Tumulo dell'Età del Bronzo e cimitero Anglosassone a Rothley

21 Luglio 2016

Il sito durante gli scavi. Credit: University of Leicester
Il sito durante gli scavi. Credit: University of Leicester

Un progetto dell'Università di Leicester ha investigato il riutilizzo di luoghi sacri da parte di diverse generazioni. In particolare, sono stati oggetto di esame un tumulo dell'Età del Bronzo e un cimitero anglosassone presso Rothley, nel Leicestershire.

Ascia in Pietra del Neolitico. Credit: University of Leicester
Ascia in Pietra del Neolitico. Credit: University of Leicester

Alcune delle testimonianze qui datano addirittura a seimila anni fa: le prime attività datano al Neolitico (4.000 - 2.000 a. C.) con un'ascia e frammenti ceramici in una vicina fossa. Importanti siti neolitici sono nelle vicinanze.

Frammento di ceramica neolitica "Peterborough Ware". Credit: University of Leicester
Frammento di ceramica neolitica "Peterborough Ware". Credit: University of Leicester

Oggetto principale del progetto è stato poi il tumulo datato all'Età del Bronzo (2000 - 700 a. C., in attesa di datazione più precisa), che misura oltre 30 metri di diametro. Non è sopravvissuto alle attività agricole dei secoli successivi, ma le sepolture (cremazione) vicino al bordo del fossato sì. Si trova alla confluenza dei fiumi Soar e Wreake.

Durante l'Età del Ferro il tumulo era ormai parzialmente eroso, ma era ancora visibile, sebbene il suo significato e scopo si siano modificati. A quest'epoca (700 a. C. - 43 d. C.) risale il fossato rettangolare.

Sepoltura anglosassone ai bordi di un tumulo. Artwork by Debbie Miles-Williams
Sepoltura anglosassone ai bordi di un tumulo. Artwork by Debbie Miles-Williams

In seguito, durante il periodo Anglosassone (410 - 700 d. C.), il tumulo vide un cimitero per inumazione. Il riutilizzo di tumuli da parte degli Anglosassoni è un fatto piuttosto frequente in Inghilterra, ma pochi casi sono noti per il Leicestershire. Con dodici sepolture, è risultato il più grande per l'area. A parte pochi frammenti, i terreni acidi hanno però distrutto gli scheletri. Ritrovati pure alcuni oggetti metallici e un contenitore ceramico.

Una tomba anglosassone. Credit: University of Leicester
Una tomba anglosassone. Credit: University of Leicester

Link: AlphaGalileo via University of Leicester


Un insediamento anglosassone su di un'isola a Little Carlton

2 Marzo 2016

Un piccolo oggetto in vetro, decorato con bande colorate e utilizzato per tenere conti. Credit: University of Sheffield
Un piccolo oggetto in vetro, decorato con bande colorate e utilizzato per tenere conti. Credit: University of Sheffield

Costituirebbe una delle più importanti scoperte degli ultimi decenni, quella di un insediamento anglosassone presso a Little Carlton, vicino Louth, nel Lincolnshire. Si ritiene possa trattarsi di un centro monastico o commerciale non noto in precedenza, e collocato su un'isola.
Il luogo dei ritrovamenti è nei pressi di un campo coltivato, oggi poco appariscente. Gli archeologi dell'Università di Sheffield, al lavoro presso il sito, hanno pure effettuato rilevamenti al fine di ricostruire il paesaggio dell'epoca. Innalzando virtualmente il livello delle acque, si nota come l'isola emergesse allora in maniera molto più netta.

Tra i reperti:  uno stilo in argento dell'ottavo secolo (21 altri stili sono stati pure ritrovati), 300 spille per vestito, un enorme quantità di sceat (monete del settimo-ottavo secolo), una tavoletta in piombo con inciso il nome femminile Cudberg, quantità significative di ceramiche sassoni, ossa animali macellate.
La scoperta è avvenuta grazie a un cittadino responsabile e al suo metal detector: è seguita la comunicazione al Portable Antiquities Scheme. I ritrovamenti dimostrerebbero che si tratta di un sito di importanza internazionale, ma quello che è emerso finora potrebbe essere solo un piccolo assaggio di quanto in serbo. Al momento si sono aperte nove trincee al fine di valutare la situazione: queste hanno rivelato importanti informazioni sulla vita nell'insediamento.
 
Link: AlphaGalileo, EurekAlert! via University of Sheffield.


Il peso genetico delle migrazioni anglosassoni in Gran Bretagna

19 Gennaio 2016
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Un nuovo studio è stato in grado di valutare il peso delle migrazioni anglosassoni in Gran Bretagna, da un punto di vista genetico. Gli autori lo hanno fatto sequenziando il DNA da dieci scheletri della tarda Età del Ferro (attorno al 50 a. C.) fino alla metà del periodo anglosassone (500-700 d. C.), e provenienti da scavi da siti vicino Cambridge. Ne è risultato che oltre un terzo del DNA dei moderni britannici deriva dalle migrazioni anglosassoni.
Contrariamente a quanto talvolta affermato, quindi, quei migranti non rimasero isolati, ma si sarebbero mescolati alla popolazione locale. I dieci campioni provengono dai siti di Hinxton, Linton e Oakington, vicino Cambridge. Quelli da Oakington, ad esempio, mostrano due migranti anglosassoni, un nativo e un individuo che è il risultato della mescolanza delle due componenti.
Quei migranti anglosassoni erano molto simili agli odierni Olandesi e Danesi, contribuendo al 38% del DNA dei moderni abitanti dell'Est dell'Inghilterra, una percentuale che scende al 30% per Gallesi e Scozzesi.
[Dall'Abstract:] La storia della popolazione britannica è stata modellata da una serie di immigrazioni, comprese le prime migrazioni anglosassoni dopo il 400 dell'era volgare. Rimane una questione aperta quella riguardante il modo con cui questi eventi influenzarono la composizione genetica dell'attuale popolazione britannica. Qui si presentano le sequenze dell'intero genoma da 10 individui da scavi vicino Cambridge, nell'Est dell'Inghilterra, che spaziano dalla tarda Età del Ferro alla metà del periodo anglosassone. Analizzando le varianti rare condivise con centinaia di moderni campioni dalla Gran Bretagna e dall'Europa, si è stimato che in media la popolazione contemporanea dell'Est dell'Inghilterra derivi il 38% della sua stirpe da migrazioni anglosassoni. Si ottengono ulteriori conoscenze con un nuovo metodo, denominato rarecoal, col quale si deduce la storia della popolazione e si identifica la stirpe genetica su una scala sottile, a partire dalle varianti rare. Utilizzando il metodo rarecoal si è scoperto che i campioni anglosassoni sono strettamente connessi alle moderne popolazioni olandesi e danesi, mentre i campioni dell'Età del Ferro condividono gli antenati con molteplici popolazioni nord europee, Gran Bretagna compresa.
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Le origini di sette abitanti dello Yorkshire in epoca romana

19 Gennaio 2016
ncmartiniano
Un gruppo di antichi abitanti dello Yorkshire in epoca romana è stato esaminato più approfonditamente, non solo con gli usuali mezzi dell'archeologia e dell'osteologia, ma ricorrendo all'analisi del DNA e degli isotopi. In questo modo è possibile saperne di più delle antiche popolazioni, e conoscere le origini e le storie di questi individui. In particolare, oggi i discendenti più vicini al campione esaminato non sono nella stessa area, ma nel Galles. Si rileva inoltre una continuità rispetto all'epoca precedente, ma non rispetto a quella successiva, sottolineando dunque l'impatto delle migrazioni anglosassoni.
Il materiale genetico considerato è stato selezionato dallo Yorkshire. Dagli scheletri di oltre 80 individui dal cimitero di epoca romana di Driffield Terrace (presso York), si sono considerati 7 campioni (dal secondo al quarto secolo d. C.) per l'analisi dell'intero genoma; un campione era invece relativo a una sepoltura precedente dell'Età del Ferro (210 a. C.-40 d. C.); l'ultimo proveniva invece da una sepoltura anglosassone successiva (650-910 d. C.).
Una delle ipotesi è che si trattasse degli scheletri di antichi gladiatori, ma potrebbe pure trattarsi di soldati o criminali. Queste speculazioni degli archeologi sono determinate dalle condizioni dei resti: si trattava di individui morti tutti attorno ai 45 anni di età, e diversi furono decapitati. Dall'analisi degli isotopi è risultato invece che alcuni vissero la prima parte delle loro vite fuori dalla Gran Bretagna. Alcuni subirono privazioni da bambini. Erano più alti della media dell'epoca e uno degli individui proveniva dal Medio Oriente, a testimonianza del carattere cosmopolita dell'Impero Romano persino in questa lontana periferia settentrionale.
[Dall'Abstract:] Le presunte migrazioni che hanno formato le popolazioni della Gran Bretagna sono state il fulcro di controversie accademiche per generazioni. [...] Nello studio riferisce di nove antichi genomi (~1 ×) di individui dal settentrione della Gran Bretagna: sette dal cimitero di epoca romana a York, delimitato dalle sepolture precedenti dell'Età del Ferro e da quelle successive Anglosassoni. Sei dei genomi romani mostrano affinità con le moderne popolazioni britanniche celtiche, in particolare gallesi, ma divergono significativamente dalle popolazioni dello Yorkshire e da altri campioni inglesi orientali.  Mostrano pure somiglianze col genoma della precedente Età del Ferro (suggerendo una continuità di popolazione), ma differiscono dal genoma successivo anglosassone. Questo pattern concorda col profondo impatto delle migrazioni nel periodo anglosassone. In maniera notevole, uno scheletro romano mostra un chiaro segnale di origine esogena, con affinità che indicano al Medio Oriente, confermando il carattere cosmopolita dell'Impero, persino nelle periferie più settentrionali.Leggere di più


Tesoro di gioielli vichinghi e monete anglosassoni da Watlington

10 Dicembre 2015

Un tesoro dell'epoca di Alfredo il Grande, composto da gioielli di epoca vichinga e monete anglosassoni, è stato ritrovato nell'Oxfordshire. Sarebbe stato seppellito negli ultimi anni settanta del nono secolo, in un'area agricola nei pressi di Watlington.
Comprenderebbe oro, oltre a lingotti d'argento e anelli in argento per il braccio. Le monete sarebbero 186, alcune frammentarie ma molte ben conservate.
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La scoperta sarebbe rilevante anche perché permetterebbe di riesaminare il complesso quadro politico dell'epoca, che poi fu modificato da Alfredo il Grande attorno agli anni novanta del nono secolo, in seguito alla conquista del regno del rivale Ceowulf II di Mercia. L'alleanza tra i due sovrani contro i Vichinghi durò infatti poco (ma è raffigurata sulle monete di Watlington), e il secondo riuscì a governare appena dall'874 all'879 d. C., ricordato nelle cronache solo brevemente.
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Rimesso in discussione il passato leggendario di Glastonbury

23 - 24 Novembre 2015
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Nuovi studi rimettono in discussione il passato leggendario dell'Abbazia di Glastonbury. Questa sarebbe stata fondata 200 anni prima di quanto ritenuto: lo proverebbero i frammenti di giare per il vino in ceramica dal Mediterraneo, e relative a un insediamento dei cosiddetti "secoli bui".
Non solo, i monaci dell'Abbazia avrebbero contribuito a forgiare le storie mitiche legate a Glastonbury, rendendolo uno dei monasteri più ricchi della regione. Secondo questa visione tradizionale, l'Abbazia di Glastonbury sarebbe il luogo di sepoltura di Re Artù (individuato dai monaci nel 1191), oltre che la più antica chiesa in Gran Bretagna, fondata da Giuseppe di Arimatea. Secondo questa che è la leggenda più nota (l'altra vede lo stesso Gesù fondare la chiesa), Giuseppe di Arimatea avrebbe piantato un ramo che sarebbe miracolosamente fiorito, e lì si sarebbe fondata la chiesa. Le prove più antiche di tale leggenda sarebbero però del diciassettesimo secolo.
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Negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, gli scavi di Ralegh Radford avrebbero poi ritrovato un cimitero cristiano e un chiostro di epoca sassone, i più antichi in Inghilterra, oltre alla tomba dello stesso Artù. La nuova ricerca ritiene invece che le tombe che Radford riteneva dei "secoli bui" sarebbero di epoca successiva alla chiesa e al monastero sassone. Sempre secondo il nuovo studio, la tomba di Artù, datata tra l'undicesimo e il quindicesimo secolo, non presenterebbe alcuna prova per l'identificazione in tal senso: si tratterebbe solo di un fosso con delle macerie, non ci sarebbero elementi riguardanti Artù o Ginevra.
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I monaci avrebbero quindi costruito la chiesa di modo da enfatizzarne gli elementi arcaici, producendo pure le celebri leggende. L'obiettivo sarebbe stato quello di promuovere un'immagine di grande antichità cristiana del luogo e di aumentare le entrate derivanti dai pellegrinaggi: queste si sarebbero rese necessarie dopo il devastante incendio del 1184.
Queste le conclusioni alle quali è giunto il progetto quadriennale, portato avanti da un team di 31 specialisti guidati dalla professoressa Roberta Gilchrist dell'Università di Reading, e che ha riesaminato tutte le registrazioni archeologiche riguardanti le 36 stagioni di scavo effettuate negli anni dal 1904 al 1979 presso Glastonbury.
Secondo gli autori, coloro che in passato hanno esaminato l'Abbazia in precedenza sarebbero stati "annebbiati" dai miti e dalle leggende che la circondano, contribuendo a perpetuarne molti.
Con le nuove ricerche si sarebbero inoltre ritrovati resti di lavori in vetro del 700 d. C., con un importante complesso di fornaci di epoca sassone, i più antichi della regione. La rilevanza di Glastonbury non è, insomma, messa in discussione.
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Inghilterra: recinzione dell'Età del Bronzo da Tithebarn Green

9 Ottobre 2015
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Un'area circoscritta con fossato di due metri, relativa all'Età del Bronzo, è stata dissotterrata nel sito di Tithebarn Green, a Redhayes presso Exeter nel Devon. All'interno della recinzione si sono ritrovate anche 70 sepolture di età successiva, risalenti all'epoca romana o anglosassone.
Link: Western Morning News
Il Devon, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Nilfanion (NilfanionOrdnance Survey OpenData: County boundaries and GB coastline National Geospatial-Intelligence Agency Irish, French and Isle of Man coastlines, Lough Neagh and Irish border).


Ricomposti i frammenti del pomo di una spada e di un elmo dal tesoro dello Staffordshire

26 - 27 Maggio 2015
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Il tesoro dello Staffordshire continua a regalare sorprese: si è ricostruito un pomo di spada dalle caratteristiche uniche, mentre centinaia di frammenti stanno rivelando un elmo di rara fattura ed evidentemente appartenuto a un personaggio di alto rango.
Il tesoro rimonta all'Inghilterra Anglosassone del settimo secolo e dall'anno della sua scoperta, il 2009, ha continuato a regalare sorprese che hanno fatto presa anche sull'immaginazione del pubblico, riportandoci a un'era di splendore guerriero.
Il pomo combina caratteristiche di stili differenti, con motivi Anglosassoni e Irlandesi, suggerendo una mescolanza di culture. Il lavoro paziente degli studiosi ha poi rimesso insieme moltissimi frammenti dell'elmo: si tratta di strisce in argento che lo decoravano e che rappresentano guerrieri e volti con barba e baffi, uccelli, animali mitici.

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Ritrovato coperchio di una zangola a Stafford

21 Maggio 2015
Ritrovato il coperchio di una zangola di epoca anglosassone, utilizzata per produrre il burro dal latte, presso Stafford. L'oggetto è stato datato al 715-890 d. C., lo stesso periodo relativo al tesoro recentemente ritrovato, e caratterizzata dalla presenza della tribù pagana dei Pentacersaute. Il manufatto sarà ora sottoposto a ulteriori analisi.
Link: Medievalists; Staffordshire Newsletter


Canuto il Grande ~ Re Danese d'Inghilterra

Canuto il Grande ~ Re Danese d'Inghilterra

(si ringrazia Susan Abernethy, il cui testo inglese da The Freelance History Writer è stato qui tradotto)

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Canuto il grande sul dritto di una moneta

Ci sono ben poche informazioni storiche su Re Canuto II di Danimarca e I d'Inghilterra, noto come Canuto il Grande, anche se si tratta del più potente Re nell'Europa settentrionale nei primi anni dell'undicesimo secolo. Fu Re di Danimarca ed Inghilterra, per un certo periodo Re di Norvegia e probabilmente signore di una parte della Svezia.
L'Inghilterra aveva sofferto col debole ed inefficace regno di Etelredo II d'Inghilterra, detto lo Sconsigliato, che durò quasi trentotto anni. Il Regno d'Inghilterra era in rovine e il popolo era pronto per la pace. Dopo la morte del figlio di Re Etelredo II, Edmundo II detto Fiancodiferro, il popolo Inglese approvò il Danese Canuto come proprio Re. Canuto cominciò il suo regno nella paura. Non esitò ad uccidere coloro che provavano a mettere in dubbio la sua autorità. Alla fine allentò la sua morsa. Legittimò la sua autorità rimuovendo i rivali indigeni, sposando la regina del suo predecessore, mantenendo la continuità di governo e comportandosi in ogni modo come un sovrano giusto ed equo. conquistando il supporto di Danesi e Inglesi, e lo si potrebbe definire il primo Re degli Inglesi.
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