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Quattro chiacchiere col fantasma della scrittura: dietro le quinte del mondo dei ghostwriter

Si crede spesso che il lavoro del ghostwriter sia un qualcosa che appartiene esclusivamente alla nostra contemporaneità, invece autori che hanno dato voce ad altre persone sono sempre esistiti. Ci si è interrogati sullo stesso William Shakespeare, avandando l'ipotesi che sia stato aiutato da un'altra équipe di scribacchini, o che lui medesimo sia stato il custode delle idee e dei sentimenti di altri individui. Anche il "padre fondatore" dell'horror, Howard Phillips Lovecraft arrotondò i suoi (già bassi) guadagni scrivendo come ghostwriter; "Il Tumulo", "La morte alata" e "Il diario di Alonzo Typer" sono alcuni dei suoi piccoli gioielli firmati con i nomi di Zealia Bishop,  Hazel Head e William Lumley.

ghostwriter Flavio TroisiMolti credono che sia un mestiere poco etico, altri non ci vedono niente di male; per conto mio ho scovato una persona squisita che mi ha spiegato nel dettaglio cosa significhi essere un "fantasma".

Ecco una chiacchierata con Flavio Troisi.

 

 

 

Grazie davvero, Flavio, per averci concesso il tuo tempo e per rispondere a queste domande. Iniziamo: cosa significa essere un ghostwriter?

Significa scrivere per conto terzi libri che altri firmano, di cui incassano le royalty (del tutto o in parte), di cui fanno firma-copie nelle librerie e di cui si attribuiscono la paternità. Il ghostwriter mette “in bella” le idee del cliente, le traduce in un libro che rispetti le sue aspettative, che non prenda in giro il lettore e che abbia un senso anche per l’editore, se presente. E poi c’è da misurarsi con se stessi, per scrivere qualcosa di degno, senza svendersi.

Una cosa mi sono sempre chiesto: immagino che tu avrai un tuo stile, ma a volte - mentre scrivi la storia di un'altra persona - subentra tra le righe il Flavio Troisi scrittore? O sei così "professionale" da rimanere concentrato sulle emozioni, il linguaggio e la storia del tuo assistito?

Considera che io scrivo soprattutto non-fiction, dove la prima esigenza stilistica è dettata dal bisogno di chiarezza e scorrevolezza insieme. Nello scrivere narrativa o storie autobiografiche mi appello a questi due criteri in primo luogo. In ogni caso, quale che sia il progetto, prima di scrivere intervisto a lungo il cliente, lo frequento, cerco di andare oltre il rapporto di lavoro.

È necessaria molta empatia per conoscere e capire la persona che si ha di fronte, perché poi bisogna tatuarla sulla pagina. Io mi preparo un po’ come un attore, cercando di entrare nella mentalità del mio assistito e di capire cosa prova, le sue priorità,i suoi valori. Solo allora comincio a scrivere, rispettando il pensiero e il sentire altrui attraverso la mia sensibilità.

Ma lo stile? Questione su cui bisogna fare luce a seconda dei casi. I clienti non hanno di solito un loro stile scritto, perché non scrivono, non sono scrittori. Ce l’hanno nel parlato,una loro calata, alcune espressioni chiave, e si può cercare di riprodurle un po’, ma la prosa è la prosa. Io non scrivo come parlo, se non in parte e quindi consiglio loro di non farsi scrivere un libro “parlato.” Altrimenti basterebbe registrarsi e trascrivere parola per parola. Funzionerebbe? Neanche un po’, se non sei avvezzo a scrivere in questo modo, se non sei Erle Stanley Gardner che se non erro dettava i suoi romanzi agli assistenti e lavorava contemporaneamente a più di un libro.

No, la scrittura ha le sue regole, il suo respiro, che è diverso dal quello del parlato quotidiano. Poi ci sono i clienti che pensano di sapere come scriverebbero se sapessero scrivere e si aspettano che io scriva di conseguenza a modo loro, ma questo modo non esiste perché non lo hanno mai sviluppato. Il che complica le cose. In tal caso cerchiamo di regolarci prima con esempi pratici. Chiedo loro: quale autore ti piace? Fammi leggere qualcosa di suo. Se lo hanno, posso cercare di adeguarmi. Se non lo hanno, siamo al punto di partenza. Non è sempre facile e a volte è difficile. Ma difficilmente è impossibile.

Di solito, a parte tutte queste sottigliezze, scrivo in base all’ispirazione che mi trasmette la persona, cerco entrare nei suoi panni e ci riesco senza pormi troppi problemi. E nel 99% dei casi tutto fila a meraviglia. Sai, io devo mettere da parte il mio ego, quando scrivo. Ma il cliente, non di rado, deve accantonare il proprio. Quando questo succede, nascono libri al servizio del lettore, che è sempre la figura più importante, non dimentichiamolo.

Secondo te è più difficile scrivere un romanzo nelle vesti dell'autore "classico" o nei panni del ghostwriter?

Nei panni dell’autore classico, nessun dubbio in merito. Un ghost ha il privilegio di nascondersi dietro una maschera, di vibrare i suoi colpi da dietro il sipario e poi passare alla sua vita. Ma quando scrivi il tuo libro, eh, allora la tensione, volenti o no, si fa sentire. Quando scrivi un libro tuo, ci metti la faccia e inevitabilmente avverti il peso della responsabilità, gli occhi del pubblico che convergono su di te, le luci che si accendono e arroventano l’aria. Cominci a sudare… perché il tuo nome sarà per sempre legato a quel libri, in un certo senso.

Per questo uso la massima delicatezza con i miei clienti. Se hanno paura di uscire con un libro che non lo rappresenti bene, be’, hanno tutta la mia comprensione, perché io vivo la loro stessa tremarella se scrivo per conto mio. Rassicurarli e lavorare con empatia e onestà intellettuale è parte della mia strana professione di fantasma della scrittura.

Ti senti mai in trappola a seguire delle linee guida predefinite e che magari bloccano la tua fantasia o verve narrativa?

Per lo più mi sento privilegiato ogni volta che qualcuno mi paga per scrivere. A volte ci sono paletti da rispettare ma sono quasi sempre utili e io rispetto la sensibilità dei miei clienti. I libri sono cose delicate, ci sono dentro pezzi di anima.
In un mondo immaginario sei tu che hai bisogno di un ghostwriter, quale autore chiameresti a raccontare la tua storia?
Di primo acchito, mi piacerebbe mettere insieme Nick Hornby e Joe R. Lansdale,entrambi maestri nel ravvisare il tragico nel comico e viceversa.

Raccontaci il tuo rapporto con le parole, quali sono i vocaboli che definiscono la tua persona.

Le parole sono un mezzo, non il fine. Cerco di tenere le distanze da loro quanto basta a maneggiarle con disinvoltura, altrimenti mi coglierebbe un timore reverenziale per il peso specifico di ciascuna di esse. Comunque meno sono, meglio è. In principio fu il verbo, non il verboso, ricordi? Roba grossa.

Le parole sono materiale esplosivo, ma se ci pensi troppo a lungo finisci per bloccarti. Guardo ai miei libri da una certa distanza. La mia unità di misura è la pagina, non la parola. Oggi devo scriverne almeno cinque. E così sia. Alla fine, dopo averle scritte, scoprirò quali parole ho usato. O mi hanno usato.

La scelta dei vocaboli è una questione di editing, di riscrittura. Ma se la prima stesura è stata prodotta senza troppe fisime, probabilmente ci sarà meno lavoro da fare in fase di riscrittura. Infine, se una parola, o un paragrafo non funzionano, il consiglio è sempre di sopprimerle.

La poesia è uno strumento importante, intimo e forse necessario per indagare noi stessi. Faresti mai il ghostwriter di poesie ? O forse lo hai già fatto. Altra domanda: forse il romanzo è ancora più intimo della poesia?

I romanzi possono essere intimi quanto superficiali, non è questione di cosa ma di come. Quanto alle poesie, non ne scrivo. A volte mi succedono, allora le butto giù (una ogni dieci anni) ma non sono mai stato un consumatore di versi, anche se sarebbe sano migliorare il mio rapporto con loro, perché non c’è mezzo di sintesi evocativa più potente, se parliamo di scrittura.

La poesia insegna a scrivere, se fatta con metodo, altrimenti come spesso accade, è un soliloquio ombelicale che mi ammorba, uno strumento di visibilità per profanatori incalliti di grammatica e sintassi, sentimentalisti bulimici. Prima di scrivere poesia bisognerebbe saper montare e smontare un racconto, un romanzo, avere la cognizione della prosa. Allora fai il poeta, che è un livello superiore. O bisogna essere geni.

Però non credo sia possibile essere un ghostwriter di poesie, e per un motivo molto prosaico, se mi passi il gioco di parole: i ghost scrivono per soldi ma c’è solo uno scrittore più povero di un romanziere, e quello è il poeta, che dunque non può permettersene uno. E poi sarebbe davvero contraddittorio, non trovi? Pagare un ghost per scrivere le tue poesie sarebbe come pagare qualcuno per farti dire che ti ama.

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Foto di Free-Photos da Pixabay

Flavio Troisi ha un blog molto curato e che affascina i suoi lettori, potete seguirlo e contattarlo presso il seguente link: www.lafattoriadeilibri.wordpress.com

 


Notte Saffo Luigi De Luca

La notte è al mezzo; e io...

«Tramontata è la luna, / e tramontate le Pleiadi; la notte / è al mezzo; l’ora ormai è trascorsa / e io dormo sola»: con questi versi entrati nel mito, Saffo ha celebrato in un afflato immortale la mezzanotte come il tempo della poesia; nell’impermanenza delle ore che scorrono, solo chi è disposto ad ascoltarsi riesce a cogliere l’intensità dell’istante d’ispirazione e a concentrare, nell’attimo di solitudine, l’autenticità del proprio sentire.

I Greci, che impararono a dare un nome alle proprie paure per arginarle, venerarono la tenebra come una divinità ancestrale e la chiamarono Notte per distinguerla dal fratello Erebo, che indicava il buio eterno, quello degli inferi, che imprigionò in un’oscurità senza scampo l’eterea Euridice e fece risaltare per sempre, ma invano, l’intima luce di quella creatura diafana. Al contrario le ombre della sera sono circoscritte a un periodo limitato, poiché, in quell’alternarsi ciclico che scandisce il tempo dell’universo, dovranno presto lasciar spazio al chiarore. Non è un caso che la fervida immaginazione degli antichi abbia voluto che la Notte fosse madre di Etere, il bagliore puro, e di Emera, il giorno, quasi a significare che persino le parentesi più cupe sono capaci di generare una scintilla di splendore.

Paradigmatici sono alcuni momenti del mito immersi in un’atmosfera notturna: l’Agamennone di Eschilo si apre nel buio fitto del cielo di Argo, rischiarato soltanto dalle stelle sovrane di luce, unico sollievo per la sentinella che dalla torre della reggia scruta l’orizzonte, in attesa di un segnale che annunci la vittoria e il ritorno del re. Il fatto che il lungo monologo della guardia abbondi di immagini riconducibili al tema dell’oscurità, contrapposte sapientemente a quelle afferenti all’idea del luminoso, si spiega con una questione legata alla scena teatrale: nell’Atene del V secolo a.C., gli agoni drammatici avevano luogo in pieno giorno, fino al tramonto, quindi la notte veniva evocata attraverso la parola; solo in questo modo gli spettatori potevano distinguere il tempo reale dal tempo scenico. Un risvolto comico di questa circostanza si ha nel teatro shakespeariano, in particolare nel Sogno di una notte di mezza estate: quando gli artigiani rappresentano una versione goffa della tragedia di Piramo e Tisbe, uno di loro addirittura interpreta il ruolo del ‘chiaro di luna’.

Tuttavia è opportuno sottolineare che la tenebra richiamata nella tragedia eschilea va ben oltre la convenzione scenica stipulata tra drammaturgo e pubblico, caricandosi in effetti di pregnanti significati simbolici: le fiamme che d’improvviso lampeggiano – in una scenografica staffetta ideata da Clitemnestra per venire a conoscenza del trionfo degli Achei nell’arco di una sola notte – sono emblema della crepitante insurrezione che si prepara nella casa reale; se per la sentinella esse proclamano la pace e l’auspicato ritorno all’ordine, per il «cuore di donna che da uomo decide» (con quest’espressione viene definita l’adultera moglie di Agamennone che si macchierà d’omicidio) esse danno l’allarme per il tumulto che da lì in poi agiterà gli animi e sconvolgerà il sonno con macabri incubi.

È senz’altro significativo che, nella rilettura novecentesca del mito atride ad opera del poeta greco Ghiannis Ritsos, l’atmosfera lugubre che grava sulla reggia sia riscattata dalla levità della luna, onnipresente nei monologhi dei protagonisti, per conferire uno slancio di sogno e bellezza alla mediocrità di un dramma che nel relativismo del secolo breve non può più dirsi tragedia. Così accade che la sua Crisotemi ancora bambina giochi a rincorrersi con la bianca Selene («Faccia a faccia, noi due. La sua guancia fresca / sulla mia guancia; e il suo sorriso pieno – glielo strappavo e via di corsa»), suscitando la glaciale disapprovazione della madre, Clitemnestra: «Stupida, non crescerai mai». Chi è abituato ad abitare il nero, non sa rassegnarsi a immaginare squarci di luminosità.

Ambiguità e doppiezza caratterizzano dunque la notte di Argo, quella in cui la ferocia prende il sopravvento sulla civiltà. Barbara è però anche la tenebra della Colchide, nel cui arco solenne Medea consuma i suoi terribili sortilegi. Nell’inno magico che la donna volitiva celebra all’interno delle Metamorfosi di Ovidio, la prima divinità a essere chiamata all’appello è appunto la Nox, definita come l’amica fidata dei misteri. Se è vero che ne La Tempesta, celebre play shakespeariano, Prospero, il protagonista, pronunciando la sua abiura alla rozza magia, ricalca alla lettera (rovesciandola) l’invocazione della Medea ovidiana, non deve tuttavia stupire la mancata menzione della notte nella riscrittura inglese: il demiurgo seicentesco non ha infatti bisogno di agire nelle tenebre, dal momento che adopera la magia bianca, a differenza della strega del mito che, per realizzare i suoi scopi, non esita a ricorrere alle arti oscure.

In preda a una passione che ignora i vincoli sociali, la straniera Medea non teme di attraversare il buio dei suoi tormenti laceranti e, al termine della notte madre del crimine più turpe, a bordo del carro del Sole ascenderà finalmente alla sfolgorante dimensione del mito.

Notte Saffo Luigi De Luca
Luigi De Luca (Naples 1857 - Naples 1938), Sappho. Foto di Carlo Raso

Questo articolo è comparso originariamente sulla rivista Midnight.


Londra: nuovi scavi e lavori presso The Theatre, palcoscenico shakespeariano

Pochissimi giorni fa il MOLA (Museum of London Archaeology), nella sezione blog del proprio sito, ha reso nota una nuova iniziativa riguardante gli scavi presso The Theatre, nel quartiere londinese di Hackney.

Archeologi presso l'area esterna di The Theatre nel 2018 (c) MOLA

Sulla base dei primi scavi condotti in situ nel 2008, che avevano rivelato la classica struttura poligonale del celebre The Theatre di epoca elisabettiana, adesso il team avrebbe scoperto come l’impresario e attore James Burbage avesse modificato l’intera area tramite costruzioni appartenenti all’antecedente Holywell Priory, presa in affitto nel 1576, per creare un vero e proprio Complesso Teatrale, con abbastanza spazio per gli spettatori per girarsi intorno e socializzare durante le lunghe performance dei teatranti. Deduzione affascinante e perfettamente in linea con quell’ideale di “esperienza collettiva” che il teatro elisabettiano voleva trasmettere, e che Shakespeare si prestava ad realizzare con i suoi drammi.

Gli archeologi presso Holiwell Priory (c) MOLA

Da qui dunque scaturisce l’iniziativa di predisporre uno spazio per un progetto, il Box Office (situato proprio presso i resti archeologici del centro della scena di The Theatre) consistente in una vera e propria mostra sulla cultura teatrale di epoca elisabettiana. Sarà anche caratterizzata da una finestra che si affaccerà direttamente sui resti del teatro, rimasto celato agli occhi del pubblico per più di quattrocento anni. Inoltre il museo mostrerà le nuove scoperte effettuate durante lo scavo, nonché gli artefatti iconici del precedente scavo e numerosi oggetti concessi in prestito da ogni parte di Londra. Il tutto dovrebbe essere pronto entro la fine del prossimo anno.

Lo spazio espositivo presso The Theatre © Nissen Richards Studio

Entusiaste le parole della direttrice dello scavo, Heather Knight:

“È incredibile tornare sul sito di The Theatre, è un sito archeologico significativo ed iconico a livello internazionale e un posto realmente speciale per gli archeologi, gli storici, gli attori e i Londinesi ma specialmente per Shoreditch, che fu la prima area teatrale di Londra. È stata la scoperta di The Theatre a dare ad Hackney il suo primo monumento sottoposto a tutela, questo scavo con un po’ di fortuna porterà alla luce molte altre interessanti scoperte.”

 

Legenda:

The Theatre, il secondo teatro permanente ad essere costruito in Inghilterra, dopo il Red Lion, e il primo di successo. Inaugurato nel 1577, vide esibirsi importanti troupe, tra le quali quella nella quale operava William Shakespeare.

"The Box Office": il "Botteghino", nome col quale sarà nota la nuova struttura presso The Theatre, che si affaccia sui resti del teatro, e con una mostra sulla cultura teatrale di epoca elisabettiana.

monumento sottoposto a tutela: nel sistema britannico di tutela dei monumenti si parla di scheduled monument e di ancient monument, o anche di scheduled ancient monument, come nel caso in questione, per The Theatre. Si tratta di siti archeologici o edifici di importanza nazionale, per i quali non è possibile procedere con modificazioni non autorizzate. Sono stati definiti dall'Ancient Monuments and Archaeological Areas Act del 1979.

Foto dal MOLA.


Roma: Macbeth al Silvano Toti Globe Theatre

Silvano Toti Globe Theatre

Direzione artistica Gigi Proietti

  

MACBETH

Regia di Daniele Salvo

 

Prodotto da Politeama Srl

 15 settembre – 1 ottobre ore 21.00. La domenica ore 18.00

 
Il Silvano Toti Globe Theatre si prepara ad accogliere sul proprio palcoscenico MACBETH, una delle tragedie più famose scritte dal drammaturgo inglese William Shakespeare. Da venerdì 15 settembre a domenica 1 ottobre (con le eccezioni del 18 settembre e del 25 settembre) la versione tradotta, adattata e diretta da Daniele Salvo condurrà lo spettatore nei cupi territori di Scozia per conoscere da vicino la bramosia di potere dei protagonisti principali e le cruente vicende da essa scatenate.
Durante le soste di lunedì 18 settembre e lunedì 25 settembre tornerà in scena lo spettacolo diretto da Loredana Scaramella PLAYING SHAKESPEARE, un viaggio alla scoperta dei segreti del teatro ovale di impronta elisabettiana arricchito dalla rievocazione delle atmosfere dell’epoca e dall’accompagnamento musicale del Trio William Kemp.

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Roma: "Il Mercante di Venezia" al Silvano Toti Globe Theatre, dal 24 agosto

Silvano Toti Globe Theatre

Direzione artistica Gigi Proietti

 IL MERCANTE DI VENEZIA

Regia di Loredana Scaramella

Traduzione di Loredana Scaramella

Prodotto da Politeama Srl

24 agosto – 10 settembre ore 21.00

 

Foto ®MarcoBorrelli

Dopo il successo della passata edizione torna anche quest’anno sul palco del Silvano Toti Globe Theatre l’opera di William Shakespeare IL MERCANTE DI VENEZIA tradotto e diretto da Loredana Scaramella. Da giovedì 24 agosto fino al 10 settembre (con le eccezioni del 28 agosto e del 4 settembre) le mitiche figure di Shylock, del mercante Antonio, di Bassanio e delle sua amata Porzia animeranno il palco dell’ovale di Villa Borghese con le intricate vicende ambientate tra Venezia e Belmonte.
Durante le soste di lunedì 28 agosto e lunedì 4 settembre tornerà in scena lo spettacolo ideato e diretto da Melania Giglio SONETTI D’AMORE, un viaggio tra i più bei versi di William Shakespeare accompagnato da una ricca contaminazione musicale: da Marvin Gaye a Amy Winehouse, da Leonard Cohen ad Alanis Morissette.
Foto ®MarcoBorrelli

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Roma: "Il Mercante di Venezia" al Silvano Toti Globe Theatre

Silvano Toti Globe Theatre

Direzione artistica Gigi Proietti

IL MERCANTE DI VENEZIA

Regia di Loredana Scaramella

Traduzione di Loredana Scaramella

Prodotto da Politeama Srl

24 agosto – 10 settembre ore 21.00

Dopo il successo della passata edizione torna anche quest’anno sul palco del Silvano Toti Globe Theatre l’opera di William Shakespeare IL MERCANTE DI VENEZIA tradotto e diretto da Loredana Scaramella. Da giovedì 24 agosto fino al 10 settembre (con le eccezioni del 28 agosto e del 4 settembre) le mitiche figure di Shylock, del mercante Antonio, di Bassanio e delle sua amata Porzia animeranno il palco dell’ovale di Villa Borghese con le intricate vicende ambientate tra Venezia e Belmonte.

Durante le soste di lunedì 28 agosto e lunedì 4 settembre tornerà in scena lo spettacolo ideato e diretto da Melania Giglio SONETTI D’AMORE, un viaggio tra i più bei versi di William Shakespeare accompagnato da una ricca contaminazione musicale: da Marvin Gaye a Amy Winehouse, da Leonard Cohen ad Alanis Morissette.

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"Sogno di una notte di mezza estate" al Silvano Toti Globe Theatre di Roma

Silvano Toti Globe Theatre

Direzione artistica Gigi Proietti

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

regia di Riccardo Cavallo

traduzione di Simonetta Traversetti

 Prodotto da Politeama Srl

 9 agosto – 20 agosto ore 21.15

 
Non è agosto al Silvano Toti Globe Theatre senza la rappresentazione del SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE. Come da tradizione torna anche in questa edizione lo spettacolo per eccellenza dell’ovale di Villa Borghese nella regia del compianto Riccardo Cavallo e nella traduzione di Simonetta Traversetti. Ogni sera, da mercoledì 9 fino a domenica 20 agosto, la commedia più celebre di William Shakespeare allieterà le serate del pubblico con i suoi intrecci, i suoi scambi e le sue caratterizzazioni linguistiche.

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Roma: "Il canto di Shakespeare" con Pamela Villoresi al Silvano Toti Globe Theatre

Silvano Toti Globe Theatre

Direzione artistica Gigi Proietti

  

Pamela Villoresi

in

IL CANTO DI SHAKESPEARE

Viaggio tra musiche e parole nel teatro elisabettiano 

Lunedì 24 luglio, lunedì 31 luglio ore 21.15

  
Lunedì 24 luglio e lunedì 31 luglio andrà in scena per la prima volta al Silvano Toti Globe Theatre di Villa Borghese un concerto elisabettiano originale con musica e parole dal titolo IL CANTO DI SHAKESPEARE. Un viaggio nel mondo del bardo attraverso le musiche e le canzoni che il grande autore usò nelle sue opere e che per l’occasione verranno portate in palcoscenico dall'ensemble rinascimentale con strumenti antichi “Musica Antiqua Latina” diretta da Giordano Antonelli. La lettura e l'interpretazione sarà affidata a Pamela Villoresi, la drammaturgia a Michele Di Martino e la regia sarà curata da Francesco Sala.

La stagione 2017 del Silvano Toti Globe Theatre -  unico teatro elisabettiano d’Italia, nato nel 2003 grazie all’impegno dell’Amministrazione Capitolina e della Fondazione Silvano Toti per una geniale intuizione di Gigi Proietti - è promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale con la produzione di Politeama srl e l’organizzazione e comunicazione di Zètema Progetto Cultura.  Anche quest’anno nelle sere di spettacolo sarà attivo il Globar.
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Roma: "Enrico V" a cura di Daniele Pecci al Silvano Toti Globe Theatre

ENRICO V

Adattamento e Regia di Daniele Pecci

 Prodotto da Politeama srl

 21 luglio – 6 agosto ore 21.15

  
Dopo l’ottimo avvio di stagione con la sorprendente commedia Troppu Trafficu ppi nenti e il grande successo dell’Edmund Kean di Gigi Proietti, il Silvano Toti Globe Theatre si prepara ad accogliere sul proprio palcoscenico l’adattamento dell’ENRICO V curato da Daniele PecciDa venerdì 21 luglio fino al 6 agosto (con le eccezioni del 24 e del 31 luglio) lo spettacolo diretto e interpretato dallo stesso Pecci porterà in scena le vicende del sovrano inglese e della sua rivendicazione del regno francese ai danni di Carlo VI. Il fascino di questo testo, sinora mai rappresentato sul palco del teatro di Villa Borghese, risiede proprio nel legame naturale con la prestigiosa struttura ovale del Globe originario. L’Enrico V è estremamente connesso con la forma del teatro, forse più di ogni altro testo shakespeariano, e l’adattamento presentato in questa stagione evidenzia in maniera particolare l’inscindibile complementarietà tra la componente scenica e il testo rappresentato.

Lunedì 24 luglio e lunedì 31 luglio andrà in scena lo spettacolo diretto da Francesco Sala e interpretato da Pamela Villoresi IL CANTO DI SHAKESPEARE, un viaggio nel mondo del bardo con il contributo di musiche e canzoni da lui utilizzate all’interno delle sue opere.

La stagione 2017 del Silvano Toti Globe Theatre -  unico teatro elisabettiano d’Italia, nato nel 2003 grazie all’impegno dell’Amministrazione Capitolina e della Fondazione Silvano Toti per una geniale intuizione di Gigi Proietti - è promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale con la produzione di Politeama srl e l’organizzazione e comunicazione di Zètema Progetto Cultura.  Anche quest’anno nelle sere di spettacolo sarà attivo il Globar.

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Teatri di Pietra: "Sogno di una notte di mezza estate" all'Arco di Malborghetto

ARTIPELAGO

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Fairy Queen” di Henry Purcell

Musica Fairy Queen di H. Purcell

Bach Atelier Choir – Coro giovanile Artipelago

Orchestra Barocca Italiana

Direzione Riccardo Martinini

21 Luglio 2017

Visita ore 20,15

Spettacolo ore 21,15

Area Archeologica, Arco di Malborghetto

Via Flaminia km 19,4 in direzione Terni, altezza stazione RomaNord/Sacrofano

Chiude in bellezza la rassegna Teatri di Pietra all’Arco di Malborghetto con la musica, protagonista dell’ultimo appuntamento di questa edizione: Sogno di una notte di mezza estate.

Fairy Queen, La regina delle fate, una masque o semi-opera di Henry Purcell, che si inserisce nel genere di allestimenti tipici della Restaurazione inglese noti come Restoration spectacular. Il libretto è un adattamento anonimo della commedia nuziale di William Shakespeare A Midsummer Night's Dream e, a dispetto del nome, non ha nulla a che vedere con il poema epico omonimo di Edmund Spenser, La regina delle fate. Eseguita per la prima volta nel 1692, La regina delle fate fu composta tre anni prima della morte di Purcell, all'età di 35 anni. Dopo la sua scomparsa la partitura andò perduta e fu ritrovata solo agli inizi del XX secolo. Purcell non ha musicato tutto il testo di Shakespeare; ha invece composto musica per brevi masque in ogni atto, tranne il primo. La commedia stessa è stata anche leggermente modernizzata in armonia con le convenzioni drammatiche secentesche, ma nel complesso il testo parlato è come Shakespeare lo ha scritto.

Riccardo Martinini, violoncellista e Direttore tra i primi in Italia ad occuparsi di esecuzioni con strumenti originali, guiderà i solisti, l'ensemble strumentale e i Cori Artipelago e Bach Atelier Choir nell'esecuzione della movimentata e coloratissima opera tra Poeti ubriachi, Fate, Il mitico Puk e i personaggi del mondo degli uomini e del mondo fantastico.

Tra gli interpreti il basso Roberto Curioni, la soprano Carla Tavares e il debutto della giovane Anna Macheda nella celebre aria The Plaint.

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