6 – 7 Ottobre 2015
ncomms9431-f1
Contestualmente allo studio sul piede dell’Homo naledi, è stato pubblicato quello sulla mano dell’ominide. Anche le mani mostrano un notevole livello di modernità: in particolare il polso e il pollice lungo e robusto presentano caratteristiche che si possono ritrovare tra i moderni umani e tra i Neanderthal.
Tracy Kivell dell’Università del Kent spiega che si tratta di caratteristiche connesse alla produzione di strumenti litici: ci si interroga perciò sulle capacità cognitive necessarie alla loro produzione. Il cervello dell’Homo naledi era difatti molto piccolo, paragonabile piuttosto a quello degli australopitechi.
Il quadro che risulta, dall’analisi contestuale di mano e piede, è quello di un ominide capace di svolgere molte attività diverse, di camminare in posizione eretta e al contempo di arrampicarsi sugli alberi. Le gambe sono lunghe, le ginocchia sono quelle dei moderni umani, il piede è più simile a quello dei moderni umani che non: l’Homo naledi doveva spostarsi in modo non troppo dissimile da come facciamo noi.  Fino ad oggi si era sempre postulato che il divenire bipede avesse preceduto lo sviluppo del cervello nel corso dell’evoluzione umana, ma non era mai stato così ovvio.


Lo studio “The hand of Homo naledi“, di Tracy L. KivellAndrew S. DeaneMatthew W. TocheriCaley M. OrrPeter SchmidJohn HawksLee R. Berger & Steven E. Churchill, è stato pubblicato su Nature Communications.
Link: Nature Communications; University of Witwatersrand – Johannesburg 1, 2; BBC News; Daily Mail; The ConversationLive ScienceCBS News; CBC.ca; NBC NewsPast Horizons; GizmodoNews 24.
Figura 1: mano destra di un maschio adulto di Homo naledi, da Nature Communications.

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