30 Aprile 2015

Quel che sale deve scendere: breve storia della brachetta (o braghetta, codpiece in Inglese)

In voga solo per un breve periodo di tempo, la brachetta ha lasciato una ricca eredità nell’arte, nella letteratura e – più di recente – nei drammi televisivi in costume. Concentrando l’attenzione su questo accessorio maschile di ostentazione, la candidata al Dottorato Victoria Miller ha sviluppato alcune nuove idee sulla sua evoluzione (e declino) come simbolo di virilità

Tiziano Carlo V

Nella commedia elisabettiana Wily Beguiled, un personaggio chiamato Will Cricket si vanta del fatto che le donne lo trovino attraente perché ha “un viso dolce, una barba elegante, un corpo attraente e una brachetta ubriacante”. Cose meravigliose si sono dette sulla brachetta (o braghetta), non ultime quelle in risposta alla drammatizzazione televisiva del Wolf Hall di Hilary Mantel. Spiegando la deliberata riduzione della brachetta di Thomas Cromwell, l’attore Mark Rylance ha espresso l’opinione che il pubblico moderno, specialmente in America, “potrebbe non sapere esattamente cosa succede laggiù”.
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Un oggetto del vestiario maschile che è stato per breve tempo  de rigeur cinque secoli fa circa, la brachetta al contempo copriva e attirava attenzione su di una parte dell’anatomia che non poteva neppure essere nominata in società. Scrivendo negli anni ottanta del Cinquecento, il filosofo francese Michel de Montaigne (dalla traduzione di Donald Frame) riassunse il curioso caso della brachetta come summed up the curious case of the codpiece as “vuoto e inutile modello di un membro che per decenza non possiamo neppure chiamare per nome, e che però ostentiamo e del quale facciamo pubblica parata”.
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Ad una conferenza nella tarda giornata del 30 Aprile 2015, Victoria Miller, candidata al Dottorato nella Facoltà di Storia, offrirà nuove intuizioni sulla popolarità di un oggetto che era un must per l’uomo sofisticato, con una speciale attenzione ai riferimenti alla brachetta nella letteratura europea così come nelle rappresentazioni nei primi ritratti moderni e nelle stampe.
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La tesi di Miller investiga le influenze militaristiche nei vestiti maschili dell’Italia e della Germania del sedicesimo secolo, e la brachetta è un elemento prevalente della sua ricerca. Alla conferenza su storia e genere, proporrà una nuova spiegazione per questo declino apparentemente rapido nell’ultimo quarto del sedicesimo secolo, quando si ridusse all’ombra di quello che era, prima di sparire completamente entro il 1600.
Le mode possono essere tracciate in termini di movimenti ascendenti e discendenti, così come di cambiamenti di enfasi da una parte del corpo all’altra. Il consenso storico sull’origine della brachetta è che fu studiato per riempire uno spazio vuoto e, almeno inizialmente, per preservare la modestia maschile. Da questi pratici inizi, la brachetta (in Inglese, ‘cod’ di codpiece era il termine utilizzato nello slang per indicare lo scroto) diventò un oggetto di moda a pieno titolo.
Nel quindicesimo secolo il vestiario maschile comprendeva il farsetto o doublet (vestito nella parte alta del corpo), calze (metà bassa) con un mantello o una cappa (vestita sul completo). Le calze erano due, aderenti, in lana o lino che si stringevano nel farsetto, abbastanza al modo degli stivali di gomma dei pescatori. Mentre i farsetti diventavano più corti, e la lunghezza dei mantelli diminuiva, la protuberanza rivelatrice (e qualcosa in più) delle parti private dei gentiluomini diventava evidente al di sotto delle loro magliette.
“È a malapena sorprendente che questo stile rivelatore non fosse nei gusti di tutti – e che i moralisti giungessero presto a condannarlo,” spiega Miller. In un sermone del 1429 (tradotto da Michael J Rocke), San Bernardino da Siena ammonisce i genitori che fornivano i loro figli di “un farsetto che raggiungeva solo l’ombelico [e] calze con un un piccolo pezzo davanti e uno dietro, così da mostrare troppa carne per i sodomiti”. Nel 1463 in Inghilterra, il Parlamento di Edoardo IV rese obbligatorio per un uomo la copertura delle “sue membra private e natiche”.
Le prove pittoriche e testuali suggeriscono che la prima brachetta fu costruita da un pezzo di stoffa triangolare chiamato ‘braye’. la punta bassa del triangolo era cucita alle calze e i restanti angoli si stringevano al farsetto per formare una sorta di tassello. Questo lembo morbido triangolare fu sostituito da una forma imbottita e gonfiata progettata per contenere quello che Montaigne chiamò timidamente “le nostre parti segrete” e che il dizionario Italiano-Inglese di John Florio elenca come “pillcocke or pricke” (il testicolo o il fallo volgarmente detti).
La mascolinità era una questione importante nell’Europa del sedicesimo secolo – insieme alle nozioni di cavalleria, onore e romanticismo. le brachette furono velocemente deviate allo scopo di dimostrare la mascolinità nelle modalità più sfacciate. Le versioni più elaborate erano straordinariamente esibizioniste e i ritratti mostrano che attorno alla metà del sedicesimo secolo la brachetta raggiunse proporzioni epiche (se non priapiche). Nessuna spesa fur risparmiata: le brachette furono fatte in lussuoso velluto di seta, ingioiellate o ricamate. Persino i giovani erano obbligati a portarle.
Miller spiega: “Le idee sulla mascolinità erano strettamente collegate alle nozioni di forza guerriera. La brachetta difensiva era parte integrale del costume vestito da mercenari Tedeschi e Svizzeri. Sul campo di battaglia, la brachetta corazzata era sia protettiva che assertiva.” In un testo satirico dell’autore francese Francois Rabelais, un personaggio afferma che i genitali maschili richiedono grande protezione in battaglia così come la natura ha equipaggiato noci e semi con “belle e forti brachette naturali”.
Oggi ci sono poche brachette esistenti. I rari sopravvissuti includono le versioni in metallo, fatte per esser vestite con armature (la brachetta corazzata di Enrico VIII è in mostra alla Torre di Londra) e le versioni abbellite in lana e velluto che adornano i ‘plunderhosen’ di Svante Stensson Sture e dei suoi due figli nella Cattedrale di Uppsala in Svezia.
Gli storici del costume hanno a lungo discusso se la brachetta perse il favore che aveva conquistato come risultato della voga per la femminilità che dilagò velocemente tra le corti Francesi e Inglesi. Colletti increspati elaborati e calzoni corti ingrossati proclamarono un cambiamento nell’interesse verso la faccia e le anche. “È evidente nei ritratti in miniatura del tardo sedicesimo e degli inizi del diciassettesimo secolo di giovani uomini decorosi come Nicholas Hilliard e simili pittori che lo stile della moda maschile stava prendendo una nuova direzione,” spiega Miller.
Ad ogni modo, la moda è più sottile di quel che pensiamo. Attingendo da un’investigazione dettagliata di fonti contemporanee, Miller argomenta che la brachetta entrò in una terza – e fino a qui sottovalutata – fase della sua evoluzione. Suggerisce che durante l’ultimo quarto del sedicesimo secolo, la brachetta fu schiacciata in basso e diminuita nella dimensione, e quindi finalmente soppiantata, dall’emergere di un’altro trend con il doublet a pancia noto come ‘peascod’.
“Il peascod fu uno stile di doublet costruito con il sapiente uso di imbottiture e riempimenti per ottenere un look arrotondato e affusolato simile a quello di un baccello del pisello, maturo per essere raccolto,” ha spiegato.
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“Entrambe le mode sporgevano e competevano per lo stesso spazio fisico – la brachetta fu ridotta per poter ospitare il peascod. La versione marcatamente più sottile della brachetta possedeva una silhouette più sottile ed era spesso nascosta da brache rigonfie su entrambi i lati. Persino nei paesi settentrionali, dove non era insolito vedere fiocchi che ornassero la brachetta, quest’ultima versione rimase relativamente nascosta.”
La ricerca di Miller suggerisce che il peascod fu impregnato da un’idea di virilità, come la brachetta. Le due sono spesso menzionate insieme, e confrontate, nei primi testi moderni. Spiega Miller che “Il baccello del pisello (peapod) era un potente simbolo sessuale, paragonato ai genitali maschili. Inoltre, il campo di piselli era un posto comodo per scambiarsi effusioni e la frase ‘sbucciare piselli’ (‘shelling peas’) era utilizzata come eufemismo per il rapporto sessuale. Nella commedia di Thomas Ingelend del 1570, The Disobedient Child, un personaggio, dopo aver capito male un suo collega, chiede in modo confuso: ‘…con la mia signora stendersi tra i piselli?’ (‘…with my madame laye in the peeas?’)”.
“Una ricerca dei design dei fazzoletti in The Fair Maid (1607) della storica Juana Green mostra che il motivo baccello del pisello non era solo un simbolo di fertilità ma poteva anche rappresentare il fidanzamento, il matrimonio e la fertilità. Penso che sia affascinante che entrambi gli stili possiedano forti connotazioni sessuali. Comunque, sono anche interessata a ricercare le loro sottili differenze – e come queste due mode distinte fossero viste dai contemporanei.”
Doublet con peascod esagerati divennero, come per le brachette, oggetto di scherno. In un poema del 1580 dello studioso di Cambridge Gabriel Harvey, questi deride l’uso di “doublet dal grande ventre brachettizzati, lungo calzino debrachettizzato” (“largebellid kodspeasid dubletts, unkodpeasid halfhose”). Sempre nello stesso decennio, il moralista George Stubbes dichiarò: “Ora quale bellezza può esserci in questi farsetti, che stanno sui loro ventri, grandi o più grandi di una brachetta maschile.”
Trent’anni dopo circa, Robert Hayman scrisse nel suo poema Two Filthy Fashions:
Di tutte le mode appassionate, che furono vestite dagli uomini.
Queste due (spero) non saranno mai vestite di nuovo:
Grandi doublet con brachetta, e grandi brache con braghetta,
Diverse volte vestite sia dal misero che dal ricco:
Queste due sarebbero state, se vestite insieme,
Come due stupidi, che si indicano e deridono l’un l’altro.
In Inglese:
Of all fond fashion, that were worne by Men.
These two (I hope) will ne’r be worne againe:
Great Codpist Doublets, and great Codpist britch,
At seuerall times worne both by meane and rich:
These two had beene, had they beene worn together,
Like two Fooles, pointing, mocking each the other.
C’è abbondante testimonianza storica che gli uomini hanno sempre penato sul tema della propria mascolinità – e specialmente sulla questione delle dimensioni. Un manoscritto del tardo quindicesimo secolo, intitolato Detti Piacevoli, narra il seguente scherzo: “Fu chiesto a una donna, quali generi di falli fossero preferiti dalle donne, grandi o piccoli o di media dimensione. Rispose: ‘I medi sono i migliori.’ Quando le fu chiesta la ragione, rispose: ‘Perché non sono grandi’.”
La moda gira tutta intorno alla comunicazione. “Utilizziamo i vestiti per costruire un’immagine verso l’esterno del nostro io interiore percepito. Gli oggetti che scegliamo per adornare noi stessi sono carichi di complessi messaggi culturali.” spiega Miller. “Per me, la cosa interessante della moda maschile del sedicesimo secolo è il modo nel quale rivela ciò che era importante per gli uomini a quel tempo – la loro preoccupazione circa la mascolinità, la prodezza militare e la virilità.”
Victoria Miller ha presentato questo studio nella sera del 30 Aprile 2015 all’Emmanuel College.

Traduzione da University of Cambridge, che si ringrazia anche per le immagini

L’Università di Cambridge non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.
Immagini:
Vecellio di Gregorio Tiziano – L’imperatore Carlo V con un cane, Museo Nacional del Pradofoto da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Botaurus.
Ritratto di Enrico VIII dal Trinity College a Cambridge, di Hans Eworth (circa 1520–1574? – http://www.luminarium.org/renlit/henry8trinity.jpg), da WikipediaPubblico Dominio, caricata da PKM.
Ritratto del Marchese Pier Maria Ricci, opera del Parmigianino, da Wikipedia (scansione), Pubblico Dominio, caricata da Eugene a.
Ritratto di giovane seduto, 1544,  di Georg Pencz, da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Oxxo (The original uploader was Cactus.man at English WikipediaTransferred from en.wikipedia to Commons).
Ritratto di Antonio Navagero (1565), Pinacoteca di Brera a Milano, opera di Giovanni Battista Moroni (circa 1525–1578 – Web Gallery of Art:   Image  Info about artwork), da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Shakko.