuge del famoso architetto”. Alcuni anni più tardi egli ricordava che “il suocero del sig. Benois lo aveva comprato [il quadro] da alcuni santimbalchi italiani passando per Astrachan’” (v. Archivio Ermitage). Questa versione era sostenuta da Vrangel’ (1914, p. 11), che aggiungeva: “Secondo altre notizie il quadro si trovava un tempo nella collezione della famiglia Konovnitsyn”, senza tuttavia indicare la fonte dell’informazione.

Tutte le incertezze sulla provenienza della Madonna leonardesca ebbero fine quando nel 1976 Markov pubblicò il “Registro dei quadri del sig. Aleksandr Petrovič Sapožnikov, compilato nell’anno1827”, conservato nell’Archivio di Stato della regione di Astrachan’. Sotto il primo numero del registo figura “Madre di Dio che tiene sul braccio sinistro il Bambino divino.” Dapprima dipinta su tavola, ma la superficie di quella è stata trasferita su tela dall’accademico Korotkov nell’anno 1824. Arrotondata nella parte alta. Maestro Leonardo da Vinci. Durante il trasferimento su tela nel disegno è risultata una sagoma con i contorni a inchiostro e il Bambino aveva tre mani; del tutto è stato eseguito una litografia che l’accompagna. Dalla collezione del generale Korsakov”.

Il generale Aleksej Ivanovič Korsakov (1751/53-1821), eletto nel 1794 membro onorario dell’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo, era stato senatore dal 1803 al 1811 e aveva collezionato quadri e rarità.

Alla sua morte, nel 1821, si era tenuta la vendita della sua pinacoteca: una serie di quadri fu acquistata dall’Ermitage e da privati. Nell’articolo “La vendita della pinacoteca di A.I. Korsakov” (“Otečestvennye zapiski”, čast’ 10, 1822, p. 442) si scriveva che a quel tempo la Madre di Dio col Bambino divino, un quadro di Leonardo da Vinci, non era ancora stata venduta.

I mercanti Sapožnikov la acquistarono alcuni anni dopo: A.A. Sapožnikov ne fece dono di nozze a sua figlia, М.А. Benois (nata Sapožnikov), nel 1880. Se si accetta l’ipotesi che sia proprio il quadro dell’Ermitage quello descritto nel 1591 da Francesco Bocchi come esistente “nela casa di Matteo e Giovanni Botti,” ne consegue che la Madonna con il fiore nel XVI secolo si trovava a Firenze: “una tavoletta colorita a olio di mano di Lionardo da Vinci di eccessiva belezza: dove è dipinta una Madonna con sommo artifizio, e con estrema diligenza: la figura di Cristo, che è bambino, è bella a maraviglia: si veda in quella un’alzar del volto singolare: è mirabile, lavorato nella dificulta dell’attitudne con felice agevolezza, come era usato di fare questo maraviglioso artifice, e raro” (Bocchi 1677, p. 173).

La famiglia Sapožnikov aveva sempre ritenuto di possedere un originale di Leonardo da Vinci, ma nel catalogo della mostra organizzata a San Pietroburgo nel 1908 dalla rivista “Starye gody” il nome di Leonardo era accompagnato da un punto interrogativo. In questa esposizione il quadro avrebbe dovuto essere presentato per la prima volta al grande pubblico, ma la mostra non venne inaugurata.

Il primo studioso a riconoscere senza riserve la paternità di Leonardo fu Liphart (1908 p. 710), che comprese molto bene la responsabilità che comportava tale attribuzione, e come non sarebbe stata accettata in modo univoco dagli esperti. Una volta superata tutta una serie di dubbi, i maggiori studiosi dell’inizio del Novecento condivisero il punto di vista di Liphart.

L’analisi ai raggi infrarossi ha mostrato che era stato tracciato un secondo contorno intorno alla testa del Bambino: evidentemente il pittore intendeva realizzarne una di maggiori dimensioni. È stata modificata anche la pettinatura della Madonna: nell’immagine ai raggi infrarossi sono visibili ciocche di capelli che ricadono lungo le guance e coprono l’orecchio destro, ben visibile nel quadro. Inizialmente il risvolto della manica di Maria era largo e al posto del ciuffo di erba teneva nella mano sinistra un fiore.

La data di realizzazione del quadro comunemente accettata è il 1478-1480, che si ricava da una nota vergata dal maestro da Vinci su uno dei fogli conservati nel Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Firenze: “[…]bre 1478 iniziai due Vergini Maria” (Beltrami 1919, p. 6, n 13). Cook (1911-12) per primo mise in relazione la data di questa nota con il nostro dipinto.

Esiste una serie di disegni preparatori al quadro; due, eseguiti a penna e bistro, sono conservati in un foglio al British Museum, Londra (inv. 1860.6.16.100): sul verso, nella parte sinistra, vi è lo schizzo di una mezza figura femminile con bambino, la cui posa corrisponde a quella di Gesù nella variante finale. Nella parte destra sono riportate due figure nella stessa posizione che ritroviamo nella versione pittorica, ma Maria è presentata a figura intera. E qui è segnato il profilo centinato della tavola. Sul recto vi

  • una raffigurazione affine del gruppo della Madonna a figura intera con il Bambino. Il primo a notare il legame tra il disegno e il quadro fu Colvin (1911-12); Clark (1940) confrontò con la Madonna Benois il disegno a penna di Leonardo Madonna della fruttiera (Louvre, Parigi, inv. RF 486). Sono vicini alla Madonna Benois anche due disegni (recto e verso) provenienti dal British Museum di Londra (inv. 1856-6-21-1), nei quali l’artista elabora una analoga composizione centinata, con le figure della madre e del figlio che tiene in mano un gattino.

Nella Madonna Benois Leonardo ha sottolineato l’aspetto quotidiano della scena, fondandolo su osservazioni concrete dal vero: la giovane madre gioca con il figlio e si diverte a guardare come questi cerca di prendere in mano il fiore. L’immagine della Madonna è spogliata di qualsiasi forma di idealizzazione, i tratti del suo volto sono concreti, ed è vestita e pettinata secondo la moda dell’epoca. Allo stesso tempo Leonardo ha reso omaggio alla simbologia tradizionale: il fiore con quattro petali allude alla croce, alla futura crocifissione; non si tratta di un mughetto, come ritenevano Levi d’Ancona (1977) e Dalli Regoli (Leonardo e il leonardismo…1983), ma di un cardamine pratensis (“crescione dei prati” della famiglia delle “crucifere”).

Alle spalle di Maria ricade con ampie pieghe una tenda, simbolo del cerimoniale o della sfera celeste, che comunque viene percepita come una stoffa consistente che copre lo schienale della poltrona sulla quale è seduta la Vergine. Risulta difficile concordare con Pedretti (La Madonna Benois 1984, p. 21 nota), il quale considerava il quadro una possibile allegoria politica, essendo stato realizzato nell’anno della congiura dei Pazzi (1478), quando Leonardo aveva eseguito il disegno di uno dei congiurati, Bernardo Baroncelli, impiccato (Musée Bonnat, Bayonne). Pedretti riteneva che il Bambino guardasse non il fiore ma i balenii di luce attorno al gambo di questo che si riflettono sulla spilla appuntata sul petto di Maria: secondo Pedretti i balenii rotondi simboleggiano le palle, emblema della famiglia Medici. Innanzitutto non esiste alcuna sicurezza che si tratti di balenii di luce: i punti chiari sarebbero piuttosto dei boccioli chiusi. Inoltre non persuade che una tale ipotesi possa essere costruita su un dettaglio di secondo piano così poco visibile. La spilla che orna il vestito della Vergine, in cristallo trasparente entro una cornice di perle, potrebbe essere il simbolo della sua purezza.

  • opinione comune che la Madonna Benois si ispiri alla Madonna col Bambino di Andrea Verrocchio (Gemäldegalerie, Berlino), che fu maestro di Leonardo. Liphart (1922) indicò un legame tra la Madonna Benois e la Madonna Panciatichi di Desiderio da Settignano (Museo Nazionale del Bargello, Firenze): un rilievo che Liphart attribuiva a Francesco Ferrucci. Valentiner (1932) notò l’influsso delle opere di Desiderio da Settignano sui lavori di Leonardo; il suo parere fu condiviso da Passavant (1969).

La Madonna Benois è un’opera che aveva incantato i contemporanei, come dimostrano le numerose copie che ne trassero pittori italiani e olandesi; Gronau (1912) riporta una decina di repliche. Innanzitutto occorre ricordare la Madonna del garofano di Raffaello, che a sua volta sarà copiata più volte da altri maestri. Fino a poco tempo fa si riteneva che il quadro di Raffaello non si fosse conservato: oggi ne rivendica l’autencità un esemplare dalla National Gallery di Londra. La derivazione più affine alla Madonna Benois è la Madonna col Bambino e Giovanni Battista di Lorenzo di Credi (Staatliche Kunstsammlungen, Dresda). All’Ermitage è conservata una replica delle stesse dimensioni dell’originale (ma l’immagine è in controparte), attibuita ad ignoto maestro fiorentino del XV secolo, dove compare anche la figura di Giovanni Battista. Altre composizioni legate alla Madonna Benois sono la Madonna col Bambino della bottega di Joos van Cleve (Kulturhistorisches Museum, Magdeburgo), la Madonna col Bambino di Filippo Lippi (Galleria Colonna, Roma), la Madonna col Bambino della cerchia di Albertinelli (collezione di Lord Spencer, Altrop Park, Gran Bretagna), e altre. In alcuni casi i pittori combinavano motivi del quadro di Leonardo con prestiti da altri artisti: Zeri (1976), ad esempio, segnalò come il cosiddetto imitatore di Lippi-Pesellino nel suo tondo (Museo Statale di Arte Medievale e Moderna, Arezzo) unì figure prelevate da Leonardo con il Giovanni Battista preso in prestito da Lippi. E. Fahy attribuiva a Bernardino Fungai la Madonna col Bambino passata all’asta Christie’s (London, 14 dicembre 1990, lotto 5), notando che il Bambino e il braccio sinistro della Madonna risalivano (in controparte) alla Madonna Benois.

Dal catalogo realizzato da “Ermitage Italia”

Museo Statale Ermitage. La Pittura italiana dal XIII al XVI secolo - Catalogo della collezione -

A cura di Tatiana Kustodieva, Skira 2010

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Madonna BenoisSCHEDA INFORMATIVA

Periodo

Dal 1 al 30 giugno 2019

Sede

FABRIANO, (AN) Pinacoteca Bruno Molajoli

Piazza Giovanni Paolo II

Orari di apertura:

10 – 13 / 15 - 18

lunedì chiuso

Dal 10 al 16 giugno

10 – 23

lunedì aperto

Dal 17 al 30 giugno

10 - 13 / 15 - 20

Info

[email protected]

[email protected]

T. 0732 250658

La Pinacoteca Bruno Molaioli di Fabriano offre una qualitativa immagine della produzione pittorica fabrianese e centro appenninica dal ‘200 al ‘500, con rari aspetti della pittura romanica uniti agli organici cicli di opere dei maestri Allegretto Nuzi e Antonio da Fabriano, senza trascurare la collezione degli arazzi del XVI e XVII secolo.

Inoltre grazie alla donazione di Ester Merloni Duca è possibile ammirare opere di alcuni tra i più importanti protagonistidel ‘900 italiano nella collezione denominata “La casa di Ester”

  • Balla, De Chirico, Savinio, De Pisis, Turcato, Dorazio, Capogrossi, Burri, Fontana, Manzù, Mannucci, Afro, Arnaldo Pomodoro, Manzoni.

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XIII UNESCO CREATIVE CITIES NETWORK ANNUAL CONFERENCE

FABRIANO 10 - 15 GIUGNO 2019

Sarà ospitata a Fabriano dal 10 al 15 giugno 2019 la XIII edizione dell’Unesco Creative Cities Network Annual Conference, il più importante evento internazionale organizzato dal Network delle Città Creative UNESCO, la rete che riunisce i comuni del mondo che hanno identificato nella creatività un fattore strategico di sviluppo.

Con il coinvolgimento dei sindaci delle 180 città creative, del Segretariato UNESCO e di circa 500 ospiti tra delegati, istituzioni e personalità del mondo della cultura, l’evento - a cui è stato riconosciuto per la prima volta lo status delle grandi discussioni ONU con la denominazione di Conference – darà vita a un dibattito internazionale sulle sfide delle città nel XXI secolo: emergenza ambientale, intolleranza, perdita d’identità e sviluppo sostenibile.

Sindaci provenienti dalle città di tutto il mondo - dal Giappone agli Stati Uniti, passando per l’Iran, la Siria e i Paesi europei - discuteranno su come costruire insieme un futuro che sia ispirato ai valori condivisi di cultura, solidarietà e inclusione. Tra i partecipanti anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala.

Al centro del confronto il tema della città come “Luogo Comune”- comunità di persone, frontiera di conoscenza, di accoglienza e di inclusione - e il concetto di “Città Antifragile”, una città che reagisce ai disastri naturali e alle violenze umane con determinazione e resilienza, capace di rinascere e anche di migliorarsi.

IL FORUM DEI SINDACI. Momento principale della Conference sarà, il 12 giugno, il Forum dei Sindaci: una giornata interamente dedicata al confronto tra gli amministratori delle città creative, con la partecipazione anche di rappresentanti dei Comuni esterni al Network, portatori di buone pratiche. L’appuntamento, moderato dal direttore del magazine 7 - SETTE Beppe Severgnini, darà vita a un dibattito sul futuro delle città, allo scopo di elaborare insieme proposte concrete nella prospettiva di una ridefinizione delle politiche e dei processi di urbanizzazione, alla luce degli obiettivi dall’Agenda ONU 2030.

PADIGLIONI DELLA CREATIVITÀ. Fabriano si trasformerà in un laboratorio a cielo aperto sulla creatività, ospitando nelle sue sedi storiche i sette padiglioni rappresentativi delle categorie in cui è suddiviso il Network: Design, Gastronomia, Musica, Cinema, Artigianato e Arti popolari, Media Arts e Letteratura. Ciascun padiglione avrà il compito di presentare la ricchezza e le peculiarità delle città che compongono il cluster attraverso molteplici strumenti tra cui immagini, prodotti e contenuti multimediali. Anche le altre città italiane del Network - Bologna, Torino, Parma, Roma, Alba, Carrara, Milano e Pesaro - collaboreranno a rendere più ambiziosi gli obiettivi dei padiglioni attraverso iniziative di cooperazione internazionale con i Comuni della rete.

Progetto speciale è il Padiglione RINASCO, uno spazio dedicato al racconto dei luoghi che hanno saputo reagire alle difficoltà innescando un circuito virtuoso. Il Padiglione ospiterà le città dell'Appennino insieme ad Haiti, Kobe (Giappone), Palmira (Siria), Aleppo (Siria), Mosul (Iraq) e Bamiyan (Afghanistan).

EVENTI CULTURALI. L’appuntamento sarà arricchito da un fitto calendario di eventi che contribuirà a trasformare la manifestazione in un’occasione unica per mostrare al resto del mondo il meglio del sistema italiano della creatività. Il programma culturale, impreziosito dalla prestigiosa esposizione del capolavoro giovanile di Leonardo La Madonna Benois presso la Pinacoteca comunale, offrirà numerosi appuntamenti che vedranno la partecipazione di importanti personalità dell’arte, della cultura e dello spettacolo. Tra queste: il pianista e compositore Nicola Piovani, il musicista Paolo Fresu, il filosofo Massimo Cacciari e l’architetto Antonio Forcellino.

CITTÀ DELL’ORSA. La manifestazione uscirà dai confini di Fabriano con “Le città dell’Orsa”, il progetto che unirà i Comuni delle Marche, come in una costellazione, sotto il segno della creatività. I delegati dei singoli cluster si riuniranno l’11 giugno nelle diverse città alle quali, in pieno spirito UNESCO, è stata affidata una categoria creativa: ad Ancona il Cinema; ad Ascoli Piceno il Design; a Fermo l’Artigianato e le Arti popolari; a Macerata le Media Arts; a Pesaro la Musica; a Recanati la Letteratura e a Senigallia la Gastronomia. A partecipare anche Urbino, il cui centro storico è patrimonio UNESCO. Un grande evento riunirà poi in contemporanea le città coinvolte con iniziative diffuse nei teatri e nelle piazze, riprese e condivise grazie ad una sapiente regia e alle migliori tecnologie a disposizione.

Maggiori informazioni sull’evento sono disponibili al sito internet: www.unescofabriano2019.org

I NUMERI

180 città invitate

72 paesi interessati

5 continenti

9 città marchigiane coinvolte

400 rappresentanti delle città UNESCO

8 città italiane coinvolte nel progetto

7 categorie della creatività

7 padiglioni della creatività

1 padiglione RINASCO

oltre 30 eventi culturali

 

Testi e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Notre-Dame: una testimonianza che non è possibile cancellare

Nel pomeriggio di lunedì 15 aprile la cattedrale di Notre-Dame ha preso fuoco, è crollata la guglia all’incrocio del transetto, sono crollate tutte le volte a crociera e sono perdute le capriate lignee. Indipendentemente dalle notizie ricevute, ciascuno ha attribuito all’evento un valore e un significato diverso. Al netto delle molte polemiche, infatti, Notre-Dame dimostra di non essere soltanto una chiesa, quindi un simbolo cristiano: per alcuni è il simbolo della Francia; per altri il rifugio di Quasimodo e Esmeralda; altri ancora piangono la scomparsa del luogo dove hanno trascorso il viaggio di nozze; molti parlano di una grande perdita per la cultura o si rammaricano di non averla mai visitata. Questo significa che la cattedrale ha un grosso valore, che esistono molte persone intenzionate a conservare la sua testimonianza, e che per questo nessun incendio può essere così grave. D’altronde questa cattedrale è sopravvissuta fino ad oggi, nonostante tutto.

In rosso, le parti distrutte della Cattedrale di Notre-Dame. Opera di Umbricht, CC BY-SA 4.0

Una chiesa, mille volti.

Notre-Dame è una delle più famose cattedrali gotiche francesi, ma chi l’ha costruita non l’ha mai saputo. Perché “gotico” è un termine dispregiativo inventato nel Cinquecento, quando va di moda la cultura classica e si dà del “barbaro” a chi ha costruto chiese “gotiche”, così poco equilibrate. Quindi, a qualche secolo, dalla sua costruzione, la cattedrale non si credeva così “bella” come la vediamo noi oggi. Dietro all’architettura gotica, in realtà, c’è ben poco di “selvaggio”, perché l’idea di costruire edifici verticali va a braccetto con la diffusione della filosofia scolastica e con l’amore per la logica che la caratterizza. Uno degli intellettuali che ha contribuito a definire le istanze del gotico è Suger, abate di Saint Denis, un uomo colto e dignitario di corte, che scrive sull’importanza della luce come manifestazione e simbolo del divino. Quindi è ovvio che nelle chiese, secondo lui, debba esserci molta luce, perché è lì che si deve manifestare la presenza di Dio.

Per far entrare la luce è necessario ridurre un po' lo spessore delle mura, che nelle chiese precedenti (da noi chiamate romaniche) era molto grosso. Ovviamente, poi, vanno inserite delle vetrate, colorate come noi le conosciamo, che creino giochi di luce all’interno dell’edificio. Certo è che, riducendo lo spessore delle mura e togliendo gran parte dei mattoni per metterci vetro, bisognerà trovare un sistema di sostegno che sostiuisca le maestose pareti romaniche. Si risolve con una modalità di sostegno “esterna”, cioè il peso del tetto è scaricato su sostegni che si trovano fuori dalle mura, non sotto di esse: gli archi rampanti, che si vedono da fuori come tante zampe che sembrano uscire dal corpo della chiesa. Questo funziona anche grazie all’uso del nuovo arco acuto, che non non ha bisogno di grossi pilastri. Gli archi rampanti permettono di sostenere il peso non coprendo le finestre, e quindi fanno entrare la luce; guglie, pinnacoli e tutte le cose alte e verticali che si vedono da fuori, sono in realtà strutture che servono a caricare di peso questi archi esterni, e contribuiscono a sostenere il peso dell’edificio. Più la chiesa è alta (e si cerca di farle più alte possibili) più servono sostegni esterni, e quindi le chiese prendono quell’aspetto particolare che conosciamo. Notre-Dame è la prima chiesa in cui le pareti non sono portanti, infatti, entrando, non si vedono giganteschi pilastri, ma colonne che risultano piuttosto sottili se paragonate all’altezza dell’edificio. Perciò questa cattedarale viene considerata la prima chiesa in stile gotico compiuto, anche se in Saint Denis si erano già sperimentate queste tecniche.

Però, come detto, lo stile gotico non è sempre amato nel corso dei secoli, e nel Seicento si comincia a modificare l’interno della chiesa: viene tolto il pontile che separa la parte riservata al clero e si fa un restauro importante perché il re consacra la Francia alla Madonna, e Notre-Dame è la chiesa simbolo di questa decisione. In seguito, gli ecclesiastici che curano la chiesa chiedono più luce, e vengono così eliminate le vetrate colorate, in favore di vetri trasparenti. Si toglie anche la colonna dell’entrata centrale, perché così diventa più semplice far passare le processioni. Poco importa se su quella colonna (detta troumeau) c’erano fior di sculture.

Se la chiesa è simbolo di decisioni reali, per i rivoluzionari del 1789 è un simbolo da modificarre, quindi la saccheggiano di tutto quanto è di proprietà reale e ne fanno il Tempio della Ragione. Le sculture della facciata vengono scambiate per ritratti di re, e sono tutte eliminate; crolla la guglia centrale (la stessa che ha preso fuoco lunedì) e non c’è più il valore simbolico della luce divina, perché la divinità dei rivouzionari è la ragione. La ragione che porta libertà e uguaglianza, ideali per cui molti rivoluzionari hanno sacrificato la propria vita: la distruzione della chiesa non è quindi conseguenza dell’odio per l’edificio, ma dell’alta considerazione in cui viene tenuta, perché lì, e non altrove, si decide di fondare il nuovo culto della libertà. Ciò che i rivoluzionari volevano era spogliare la cattedrale, che sentivano come propria, dai suoi abiti clericali e regali.

Anche Napoleone le concede lo stesso onore, e cerca di riportarla al suo uso religioso: si fa incoronare al suo interno e copre i danni delle pareti con drappi e bandiere. In quel momento, comunque, la chiesa non è quella che conosciamo: ha vetrate bianche, intonaco bianco, decorazioni barocche: un insieme variegato di stili decorativi, che testimoniano il succedersi delle generazioni che hanno vissuto quegli spazi.

Con la Restaurazione, poi, c’è una rinascita dell’interesse per il Medioevo: ogni nazione cerca le proprie origini, il “certificato” della propria identità, e le cerca in quel periodo storico. Noi oggi sappiamo che in realtà il Medioevo, più che un momento di cristallizzazione delle varie identità culturali, fu un periodo di grandi scambi, un momento in cui si è costruita la cultura che chiamiamo occidentale, e Notre-Dame lo dimostra, essendo punto di partenza di uno stile architettonico che avrà risonanze in tutta Europa.

A metà Ottocento si ha bisogno di molto denaro per recuperare la cattedrale, le capitali europee ormai sono moderne, e si pensa perciò di abbatterla, ma questa idea suscita lo sdegno degli intellettuali, che si battono per conservarla. Primo fra tutti Victor Hugo, che a questo scopo scriverà Notre-Dame de Paris. Hugo crea quello che oggi definiremmo un caso mediatico: i cittadini non vogliono distruggere la chiesa che dopo il libro, sentono ancor di più come propria. Ancora oggi, dopo l’incendio, tantissime immagini sui social fanno riferimento alla storia di Esmeralda e Quasimodo.

Si decide per il restauro, che però non è mai cosa semplice. Bisogna decidere come procedere: si vuole ricostruire tutto com’era nel XII secolo, facendo finta che non sia successo niente e quindi nascondendo l’effetto di secoli di storia (per esempio della Rivoluzione)? Oppure bisogna lasciare, che siano visibili i segni del passare del tempo, come monito per l’uomo e come marchio visibile della storia? Oppure si vuole ricostruire con gusto contemporaneo, segnalando le diverse fasi per poter così identificare i limiti dell’intervento?

L’incarico viene affidato, con molte polemiche, a Viollet Le Duc, uno di quelli che sostiene il “restauro in stile” e cioè il mettersi nei panni dell’artista, immedesimarsi in lui e ricostruire quello che è andato perduto. L’idea è quella di ripristinare la chiesa per come era nel suo primo giorno di vita, il momento perfetto, in cui Notre-Dame era completa. Pazienza se questo avrebbe cancellato secoli di storia.

Le Duc non è uno sprovveduto, classifica e studia tantissimi particolari dell’architettura gotica e ricostruisce la guglia caduta durante la Rivoluzione, rimette a posto le statue nei portali, cancella le decorazioni barocche del Seicento, e sopra le due torri vuole costruire due alte guglie, su modello di altre chiese medievali francesi. Quelle, poi, non si faranno.

Qualche decennio dopo, Haussmann provvede al rinnovamento urbanistico di Parigi: niente più vicoli stretti e niente più spazi per “corti dei miracoli” e barricate rivoluzionarie. Davanti alla cattedrale si apre la piazza e di fatto si perde l’effetto sopresa che le grandi chiese cittadine dovevano suscitare in quei fedeli che, girato l’angolo di un vicolo buio, trovavano davanti a sé la maestosa casa di Dio.

Originalità e testimonianza

Questo breve percorso storico per dire che un edificio distrutto non è un edificio scomparso, e che il concetto di “originalità” è molto complesso. Nessuna testimonianza storica è persa se qualcuno se ne prende cura, e il patrimonio culturale è proprio quell’insieme di beni di cui le comunità si prendono cura. Così lo descrive la Convenzione di Faro, sottoscritta nel 2007 dal Consiglio d’Europa. Notre-Dame è stata spesso modificata, aggiornata, sistemata, perché qualcuno ha sempre voluto conservarla.

E questo “qualcuno” sono persone provenienti da tutto il mondo, non per niente la cattedrale è considerata dall’UNESCO come parte del Patrimonio dell’Umanità, significa che rappresenta un momento importante per la cultura mondiale, non solo francese. Perciò è ancora oggi soggetta a interventi di restauro, svolti per limitare i danni del dramma di questo secolo: lo smog, che danneggia anche numerose opere d’arte. La cattedrale è uno dei luoghi più vistati della Francia ed è normale che ogni intervento di restauro o pulitura (come quello fatto per il Giubileo del 2000) sia interessato da polemiche e dibattiti anche sul piano politico: tutto questo è sintomo del fatto che sul monumento c’è un forte interesse da parte della comunità. I lavori di Disney e di Cocciante sul libro di Victor Hugo hanno contribuito a tenere vivo l’amore per l’edifico, facendolo entrare nel cuore anche di tanti visitatori.

La guglia, poco prima del collasso. Foto di Antoninnnnn, CC BY-SA 4.0

Al di là delle polemiche, però, è importante non perdere il valore documentario della chiesa, il motivo, cioè per cui contribuisce alla nostra crescita culturale. Nel momento di sconforto generale, insomma, bisogna scegliere qual è la “nostra” Notre-Dame. Non possiamo avere la chiesa “originale” medievale, perché già è persa da tempo; non possiamo avere la cattedrale di Quasimodo, perché quella è in realtà di Victor Hugo, è non c’è più nemmeno lei; non possiamo avere il Tempio della Ragione né la chiesa con decorazioni barocche che piaceva agli uomini del Seicento. Non possiamo averne nessuna, ma possiamo, allo stesso tempo, averle tutte, perché lo stesso edificio ci parla di tutte le sue “vite passate”. Dopo questo incendio, quando sarà ricostruita nella maniera in cui si deciderà di ricostruirla, Notre-Dame riprenderà in qualche modo il suo ruolo di testimonianza all’interno del suo territorio e avrà una storia in più da raccontare, e quella storia è la nostra, di oggi.

 

Notre-Dame
La cattedrale di Notre-Dame all'indomani dell'incendio. Foto di Louis H. G., CC BY-SA 4.0
Notre-Dame
La cattedrale di Notre-Dame, prima dell'incendio del 15 aprile 2019. Foto di Steven G. Johnson, CC BY-SA 3.0

L'università di Udine individua il sito di Gaugamela nel Kurdistan Iracheno

Una battaglia che ha cambiato la storia e un sito che per secoli è rimasto sconosciuto.

Nel Kurdistan Iracheno, luogo rimasto inesplorato per decenni a causa della complessa situazione politica, la missione archeologica dell’Università di Udine guidata dal professor Daniele Morandi Bonacossi avrebbe identificato il sito della storica battaglia di  Gaugamela con l’attuale Gomel.

Veduta di siti archeologici scoperti dalla Missione Archeologica dell’Università di Udine nel Kurdistan settentrionale.

“Land  of Niniveh”, la missione italiana che è presente in quest’area dal 2012 ed è composta da vari specialisti (archeologi, topografi, restauratori, archeobotanici, palinologi, esperti GIS), grazie all’utilizzo di nuove tecnologie sapientemente sostenute da un attento studio delle fonti antiche, filologia, GIS, remote sensing e lavoro sul campo, ha messo in evidenza prove scientifiche sufficienti per individuare il luogo in cui Alessandro Magno sconfisse l’esercito persiano.

Obiettivo della spedizione archeologica, composta ogni anno da 25 persone tra varie figure specializzate, è indagare la trasformazione del territorio dal Paleolitico fino al periodo islamico grazie ad una concessione di ricerca che copre  un’area di 3.000 kmq, una delle più ampie mai rilasciate in Iraq e che ha consentito al team di scoprire e mappare ben 1100 siti archeologici. Grazie alla fotogrammetria e alle riprese con drone, allo studio del materiale ceramico e agli scavi stratigrafici, il team friulano ha ricostruito la storia dell’insediamento e della demografia della regione che risulta essere una delle zone della Mesopotamia con più alto tasso di densità di siti archeologici.

Daniele Morandi Bonacossi sul campo presso il sito neo-assiro di Chamarash, sulla sponda orientale del lago artificiale di Eski Mosul

La mappatura dei siti è stata utile oltre che per la ricerca, anche per la tutela del patrimonio archeologico locale. L’inventario aggiornato è stato messo a disposizione delle autorità locali che sono così in grado di monitorare la situazione e proteggere i monumenti da vandalismi e altri danni causati dallo sviluppo urbano o dai lavori dell’agricoltura.

Ma le ricerche del team del Prof. Morandi si sono spinte ben oltre e hanno individuato il sito di una delle battaglie più importanti della storia antica, quella di Gaugamela (1° ottobre 331), dove la vittoria di Alessandro il macedone contro Dario III di Persia spianò la strada alla conquista delle grandi città achemenidi: Babilonia, Susa e poi Persepoli e Pesargade.

Operation 1, lavoro all’interno della tomba a camera rinvenuta durante gli scavi del 2018 nella necropoli di Tell Gomel, sito archeologico al centro della piana di Navkur (Kurdistan iracheno)

«La prova regina è lo studio filologico del toponimo del sito che scaviamo – spiega Morandi Bonacossi - oggi Gomel, derivante per corruzione dal nome di epoca medievale (IX sec. d.C.) Gogemal, che a sua volta è una storpiatura del nome greco di Gaugamela. La dizione greca deriva dal nome del sito di epoca assira Gammagara/Gamgamara, che troviamo in un’iscrizione cuneiforme celebrativa dell’epoca del re assiro Sennacherib (704-681 a.C.). A ulteriore conferma, le nostre ricerche archeologiche hanno dimostrato che il sito di Gomel che stiamo scavando era solo un piccolissimo villaggio rurale poco prima dell’arrivo di Alessandro in Oriente, ma fu rifondato proprio alla fine del IV secolo, contemporaneamente alla battaglia e da quel momento si sviluppò come un sito esteso e importante. Infine, nelle vallate montuose circostanti, troviamo una serie di monumenti rupestri con rilievi che potrebbero essere riconducibili alla presenza di Alessandro Magno. Due di questi potrebbero rappresentare proprio il condottiero a cavallo ed essere considerati monumenti celebrativi della vittoria di Gaugamela.  Un rilievo si trova in una valletta della montagna che domina il sito di Gomel, forse la montagna che, secondo le fonti, dopo la battaglia fu ribattezzata Monte Nikatorion, “il monte della vittoria”, mentre il secondo rilievo è ubicato a 20 chilometri di distanza dalla piana che abbiamo individuato come il campo di battaglia, in un sito dove già i re assiri avevano scolpito i loro volti».

Il progetto è importante oltre che per la valenza scientifica, anche per la cooperazione internazionale che porta avanti. Il Kurdistan, infatti, è una regione dell’Iraq confederato che, negli ultimi 40 anni è stata destabilizzata dalla guerra. Le missioni archeologiche che vi operano sentono come dovere morale contribuire al capacity building della regione, cioè alla formazione del personale locale nel campo della ricerca archeologica, della tutela, del restauro, della conservazione e della valorizzazione. Per questa ragione, grazie all’appoggio del Ministero Affari Esteri e cooperazione internazionale e dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo, la missione dell’Università di Udine ha lanciato un programma di formazione del personale della Direzione delle Antichità del Kurdistan nelle tecniche di scavo, restauro, disegno dei materiali, antropologia e geoarcheologia, elaborando anche manuali didattici in curdo e ha donato un laboratorio di restauro archeologico al Museo Nazionale di Duhok , che, attualmente, è l’unico museo del Kurdistan a disporre di un laboratorio con due giovani formate per condurre le operazioni basilari di restauro.

Dettaglio di un blocco dell’acquedotto di Jerwan con iscrizione cuneiforme

Sempre nell’ottica della cooperazione, importante è il lavoro di tutela e valorizzazione che si sta facendo per il sistema d’irrigazione costruito dal re assiro Sennacherib nel 700 a.C. per portare l’acqua a Ninive e dintorni. Una rete di canali lunga 250 chilometri dotata di acquedotti (i primi acquedotti in pietra della storia), dighe, sbarramenti, argini, e una serie di monumentali rilievi rupestri fatti scolpire dal sovrano sulle montagne nel punto in cui veniva deviato il corso naturale dell’acqua. Un patrimonio culturale straordinario, unico, esposto agli agenti atmosferici, al vandalismo e distruzioni di ogni tipo, che la missione sta proteggendo anche attraverso l’elaborazione di un progetto che avrà come finalità la costituzione di un parco archeologico e l’inserimento nella lista dei beni UNESCO.

Secondo recenti studi, il Rilievo del Cavaliere sarebbe un rifacimento di età ellenistica di un precedente monumento assiro del complesso di Khinnis, realizzato per celebrare la grande vittoria ottenuta nel 331 a.C. da Alessandro Magno nella vicina Gaugam

«Ricerca, tutela, valorizzazione, formazione, restauri e cooperazione internazionale al centro di un progetto, dove l’archeologia diventa anche strumento di diplomazia culturale – come ha sottolineato Andrea Zannini, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio culturale -  e con cui l'Università degli studi di Udine si conferma un Ateneo di assoluto rilievo internazionale per quanto riguarda l'archeologia del Vicino Oriente antico e il Dipartimento di Studi umanistici un dipartimento di eccellenza Ricerca sul campo, valorizzazione e protezione del patrimonio culturale costituiscono obiettivi inscindibili anche per ricostruire il tessuto sociale e civile di questi Paesi martoriati dalle guerre».


Ercolano si trasforma in set fotografico per Gucci

Pubblicati gli scatti della campagna fotografica della collezione Gucci Pre-Fall 2019. (https://www.gqitalia.it/moda/gallery/gucci-immagini-collezione-uomo-donna-autunno-inverno-2019-2020) eseguiti, qualche mese fa, tra le antiche dimore, le strade, gli scorci del Parco Archeologico di Ercolano scelti non come scenario ma come ambientazione per la campagna fotografica. Il progetto, frutto della collaborazione tra Gucci e il regista e fotografo Harmony Korine per una pubblicazione in edizione limitata, ha visto il Parco Archeologico di Ercolano protagonista degli scatti fotografici d’artista.

Dopo le iniziative di restauro e conservazione della Casa che includono collaborazioni con la DIA-Art Foundation di New York City, i Cloisters all'Abbazia di Westminster a Londra, la Galleria Palatina a Palazzo Pitti a Firenze, la Biblioteca Angelica a Roma e la necropoli romana di Les Alyscamps a Arles, questo nuovo progetto insieme alle immagini di Harmony Korine, continua l'impegno di Gucci a sostenere e promuovere il patrimonio culturale in tutto il mondo.

Il Parco Archeologico di Ercolano assieme a quello di Pompei, antiche città romane entrambe dichiarate patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, sono stati individuati dal direttore creativo Alessandro Michele che crede fermamente nella funzione essenziale del passato per immaginare e perseguire il futuro, e quindi non può essere dimenticato né trascurato.

La presenza di Gucci, e dei grandi talenti professionali cui ricorre, consente di mettere in dialogo eccellenze italiane di due settori solo apparentemente sconnessi gli uni dagli altri, ma invece percorsi da uno stesso lunghissimo filo rosso di memoria e tradizioni artigianali-  dichiara il Direttore Francesco Sirano-  Questa iniziativa avrà effetti benefici non solo contribuendo economicamente a potenziare l’attività di conservazione e valorizzazione del Parco, ma soprattutto aiuterà il sito archeologico di Ercolano ad ampliare gli orizzonti entro i quali viene conosciuto ed apprezzato anche al pubblico che segue attraverso la moda l’impegno di promozione culturale di Gucci.”

 


Matera 2019

Matera 2019. Quello che c'è da sapere sugli eventi in città

La Basilicata è una regione incantevole, dove il tempo sembra talvolta essersi congelato, e con scenari davvero atipici rispetto alle omologate società globalizzate. Matera rappresenta un luogo dal fascino particolare e ineguagliabile. Celebre come la città dei Sassi, è tra i più antichi centri abitati tuttora popolati, nonché dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1993. Proprio per quest’anno la città è stata insignita del titolo di Capitale Europea della Cultura, e la sua vita sarà quindi ravvivata con molteplici eventi ad esso collegati: Windows Alchimia archetipica, Laboratorio di sartoria, Ars excavandi, Mater(i)a P(i)etra, Social Light – Laboratori di autocostruzione, L’Anima del Gotico Mediterraneo, I segni del legno, Padiglioni invisibili, Matera Alberga – Arte Accogliente concernente opere di Alfredo Pirri, Dario Carmentano, Filippo Riniolo e Giuseppe Stampone.

La Cattedrale di Matera. Foto credits by Luca Lancieri

“Windows Alchimia archetipica” è una mostra riflessiva su Matera che da terra simbolo del pane giunge ad archetipo della Terra, suo principale elemento alchemico richiamato anche dall’etimologia del nome. Inserita nel Progetto Festival Terra del Pane insieme ad altre undici finestre sul futuro dell’arte, coinvolge gli artisti Nicola Bevacqua, Maria Luigia Gioffrè e Tommaso Palaia. La collettiva curata da Simona Caramia sarà visibile gratuitamente presso la Fondazione Sassi da sabato 26 gennaio a mercoledì 20 febbraio (ore 10:00 – 13:00, 16:00 – 19:00).

“Laboratorio di sartoria” è un workshop finalizzato al compimento di un lavoro sartoriale di gruppo: studenti, sarte e migranti svolgono con il maestro Ibrahim Savane una trama di stoffe simbolo di un intreccio di storie. Inserito nel Passaporto per Matera 2019, prevede molteplici incontri saltuari alla Silent Academy dal primo febbraio all’otto marzo (ore 11:00 – 13:00, 15:00 – 17:00).

“Ars excavandi” è un evento di apertura che propone un percorso iniziatico in un ambiente ipogeo, mostrandone la correlazione con le città future o extraterrestri. Curato da Pietro Laureano presso il Museo Archeologico Nazionale, procede dal Paleolitico all’odierno esaminando le attività artistiche e di scavo che nel tempo hanno prodotto scenari, architetture e civiltà. È una rilettura dell’arte ipogea attraverso una visione contemporanea, alla scoperta dei misteri del mondo sotterraneo: da Matera agli ambienti rupestri più illustri, dal primo scavo effettuato al prototipo di bio-architettura futura, il passato si congiunge al presente mediante strumenti multimediali di realtà aumentata che attualizzano le civiltà arcaiche. Disponibile dal 20 gennaio al 31 luglio (9:00 – 20:00).

“Mater(i)a P(i)etra” si fonda sull’analogia tra le due città di Matera e Petra, ambedue sorte dalla roccia al di là delle evidenti differenze storico-culturali che le contraddistinguono. La località montana del Medio Oriente viene accostata al comune lucano dal fotografo e regista Carlos Solito, mediante trenta coppie di scatti. Immergendosi nei due centri plasmati dalla roccia, che un tempo accoglievano culture rupestri e forme industriose di canalizzazione sotterranea, se ne rievoca la comune arcaica beltà. È visitabile presso Palazzo Lanfranchi dal 20 gennaio al 17 marzo (ore 9:00 – 20:00; mercoledì 11:00 – 20:00).

Palazzo Lanfranchi, Piazzetta Pascoli. Foto credits by Luca Lancieri

“Social Light – Laboratori di autocostruzione” è un progetto che riflette sulla continuità luminosa mediante delle bag light, borse luminose che vengono lì costruite fornendo una reinterpretazione del concetto di buio e luce. Vi saranno singoli appuntamenti mensili i prossimi 23 febbraio, 23 marzo e 20 aprile (ore 17:00 – 18,30) alla Open Design School.

“L’Anima del Gotico Mediterraneo” si fonda su testimonianze fotografiche di Luis Agustìn, Aurelio Vallespin e Ricardo Santonja appartenenti al Dipartimento di Architettura dell’Università di Saragozza: l’obiettivo è promuovere lo scambio culturale e accademico tra le varie nazioni europee, individuandone i fattori architettonici comuni durante il Trecento e il Quattrocento. È un itinerario fotografico alla scoperta del gotico mediterraneo, che si svolgerà sino al 3 marzo 2019 (ore 9:00 – 20:00) nel Museo di Palazzo Lanfranchi.

“I segni del legno” indaga l’artigianato attraverso il legno ed il tufo, connettendo passato e presente con riproduzioni di segni naturali su tronchi d’albero o con sgabelli modernamente ripensati per una riattualizzazione di elementi tipici della tradizione storico-culturale. Prodotti ideati da Luca Colacicco che riaccendono la memoria storica di elementi che la modernità rischia di far cadere nell’oblio. È visitabile gratuitamente fino al 14 febbraio 2019 (ore 19:00 – 21:00) presso lo Studio Arti Visive.

“Padiglioni invisibili” prevede la rifunzionalizzazione di aree ipogee nei Rioni Sassi, consentendo così di recuperare elementi del territorio restituendoli al pubblico mediante eventi ed esposizioni. Visite guidate mostreranno un antico sistema di cisterne della fine del Cinquecento, seguite da una successione di talk che faranno comprendere quest’internità celata, mentre Yona Friedman utilizzerà la propria arte fondata sulle idee di località e sostenibilità per coinvolgere il pubblico nel luogo. L’evento avverrà a Palazzo Viceconte dal 30 marzo al 25 maggio 2019 (10:00 – 13:00, 16:00 – 19:00).

Matera e il torrente Gravina. Foto credits by Luca Lancieri

“Matera Alberga – Arte Accogliente” concerne un’installazione artistica ideata da Alfredo Pirri, riguardante l’accoglienza e la convivenza parimenti alle altre opere del progetto diffuse in vari alberghi della città. Opere d’arte contemporanea che congiungono culture rupestri ed attuali, come quella di Pirri nell’Hotel Corte San Pietro che adopera una cisterna relazionandola ad uno strumento di connessione tra interno ed esterno, con cui il pubblico può interagire. Altra installazione d’arte contemporanea è “Fonte del tempo” di Dario Carmentano, che riflette sulla presenza di cisterne nelle abitazioni dei Sassi pur in assenza di sorgenti in loco. Nella zona della Madonna dell’Idris, che accoglie l’opera nell’Hotel Le Dimore dell’Idris, l’idea della vasca-fonte comune propone una percezione temporale differente, innescando un’esperienza condivisa da cui esula il concetto di “fuori”. Un’ulteriore installazione è quella doppia di Filippo Riniolo presso la Locanda di San Martino Hotel e Thermae: quella esterna si fonda sulla connessione acustica alla discussa politica, mentre quella interna espone la teoria che vede Pitagora alla base dell’edificazione equilibrata delle case in tufo. Inoltre l’installazione “Double face” di Giuseppe Stampone esposta all’Hotel del Campo è la serigrafia di un disegno a penna su un lightbox che appare come un’insegna, collegamento tra memoria ed attualità: una comparazione tra i Sassi e il cemento, tra ambito privato e pubblico, attraverso una mappa spazio-temporale che trasforma la sequenzialità in un eterno presente. Le installazioni saranno accessibili gratuitamente sino al 31 dicembre 2022 (ore 11:00 – 21:00).

Originali gli eventi giornalieri sino ad oggi svolti, tra i quali menzioniamo: Capoluoghi d’Italia…dedicato a Matera, con proiezione in anteprima nazionale del programma tv su Matera realizzato da TV 2000, La Lucania e il “giallo”! basato sull’incontro con gli scrittori ed artisti Raffaele Marra, Luigi Pipitone, Pasquale Rimoli ed Antonio Orlando, Cena con delitto caratterizzato dalle ricette di Lolita Lobosco ed il Concerto Musicale Gospel dell’Isernia Gospel Choir.

Il programma è in continuo aggiornamento, per valorizzare questa incantevole città offrendo una considerevole offerta, multiforme e non priva di interesse per tutti coloro che vi accoreranno.

Matera 2019
Matera, panorama notturno. Foto credits by Luca Lancieri

Per maggiori informazioni, consultare il sito ufficiale di Matera 2019 (che si ringrazia) e Matera 2019 Events.


Presentazione dello studio sperimentale sull'area circostante la Villa Adriana a Tivoli

Il giorno 14 febbraio presso Palazzo Patrizi Clementi a Roma, sede della Soprintendenza, sarà presentato lo studio sperimentale dal titolo “Valutazione del costo del recupero ambientale e paesaggistico del territorio. Il caso dell’area circostante la Villa Adriana a Tivoli”.

La ricerca è stata ideata dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale de La Sapienza e dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l'Etruria meridionale per poter approfondire lo studio sul costo e la percezione della società riguardo i beni culturali e ambientali, con particolare attenzione al processo di urbanizzazione che ha pesantemente interessato il paesaggio urbano della penisola italiana.

Caso esemplare è la situazione urbanistica di Villa Adriana, sito archeologico riconosciuto patrimonio dell'umanità da parte dell’UNESCO posizionato nel comune di Tivoli.  Il ricco programma prevede, dopo le introduzioni del Soprintendente Margherita Eichberg, di Raffaella Strati, Funzionario Architetto Responsabile per il Comune di Tivoli (SABAP-RM-MET) e di Fulvio Pellegrini, docente di Economia Aziendale, Bilancio e Business Plan, Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione, Dipartimento CORIS Sapienza-Università di Roma, l' Illustrazione del piano comunicativo inerente il recupero ambientale a cura di Maria Antonietta Cuccia e Monica Giacché, cultrici della materia in Economia Aziendale, Bilancio e Business Plan, Sapienza-Università di Roma e la presentazione dello studio sull'analisi e la valutazione del caso di Villa Adriana a cura di Valentina Cafini e Andrea Gamberonci, Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d'Impresa-Dipartimento CORIS, Sapienza-Università di Roma.


"SplendOri". In mostra il lusso di Ercolano

Il Parco archeologico di Ercolano lancia nuovi progetti e anticipa un ricco programma di mostre che caratterizzerà il 2019.  Si comincia a dicembre con il programma espositivo “ERCOLANO 1738 – 2018 TALENTO PASSATO E PRESENTE” attraverso il quale si comincerà a dare rilievo ai preziosi tesori recuperati dagli scavi novecenteschi e destinati al museo del sito. Tre saranno le tappe che accompagneranno i visitatori a scoprire le bellezze di Herculaneum, ognuna con diverse peculiarità: il lusso, la lavorazione del legno e il piacere della tavola.

“Esporre all’attenzione dei visitatori l’interessantissimo materiale archeologico conservato nei depositi, e sinora illustrato in modo episodico, – dichiara il Direttore Francesco Sirano– lo ritengo un obiettivo imprescindibile della mia direzione, accanto alla conservazione programmata. Con queste mostre intendiamo porre le basi per la definitiva esposizione nel museo del sito di tutti i reperti che dal 1927 in poi Amedeo Maiuri volle che restassero qui e non confluissero più nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Con queste mostre parte un processo museografico che non resterà confinato ai laboratori ma coinvolgerà il pubblico come parte attiva della costruzione di un museo che garantisca un’effettiva esperienza di conoscenza. È necessario colmare in tempi rapidi una terribile lacuna nell’esperienza di visita del sito e interrompere il silenzio che dura da oltre 40 anni: il pubblico deve potere ascoltare proprio nell’area archeologica il racconto proveniente dai numerosissimi oggetti d’uso comune: arredi, ornamenti personali e strumenti di lavoro, decorazioni, mobili in vario materiale, dell’incredibile mole di reperti organici proveniente direttamente dalle case, dalle strade, dalle mense degli antichi ercolanesi.

Finalmente dobbiamo portare a compimento lavori, studi, restauri condotti per decenni dall’amministrazione dello Stato con tanto sacrificio e passione da parte di tanti colleghi e studiosi e, non da ultimo, con notevole investimento finanziario. Sullo sfondo il dialogo intenso e l’ultra decennale collaborazione con la Fondazione Packard con il cui Presidente, Dr. David Packard, si stanno valutando possibili scenari di cooperazione e partenariato proprio per imprimere una definitiva svolta storica per il Parco e il suo Museo”.

La prima mostra dal titolo “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” si propone di esporre oggetti preziosi e monili raccontandoli sotto il profilo religioso, ideologico, sociale, culturale e non solo per il valore intrinseco degli oggetto. L’ambientazione nel quale verrà ricreata l’atmosfera sarà quella delle domus, delle botteghe e della spiaggia, laddove furono ritrovati gli abitanti della città in fuga dall’eruzione del 79 d.C. e con addosso gli splendidi oggetti.

I temi della ricchezza, del valore ideologico e sociale, troveranno dimora presso l’Antiquarium del Parco Archeologico che sarà aperto al pubblico dopo i lavori di messa in sicurezza e di adeguamento dei locali alla sicurezza dei reperti. “Abbiamo seguito una strategia di risparmio economico ed è stato utilizzato tutto quanto nei decenni scorsi era già stato realizzato o acquistato: ad esempio le vetrine che avranno solo degli adattamenti”, dichiara Sirano.

Dopo la mostra sugli ori, nel 2019, il Parco Archeologico di Ercolano ha in programma altri due eventi con sedi diffuse sul territorio (la Villa Campolieto e la Reggia di Portici) che approfondiranno i temi dell’arte lignea e dell’alimentazione.

“Esibizioni che - dichiara il Direttore - si arricchiranno anche di valori simbolici e dimostreranno, attraverso la concreta prassi amministrativa e tecnico organizzativa, come sia possibile e necessario che, all’interno della buffer zone del sito UNESCO di Herculaneum, tutte le istituzioni e le realtà culturali ed economiche sane concorrano a ‘fare sistema’ per restituire a questo territorio centralità culturale e qualità della vita che lo hanno caratterizzato per secoli”.


Ruvo di Puglia #Ruvoeducationaltour2018

Alla scoperta di Ruvo di Puglia. Tra musica, sapori e storia

Il #Ruvoeducationaltour2018 comincia per me con un lungo viaggio in una terra che ho avuto il piacere già di visitare, ma che per la sua infinita bellezza ha sempre qualcosa da dare e da raccontare. Sono l’ultima ad arrivare e la prima a rientrare sotto una pioggia incessante che mi accompagna e non ci lascia per qualche giorno. Sicilia e Puglia, apparentemente vicine ma con parecchi km da percorrere in pullman, per raggiungere una meta che sai già che non ti deluderà.

Perché questo educational tour? Il progetto nasce dalla volontà di far conoscere il territorio attraverso una modalità già sperimentata non solo in Puglia ma anche in altre parti d’Italia e che ha riscosso un grande successo. Poter essere accolti nelle strutture del luogo, poter visitare e vivere la storia di questi piccoli centri, perdersi tra le vie e respirare la vita vera, quella ancora non contaminata, rende speciali e magici questi posti. La Puglia, fortunatamente, conserva ancora questa integrità e questo spirito verace e grezzo, autentico, brusco forse, ma che ti rimane dentro. Tutto è genuino, dal cibo, al vino, alle persone che ti accolgono.

A partecipare a questa esperienza sono stati dieci professionisti del settore turistico e culturale, un team quasi esclusivamente di donne, dalle esperienze diverse così come i caratteri che hanno saputo fare gruppo, scambiarsi idee, vite, confidenze e raccontare il proprio vissuto. Food blogger, travel blogger, giornalisti, in fondo le professioni sono state solo un collante per un’esperienza davvero favolosa, svoltasi dal 2 al 7 ottobre.

Nostra guida del cammin ruvese, l’archeologa Giovina Caldarola, curatrice del progetto assieme all’assessora alla Cultura con delega al Turismo, Monica Filograno, donna esperta che ama il suo lavoro e soprattutto crede fortemente nella valorizzazione del suo territorio.

Obiettivo, conoscere Ruvo, città d’arte e musica. Lo abbiamo fatto a partire da una manifestazione musicale, il “Ruvo Coro Festival” che si è tenuto nella cittadina pugliese con varie performance: Voci di Pace – Canterò per sempre l’Amore del Signore – IX edizione, in cui la musica corale, attraverso l’incontro e il dialogo fra le comunità del Mediterraneo diventa strumento di pace e valido messaggio per le nuove generazioni, e La voce delle cattedrali – I edizione, in quattro cori, nazionali ed internazionali, si sono esibite nelle più suggestive cattedrali romaniche della Puglia a cui si aggiunge Matera, dando voce ai luoghi emblema dell’architettura e della storia della Puglia. Un’esperienza sonora di grande fascino associata alla qualità del repertorio e dei cori ospiti.

Ma il tour ha avuto un sapore vario perché oltre alla musica siamo stati accompagnati alla scoperta del cibo della terra di Puglia che ci ha saziati meravigliosamente, così come si sono saziati i nostri occhi con le meraviglie storico artistiche della città.

Partiamo dalle aziende locali e dai ristoratori che ci hanno letteralmente sfamato tra una visita e l’altra. Non essendo il food il mio settore, mi sono lasciata ispirare e guidare da chi con sapienza e maestria ha cucinato per noi in questi giorni. La tavola pugliese certamente non è magra e non è light, in Puglia ahimè si mangia tanto e bene, e i sapori sono quelli di una volta, genuini, non artificiali, dove è facile ancora distinguere i gusti, inseguire la stagionalità dei prodotti e berci su un delizioso rosso di Troia che ha annaffiato le nostre tavolate. Ogni esperienza porta con sé un ricordo, i nomi che citerò non vogliono essere un mero elenco ma un grazie a tutti coloro che ci hanno permesso di portare a casa le specialità e farle conoscere anche oltre Ruvo e la Puglia. Casa dolce casa Ruvo di Puglia, gestito da Clementina e suo marito che ci hanno accolto con tutta la loro ospitalità e premura, il locale Mezzapagnotta dove Francesco e il suo staff ci hanno illustrato la loro cucina etnobotanica ricca di gusto, sofistica ma genuina che difficilmente si potrà dimenticare; Il Panificio Cascione con la sua squisita focaccia dove letteralmente si può mangiare sulla storia. Perché? Perché sotto il locale, custodita dal plexigas, si conserva un tratto della famosa via Traiana fatta costruire dall’imperatore tra il 108 e il 110 d.C. e che in passato collegava Benevento a Brindisi. Altre aziende che mi hanno incuriosito e non solo per i loro prodotti ma anche per la dedizione al lavoro, la passione e le notevoli quantità di nozioni che ci hanno accompagnato sono: la Pasticceria Berardi in cui abbiamo visto la realizzazione del famoso mandorlaccio, l’Oleificio Mazzone, dove abbiamo assaggiato uno degli oli più buoni e amari di sempre e l’Azienda Agricola Mazzone che ci ha fatto degustare i suoi vini esportati in tutto il mondo.

 

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Nella foto dalla nostra blogger a Ruvo di Puglia, Alessandra Randazzo, un particolare del celeberrimo cratere attico del Pittore di Talos: quello che ritrae l'automa in bronzo è uno dei pezzi forti del Museo Jatta. "Di Talo, alcuni dicono che apparteneva alla stirpe di bronzo, altri che era stato donato a Minosse da Efesto; perciò secondo alcuni era un uomo di bronzo, secondo altri un toro. Aveva una sola vena che, dal collo, si estendeva fino alla caviglia: al termine, era conficcato un chiodo di bronzo. Talo montava la guardia e tre volte al giorno faceva di corsa il giro dell'isola; vide perciò la nave Argo che si avvicinava, e si mise a scagliarle contro delle pietre. Medea lo fece morire con l'inganno" [...] Estratto da Apollodoro, Biblioteca, I, 9, 26, traduzione di Maria Grazia Ciani #ruvoeducationaltour2018 #ruvocittàdarte #weareinpuglia #wehostinpuglia #ruvo #ruvodipuglia #classicult #puglia #ig_puglia #igers_puglia #Talos #ceramica #pottery #arte #art #nonveniteinpuglia #weareinpuglia #apulia

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Potevamo pensare solo all’aspetto mangereccio? No. Ed ecco il nostro Virgilio, l’architetto Mario di Puppo che ci accompagna a scoprire la storia e i monumenti di Ruvo. Il tour culturale ha preso il via da un luogo che per me era un sogno. Per chi come me ha studiato materie archeologiche, il Museo Jatta rappresenta una sorta di parco giochi per gli amanti della ceramica antica. Qui infatti sono conservati alcuni tra i vasi più belli al mondo, esempio di ricchezza e perfezione artistica ma anche dell’elevato status raggiunto dall’antica città in un periodo storico che si perde nella memoria.

 

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La Cattedrale di Ruvo, dedicata a Santa Maria Assunta, costituisce uno splendido esempio di stile romanico pugliese a tendenza gotica. Costruita tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo, costituisce il cuore pulsante del centro storico di Ruvo di Puglia. Oggi tutti possono apprezzare la storia stratificata di questo luogo, grazie a un percorso archeologico sotterraneo che conduce dalla fase peucetica a quella romana coi suoi mosaici, e quindi a quella medievale per arrivare fino ai nostri giorni. Nelle foto di Alessandra Randazzo, la splendida facciata in pietra col portale centrale, decorato con diversi registri scultorei, e gli interni. Per chi volesse vedere qualcosa in più di questa straordinaria Cattedrale, oltre alla visita nella cittadina pugliese si segnala anche questo video realizzato col drone: https://www.youtube.com/watch?v=rMhb7nHub7U #ruvoeducationaltour2018 #ruvocittàdarte #weareinpuglia #wehostinpuglia #ruvo #ruvodipuglia #classicult #puglia #ig_puglia #igers_puglia #arte #art #nonveniteinpuglia #weareinpuglia #apulia

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Piacevolmente scopro che a Ruvo ci sono tanti luoghi storici che hanno molto ancora da raccontare, sono nascosti ma offrono un concentrato di emozioni che per chi come me ama la storia e l’archeologia è difficile contenere. Non a caso la Cattedrale ingloba i resti di un’antica domus romana collegata alla vicina grotta di San Cleto. Quest'ultima è volgarmente chiamata grotta ma è in realtà una cisterna di epoca romana della prima metà del II secolo d.C. che secondo la tradizione accoglieva le prime comunità cristiane dell’epoca di San Cleto (morto nel 92). L’area cultuale dell’edificio presenta due fonti battesimali e una statua del santo, scolpita direttamente nella pietra.

 

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La navata settentrionale della chiesa del Purgatorio a Ruvo di Puglia è stata costruita sulla grotta di San Cleto. Volgarmente chiamata grotta, si tratta in realtà di una cisterna di epoca romana della prima metà del II secolo d. C. La tradizione vuole che accogliesse i primi cristiani già all'epoca di San Cleto (morto nel 92). La tradizione vorrebbe pure Cleto come primo vescovo di Ruvo di Puglia, nominato dallo stesso Pietro, ma è implausibile. L'area cultuale dell'edificio presenta due fonti battesimali e una statua di San Cleto, scolpita direttamente nella pietra del secondo pilastro. Cleto o Anacleto, vescovo di Roma e papa, è santo patrono della cittadina pugliese. Nelle foto di Alessandra Randazzo, la nostra blogger in tour della Puglia, le immagini dalla suggestiva "grotta". #weareinpuglia #wehostinpuglia #ruvoeducationaltour2018 #ruvocittàdarte #classicult #Puglia #Apulia #ig_puglia#igers_puglia #nonveniteinpuglia #ruvo#ig_ruvo #igers_ruvo #cleto #cletus #santi #saints

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Passeggiando per le vie, inoltre, se si cammina con il naso all’insù è possibile scorgere alcuni palazzi antichi come Palazzo Caputi che abbiamo visitato, sede della Biblioteca cittadina, Palazzo Avitaja e Palazzo Melodia.

 

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"Nella nostra cultura di massa, assetata di immagini che appartengono a un Medioevo di maniera o del tutto fuori dal tempo storico [...] Castel del Monte ha, così, gradatamente ma inesorabilmente perso la sua identità di edificio castellare per acquisirne un'altra profondamente diversa ma ormai preponderante nell'immaginario collettivo: quella di tempio, cattedrale laica, edificio religioso, scrigno esoterico dai molteplici percorsi iniziatici, osservatorio astronomico, monumento sacro disegnato dal Sole o in stretta connessione con le piramidi egizie, addirittura un hammam, comunque assolutamente un "non castello", privo di tutte le caratteristiche tradizionalmente appannaggio delle strutture fortificate. Un Altro Castel del Monte, quindi, ricoperto dal velo del mito [...]" Massimiliano Ambruoso, Castel del Monte. Manuale storico di sopravvivenza, Bari, 2014, p. 17. Nelle foto di Alessandra Randazzo, la nostra blogger in missione in Puglia, si capisce bene come questo luogo straordinario abbia potuto colpire così profondamente l'immaginario moderno. #weareinpuglia #wehostinpuglia #ruvoeducationaltour2018 #Casteldelmonte #classicult #Andria #ig_andria #igers_andria #Puglia #Apulia #ig_puglia #igers_puglia #ruvocittàdarte #nonveniteinpuglia

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Non poteva mancare anche un’arrampicata sulla Torre dell’Orologio in cui è stato possibile ammirare il panorama della città e il suo territorio con una vista particolareggiata, dall’altopiano delle murge fino alla costa adriatica. E proprio dall’alto, forse uno dei monumenti simbolo, anzi, mi correggo, il simbolo dei monumenti pugliesi, Castel del Monte che abbiamo avuto l’immenso piacere di visitare. Sito patrimonio dell’umanità UNESCO, simbolo della Puglia imperiale, la cui sagoma si può ammirare anche a distanza di km e che nasconde miti e leggende legate ad un personaggio molto amato: Federico II.

Non sono mancate due gite fuori porta molto impegnative e suggestive. Il nostro tour ha previsto anche una bella camminata di parecchie ore nel Parco dell’Alta Murgia, dove, accompagnati da esperti, abbiamo potuto ammirare il paesaggio e la natura aspra di questa parte della Puglia e dove l’autunno ci ha permesso di ammirare i bellissimi colori degli alberi, le foglie ormai cadute e dai colori rosso-brunastri che tappezzavano e dipingevano i contorni della nostra passeggiata. La zona murgiana offre innumerevoli luoghi di produzione casearia e gastronomica, uno dei quali, la Masseria Coppa, ci ha ospitati sotto una fitta pioggia per rifocillarci dopo il tour naturalistico. Anche Trani, visitata in notturna, ha lasciato ricordi piacevoli. Da vedere, possibilmente di giorno per ammirarne a pieno la bellezza, la Cattedrale che appare come sospesa sul mare, maestosa e austera. Magistrale esempio di architettura romanica, costituita da tre chiese sovrapposte. Ma anche il waterfront portuale, tappa obbligata per vivere appieno la città, ricca di botteghe d’arte e locali che costituiscono il punto di ritrovo per i giovani e per i turisti.

Intelligentemente pensato, anche un momento di confronto presso La Capagrossa Coworking dove le aziende ma anche i partecipanti del tour e giovani esperti ruvesi, ci hanno illustrato una serie di attività e iniziative promozionali per il rilancio urbano della comunità locale. Con grande sorpresa scopro che Ruvo di Puglia ospita da diversi anni importanti manifestazioni che in diversi periodi dell’anno cercano di far confluire i turisti, ma anche altri pugliesi che con l’occasione arrivano in città per i vari eventi. Cito in particolare il Talos Festival che riconferma Ruvo come città di musica e di musicisti che nelle ultime edizioni è ritornato alle origini riscoprendo il forte legame che questa terra ha con l’arte nei suoi più diversi linguaggi, e Luci e Suoni d’Artista, giunto alla seconda edizione e che vede la città illuminarsi con le opere prodotte da designer, artisti e artigiani, imprese, associazioni e cittadini. Quest’anno il tema si ispirerà alla vertigine e all’equilibrio.

Questa esperienza, oltre che meravigliosa occasione di lavoro, ha rappresentato per me una bellissima opportunità di viaggio di contatti che nella forza della squadra ha avuto uno dei suoi punti cardine. E allora oltre agli organizzatori del #ruvoeducationaltour2018, Giovina Calderola e Monica Filograno, non posso non ringraziare le mie compagne di viaggio, Laura Gobbi, Annalisa Milione, Stefania Manfredi, Selene Scinicariello che hanno reso unico e indimenticabile questo viaggio.


BMTA XXI Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico Paestum

Al via la XXI Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico a Paestum

Alla XXI BMTA, dal 15 al 18 novembre a Paestum

(tra Parco Archeologico e Centro Espositivo Savoy Hotel),

i 20 anni dei siti Unesco di Paestum e Troia, la Grotta di Chauvet,

il sito cambogiano di Angkor, il gemellaggio tra Paestum e Palmira,

la Mostra ArcheoVirtual sul digitale nei Musei Archeologici italiani,

il Premio alla scoperta archeologica dell’anno intitolato a Khaled al-Asaad

BMTA XXI Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico PaestumLa XXI Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico si svolgerà da giovedì 15 a domenica 18 novembre 2018 a Paestum: per migliorare i servizi a espositori e visitatori, per la XXI edizione la location per il Salone Espositivo e il Programma Conferenze sarà il Centro Espositivo del Savoy Hotel, a soli 2 km dal Parco Archeologico, dal Museo e dalla Basilica, dove avranno luogo le altre sezioni (ArcheoExperience, ArcheoLavoro, la Mostra ArcheoVirtual, le Visite Guidate, il Workshop ENIT e AIDIT).

Un format di successo testimoniato dalle prestigiose collaborazioni di organismi internazionali quali UNESCO e UNWTO oltre che da 12.000 visitatori, 120 espositori di cui 25 Paesi esteri, circa 50 tra conferenze e incontri, 300 relatori, 120 operatori dell’offerta, 100 giornalisti accreditati.

Paestum celebrerà il 20° Anniversario dell’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO dell’area archeologica (alla presenza di Irina Bokova già Direttore Generale UNESCO e Mounir Bouchenaki Consigliere Speciale del Direttore Generale UNESCO) così come Troia, presente con Rüstem Aslan Responsabile dell’area archeologica.

Protagonisti, inoltre, saranno la Grotta di Chauvet, a rappresentare il grande successo della Preistoria in Francia, con la Conservatrice Marie Bardisa e il sito di Angkor con Azedine Beschaouch Segretario Scientifico dell’ICC-Angkor, il Comitato Internazionale di Coordinamento per la Salvaguardia e lo Sviluppo. Poi, le presenze prestigiose per le loro grandi scoperte, quali Paolo Matthiae, che portò alla luce l’antica città di Ebla in Siria, e Dan Bahat, per decenni l’archeologo ufficiale di Gerusalemme.

Il dialogo interculturale avrà i suoi appuntamenti di punta nel gemellaggio tra Paestum e Palmira e nell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” (alla 4a edizione) che premierà la “piccola Pompei francese” di Vienne quale scoperta archeologica più significativa del 2017 alla presenza di Omar archeologo e figlio di Khaled al-Asaad.

ArcheoVirtual, Mostra e Workshop internazionali dedicati alle tecnologie multimediali, interattive e virtuali in collaborazione con CNR ITABC Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali, presenterà lo stato dell’arte del digitale nei musei archeologici a cura della Direzione Generale Musei del MiBAC.

Il Direttore Ugo Picarelli: “Da quest’anno cercheremo di valorizzare le destinazioni turistico-archeologiche quali fattori di sviluppo locale e di promozione dei territori, oltre che di rendere merito agli archeologi che prestano la loro opera di studio dell’antichità al servizio dei viaggiatori attuali e futuri. Inoltre, la BMTA continuerà a dedicare particolare attenzione al sito di Palmira, che tornerà fruibile dal 2019 come da poco annunciato dai media, con la presenza di una delegazione dalla Siria, tra cui il Governatore di Homs. Per quanto riguarda l’aspetto economico, nel rispetto del nome Borsa, il Workshop si arricchirà dei buyer nazionali, che si aggiungono a quelli europei selezionati dall’ENIT, con la partecipazione degli associati dell’AIDIT Associazione Italiana Distribuzione Turistica di Federturismo Confindustria”.

Nel Salone previsti espositori provenienti da diverse regioni italiane: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Puglia, Sardegna, Sicilia. Inoltre, a livello internazionale, da segnalare la presenza di Etiopia e Perù e il forte interesse della penisola balcanica con Albania, Croazia, Montenegro, Serbia, Slovenia.

Numerose le sezioni speciali: ArcheoExperience con i Laboratori di Archeologia Sperimentale per la divulgazione delle tecniche utilizzate nell’antichità per realizzare i manufatti di uso quotidiano; ArcheoIncontri conferenze stampa e presentazioni di progetti culturali e di sviluppo territoriale; ArcheoLavoro orientamento post diploma e post laurea con la presentazione dell’offerta formativa, a cura delle Università, e delle figure professionali; ArcheoStartUp in cui si presentano nuove imprese culturali e progetti innovativi nel turismo culturale e nella valorizzazione dei beni archeologici; Incontri con i Protagonisti, quali noti archeologi e divulgatori della TV; Premio “Antonella Fiammenghi” alla migliore tesi di laurea sul turismo archeologico; Premio “Paestum Archeologia” a coloro che contribuiscono alla valorizzazione del patrimonio culturale; visite guidate ed educational per giornalisti.

La BMTA si conferma, quindi, un evento originale nel suo genere: sede dell’unico Salone Espositivo al mondo delle destinazioni turistico-archeologiche; luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale e alla valorizzazione; occasione di incontro per gli addetti ai lavori, gli operatori turistici e culturali, i viaggiatori, gli appassionati; opportunità di business con il Workshop tra la domanda, rappresentata da buyer esteri selezionati dall’ENIT e nazionali dell’AIDIT, e l’offerta del turismo culturale e archeologico.

Istituzioni, Enti, Paesi Esteri, Regioni, Organizzazioni di Categoria, Associazioni Professionali e Culturali, Aziende e Consorzi Turistici saranno presenti nel Salone Espositivo, per vivere da protagonisti quattro giorni straordinari in occasione della XXI edizione dal 15 al 18 novembre 2018.

PROGRAMMA PRELIMINARE

XXI Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico

BMTA XXI Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico PaestumGIOVEDÌ 15 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 10.00 - 12.00

CONFERENZA DI APERTURA

indirizzi di saluto

Ciro Miniero Vescovo di Vallo della Lucania

Francesco Palumbo Sindaco di Capaccio Paestum

Gabriel Zuchtriegel Direttore del Parco Archeologico di Paestum

Tommaso Pellegrino Presidente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

Mounir Bouchenaki Consigliere Speciale del Direttore Generale UNESCO

coordina

Ugo Picarelli Fondatore e Direttore della Borsa

intervengono

Corrado Matera Assessore Sviluppo e Promozione del Turismo della Regione Campania

Andrea Prete Vice Presidente Vicario di Unioncamere e Presidente Camera di Commercio di Salerno

sono stati invitati a concludere

Vincenzo De Luca Presidente della Regione Campania

Giovanni Panebianco Segretario Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

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GIOVEDÌ 15 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 12.00 - 14.00

BUONE PRATICHE DI ORIENTAMENTO E ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO PER LA PROMOZIONE DEL TURISMO CULTURALE

a cura della Direzione Generale Ufficio Scolastico Regionale per la Campania MIUR

introducono

Luisa Franzese Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale per la Campania MIUR

Corrado Matera Assessore Sviluppo e Promozione del Turismo della Regione Campania

partecipano

i Dirigenti Scolastici delle Scuole Secondarie Superiori

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GIOVEDÌ 15 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 15.00 - 17.00

SEDUTA PUBBLICA DELLE COMMISSIONI CONGIUNTE DEGLI ASSESSORI AL TURISMO E DEGLI ASSESSORI AI BENI E ALLE ATTIVITÀ CULTURALI DELLA CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME CON I PRESIDENTI DELLE CAMERE DI COMMERCIO

Le Regioni e le nuove Camere di commercio insieme per la valorizzazione dei beni culturali e la promozione del turismo”

a cura della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e di Unioncamere

indirizzo di saluto

Corrado Matera Assessore Sviluppo e Promozione del Turismo Regione Campania

intervento introduttivo

Roberto Di Vincenzo Presidente IS.NA.R.T. Istituto Nazionale Ricerche Turistiche

ne discutono

Tiziana Gibelli Coordinatore Commissione Beni e Attività culturali della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e Assessore alla cultura e allo sport Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

Giovanni Lolli Coordinatore Commissione Turismo e industria alberghiera della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e Vice Presidente Regione Abruzzo

Andrea Prete Vice Presidente Vicario di Unioncamere

intervengono

Giorgio Palmucci Presidente Associazione Italiana Confindustria Alberghi

Costanzo Iaccarino Vice Presidente Nazionale Federalberghi

Angelo Tortorelli Presidente Associazione Mirabilia Network

è stato invitato a concludere

Gian Marco Centinaio Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo

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VENERDÌ 16 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 10.00 - 12.00

CONFERENZA DI CELEBRAZIONE DEL 20° ANNIVERSARIO DELL’ISCRIZIONE DI PAESTUM NELLA LISTA DEL PATRIMONIO MONDIALE DELL’UMANITÀ DELL’UNESCO (1998-2018)

indirizzi di saluto

Francesco Palumbo Sindaco di Capaccio Paestum

Gabriel Zuchtriegel Direttore del Parco Archeologico di Paestum

Tommaso Pellegrino Presidente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

Francesca Casule Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Salerno e Avellino

partecipano il Presidente della Provincia, il Soprintendente Archeologico di Sa, Av, Bn, il Direttore del Museo Archeologico, il Soprintendente Regionale per i Beni Culturali, il Direttore del World Heritage Centre, l’Ambasciatore Rappresentante permanente d’Italia presso l’UNESCO protagonisti della candidatura e del riconoscimento nel 1998:

Alfonso Andria, Giuliana Tocco, Marina Cipriani, Stefano De Caro, Mounir Bouchenaki, Francesco Caruso

interviene

Irina Bokova già Direttore Generale UNESCO

concludono

Corrado Matera Assessore Sviluppo e Promozione del Turismo della Regione Campania

Salvatore Micillo Sottosegretario all’Ambiente e alla Tutela del Territorio e del Mare

a seguire consegna del Premio “Paestum Archeologia” a

Irina Bokova già Direttore Generale UNESCO

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VENERDÌ 16 NOVEMBRE

Sala Velia ore 11.30 - 13.30

IL PATRIMONIO CULTURALE IN AFRICA ORIENTALE.

LA FARNESINA E LE RICERCHE ITALIANE IN ETIOPIA ED ERITREA

a cura della Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

introduce e coordina

Ettore Janulardo Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese MAECI

intervengono

Andrea Manzo Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”

Rosalia Gallotti “Sapienza” Università di Roma
Giuseppe Domenico Schirripa “Sapienza” Università di Roma

Lorenzo Rook Università degli Studi di Firenze

Alessia Nava “Sapienza” Università di Roma

Serena Massa Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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VENERDÌ 16 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 16.00 - 18.00

IL DIALOGO INTERCULTURALE VALORE UNIVERSALE DELLE IDENTITÁ E DEL PATRIMONIO CULTURALE

#pernondimenticare il Museo del Bardo, 18 marzo 2015 e #unite4heritage for Palmyra

indirizzo di saluto

Esma Cakir Presidente Associazione Stampa Estera in Italia

coordina

Stefania Battistini Giornalista Tg1 Rai

intervengono

Moncef Ben Moussa Direttore per lo Sviluppo dei Musei INP Istituto Nazionale del Patrimonio - Tunisia, già Direttore del Museo del Bardo di Tunisi

Irina Bokova già Direttore Generale UNESCO

Mounir Bouchenaki Consigliere Speciale del Direttore Generale Unesco

Silvia Costa Commissione Cultura e Istruzione del Parlamento Europeo

Mariarita Sgarlata Consigliere del Ministro per i Beni e le Attività Culturali per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale

a seguire consegna del Premio “Paestum Archeologia” a

Paolo Verri Direttore Generale Fondazione Matera-Basilicata 2019

CERIMONIA DI GEMELLAGGIO TRA CAPACCIO PAESTUM E PALMYRA

coordina

Ugo Picarelli Fondatore e Direttore della Borsa

interviene

Paolo Matthiae Archeologo e Direttore Missione archeologica in Siria “Sapienza” Università di Roma

partecipano

Talal al-Barazi Governatore di Homs - Siria

Mouhamed Al Khaddour Chairman of the Board of the Federation of the Syrian Chambers of Tourism

Francesco Palumbo Sindaco di Capaccio Paestum

Mohamad Saleh Ultimo Direttore per il Turismo di Palmira

CERIMONIA DI CONSEGNA DELL’INTERNATIONAL ARCHAEOLOGICAL DISCOVERY AWARD “KHALED AL-ASAAD”

in collaborazione con Archeo

coordina

Andreas M. Steiner Direttore di Archeo

partecipa

Omar Asaad Archeologo e figlio di Khaled al-Asaad

ritira il Premio per la scoperta della “piccola Pompei” a Vienne (Francia)

Benjamin Clément Responsabile degli scavi

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VENERDÌ 16 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 18.00 - 19.30

INCONTRO CON I BUYER ESTERI SELEZIONATI DALL’ENIT E NAZIONALI DELL’AIDIT

in collaborazione con ENIT, AIDIT di Federturismo e Trenitalia

introduce

Corrado Matera Assessore Sviluppo e Promozione del Turismo della Regione Campania

partecipano

Gianni Bastianelli Direttore Esecutivo ENIT

Domenico Pellegrino Presidente AIDIT Federturismo Confindustria

Maria Annunziata Giaconia Direttore Divisione Passeggeri Regionale Trenitalia

Paolo Attanasio Direttore Divisione Passeggeri Long Haul Trenitalia

in occasione dell’Incontro, la Divisione Passeggeri Regionale presenta il Travel Book

UNESCO - 32 siti italiani da raggiungere comodamente in treno”

è stato invitato a concludere

Luigi Fiorentino Capo di Gabinetto del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo

a seguire consegna del Premio “Paestum Archeologia” a

Gianfranco Battisti Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A.

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SABATO 17 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 15.00 - 16.00

INCONTRI CON I PROTAGONISTI “GERUSALEMME E IL TURISMO ARCHEOLOGICO”

in collaborazione con l’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo

conduce

Andreas M. Steiner Direttore di Archeo

interviene

Dan Bahat Archeologo degli scavi di Gerusalemme, del Tunnel e di Masada

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SABATO 17 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 16.00 - 16.45

INCONTRI CON I PROTAGONISTI “IL COLOSSEO INCONTRA ANGKOR WAT”

conduce

Paolo Conti Giornalista del Corriere della Sera

intervengono

Azedine Beschaouch Segretario Scientifico ICC-Angkor Comitato Internazionale di Coordinamento per la Salvaguardia e lo Sviluppo, Cambogia

Alfonsina Russo Direttore Parco Archeologico del Colosseo

a seguire consegna del Premio “Paestum Archeologia” a

Sackona Phoeurng Ministro della Cultura del Regno di Cambogia

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SABATO 17 NOVEMBRE

Sala Cerere ore 16.00 - 19.00

WORKSHOP ARCHEOVIRTUAL “ARCHEOLOGIA E DIGITALE: LO STATO DELL’ARTE”

in collaborazione con CNR ITABC Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali e la Direzione Generale Musei del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

introduce

Augusto Palombini Direttore Scientifico ArcheoVirtual

modera

Cinzia Dal Maso Giornalista

conclude

Gianluca Vacca Sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali

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SABATO 17 NOVEMBRE

Sala Velia ore 16.30 - 18.00

PATRIMONI VIVENTI. LA PARTECIPAZIONE DELLE COMUNITÀ LOCALI
a cura del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali – Ravello

intervengono

Alfonso Andria Presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali – Ravello
Francesco Caruso già Rappresentante permanente d’Italia presso l’UNESCO
Fabio Pollice Ordinario di Geografia Economico-Politica e Direttore del Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo Università del Salento

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SABATO 17 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 16.45 - 18.00

INCONTRI CON I PROTAGONISTI

TROIA. STORIA DI UNA CITTÀ DAL MITO ALL’ARCHEOLOGIA”

in collaborazione con l’Ufficio Cultura e Informazioni dell’Ambasciata di Turchia

indirizzo di saluto

Serra Aytun Direttrice Ufficio Cultura e Informazioni Ambasciata di Turchia

conduce

Andreas M. Steiner Direttore di Archeo

interviene

Rüstem Aslan Direttore degli Scavi di Troia e Docente di Archeologia Çanakkale Onsekiz Mart University - Turchia

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SABATO 17 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 18.00 - 18.45

INCONTRI CON I PROTAGONISTI “L’ARTE DELLA PREISTORIA PER IL TURISMO ARCHEOLOGICO: LA FRANCIA E LE SUE GROTTE”

conduce

Silvestro Serra Direttore di Touring

interviene

Marie Bardisa Conservatrice Grotta di Chauvet

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SABATO 17 NOVEMBRE

Sala Nettuno ore 18.45 - 19.30

INCONTRI CON I PROTAGONISTI “PALMIRA DOPO LA CRISI”

intervengono

Talal al-Barazi Governatore di Homs - Siria

Mouhamed Al Khaddour Chairman of the Board of the Federation of the Syrian Chambers of Tourism

Mohamad Saleh Ultimo Direttore per il Turismo di Palmira


“Nerone e le Imperatrici”, visita spettacolarizzata alla Villa di Poppea

“Nerone e le Imperatrici”, visita spettacolarizzata alla Villa di Poppea

Musica, danza e performance per raccontare gli amori di Nerone

www.campaniabynight.it

Quattro serate evento agli scavi di Oplontis a Torre Annunziata, nella Villa di Poppea, seconda moglie dell'Imperatore Nerone. Il progetto, finanziato dalla Regione Campania e curato dalla SCABEC in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei e il Comune di Torre Annunziata, propone per le prime due settimane di ottobre un appuntamento speciale, con la visita nella villa Imperiale illuminata e "animata" dallo spettacolo prodotto da Casa del Contemporaneo / Le Nuvole dal titolo "Nerone e le Imperatrici", con testo e regia di Rosario Sparno.

Foto di Luigi Maffettone

 Lo spettacolo porterà i visitatori alla scoperta di uno dei siti più affascinanti e preziosi dell'area archeologica vesuviana, con musica, danza e recitazione, alla scoperta di storie e miti di duemila anni fa. Il percorso si apre con una breve introduzione al sito e alla sua storia, per poi svilupparsi all'interno della Villa con gli attori che si muoveranno seguiti dal pubblico nelle antiche stanze e nei giardini, fino alla suggestiva piscina.

La villa di Poppea, inserita tra i beni che l'UNESCO ha definito "Patrimonio dell'Umanità", è una grandiosa costruzione residenziale della metà del I secolo a.C., ampliata in età imperiale e attribuita a Poppaea Sabina, seconda moglie dell'imperatore Nerone.

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