Una nuova datazione per Little Foot e i reperti di Sterkfountain [Gallery - Video]

1 Aprile 2015
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Le grotte di Sterkfountain (sorgente forte, in Afrikaans), in Sud Africa son state rese celebri dalla scoperta (avvenuta nel 1995 - 1997) di uno scheletro quasi completo di Australopiteco, battezzato "Little Foot" (piccolo piede). La grotta raccoglie anche uno dei più grandi quantitativi di fossili di Australopiteco finora ritrovati.
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Fino ad oggi vi sono peraltro difficoltà nel determinare la datazione dei fossili e dei manufatti presenti, a causa della complessa storia della grotta e dei materiali di riempitura presenti. Le precedenti datazioni potevano quindi variare da 2 fino a 4 milioni di anni fa. Un team di scienziati della Purdue University; dell'Università del Witwatersrand, in Sud Africa; dell'Università del New Brunswick, in Canada; e dell'Università di Toulouse, offre oggi nuove datazioni, pubblicate in nuovo studio su Nature . Lo scheletro di Little Foot viene quindi ad essere collocato a 3.67 ± 0.16 milioni di anni fa circa, ed è quindi coevo agli Australopithecus afarensis dell'Africa Orientale; gli strumenti litici sono invece datati a 2.18 ± 0.21 milioni di anni fa, con una collocazione nell'Olduvaiano e coevi a quelli sudafricani di Swartkans e Wonderwerk. In entrambe i casi, si tratta di alcuni dei reperti più antichi giunti fino a noi.
Vi sono anche delle altre conseguenze di questa ricerca: gli ominidi successivi (Australopithecus africanus e Paranthropos) potrebbero dunque non essere derivati tutti dall'Australopithecus afarensis, secondo il prof. Ronald Clarke, docente in studi evoluzionistici all'Università del Witwatersrand. La tecnica di datazione, chiamata "isochron burial dating", cioè datazione delle sepolture isocrone, si basa sulla misurazione di isotopi radioattivi ed è innovativa.

Lo studio "New cosmogenic burial ages for Sterkfontein Member 2 Australopithecus and Member 5 Oldowan", di Darryl E. GrangerRyan J. GibbonKathleen KumanRonald J. ClarkeLaurent Bruxelles & Marc W. Caffee, è stato pubblicato su Nature.
 
Link: NaturePurdue University News; University of Witwatersrand, Johannesburg; Past Horizons; Science DailyNBC News; Live Science 1, 2
Il piede di Little Foot, (StW 573), Sterkfontein, 1994, foto da WikipediaCC BY-SA 4.0, caricata e di Mike Peel.
Il lago sotterraneo delle grotte di Sterkfountain. Un sommozzatore ha perso lì la vita. Foto da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Head.
 


Diversificazione corporea e variazione spaziale e temporale nei primi Homo

26 - 27 Marzo 2015
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Si continua a parlare di evoluzione e di diversificazione nei primi Homo. Una nuova ricerca, pubblicata sul Journal of Human Evolution, evidenzia come il genere sia stato molto differenziato sin dalle sue origini, due milioni di anni fa.
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[Dall'Abstract: ] La stima della dimensione corporea dei primi membri del genere Homo (2,4 - 1,5 milioni di anni fa) è centrale nelle interpretazioni della loro biologia. C'è ampio consenso sul fatto che l'Homo ergaster possedesse una dimensione maggiore in confronto a quelle dell'Homo habilis e dell'Homo rudolfensis, e che questo può esser stato un fattore nella dispersione dell'Homo "fuori dall'Africa". Lo studio delle differenze tassonomiche nella dimensione corporea, comunque, è problematico, [...] e poco è noto della variazione geografica e cronologica di questa dimensione nei primi Homo. Nella ricerca, si investigano proprio queste ultime utilizzando un approccio privo di taxon, e considerando le prove per la variazione della dimensione da resti isolati e frammentari postcraniali. [...] I risultati dimostrano la variazione ma nessuna semplice tendenza temporale o geografica per l'evoluzione della dimensione del corpo nei primi Homo. [...] Le migrazioni verso l'Eurasia non erano quindi contingenti su corpi più grandi. Le significative differenze nella dimensione corporea tra i resti di Koobi Fora e Olduvai supportano le prove craniali di almeno due morfotipi coesistenti nel Primo Pleistocene nell'Africa Orientale.
Lo studio "Spatial and temporal variation of body size among early Homo", di Manuel Will, Jay T. Stock, è stato pubblicato su Journal of Human Evolution.
Link: Journal of Human EvolutionPast Horizons; Science Daily; Phys.org via University of Cambridge; Daily Mail
Ricostruzione facciale forense del ragazzo di Turkana/di Nariokotome (Homo ergaster), da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata e di Cicero Moraes.
Ragazzo di Turkana, Claire Houck (da New York City, USA - Turkana Boy), foto da WikipediaCC BY-SA 2.0, caricata da FunkMonk.
 
 


Il collo di bottiglia della riproduzione nel Neolitico

24 - 25 Marzo 2015
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Un'analisi di 456 cromosomi Y, provenienti da tutto il mondo e   trasmessi chiaramente per via maschile, ha rivelato un collo di bottiglia risalente agli ultimi 10 mila anni. Cosa significa questo? Che solo pochi maschi riuscirono a passare il loro DNA alle generazioni successive: per la precisione, uno ogni diciassette femmine. Non bisogna stupirsi: ancora oggi esistono gruppi umani nei quali la disponibilità delle donne è riservata al capo. Più difficile appare trovare oggi i meccanismi coi quali si poteva rendere questa situazione accettabile a tutti i membri della società.
[Dall'Abstract: ] Si ritiene comunemente che la diversità genetica umana nelle popolazioni non africane si sia modellata essenzialmente con una dispersione "fuori dall'Africa" di 50 - 100 migliaia di anni fa. Nello studio si presentano 456 sequenze di cromosomi Y ad alta copertura e differenziati geograficamente, inclusi 299 nuovi campioni. [...] In contrasto con le ricostruzioni basate sul mtDNA, si implica qui un secondo collo di bottiglia forte nelle stirpi di cromosomi Y, e datato agli ultimi 10 mila anni. Si ipotizza che questo collo di bottiglia sia causato da cambiamenti culturali che influenzano la varianza del successo riproduttivo tra i maschi.
Lo studio "A recent bottleneck of Y chromosome diversity coincides with a global change in culture", di Monika KarminLauri SaagMário VicenteMelissa A. Wilson SayresMari JärveUlvi Gerst TalasSiiri RootsiAnne-Mai IlumäeReedik MägiMario MittLuca PaganiTarmo PuurandZuzana FaltyskovaFlorian ClementeAlexia CardonaEne MetspaluHovhannes SahakyanBayazit YunusbayevGeorgi HudjashovMichael DeGiorgioEva-Liis LoogväliChristina EichstaedtMikk EelmetsGyaneshwer ChaubeyKristiina TambetsSergei LitvinovMaru MorminaYali XueQasim AyubGrigor ZoraqiThorfinn Sand KorneliussenFarida AkhatovaJoseph LachanceSarah TishkoffKuvat MomynalievFrançois-Xavier RicautPradiptajati KusumaHarilanto RazafindrazakaDenis PierronMurray P. CoxGazi Nurun Nahar Sultana, Rane WillerslevCraig MullerMichael WestawayDavid LambertVedrana SkaroLejla KovačevićShahlo TurdikulovaDilbar DalimovaRita KhusainovaNatalya TrofimovaVita AkhmetovaIrina KhidiyatovaDaria V. LichmanJainagul IsakovaElvira PocheshkhovaZhaxylyk SabitovNikolay A. BarashkovPagbajabyn NymadawaEvelin MihailovJoseph Wee Tien SengIrina EvseevaAndrea Bamberg MiglianoSyafiq AbdullahGeorge AndriadzeDragan PrimoracLubov AtramentovaOlga UtevskaLevon YepiskoposyanDamir MarjanovićAlena KushniarevichDoron M. BeharChristian GilissenLisenka VissersJoris A. VeltmanElena BalanovskaMiroslava DerenkoBoris MalyarchukAndres MetspaluSardana FedorovaAnders ErikssonAndrea ManicaFernando L. MendezTatiana M. KarafetKrishna R. VeeramahNeil BradmanMichael F. HammerLudmila P. OsipovaOleg BalanovskyElza K. KhusnutdinovaKnut JohnsenMaido RemmMark G. ThomasChris Tyler-SmithPeter A. UnderhillEske WillerslevRasmus NielsenMait MetspaluRichard Villems e Toomas Kivisild, è stato pubblicato su Genome Research.
Link: Genome Research; Ars Technica
Figurina antropomorfica del Neolitico, foto © Michael Greenhalgh
(Source :http://rubens.anu.edu.au/raider5/greece/thessaloniki/museums/archaeological/neolithic/
With full permission, transmitted to [email protected]), da WikipediaCC BY-SA 2.5, caricata da 120.
 


Il Messak Settafet, un tappeto di strumenti in pietra preistorico

11 Marzo 2015
Un vasto "tappeto" di strumenti litici, risorsa cruciale per gli uomini dell'Età della Pietra, si trova nel Messak Settafet, massiccio pietroso nel deserto del Sahara, che ha una lunghezza totale di 350 km per 60 di ampiezza media. Un campionamento ha rivelato lì 75 manufatti in media per metro quadro.
journal.pone.0116482.g001
[Dall'Abstract:] Gli esseri umani hanno avuto un grande impatto sull'ambiente, in modo particolarmente intenso nell'ultimo millennio, ma evidente già dallo sviluppo della produzione di cibo e connesso incremento della densità di popolazione negli ultimi diecimila anni. L'uso del fuoco e l'eccessivo sfruttamento di grandi mammiferi ha anche avuto un impatto sull'ecologia mondiale, arrivando persino a centomila anni fa o più. Nello studio si tratta un altro tra i primi cambiamenti antropogenici. L'utilizzo di strumenti litici, che data a 2,5 milioni di anni fa, e la seguente evoluzione di una linea dipendente dalla tecnologia, che richiedeva l'utilizzo di quantità di rocce molto grandi. Ad ogni modo, misure dell'impatto dell'impiego della pietra da parte degli ominidi sono rare e inerentemente difficili. Il Messak Settafet, un massiccio pietroso nel Sahara Centrale (Libia), è disseminato di strumenti litici del Pleistocene su scala senza precedenti, ed è a tutti gli effetti un paesaggio modificato dall'uomo. Dal campionamento risultano mediamente 75 strumenti litici per metro quadro e macerie frammentate sono elemento dominante del paesaggio. Il tipo di strumenti litici, dall'Acheuleano alla Media Età della Pietra (Middle Stone Age), indica una manifattura per oltre il mezzo milione di anni o più.
journal.pone.0116482.g002
Lo studio "Lithic Landscapes: Early Human Impact from Stone Tool Production on the Central Saharan Environment", di Robert A. Foley e Marta Mirazón Lahr, è stato pubblicato su PLOS One.
Link: PLOS One; University of Cambridge; Science DailyPast Horizons

Fig 1. Location of Messak.

a) The Messak is located in the Libyan Central Sahara (Fazzan); b) the Messak is a massif of sandstone that lies between two sand seas, the Awbari to the north, and Murzuq, to the south (source: Google Earth); c) view of the Messak from the south, close to the town of Jarma with excavations of the Garamantes Royal Cemetery by DJ Mattingly and team in the foreground. Sources: Images: Elevation map of Africa from Nasa (http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog​/PIA04964), detailed map of Fazzan adapted from Wikimedia Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/File:L​ibya_Topography.png); photo of Messak by M Mirazon Lahr. Da PLOS One, © 2015 Foley, Lahr, Creative Commons Attribution License.

Fig 2. The Messak landscape.

The Messak is almost entirely without soil or superficial sediments, other than recent Aeolian deposits from the adjacent sand seas (a). The surface is made up of broken rocks (b, c, d), many of which have been humanly modified. In some cases (c), the removal of rocks has led to small depressions that can become small puddles or ponds. Sources: photos by authors. Da PLOS One, © 2015 Foley, Lahr, Creative Commons Attribution License.
 


Un corridoio erboso verso l'Africa meridionale per i primi pastori

10 Marzo 2015
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La pastorizia costituisce una delle prime forme di produzione alimentare in Africa, e ha modificato le popolazioni locali di uomini e animali. Una ricerca, basata sullo studio di oltre duemila denti, mostra che i primi pastori dell'Africa settentrionale si sarebbero spostati verso i pascoli erbosi dell'Africa meridionale.
I pastori migrarono dall'Africa orientale a quella meridionale, duemila anni fa circa, ma solo in piccoli numeri. Le zoonosi hanno costituito una barriera: ad esempio, la mosca tse-tse, che causa la malattia del sonno, ha formato un ostacolo per gli spostamenti del bestiame al di là del Lago Vittoria, in Kenya, impedendo migrazioni e forzando una diversificazione di sussistenza. Lo studio rivela l'esistenza di antichi ambienti erbosi presso il Lago, piuttosto che di arbusti ricchi di tse-tse, ribaltando l'assunto sull'esistenza di vincoli ambientali nella gestione del bestiame in un'area chiave per il movimento verso sud dei primi pastori. Sarebbe dunque esistito un corridoio erboso attraverso il quale i primi pastori potevano raggiungere l'Africa meridionale.
Lo studio "Environments and trypanosomiasis risks for early herders in the later Holocene of the Lake Victoria basin, Kenya", di Kendra L. ChritzFiona B. MarshallM. Esperanza ZagalFrancis Kirera, e Thure E. Cerling, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America.
Link: Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America; Past Horizons
Khoikhoi smantellano le loro capanne, preparando lo spostamento per nuovi pascoli. Acquatinta di Samuel Daniell (1805, da Suid-Afrikaanse Geskiedenis in Beeld (1989) by Anthony Preston. Bion Books: Printed in South Africa). I Khoikhoi practicarono la pastorizia per migliaia di anni in Sud Africa. Da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Anrie.
 


I fossili rivelano una diversa struttura corporea nelle prime specie umane

9 Marzo 2015
Un team internazionale di ricercatori, esaminando fossili relativi al bacino e al femore di un esemplare ritrovato in Kenya, e datato a 1,9 milioni di anni fa, è arrivato alla conclusione che le prime specie umane erano diversificate nella struttura corporea, avendo parti del corpo distinte.
Questo non significa che le specie vivessero o si muovessero in modo differente, ma si suggerisce che fossero delle specie distinte che potevano essere identificate non solo dai tratti facciali, ma anche dal corpo.
[Dall'Abstract: ] Durante l'evoluzione degli ominidi, è generalmente accettato che ci sia stato un mutamento nella morfologia postcraniale nel passaggio da AustralopithecusHomo. Data la scarsità di resti dei primi Homo, comunque, relativamente poco è noto della morfologia postcraniale di questi. Ci sono indizi di diversità postcraniale tra specie, ma la nostra conoscenza della natura e dell'estensione delle differenze è limitata. Nello studio si presentano ilio e femore da Koobi Fora, in Kenya, Africa, datati a 1,9 milioni di anni fa, chiaramente attribuibile al genere Homo ma che documenta un pattern morfologico che non si ritrova in Africa nel primo Homo erectus africano. Si documenta così la presenza di almeno due morfotipi postcraniali nei primi Homo, e quindi una diversità che può riflettere differenze nella forma corporea o di adattamento.
Lo studio "Associated ilium and femur from Koobi Fora, Kenya, and postcranial diversity in early Homo", di Carol V. Ward, Craig S. Feibel, Ashley S. Hammond, Louise N. Leakey, Elizabeth A. Moffett, J. Michael Plavcan, Matthew M. Skinner, Fred Spoor, Meave G. Leakey, è stato pubblicato sul Journal of Human Evolution.
Link: Journal of Human Evolution; University of MissouriPast Horizons


Scoperta in Etiopia la mandibola fossile del più antico Homo

4 - 5 Marzo 2015
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Ritrovato un frammento di mandibola fossile di 2,8 milioni di anni fa, nella regione etiope di Afar (la stessa della dell'Australopithecus Afarensis, nota anche come Lucy). Potrebbe dunque trattarsi del più antico fossile umano finora rinvenuto. Il frammento potrebbe appartenere a una nuova specie: la mandibola pare addirittura più simile a quelle di Homo che di Australopithecus, a causa dei denti più piccoli e della forma parabolica. Il ritrovamento costituirebbe un chiaro collegamento proprio con gli ominidi ritrovati nell'area, del tipo dell'Australopithecus Afarensis appunto, e datati tra i 3,9 e i 2,9 milioni di anni fa.

Institute of Human Origins Discovery from Arizona State University on Vimeo.
Risulta ancora evidente che vi fosse una notevole variazione tra i primi ominidi, e che questi potessero essere caratterizzati più dalla forma di mascella e mandibola che dalla dimensione del cervello. Il fossile riguarda la parte sinistra della mascella, con cinque denti.
[Dall'Abstract:] La nostra comprensione dell'origine del genere Homo è stata intralciata dalla limitata registrazione di fossili nell'Africa Orientale, tra i 2 e i 3 milioni di anni fa. Qui si riporta la scoperta di un frammento di mandibola con denti di ominide, proveniente dall'area di ricerca di Ledi-Geraru, Stato Regionale di Afar, Etiopia, che stabilisce la presenza di Homo verso i 2,8 - 2,75 milioni di anni fa. Questo esemplare combina tratti primitivi visti nei primi Australopithecus con la morfologia osservata nel più tardo Homo, confermando che le deviazioni dal pattern australopiteco e riferite a denti, mascella e mandibola, sono riscontrabili già nella stirpe del primo Homo. La scoperta di Ledi-Geraru ha implicazioni per le ipotesi circa il tempo e il posizionamento dell'origine del genere Homo.
Lo studio "Early Homo at 2.8 Ma from Ledi-Geraru, Afar, Ethiopia", di Brian VillmoareWilliam H. KimbelChalachew SeyoumChristopher J. CampisanoErin DiMaggioJohn RowanDavid R. BraunJ. Ramon ArrowsmithKaye E. Reed, è stato pubblicato su Science.
Link: ScienceNature; Pennsylvania State UniversitySmithsonian; Live Science 1, 2; BBC News; The Guardian; Past Horizons 1, 2
La regione di Afar, in Etiopia, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata e di TUBS (Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this: Ethiopia location map.svg (by NordNordWest).)


Trivellazioni nei laghi africani per gettare luce sull'evoluzione

26 Febbraio - 4 Marzo 2015
L'università scozzese di Aberystwyth sta trivellando i grandi laghi prosciugati nell'Africa Orientale, al fine di spiegare l'evoluzione e le migrazioni umane. Attraverso le trivellazioni si otterranno informazioni sulle precipitazioni, sulla temperatura e la vegetazione negli ultimi 500.000 anni.
Link: Aberystwyth University; Past Horizons


Preistoria: le migrazioni umane dall'Africa in Arabia sulla base del clima

26 Gennaio - 21 Febbraio 2015
Una nuova ricerca presenta dei possibili varchi temporali per la migrazione umana dall'Africa verso l'Arabia nel tardo Pleistocene. Durante questi periodi di tempo, la situazione climatica in Arabia mostrava un incremento delle precipitazioni, maggiore disponibilità di acqua dolce e sviluppo regionale della vegetazione.
Attualmente, vi sono due teorie al riguardo: una suppone la migrazione dall'Africa verso l'Asia meridionale attraverso l'Arabia, tra i 50 mila e i 60 mila anni fa; l'altra considera una dispersione verso l'Arabia di molto precedente, tra i 75 mila e i 130 mila anni fa, in fasi successive.
Lo studio "Alluvial fan records from southeast Arabia reveal multiple windows for human dispersal", di Ash PartonAndrew R. FarrantMelanie J. LengMatt W. TelferHuw S. GroucuttMichael D. Petraglia Adrian G. Parker, è stato pubblicato su Geology.
Link: Geology; The Geological Society of AmericaPast Horizons; Science Daily; The Daily Mail


La grande diversità genetica dell'Homo Sapiens in Africa

19 Febbraio 2015
I frammenti di un teschio risalente a 22 mila anni fa, e proveniente da Lukenya Hill, in Kenya, dimostrano come gli Homo Sapiens presenti in Africa in quell'epoca potessero essere anche estremamente diversi.
Teschi di questo tipo per il Tardo Pleistocene sono rari, perché poche sepolture di quell'epoca sono emerse. Quello in questione dimostra una diversità originale che si è andata perdendo. Ancora oggi i moderni Africani hanno una diversità genetica maggiore che in altre popolazioni.
Lo studio "Late Pleistocene age and archaeological context for the hominin calvaria from GvJm-22 (Lukenya Hill, Kenya)", di Christian A. TryonIsabelle CrevecoeurJ. Tyler Faith,Ravid EkshtainJoelle NivensDavid PattersonEmma N. Mbua, e Fred Spoor, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States.
Link: Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States; Live Science