Una corsa contro il tempo per salvare i siti archeologici a rischio nel Medio Oriente e in Africa

18 - 20 Febbraio 2015
Un nuovo progetto, Endangered Archaeology, finanziato dall'Arcadia Fundation , punta a salvare il patrimonio archeologico a rischio nel Medio Oriente e in Africa.
Si tratta di una vera e propria corsa contro il tempo, vista la situazione attuale in queste regioni, dovuta all'espansione demografica, ai saccheggi, all'instabilità politica e alla guerra. Il progetto conta di utilizzare anche le immagini aeree e satellitari, specie per quei paesi nei quali l'accesso via terra è negato.
Link: University of Oxford, 12Past Horizons; International Business Times


Le formiche di fuoco migrarono sulle navi spagnole del sedicesimo secolo

16 - 18 Febbraio 2015
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Grazie alla genetica, sappiamo ora che le formiche di fuoco, originarie del Messico e ora diffuse in tutte le regioni tropicali del globo, viaggiarono sui galeoni spagnoli del sedicesimo secolo.
Le navi spagnole, infatti, utilizzavano il terreno locale come zavorra, e questo conteneva un gran numero di organismi. Questo ovviamente ebbe delle conseguenze sugli ecosistemi locali, visto che le formiche di fuoco tropicali (Solenopsis geminata) sono una specie invasiva. La specie si diffuse quindi dal Messico, seguendo le rotte verso l'Africa, l'India, il Sud Est Asiatico. I galeoni portarono poi l'argento messicano a Manila, nelle Filippine, e da qui verso Taiwan e la Cina.
Si tratta perciò di un caso di un raro caso documentato di specie invasiva diffusasi a seguito delle prime fasi di commercio globale.
Lo studio "Global invasion history of the tropical fire ant: a stowaway on the first global trade routes", di Dietrich Gotzek, Heather J. Axen, Andrew V. Suarez, Sara Helms Cahan e DeWayne Shoemaker, è stato pubblicato su Molecular Ecology.
Link: Molecular Ecology; University of Illinois
Particolare della testa di una formica di fuoco, foto di CSIRO, da WikipediaCC BY 3.0, caricata da Upload Bot (99of9).
 


Africa: alla scoperta dei Garamanti nel Sahara

13 Febbraio 2015

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Vista dal basso di un sito fortificato (qasr) con torri - Copyright Trans-SAHARA project

La ricerca del Prof.  David Mattingly della School of Archaeology and Ancient History, condotta nella Libia meridionale potrà rimodellare la storia dell'Africa antica, dopo aver scoperto i misteri della civiltà Sahariana dei Garamanti, i cui insediamenti possono arrivare a datare fino a 3000 anni fa.
Il progetto da 1,8 milioni di sterline, è cominciato nel 2011 ed è finanziato dall'European Research Council (ERC), scoprendo molto sulle civiltà preislamiche e del primo Islam in Africa, inclusa la dimostrazione della formazione dei primi stati e alcune scoperte riguardanti le prime prove del commercio nel Sahara. Il Prof. Mattingly evidenzia che oggi abbiamo un'immagine di quel deserto come di un panorama ostile nel quale pochi nomadi riuscivano a sopravvivere, ma bisogna invece considerare anche altre iniziative, tra le quali appunto quella dei Garamanti, che ebbero un ruolo significativo.
Link: University of Leicester 1, 2
 


L'inaridimento del Sahara fu più rapido e disomogeneo di quanto ritenuto

31 Dicembre 2014 - 9 Febbraio 2015
journal.pone.0115958.g002
L'inaridimento del Sahara, col passaggio da un clima relativamente umido a uno estremamente asciutto, sarebbe avvenuto in modo meno omogeneo e anche più rapido di quanto si ritenesse finora. Non è ancora chiaro quanto avvenuto durante questa transizione.
[Dall'abstract:] Il termine del Periodo Africano Umido nel nord est dell'Africa, durante il primo Olocene, è stato caratterizzato da uno spostamento verso sud della fascia delle piogge e dalla scomparsa del Sahara verde. Questo periodo è anche caratterizzato dall'inizio della produzione di cibo da parte delle popolazioni di cacciatori raccoglitori, e quindi può fornire informazioni critiche sulla relazione tra uomo e ambiente. Vi sono però differenze anche notevoli nei tempi e nei modi della transizione da umido ad asciutto, alla fine del Periodo Africano Umido. [...] Il degradare dell'ambiente nell'Africa nord orientale è stato più repentino e sarebbe avvenuto prima di quanto finora ritenuto, e potrebbe aver accelerato il processo di domesticazione al fine di assicurare risorse di cibo sostenibili per le popolazioni africane del Neolitico.
I cambiamenti possono fornire risposte, dunque, e la rapida desertificazione potrebbe aver dato impulso a sviluppi umani e, ad esempio, aver contribuito al sorgere delle prime dinastie dell'Egitto faraonico.
Lo studio "Asynchronous Changes in Vegetation, Runoff and Erosion in the Nile River Watershed during the Holocene", di Cécile L. Blanchet, Martin Frank, Stefan Schouten, è stato pubblicato su PLOS One.
Link: PLOS One; Past Horizons
Figure 2. Changes in precipitation, vegetation and erosion dynamics in the Nile watershed during the Holocene. Da PLOS One, © 2014 Blanchet et al., Creative Commons Attribution License.


Strumenti litici in Armenia spingono a un ripensamento della teoria africana

26 Settembre 2014
Uno studio su Science, partendo dal ritrovamento di strumenti litici provenienti dal sito di Nor Geghi 1, in Armenia, e risalenti a 325000-335000 anni fa, e conservato a causa della lava, giunge ad importanti conclusioni.
Lo studio, "Early Levallois technology and the Lower to Middle Paleolithic transition in the Southern Caucasus", è opera di D. S. AdlerK. N. WilkinsonS. BlockleyD. F. MarkR. PinhasiB. A. Schmidt-MageeS. NahapetyanC. MallolF. BernaP. J. GlaubermanY. Raczynski-HenkN. WalesE. FrahmO. JörisA. MacLeodV. C. SmithV. L. Cullen, B. Gasparian.
Gli strumenti litici in questione rappresentano una versione più semplice (chiamata biface, e si parla di bifacial technique) di quelli ottenuti con la tecnica Levallois. Quest'ultima tecnica è associata alle popolazioni africane che la inventarono e la portarono con sé durante il loro spostamento in Eurasia.
Lo studio mette in relazione le due tecniche, e il fatto che nella regione presa in considerazione la loro contemporanea presenza lasci pensare che la seconda si sia evoluta dalla prima, indipendentemente, come sviluppo ed innovazione locale e non in seguito a diffusione. Lo studio conclude quindi che la transizione sarebbe avvenuta indipendentemente, tra gruppi geograficamente dispersi di ominidi precoci che condividevano le stesse origini tecnologiche.
Levallois_Preferencial-Animation
(Tecnica Levallois, cliccare sull'immagine per vedere l'animazione)
Link: Science; Past Horizons; Archaeology News Network
Immagine animata da Wikipedia, Levallois Preferencial-Animation, di José-Manuel Benito Álvarez->Locutus Borg, CC BY-SA 2.5.