Come le antiche comunità resistettero alle nuove pratiche agricole

6 Gennaio 2016

Fare follie: come le antiche comunità resistettero alle nuove pratiche agricole

800px-Cenchrus_ciliaris

L'analisi di pietre per macinare rivela come le comunità nord africane possano essersi spostate lentamente e con cautela da stili di vita da cacciatore raccoglitore a pratiche agricole più sedentarie. Una nuova ricerca pubblicata dall'archeologo di Cambridge, dott. Giulio Lucarini suggerisce che una preferenza per le coltivazioni selvatiche fu una decisione strategica.

Una scatola di pietre apparentemente irrilevanti siede in un angolo dell'ufficio del dott. Giulio Lucarini presso il McDonald Institute for Archaeological Research, dove si contende lo spazio con pile di periodici accademici, microscopi e cartoni di macchinari utilizzati negli scavi. Questi ciottoli della dimensione di una mano erano usati come strumenti per macinare dalle popolazioni che vivevano in Nord Africa 7.000 anni fa. Minuscoli granelli di materia vegetale recentemente ritrovati sulla loro superficie gettano luce su un periodo affascinante dell'evoluzione umana e confermano teorie per cui la transizione dallo stile di vita nomade a quello sedentario fu graduale.
I manufatti nell'ufficio di Lucarini provengono da una collezione conservata nel magazzino del Museo di Archeologia e Antropologia (MAA) ad appena un paio di minuti di distanza a piedi. Negli anni cinquanta il noto archeologo di Cambridge, Sir Charles McBurney intraprese gli scavi di una grotta chiamata Haua Fteah, e collocata nella Libia settentrionale. Dimostrò che la stratigrafia (gli strati dei sedimenti) costituisce lì prova di abitazione umana continua da almeno 80.000 anni fa fino ai giorni nostri. I ritrovamenti dagli scavi di McBurney furono depositati al MAA.
Nel 2007, il professor Graeme Barker, anch'egli da Cambridge, cominciò nuovamente con gli scavi a Haua Fteah col supporto del progetto TRANS-NAP, finanziato dall'ERC. Fino al 2014, Barker e il suo team ebbero la possibilità di spendere più di un mese ogni anno scavando il sito e rilevando la regione circostante di Jebel Akhdar, al fine di investigare le relazioni tra cambiamenti culturali e ambientali in Nord Africa negli ultimi 200.000 anni.
Ora un'analisi delle macine in pietra dagli strati neolitici di Haua Fteah (che datano da 8.000-5.500 anni fa), portata avanti da Lucarini come suo progetto Marie Skłodowska-Curie, ‘AGRINA’, in collaborazione con Anita Radini (Università di York) e Huw Barton (Università di Leicester), rende nuove prove sulle persone che vivevano a un tempo visto come un punto di svolta nello sfruttamento dell'ambiente da parte degli umani, che ha spianato la strada per una rapida espansione della popolazione.
Attorno a 11.000 anni fa, durante la prima fase del periodo geologico noto come Olocene, comunità nomadi delle regioni del Vicino Oriente effettuarono la transizione da uno stile di vita di cacciatori raccoglitori verso uno stile di esistenza agricola più sedentario, cominciando a sfruttare le colture e gli animali domesticati, sviluppati localmente. La ricerca condotta da Lucarini nella Libia settentrionale e nell'Egitto occidentale sta sempre più rivelando uno scenario contrastante per le regioni nord africane.
In un articolo scientifico pubblicato oggi (NdT: il 6 Gennaio 2016), Lucarini e i suoi colleghi spiegano che le superfici delle macine mostrano utilizzo e usura da piante e contengono minuscoli residui di piante selvatiche che datano a un tempo nel quale, in tutta probabilità, granaglie di piante domesticate dovevano essere per loro disponibili. Questi dati sono coerenti con altre prove dal sito, specialmente quelle dalle analisi dei macro-resti vegetali portati da Jacob Morales (Università dei Paesi Baschi), che confermano la presenza di sole piante selvatiche nel sito durante il Neolitico. Insieme, queste prove suggeriscono che le varietà domesticate delle granaglie furono adottate tardi, spasmodicamente, e non prima dell'epoca classica, da persone che vivevano in armonia con l'ambiente circostante, mentre si spostavano stagionalmente tra le risorse disponibili in natura.
Leggere di più

Cina: il più antico sito della Cultura hoabinhiana dallo Yunnan

23 - 30 Dicembre 2015
800px-Yunnan_in_China_(+all_claims_hatched).svg
Il più antico sito relativo ad appartenenti alla cultura hoabinhiana è stato scoperto presso il rifugio roccioso di Xiaodong, nella Provincia cinese dello Yunnan. Abitato da cacciatori raccoglitori, sarebbe da datarsi a 43.500 anni fa.
La cultura di Hòa Bình o hoabinhiana deve il suo nome alla località vietnamita, il cui rifugio era pure scavato nella roccia, ove gli elementi caratteristici di quella economia e tecnologia furono ritrovati per la prima volta, negli anni venti del secolo scorso. Finora i più antichi resti per questa cultura erano datati a 29 mila anni fa.
Caratteristici di questa cultura sono dunque i ciottoli ampi e lunghi, a scheggiatura unifacciale, che si ritengono adatti alla lavorazione del legno.
Leggere di più


Genoma di antichi irlandesi sequenziato per la prima volta: ci parla di massicce migrazioni

28 Dicembre 2015

Ricostruzione della donna da Ballynahatty, opera di Elizabeth Black. Credit: Barrie Hartwell.
Ricostruzione della donna da Ballynahatty, opera di Elizabeth Black. Aveva capelli neri e occhi marroni. Credit: Barrie Hartwell.

Due episodi preistorici hanno modellato l'odierna Europa: l'avvento dell'agricoltura e la metallurgia, che portarono cambiamenti culturali e negli usi, oltre che genetici. Per quanto riguarda le isole Britanniche, oggetto di dibattito da lungo tempo è la transizione da cacciatori raccoglitori ad agricoltori (e poi quello da pietra ai metalli): fu determinato dall'adozione locale dei nuovi usi, oppure da influenze esterne (e quindi migrazioni)?
Ritrovata nei pressi di Belfast nel 1855, giaceva nella camera di una tomba neolitica da 5.000 anni. Credit: Daniel Bradley, Trinity College Dublin
Il teschio di Ballynahatty. Ritrovata nei pressi di Belfast nel 1855, giaceva nella camera di una tomba neolitica da 5.000 anni. Credit: Daniel Bradley, Trinity College Dublin

La genetica degli irlandesi è poi molto affascinante: questi si presentano con caratteristiche peculiari, ritrovandosi al bordo di diversi gradienti genetici, e presentando ad esempio un massimo per le varianti che codificano la tolleranza al lattosio, il tipo del cromosoma Y europeo occidentale, e diverse malattie genetiche (tra le quali l'emocromatosi).
Un nuovo studio ha sequenziato il genoma di una donna che svolgeva attività agricole 5.200 anni fa (Neolitico) e di tre maschi che vissero 4.000 anni fa (Età del Bronzo). Il DNA della donna di Ballynahatty (presso Belfast) permette di concludere che le sue origini ultime erano nel Medio Oriente, e la sua somiglianza con le attuali popolazioni spagnole e della Sardegna. Aveva  capelli neri e occhi marroni. Per i tre maschi dell'Età del Bronzo dall'Isola di Rathlin, invece, un terzo degli antenati derivava dalla steppa pontica. Presentavano il più comune tipo di cromosoma Y irlandese e alleli degli occhi blu, oltre alla variante dell'emocromatosi.
Queste conclusioni supportano l'idea di profondi cambiamenti determinati in Europa da migrazioni: prima quella degli agricoltori neolitici dal Medio Oriente, e poi quella dei pastori dell'Età del Bronzo dalla steppa pontica.
 
Leggere di più


Agricoltura o no, le popolazioni crebbero allo stesso modo

21 Dicembre 2015
Bighorn_Mountain_(Banner_Co,_NE)_from_SE_1
Le popolazioni di cacciatori raccoglitori preistorici che vissero nell'area corrispondente agli odierni stati di Wyoming e Colorado, tra seimila e tredicimila anni fa, crebbero allo stesso modo degli agricoltori europei.
Questi i risultati di un nuovo studio che quindi confuterebbe l'assunto che l'agricoltura (il cui avvento si ebbe tra i dieci e i dodicimila anni fa) avrebbe accelerato la crescita della popolazione umana. In generale, tassi simili di crescita (attorno allo 0,04%) si sarebbero misurati per le popolazioni preistoriche a livello globale.
A determinare la crescita a lungo termine sarebbero perciò state altre ragioni, di carattere biologico o legate al clima, e non l'adattabilità all'ambiente locale o pratiche di sussistenza.
Leggere di più


Il miglio e la transizione da cacciatori raccoglitori ad agricoltori

14 Dicembre 2015

Il miglio: il pezzo mancante nel puzzle della transizione degli umani preistorici da cacciatori raccoglitori ad agricoltori

Martin Jones con il miglio nel Nord della Cina (Foto di Martin Jones)
Martin Jones con il miglio nel Nord della Cina (Foto di Martin Jones)

Una nuova ricerca mostra come il cereale oggi familiare ai più come mangime per uccelli, fu trasportato lungo l'Eurasia da antichi pastori e mandriani che posero le basi, in combinazione con le nuove colture che incontravano, dell'agricoltura ‘multi-coltura’ (NdT: ‘multi-crop’ in Inglese) e il sorgere di società stanziali. Gli Archeologi spiegano che il miglio ‘dimenticato’ ha un ruolo da giocarsi nella moderna diversità delle colture e nel dibattito sull'odierna sicurezza alimentare.

La domesticazione del miglio, cereale dai piccoli semi, nel Nord della Cina attorno a 10.000 anni fa, creò la coltura perfetta per fare da ponte tra i cacciatori raccoglitori nomadi e l'agricoltura organizzata nell'Eurasia del Neolitico, e potrebbe offrire soluzioni alla moderna sicurezza alimentare, secondo una nuova ricerca.
Ora una coltivazione dimenticata nell'Occidente, questo cereale robusto – diffuso nell'Occidente oggi come mangime per uccelli – era ideale per gli antichi pastori e mandriani, che lo trasportarono proprio lungo l'Eurasia, dove fu mescolato a coltivazioni come frumento e orzo. Questo diede vita alla ‘multi-coltura’, che in turno gettò i semi delle società urbane complesse. Così nella spiegazione degli archeologi.
Un team composto da membri dal Regno Unito, dagli Stati Uniti e dalla Cina ha tracciato la diffusione del cereale domesticato dal Nord della Cina e dalla Mongolia Interiore nell'Europa, attraverso un “corridoio collinoso” lungo le colline pedemontane dell'Eurasia. Il miglio predilige collocazioni in altezza, non richiede molta acqua, e ha una stagione di crescita breve: può essere raccolto 45 giorni dopo la semina, in confronto ai 100 giorni del riso, permettendo una forma molto mobile di coltivazione.
Le tribù nomadi furono in grado di combinare coltivazioni di miglio con la caccia e il foraggiamento, mentre viaggiavano lungo il continente, tra il 2500 e il 1600 a. C. Il miglio fu infine mescolato con altre coltivazioni nelle popolazioni emergenti, per creare una diversità ‘multi-coltura’, che estese le stagioni di crescita e fornì ai nostri antichi antenati sicurezza alimentare.
Il bisogno di gestire differenti coltivazioni in diversi luoghi, e le risorse idriche richieste, contarono sugli elaborati contratti sociali e sul sorgere di comunità più stanziali, stratificate, e infine di complesse società umane ‘urbane’.
I ricercatori affermano che dobbiamo imparare dai primi agricoltori, quando pensiamo al nutrimento delle popolazioni odierne, e il miglio potrebbe avere un ruolo da giocarsi nel proteggerci da moderne perdite del raccolto e carestie.
“Oggi il miglio è in declino e attrae relativamente poca attenzione scientifica, ma un tempo era tra i cereali più estesamente coltivati, in termini geografici. Siamo stati in grado di seguire il movimento del miglio nelle profondità della storia, da quando si originò in Cina e si diffuse lungo l'Europa e l'India.” Così il professor Martin Jones del Dipartimento di Archeologia e Antropologia dell'Università di Cambridge, che ha presentato oggi (NdT: ieri) le sue scoperte al Forum Archeologico di Shanghai.

“Questi ritrovamenti hanno trasformato la nostra comprensione della prime forme di agricoltura e società. In precedenza si è presunto che la prima agricoltura fosse concentrata nelle valli dei fiumi dove vi è abbondante accesso a fonti idriche. Ad ogni modo, i resti di miglio dimostrano che la prima agricoltura era invece centrata più in alto sulle colline pedemontane – permettendo questo primo sentiero per i cereali ‘esotici’, per il loro trasportoverso  Occidente.”

Coltivatore di miglio a Chifeng nella Mongolia Interna (Foto di Martin Jones)
Coltivatore di miglio a Chifeng nella Mongolia Interna (Foto di Martin Jones)

Leggere di più


Strumenti in selce di 11 mila anni fa da Lincoln

4 - 8 Dicembre 2015
800px-Lincolnshire_UK_locator_map_2010.svg
Diverse centinaia di strumenti in selce, datati tra il 4500 a. C. e il 9000 a. C., sono stati dissotterrati durante gli scavi presso l'Università di Lincoln.
I cacciatori raccoglitori del Mesolitico ne avrebbero fatto uso, sarebbero passati dall'area su base stagionale.

Link: BBC News; Lincolnite
Il Lincolnshire da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Nilfanion (NilfanionOrdnance Survey OpenData: County boundaries and GB coastline National Geospatial-Intelligence Agency Irish, French and Isle of Man coastlines, Lough Neagh and Irish border).


Prima raffigurazione di uno spazio umano: un campo paleolitico iberico

2 - 3 Dicembre 2015
journal.pone.0143002.g003
Una lastra in scisto incisa, datata a 13.800 anni fa e ritrovata presso il sito iberico di Molí del Salt, presenta una significativa raffigurazione. L'importanza della stessa è stata sottolineata dagli studiosi: si tratterrebbe della più antica rappresentazione di uno spazio umano.
La lastra è lunga 18 cm e larga 8,5, e presenta sette incisioni semicircolari. Le incisioni sarebbero state effettuate in breve tempo.
journal.pone.0143002.g004
Proprio le figure semicircolari sarebbero da interpretarsi come capanne, e dunque la lastra presenterebbe un antico campo di cacciatori raccoglitori del Paleolitico Superiore. Le aree da campo possono infatti considerarsi come i più antichi paesaggi antropici. Per gli autori dello studio, l'autore dell'incisione probabilmente volle concentrarsi su un tema "sociale", per la prima volta nella storia umana. La lastra rompe anche le regole dell'arte paleolitica, che di solito presenta motivi geometrici o animali.
Il sito di Molí del Salt è collocato nella municipalità di Vimbodí i Poblet, nella provincia spagnola di Tarragona. Gli scavi sono qui cominciati nel 1999.
journal.pone.0143002.g002
[Dall'Abstract:] Paesaggi e altre caratteristiche del mondo quotidiano erano appena rappresentate nell'arte paleolitica, specialmente quelle associate ai paesaggi umani (capanne e campi). Al contrario, altri motivi figurativi (in particolare animali) e segni, tradizionalmente collegati a concezioni magiche o religiose di queste società di cacciatori-raccoglitori, sono i temi predominanti dell'arte del Paleolitico Superiore.  Lo studio presenta una lastra di scisto incisa, recentemente scoperta presso il sito di Molí del Salt (Spagna nord-orientale) e datato alla fine del Paleolitico Superiore, circa 13.800 anni fa. Questa lastra mostra sette motivi semicircolari che possono essere interpretati come la rappresentazione di capanne con forma a cupola. L'analisi dei motivi individuali e la composizione, così come la contestualizzazione etnografica e archeologica, suggerisce che questa incisione sia una raffigurazione naturalistica di un campo di cacciatori raccoglitori. Le aree da campo possono essere considerate il primo paesaggio umano, la prima area terrestre le cui caratteristiche visibili furono interamente costruite da umani. Dato il significato sociale delle aree da campo per gli stili di vita dei cacciatori raccoglitori, questa incisione può essere considerata una delle prime rappresentazioni dello spazio domestico e sociale di un gruppo umano.
journal.pone.0143002.g0011
Leggere di più


Il lato oscuro della natura umana dietro la Dispersione del Pleistocene?

24 Novembre 2015
Kabloka,_Netsilik-inuit_(7602228786)
Fino a centomila anni prima del tempo presente, i movimenti degli antichi umani erano rimasti lenti e in gran parte correlati ad eventi come grandi aumenti della popolazione o cambiamenti ecologici. A partire da quell'epoca, però, qualcosa cominciò a cambiare, e iniziò una diffusione ben più rapida che superava anche significative barriere naturali. Cosa era cambiato?
Secondo la dott.ssa Penny Spikins, del Dipartimento di Archeologia dell'Università di York, né i cambiamenti ecologici o gli aumenti della popolazione potrebbero spiegare adeguatamente il fenomeno. I resoconti etnografici di moderni cacciatori raccoglitori possono invece aiutarci a comprendere meglio il fenomeno. La dott.ssa Spikins prende ad esempio un caso di dispersione determinata da un allontanamento presso i Netsilik dell'Artico Canadese, alla base del quale vi sarebbero state menzogne e dispute morali. Nonostante la nuova regione fosse una delle più inospitali della tundra, la nuova colonia prosperò. Nuovi contatti tra i due gruppi determinarono pure il riemergere di antiche tensioni (determinate da furti) in maniera ancor più violenta.
Una possibile spiegazione della Dispersione del Pleistocene potrebbe perciò ricercarsi tra le emozioni e nelle relazioni umane. A quell'epoca avrebbero cominciato a diventare rilevanti le dinamiche strutturali relative alla collaborazione e alla dedizione agli altri, al fine della sopravvivenza del gruppo. Al contempo, sarebbe emerso il "lato oscuro" della natura umana.
Questa crescita di complessità emozionale e culturale, che avrebbe determinato problemi morali ed espulsioni dai gruppi (con gli esplusi che avrebbero voluto distanziarsi quanto più possibile dai rivali), può costituire un elemento, per quanto elusivo, di spiegazione della Dispersione nel Paleolitico.
Leggere di più


Cile: Monte Verde sposta ancora indietro nel tempo il popolamento delle Americhe?

18 Novembre 2015
journal.pone.0141923.g007
 
Nuovi ritrovamenti presso Monte Verde, nella parte meridionale del Cile, sposterebbero indietro il popolamento delle Americhe a un periodo compreso ad almeno tra ~18.500 e 14.500 anni calibrati prima del tempo presente.
journal.pone.0141923.g008
Fino a 40 anni fa circa, si riteneva che il più antico popolamento delle Americhe risalisse a 13 mila anni fa, con la Cultura Clovis. Il lavoro di Tom Dillehay a Monte Verde ha contribuito a modificare questa visione, spostando - grazie al secondo livello di scavi, MVII - la datazione del popolamento di 1.500 anni. Dal primo livello di scavi, MVI, non erano invece giunte prove conclusive.
journal.pone.0141923.g001
In seguito a una nuova visita presso i due siti, avvenuta nel 2013, li si è guardati in un'ottica diversa e si sono rinvenuti nuovi reperti: 39 oggetti in pietra, 12 piccole buche per il fuoco con ossa animali, e resti vegetali commestibili come noci ed erbe. Molti degli strumenti litici non erano bifacciali, ma lavorati da un lato solo, e i materiali erano al 34% non locali. Le ossa erano di grandi animali preistorici che l'area Monte Verde non sarebbe stata in grado di sostenere e che provenivano perciò da altrove. Monte Verde sarebbe stata dunque un'area di passaggio dalla costa alle colline pedemontane delle Ande. La presenza umana sarebbe relativa al periodo estivo: l'ambiente era ostile e le temperature iniziarono a riscaldarsi solo attorno a 15 mila anni fa, quando fu possibile sostenere l'insediamento duraturo a MVII.
L'insieme di questi ritrovamenti spingerebbe indietro la data del primo popolamento delle Americhe.
journal.pone.0141923.g003
[Dall'Abstract:] Questioni che riguardano la cronologia, il luogo, e il carattere della colonizzazione umana iniziale delle Americhe sono oggetto di discussioni di lunga data. Il dibattito interdisciplinare continua circa il tempo dell'entrata, la rapidità e la direzione della dispersione, la varietà delle risposte umane ai diversi habitat, i criteri per valutare la validità dei siti più antichi, e le differenze e le similitudini tra colonizzazione nel Nord e nel Sud America. Nonostante i recenti avanzamenti nella nostra comprensione di questi problemi, l'archeologia affronta ancora sfide nel definire i problemi di ricerca interdisciplinare, nel valutare l'affidabilità dei dati, e nell'applicare nuovi modelli interpretativi. Mentre i dibattiti e le sfide continuano, nuovi studi hanno luogo e le ricerche precedenti vengono riesaminate. Qui si discute il recente scavo esplorativo e i dati interdisciplinari dall'area di Monte Verde in Cile per contribuire ulteriormente alla nostra comprensione del primo popolamento delle Americhe. Nuove prove di manufatti litici, resti animali e aree bruciate suggeriscono orizzonti discreti di attività umane effimere in un contesto di una pianura sandur (NdT: pianura formatasi dai sedimenti derivati dai ghiacciai), con datazione al radiocarbonio e luminescenza almeno al periodo compreso tra ~18.500 e 14.500 anni calibrati prima del tempo presente. Sulla base di molteplici linee di prove, si presentano le probabili origini antropogeniche e le più ampie implicazioni di queste prove. Nel clima freddo non glaciale delle Ande centromeridionali, che è impegnativo per l'occupazione umana e la conservazione dei siti di cacciatori raccoglitori, questi orizzonti forniscono un'idea di un primo contesto del comportamento umano del Tardo Pleistocene nella Patagonia settentrionale.
Leggere di più


Quarto ramo della stirpe europea dai cacciatori raccoglitori isolati nell'Era Glaciale

16 Novembre 2015

‘Quarto ramo’ della stirpe europea ebbe origine dai cacciatori raccoglitori isolati dall'Era Glaciale

Popolazioni di cacciatori raccoglitori superarono l'Era Glaciale in apparente isolamento per millenni nella regione montagnosa del Caucaso, mescolandosi in seguito con altre popolazioni ancestrali, dalle quali emerse la cultura Yamnaya che avrebbe portato questo lignaggio di cacciatori raccoglitori nell'Europa Occidentale.

satsurblia-cave-georgia-where-one-ancient-bone-was-sampled-for-genetic-sequencing

Il primo sequenziamento di antichi genomi estratti da resti umani datati al Tardo Paleolitico Superiore per un periodo di 13.000 anni ha rivelato un “quarto ramo” dell'antica stirpe europea, precedentemente non noto.
Questo nuovo lignaggio deriva da popolazioni di cacciatori raccoglitori che si divisero dai cacciatori raccoglitori occidentali, subito dopo l'espansione ‘fuori dall'Africa’ che avvenne 45.000 anni fa circa, e andarono ad insediarsi nella regione del Caucaso, dove la Russia meridionale incontra oggi la Georgia.
Qui questi cacciatori raccoglitori fondamentalmente rimasero per millenni, diventando sempre più isolati col culminare dell'Era Glaciale nell'ultimo  ‘Massimo Glaciale’ 25.000 anni fa circa: lo superarono nel relativo rifugio sulle montagne del Caucaso, fino a quando il disgelo permise il movimento e li portò in contatto con altre popolazioni, probabilmente provenienti dalle aree ulteriormente ad Est.
Questo condusse a un mescolamento genetico che produsse la cultura Yamnaya: allevatori della steppa portati dal cavallo, che dilagarono nell'Europa Occidentale attorno a 5.000 anni fa, presumibilmente annunciando l'inizio dell'Età del Bronzo e portando con loro la metallurgia e le capacità di allevamento, insieme al ramo di DNA ancestrale di cacciatori raccoglitori del Caucaso – ora presente in quasi tutte le popolazioni del continente europeo.
Leggere di più