Tra ricordi ambigui e lunghe divagazioni: La misura del tempo di Gianrico Carofiglio

Tra ricordi ambigui e lunghe divagazioni:

La misura del tempo di Gianrico Carofiglio

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

Nel 2022 Gianrico Carofiglio festeggerà i primi vent'anni della sua carriera letteraria: in questi due decenni lo scrittore ed ex-magistrato pugliese è stato in grado di produrre una quantità invidiabile di opere, tra racconti brevi e romanzi, e di guadagnarsi un seguito di tutto rispetto. Bisogna inoltre riconoscergli l'estrema coerenza nella scelta delle tematiche da affrontare, nei toni da adoperare e nel tratteggio dei propri personaggi; ne consegue che, nonostante il loro grande numero, i suoi testi siano quasi tutti riconducibili a due filoni principali: il legal thriller, cui appartengono i romanzi che hanno per protagonista l'avvocato Guido Guerrieri, e il noir puro, inaugurato da Il passato è una terra straniera (2005) e di recente serializzato con l'introduzione di un secondo personaggio ricorrente, il commissario Fenoglio. Gli esemplari pertinenti all'uno o all'altro canone (e, a dirla tutta, anche le sporadiche deroghe) sono sempre permeati da una certa malinconia, dal rimpianto per il tempo trascorso e dalla disillusione dell'età adulta; si svolgono inoltre in luoghi notturni densi di ricordo, popolati da personaggi romanticamente complessi e vivacizzati da ardite sinestesie: una sorta di universo che i lettori hanno imparato a conoscere e apprezzare.

La misura del tempo, uscito negli ultimi mesi del 2019 per Giulio Einaudi Editore e oggi candidato al Premio Strega, vorrebbe forse proporsi come un compendio della produzione carofigliana: esso risulta pienamente ascrivibile a entrambe le tipologie predilette dall'autore e presenta in grande spolvero tutte le componenti basilari dei suoi libri, giungendo a un risultato decisamente interessante.

Palazzo Mincuzzi a Bari. Foto di Elias Nössing

Nella sua sesta avventura, l'avvocato barese Guido Guerrieri è stavolta alle prese con la difesa di un giovane accusato dell'omicidio di un piccolo spacciatore; il caso è reso particolarmente spinoso dal fatto che il ragazzo, delinquente conclamato, sia già stato condannato in primo grado, e soprattutto dalla scomoda figura di sua madre Lorenza.

Ella è una vecchia fiamma di Guido: quando lui era ventenne lo aveva iniziato a una vita bohémienne priva di inibizioni, facendogli perdere la testa per poi abbandonarlo e riapparire a distanza di trent'anni, nelle vesti di una donna disincantata e ambigua. L'inquietudine del protagonista nei suoi confronti si riflette inevitabilmente sulla percezione del caso, portandolo a non essere mai pienamente convinto della colpevolezza o dell'innocenza del suo assistito.

Lorenza è in effetti la personificazione dei temi portanti del libro, espressi efficacemente già dal titolo stesso del romanzo: l'umano straniamento nel rendersi conto che il tempo scorre in una sola direzione, la potenza autolesionistica della nostalgia e al tempo stesso la possibilità che, a un riesame a distanza, il ricordo possa rivelarsi fallace fino a raggiungere conclusioni opposte a quelle iniziali, a loro volta scorrette.

La narrazione si snoda pertanto su due piani narrativi che si intersecano tra loro: il presente di Guerrieri, che include l'indagine che questi compie assieme al suo variopinto team, e un corposo flashback in cui viene narrata l'avventura tra Guido e Lorenza; quest'ultimo blocco, a sua volta, alterna la rievocazione di episodi significativi ad altri molto meno interessanti, risultando forse eccessivamente lungo e, in molti frangenti, monotono.

Esiste poi un terzo piano narrativo che trascende in maniera subdola gli altri due: quello delle divagazioni. Nel capitolo 13, parlando del romanzo di Laurence Sterne La vita e le opinioni di Tristam Shandy, gentiluomo, elogiandolo come “un grande romanzo di divagazioni” Guerrieri afferma: “le divagazioni sono la mia passione, in tutti i campi”. Non è difficile riconoscere in questa dichiarazione la voce dello stesso Carofiglio, poiché la sua poetica si basa su un massiccio utilizzo di questa tecnica narrativa.

Non fa eccezione La misura del tempo, nel quale la narrazione si interrompe spesso per lasciar spazio a parentesi brevi o lunghe, entro le quali l'autore inserisce ricordi, opinioni, aneddoti, perfino ricette: ciò accade all'interno di singoli paragrafi, talvolta addirittura nel bel mezzo di dialoghi e periodi; interi capitoli, infine, deviano dalla storia principale per presentare delle scene d'intermezzo.

Non sempre queste digressioni risultano efficaci o propedeutiche allo svolgimento della vicenda: se alcune di esse aiutano a entrare nella quotidianità di Guerrieri e/o a meglio comprenderne comportamenti e stati d'animo, molte altre sembrano fini a loro stesse. È il caso della sequenza ambientata nella libreria notturna dal suggestivo nome “l'Osteria del Caffelatte”, luogo inventato da Carofiglio e amato dai suoi lettori: per quanto affascinante, questa lunga scena (che comprende perfino una dissertazione filosofica di ben tre pagine) risulta del tutto priva di utilità, facendo sorgere il dubbio che l'autore l'abbia inserita per pure questioni di fanservice.

Le digressioni risultano quantomai deleterie se si considera che la vicenda giudiziaria alla base del romanzo sia una delle più avvincenti mai costruite da Carofiglio. La storia di Iacopo, figlio di Lorenza, è studiata per instillare nel lettore lo stesso dubbio che affligge Guerrieri, portandolo di volta in volta a propendere per innocenza o colpevolezza.

Ne risulta che i frangenti più godibili e riusciti del libro siano quelli in cui l'indagine e il successivo procedimento giudiziario vengono narrati con l'asettica linearità di un verbale, inframmezzata al massimo dalle inevitabili (ma utilissime) spiegazioni per i non addetti ai lavori; il continuo rovesciarsi dei ruoli e il rimpallo tra accusa e difesa non scioglie affatto il dubbio alla base della storia, riflettendo in pieno l'ambiguità della Legge italiana: non toglieremo al lettore il piacere di scoprire la sorprendente conclusione, anche perché essa si basa su particolari meccanismi narrativi che la rendono difficilmente riassumibile, ma che di certo causeranno un piacevole spiazzamento.

È dunque nel nucleo narrativo alla sua base che La misura del tempo si rivela un libro valido e appassionante; meno riuscito sembra invece il lavoro “di fino” finalizzato a dare corposità e sentimento a una storia che, per quanto bella, si esaurirebbe in un centinaio di pagine.

La città di Bari è sullo sfondo degli scritti di Gianrico Carofiglio e pure nel romanzo La misura del tempo. Foto di NuvolaBianca

Tematiche, luoghi e atmosfere tipici degli scritti di Carofiglio risultano infatti privi di smalto e ben più opachi rispetto al passato: la città di Bari, altre volte presente fin quasi a risultare essa stessa un personaggio, è qui resa in maniera stanca e priva di personalità; i personaggi di contorno, pur ben costruiti, piacciono senza affascinare, forse anche a causa della mancanza di spazio sufficiente a delinearli con efficacia sviluppandone al contempo caratteristiche e vicende personali.

In ogni caso, complice anche la prosa snella e la semplicità degli intrecci, La misura del tempo rimane un libro ad alto grado di leggibilità, facile da assimilare e in grado di stuzzicare il lettore, sia esso già avvezzo alla lettura dei testi di Carofiglio o meno.

La misura del tempo Gianrico Carofiglio
La copertina del romanzo La misura del tempo di Gianrico Carofiglio, pubblicato da Giulio Einaudi Editore nella collana Stile Libero Big

La misura del tempo di Gianrico Carofiglio è candidato alla LXXIV edizione del Premio Strega.

 


Bif&st Bari International Film Festival 2020

Bif&st 2020: annunciati i premi del cinema italiano

Al via la stagione dei premi per il cinema italiano per i film prodotti nel 2019-20. Sono stati annunciati da Felice Laudadio, direttore artistico del Bif&st-Bari International Film Festival (21-28 marzo), nel corso della conferenza stampa romana svoltasi alla Casa del Cinema giovedì 13 febbraio con la partecipazione del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e della presidente della Fondazione Apulia Film Commission Simonetta Dellomonaco.

La giuria formata dai critici che fanno capo alla direzione artistica del Bif&st ha conferito il Premio Franco Cristaldi per il miglior produttore a Matteo Garrone e a Paolo Del Brocco, a.d. di RAI Cinema, per Pinocchio di Matteo Garrone che ha ottenuto anche il Premio Alberto Sordi per il miglior attore non protagonista al Premio Oscar Roberto Benigni e il Premio Piero Tosi per il miglior costumista a Massimo Cantini Parrini. A Marco Bellocchio è stato conferito il Premio Mario Monicelli per il miglior regista per il suo Il traditore che ha ottenuto altri due riconoscimenti: il Premio Ennio Morricone per il miglior compositore delle musiche al Premio Oscar Nicola Piovani e il Premio Vittorio Gassman per il miglior attore protagonista a Pierfrancesco Favino, premiato anche per la sua interpretazione in Hammamet di Gianni Amelio cui è andato inoltre il Premio Giuseppe Rotunno per il miglior direttore della fotografia per Luan Amelio Ujkaj. Il Premio Anna Magnani per la migliore attrice protagonista è stato conquistato da Micaela Ramazzotti per Gli anni più belli di Gabriele Muccino, mentre il Premio Alida Valli per la migliore attrice non protagonista e toccato a Milena Mancini per A mano disarmata di Claudio Bonivento. Antonio, Pupi e Tommaso Avati sono i vincitori del Premio Tonino Guerra per il miglior soggetto originale per Il signor Diavolo di Pupi Avati mentre a Maurizio Braucci e Pietro Marcello è andato il Premio Luciano Vincenzoni per la migliore sceneggiatura per Martin Eden di Pietro Marcello. Lo scenografo Francesco Frigeri è stato insignito del Premio Dante Ferretti per Il primo natale di Ficarra e Picone e il montatore Luca Gasparini del Premio Roberto Perpignani per The Nest di Roberto De Feo. Infine il Premio Maria Pia Fusco per l’eccellenza tecnico-artistica è stato conferito a Lorenzo Mattotti per La famosa invasione degli orsi in Sicilia da lui scritto e diretto.

A questi riconoscimenti si aggiungono altri tre premi riservati alle opere prime e seconde: il Premio Ettore Scola per il miglior regista è stato assegnato a Marco D’Amore per il suo L’immortale. Il Premio Mariangela Melato per il cinema per la migliore attrice protagonista a Paola Cortellesi per Figli di Giuseppe Bonito mentre il Premio Gabriele Ferzetti per il miglior attore protagonista ha riconosciuto il talento di Toni Servillo in 5 è il numero perfetto di Igort.

La giuria dei critici aveva a disposizione anche due Premi Nuovo IMAIE per l’attrice e l’attore rivelazione che sono andati a Benedetta Porcaroli per 18 Regali di Francesco Amato e a Claudio Segaluscio per Sole di Carlo Sironi.

Tutti i film premiati verranno presentati al Teatro Piccinni appena restaurato che si aggiungerà da quest’anno al Teatro Petruzzelli e al Teatro Margherita che ospiterà tutti gli incontri e le conferenze stampa curati da Maurizio Di Rienzo, David Grieco, Fabio Ferzetti, Enrico Magrelli, Marco Spagnoli, nonché i Focus sui vincitori condotti da Franco Montini.

Il Bif&st ospita ogni anno una serie di affollatissime masterclasses affidate a grandi personalità del cinema italiano e internazionale. Queste lezioni di cinema avranno inizio il 21 marzo con la partecipazione di Raffaella Leone, figlia di Sergio Leone e amministratore delegato del Leone Film Group cui nella stessa serata verrà conferito il Federico Fellini Platinum Award for Cinematic Excellence che onorerà anche il grande talento di Ken Loach e dei tre Premi Oscar Helen Mirren, Taylor Hackford e Roberto Benigni. Nella conferenza stampa del prossimo 9 marzo verranno resi noti i nomi delle altre prestigiose personalità del cinema che, al termine della proiezione di un film da loro diretto o interpretato, programmato alle ore 9, terranno ogni mattina, intorno alle 11.00 al Teatro Petruzzelli, la loro Lezione di cinema.

Sono già stati annunciati alcuni dei film selezionati per la sezione delle Anteprime internazionali al Petruzzelli fra i quali BOMBSHELL di Jay Roach con Charlize Theron e Nicole Kidman, USA, che inaugurerà il Bif&st il 21 marzo; EMMA. di Autumn de Wilde con Anya Taylor-Joy, UK; LES TRADUCTEURS di Regis Roinsard con Lambert Wilson, Olga Kurylenko, Riccardo Scamarcio, Francia; DAS VORSPIEL (The Audition) di Ina Weisse con Nina Hoss, Germania-Francia; la prima italiana di FAVOLACCE dei Fratelli D’Innocenzo, in concorso alla Berlinale. Gli altri film di questa sezione, in corso di selezione, verranno annunciati il 9 marzo.

Pressoché completo (manca un solo film) il programma della sezione competitiva Panorama internazionale, sempre al Petruzzelli, con 12 film che saranno valutati dalla giuria presieduta da una grande personalità del cinema internazionale della quale fanno parte i critici Michel Demopoulos e Oscar Iarussi, i registi Pif e Alessandro Piva, l’attrice Martina Apostolova. Queste le opere, in anteprima italiana assoluta, che concorrono ai premi per il miglior regista, la migliore attrice e il miglior attore protagonisti: FREIES LAND (Free Country) di Christian Alvart, Germania; NOCTURNAL di Nathalie Bianchieri, UK; GIPSY QUEEN di Huseyin Tabak, Germania-Austria; NOTRE-DAME DU NIL di Atiq Rahimi, Francia-Belgio-Ruanda; MUSCLE di Gerard Johnson, UK; INHERIT THE VIPER di Anthony Jerjen, USA-Svizzera; SYMPATHIE POUR LE DIABLE di Guillaume de Fontenay, Francia; TRÊS VERÕES (Three Summers) di Sandra Kogut, Brasile-Francia; DEUTSCHSTUNDE (The German Lesson) di Christian Schwochow, Germania; GOLDEN VOICES (Kolot Reka) di Evgeny Ruman, Israele; NONOSTANTE LA NEBBIA di Goran Paskaljević con Donatella Finocchiaro e Giorgio Tirabassi, Italia-Serbia-Macedonia-Francia.

Il restaurato Teatro Piccinni ospiterà la sezione competitiva Nuovo cinema italiano composta da 6 film in anteprima mondiale assoluta, più un film fuori concorso che la inaugurerà il 21 marzo: ABBI FEDE di Giorgio Pasotti con Giorgio Pasotti e Claudio Amendola. La giuria, presieduta dal critico tedesco Klaus Eder, segretario generale della Fipresci, e composta da 24 spettatori selezionati, attribuirà tre riconoscimenti per il miglior regista, la migliore attrice e il miglior attore protagonisti prescelti fra i seguenti film: LA REGOLA D’ORO di Alessandro Lunardelli con Simone Liberati, Edoardo Pesce, Barbora Bobulova; IL REGNO di Francesco Fanuele con Stefano Fresi e Max Tortora; BURRACO FATALE di Giuliana Gamba con Claudia Gerini, Angela Finocchiaro, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Loretta Goggi; LA RIVINCITA di Leo Muscato con Michele Venitucci e Michele Cipriani; STORIA DI CLASSE di Valerio Jalongo; SI MUORE SOLO DA VIVI di Alberto Rizzi con Alessandro Roja, Alessandra Mastronardi, Neri Marcore, Francesco Pannofino. Verranno inoltre presentati, fuori concorso, i cortometraggi Di notte sul mare di Francesca Schirru e Le abiuratrici di Antonio De Paolo.

Nel 2019 il Leone Film Group di Andrea e Raffaella Leone - fondato nel 1989 dal loro padre Sergio Leone - ha festeggiato i primi 30 anni di attività, imponendosi in tre decenni fra i più importanti leader europei nella produzione e nella distribuzione audiovisiva. Dal 2015 il gruppo è attivo anche nella produzione esecutiva di grandi film internazionali. Al lavoro di Sergio prima, e poi di Andrea e Raffaella, il Bif&st dedica una rassegna di 8 film fortemente significativi – anche in ragione dei grandi incassi ottenuti – della loro attività. La rassegna - organizzata con RAI Cinema e con la collaborazione di Medusa Film e Eagle Pictures – include: GREEN BOOK di Peter Farrelly, USA 2018; THE WOLF OF WALL STREET di Martin Scorsese, USA 2013; THE HATEFUL EIGHT di Quentin Tarantino, USA 2015; LA LA LAND di Damien Chazelle, USA 2016; PERFETTI SCONOSCIUTI di Paolo Genovese, Italia 2016; LA PAZZA GIOIA di Paolo Virzi, Italia 2016; SOLDADO di Stefano Sollima, USA 2018; e VICE di Adam McKay, USA 2018.

Per il quarto anno consecutivo, dopo le più che positive esperienze registrate nelle scorse edizioni per la sezione “Cinema e scienza”, il Bif&st 2020 ospiterà una serie di iniziative e rassegne su temi diversi.

National Geographic è media partner del Bif&st e proporrà un ciclo di documentari dedicato alla sostenibilità e alla salvaguardia del pianeta all’interno della sezione “Cinema e Scienza”. Il ciclo sarà aperto e introdotto nel primo giorno del festival, 21 marzo al Teatro Petruzzelli, con l’anteprima mondiale del documentario IL TESORO NASCOSTO DELLE ISOLE TREMITI di Flavio Oliva, presentato dallo stesso protagonista, il biologo marino del Dipartimento di Biologia dell'Università degli Studi di Bari e National Geographic Explorer Giovanni Chimienti. Questi i documentari di National Geographic in programma dal 22 al 28 marzo al Teatro Piccinni: PUNTO DI NON RITORNO di Leonardo DiCaprio e Fisher Stevens; IL TESORO NASCOSTO DELLE ISOLE TREMITI di Flavio Oliva, in replica; TESORI SOTTOMARINI di Robert Nixon; EMERGENZA ESTINZIONE di Kate Brooks; GLI EROI DEL MEDITERRANEO di Manu San Felix; TRAFFICANTI DI MARE di Richard Ladkani, prodotto da Leonardo DiCaprio; IL SEGRETO DEGLI OCEANI di Michele Melani.

Promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza – Dottorato di ricerca – dell’Università degli Studi di Bari, dall’Ordine degli Avvocati di Bari, dall’Ordine dei Giornalisti della Puglia, il Bif&st 2020 ospiterà un ciclo di 5 film che offrono lo spunto, in sede di discussione successiva alle proiezioni, per affrontare l’attualissima vicenda della violenza fisica e psicologica sulle donne. Questi i film in programma che saranno seguiti da incontri con personalità della cultura, del diritto, della società civile: TRE MANIFESTI A EBBING di Martin McDonagh, USA, 2017; NOME DI DONNA di Marco Tullio Giordana, Italia, 2018; A PRIVATE WAR di Mattew Heineman, USA, 2018; TRE VOLTI di Jafar Panahi, Iran, 2018; UNA GIUSTA CAUSA di Mimi Leder, USA, 2018; e LA GIORNATA di Pippo Mezzapesa, Italia, 2017.

Come già per il Bif&st 2018 e 2019, anche nella prossima edizione del festival un’intera giornata sarà dedicata alla proiezione di vari film legati al tema della malattia e della salute con dibattitti e discussioni, con la partecipazione di medici, psicologi, sociologi, a cura del prof. Nicola Laforgia: LA FORZA DELLA MENTE di Mike Nichols, USA 2001; MISSIONE IN MANCIURIA di John Ford, USA 1966; IL MEDICO DI CAMPAGNA di Thomas Lilti, Francia 2016; APOLIDE di Alessandro Zizzo, Italia 2019.

In vista, per il prossimo anno, di un ciclo di film con al centro della narrazione il tema delle malattie mentali, che si svolgerà in collaborazione con Psichiatria Universitaria dell’Universita di Bari diretta dal prof. Alessandro Bertolino, il Bif&st introdurrà il tema con la presentazione il 21 marzo del film A BEAUTIFUL MIND di Ron Howard con Russell Crowe, Ed Harris, Jennifer Connelly, Christopher Plummer, Paul Bettany, USA 2001.

Il legal thriller, inteso come genere letterario, e diventato un must anche della cinematografia, soprattutto americana. La prima edizione di questo evento speciale ha fatto registrare nel 2019 una grande partecipazione di pubblico e un forte successo. Proiettando al Teatro Piccinni spezzoni e scene di alcuni film con al centro la figura dell’avvocato, Enzo Augusto, dell’Associazione Utopia 2100 che promuove l’evento, li commentera con Michele Laforgia trattando delle tecniche di indagine, fasi di accusa e difesa, interrogatorio e controinterrogatorio, arringhe finali e ruolo delle giurie popolari. Ed infine il verdetto.

Il Bif&st 2020 renderà omaggio a due grandi personalità della cultura, grandi amici del festival, scomparsi nel 2019: Andrea Camilleri e Ugo Gregoretti. Verranno presentati: UGO E ANDREA di Rocco Mortelliti; la LEZIONE DI CINEMA di Andrea Camilleri al Bif&st 2014; A CAVALLO DI UN CAVILLO e CAMILLERI SECONDO CAMILLERI, due lunghe interviste videoregistrate di Felice Laudadio a Andrea Camilleri.

Quattro i laboratori sui mestieri del cinema: Laboratorio di regia a cura di Francesco Munzi; Laboratorio di sceneggiatura a cura di Franco Bernini; Laboratorio di montaggio a cura di Walter Fasano; Laboratorio di critica cinematografica a cura di Paolo D’Agostini.

Eventi speciali

Sono in programma una serie di Eventi speciali quali: LaCapaGira di Alessandro Piva (1999) nell’edizione restaurata dalla Cineteca di Bologna. Opera prima del regista barese, girata interamente a Bari, fu presentata al Festival di Berlino e procurò a Piva il David di Donatello e il Nastro d‘argento. In occasione delle celebrazioni per il centenario di Federico Fellini il Bif&st ospiterà un Concerto dell’Orchestra del Teatro Petruzzelli diretta da Gianna Fratta con musiche di Nino Rota e di Nicola Piovani. In anteprima mondiale: GIULIANO & VERA di Fabrizio Corallo con la presenza di Vera e Giuliano Montaldo e LA PIAZZA DELLA MIA CITTÀ di Paolo Santamaria con Lo Stato Sociale, Gianni Morandi, Luca Carboni. E inoltre: RALPH DE PALMA L’UOMO PIÙ VELOCE DEL MONDO di Antonio Silvestre; AMORI DI LATTA di Graziano Conversano con Chiara Rapaccini. Per un tributo a Claudio Caligari: SE C’E’ UN ALDILÀ SONO FOTTUTO. Vita e cinema di Claudio Caligari di Simone Isola e Fausto Trombetta e NON ESSERE CATTIVO di Claudio Caligari. Infine per “Raccontare e fare il cinema italiano”, un progetto di “Cinema per la scuola” promosso da Miur e Mibact con la proiezione di NOTTE ITALIANA di Carlo Mazzacurati.

La memoria, la storia – Le grandi retrospettive del Bif&st: FESTIVAL MARIO MONICELLI

Al grande regista scomparso 10 anni fa il Bif&st dedicherà una retrospettiva di 35 film realizzata con la collaborazione determinante della Cineteca Nazionale-Centro Sperimentale di Cinematografia che editerà un numero monografico di Bianco e nero e allestirà una grande mostra fotografica con oltre 100 gigantografie dei suoi film, cui si aggiungeranno una mostra di 14 opere di Chiara Rapaccini e una serie di colloqui con amici e collaboratori di Monicelli condotti da Jean Gili.

Bif&st Bari International Film Festival 2020
© Pino Settanni – Luce Cinecittà

Roma, 13 febbraio 2020


Giobbe

Giobbe, patrono dei musicisti: intervista a Mario Resta

Uno dei personaggi più noti della Bibbia ebraica, Giobbe compare innanzitutto nel libro che da lui prende il nome: descritto come giusto originario di Uz (territorio non individuabile con certezza), Giobbe è benedetto dal Signore e vive nella prosperità e con una famiglia numerosa. L'uomo di Uz viene messo alla prova da Satana (col "permesso" di Dio), e perde tutto, ma nonostante la sua condizione miserabile non maledice il Signore. Infine, come premio per la sua fedeltà, viene ripristinato in una condizione di prosperità persino maggiore di quella sua iniziale.

Nella Versione dei Settanta – cioè la prima traduzione greca esistente della Bibbia Ebraica, risalente al terzo secolo a. C. – siamo di fronte a un testo notevolmente differente da quello ebraico. Il Testamentum Iobi è invece un testo che rientra fra i cosiddetti apocrifi dell'Antico Testamento, dal carattere midrashico, volto cioè all'esegesi, all'interpretazione critica del testo biblico. In epoca medievale, il culto di Giobbe in ambito cristiano lo vede, fra l'altro, come patrono dei musicisti, una posizione che si spiegherebbe a partire dall'attenzione rivolta agli strumenti musicali nel Libro di Giobbe, che compaiono con il ricordo di un passato felice e sereno, durante il lungo monologo del protagonista.

Il culto medievale e nordeuropeo riservato a Giobbe merita però ancora ulteriori approfondimenti. Proprio in tal senso muove l'ultimo scritto di Mario Resta, postdoc (Accademia Nazionale dei Lincei) del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Il suo studio, "Un culto medievale: Giobbe, il santo dei musicisti" è stato pubblicato quest'anno (2019, n. 20-1, pp. 1-23) sulla rivista Reti Medievali (http://www.serena.unina.it/index.php/rm/article/view/5849).

Non si tratta però del primo lavoro del giovane ricercatore su questo argomento: segue infatti l'altro scritto "Giobbe, patrono dei musicisti: le origini del culto nel Libro di Giobbe e nel Testamentum Iobi", pubblicato nel 2015 sulla rivista Vetera Christianorum (n. 52, pp. 187-207). In questa sede è anche il caso di ricordare il libro – datato 2010 – di Laura Carnevale, professoressa associata presso la stessa Università, e intitolato "Giobbe dall'Antichità al Medioevo. Testi, tradizioni, immagini",  nel quale già si segnalavano alcuni elementi legati al patronato della musica ascritto a San Giobbe.

Si ringrazia Mario Resta per aver risposto alle domande di ClassiCult, qui di seguito riportate.

William Blake, Satana infligge le piaghe a Giobbe, illustrazioni del Libro di Giobbe, Tate Britain, Londra. The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH.ISBN3936122202. Immagine in pubblico dominio

Potrebbe spiegare il successo di Giobbe come santo dei musicisti in epoca medievale?

Il culto nordeuropeo riservato a Giobbe quale santo patrono dei musicisti, attestato nelle fonti letterarie e iconografiche, si è sviluppato tra XV e XVIII secolo: un periodo in cui il culto dei santi ebbe un notevole “successo”, tanto che «per le più svariate categorie professionali, gruppi di popolazione, e per ogni necessità possibile e immaginabile, ci fu ben presto un patrono particolare». Quanto affermato da Heinrich Dormeier risulta confermato da questa tipologia particolare di patronato, le cui origini, però, affondano negli alquanto marginali riferimenti musicali contenuti nel Libro di Giobbe (Gb 30,31: «La mia cetra accompagna lamenti e il mio flauto la voce di chi piange») e, soprattutto, nel testo apocrifo Testamentum Iobi (14,1-5; 52) di I-II secolo.

La Sacra Scrittura, infatti, non ha costituito l’unico motivo ispiratore della fortuna e dell’interpretazione in ambito agiografico delle vicende riguardanti i santi di matrice biblica e del conseguente culto a essi riservato, mediante originali sviluppi ed espressioni devozionali della pietà popolare: «una forza potente ‒ come ha affermato John J. Pilch ‒ difficile da imbrigliare o da correggere, e in molti casi è essa che l’ha vinta».

Rispetto all’originaria narrazione biblica, le tradizioni agiografiche connesse all’uomo di Uz (come in altri casi analoghi) si sono sviluppate, nel corso del tempo, in maniera spesso autonoma ‒ come emerge già dal Testamentum Iobi ‒, subendo progressivi e graduali cambiamenti riscontrabili nell’ambito della devozione popolare. Si tratta di trasformazioni condizionate da diversi fattori e, al contempo, attestate attraverso molteplici canali, che ne hanno altresì favorito la diffusione, come: liturgia, omelie, catechesi, sacre rappresentazioni (es. La pacience de Job del XV secolo), poemetti (es. The Life of Holy Job del XV secolo) e iconografia, poiché «un determinato contenuto esiste prima nell’ambiente ideologico di una determinata comunità, e solamente in un secondo tempo si concretizza e prende forma nella letteratura e nel monumento». Quanto osservato da Engelbert Kirschbaum, in riferimento all’epoca paleocristiana, trova conferma anche nella tradizione letteraria e iconografica di età medievale in connessione alla cultualizzazione di Giobbe in un settore della vita quotidiana, come la musica ‒ e non solo ‒, a riprova di quale distanza e differenza ci sia tra quanto narrato nel racconto biblico e la riflessione sulla figura e sulle vicende dell’uomo di Uz nell’ambito della cultura e della devozione popolari.

Le tradizioni agiografiche su Giobbe (come nel caso di altri santi) riflettono, perciò, aspetti, abitudini e convincimenti attinenti al vissuto quotidiano dei cristiani, che nella vicenda del personaggio biblico hanno trovato spunti di immedesimazione, riflettendo su aspetti della propria vita, che vengono a mescolarsi con le vicende di Giobbe, variamente raccontate per via orale e scritta, secondo continui processi di trasmissione, privi di confini crono-geografici e influenzati da componenti essenziali del vita dei cristiani, come la musica: espressione, tra le più antiche, del rapporto dell’homo religiosus con il mondo divino, nelle sue diverse forme e concezioni.

Laurent de La Hyre, Job Restored to Prosperity (1648), immagine in pubblico dominio

Quali sono gli aspetti più "scandalosi" del Libro di Giobbe che poi vengono meno nel testo apocrifo successivo, il Testamentum Iobi?

Testamentum Iobi è un testo apocrifo veterotestamentario, composto da 53 capitoli caratterizzati da diversioni e ampliamenti midrashico-haggadici rispetto all’avantesto biblico dei LXX. L’appartenenza al genere letterario dei testamenta aveva indotto inizialmente gli studiosi a collocare questo testo in un periodo compreso fra il I sec. a.C. e la metà del II sec. d.C., ma recentemente Piero Capelli ne ha circoscritto l’arco temporale tra il I e gli inizi II sec. d.C. Diverse sono state le ipotesi formulate sull’ambiente di origine dell’opera: dalla redazione cristiana, per la presenza di aspetti come la menzione dello Spirito Santo e l’attribuzione dell’appellativo “padre” a Dio, all’origine esseno-terapeutica, per una serie di elementi comuni con i Terapeuti d’Egitto descritti da Filone Alessandrino nel De vita contemplativa (83-90), come per esempio l’incisiva presenza femminile (tre figlie, la moglie e l’ancella), che ha indotto invece altri studiosi a ipotizzare persino la redazione di alcune parti del Testamentum in ambiente montanista.

Tralasciando la questione della genesi del testo, da collocare comunque in ambienti legati alla diaspora egiziana e forse ad Alessandria, la narrazione – per lo più autodiegetica, sebbene nella parte finale la voce narrante sia di Nereo (fratello di Giobbe) – si apre con Giobbe morente che chiama a sé i sette figli e le tre figlie per raccontare della sua vita e di come si sia trovato «a dover sostenere ogni sorta di sofferenza» (Testamentum Iobi 1,5), rimanendo sempre fedele a Dio. Giobbe del Testamentum, infatti, è un re dell’Egitto che viveva la propria condizione felice con liberalità ma, dopo aver distrutto per ordine di Dio un tempio pagano nelle vicinanze, viene perseguitato da Satana.

Il protagonista del Testamentum, a differenza di quello del libro biblico, è cosciente di quale sia l’origine delle sue sventure e perciò si mostra paziente nelle prove e nel sopportare le provocazioni della prima moglie, posseduta da Satana, e le accuse degli amici, anch’essi re d’Oriente come Giobbe. La storia di Giobbe del Testamentum risulta quindi privata di ogni drammaticità a favore di un misticismo visionario, che ha la sua massima espressione, alla conclusione dell’opera, nell’apparire del “carro” che porta via l’anima del protagonista. Per mezzo dell’inserzione di spunti narrativi originali, nell’apocrifo veterotestamentario sono amplificati episodi della storia biblica con la definizione di particolari sconosciuti o marginali.

Il Testamentum Iobi, dunque, è al tempo stesso punto di confluenza e sorgente di tradizioni diverse dalla narrazione biblica, a cominciare proprio dalla connessione con la dimensione musicale ma anche in riferimento alla caratterizzazione di Giobbe quale uomo “paziente” se non addirittura come figura Christi, poiché consapevole di essere perseguitato da Satana e non da Dio, nei confronti del quale resta fedele, non mostrando ribellione alcuna, come accade invece nel Libro di Giobbe. Come messo in luce in più occasioni da Laura Carnevale, tale tradizione «intesa a mitigare le caratteristiche più sconcertanti del libro canonico e del suo protagonista, consentì ai cristiani, soprattutto attraverso l’esegesi indiretta, di proporre Giobbe quale ideale di vita già a partire dal I secolo».

Icona di Giobbe, Russia settentrionale, diciassettesimo secolo. Immagine in pubblico dominio

È ancora possibile trovare Giobbe santo dei musicisti, oggi? Se sì, dove?

Le fonti letterarie e iconografiche che attestano la venerazione di Giobbe quale santo patrono dei musicisti, per quanto diverse per tipologia, contenuto e provenienza geografica, sono accumunate da specifiche caratteristiche, comprensibili solo se poste e analizzate in relazione tra loro, in quanto espressione e, allo tempo stesso, prova della varietà e della circolazione, attraverso i secoli, di tradizioni orali e scritte, di cui non è semplice individuare le origini e seguire gli sviluppi costituiti, per dirla con Jacques Le Goff, tanto sui «vuoti quanto sui pieni che sono giunti sino a noi».

Le fonti pervenute e in passato non abbastanza considerate, infatti, attestano che la tradizione agiografica della connessione di san Giobbe con la musica ha attraversato “carsicamente” il tempo e lo spazio per “affiorare” in forma scritta ‒ Testamentum Iobi, prima, La pacience de Job e The Life of Holy Job, poi ‒ e nelle varie rappresentazioni iconografiche nordeuropee. Sebbene si tratti di un culto di cui non abbiamo più traccia oltre il XVIII secolo, nessun lavoro di ricerca autentico si può dichiarare concluso, senza correre il rischio di un’innaturale asfissia. Le ricerche su Giobbe quale santo patrono dei musicisti (e non solo) sono perciò da considerarsi naturalmente in fieri.

Giobbe
Gerard Seghers, La pazienza di Giobbe, Galleria Nazionale, Praga. Immagine in pubblico dominio

Nino Rota Museo Archeologico di Santa Scolastica

Visita del Museo Archeologico di Santa Scolastica con le musiche di Nino Rota

Nino Rota Museo Archeologico di Santa ScolasticaDomenica 12 maggio ore 11.00, il Museo Archeologico di Santa Scolastica rende omaggio al maestro Nino Rota, a quarant'anni dalla morte.

Domenica mattina i visitatori potranno visitare il museo e le nuove sale dedicate all'archeologia di Bari dolcemente accompagnati dalle musiche più importanti del maestro Rota come Amarcord, Sarabanda e Toccata per Arpa. L'evento nasce dalla collaborazione con il maestro Rino Marrone. Le musiche saranno suonate dal vivo da una piccola orchestra composta da Francesco Palazzo (fisarmonica), Giacomo Bozzi (flauto), Michele Bozzi (flauto), Antonella De Filippis (arpa), Giambattista Ciliberti (Clarinetto) e Antonio Piccialli (piaoforte).

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Prolepsis’ 4th International Conference: "The Limits of Exactitude"

Prolepsis’ 4th International Conference

19-20 Dicembre 2019

Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Keynote speaker: Prof. Therese Fuhrer (Ludwig-Maximilians-Universität München)

The Limits of Exactitude

Esattezza è la terza delle sei Lezioni Americane di Italo Calvino (Cambridge MA, 1988). Per Calvino, esattezza è un «disegno dell’opera ben definito e ben calcolato; l’evocazione d’immagini visuali nitide, incisive, memorabili […]; un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione». L’obiettivo della 4th International Conference di Prolepsis è riflettere sulla definizione calviniana e sulla sua applicazione al mondo classico, tardoantico e medievale. Quest’anno il convegno darà particolare – ma non esclusiva – attenzione ai seguenti argomenti:

  • Accuratio vel ambiguitas nel discorso, nell’argomentazione e nella narrazione.

  • Comunicazione ambigua, inaccurata e sconcertante da parte dell’autore e potenziale ricezione da parte del lettore.

  • Esattezza metrica e musicale e suoi limiti.

  • Esattezza nei trattati (scientifici, retorici, grammaticali).

  • Citazioni, citazioni scorrette e disposizioni errate.

  • Precisione e imprecisione nei titoli e nella loro trasmissione.

  • Limiti delle testimonianze materiali (manoscritti, papiri, iscrizioni, formazione dei corpora, mise en page, indicazioni sticometriche).

  • Esattezza, dubbio, ambiguità nella storia della tradizione (da lessici, etimologici e commenti antichi alla filologia moderna).

  • Esempi di esattezza e ambiguità nelle traduzioni antiche e moderne.

  • Ipercorrettismo, lacune, congetture e ossessione per la completezza.

  • Esattezza nella ricostruzione storica e documentaria.

  • Incipit e explicit nelle opere antiche e medievali: finali dubbi ed esatti, incipit ex abrupto etc.

  • Finito e infinito, chiarezza e oscurità, perfezione e imperfezione nella riflessione filosofica.

La partecipazione al convegno in qualità di relatori è aperta a studenti dei corsi di laurea magistrale, dottorandi e giovani ricercatori. Per partecipare è necessario inviare una e-mail a [email protected] entro il 30 giugno 2019, con i seguenti allegati in formato word e pdf:

  1. Un abstract anonimo di circa 300 parole (bibliografia esclusa) e redatto in lingua inglese. Occorrerà specificare se l’abstract si riferisce ad una presentazione orale o ad un poster.

  1. Una breve biografia accademica con nome e affiliazione.

Proposte per panel (tre interventi per una totale di 90 min., inclusa la discussione) e poster sono più che benvenute.

I poster potranno essere redatti in italiano e in inglese.

Le proposte saranno valutate secondo double-blind peer review da studiosi del settore. La valutazione avverrà secondo i seguenti criteri: coerenza con il tema, chiarezza, originalità e metodo. Tutti gli abstract, compresi quelli organizzati in panel, saranno valutati e accettati secondo questi criteri. L’abstract anonimo è dunque l’unico elemento di giudizio su cui si basa il processo di selezione.

Gli interventi saranno della durata di 20 minuti più 10 di discussione. Le lingue ammesse sono l’inglese e l’italiano.

Gli interventi potranno essere presi in considerazione per una futura pubblicazione. Ai relatori italiani chiediamo gentilmente di fornire handout e/o power point in lingua inglese e possibilmente una traduzione (o un riassunto tradotto) del loro intervento.

I costi di viaggio e alloggio non saranno coperti dall’associazione. Per qualunque informazione, rivolgersi a [email protected], saremo lieti di aiutarvi a trovare delle soluzioni.

 

Il comitato organizzativo:

Roberta Berardi (University of Oxford)

Nicoletta Bruno (Thesaurus linguae Latinae, Bayerische Akademie der Wissenschaften, München)

Giulia Dovico (Universität zu Köln)

Martina Filosa (Universität zu Köln)

Luisa Fizzarotti (Alma Mater – Università di Bologna)

Olivia Montepaone (Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino)

Claudia Nuovo (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)


Melo da Bari. Tra Impero, Papa e Normanni

Articolo a cura di: Federico Marinelli

Bari, 1009. Melo è membro di una delle famiglie baresi più ricche e influenti, nonché 'esponente dell'èlite longobarda barese, che mai si era piegata ai nuovi dominatori e che era vessata da una pressione fiscale eccessiva e da poche autonomie concesse dal governo di Costantinopoli ad una città in piena crescita economica e commerciale. Questi sono i motivi della rivolta.

Enrico II tra due vescovi, Seeoner Pontifikale. Bamberga, Biblioteca di Stato di Bamberga, Msc.Lit.53, fol. 2v (miniatura dell'XI secolo)
User:Henricus [Public domain]
Le fonti sono piuttosto certe: il 9 Maggio 1009 Melo e suo cognato Datto, con il favore popolare, assediano e conquistano Bari. Ma non si fermano qui. Approfittando della morte del catapano (governatore), infliggono una serie di sconfitte pesanti ai Bizantini, tanto da conquistare in meno di un anno la Puglia centro-settentrionale e importanti centri quali Trani, Ascoli Satriano e Bitonto.

Ma nel marzo del 1010, con l'arrivo del nuovo catapano Basilio Mesardonite, la situazione si capovolge: con l'aiuto del partito filo-greco ancora presente in città, Bari è riconquistata. Melo, sentendosi braccato, fugge precipitosamente. Basilio, dopo aver preso in ostaggio moglie e figlio, lo bracca e fa terra bruciata attorno a lui, che si rifugia a Capua.

Mantello di Melo donato all'imperatore, conservato nel Museo Diocesano di Bamberga
User:Henricus [Public domain]
Tra 1011 e il 1016 ci sono riorganizzazioni e incontri, i primi due a Roma con il papa Benedetto VIII e con l'imperatore Enrico II appena incoronato. Nonostante non avesse ricevuto aiuti militari dai Longobardi ma solo aiuti economici dall'imperatore, durante un pellegrinaggio al santuario di San Michele, Melo assolda un uomo, Gilberto Buatère, assieme a circa 250 avventurieri e nobili senza terra provenienti dalla Francia che offrono protezione dietro compenso. Inizia così la storia Normanna in Italia.

La spedizione del 1017-1020 sarà ancora infelice per Melo, nonostante l'ottimo inizio. Egli si rifugerà dall'Imperatore a Bamberga portando in dono lo splendido mantello ancora ammirabile e dove morirà improvvisamente nel 1020.

L'imperatore e Melo riposano tutt'ora a pochi metri di distanza nel Duomo di Bamberga.

 


Ceglie del Campo Via Manzari Bari

Ceglie del Campo: nuovi importanti ritrovamenti archeologici

RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI IMPORTANTI NELL’AREA DI CEGLIE DEL CAMPO

GALASSO: “GRAZIE AI LAVORI PUBBLICI IN CORSO STIAMO RISCOPRENDO UN PATRIMONIO DELLA CITTÀ”

Ceglie del Campo BariCome prescritto dalla Soprintendenza, nel corso dei lavori per la realizzazione del giardino in via Manzari, a Ceglie del Campo, negli scorsi mesi sono stati effettuati dei saggi di scavo a trincea al fine di verificare l’eventuale presenza di reperti archeologici nel sottosuolo, data la particolarità del territorio.

Gli scavi, infatti, hanno portato alla luce alcune sepolture, di cui una al momento, completa del corredo funerario, e altri reperti di particolare importanza che sono ora oggetto di analisi, approfondimenti e interventi di restauro da parte della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città Metropolitana di Bari che ha, dunque, chiesto al Comune di Bari di effettuare un supplemento di indagine in loco estendendo le aree di scavo.

“Nel corso dei lavori per la realizzazione di un giardino pubblico in via Manzari, a Ceglie del Campo, in un settore nord-est dell’antico abitato di CAELIAE, lambito da Lama Fitta e quasi a ridosso delle mura ellenistiche – spiega il soprintendente Luigi La Rocca -, nelle scorse settimane sono stati effettuati dalla Soprintendenza saggi di scavo archeologico preventivo per la verifica del sottosuolo, per verificare la presenza di stratificazioni significative. È stata quindi intercettata un’area di necropoli con numerose sepolture a fossa nel banco calcareo e databili  tra V e III sec. a.C. Il rinvenimento di questo nucleo di sepolture a Ceglie del Campo non era inaspettato e rafforza in generale la validità della pratica dell’archeologia preventiva e in questo caso l’idea della necessità di un controllo costante dei cantieri in un’area dallo straordinario potenziale archeologico. Ciò naturalmente avviene costantemente nell’ambito dei lavori pubblici, ma è necessario estendere tale pratica anche ai numerosi lavori privati che interessano la zona. Per questo è stato aperto un confronto con l’amministrazione comunale per definire linee comuni di intervento. Purtroppo nel caso specifico dell’area di via Manzari le sepolture erano già prive di corredo, asportato in passato da scavatori clandestini.

 

Ma una di esse a carattere più monumentale, a semicamera, arricchisce in modo straordinario il già ampio dossier sulle conoscenze della comunità peucezia insediata a Ceglie in età ellenistica. Essa ha infatti restituito la sepoltura intatta della fine del IV sec. a.C. di un soggetto femminile in posizione semicontratta, deposta con un corredo di vasi e terrecotte figurate di eccezionale fattura che consentono di decodificare il contesto storico di riferimento del tempo.

Tra essi, oltre ad una serie di vasi propri del rituale funebre, di particolare pregio una lekythos con elementi decorati a rilievo con la raffigurazione di Neottolemo e Cassandra a Troia e le terrecotte di una sfinge e di Afrodite Anadiomene.

I reperti sono stati trasferiti nel Laboratorio di restauro della Soprintendenza, a Palazzo Simi, a Bari, per i primi interventi di restauro. Naturalmente è assolutamente necessario proseguire le indagini in questo importante comparto della necropoli di Ceglie del Campo sia ai fini della ricerca sia soprattutto per garantire la sicurezza e la salvaguardia del contesto archeologico ancora sepolto”.

“A fronte di questi ritrovamenti - ha commentato l’assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Galasso - sarà rivisto anche il progetto iniziale, che disegnerà comunque l’area verde ma probabilmente a corredo di un nuovo sito archeologico che non potrà che valorizzare l’intero territorio di Ceglie. La nostra è una città che reca impressi i segni di un passato lontano, in particolare in alcune aree urbane, quali Ceglie, l’antica Caeliae, e la città vecchia, dove non a caso i cantieri per le opere pubbliche spesso portano alla luce sepolture come è accaduto sin dall’avvio del cantiere per la realizzazione della fogna bianca in strada Annunziata. Proprio qui, ancora una volta, le maestranze si sono imbattute in nuovi ritrovamenti lungo il percorso dell’infrastruttura ma verosimilmente i lavori potranno riprendere, seppure a rilento in quanto, in questi casi, siamo tenuti a rispettare le prescrizioni di legge per una corretta valutazione da parte dei tecnici della Soprintendenza. Siamo ottimisti perché, una volta superata la piazzetta a ridosso della Muraglia e imboccata strada Annunziata, non dovrebbero esserci nuove sorprese poiché la strada di recente è già stato oggetto di interventi. Nei giorni scorsi sono state rimosse le ultime sepolture”.

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa del Comune di Bari.

 


Bari Mercoledì con la Storia Associazione del Centro Studi Normanno Svevi Castel del Monte la storia e il mito Libreria Laterza

Bari, Mercoledì con la Storia: “Castel del Monte. La storia e il mito”

Mercoledì con la Storia
XI edizione
Massimiliano Ambruoso
Castel del Monte. La storia e il mito
Mercoledì 16 gennaio
Libreria Laterza
Bari Mercoledì con la Storia Associazione del Centro Studi Normanno Svevi Castel del Monte la storia e il mito Libreria Laterza Massimiliano Ambruoso

Tornano i “Mercoledì con la storia”. Per la XI edizione sono previsti appuntamenti di grande interesse come sempre organizzati dall'Associazione del Centro Studi Normanno-Svevi in collaborazione con la Libreria Laterza di Bari.
Si tornerà a parlare di storia, di Medioevo, ma anche di arte e tutela dei beni culturali.
Sei incontri distribuiti tra gennaio e aprile 2019 con la formula consolidata di un relatore che presenta un'iniziativa editoriale ed un “intervistatore” che dal salotto della Libreria Laterza intavola una serie di temi di discussione. Tutti gli incontri avranno inizio alle ore 18.00.
Si partirà mercoledì 16 gennaio con un appuntamento attesissimo: “Castel del Monte, la storia e il mito”. Il Castello oggetto di tante riflessioni, disquisizioni, studi e anche ricco di letteratura non sempre suffragata dalle fonti è stato l'oggetto di uno studio di Massimiliano Ambruoso appena pubblicato da Edipuglia. Castel del Monte costituisce ad oggi uno dei monumenti più significativi della nostra regione, ma anche simbolo di un periodo storico ben definito, l'età di Federico II. La sua importanza ha spesso indotto i più a farne una sorta di “monumento ideale” dando luogo ad una letteratura aneddotica il più delle volte non suffragata dai documenti.
Massimiliano Ambruoso da anni si dedica allo studio di questo edificio, da quando Raffaele Licinio gli affidò questo argomento per la sua tesi di laurea. Nel 2014 ha pubblicato per la casa editrice Caratteri Mobili “Castel del Monte. Manuale storico di sopravvivenza” e, proprio in queste settimane, questo ultimo volume che rappresenta un punto definitivo delle ricerche su questo castello medievale. Lo accompagnerà in questo intrigante viaggio attraverso la storia, il mito e l'aneddotica Victor Rivera Magos, storico medievista e vicepresidente dell'Associazione del Centro Studi Normanno-Svevi.

Gli altri appuntamenti previsti per i Mercoledì con la Storia saranno:
30.01.2019: Antonio Brusa e Giuliano De Felice, “Asterix e il Pantheon degli eroi moderni”, in collaborazione con l'Alliance Française;
20.02.2019: Pasquale Cordasco e Federico Fioravanti, “L'altro Medioevo. Tra Bari e Gubbio”. Presentano Angela Lamanna, Arcangelo Teofilo, Matteo Grasso;
13.03.2019: Giuliano Volpe , “Il bene nostro”. Presenta Francesco Violante;
03.04.2019: Luigi Russo , “I crociati in Terrasanta”. Presenta Giulia Perrino;
10.04.2019: Saverio Russo e Raffaella Cassano, “Puglia, in difesa dei Beni Culturali. Fondazioni, Associazionismo e Tutela”. Presenta Maurizio Triggiani.

 

L'evento su Facebook si trova qui.

 

Testo e immagine dall'Ufficio Stampa Associazione del Centro Studi Normanno-Svevi


Museo di Santa Scolastica Bari

Il Museo di Santa Scolastica racconta 3800 anni di storia di Bari

Il Museo di Santa Scolastica, che sorge nei luoghi che costituivano il monastero omonimo a Bari, restituisce finalmente un luogo fondamentale alla vita cittadina, con l'apertura di tre nuove sale inaugurate il 12 ottobre. Le sale sono dedicate in particolare all'archeologia di Bari: i materiali esposti provengono infatti da diversi punti della città.

Museo di Santa Scolastica BariQuanti baresi conoscono - almeno a grandi linee - la storia della loro città?
Il Museo Archeologico di Santa Scolastica potrà sicuramente contribuire a schiarire le idee a tanti, ma soprattutto sarà in grado di farlo in modo variegato e coinvolgente.

Museo di Santa Scolastica BariAll'interno del Bastione - che insieme all'area archeologica di San Pietro era già in precedenza visitabile - si viene accolti dalle teche di anfore e crateri, e dal sarcofago marmoreo dell'abadessa benedettina Guisanda Sebaste (dodicesimo secolo). Sulla destra, si ha l'impressione netta di stare per intraprendere un viaggio nel passato di questi luoghi.

Museo di Santa Scolastica BariProseguendo sul percorso, è possibile ammirare gli elmi bronzei provenienti da Bitonto e Ruvo di Puglia, tutti datati al quinto secolo a. C.

Museo di Santa Scolastica Bari
Elmo bronzeo da Ruvo di Puglia, V secolo a. C. Collezione archeologica della Provincia di Bari, inv. 7697

In un vano porticato lungo cinquanta metri circa, e costruito dalla stessa Sebaste, è quindi ospitata la sezione Archeologia di Bari. Sulla destra, è qui possibile scorgere sulla la lastra sepolcrale della badessa Adriana Gerumda, proveniente dalla cappella maggiore della chiesa del monastero.

Museo di Santa Scolastica BariIn questa sezione si mostra quindi Bari, partendo da epoca tardoantica e bizantina (tra quarto e dodicesimo secolo) e andando indietro nel tempo, fino al primo insediamento cittadino: un villaggio di capanne dell'Età del Bronzo (tra diciottesimo e undicesimo secolo a. C.) alla fine della sequenza stratigrafica.

Tra i due estremi, ritroviamo le testimonianze relative all'abitato nella prima Età del Ferro (900-700 a. C.) e alla necropoli peucezia (con reperti del IV e V secolo a. C.); relativamente poche le testimonianze di età romana, anche perché molto è stato oggetto di reimpiego da parte dei Bizantini. Non numerose sono pure quelle relative al momento di transizione dei secoli dal quarto al sesto d. C.
Bari acquisterà quindi grande importanza coi Bizantini, diventando capitale del thema di Langobardia e poi del Catapanato d'Italia.

Museo di Santa Scolastica Bari
Cratere apulo a figure rosse dalla necropoli peucezia, 380-370 a. C.

Impossibile non perdersi per ore ad ammirare le opere presenti in questa sezione del Museo di Santa Scolastica, che come si è detto riguardano un ampio spettro temporale. I vasi, il cinturone in bronzo dalla necropoli peucezia del IV secolo a. C., l'anello di Minerva di prima età imperiale romana, le monete bizantine, e le epigrafi di età romana con le loro storie. Tanti oggetti che ci raccontano della vita quotidiana a Bari nei secoli passati, insomma, e sicuramente si sta facendo torto a qualcuno di loro, non citandolo.

https://www.facebook.com/SwipeStory/videos/327186308064726/

Una sezione del Museo di Santa Scolastica ci narra poi della Vita nel monastero: e lo fa in particolare col pozzo-immondezzaio, i reperti esposti e la proiezione di un video. Il pozzo-immondezzaio (XIV-XV secolo) ci parla del periodo di massimo sviluppo del convento, con un forte aumento del numero delle monache.

Museo di Santa Scolastica BariQuesto pozzo fu in seguito utilizzato per riporvi rifiuti, che si sono quindi conservati come testimonianza preziosa fino a noi. Si rimane qui colpiti da un catino poliansato rivestito di vetrina e dipinto in bruno e verde, con motivo di pesci e uccelli.

Museo di Santa Scolastica BariSanta Scolastica non è però solo storia della città di Bari, ma pure quella dello stesso Museo Archeologico, del quale ripercorre i passi nella sezione Museo com'era. Istituito il 16 agosto 1875 come Museo Archeologico della Provincia di Bari, la sua organizzazione fu affidata al barese Michele Mirenghi, cultore di numismatica, ad Antonio Jatta (figlio del fondatore del Museo a Ruvo di Puglia) e a Giovanni Jatta, botanico e paletnologo. Costituì un vibrante centro fino alla chiusura avvenuta il 31 gennaio 1994. Un angolo del nuovo museo propone uno scorcio con l'approccio ottocentesco alla presentazione dei reperti, con una teca dell'epoca e il registro dei visitatori, e poi con pubblicazioni, documenti, reperti, e altri materiali d'epoca. Ci si arriva per mezzo di un corridoio arricchito di foto e spiegazioni e tramite questo punto si arriva a un secondo cortile.

Museo di Santa Scolastica Bari
Un muro impedisce di proseguire negli spazi dove procedono i lavori, ma si può sbirciare

Tantissime foto e schede informative spiegano poi quello che è stato, oltre a quello che potrà essere il Museo di Santa Scolastica: nuovi locali verranno aperti in futuro e tantissimi reperti non sono ancora esposti. Alcuni tra questi ultimi è però possibile vederli proiettati nella sala multimediale.

Museo di Santa Scolastica BariPure visitabile è l'attigua area archeologica di San Pietro, che costituisce un vero e proprio palinsesto architettonico. Alla chiesa di San Pietro Maggiore (esistente almeno dal dodicesimo secolo), si affiancò un convento francescano (nel quindicesimo secolo), che a partire dal 1887 divenne il primo Ospedale della città di Bari. Durante la Seconda Guerra Mondiale, poi, il complesso fu gravemente danneggiato dai bombardamenti tedeschi. Versò quindi in uno stato di abbandono fino alla (già allora discussa) decisione di demolirlo. Rimane in piedi il chiostro del convento.

Museo di Santa Scolastica BariNel 1912 Michele Gervasio individuò in quest'area il villaggio dell'Età del Bronzo che costituisce il primo insediamento cittadino, risalente al secondo millennio a. C. Dopo la demolizione, la ricerca archeologica riprenderà solo a partire dagli anni ottanta del secolo scorso.

Museo di Santa Scolastica BariA visita conclusa si rimane impressionati dalla diversità delle possibilità di fruizione, in grado di immergere pienamente i visitatori nel passato. Non si può non auspicare che la città di Bari sappia apprezzare il meraviglioso lavoro che è stato fatto al Museo di Santa Scolastica, e che possa attingere a tutta la ricchezza della storia e l'arte ivi custodita.

Foto di Giuseppe Fraccalvieri.


XXII Giornate Normanno-Sveve: "Le fonti dell'età normanno-sveva"

XXII Giornate Normanno-Sveve

LE FONTI DELL'ETÀ NORMANNO-SVEVA:
autori, caratteri, funzioni
Bari, 16-17 ottobre 2018
Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
Aula Magna

Tornano le Giornate Normanno-Sveve, organizzate dal Centro Studi Normanno-Svevi dell'Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e giunte alla ventiduesima edizione. Dal 16 al 17 ottobre presso l'Aula Magna dell'Ateneo di Bari si alterneranno quindici relatori che interverranno sul tema: “Le fonti dell'età normanno-sveva: autori, caratteri, funzioni”.
Saranno dunque le fonti l’asse portante di queste XXII Giornate Normanno-Sveve: fonti intese come risorsa documentaria, materiale e oggettuale per far luce su un periodo così importante nella storia del Mezzogiorno.
Le continue ricerche maturate negli ultimi anni costituiscono il punto di partenza di questi incontri, che pongono a confronto le esperienze dei maggiori esperti nazionali e internazionali. Storici, studiosi del documento, storici dell'arte, archeologi, che hanno indagato, scavato, individuato relazioni, intrecci e commistioni, si incontreranno per esporre i loro studi e incrementare quel patrimonio di conoscenza relativo a un periodo così suggestivo, eppure ancora in grado di fornire nuove prospettive di indagine, quale è l'età dei Normanni e, a seguire, quella di Federico II e degli Svevi.

Le fonti hanno molteplici sfaccettature e dunque si avrà modo di spaziare dall'analisi dei documenti giuridici a quelli agiografici, dalle fonti materiali e archeologiche a quelle relative ai manufatti storico-artistici, sino all'importantissimo tema dell’ambiguità di talune fonti.
Su questi temi si confronteranno studiosi come Hubert Houben, dell'Università del Salento, Marie Agnès Lucas-Avenel, Università di Caen, Knut Görich, Università di Monaco di Baviera, Pietro Dalena, Università della Calabria, Fulvio Delle Donne, Università della Basilicata, Umberto Longo, Università “La Sapienza” di Roma, Giuseppe Mandalà, Università di Milano, Daniela Novarese, Università di Messina, Jean Marie Martin, Ècole Française de Rome, Cristina Carbonetti-Vendittelli, Università di Roma “Tor Vergata”, Francesco Panarelli, Università della Basilicata, Pasquale Favia, Università di Foggia, Marina Falla Castelfranchi, Università del Salento.

I discorsi di apertura e di chiusura dei lavori saranno affidati a Cosimo Damiano Fonseca e Giancarlo Andenna. Il professor Fonseca, vicepresidente del Centro Studi, ricorderà gli studiosi Salvatore Tramontana, Raffaele Licinio, Giuseppe Galasso e Pina Belli D'Elia, recentemente scomparsi, interpreti di grande spessore degli studi su questo particolare periodo storico, che hanno profondamente legato la loro attività alla vita stessa del Centro Studi Normanno-Svevi. Un omaggio, ma anche un intenso momento di riflessione storiografica sulla ricerca realizzata da queste personalità, che hanno contribuito in modo significativo a far luce, puntualizzare e delineare i connotati di un periodo di centrale importanza nella storia dei rapporti tra il Mezzogiorno, l'Europa e il Mediterraneo. Un appuntamento, dunque, da non perdere!

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Programma

XXII giornate normanno - sveve
Le fonti dell’età normanno - sveva: autori, caratteri, funzioni.
Bari, 16-17 ottobre 2018

Martedì 16 ottobre 2018
Bari, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Aula Magna.

Ore 9.00 Apertura del Convegno. Indirizzi di saluto

Ore 9.30 quorum hodie faciemus memoriam. Salvatore Tramontana, Raffaele Licinio, Giuseppe Galasso, Pina Belli D’Elia
Cosimo Damiano Fonseca

Ore 9.45 Discorso inaugurale
Le fonti per la storia del Mezzogiorno normanno-svevo: bilancio storiografico e prospettive di ricerca
Hubert Houben
(Università del Salento, Lecce)

Ore 10.15 Intervallo

Ore 10.45 Les mariages des filles du Grand Comte Roger d’aprés l’Histoire de Geoffroi Malaterra
Marie-Agnès Lucas-Avenel
(Université de Caen)

Ore 11.15 Motivazioni politiche e contesto sociale: la storiografia del Regno di Sicilia (da Alessandro di Telese a Pietro da Eboli) e il problema della causa scribendi
Knut Görich
(Università di Monaco di Baviera).

Ore 11.45. Discussione sulle relazioni Houben, Lucas-Avenel e Görich.

Ore 15.30 Le fonti commemorative
Francesco Panarelli
(Università della Basilicata, Potenza)

Ore 16.00 Vero, ma non autentico? I problemi delle fonti retorico-documentarie.
Fulvio Delle Donne
(Università della Basilicata, Potenza)

Ore 16.30 Intervallo

Ore 16.45 Le fonti agiografiche
Umberto Longo
(Università di Roma “La Sapienza”)

Ore 17.15 Le fonti arabe per il regno di Sicilia: riflessioni generali e nuovi casi di studio
Giuseppe Mandalà
(CSIC, Madrid ‒ Università di Milano)

Ore 17.45 Discussione sulle relazioni Panarelli, Delle Donne, Longo e Mandalà.

Mercoledì 17 ottobre 2018
Bari, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Aula Magna.

Ore 9.00 Caratteri omogenei ed elementi di discontinuità nelle fonti normative dell’Europa normanna
Daniela Novarese
(Università di Messina)

Ore 9.30 Documenti d’archivio e cartulari
Jean-Marie Martin
(CNRS ‒ École française de Rome)

Ore 10.00 Intervallo

Ore 10.15 I registri
Cristina Carbonetti Vendittelli
(Università di Roma “Tor Vergata”)

Ore 10.45 Le fonti geografiche
Pietro Dalena
(Università della Calabria, Cosenza)

Ore 11.15 Discussione sulle relazioni Novarese, Martin, Carbonetti Vendittelli e Dalena.

Ore 15.30 Manufatti, ecofatti, insediamento, paesaggio: lo spettro allargato e il rinnovato trattamento delle fonti archeologiche, in rapporto all’età normanno sveva
Pasquale Favia
(Università di Foggia)

Ore 16.00 Circolazione di manufatti di lusso nel Mezzogiorno normanno svevo: il contributo delle fonti
Marina Falla Castelfranchi
(Università del Salento, Lecce)

Ore 16.30 Intervallo

Ore 16.45 Discussione sulle relazioni Favia e Falla Castelfranchi.

Ore 17.30 Discorso di chiusura
Giancarlo Andenna
(Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)