IL BRONZO E LA PAROLA. MASTROIANNI, D’ANNUNZIO E QUASIMODO

Il bronzo e la parola / Gardone Riviera – Vittoriale degli Italiani, 12 marzo – 11 settembre 2022 /

INAUGURATA SABATO 12 MARZO AL VITTORIALE DEGLI ITALIANI
LA MOSTRA CHE METTE IN DIALOGO LA MATERIA E LA POESIA,
ATTRAVERSO LE SCULTURE DI UMBERTO MASTROIANNI
E LE POESIE DI GABRIELE D’ANNUNZIO
E SALVATORE QUASIMODO. 

Grande successo in occasione del taglio del nastro per la mostra “Il bronzo e la parola. Mastroianni, D’Annunzio e Quasimodo” il 12 marzo 2022 al Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera, nel corso dell’evento “Forme uniche di continuità nel tempo”, così intitolato dal presidente Giordano Bruno Guerri.

Costellato di 14 grandi e imponenti sculture bronzee di Umberto Mastroianni e due lavori  eccezionali in dialogo di Umberto Boccioni e Francesco Messina – il Parco del Vittoriale si fa teatro fino all’11 settembre 2022 di un dialogo inedito tra materia e poesia: ogni scultura è affiancata da una poesia dei due grandi Maestri del Novecento Salvatore Quasimodo e Gabriele D’Annunzio.

IL BRONZO E LA PAROLA: DIALOGO TRA MATERIA E POESIA

Il bronzo e la parola
I luoghi della mostra “Il bronzo e la parola. Mastroianni, D’Annunzio e Quasimodo”

1. Umberto Mastroianni
Progressione curvilinea, 1985
scultura in acciaio colorato

Gabriele d’Annunzio
Alba d’estate

2. Umberto Mastroianni
Nudo femminile, 1939
maschera in bronzo

Gabriele d’Annunzio
La donna del Mare

3. Umberto Mastroianni
Cavallo T’ang, 1985
scultura in bronzo

Gabriele d’Annunzio
Canto Novo. Canto del Sole

4. Umberto Mastroianni
Mezzo busto, 1939
scultura in bronzo

Gabriele d’Annunzio
A Mezzodì

5. Francesco Messina
Prima Quadriga, 1941
bronzo

Salvatore Quasimodo
I soldati piangono di notte

6. Umberto Mastroianni
Macchina sacrale, 1988/1989,
bronzo

Gabriele d’Annunzio
Notturnino

7. Umberto Mastroianni
Scultura monumentale,
Ritratto di Seborga
, 1968
scultura in bronzo

Salvatore Quasimodo
Alla Liguria

8. Umberto Mastroianni
Croto, 1984/1985
scultura in acciaio colorato

Gabriele d’Annunzio
Vespro d’agosto

9. Umberto Mastroianni
Caduta fatale, 1989
scultura in bronzo

Salvatore Quasimodo
Alle fronde dei salici

10. Umberto Mastroianni
Furia selvaggia, 1975
scultura in bronzo

Gabriele d’Annunzio
Stabat nuda aestas

11. Umberto Mastroianni
Falbalas, 1975
scultura in bronzo

Gabriele d’Annunzio
La sabbia del tempo
 
12. Umberto Mastroianni
Uomo, 1942
scultura in bronzo

Gabriele d’Annunzio
Qui giacciono i miei cani

13. Umberto Mastroianni
Ferita, 1988
scultura in bronzo

Salvatore Quasimodo
Ed è subito sera

14. Umberto Mastroianni
L’Eroe, 1983
scultura in bronzo

Gabriele d’Annunzio
Tristezza

15. Umberto Mastroianni
Scultura tragica, 1962
scultura in bronzo, cm 120x130x50

Gabriele d’Annunzio
Canto dell’ospite

16. Umberto Boccioni (1882-1916)
Forme uniche della continuità
nello spazio

bronzo

Salvatore Quasimodo
Uomo del mio tempo

 

IL BRONZO E LA PAROLA. MASTROIANNI, D’ANNUNZIO E QUASIMODO

Il bronzo e la parola
Locandina della mostra “Il bronzo e la parola. Mastroianni, D’Annunzio e Quasimodo”

Nella cornice spettacolare del Parco del Vittoriale, connubio tra natura incantata e quel visionario “libro di pietre vive” con cui il Vate volle coronare il suo “vivere inimitabile”, prende vita dal 12 marzo all’11 settembre 2022 un inedito dialogo tra scultura e parola, tra materia e poesia, in una mostra di forte potenza visiva ed evocativa che ruota attorno a tre giganti della cultura italiana del NovecentoMastroianni, d’Annunzio e Quasimodo.

Sembra quasi un’antitesi: la materia pesante e silente e la duttilità e il suono delle parole.

Eppure le 14 grandi sculture bronzee dal Maestro di Fontana Liri (Frosinone) esposte in questa occasione – a partire da due busti del ‘39 ancora legati alle forme classiche e a Uomo del 1942 che apre al linguaggio astratto, passando per l’energica e dirompente Furia selvaggia del 1975, fino ai capolavori degli anni ottanta come Macchina sacrale (1988/1989), un bronzo di 220 cm di altezza, ultima delle sue opere monumentali – trovano echi, significati e rimandi nelle poesie selezionate di due tra i più grandi letterati del XX secolo.

Curata da Marco Di Capua e Paola Molinengo Costa, la mostra è promossa dal Vittoriale degli Italiani  insieme al Centro Studi dell’Opera di Umberto Mastroianni e al Cigno GG Edizioni di Roma, in collaborazione con Villaggio Globale International, è stata inaugurata nellambito dell’evento che il presidente del Vittoriale Giordano Bruno Guerri ha voluto titolare “Forme uniche di continuità nel tempo”.

Si sa che nell’eclettismo collezionistico di D’Annunzio (1863 -1938), la scultura occupa un posto privilegiato e che la poesia del Vate inevitabilmente ha riflessi e influenze sulla produzione figurativa del tempo, così come sappiamo che classicità e modernità s’intrecciano nell’opera di Umberto Mastroianni (1910 – 1998) che vive con passione la lezione futurista, in particolare quella di Umberto Boccioni, ma che riesce a evolversi in linguaggi nuovi e originali portando per primo l’astrattismo nella scultura italiana e superando l’amara sentenza emanata da Arturo Martini nel 1945 “scultura lingua morta”.

Umberto Mastroianni, Scultura tragica, 1962, bronzo colorato, cm 110x130x50

Non è un caso che accanto alle sculture di Mastroianni si sia scelto di esporre in mostra – eccezionale presenza – anche una delle opere chiave dell’artista futurista prematuramente scomparso: Forme uniche della continuità nello spazio, una fusione in bronzo tratta dal calco di un importante esemplare della scultura, fuso a sua volta usando il gesso di Boccioni del 1913.

Umberto Boccioni, Forme uniche della continuità nello spazio, 1913 bronzo

A Boccioni – che già aveva polemizzato con le ingenui forme del suo tempo, ricercando con forza visionaria il movimento come “energia latente nella materia” – Mastroianni si riallaccia, come ha osservato Calvesi, “ma liberandosi del tutto dai residui comunque programmatici del dinamismo futurista e guadagnando altri territori alla sua immaginazione del “caos” genetico e creativo”.

Il bronzo e la parola

Accanto alle poesie di d’Annunzio – come “La donna del Mare”, “Notturnino”  “Alba d’estate“ o “Tristezza” – sono anche i versi di Salvatore Quasimodo (1901 – 1968) ad accompagnare le opere esposte; e sono evidenti le affinità dei temi intorno all’uomo, al dolore della guerra, al rapporto con l’industrializzazione moderna e le macchine del futuro.

Caduta fatale di Mastroianni, grande scultura del 1989, rinnova la sua straordinaria forza espressiva attraverso i versi di “Alle fronde dei salici” che il poeta di Modica pubblica nel ’46:

«E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento». 
..

Mentre l’eterna “Ed è subito sera” ci richiama al dolore della solitudine cui l’uomo moderno è destinato, lo stesso che il grande scultore protagonista dell’esposizione fa rivivere nel lacerante coacervo materico di Ferita del 1988.

Umberto Mastroianni, Falbalas, 1975, cm 125x98x35

Nel 1958 Mastroianni vince il Gran Premio Internazionale della Scultura alla XIX Biennale d’Arte di Venezia. L’anno seguente Quasimodo riceve il premio Nobel «per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi».

Una classicità che connota il percorso artistico di uno altro tra i più grandi scultori del Novecento italiano, Francesco Messina (1900 – 1995), amico di Quasimodo fin dalle prime frequentazioni degli ambienti artistici e intellettuali italiani negli anni Venti, che insieme a Boccioni è l’altro “ospite illustre” di questo omaggio a Umberto Mastroianni al Vittoriale e dell’intenso dialogo tra l’opera bronzea e la poesia, ispirato dalla figura dell’artefice di questo luogo unico.

Di Messina, che non abbandonerà mai la figurazione, è esposto in mostra un assoluto unicum legato alla figura del cavallo, tra i suoi soggetti preferiti: il bozzetto originale – gelosamente conservato dall’artista, fino a poco tempo prima della sua scomparsa, nella sua residenza estiva di Gardone – di Prima Quadriga (Quadriga con coda lunga) del 1941, maestoso gruppo scultoreo che l’artista catanese aveva progettato per il prospetto del Palazzo dei Congressi all’EUR, mai realizzato a causa della guerra.

Quasimodo scriverà di Umberto Mastroianni – in occasione del volume edito insieme a doppia firma Quasimodo/Mastroianni negli anni Cinquanta – “Nello scultore laziale i momenti negativi e positivi dell’idealismo sono già fusi all’inizio; non si tratta per lui di procedere nell’esclamazione, enfatica, retorica, o nel metallico disumanizzato della macchina per risolvere il binomio romantico-classico. Di classico in Mastroianni c’è la fiducia nella formazione della materia per intervento dello spirito. Di romantico, l’identica misura di “tempesta” che afferma la mente come emozione, l’uomo come anima, nella fase della creazione”

Umberto Mastroianni, Croto, 1984-’85, acciaio colorato, cm 176x110x60

Che gli artisti, come Mastroianni, siano capaci di captare il senso autonomamente vitale e libero della forma o che, come Messina, rimangano fedeli al volto e al corpo, vale ciò che Jean Cocteau riservò all’opera di quest’ultimo: “L’arte è una vibrazione immobile”. 
Un’espressione perfetta per definire il mondo della scultura italiana consegnataci da un poeta, mettendo ancora una volta in evidenza il nesso indissolubile, il patto stabilitosi tra il silenzio dell’arte e quella parola che ogni volta le ridà vita.

Il bronzo e la parola

UMBERTO MASTROIANNI
CENNI BIOGRAFICI

Umberto Mastroianni nasce a Fontana Liri, in provincia di Frosinone, il 21 settembre 1910.

Dopo gli studi presso l’Accademia di San Marcello a Roma, si trasferisce con la famiglia a Torino, proseguendo la sua formazione sotto la guida del maestro Guerrisi. Le sue prime opere hanno un’impronta futurista; in particolare sarà influenzato dalle opere di Boccioni che Mastroianni tinge però di neo-cubismo.

L’artista sarà il fondatore nel 1947 del Premio Torino e, nel corso della sua vita, riceverà importanti riconoscimenti quali il Gran Premio Internazionale per la Scultura (Biennale di Venezia 1958) e il Premio Imperiale di Tokyo (1989).
Artista di fama mondiale, Umberto Mastroianni muore il 25 febbraio 1998 nella sua casa-museo di Marino (Roma) lasciando ai posteri numerosi capolavori.

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International e Il Cigno GG Edizioni di Roma.

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