Nero Saraceno: Alessandro Luciano tra Storia e storytelling

Nero Saraceno:

Alessandro Luciano tra Storia e storytelling

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

Alessandro Luciano, autore di Nero Saraceno
Da sinistra, Alessandro Luciano, autore di Nero Saraceno, Alessandra Vuoso e Alessandro Scotti

Chi scrive un romanzo storico si barcamena continuamente tra tre filoni: la Storia documentata, il plausibile e la pura invenzione letteraria”. Con queste parole Alessandro Luciano riassume le difficoltà alla base della realizzazione di un testo di questo genere, le quali quasi sempre si traducono in una sfida che un bravo scrittore è prontissimo a sostenere; Luciano questa sfida l'ha sostenuta (e vinta) ben due volte. Nero Saraceno (Marlin editore), la sua ultima fatica letteraria, è stata protagonista di un evento speciale tenutosi il 2 ottobre presso la Biblioteca Antoniana di Ischia nel contesto di Arkeostoriae.

In Nero Saraceno l'autore rievoca un Alto Medioevo oscuro e ricco di intrighi grotteschi, uno su tutti quello che porterà alla distruzione dell'Abbazia di san Vincenzo al Volturno nell'anno 881. Il cenobio molisano è il punto di partenza e di arrivo per una vicenda corale che porterà il lettore a seguire i numerosi personaggi attraverso tutto il Mediterraneo, dalla Palestina a Efeso, dalla Grecia al Salento, in un viaggio costellato di tradimenti e morti misteriose che spesso assumerà le tinte del noir e del romanzo spionistico, senza mai contravvenire allo scopo per cui il testo è stato concepito.

Con Nero Saraceno” spiega infatti Luciano “intendo offrire un resoconto preciso e al tempo stesso avvincente di un drammatico episodio nella storia di quella che nel IX secolo era una delle abbazie più prestigiose in Italia”; un “luogo dell'anima” per l'autore, che vi ha condotto numerose campagne di scavo i cui esiti sono stati raccolti nel volume del 2015 Iuxta flumen Vulturnum (curato insieme a Federico Marazzi). Proprio il porticciolo fluviale oggetto di tali studi è puntualmente ricostruito nel romanzo, assieme a quello che doveva essere l'aspetto del cenobio nell'epoca trattata, “nella quale lo scacchiere politico si presentava estremamente complesso: da un lato Carolingi, Bizantini e Longobardi, dall'altro i Saraceni che tentarono a più riprese di ritagliarsi spazi nel Continente. L'Abbazia non poteva non trovasi al centro delle mire di tutti loro: la sua area d'influenza comprendeva l'intera Italia centromeridionale”.

La situazione sociopolitica è però solo uno dei molti ingredienti che rendono il mondo di Nero Saraceno credibile e variopinto: Luciano è particolarmente abile nel ricostruire atmosfere e fenomeni sociali tipici dell'epoca altomedievale, che trovano spazio in apposite digressioni atte a vivacizzare la trama; la vita monastica, le agiografie, il culto e il mercimonio delle reliquie, ad esempio, costituiscono nel loro insieme un nodo centrale dell'intreccio.

Particolare attenzione è poi stata data ai nomi dei personaggi, scelti accuratamente tra quelli più diffusi in quel periodo: “Al protagonista Cuniperto avevo originariamente assegnato il nome Abelardo; il professor Marazzi (ordinario presso UNISOB nonché responsabile degli scavi presso l'Abbazia, ndr) mi ha portato a riflettere su quanto questo nome non corrispondesse al background storico del personaggio. Ho scelto il nuovo nome tra quelli incisi sulle mattonelle dell'impiantito dell'Abbazia, 'firmate' dagli artigiani che le realizzarono”. Questo rigore scientifico che permea la narrativa di Alessandro Luciano è diretta conseguenza della sua professionalità: con un ricco curriculum da archeologo e ricercatore, è attualmente in servizio presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli; è inoltre Ufficiale della Riserva Selezionata dell'Arma dei Carabinieri nel Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.

Nero Saraceno è pertanto un romanzo confezionato con cura ed estremamente godibile, attraverso il quale si intende valorizzare un'eccellenza del patrimonio culturale italiano; in altre parole, un esempio virtuoso di storytelling: questo fenomeno, sempre più adoperato nell'ambito dei beni culturali, è stato il soggetto del webinar tenuto dall'autore il 3 ottobre nel contesto di Arkeostoriae. “Le possibilità offerte dallo storytelling sono moltissime” spiega “oggi è possibile creare dei contenuti che declinano l'elemento storiografico in molteplici linguaggi, multimediali e non. In questo modo siti archeologici o d'interesse storico e artistico diventano realtà dinamiche in grado di raggiungere un pubblico molto ampio, cosa che pochi anni fa era impensabile”.

Dando per scontata l'efficacia di tale pratica, esiste forse il pericolo di sacrificare l'esattezza del dato scientifico nel nome di trame accattivanti per il grande pubblico, ma poco fondate a livello storico? A questa chiosa volutamente provocatoria Luciano risponde: “Il rischio è reale e concreto, almeno quanto quello di commettere errori marchiani che contribuiscono a dare una visione distorta della vicenda storica. Per questo è necessario prestare massima cura ai progetti e, qualora si vada a modificare la realtà documentata a beneficio della narrazione, renderlo esplicito al fruitore, fornendo materiale di supporto che illustri le fonti e soprattutto i punti di divergenza da esse”.

Nero Saraceno Alessandro Luciano

Questo approccio è evidente già nel primo romanzo di Alessandro Luciano, Gli ultimi giorni del comandante Plinio, uscito nel 2019 e giunto in pochi mesi alla terza ristampa; il Plinio del titolo è “il Vecchio”, autore della Naturalis historia, che tuttavia nel libro è presentato nel suo ruolo storicamente acclarato di ammiraglio della flotta imperiale di Miseno: Luciano ne racconta l'ultima missione, volta a salvare gli abitanti delle città vesuviane nei turbolenti giorni che precedettero la disastrosa eruzione del 79 d.C. nella quale egli perse la vita.

Plinio lo conosciamo attraverso gli scritti di suo nipote Plinio il Giovane” racconta l'autore; “è stato molto interessante studiarne la personalità e costruirci attorno una trama: era una persona curiosa, alla ricerca di nuove conoscenze, ma anche in grado di imporsi un rigido autocontrollo. Riteneva che perfino il sonno fosse una distrazione e riusciva a ridurlo al minimo, dormendo per pochi minuti quando lo desiderava e vegliando per il tempo necessario”. Il tutto nella cornice di un Golfo di Napoli splendidamente ricostruito attraverso l'attento studio delle fonti; tuttavia anche in questo suo primo lavoro Luciano alterna elementi desumibili dal contesto storico ad altri di pura fantasia: “Ho introdotto l'elemento amoroso mediante la vicenda di Rectina, una donna che gli chiese di accorrere in suo aiuto: le fonti non ci rivelano di quale natura fosse il loro rapporto, io ho immaginato che avessero una relazione”.

Nero Saraceno Alessandro Luciano

Come Nero Saraceno, anche Gli ultimi giorni del comandante Plinio è stato ospite di Arkeostoriae, nell'edizione del 2019: c'è la possibilità che Alessandro Luciano torni a Ischia con una nuova opera, in una futura edizione? “Sono al lavoro sul mio terzo libro” rivela in anteprima “non un romanzo storico, ma un thriller investigativo che ruota attorno al traffico di beni archeologici”. Dal passato al presente, dunque, senza perdere il gusto per le possibilità narrative offerte dall'archeologia: valori pienamente condivisi da Arkeostoriae.

Nero Saraceno Alessandro Luciano
La copertina del romanzo storico Nero Saraceno di Alessandro Luciano, pubblicato da Marlin Editore nella collana Il portico

Tutte le foto sono di Nico Meluziis.


Stanotte a Pompei. Con Alberto Angela in viaggio nel 79 d.C.

“Stanotte a…” è un programma TV macina ascolti. Gli Angela, si sa, ormai sono un marchio di garanzia per qualità e professionalità e i complessi meccanismi televisivi hanno sempre premiato con fedeltà i programmi in cui padre e figlio sono stati protagonisti. Ma quando l’accoppiata riguarda Alberto Angela e Pompei, le aspettative sono nettamente superiori. Il divulgatore più amato della TV e il sito archeologico più bello e famoso al mondo sbarcano in prima serata su RAI1 con uno speciale tutto dedicato alla tragedia del 79 d.C. Nasce così Stanotte a Pompei.

Pitture antiche, mosaici, tesori, corpi bloccati nell’ultimo istante di vita. Pompei e gli altri siti vesuviani raccontano storie e la notte amplifica sensazioni ed emozioni. Tutto sembra dormire, il tempo si blocca ed ecco che inizia il viaggio. Siamo nel 79 d.C., la notte prima dell’eruzione. Il programma seguirà la storia della tragedia, gli abitanti, gli attimi concitati e lo smarrimento per un evento ignoto. Le telecamere RAI percorreranno le strade di Pompei, di Ercolano, con le sue meravigliose terme ancora intatte, di Stabia e Oplontis con le faraoniche ville affacciate sul Golfo di Napoli. Ad accompagnare Alberto Angela e i telespettatori saranno via via ospiti illustri e soprattutto il testimone della tragedia, Plinio il Giovane, che ha raccontato della morte dello zio Plinio il Vecchio e di come invece lui si sia salvato. A farne rivivere la testimonianza sarà Giancarlo Giannini, una presenza costante nelle avventure notturne di “Stanotte a…”.

Alberto Angela: “Per oltre vent'anni abbiamo filmato di notte nei luoghi storici più importanti del mondo. È l'unico momento possibile per filmare le sale vuote o i reperti preziosi fuori dalle vetrine perché non ci sono visitatori. Ma di notte questi ambienti cambiano volto. Siete solo voi davanti ai capolavori immersi nel silenzio. L’ambiente si trasforma e sembra quasi mostrarvi e offrirvi i suoi tesori in un'atmosfera di intimità. Ho sempre voluto trasmettere e regalare questa atmosfera che ho respirato ai telespettatori. Così negli anni mi è venuta l'idea di questo programma. Immaginate: uscito l'ultimo visitatore, il direttore vi consegna le chiavi di un sito storico che è "vostro" per tutta la notte fino all'alba. Solo voi e i capolavori della genialità dell'uomo nei secoli. Passo dopo passo il passato vi svela i suoi segreti facendo riemergere cio’ che era dimenticato da millenni...

Le sorprese però non mancano. Alla conferenza stampa di lancio presso il Museo Archeologico di Napoli, Angela spiega una grandiosa scoperta. Una bottiglia di vetro quasi piena di quello che sembra olio d’oliva è stata trovata nei depositi immensi del MANN, durante le riprese televisive RAI effettuate qualche mese fa per il programma. Attualmente, l’eccezionale reperto è oggetto di studi approfonditi, proprio per l’eccezionale caratteristica. Non contiene infatti tracce labili di olio o residui, bensì, rispetto ad altri ritrovamenti in zone vesuviane, la bottiglia contiene un importante quantitativo di liquido biancastro e solidificato, quello che, secondo gli esperti, può essere appunto una sostanza grassa e non vino come si era ipotizzato in un primo momento. Entusiasta anche il direttore del MANN Paolo Giulierini perché proprio grazie a trasmissioni come questa si riesce ad incentivare la ricerca. E presto altri reperti saranno oggetto di approfondite analisi grazie ad una collaborazione con il dipartimento di Agraria dell'Università Federico II di Napoli nell'ambito di una convenzione quinquennale.

Foto Ufficio Stampa RAI

L'eruzione del 79 d.C. sui social media oggi

Pierre-Henri de Valenciennes, Eruzione del Vesuvio del 24 Agosto dell’anno 79 d.C. sotto il regno di Tito (1813), Olio su tela, Toulose, Museé des Augustins

Il 24 agosto del 79 d.C. è la data in cui, dall’esito di un’analisi filologica di un passo della lettera di Plinio il Giovane a Tacito, si colloca convenzionalmente l’eruzione del Vesuvio che portò alla devastazione di tutta l'area circumvesuviana. 

Per ricordare quel fatidico giorno, i social network del parco archeologico di Pompei hanno fatto rivivere ai propri utenti i terribili istanti dell’eruzione, attraverso una sequenza di immagini fortemente evocative ed il racconto di Plinio il Giovane contenuto nelle sue famose epistole.
Stratigrafia eruzione

I canali social del Parco, in continua crescita di numeri ed interazione, rappresentano la  piattaforma principale per la promozione e la quotidiana comunicazione di notizie e curiosità che riguardano  Pompei e i siti vesuviani di Oplontis, Stabiae e Boscoreale, luoghi che oggi, a centinaia di anni dalla loro scoperta, ancora riservano importantissime novità grazie ai recenti e sensazionali rinvenimenti che continuano ad affiorare dai lapilli di quella tragica eruzione.
Karl Brjullov L’ultimo giorno di Pompei olio su tavola San Pietroburgo Hermitage
Testo e immagini da UFFICIO STAMPA
Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscorealeweb: www.pompeiisites.org
FaceBook: https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/
Twitter: https://twitter.com/pompeii_sites
https://www.instagram.com/pompeii_parco_archeologico/
YouTube: https://www.youtube.com/c/PompeiiSites79dc

 

Thomas Burke, Plinio il Giovane rimproverato, Incisione a colori su rame ispirata ad un dipinto di Angelika Kauffmann del 1785

L'eruzione del 79 d.C. #accaddeoggi

La tradizione filologica che si basa soprattutto sulle lettere di Plinio il Giovane a Tacito, colloca l’eruzione del Vesuvio il 24 agosto del 79 d.C.

La “montagna” si era svegliata, nonostante varie avvisaglie non colte ne annunciassero da tempo una ripresa attività. Una pioggia di materiale piroclastico ricopre il cielo di Pompei e degli altri siti vesuviani, che di lì a poco subiranno la stessa tragica fine. Molti morirono già durante le prime fasi dell’eruzione. Pomici e lapilli in accumulo fecero crollare i tetti delle abitazioni, si svilupparono incendi e solo pochi riuscirono a fuggire, Quanti si erano attardati a prestare soccorso ad amici o parenti, o a raccogliere gli effetti personali, furono travolti da una nube tossica che li asfissiò in una crudele agonia causata dal micidiale mix di cenere vulcanica mista ai gas. Pochi giorni dopo il disastro, i sopravvissuti e forse molti sciacalli, cercarono di recuperare quanto possibile, ma il pericoli crolli spesso rivelò difficile l’impresa. Oggi a destare curiosità e frenesia è l’attendibilità della fonte Plinio, non pervenutaci in originale ma solo in tradizione medievale e quindi spesso “guasta”. Punto di dibattito è il mese che, nei codici medievali che riportano la lettera di Plinio il Giovane, slitta alle calende di novembre, facendo ipotizzare quindi ad un’eruzione autunnale. A districare l’arcano ci può venire in aiuto solo il dato archeologico. Un altro storico antico, Cassio Dione, parlando dell’eruzione dice che «In quel tempo accaddero delle cose orribili nella Campania, che sono veramente meravigliose. Infatti nell’autunno si accese repentinamente un grande incendio…» . Il ritrovamento di bacche di alloro, castagne, noci, fichi secchi e una grande quantità di melagrane farebbero propendere per un’eruzione autunnale, così come la vendemmia già ultimata in una villa rustica di Boscoreale. Nel cortile dell’edificio, i dolia per il mosto, erano già chiusi e sigillati, segno che la vendemmia era già avvenuta. C’è da dire però che funziona anche la tesi dell’eruzione estiva. I dolia interrati e le anfore chiuse e pronte al commercio avrebbero potuto contenere, invece del vino, altre sostanze, oppure vini non destinati alla tavola o vini a lungo invecchiamento. Così come la frutta secca potrebbe essere stata una giacenza dalla scorsa stagione; le noci potrebbero essere state raccolte verdi e consumate fresche e non secche, e le melagrane raccolte verdi in modo da rallentarne il processo di maturazione per poi usarle per preparati medici oltre che per consumo alimentare. Anche la botanica propenderebbe per una datazione estiva; come prova, sono state trovate oltre duecento specie erbacee, arbustive e arboree di cui si sarebbero conservati sia i pollini, sia parte di fusti e foglie. Descrivendo le attività dello zio il giorno dell’eruzione, Plinio ricorda tra l’altro che dopo pranzo aveva fatto un bagno di sole e poi d’acqua fredda, attività che, come riporta un’altra lettera (Epist., III 5, 10-11) sono tipiche della stagione estiva. Inoltre, il viaggio per mare di Plinio il Vecchio, compiuto con le navi partendo da Miseno nel pomeriggio e approdando a Stabiae verso il tramonto, dopo aver tentato di raggiungere Ercolano, ben si addice ad una tipica giornata estiva e non ad una corta di un mese autunnale.

In attesa di dati, chissà poi se scopriremo mai il mese dell'eruzione, questi bellissimi versi di Marziale ci riportano indietro nel tempo... quello che Pompei era, quello che Pompei è stata dopo la tragedia.

“Ecco il Vesuvio, che ieri ancora era verde delle ombre di pampini: qui celebre uva spremuta dal torchio aveva colmato i tini.
Questa giogaia Bacco amò più dei colli di Nisa: su questo monte ieri ancora i Satiri eseguirono il girotondo.
Qui c’era la città di Venere, a lei più gradita di Sparta;
qui c’era la città che ripeteva nel nome la gloria di Ercole.
Tutto giace sommerso dalle fiamme e dall’oscura cenere:
gli dei avrebbero voluto che un tale scempio non fosse stato loro permesso”
Marziale Ep. IV, 44

Testo e foto: Alessandra Randazzo