Zimbabwe: il sito di Mapela tra quelli Patrimonio dell'Umanità?

29 Maggio 2015
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Un nuovo sito potrebbe aggiungersi a quelli già Patrimonio dell'Umanità UNESCO. Si tratta dell'insediamento di Mapela, collocato nella regione Shashi-Limpopo, nella parte meridionale dello Zimbabwe, ai confini col Botswana.
Una comunità esistette in quest'area dall'ottavo al diciottesimo secolo. A renderla importante, nonostante la collocazione in un'area quasi inaccessibile, è la compresenza delle tre culture e l'interrelazione tra umani e cambiamento climatico.
Per saperne di più, si veda lo studio "Zimbabwe Culture before Mapungubwe: New Evidence from Mapela Hill, South-Western Zimbabwe", di Shadreck Chirikure, Munyaradzi Manyanga, A. Mark Pollard, Foreman Bandama, Godfrey Mahachi, Innocent Pikirayi, pubblicato su PLOS One.
Link: University of Oslo; Past Horizons
Una sezione della Collina di Mapela vista da Nord, foto da PLOS One, © 2014 Chirikure et al., Creative Commons Attribution License.


Per la genetica, la strada fuori dall'Africa passò per l'Egitto

28 Maggio 2015
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Anche se l'origine africana dei nostri progenitori è un fatto assodato, meno chiaro è invece il percorso intrapreso delle migrazioni che portarono fuori dal continente. Due strade sono state proposte: una settentrionale, attraverso l'Egitto e il Sinai; l'altra meridionale, attraverso l'Etiopia e lo stretto di Bab el Mandeb verso l'Arabia. Le teorie finora proposte son state formulate sulla base di analisi di carattere geografico, paleoclimatico, archeologico e genetico.
Un nuovo studio ha affrontato la spinosa questione esaminando materiale genetico che ha indicato nell'Egitto l'ingresso più probabile per l'esodo verso il resto del mondo. Si sono prese in considerazione le informazioni genetiche da sei diverse popolazioni dell'Africa Nord Orientale, per investigare questo avvenimento fondamentale della storia umana che avvenne 60 mila anni fa circa. Il genoma delle popolazioni fuori dall'Africa si distinse poi da quelli Egiziani più di recente che da quelli Etiopi (55 mila e 65 mila anni fa rispettivamente, mentre per gli Africani dell'Occidente si stimano 75 mila anni fa). Lo studio ha anche fornito un catalogo della diversità genomica delle popolazioni Etiopi e Africane.
Rimangono però altri dubbi: ad esempio, vi furono altre migrazioni che non hanno lasciato traccia nel genoma di oggi?
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Un nuovo ominide che coesistette con "Lucy" in Etiopia

27 Maggio 2015
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Scoperti, nella zona centrale della regione etiope di Afar, i resti di un nuovo ominide dai depositi di 3,3 - 3,5 milioni di anni fa nell'area di studio Woranso–Mille. Al nuovo ominide è stato apposto il nome di Australopithecus deyiremeda, che significa "parente vicino" nella lingua di Afar. Sarebbe perciò contemporaneo della celebre Lucy, Australopithecus afarensis, con il quale convisse nella stessa regione. Il nuovo ominide differisce per forma e dimensione dei denti e per la robusta architettura della mandibola.
Gli scienziati hanno a lungo dibattuto se vi fosse solo una specie preumana tra i 3 e i 4 milioni di anni fa: questa scoperta contribuisce a sfidare l'assunto, insieme alla scoperta di nuove specie dal Ciad e dal Kenya (Australopithecus bahrelghazali and Kenyanthropus platyops), e rafforzando l'idea che diverse specie di ominidi coesistevano durante questo periodo.

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I più antichi strumenti litici predatano il genere Homo

20 Maggio 2015
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Ritrovati strumenti litici risalenti a 3,3 milioni di anni fa, e dunque precedenti il genere Homo, a West Turkana nelle badlands (calanchi) dell'area nord occidentale del  Kenya. Gli strumenti sono visibili sul sito African Fossils.

Il sito del ritrovamento si chiama Lomekwi 3, ed è precedente di 700 mila anni i ritrovamenti Oldowan più antichi. I ricercatori perciò propongono il nome Lomekwiano (Lomekwian) per indicare questa fase tecnologica di evoluzione, che costituirebbe un nuovo inizio per questi studi.

Si tratterebbe anche della prima prova che gruppi di protoumani avessero le capacità cognitive per produrre strumenti affilati. Considerando poi che il contesto dei ritrovamenti (fossili di ominidi del Pliocene) è caratterizzata dalla presenza di legno, si suppone che gli strumenti non fossero solo utilizzati per le carcasse, ma forse anche per le piante.

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Che è successo ai cani degli Indonesiani in Madagascar?

20 Maggio 2015
Gli antichi Indonesiani migrarono diffondendo la loro cultura nella metà del pianeta tra Oceano Indiano e Pacifico. Durante queste migrazioni, oltre a portare la propria cultura, gli Indonesiani erano accompagnati anche da un compagno animale, il cane. Ma in Madagascar, una delle ultime aree del pianeta ad essere popolata, sembra che questo non sia successo: un'analisi genetica dimostrerebbe l'origine africana degli stessi.
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[Dall'Abstract: ] Il Madagascar è stata una delle ultime aree terrestri principali ad essere abitate dagli umani. Inizialmente colonizzata dagli Indonesiani che parlavano un linguaggio Austronesiano 1500-2000 anni fa, le susseguenti migrazioni dall'Africa hanno determinato contributi geneticamente uguali dall'Indonesia e dall'Africa, e la cultura materiale ha principalmente influenze africane. Il cane, insieme al maiale e alla gallina, era parte della Cultura Neolitica Austronesiana, e fu inoltre l'unico animale domestico ad accompagnare gli umani in ogni continente in antichità. Per illuminare le origini culturali del Madagascar e tracciare la dispersione mondiale dei cani, si è qui investigata l'origine dei cani del Madagascar. [...] Dalle analisi di campioni di mtDNA provenienti dall'Africa e dall'Indonesia, appena il 26% dei cani del Madagascar condividevano l'aplotipo dei cani indonesiani, mentre il 90% dei cani portava un aplotipo presente nell'Africa Sub-Sahariana, lasciando intendere una probabile origine in Africa. E quindi, al contrario che per la popolazione umana, sembra che i cani del Madagascar debbano tracciare la loro origine interamente dall'Africa. I risultati suggeriscono che i cani non furono portati dai colonizzatori austronesiani del principio durante il loro viaggio transoceanico, ma che furono introdotti in uno stadio successivo, insieme alla migrazione umana e all'influenza culturale dall'Africa.
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Ritrovato il tesoro del Capitano Kidd?

7 - 9 Maggio 2015
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Ritrovato al largo del Madagascar quello che sarebbe il "tesoro" del famoso Capitano William Kidd, pirata scozzese del diciassettesimo secolo. Le attività di Kidd sono oggetto di dibattito: originariamente un corsaro alle dipendenze della corona, fu probabilmente in seguito anche pirata. Quel che è certo è che fu poi catturato di ritorno dall'Oceano Indiano e giustiziato nel 1701.
Tornando al ritrovamento, vi sarebbero ben tredici relitti nell'area presso l'isola di Sainte Marie, nota anche come Isola dei Pirati. Il team, guidato dall'esploratore Barry Clifford, si sarebbe soffermato su due navi, il Fire Dragon e l'Adventure Galley. Quest'ultima sarebbe la nave di Kidd: e da essa si sarebbe recuperato un lingotto d'argento del peso di ben 50-55 kg, il più grande ritrovamento di questo genere .
Dubbi e critiche alla scoperta sono però venute dall'UNESCO, che ha stigmatizzato il fatto che non ci fossero archeologi professionisti a supervisionare la scoperta in modo permanente durante le operazioni. Delegati dell'UNESCO si recheranno perciò sul luogo a verificare i metodi utilizzati.
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Colonizzazione olandese ed animali estinti nelle Mauritius del diciassettesimo secolo

27 Aprile - 8 Maggio 2015
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Le Mauritius furono occupate da insediamenti di coloni olandesi dal 1638 al 1710. Durante questo periodo si estinsero diversi animali: il dodo, la tartaruga gigante locale, ma pure altri animali presenti nei numerosi resoconti dell'epoca.
Questi testi, purtroppo, si limitavano a descrizioni minimali, di solito riguardanti la facilità di cattura o l'essere edibile della preda. Un nuovo studio presenta il resoconto di tal Johannes Pretorius, che visse su quelle isole tra il 1666 e il 1669, e che si dilunga maggiormente sulla descrizione degli animali. Si ricordano perciò pappagalli a becco grosso (Lophopsittacus mauritianus), dal cattivo carattere, che forse non volava bene; il piccione blu di Mauritius (Alectroenas nitidissima) dal volto verrucoso ed estintosi nel 1837; e altre specie molto docili e a "stupide" in quanto facilmente catturabili: tra queste il rallo rosso (Aphanapteryx bonasia) e le oche delle Mauritius.
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"Il Professore è Coppa del Mondo": comprendere i linguaggi urbani ‘segreti’

22 Aprile 2015

"Il Professore è Coppa del Mondo": comprendere i linguaggi urbani ‘segreti’

La ricerca nell'ambito di un linguaggio urbano ‘giocoso’ e sempre più popolare, sorto dalla necessità dei criminali di nascondere il loro vero intento, potrebbe aiutare le organizzazioni che operano in Uganda a comunicare meglio con l'enorme popolazione giovane della Nazione.

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L'Uganda ha una delle maggiori percentuali di popolazione under 30 al mondo – più del 78% dei suoi 37 milioni di cittadini, secondo un rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA). Molti non utilizzano i linguaggi normalmente parlati in Uganda (Kiswahili, English and Luganda) nei discorsi quotidiani, ma si esprimono invece in un linguaggio di strada in perenne evoluzione, chiamato Luyaaye.
Originariamente un ‘linguaggio segreto’ parlato dai criminali, il Luyaaye è cresciuto in popolarità a causa del suo essere visto come più giocoso e meno tradizionale da molti di coloro che lo parlano, col suo utilizzo “gioioso” dell'Inglese, del Luganda e di altri linguaggi.

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Kenya: orme di Homo Erectus che cacciavano a Ileret

17 Aprile 2015
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Nel 2009 a Ileret, in Kenya, si scoprirono 22 orme di Homo Erectus, che furono oggetto di uno studio anatomico su ScienceNeil Roach, palaeoantropologo al Museo Americano di Storia Naturale di New York ha proseguito gli studi, ritrovando oltre 100 orme nell'area, e probabilmente riconducibili a gruppi umani che cacciavano gli animali presenti (e che a loro volta hanno lasciato simili tracce), un milione e mezzo di anni fa.
Link: Nature
La contea kenyota di Marsabit: Ileret si trova sulla sponda est del lago Turkana, ai confini con l'Etiopia. Da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata e di Nairobi123.
 


Australia: il mistero del boab e della dispersione del baobab

1 - 5  Aprile 2015
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Il baobab è un albero (genere Adansonia) che si può ritrovare in Africa, nella Penisola Arabica e nel Madagascar: esiste però una specie anche al di là di queste aree, il baobab australiano, altrimenti noto come albero bottiglia o boab (Adansonia Gregorii, in onore dell'esploratore Augustus Gregory).
Proprio la presenza dell'albero, nella sola regione australiana di Kimberley, costituisce un mistero botanico del quale si è occupato uno studio su PLOS One. Numerose sono le teorie formulate negli anni: quelle che ipotizzavano la diffusione già ai tempi del Gondwana sono state escluse, e oggi prevalgono quelle che implicano un ruolo umano nella dispersione. Gli uomini avrebbero difatti attribuito un valore ai frutti dell'albero.
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