Giobbe

Giobbe, patrono dei musicisti: intervista a Mario Resta

Uno dei personaggi più noti della Bibbia ebraica, Giobbe compare innanzitutto nel libro che da lui prende il nome: descritto come giusto originario di Uz (territorio non individuabile con certezza), Giobbe è benedetto dal Signore e vive nella prosperità e con una famiglia numerosa. L'uomo di Uz viene messo alla prova da Satana (col "permesso" di Dio), e perde tutto, ma nonostante la sua condizione miserabile non maledice il Signore. Infine, come premio per la sua fedeltà, viene ripristinato in una condizione di prosperità persino maggiore di quella sua iniziale.

Nella Versione dei Settanta – cioè la prima traduzione greca esistente della Bibbia Ebraica, risalente al terzo secolo a. C. – siamo di fronte a un testo notevolmente differente da quello ebraico. Il Testamentum Iobi è invece un testo che rientra fra i cosiddetti apocrifi dell'Antico Testamento, dal carattere midrashico, volto cioè all'esegesi, all'interpretazione critica del testo biblico. In epoca medievale, il culto di Giobbe in ambito cristiano lo vede, fra l'altro, come patrono dei musicisti, una posizione che si spiegherebbe a partire dall'attenzione rivolta agli strumenti musicali nel Libro di Giobbe, che compaiono con il ricordo di un passato felice e sereno, durante il lungo monologo del protagonista.

Il culto medievale e nordeuropeo riservato a Giobbe merita però ancora ulteriori approfondimenti. Proprio in tal senso muove l'ultimo scritto di Mario Resta, postdoc (Accademia Nazionale dei Lincei) del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Il suo studio, "Un culto medievale: Giobbe, il santo dei musicisti" è stato pubblicato quest'anno (2019, n. 20-1, pp. 1-23) sulla rivista Reti Medievali (http://www.serena.unina.it/index.php/rm/article/view/5849).

Non si tratta però del primo lavoro del giovane ricercatore su questo argomento: segue infatti l'altro scritto "Giobbe, patrono dei musicisti: le origini del culto nel Libro di Giobbe e nel Testamentum Iobi", pubblicato nel 2015 sulla rivista Vetera Christianorum (n. 52, pp. 187-207). In questa sede è anche il caso di ricordare il libro – datato 2010 – di Laura Carnevale, professoressa associata presso la stessa Università, e intitolato "Giobbe dall'Antichità al Medioevo. Testi, tradizioni, immagini",  nel quale già si segnalavano alcuni elementi legati al patronato della musica ascritto a San Giobbe.

Si ringrazia Mario Resta per aver risposto alle domande di ClassiCult, qui di seguito riportate.

William Blake, Satana infligge le piaghe a Giobbe, illustrazioni del Libro di Giobbe, Tate Britain, Londra. The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH.ISBN3936122202. Immagine in pubblico dominio

Potrebbe spiegare il successo di Giobbe come santo dei musicisti in epoca medievale?

Il culto nordeuropeo riservato a Giobbe quale santo patrono dei musicisti, attestato nelle fonti letterarie e iconografiche, si è sviluppato tra XV e XVIII secolo: un periodo in cui il culto dei santi ebbe un notevole “successo”, tanto che «per le più svariate categorie professionali, gruppi di popolazione, e per ogni necessità possibile e immaginabile, ci fu ben presto un patrono particolare». Quanto affermato da Heinrich Dormeier risulta confermato da questa tipologia particolare di patronato, le cui origini, però, affondano negli alquanto marginali riferimenti musicali contenuti nel Libro di Giobbe (Gb 30,31: «La mia cetra accompagna lamenti e il mio flauto la voce di chi piange») e, soprattutto, nel testo apocrifo Testamentum Iobi (14,1-5; 52) di I-II secolo.

La Sacra Scrittura, infatti, non ha costituito l’unico motivo ispiratore della fortuna e dell’interpretazione in ambito agiografico delle vicende riguardanti i santi di matrice biblica e del conseguente culto a essi riservato, mediante originali sviluppi ed espressioni devozionali della pietà popolare: «una forza potente ‒ come ha affermato John J. Pilch ‒ difficile da imbrigliare o da correggere, e in molti casi è essa che l’ha vinta».

Rispetto all’originaria narrazione biblica, le tradizioni agiografiche connesse all’uomo di Uz (come in altri casi analoghi) si sono sviluppate, nel corso del tempo, in maniera spesso autonoma ‒ come emerge già dal Testamentum Iobi ‒, subendo progressivi e graduali cambiamenti riscontrabili nell’ambito della devozione popolare. Si tratta di trasformazioni condizionate da diversi fattori e, al contempo, attestate attraverso molteplici canali, che ne hanno altresì favorito la diffusione, come: liturgia, omelie, catechesi, sacre rappresentazioni (es. La pacience de Job del XV secolo), poemetti (es. The Life of Holy Job del XV secolo) e iconografia, poiché «un determinato contenuto esiste prima nell’ambiente ideologico di una determinata comunità, e solamente in un secondo tempo si concretizza e prende forma nella letteratura e nel monumento». Quanto osservato da Engelbert Kirschbaum, in riferimento all’epoca paleocristiana, trova conferma anche nella tradizione letteraria e iconografica di età medievale in connessione alla cultualizzazione di Giobbe in un settore della vita quotidiana, come la musica ‒ e non solo ‒, a riprova di quale distanza e differenza ci sia tra quanto narrato nel racconto biblico e la riflessione sulla figura e sulle vicende dell’uomo di Uz nell’ambito della cultura e della devozione popolari.

Le tradizioni agiografiche su Giobbe (come nel caso di altri santi) riflettono, perciò, aspetti, abitudini e convincimenti attinenti al vissuto quotidiano dei cristiani, che nella vicenda del personaggio biblico hanno trovato spunti di immedesimazione, riflettendo su aspetti della propria vita, che vengono a mescolarsi con le vicende di Giobbe, variamente raccontate per via orale e scritta, secondo continui processi di trasmissione, privi di confini crono-geografici e influenzati da componenti essenziali del vita dei cristiani, come la musica: espressione, tra le più antiche, del rapporto dell’homo religiosus con il mondo divino, nelle sue diverse forme e concezioni.

Laurent de La Hyre, Job Restored to Prosperity (1648), immagine in pubblico dominio

Quali sono gli aspetti più "scandalosi" del Libro di Giobbe che poi vengono meno nel testo apocrifo successivo, il Testamentum Iobi?

Testamentum Iobi è un testo apocrifo veterotestamentario, composto da 53 capitoli caratterizzati da diversioni e ampliamenti midrashico-haggadici rispetto all’avantesto biblico dei LXX. L’appartenenza al genere letterario dei testamenta aveva indotto inizialmente gli studiosi a collocare questo testo in un periodo compreso fra il I sec. a.C. e la metà del II sec. d.C., ma recentemente Piero Capelli ne ha circoscritto l’arco temporale tra il I e gli inizi II sec. d.C. Diverse sono state le ipotesi formulate sull’ambiente di origine dell’opera: dalla redazione cristiana, per la presenza di aspetti come la menzione dello Spirito Santo e l’attribuzione dell’appellativo “padre” a Dio, all’origine esseno-terapeutica, per una serie di elementi comuni con i Terapeuti d’Egitto descritti da Filone Alessandrino nel De vita contemplativa (83-90), come per esempio l’incisiva presenza femminile (tre figlie, la moglie e l’ancella), che ha indotto invece altri studiosi a ipotizzare persino la redazione di alcune parti del Testamentum in ambiente montanista.

Tralasciando la questione della genesi del testo, da collocare comunque in ambienti legati alla diaspora egiziana e forse ad Alessandria, la narrazione – per lo più autodiegetica, sebbene nella parte finale la voce narrante sia di Nereo (fratello di Giobbe) – si apre con Giobbe morente che chiama a sé i sette figli e le tre figlie per raccontare della sua vita e di come si sia trovato «a dover sostenere ogni sorta di sofferenza» (Testamentum Iobi 1,5), rimanendo sempre fedele a Dio. Giobbe del Testamentum, infatti, è un re dell’Egitto che viveva la propria condizione felice con liberalità ma, dopo aver distrutto per ordine di Dio un tempio pagano nelle vicinanze, viene perseguitato da Satana.

Il protagonista del Testamentum, a differenza di quello del libro biblico, è cosciente di quale sia l’origine delle sue sventure e perciò si mostra paziente nelle prove e nel sopportare le provocazioni della prima moglie, posseduta da Satana, e le accuse degli amici, anch’essi re d’Oriente come Giobbe. La storia di Giobbe del Testamentum risulta quindi privata di ogni drammaticità a favore di un misticismo visionario, che ha la sua massima espressione, alla conclusione dell’opera, nell’apparire del “carro” che porta via l’anima del protagonista. Per mezzo dell’inserzione di spunti narrativi originali, nell’apocrifo veterotestamentario sono amplificati episodi della storia biblica con la definizione di particolari sconosciuti o marginali.

Il Testamentum Iobi, dunque, è al tempo stesso punto di confluenza e sorgente di tradizioni diverse dalla narrazione biblica, a cominciare proprio dalla connessione con la dimensione musicale ma anche in riferimento alla caratterizzazione di Giobbe quale uomo “paziente” se non addirittura come figura Christi, poiché consapevole di essere perseguitato da Satana e non da Dio, nei confronti del quale resta fedele, non mostrando ribellione alcuna, come accade invece nel Libro di Giobbe. Come messo in luce in più occasioni da Laura Carnevale, tale tradizione «intesa a mitigare le caratteristiche più sconcertanti del libro canonico e del suo protagonista, consentì ai cristiani, soprattutto attraverso l’esegesi indiretta, di proporre Giobbe quale ideale di vita già a partire dal I secolo».

Icona di Giobbe, Russia settentrionale, diciassettesimo secolo. Immagine in pubblico dominio

È ancora possibile trovare Giobbe santo dei musicisti, oggi? Se sì, dove?

Le fonti letterarie e iconografiche che attestano la venerazione di Giobbe quale santo patrono dei musicisti, per quanto diverse per tipologia, contenuto e provenienza geografica, sono accumunate da specifiche caratteristiche, comprensibili solo se poste e analizzate in relazione tra loro, in quanto espressione e, allo tempo stesso, prova della varietà e della circolazione, attraverso i secoli, di tradizioni orali e scritte, di cui non è semplice individuare le origini e seguire gli sviluppi costituiti, per dirla con Jacques Le Goff, tanto sui «vuoti quanto sui pieni che sono giunti sino a noi».

Le fonti pervenute e in passato non abbastanza considerate, infatti, attestano che la tradizione agiografica della connessione di san Giobbe con la musica ha attraversato “carsicamente” il tempo e lo spazio per “affiorare” in forma scritta ‒ Testamentum Iobi, prima, La pacience de Job e The Life of Holy Job, poi ‒ e nelle varie rappresentazioni iconografiche nordeuropee. Sebbene si tratti di un culto di cui non abbiamo più traccia oltre il XVIII secolo, nessun lavoro di ricerca autentico si può dichiarare concluso, senza correre il rischio di un’innaturale asfissia. Le ricerche su Giobbe quale santo patrono dei musicisti (e non solo) sono perciò da considerarsi naturalmente in fieri.

Giobbe
Gerard Seghers, La pazienza di Giobbe, Galleria Nazionale, Praga. Immagine in pubblico dominio

Nino Rota Museo Archeologico di Santa Scolastica

Visita del Museo Archeologico di Santa Scolastica con le musiche di Nino Rota

Nino Rota Museo Archeologico di Santa ScolasticaDomenica 12 maggio ore 11.00, il Museo Archeologico di Santa Scolastica rende omaggio al maestro Nino Rota, a quarant'anni dalla morte.

Domenica mattina i visitatori potranno visitare il museo e le nuove sale dedicate all'archeologia di Bari dolcemente accompagnati dalle musiche più importanti del maestro Rota come Amarcord, Sarabanda e Toccata per Arpa. L'evento nasce dalla collaborazione con il maestro Rino Marrone. Le musiche saranno suonate dal vivo da una piccola orchestra composta da Francesco Palazzo (fisarmonica), Giacomo Bozzi (flauto), Michele Bozzi (flauto), Antonella De Filippis (arpa), Giambattista Ciliberti (Clarinetto) e Antonio Piccialli (piaoforte).

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Prolepsis’ 4th International Conference: "The Limits of Exactitude"

Prolepsis’ 4th International Conference

19-20 Dicembre 2019

Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Keynote speaker: Prof. Therese Fuhrer (Ludwig-Maximilians-Universität München)

The Limits of Exactitude

Esattezza è la terza delle sei Lezioni Americane di Italo Calvino (Cambridge MA, 1988). Per Calvino, esattezza è un «disegno dell’opera ben definito e ben calcolato; l’evocazione d’immagini visuali nitide, incisive, memorabili […]; un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione». L’obiettivo della 4th International Conference di Prolepsis è riflettere sulla definizione calviniana e sulla sua applicazione al mondo classico, tardoantico e medievale. Quest’anno il convegno darà particolare – ma non esclusiva – attenzione ai seguenti argomenti:

  • Accuratio vel ambiguitas nel discorso, nell’argomentazione e nella narrazione.

  • Comunicazione ambigua, inaccurata e sconcertante da parte dell’autore e potenziale ricezione da parte del lettore.

  • Esattezza metrica e musicale e suoi limiti.

  • Esattezza nei trattati (scientifici, retorici, grammaticali).

  • Citazioni, citazioni scorrette e disposizioni errate.

  • Precisione e imprecisione nei titoli e nella loro trasmissione.

  • Limiti delle testimonianze materiali (manoscritti, papiri, iscrizioni, formazione dei corpora, mise en page, indicazioni sticometriche).

  • Esattezza, dubbio, ambiguità nella storia della tradizione (da lessici, etimologici e commenti antichi alla filologia moderna).

  • Esempi di esattezza e ambiguità nelle traduzioni antiche e moderne.

  • Ipercorrettismo, lacune, congetture e ossessione per la completezza.

  • Esattezza nella ricostruzione storica e documentaria.

  • Incipit e explicit nelle opere antiche e medievali: finali dubbi ed esatti, incipit ex abrupto etc.

  • Finito e infinito, chiarezza e oscurità, perfezione e imperfezione nella riflessione filosofica.

La partecipazione al convegno in qualità di relatori è aperta a studenti dei corsi di laurea magistrale, dottorandi e giovani ricercatori. Per partecipare è necessario inviare una e-mail a [email protected] entro il 30 giugno 2019, con i seguenti allegati in formato word e pdf:

  1. Un abstract anonimo di circa 300 parole (bibliografia esclusa) e redatto in lingua inglese. Occorrerà specificare se l’abstract si riferisce ad una presentazione orale o ad un poster.

  1. Una breve biografia accademica con nome e affiliazione.

Proposte per panel (tre interventi per una totale di 90 min., inclusa la discussione) e poster sono più che benvenute.

I poster potranno essere redatti in italiano e in inglese.

Le proposte saranno valutate secondo double-blind peer review da studiosi del settore. La valutazione avverrà secondo i seguenti criteri: coerenza con il tema, chiarezza, originalità e metodo. Tutti gli abstract, compresi quelli organizzati in panel, saranno valutati e accettati secondo questi criteri. L’abstract anonimo è dunque l’unico elemento di giudizio su cui si basa il processo di selezione.

Gli interventi saranno della durata di 20 minuti più 10 di discussione. Le lingue ammesse sono l’inglese e l’italiano.

Gli interventi potranno essere presi in considerazione per una futura pubblicazione. Ai relatori italiani chiediamo gentilmente di fornire handout e/o power point in lingua inglese e possibilmente una traduzione (o un riassunto tradotto) del loro intervento.

I costi di viaggio e alloggio non saranno coperti dall’associazione. Per qualunque informazione, rivolgersi a [email protected], saremo lieti di aiutarvi a trovare delle soluzioni.

 

Il comitato organizzativo:

Roberta Berardi (University of Oxford)

Nicoletta Bruno (Thesaurus linguae Latinae, Bayerische Akademie der Wissenschaften, München)

Giulia Dovico (Universität zu Köln)

Martina Filosa (Universität zu Köln)

Luisa Fizzarotti (Alma Mater – Università di Bologna)

Olivia Montepaone (Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino)

Claudia Nuovo (Università degli Studi di Bari Aldo Moro)


Melo da Bari. Tra Impero, Papa e Normanni

Articolo a cura di: Federico Marinelli

Bari, 1009. Melo è membro di una delle famiglie baresi più ricche e influenti, nonché 'esponente dell'èlite longobarda barese, che mai si era piegata ai nuovi dominatori e che era vessata da una pressione fiscale eccessiva e da poche autonomie concesse dal governo di Costantinopoli ad una città in piena crescita economica e commerciale. Questi sono i motivi della rivolta.

Enrico II tra due vescovi, Seeoner Pontifikale. Bamberga, Biblioteca di Stato di Bamberga, Msc.Lit.53, fol. 2v (miniatura dell'XI secolo)
User:Henricus [Public domain]
Le fonti sono piuttosto certe: il 9 Maggio 1009 Melo e suo cognato Datto, con il favore popolare, assediano e conquistano Bari. Ma non si fermano qui. Approfittando della morte del catapano (governatore), infliggono una serie di sconfitte pesanti ai Bizantini, tanto da conquistare in meno di un anno la Puglia centro-settentrionale e importanti centri quali Trani, Ascoli Satriano e Bitonto.

Ma nel marzo del 1010, con l'arrivo del nuovo catapano Basilio Mesardonite, la situazione si capovolge: con l'aiuto del partito filo-greco ancora presente in città, Bari è riconquistata. Melo, sentendosi braccato, fugge precipitosamente. Basilio, dopo aver preso in ostaggio moglie e figlio, lo bracca e fa terra bruciata attorno a lui, che si rifugia a Capua.

Mantello di Melo donato all'imperatore, conservato nel Museo Diocesano di Bamberga
User:Henricus [Public domain]
Tra 1011 e il 1016 ci sono riorganizzazioni e incontri, i primi due a Roma con il papa Benedetto VIII e con l'imperatore Enrico II appena incoronato. Nonostante non avesse ricevuto aiuti militari dai Longobardi ma solo aiuti economici dall'imperatore, durante un pellegrinaggio al santuario di San Michele, Melo assolda un uomo, Gilberto Buatère, assieme a circa 250 avventurieri e nobili senza terra provenienti dalla Francia che offrono protezione dietro compenso. Inizia così la storia Normanna in Italia.

La spedizione del 1017-1020 sarà ancora infelice per Melo, nonostante l'ottimo inizio. Egli si rifugerà dall'Imperatore a Bamberga portando in dono lo splendido mantello ancora ammirabile e dove morirà improvvisamente nel 1020.

L'imperatore e Melo riposano tutt'ora a pochi metri di distanza nel Duomo di Bamberga.

 


Ceglie del Campo Via Manzari Bari

Ceglie del Campo: nuovi importanti ritrovamenti archeologici

RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI IMPORTANTI NELL’AREA DI CEGLIE DEL CAMPO

GALASSO: “GRAZIE AI LAVORI PUBBLICI IN CORSO STIAMO RISCOPRENDO UN PATRIMONIO DELLA CITTÀ”

Ceglie del Campo BariCome prescritto dalla Soprintendenza, nel corso dei lavori per la realizzazione del giardino in via Manzari, a Ceglie del Campo, negli scorsi mesi sono stati effettuati dei saggi di scavo a trincea al fine di verificare l’eventuale presenza di reperti archeologici nel sottosuolo, data la particolarità del territorio.

Gli scavi, infatti, hanno portato alla luce alcune sepolture, di cui una al momento, completa del corredo funerario, e altri reperti di particolare importanza che sono ora oggetto di analisi, approfondimenti e interventi di restauro da parte della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città Metropolitana di Bari che ha, dunque, chiesto al Comune di Bari di effettuare un supplemento di indagine in loco estendendo le aree di scavo.

“Nel corso dei lavori per la realizzazione di un giardino pubblico in via Manzari, a Ceglie del Campo, in un settore nord-est dell’antico abitato di CAELIAE, lambito da Lama Fitta e quasi a ridosso delle mura ellenistiche – spiega il soprintendente Luigi La Rocca -, nelle scorse settimane sono stati effettuati dalla Soprintendenza saggi di scavo archeologico preventivo per la verifica del sottosuolo, per verificare la presenza di stratificazioni significative. È stata quindi intercettata un’area di necropoli con numerose sepolture a fossa nel banco calcareo e databili  tra V e III sec. a.C. Il rinvenimento di questo nucleo di sepolture a Ceglie del Campo non era inaspettato e rafforza in generale la validità della pratica dell’archeologia preventiva e in questo caso l’idea della necessità di un controllo costante dei cantieri in un’area dallo straordinario potenziale archeologico. Ciò naturalmente avviene costantemente nell’ambito dei lavori pubblici, ma è necessario estendere tale pratica anche ai numerosi lavori privati che interessano la zona. Per questo è stato aperto un confronto con l’amministrazione comunale per definire linee comuni di intervento. Purtroppo nel caso specifico dell’area di via Manzari le sepolture erano già prive di corredo, asportato in passato da scavatori clandestini.

 

Ma una di esse a carattere più monumentale, a semicamera, arricchisce in modo straordinario il già ampio dossier sulle conoscenze della comunità peucezia insediata a Ceglie in età ellenistica. Essa ha infatti restituito la sepoltura intatta della fine del IV sec. a.C. di un soggetto femminile in posizione semicontratta, deposta con un corredo di vasi e terrecotte figurate di eccezionale fattura che consentono di decodificare il contesto storico di riferimento del tempo.

Tra essi, oltre ad una serie di vasi propri del rituale funebre, di particolare pregio una lekythos con elementi decorati a rilievo con la raffigurazione di Neottolemo e Cassandra a Troia e le terrecotte di una sfinge e di Afrodite Anadiomene.

I reperti sono stati trasferiti nel Laboratorio di restauro della Soprintendenza, a Palazzo Simi, a Bari, per i primi interventi di restauro. Naturalmente è assolutamente necessario proseguire le indagini in questo importante comparto della necropoli di Ceglie del Campo sia ai fini della ricerca sia soprattutto per garantire la sicurezza e la salvaguardia del contesto archeologico ancora sepolto”.

“A fronte di questi ritrovamenti - ha commentato l’assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Galasso - sarà rivisto anche il progetto iniziale, che disegnerà comunque l’area verde ma probabilmente a corredo di un nuovo sito archeologico che non potrà che valorizzare l’intero territorio di Ceglie. La nostra è una città che reca impressi i segni di un passato lontano, in particolare in alcune aree urbane, quali Ceglie, l’antica Caeliae, e la città vecchia, dove non a caso i cantieri per le opere pubbliche spesso portano alla luce sepolture come è accaduto sin dall’avvio del cantiere per la realizzazione della fogna bianca in strada Annunziata. Proprio qui, ancora una volta, le maestranze si sono imbattute in nuovi ritrovamenti lungo il percorso dell’infrastruttura ma verosimilmente i lavori potranno riprendere, seppure a rilento in quanto, in questi casi, siamo tenuti a rispettare le prescrizioni di legge per una corretta valutazione da parte dei tecnici della Soprintendenza. Siamo ottimisti perché, una volta superata la piazzetta a ridosso della Muraglia e imboccata strada Annunziata, non dovrebbero esserci nuove sorprese poiché la strada di recente è già stato oggetto di interventi. Nei giorni scorsi sono state rimosse le ultime sepolture”.

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa del Comune di Bari.

 


Bari Mercoledì con la Storia Associazione del Centro Studi Normanno Svevi Castel del Monte la storia e il mito Libreria Laterza

Bari, Mercoledì con la Storia: “Castel del Monte. La storia e il mito”

Mercoledì con la Storia
XI edizione
Massimiliano Ambruoso
Castel del Monte. La storia e il mito
Mercoledì 16 gennaio
Libreria Laterza
Bari Mercoledì con la Storia Associazione del Centro Studi Normanno Svevi Castel del Monte la storia e il mito Libreria Laterza Massimiliano Ambruoso

Tornano i “Mercoledì con la storia”. Per la XI edizione sono previsti appuntamenti di grande interesse come sempre organizzati dall'Associazione del Centro Studi Normanno-Svevi in collaborazione con la Libreria Laterza di Bari.
Si tornerà a parlare di storia, di Medioevo, ma anche di arte e tutela dei beni culturali.
Sei incontri distribuiti tra gennaio e aprile 2019 con la formula consolidata di un relatore che presenta un'iniziativa editoriale ed un “intervistatore” che dal salotto della Libreria Laterza intavola una serie di temi di discussione. Tutti gli incontri avranno inizio alle ore 18.00.
Si partirà mercoledì 16 gennaio con un appuntamento attesissimo: “Castel del Monte, la storia e il mito”. Il Castello oggetto di tante riflessioni, disquisizioni, studi e anche ricco di letteratura non sempre suffragata dalle fonti è stato l'oggetto di uno studio di Massimiliano Ambruoso appena pubblicato da Edipuglia. Castel del Monte costituisce ad oggi uno dei monumenti più significativi della nostra regione, ma anche simbolo di un periodo storico ben definito, l'età di Federico II. La sua importanza ha spesso indotto i più a farne una sorta di “monumento ideale” dando luogo ad una letteratura aneddotica il più delle volte non suffragata dai documenti.
Massimiliano Ambruoso da anni si dedica allo studio di questo edificio, da quando Raffaele Licinio gli affidò questo argomento per la sua tesi di laurea. Nel 2014 ha pubblicato per la casa editrice Caratteri Mobili “Castel del Monte. Manuale storico di sopravvivenza” e, proprio in queste settimane, questo ultimo volume che rappresenta un punto definitivo delle ricerche su questo castello medievale. Lo accompagnerà in questo intrigante viaggio attraverso la storia, il mito e l'aneddotica Victor Rivera Magos, storico medievista e vicepresidente dell'Associazione del Centro Studi Normanno-Svevi.

Gli altri appuntamenti previsti per i Mercoledì con la Storia saranno:
30.01.2019: Antonio Brusa e Giuliano De Felice, “Asterix e il Pantheon degli eroi moderni”, in collaborazione con l'Alliance Française;
20.02.2019: Pasquale Cordasco e Federico Fioravanti, “L'altro Medioevo. Tra Bari e Gubbio”. Presentano Angela Lamanna, Arcangelo Teofilo, Matteo Grasso;
13.03.2019: Giuliano Volpe , “Il bene nostro”. Presenta Francesco Violante;
03.04.2019: Luigi Russo , “I crociati in Terrasanta”. Presenta Giulia Perrino;
10.04.2019: Saverio Russo e Raffaella Cassano, “Puglia, in difesa dei Beni Culturali. Fondazioni, Associazionismo e Tutela”. Presenta Maurizio Triggiani.

 

L'evento su Facebook si trova qui.

 

Testo e immagine dall'Ufficio Stampa Associazione del Centro Studi Normanno-Svevi


Museo di Santa Scolastica Bari

Il Museo di Santa Scolastica racconta 3800 anni di storia di Bari

Il Museo di Santa Scolastica, che sorge nei luoghi che costituivano il monastero omonimo a Bari, restituisce finalmente un luogo fondamentale alla vita cittadina, con l'apertura di tre nuove sale inaugurate il 12 ottobre. Le sale sono dedicate in particolare all'archeologia di Bari: i materiali esposti provengono infatti da diversi punti della città.

Museo di Santa Scolastica BariQuanti baresi conoscono - almeno a grandi linee - la storia della loro città?
Il Museo Archeologico di Santa Scolastica potrà sicuramente contribuire a schiarire le idee a tanti, ma soprattutto sarà in grado di farlo in modo variegato e coinvolgente.

Museo di Santa Scolastica BariAll'interno del Bastione - che insieme all'area archeologica di San Pietro era già in precedenza visitabile - si viene accolti dalle teche di anfore e crateri, e dal sarcofago marmoreo dell'abadessa benedettina Guisanda Sebaste (dodicesimo secolo). Sulla destra, si ha l'impressione netta di stare per intraprendere un viaggio nel passato di questi luoghi.

Museo di Santa Scolastica BariProseguendo sul percorso, è possibile ammirare gli elmi bronzei provenienti da Bitonto e Ruvo di Puglia, tutti datati al quinto secolo a. C.

Museo di Santa Scolastica Bari
Elmo bronzeo da Ruvo di Puglia, V secolo a. C. Collezione archeologica della Provincia di Bari, inv. 7697

In un vano porticato lungo cinquanta metri circa, e costruito dalla stessa Sebaste, è quindi ospitata la sezione Archeologia di Bari. Sulla destra, è qui possibile scorgere sulla la lastra sepolcrale della badessa Adriana Gerumda, proveniente dalla cappella maggiore della chiesa del monastero.

Museo di Santa Scolastica BariIn questa sezione si mostra quindi Bari, partendo da epoca tardoantica e bizantina (tra quarto e dodicesimo secolo) e andando indietro nel tempo, fino al primo insediamento cittadino: un villaggio di capanne dell'Età del Bronzo (tra diciottesimo e undicesimo secolo a. C.) alla fine della sequenza stratigrafica.

Tra i due estremi, ritroviamo le testimonianze relative all'abitato nella prima Età del Ferro (900-700 a. C.) e alla necropoli peucezia (con reperti del IV e V secolo a. C.); relativamente poche le testimonianze di età romana, anche perché molto è stato oggetto di reimpiego da parte dei Bizantini. Non numerose sono pure quelle relative al momento di transizione dei secoli dal quarto al sesto d. C.
Bari acquisterà quindi grande importanza coi Bizantini, diventando capitale del thema di Langobardia e poi del Catapanato d'Italia.

Museo di Santa Scolastica Bari
Cratere apulo a figure rosse dalla necropoli peucezia, 380-370 a. C.

Impossibile non perdersi per ore ad ammirare le opere presenti in questa sezione del Museo di Santa Scolastica, che come si è detto riguardano un ampio spettro temporale. I vasi, il cinturone in bronzo dalla necropoli peucezia del IV secolo a. C., l'anello di Minerva di prima età imperiale romana, le monete bizantine, e le epigrafi di età romana con le loro storie. Tanti oggetti che ci raccontano della vita quotidiana a Bari nei secoli passati, insomma, e sicuramente si sta facendo torto a qualcuno di loro, non citandolo.

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Una sezione del Museo di Santa Scolastica ci narra poi della Vita nel monastero: e lo fa in particolare col pozzo-immondezzaio, i reperti esposti e la proiezione di un video. Il pozzo-immondezzaio (XIV-XV secolo) ci parla del periodo di massimo sviluppo del convento, con un forte aumento del numero delle monache.

Museo di Santa Scolastica BariQuesto pozzo fu in seguito utilizzato per riporvi rifiuti, che si sono quindi conservati come testimonianza preziosa fino a noi. Si rimane qui colpiti da un catino poliansato rivestito di vetrina e dipinto in bruno e verde, con motivo di pesci e uccelli.

Museo di Santa Scolastica BariSanta Scolastica non è però solo storia della città di Bari, ma pure quella dello stesso Museo Archeologico, del quale ripercorre i passi nella sezione Museo com'era. Istituito il 16 agosto 1875 come Museo Archeologico della Provincia di Bari, la sua organizzazione fu affidata al barese Michele Mirenghi, cultore di numismatica, ad Antonio Jatta (figlio del fondatore del Museo a Ruvo di Puglia) e a Giovanni Jatta, botanico e paletnologo. Costituì un vibrante centro fino alla chiusura avvenuta il 31 gennaio 1994. Un angolo del nuovo museo propone uno scorcio con l'approccio ottocentesco alla presentazione dei reperti, con una teca dell'epoca e il registro dei visitatori, e poi con pubblicazioni, documenti, reperti, e altri materiali d'epoca. Ci si arriva per mezzo di un corridoio arricchito di foto e spiegazioni e tramite questo punto si arriva a un secondo cortile.

Museo di Santa Scolastica Bari
Un muro impedisce di proseguire negli spazi dove procedono i lavori, ma si può sbirciare

Tantissime foto e schede informative spiegano poi quello che è stato, oltre a quello che potrà essere il Museo di Santa Scolastica: nuovi locali verranno aperti in futuro e tantissimi reperti non sono ancora esposti. Alcuni tra questi ultimi è però possibile vederli proiettati nella sala multimediale.

Museo di Santa Scolastica BariPure visitabile è l'attigua area archeologica di San Pietro, che costituisce un vero e proprio palinsesto architettonico. Alla chiesa di San Pietro Maggiore (esistente almeno dal dodicesimo secolo), si affiancò un convento francescano (nel quindicesimo secolo), che a partire dal 1887 divenne il primo Ospedale della città di Bari. Durante la Seconda Guerra Mondiale, poi, il complesso fu gravemente danneggiato dai bombardamenti tedeschi. Versò quindi in uno stato di abbandono fino alla (già allora discussa) decisione di demolirlo. Rimane in piedi il chiostro del convento.

Museo di Santa Scolastica BariNel 1912 Michele Gervasio individuò in quest'area il villaggio dell'Età del Bronzo che costituisce il primo insediamento cittadino, risalente al secondo millennio a. C. Dopo la demolizione, la ricerca archeologica riprenderà solo a partire dagli anni ottanta del secolo scorso.

Museo di Santa Scolastica BariA visita conclusa si rimane impressionati dalla diversità delle possibilità di fruizione, in grado di immergere pienamente i visitatori nel passato. Non si può non auspicare che la città di Bari sappia apprezzare il meraviglioso lavoro che è stato fatto al Museo di Santa Scolastica, e che possa attingere a tutta la ricchezza della storia e l'arte ivi custodita.

Foto di Giuseppe Fraccalvieri.


XXII Giornate Normanno-Sveve: "Le fonti dell'età normanno-sveva"

XXII Giornate Normanno-Sveve

LE FONTI DELL'ETÀ NORMANNO-SVEVA:
autori, caratteri, funzioni
Bari, 16-17 ottobre 2018
Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
Aula Magna

Tornano le Giornate Normanno-Sveve, organizzate dal Centro Studi Normanno-Svevi dell'Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e giunte alla ventiduesima edizione. Dal 16 al 17 ottobre presso l'Aula Magna dell'Ateneo di Bari si alterneranno quindici relatori che interverranno sul tema: “Le fonti dell'età normanno-sveva: autori, caratteri, funzioni”.
Saranno dunque le fonti l’asse portante di queste XXII Giornate Normanno-Sveve: fonti intese come risorsa documentaria, materiale e oggettuale per far luce su un periodo così importante nella storia del Mezzogiorno.
Le continue ricerche maturate negli ultimi anni costituiscono il punto di partenza di questi incontri, che pongono a confronto le esperienze dei maggiori esperti nazionali e internazionali. Storici, studiosi del documento, storici dell'arte, archeologi, che hanno indagato, scavato, individuato relazioni, intrecci e commistioni, si incontreranno per esporre i loro studi e incrementare quel patrimonio di conoscenza relativo a un periodo così suggestivo, eppure ancora in grado di fornire nuove prospettive di indagine, quale è l'età dei Normanni e, a seguire, quella di Federico II e degli Svevi.

Le fonti hanno molteplici sfaccettature e dunque si avrà modo di spaziare dall'analisi dei documenti giuridici a quelli agiografici, dalle fonti materiali e archeologiche a quelle relative ai manufatti storico-artistici, sino all'importantissimo tema dell’ambiguità di talune fonti.
Su questi temi si confronteranno studiosi come Hubert Houben, dell'Università del Salento, Marie Agnès Lucas-Avenel, Università di Caen, Knut Görich, Università di Monaco di Baviera, Pietro Dalena, Università della Calabria, Fulvio Delle Donne, Università della Basilicata, Umberto Longo, Università “La Sapienza” di Roma, Giuseppe Mandalà, Università di Milano, Daniela Novarese, Università di Messina, Jean Marie Martin, Ècole Française de Rome, Cristina Carbonetti-Vendittelli, Università di Roma “Tor Vergata”, Francesco Panarelli, Università della Basilicata, Pasquale Favia, Università di Foggia, Marina Falla Castelfranchi, Università del Salento.

I discorsi di apertura e di chiusura dei lavori saranno affidati a Cosimo Damiano Fonseca e Giancarlo Andenna. Il professor Fonseca, vicepresidente del Centro Studi, ricorderà gli studiosi Salvatore Tramontana, Raffaele Licinio, Giuseppe Galasso e Pina Belli D'Elia, recentemente scomparsi, interpreti di grande spessore degli studi su questo particolare periodo storico, che hanno profondamente legato la loro attività alla vita stessa del Centro Studi Normanno-Svevi. Un omaggio, ma anche un intenso momento di riflessione storiografica sulla ricerca realizzata da queste personalità, che hanno contribuito in modo significativo a far luce, puntualizzare e delineare i connotati di un periodo di centrale importanza nella storia dei rapporti tra il Mezzogiorno, l'Europa e il Mediterraneo. Un appuntamento, dunque, da non perdere!

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Programma

XXII giornate normanno - sveve
Le fonti dell’età normanno - sveva: autori, caratteri, funzioni.
Bari, 16-17 ottobre 2018

Martedì 16 ottobre 2018
Bari, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Aula Magna.

Ore 9.00 Apertura del Convegno. Indirizzi di saluto

Ore 9.30 quorum hodie faciemus memoriam. Salvatore Tramontana, Raffaele Licinio, Giuseppe Galasso, Pina Belli D’Elia
Cosimo Damiano Fonseca

Ore 9.45 Discorso inaugurale
Le fonti per la storia del Mezzogiorno normanno-svevo: bilancio storiografico e prospettive di ricerca
Hubert Houben
(Università del Salento, Lecce)

Ore 10.15 Intervallo

Ore 10.45 Les mariages des filles du Grand Comte Roger d’aprés l’Histoire de Geoffroi Malaterra
Marie-Agnès Lucas-Avenel
(Université de Caen)

Ore 11.15 Motivazioni politiche e contesto sociale: la storiografia del Regno di Sicilia (da Alessandro di Telese a Pietro da Eboli) e il problema della causa scribendi
Knut Görich
(Università di Monaco di Baviera).

Ore 11.45. Discussione sulle relazioni Houben, Lucas-Avenel e Görich.

Ore 15.30 Le fonti commemorative
Francesco Panarelli
(Università della Basilicata, Potenza)

Ore 16.00 Vero, ma non autentico? I problemi delle fonti retorico-documentarie.
Fulvio Delle Donne
(Università della Basilicata, Potenza)

Ore 16.30 Intervallo

Ore 16.45 Le fonti agiografiche
Umberto Longo
(Università di Roma “La Sapienza”)

Ore 17.15 Le fonti arabe per il regno di Sicilia: riflessioni generali e nuovi casi di studio
Giuseppe Mandalà
(CSIC, Madrid ‒ Università di Milano)

Ore 17.45 Discussione sulle relazioni Panarelli, Delle Donne, Longo e Mandalà.

Mercoledì 17 ottobre 2018
Bari, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Aula Magna.

Ore 9.00 Caratteri omogenei ed elementi di discontinuità nelle fonti normative dell’Europa normanna
Daniela Novarese
(Università di Messina)

Ore 9.30 Documenti d’archivio e cartulari
Jean-Marie Martin
(CNRS ‒ École française de Rome)

Ore 10.00 Intervallo

Ore 10.15 I registri
Cristina Carbonetti Vendittelli
(Università di Roma “Tor Vergata”)

Ore 10.45 Le fonti geografiche
Pietro Dalena
(Università della Calabria, Cosenza)

Ore 11.15 Discussione sulle relazioni Novarese, Martin, Carbonetti Vendittelli e Dalena.

Ore 15.30 Manufatti, ecofatti, insediamento, paesaggio: lo spettro allargato e il rinnovato trattamento delle fonti archeologiche, in rapporto all’età normanno sveva
Pasquale Favia
(Università di Foggia)

Ore 16.00 Circolazione di manufatti di lusso nel Mezzogiorno normanno svevo: il contributo delle fonti
Marina Falla Castelfranchi
(Università del Salento, Lecce)

Ore 16.30 Intervallo

Ore 16.45 Discussione sulle relazioni Favia e Falla Castelfranchi.

Ore 17.30 Discorso di chiusura
Giancarlo Andenna
(Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)


Piccole mostre preziose. Rarità e inediti della Pinacoteca Metropolitana di Bari

"Piccole mostre preziose. Rarità e inediti della Pinacoteca Metropolitana di Bari"
24 giugno - 24 settembre 2017
Nell’ambito della rassegna espositiva dell’estate Piccole mostre preziose, il quinto e ultimo appuntamento, dal 9 al 24 settembre, è dedicato a "I dipinti meno noti di Francesco Netti".
Per l’occasione saranno presenti dipinti del grande pittore pugliese poco noti della Pinacoteca, come i due piccoli studi di San Giuseppe Calasanzio, assieme ad altre opere provenienti da depositi esterni come il monumentale Sant’Effremo, due Teste di donna e un curioso Citarista, esotica raffigurazione di un giovane musicista vestito all’antica.
La piccola mostra preziosa è inclusa nel biglietto d’ingresso.

Apertura della Pinacoteca Metropolitana di Bari per il 25 aprile

Francesco Netti (Santeramo in Colle 1832 – 1894)
“In campagna”
acquerello su carta color sabbia
cm 25,4x36
Pinacoteca, collezione permanente
Martedì 25 aprile, Festa della Liberazione,
APERTURA STRAORDINARIA della Pinacoteca Metropolitana di Bari dalle 9:00 alle 13:00 (ultimo ingresso ore 12:30).
www.pinacotecabari.it