25 Maggio 2016
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Anche se l’impatto del commercio e delle reti commerciali fenicie sul mondo occidentale antico è noto, sappiamo assai meno dei Fenici da un punto di vista genetico. Un nuovo studio, pubblicato su PLOS One, ha esaminato i resti di un giovane uomo ritrovato in una cripta sulla collina di Byrsa, in Tunisia. I manufatti ritrovati insieme a lui erano tutti databili alla fine del sesto secolo prima dell’era volgare.
Si tratta del primo DNA antico ad essere ricavato da resti fenici, e dall’analisi è risultato che l’uomo apparteneva a un raro aplogruppo europeo, che probabilmente collega la sua stirpe materna a luoghi sulla costa del Mediterraneo settentrionale, molto probabilmente nella penisola iberica.
U5b2c1 è uno degli aplogruppi considerati tra i più antichi in Europa, ed è associato ai cacciatori raccoglitori. Oggi è molto raro, ritrovandosi per una percentuale della popolazione del continente inferiore all’1%, col paragone più vicino da ritrovarsi in Portogallo. Si ritiene che i Fenici ebbero la loro origine nell’area corrispondente all’odierno Libano, ma un’analisi del DNA mitocondriale di 47 moderni abitanti dell’area non ha trovato riscontro per l’aplogruppo in questione. Precedenti ricerche lo avevano invece ritrovato in due cacciatori raccoglitori da un sito nella parte nord occidentale della Spagna.

Lo studio “A European Mitochondrial Haplotype Identified in Ancient Phoenician Remains from Carthage, North Africa”, di Elizabeth A. Matisoo-Smith, Anna L. Gosling, James Boocock, Olga Kardailsky, Yara Kurumilian, Sihem Roudesli-Chebbi, Leila Badre, Jean-Paul Morel, Leïla Ladjimi Sebaï, Pierre A. Zalloua, è stato pubblicato su PLOS One.
Link: PLOS OneEurekAlert! via University of Otago.
Ricostruzione del giovane di Byrsa, foto di M.Rais, da WikipediaCC0.