Da Ercolano importanti novità sulla dieta degli abitanti della città

Analisi sui resti umani di Ercolano hanno permesso di approfondire ulteriori informazioni sulla dieta degli antichi abitanti della città. Lo studio è stato condotto dalla Dott.ssa Silvia Soncin e dal Professor Olivier Craig ed è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances.

In collaborazione con l’Università di York dove si è svolto il lavoro di analisi anche altre prestigiose istituzioni italiane come il Parco Archeologico di Ercolano, il Parco Archeologico di Pompei e il Museo delle Civiltà di Roma.

Gli abitanti dell’antica città di Ercolano e i loro resti hanno offerto un’esperienza unica per l’analisi della vita in una comunità che visse e subì il medesimo destino. A partire dagli anni ’80 del secolo scorso numerose sono state le vittime rintracciate nei fornici che si affacciano sull’antica spiaggia della città, esattamente 340 individui.

dieta Ercolano
Dieta Ercolano. Foto: Parco Archeologico di Ercolano

Studi di antropologia e di bioarcheologia hanno permesso di migliorare in maniera significativa studi diretti sul modo di vivere, eventuali patologie e dirette conoscenze, in generale, sulla società romana in un arco temporale ben preciso. In questo studio internazionale, 17 individui recuperati dai fornici sono stati sottoposti ad analisi degli isotopi stabili del carbonio e dell’azoto degli aminoacidi che compongono il collagene osseo al fine di ricostruirne la dieta con maggiore dettaglio e precisione.

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Spiaggia Antica di Ercolano. FOTO: paErco

Una comparazione tra fonti storiche ed analisi dirette ha permesso di chiarire che vi fosse un accesso alimentare differenziato fra uomini e donne. L’analisi degli aminoacidi – dice il Professor Craig – ha permesso di quantificare tali differenze e di riflettere sulle cause. Lo studio ha inoltre previsto alcuni prelievi di resti botanici da Ercolano ed in particolare di cereali e legumi. I risultati isotopici ottenuti dai cereali, insieme a quelli del collagene di specie animali e marine, sono stati utilizzati per il confronto con i valori determinanti per gli umani. Ad emergere chiare differenze fra uomini e donne nel consumo in particolare di pesce e prodotti animali.

Gli Ercolanesi consumavano una quantità di proteine dei prodotti della pesca superiori a quello delle donne, mentre queste avevano una dieta molto più ricca in prodotti animali. Questo studio innovativo dal punto di vista bioarcheologico è stato confrontato con dati associati a popolazioni contemporanee e in proporzione il risultato è che il consumo di pesce ad Ercolano è risultato superiore rispetto agli abitanti del Mediterraneo della seconda metà del secolo scorso.

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Ercolano, foto: Alessandra Randazzo

Silvia Soncin riferisce: “Gli uomini erano più probabilmente maggiormente impegnati nella pesca e in altre attività marittime, generalmente occupavano posizioni più privilegiate nella società, e venivano liberati dalla schiavitù in età più giovane rispetto alle donne. Tutti questi fattori probabilmente facilitavano il loro accesso a prodotti alimentari più costosi, come il pesce fresco.”

La dieta seguita dagli antichi abitanti di Ercolano – interviene il Direttore del parco Archeologico Francesco Sirano - non ci racconta solo delle abitudini alimentari ma ci mette anche di fronte ad una società organizzata secondo canoni assai diversi da quella odierna. Un mondo dove l’accesso abitudinario a determinati alimenti dipendeva non dalla fame o dalla possibilità di acquisto, ma da fattori culturali: il genere, la condizione  sociale, la provenienza geografica dei componenti della comunità locale. Ercolano si conferma un laboratorio unico per l’avanzamento della conoscenza non solo guardando al passato ma anche e soprattutto, direi, al futuro e alle mille possibilità di innovazione e di miglioramento della qualità della vita che possono derivare dall’attivazione degli insegnamenti della storia, piuttosto che dalla semplice raccolta di dati. Il parco Archeologico di Ercolano è impegnato nella promozione di studi internazionali intorno alla ricostruzione sotto molteplici aspetti di un mondo la cui vita cessò in poche ore, ma la cui memoria attiva risuona tuttora nella mente e nell’animo di chi voglia ascoltarla.”

 


Halaesa Arconidea

Importanti scoperte nel sito di Halaesa Arconidea

Importanti scoperte nel sito di Halaesa Arconidea (Tusa, ME) dove la missione archeologica dell’Università francese di Amiens ha individuato il monumentale muro di accesso al Teatro dell’antica città.

Il corridoio di accesso al teatro dal lato sud era in uno stato perfetto di conservazione su vari metri di altezza e in tutta la lunghezza e si conferma come uno dei ritrovamenti più importanti emersi dagli scavi archeologi della missione 2021.

Il teatro, la cui fase oggi visibile è probabilmente quella del III secolo a.C., doveva essere visibile sia dal mare che dal porto sottostante e doveva apparire anche riccamente decorato come dimostrano i blocchi di decoro architetturale ritrovati nel sito.

Halaesa Arconidea
Halaesa Arconidea. Foto: Regione Siciliana Assessorato per i Beni Culturali e l'identità siciliana

La missione francese si è concentrata sul teatro di Halaesa e grazie alle ricerche sul campo ha chiarito alcune questioni importanti circa il rapporto tra la porta con l’imponente sistema di scolo delle acque che si apre nelle fortificazioni della città a valle del teatro e anche relativamente al teatro stesso e all’organizzazione della scena con il proscenio lastricato. Ulteriori indagini hanno permesso di scoprire che il muro a contrafforti in parte scavato negli anni ’50 da Carettoni, nella parte alta del teatro, continua ad abbracciare tutto l’emiciclo del teatro.

Anche le altre due università che scavano sul sito di Halaesa, quella di Messina e quella di Palermo, hanno terminato per questa stagione le loro indagini.

L’Università di Messina ha scoperto una struttura nella quale si compivano abluzioni rituali legate al culto di Apollo in un’area che si pensava ospitasse un altare, mentre l’Università di Palermo ha operato in due settori delle fortificazioni orientali, la Torre C e un’area attorno alla cinta muraria dove si trova una cisterna.

Halaesa Arconidea
Halaesa Arconidea. Foto: https://www.facebook.com/photo?fbid=297228848656142&set=pcb.297229198656107

Le indagini hanno permesso di chiarire che la torre era probabilmente un rifacimento di III secolo a.C. del sistema difensivo e che faceva parte di un tratto di fortificazione che rifoderava all’esterno una cinta già esistente. Riguardo la cisterna sembrano potersi individuare due fasi, entrambe forse di età ellenistico-romana (III secolo a.C. – I secolo d.C) cui si sovrappone un muro in crollo con resti di un mosaico che suggerisce la presenza di un secondo piano.

“Al di là dei significativi esiti delle campagne di scavo – sottolinea l’assessore regionale dei beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – è importante anche segnalare la ripresa delle attività di ricerca nel Parco Archeologico di Tindari, grazie alla fattiva azione del direttore, Mimmo Targia. Un’azione che si collega a quella in corso in tutta la Sicilia e che ha visto il riattivarsi delle campagne di scavi in quella che amo definire la "primavera dell’archeologia siciliana".

Halaesa Arconidea
Halaesa Arconidea. Foto: https://www.facebook.com/photo?fbid=297228908656136&set=pcb.297229198656107

“É stato molto emozionante – ha detto il direttore del Parco Archeologico di Tindari, Mimmo Targia – vivere il febbrile entusiasmo legato alle campagna di scavo che hanno animato in quest’ultimo mese il sito di Halaesa. Un’eccitazione che ha coinvolto l’intera comunità che, ha vissuto attivamente l’entusiasmo di tornare a veder vivere il sito. Sono molto felice di aver contribuito a questo piccolo miracolo restituendo per prima cosa pulizia e dignità ai luoghi e garantendo l'attuazione di tutte le misure necessarie a visitare gli scavi in sicurezza. Ritengo molto importante il coinvolgimento dell'amministrazione locale nella gestione del sito e la rinnovata collaborazione con la comunità scientifica siciliana e internazionale. Sono certo - precisa Targia - che l’eco dei nuovi ritrovamenti, sarà determinante per indirizzare tanti visitatori nell’antica città di Halaesa”.


Marzamemi II Project

Conclusa la stagione 2021 del Marzamemi II Project

Si è appena conclusa la stagione 2021 del Marzamemi II Project, progetto di studio e ricerca dei beni culturali marini nell’area sud-orientale della Sicilia che si è svolta nei mesi di giugno e luglio ed ha visto la Soprintendenza del Mare della Regione siciliana impegnata in attività di survey preliminari nell’area marina di Punta delle Formiche, nei pressi di Capo Passero.

L’iniziativa si è svolta nell’ambito della collaborazione scientifica, già consolidata, con l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e, da quest’anno, anche l’Università Federico II per la quale sono in corso di formalizzazione le procedure per l’inserimento nella nuova partnership, operativa a partire dal prossimo anno.

Marzamemi II Project
Marzamemi II Project. Foto: Regione Siciliana Assessorato dei Beni Culturali e dell'identità siciliana

Assente la Stanford University della California che non ha potuto partecipare alla campagna di ricerca per le restrizioni imposte dagli Stati Uniti in relazione al perdurare della pandemia.

“Continuano le attività di studio nel Mediterraneo in collaborazione con gli atenei del mondo - dice l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà orientate a una ricerca interessante che ci aiuta a meglio comprendere il ruolo della pesca nella Sicilia antica anche in relazione ai traffici commerciali. La ricerca condotta anche quest’anno – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà - è molto importante per la ricostruzione della storia dei traffici commerciali che interessavano la Sicilia e per aiutarci a comprendere in dettaglio qual era il ruolo della nostra Isola nelle attività commerciali del Mediterraneo. Una stagione di ricerche interessanti che aprono nuovi orizzonti partecipando, in parte, a quel momento di entusiasmo che sta investendo la Sicilia, dove è in corso una stagione particolarmente felice per l’archeologia”.

“Oltre alla normale attività di ricognizione dei fondali per verificare lo stato delle aree salvaguardate – precisa la Soprintendente del Mare Valeria Li Vigni - oggetto d’indagine quest’anno è stata la presenza di emergenze storico-culturali legate alle attività e ai sistemi di pesca e lavorazione del tonno nell’antichità ed in particolare nella Sicilia sud-orientale; attività viste in relazione ai traffici commerciali marittimi di quest’area della Sicilia con il resto del Mediterraneo antico. In particolare durante l’attività di scandagliamento sono stati individuati alcuni “cantoni di fondo” ovvero le zavorre per l’impianto delle reti della vecchia Tonnara”.

Nel corso delle attività di ricerca un importante contributo tecnico-logistico è stato fornito dal Reparto Operativo Aereo Navale della Guardia di Finanza, che ha dispiegato uomini e mezzi mettendo in campo una motovedetta con l’intero equipaggio ed i sommozzatori del nucleo subacqueo di Messina. Importante attività è stata svolta anche dalla Capitaneria di Porto di Siracusa, dai Comandi della Marina Militare italiana Marisicilia, Maristat e Maridrografico per le autorizzazioni alle attività a mare e dal El Cachalote Diving Center di Marzamemi, partner tecnico del progetto.


Augusto e quel sogno chiamato "TOTA ITALIA"

TOTA ITALIA, la formula con cui i popoli italici giurarono ad Ottaviano non ancora Augusto fedeltà nel 32 a.C. legittimando il suo comando nella guerra contro Marco Antonio e Cleopatra:

"Iuravit in mea verba tota Italia sponte sua et me be[lli] quo vici ad Actium ducem depoposcit"

Inaugurata pochi giorni fa presso le Scuderie del Quirinale, la mostra “TOTA ITALIA. Alle origini di una nazione” ha riscontrato un grande successo.

La narrazione, scandita dai preziosi reperti in prestito dai più importanti Musei Italiani, offre allo spettatore un viaggio a ritroso in quell’Italia ancora da formare, dove Roma a partire dal IV secolo a.C. comincia ad affacciarsi su una realtà pluristratificata di popoli e culture.

TOTA ITALIA. Statua di pugile in riposo I sec. a.C. Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo alle
Terme, Roma
credit: Museo Nazionale Romano - foto L. Mandato

Conosciamo pur con qualche difficoltà nella ricostruzione delle fonti e dei contesti archeologici, come il processo di unificazione che ha coinvolto diversi popoli italici non sia stato affatto facile. Roma nel corso dei secoli dovette affrontare nemici che avevano già basi consolidate in tutto il Mediterraneo. Ma è con la Guerra Sociale e con la successiva cittadinanza agli italici che si può considerare questo processo di unificazione come un qualcosa di possibile per Roma.

Da un concetto meramente geografico di Italia si raggiungerà pian piano a partire da Augusto quell’unità politica che porterà poi contro la guerra con Marco Antonio a far giurare tutte le comunità d’Italia a favore di Ottaviano. E questo giuramento non passerà certamente inosservato nella politica augustea, tanto da essere enfaticamente espresso anche nel testamento morale e politico del princeps, le Res Gestae, che “L’Italia unita aveva giurato per lui”.

TOTA ITALIA Augusto
TOTA ITALIA Augusto. Statua di Apollo lampadoforo I sec. a.C. Parco Archeologico di Pompei, Pompei

Siamo nel 32 a.C., ancora ben lontani da quel concetto di unità nazionale tipicamente moderna e post unitaria, ma le basi erano state gettate almeno per considerare TOTA ITALIA sottomessa sotto l'aquila di Ottaviano - Augusto.

L’Italia fu riorganizzata da un punto di vista politico e amministrativo in forme sorprendentemente moderne ma non bisogna pensare che le cose cambiarono o si modificarono in breve tempo. Il processo fu lungo, la penisola fu martoriata di guerre spesso fratricide, le guerre civili e sociali avevano esasperato tutti, si invocava la pace.

La conclusione delle guerre lasciava però aperta una difficile questione legata alla veste legale da dare al potere del nuovo vincitore. L'ipotesi di un regime apertamente monarchico progettato da Cesare era da scartare, il suo assassinio in Senato aveva difatti decretato il fallimento di questo disegno.

La soluzione adottata da Ottaviano, poi Augusto nel 27 a.C., era restauratrice nella forma ma rivoluzionaria nella sostanza, un punto di cesura nella storia romana. Nel 31 a.C. convenzionalmente si fa iniziare il Principato, il regime istituzionale che vede nelle mani di un reggitore unico il potere di Roma, un princeps.

"Fui superiore a tutti per autorità, pur non possedendo un potere superiore a quello degli altri che mi furono colleghi nelle magistrature"

La sottolineatura che Augusto fa nel suo testamento delle RES GESTAE evidenzia l'alone carismatico che circondava la sua persona e che ne faceva il vero principe, il primo uomo dello Stato. Augustus fu l'appellativo che gli diede il Senato, un appellativo che lo sottraeva alla sfera propriamente politica per proiettarlo in una dimensione sacrale e religiosa.

Il termine "Augusto" va ricollegato etimologicamente al verbo latino augere che significava "innalzare".

TOTA ITALIA Augusto.
Decorazione di uno scudo (episema) con Taras IV sec. a.C. dal santuario di Rossano di Vaglio Museo Archeologico Nazionale della Basilicata _Dinu Adamesteanu_, Potenza

Roma dal IV secolo a.C. incluse progressivamente nella sua orbita popoli di estrazione sociale e culturale diversi, a volte in maniera più o meno pacifica, la deditio in fidem era in genere praticata dai nemici vinti che preferivano affidarsi alla pietas di Roma, altri mostrarono fieramente un opposizione totale ai nuovi padroni con duri scontri che spesso lacerarono gli eserciti per anni.

Dalla Pianura Padana, al canale di Sicilia nel corso di quattro secoli si inchinarono tutti all’astro nascente. Popoli che nel corso della loro storia erano spesso interconnessi con il mondo greco, orientale, celtico e centro europeo subirono un processo di romanizzazione assumendo tratti sempre più uniformi nella lingua, nelle leggi, nei culti, nei modi di vivere e abitare, commerciare e seppellire i morti.

TOTA ITALIA Augusto
TOTA ITALIA Augusto.
Corona, Corredo di una tomba femminile III sec. a.C. Museo archeologico nazionale delle Marche, Ancona credit: Museo Archeologico Nazionale delle Marche su concessione della Soprintendenza
Archeologica, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, su concessione del Ministero della
Cultura.

La mostra TOTA ITALIA con una rappresentazione di opere altamente significativa, vuole raccontare le dinamiche e la trasformazione di queste varie culture italiche, muovendo dal variegato mosaico di differenze che si erano venute a creare sulla penisola italiana sin dall’età del Ferro fino alla progressiva costruzione di una identità nazionale pienamente romana.

La narrazione si spinge anche verso il grande sforzo organizzativo di Roma di superare la dimensione città-stato verso un’entità territoriale unitaria, articolata in colonie e municipia non soggette ad imposta fondiaria. Augusto divise inoltre l’Italia in 11 regioni che servivano in primo luogo per il censimento delle persone e delle proprietà, ma non vi erano funzionari amministrativi responsabili di queste suddivisioni.

TOTA ITALIA Augusto
TOTA ITALIA Augusto.
Ala di Vittoria I sec. a.C. Museo Nazionale Romano- Terme di Diocleziano, Roma
credit: Museo Nazionale Romano - foto L. Mandato

TOTA ITALIA con una rappresentazione coerente rappresenta così l’occasione di valorizzare l’importante patrimonio dei musei italiani, da nord a sud, rievocando la ricca pluralità culturale del nostro paese.

L’occasione è unica per vedere capolavori incredibili quali: il Trono decorato a rilievo delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma, il Ritratto di Augusto con il capo velato del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, il Busto di Ottavia Minore del Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo alle Terme.

Tota Italia. Rilievo con processione funeraria
seconda metà I secolo a.C., da Amiternum, L’Aquila, Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo
Su concessione del Ministero della Cultura

Corredi funerari iconici come il Corredo della “tomba dei due guerrieri”, conservato presso il Museo Archeologico Melfese “Massimo Pallottino” e il Corredo di una tomba femminile proveniente dalla necropoli di Montefortino d’Arcevia e custodita presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche.

E ancora la Cista portagioielli con iscrizione in latino arcaico del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, il Sostegno di mensa con due grifoni che attaccano un cerbiatto del Museo Civico di Ascoli Satriano fino al celebre Rilievo con scena di battaglia tra un cavaliere greco e un persiano custodito presso il Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

tota italia
TOTA ITALIA, volume ARTE'M

Ad accompagnare l'allestimento presso le Scuderie del Quirinale un prezioso volume edito da Arte'm, in cui attraverso i saggi dei curatori della mostra, Massimo Osanna, Stèphan Verger, Fabrizio Pesando, Carmela Capaldi et alii, viene ripercorso questo processo nazionale di unità fortemente voluto da Augusto, TOTA ITALIA.


Tota Italia

TOTA ITALIA. La mostra che unisce il sistema museale italiano

Riaprono le Scuderie del Quirinale e lo fanno con la mostra “Tota Italia. Alle Origini di una Nazione” dal 14 maggio al 25 luglio 2021.

Oltre 400 reperti in prestito per raccontare attraverso storie, culture, manufatti, il grande processo di unificazione che ha coinvolto i numerosi popoli italici nel corso della lunga storia romana, dal IV secolo a.C. all’età giulio-claudia. I curatori, Massimo Osanna e Stèphen Verger, hanno cercato di unire tutto il sistema museale italiano da nord a sud, rievocando la pluralità del patrimonio artistico italiano che sta alla base della storia del nostro paese.

Tota Italia
Tota Italia. 2) Corredo della “tomba dei due guerrieri” (part.) Corazza anatomica e elmo “a bottone”, di tipo Montefortino III secolo a.C., da Lavello Melfi, Museo Archeologico Nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” Su concessione del Ministero della Cultura

Il titolo della mostra, “Tota Italia”, riprende nella sua forma la famosa formula di giuramento di Augusto, il primo che gettò le basi per un’unificazione nazionale sotto il dominio di Roma rendendo l’Italia un territorio quanto più omogeneo politicamente. Roma che si affaccia oltre i suoi confini prima con le guerre di territorio, poi contro gli Etruschi, i Sanniti, gli Osci, scende verso il meridione e si scontra-incontra con le poleis della Magna Grecia, tutte culture che nei secoli si erano rese protagoniste nel grande palcoscenico del Mediterraneo.

Lungo il percorso allestito su entrambi i piani delle Scuderie del Quirinale sarà possibile ammirare opere quanto più variegate che hanno identificato la cultura dei popoli italici prima dell’unificazione di Roma. Statue, ceramiche, elementi di arredo, testimoni del dialogo o della differenza fra Romani e Italici. Nella prima parte della mostra il focus sarà sulla varietas italica, dunque aspetti sociali, religiosi, artistici; nella seconda parte, invece, si racconterà il lungo periodo di guerre che caratterizzò l’Italia prima di Augusto e prima dell'unificazione sotto il dominio di Roma.

Tota Italia
Tota Italia. Decorazione di uno scudo (episema) con Taras
IV secolo a.C., dal santuario di
Rossano di Vaglio
Potenza, Museo Archeologico
Nazionale della Basilicata
“Dinu Adamesteanu”
Su concessione del Ministero della Cultura

Dodici regioni, dal Veneto alla Calabria, hanno fatto rete per raccontare un momento cruciale della storia di Roma, forse poco conosciuto nelle sue infinite sfaccettature e da un punto di vista che non è solo quello del vincitore ma anche del vinto che non muta le sue forme, la sua cultura ma si ibrida e si trasforma in qualcosa di nuovo, di eterno.

L’occasione è unica per vedere capolavori incredibili quali: il Trono decorato a rilievo delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma, il Ritratto di Augusto con il capo velato del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, il Busto di Ottavia Minore del Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo alle Terme; corredi funerari iconici come il Corredo della “tomba dei due guerrieri”, conservato presso il Museo Archeologico Melfese “Massimo Pallottino” e il Corredo di una tomba femminile proveniente dalla necropoli di Montefortino d’Arcevia e custodita presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche. E ancora la Cista portagioielli con iscrizione in latino arcaico del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, il Sostegno di mensa con due grifoni che attaccano un cerbiatto del Museo Civico di Ascoli Satriano fino al celebre Rilievo con scena di battaglia tra un cavaliere greco e un persiano custodito presso il Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

Tota Italia
Tota Italia. Rilievo con navi da guerra
terzo quarto I secolo a.C., da Cuma
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
©MANN archivio fotografico,
Foto Giorgio Albano

Massimo Osanna curatore della mostra: “Attraverso una selezione di opere di eccezionale rilevanza conservate nei principali musei italiani, con la mostra Tota Italia. Alle origini di una Nazione si è inteso proporre una riflessione su quel lungo e grandioso processo di unificazione culturale, linguistica e giuridica e di trasformazione degli assetti economici, sociali e territoriali che, sotto la spinta di Roma, portò le varie popolazioni dell’Italia antica a riconoscersi in un’unica grande entità comune.

Tota Italia
Tota Italia. 9) Rilievo con scena di battaglia
tra un cavaliere greco e un persiano
III secolo a.C.
Taranto, Museo Archeologico
Nazionale
Su concessione del Museo Archeologico Nazionale di Taranto

Nella prima parte della mostra, alcune delle più rappresentative testimonianze archeologiche delle culture proprie delle genti italiche illustrano la grande varietà dei modi di vivere e di esprimersi, di costruire e di abitare, di onorare i morti e di venerare le divinità diffusi nella Penisola prima della cosiddetta romanizzazione. Nel prosieguo del percorso espositivo, le marcate differenze tra i popoli tendono a sfumare gradualmente ed emergono con forza i tratti comuni e distintivi di quella Tota Italia che, dopo la guerra sociale e, definitivamente, al tempo di Augusto, riconobbe sé stessa come nazione unica e centro del mondo mediterraneo.

Una mostra corale, dunque, in cui opere provenienti da tanti musei italiani raccontano la storia di una straordinaria ricchezza culturale che affonda le sue radici nell’Italia più antica e nella prima, grande unificazione augustea della Penisola, e che permea ancora profondamente l’Italia di oggi attraverso i tanti lasciti di Roma nella cultura, nella lingua, nel diritto, ma anche nei confini regionali, nel tracciato delle strade, nelle città e nei paesaggi rurali”.

Tota Italia
Tota Italia. Rilievo con processione funeraria
seconda metà I secolo a.C., da Amiternum, L’Aquila, Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo
Su concessione del Ministero della Cultura

In occasione dell’apertura della mostra, le Scuderie del Quirinale presentano sui propri canali digitali una serie di appuntamenti legati all’approfondimento della mostra con diversi focus ed altre curiosità sulle origini dell’ideale di una nazione italica unita.


Mare Nostrum – una mostra immersiva sul commercio marittimo nell’antica Roma

Il 4 Febbraio 2020, presso i Mercati di Traiano, è stata inaugurata Mare Nostrum – Storie dal mare di Roma, mostra immersiva sul commercio e il trasporto merci nel Mediterraneo dell’età imperiale.

La mostra, temporaneamente sospesa per l’emergenza COVID-19, prevede un largo utilizzo di tecnologie multimediali - come la realtà virtuale fruibile con Oculus e un docufilm - attraverso le quali il visitatore può scoprire con immediatezza il percorso delle derrate e dei materiali da costruzione che giungevano per via fluviale a Roma dal Mediterraneo.

Anche se al momento non è possibile visitare l’esposizione, abbiamo rivolto alcune domande agli archeologi che hanno preso parte al progetto per parlare di tecnologie immersive, tecniche di storytelling, rielaborazione delle fonti e del lavoro scientifico necessario per allestire le mostre multimediali e fare divulgazione sul mondo antico.

Ci auguriamo che la situazione possa risolversi presto: nel frattempo, invitiamo i nostri lettori a restare a casa e riportiamo l’intervista a Roberto Petriaggi, archeologo subacqueo, curatore scientifico del progetto e autore del soggetto e della sceneggiatura del docufilm, e a Michele Stefanile, archeologo subacqueo e ricercatore.

In che modo i dati provenienti dalle fonti storico-archeologiche sono stati rielaborati nel docufilm in modo da essere alla portata di un pubblico ampio e non necessariamente specialistico?

Roberto Petriaggi:

“La divulgazione di argomenti storico-artistici o archeologici presso un pubblico di non specialisti richiede l’adozione di un linguaggio semplice, con richiami efficaci alla vita di ogni giorno, frequenti raffronti con la realtà moderna, richiami a quelle nozioni che già il pubblico possiede, in parte, come retaggio dell’età scolare. Nella redazione del lavoro non può mancare, dunque, la consultazione delle Fonti antiche; la loro citazione, senza esagerazioni, avverrà anche nell'ambito della presentazione al pubblico. Nel caso del nostro docufilm le Fonti sono state alla base del racconto e sono state richiamate, da parte dell’Archeologo che funge da spirito guida, in tutti quei casi, e in riferimento a quelle scene, in cui si è ritenuto di andare incontro ad una presumibile esigenza di approfondimenti da parte dello spettatore.”

I Mercati di Traiano costituiscono una sede quasi obbligata per una mostra che parla di navigazione e commercio in età imperiale. Il commercio marittimo e gli scambi commerciali attraverso il Mediterraneo nell’antica Roma sono temi conosciuti da un pubblico non specialistico, oppure la mostra “Mare Nostrum” colma un vuoto dal punto di vista della divulgazione in ambito archeologico?

R. P.:

“Credo che il pubblico dei non addetti ai lavori abbia, in larga parte, conoscenze vaghe del complesso sistema che regolava gli scambi commerciali, della qualità, della tipologia e della provenienza delle merci trasportate, del personale marittimo coinvolto, nonché dei contenitori adibiti al trasporto per mare, delle tipologie di navi commerciali e militari. Lungi dal voler costituire un documento esaustivo per la vastità dei temi sopra menzionati, “Mare Nostrum” vuole aprire una finestra su queste tematiche, offrire risposte, stimolanti spunti di interesse e, soprattutto, un momento di riflessione che possa risolversi nel risveglio della curiosità dello spettatore, per indurlo ad ulteriori approfondimenti.”

Mare Nostrum - Storie dal mare di Roma | docufilm
Mare Nostrum - Storie dal mare di Roma | docufilm

La mostra si è incentrata sulle vie d'acqua e il commercio marittimo nell'Impero Romano: l'archeologia subacquea, insieme ad altri studi, ha fornito nuove prospettive?

Michele Stefanile:

“L’archeologia subacquea ha certamente offerto un contributo estremamente significativo alle nostre conoscenze sul commercio marittimo romano: sono i carichi delle navi naufragate nel Mediterraneo a consentirci spesso di ricostruire in dettaglio rotte e traffici, mostrandoci in maniera chiara quali merci attraversassero il mare, entro quali contenitori, e secondo quali consuetudini e regolamentazioni. I relitti, in questo senso, sono delle preziose capsule del tempo, in grado di offrirci eccezionali spaccati dell’attività di armatori, navicularii, mercatores; di tutti quegli attori del commercio transmarino, insomma, a noi noto attraverso altre fonti.”

Portus ha sempre avuto problemi di insabbiamento e anche Claudio aveva cercato di risolvere il problema, facendo costruire una nuova struttura.
Come viene illustrata nella mostra la soluzione traianea?

M. S.:

“I filmati di Mare Nostrum, con l’ausilio della realtà immersiva, consentono di scoprire in maniera chiara e fortemente comunicativa il grande bacino esagonale traianeo, e i canali e le vie d’acqua ad esso connessi. Non mancano, inoltre, filmati da drone, ricostruzioni virtuali e splendide ricostruzioni artistiche, che aiutano i visitatori a immaginare un mondo oggi per gran parte scomparso.”

Per Mare Nostrum si sono utilizzati Oculus e Realtà Virtuale: a quale tipo di pubblico ci si rivolge e quali aspetti sono messi in evidenza attraverso questa tecnologia?

M. S.:

“L’uso di Oculus e Realtà Virtuale consente ai visitatori un’esperienza realmente immersiva: grazie a queste soluzioni tecnologiche, anche un pubblico non necessariamente esperto di antichità può ritrovarsi al centro della scena, vivendo una breve, suggestiva, avventura nel tempo. E del resto, fa parte (o dovrebbe far parte) del lavoro dell’archeologo il compito di raccontare le meraviglie del mondo antico con cui ha il privilegio di venire quasi quotidianamente a contatto: poterlo fare in maniera così interattiva e coinvolgente è certamente un grande vantaggio.”

Puoi dirci qualcosa di più sui personaggi che accompagnano i visitatori in Mare Nostrum? Chi sono e quali elementi storico-archeologici hanno fatto da base per la costruzione dei personaggi?

M. S.:

Farnaces, Proculus, Abascanthus, gli addetti alla misurazione dei carichi, gli avventori delle tabernae: i personaggi di Mare Nostrum sono figure tipiche di una scena portuale antica, e si ispirano a immagini provenienti dalla documentazione iconografica e in particolare musiva di Roma e Ostia; forse proprio questo ce le rende tutto sommato molto familiari. Tra questi uomini di mare e di commercio si aggira di tanto in tanto una figura in abiti moderni, l’archeologo, con il compito di spiegare le azioni meno facilmente riconoscibili, e di fornire il quadro generale della storia.”

La mostra “Mare Nostrum – Storie dal mare di Roma”, allestita presso i Mercati di Traiano a Roma e originariamente prevista fino al 30 Aprile 2020, è attualmente sospesa fino al 3 Aprile in seguito al DPCM 8 Marzo 2020 per emergenza COVID-19.

È possibile vedere il trailer, la gallery fotografica e il making of del docufilm sul sito web della mostra.

Il progetto Mare Nostrum – Storie dal mare di Roma, co-finanziato dalla Comunità Europea, è stato sviluppato nell’ambito del POR - FESR Lazio 2014-2020 - Azione 3.3.1 b – Avviso della Regione Lazio Atelier Arte Bellezza e Cultura - Museo abitato - Mercati di Traiano, in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Syremont S.p.A. e Agorasophia Edutainment S.p.A.


Fronte Nazionale Naso Partenopeo: il partito utopico di Anna Raimondo

Un muro rosso evidenzia l’entrata della mostra personale “Fronte Nazionale Naso Partenopeo” di Anna Raimondo; l’ingresso incornicia una stampa in bianco e nero: una donna senza veli indossa all’altezza del pube un megafono.

Anna Raimondo Fronte Nazionale Naso Partenopeo
Foto Sebastiano Luciano, courtesy AlbumArte

Una serie di bozzetti ritrae l’artista in posa, come una modella lascia catturare la sua immagine provocatoria e nuda. L’unico oggetto che la riveste è esposto proprio nella sala e da questo si propagano leggeri suoni misti tra l’organico e il sensoriale che accompagnano l’esplorazione dell’opera “Nada que declarar”. Il megafono esprime un linguaggio che si scaglia contro gli stereotipi di un idioma patriarcale diviene un mezzo di protesta veicolato col corpo, coinvolgendo la sfera sensoriale.

 

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Sul nostro canale YouTube e IGTV, Anna Raimondo e Marco Trulli raccontano la mostra ‘Fronte Nazionale Naso Partenopeo’ che ha inaugurato ad AlbumArte il 16 gennaio e sarà visitabile fino a sabato 29 febbraio. Il titolo della mostra trae spunto da una scritta letta per caso dall'artista sui muri di Napoli. Il controverso tema dell'identità, messo a nudo ironicamente da questa frase, è al centro della mostra dell'artista che propone una selezione eterogenea di lavori in cui riscontra una costante ricerca che, partendo dalla dimensione intima, affronta questioni centrali di carattere pubblico e politico, come la questione del diritto alla mobilità o la de-costruzione delle identità di genere. La mostra è dunque un itinerario liquido tra lavori sonori, progetti relazionali e atti performativi realizzati dall'artista in diverse parti del mondo. Buona visione!

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L’atmosfera nella seconda sala è un tuffo nella dimensione marina, dove luci cerulee e voci corali ti guidano in una narrazione a due toni dove tra preghiere e testi profani si sviluppa un dualismo poetico e dialettico che rievoca la profondità marina. Accompagnata da libelli da leggere seduti, la riproduzione si assiste come foste spettatori di un concerto.

Foto Sebastiano Luciano, courtesy AlbumArte

Il trittico “Nel dubbio” si compone della rappresentazione fotografica di un collo, visibile nella fase iniziale e finale di un processo che viene svelato in un video. In questo caso è la vista che guida lo spettatore attraverso la ripetizione di movenze legate al gesto di indossare degli amuleti. Questi, accumulati, acquisiscono valore fino a divenire un rituale.

Foto Sebastiano Luciano, courtesy AlbumArte

La terza sezione prende vita da una suggestione dell’artista durante uno spostamento in funicolare nella sua terra natìa. “Fronte Nazionale Naso Partenopeo” vuole essere la voce della trasformazione della società odierna, attraverso la costituzione di un partito apolitico mosso dalle volontà degli attori locali. Gli attivisti partenopei intervistati promuovono l’emancipazione e l’integrazione, sottolineando i diritti per un riconoscimento identitario che passa attraverso la fisionomia dell’individuo, il naso appunto, per giungere a riflessioni politiche e sociali. L’artista traspone materialmente le interviste e le rende manifesto con gadget e un carretto ambulante, simbolo di una propaganda mobile e polifonica, il cui motto pronuncia “Usa gli occhi – usa le orecchie – abbi naso”.

Anna Raimondo crea spazi polifonici e attraverso una pluralità di mezzi artistici (performance, video, sonoro) mette in connessione tempi e personalità, affrontando il tema tanto sociale quanto ostico dell’identità di genere.

Foto Sebastiano Luciano, courtesy AlbumArte

La mostra FNNP è in dialogo con l’installazione sonora presso il Sound Corner dell’Auditorium Parco della Musica. Nell’angolo del suono si riproduce il video “Mediterraneo” presentato ad Aprile, presso AlbumArte in “Mediterraneo Sensibile”. Entrambe visitabili fino al 29 Febbraio.

Anna Raimondo Fronte Nazionale Naso Partenopeo
Foto Sebastiano Luciano, courtesy AlbumArte

Per le foto della mostra personale “Fronte Nazionale Naso Partenopeo” di Anna Raimondo si ringrazia l'Ufficio Stampa AlbumArte, foto di Sebastiano Luciano.

Anna Raimondo Fronte Nazionale Naso Partenopeo


Tutte le strade portano a Roma: anche etnie anatoliche, iraniane e ucraine nel profilo genetico degli antenati della Città Eterna

L’analisi di campioni di DNA umano provenienti da 29 siti archeologici ha rivelato un’ampia varietà genetica a Roma al tempo della sua fondazione, ma anche nei millenni precedenti, confermandola città incrocio di migrazioni e passaggi da ogni angolo del mondo. Diversità e inclusività hanno caratterizzato la millenaria storia di Roma e del suo territorio circostante: questo è quanto emerge dalla ricostruzione genetico-storica, condotta da un team internazionale composto da genetisti, bioinformatici, antropologi, archeologi e storici della Sapienza e delle università di Stanford e di Vienna, oltre ad altre istituzioni italiane. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science, che gli ha dedicato la copertina di novembre.

I dati del DNA antico, ottenuto da 127 individui in 29 siti archeologici di Roma e dintorni, in un periodo compreso tra il Paleolitico Superiore e l’Era Moderna, hanno permesso di descrivere l'origine, i flussi migratori e i cambiamenti che hanno riguardato gli antichi Romani e gli abitanti delle regioni italiane limitrofe nel corso degli ultimi 12.000 anni.

Il quadro emerso dallo studio racconta il divenire della Città Eterna da una nuova prospettiva, confermando quanto è stato appreso fino a oggi dalle fonti, dagli archivi e dalle ricerche antropologiche ed archeologiche, ma aggiungendo nuovi dati e prospettive: ad esempio, circa 8000 anni fa l’area era già popolata da cacciatori-raccoglitori, e si arricchisce della presenza di agricoltori di origine mediorientale (anatolici e sorprendentemente anche iraniani); successivamente, tra 5.000 e 3.000 anni fa, i DNA analizzati restituiscono l’arrivo di popolazioni dalla steppa ucraina. Con la nascita di Roma e il costituirsi dell’Impero Romano, la variabilità genetica cambia e incrementa ulteriormente. Per questo momento, il DNA “legge” arrivi dai diversi territori dell’impero, con una predominanza dalle aree mediterranee orientali e soprattutto dal Vicino Oriente. Gli eventi storici segnati dalla scissione dell’Impero prima e dalla nascita del Sacro Romano Impero comportano un afflusso di ascendenza dall'Europa centrale e settentrionale.

“Non ci aspettavamo di trovare una così ampia diversità genetica già al tempo delle origini di Roma, con individui aventi antenati provenienti dal Nord Africa, dal Vicino Oriente e dalle regioni del Mediterraneo europeo", sottolinea Ron Pinhasi, che insegna Antropologia evolutiva all'Università di Vienna nonché uno dei senior authors dello studio, insieme a Jonathan Pritchard, docente di Genetica e Biologia all’Università di Stanford e ad Alfredo Coppa, docente di Antropologia fisica alla Sapienza.

Ma per gli autori la parte più interessante doveva ancora venire. Sebbene Roma fosse iniziata come una semplice città-stato, in una manciata di secoli conquistò il controllo di un impero che si estendeva fino al nord con la Gran Bretagna, a sud nel Nord Africa e ad est in Siria, Giordania e Iraq.  L'espansione dell'impero facilitò il movimento e l'interazione delle persone attraverso reti commerciali, nuove infrastrutture stradali, campagne militari e schiavitù. Le fonti e le testimonianze archeologiche indicano la presenza di stretti collegamenti tra Roma e tutte le altre parti dell'impero. Roma, infatti, basava la sua prosperità su beni commerciali provenienti da ogni angolo del mondo allora conosciuto.

I ricercatori hanno scoperto che la genetica non solo conferma il quadro storico-archeologico, ma lo rende più complesso e articolato. Nel periodo imperiale, si assiste ad un enorme cambiamento nell’ascendenza dei Romani: prevale l’incidenza di antenati che provenivano dal Vicino Oriente, probabilmente a causa della presenza in quei luoghi di popolazioni più numerose, rispetto a quelle dei confini occidentali dell'Impero romano.

"L'analisi del DNA ha rivelato che, mentre l'Impero Romano si espandeva nel Mar Mediterraneo, immigranti dal Vicino Oriente, Europa e Nord Africa si sono stabiliti a Roma, cambiando sensibilmente il volto di una delle prime grandi città del mondo antico”, riporta Pritchard, membro di Stanford Bio-X.

I secoli successivi sono caratterizzati da eventi tumultuosi come il trasferimento della capitale a Costantinopoli, la scissione dell'Impero, le malattie che decimarono la popolazione di Roma e infine la serie di invasioni, tra cui il saccheggio di Roma da parte dei Visigoti nel 410 d.C. Tutti questi eventi hanno lasciato il segno sull’ascendenza della città, che si è spostata dal Mediterraneo orientale verso l'Europa occidentale. Allo stesso modo, l'ascesa del Sacro Romano Impero comporta un afflusso di ascendenza dall'Europa centrale e settentrionale.

"Per la prima volta uno studio di così grande portata è applicato alla capitale di uno dei più grandi imperi dell'antichità, Roma, svelando aspetti sconosciuti di una grande civiltà classica", dichiara Alfredo Coppa.

"Assistiamo al coronamento di 30 anni di ricerche del Museo delle Civiltà sull'antropologia dei Romani e un nuovo tassello si è aggiunto alla comprensione di quella società così complessa ma per molti versi ancora così misteriosa" aggiungono Alessandra Sperduti e Luca Bondioli del Museo delle Civiltà di Roma.

Lo studio su Roma è stato affrontato con le più moderne tecnologie per il DNA antico che questo gruppo di ricerca utilizza da oltre un decennio, allo scopo di chiarire dettagli non leggibili nel record storico, ha affermato Pritchard. "I documenti storici e archeologici ci raccontano molto sulla storia politica e sui contatti di vario genere con luoghi diversi – ad esempio commercio e schiavitù – ma quei documenti forniscono informazioni limitate sulla composizione genetica della popolazione". “I dati sul DNA antico costituiscono una nuova fonte di informazioni che rispecchia molto bene la storia sociale di individui di Roma nel tempo", afferma Ron Pinhasi. "Nel nostro studio ci siamo avvalsi della collaborazione e del supporto di un gran numero di archeologi e antropologi che, aprendo per noi i loro archivi, ci hanno permesso di inquadrare e interpretare meglio i risultati", aggiunge Alfredo Coppa.

Riferimenti:

Ancient Rome: A genetic crossroads of Europe and the Mediterranean - Margaret L. Antonio, Ziyue Gao, Hannah M. Moots, Michaela Lucci, Francesca Candilio, Susanna Sawyer, Victoria Oberreiter, Diego Calderon, Katharina Devitofranceschi, Rachael C. Aikens, Serena Aneli, Fulvio Bartoli, Alessandro Bedini, Olivia Cheronet, Daniel J. Cotter, Daniel M. Fernandes, Gabriella Gasperetti, Renata Grifoni, Alessandro Guidi, Francesco La Pastina, Ersilia Loreti, Daniele Manacorda, Giuseppe Matullo, Simona Morretta, Alessia Nava, Vincenzo Fiocchi Nicolai, Federico Nomi, Carlo Pavolini, Massimo Pentiricci, Philippe Pergola, Marina Piranomonte, Ryan Schmidt, Giandomenico Spinola, Alessandra Sperduti, Mauro Rubini, Luca Bondioli, Alfredo Coppa, Ron Pinhasi, Jonathan K. Pritchard – Nature (2019) DOI 10.1126/science.aay6826


Carthago. Il mito della città rivive in una mostra al Colosseo

Dimenticate gli stereotipi studiati a scuola e immaginate strade polverose, profumi orientali e lusso. Cartagine e il suo mito vanno oltre la storia romana e il Parco Archeologico del Colosseo ci propone un inedito racconto dell'eterna  nemica di Roma senza il filtro dei vincitori.

Le storie di Cartagine e Roma si intrecceranno in diversi momenti della storia, contrassegnati prima da reciproca indifferenza e poi da una lotta per il potere senza esclusioni di colpi che vedrà vittorie e sconfitte a nord e sud della penisola italica e del Mar Mediterraneo. Roma sarà l’unica vincitrice, Marco Porcio Catone al termine di ogni suo discorso in Senato e fino al 149 a.C. pronuncerà la famosa frase latina “Carthago delenda est” e l’unica testimonianza narrativa sarà sempre e solo quella della vincitrice.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Tanti degli stereotipi ricevuti dal passato sono stati accolti e variamente rielaborati senza rimuovere, anzi talvolta rafforzando, l’idea centrale di Cartagine come alterità. Ma la ricerca filologica ed archeologica, in questi anni ha saputo raccogliere la voce di Cartagine e renderla autonoma, così come si vuole raccontare proprio in questa mostra.

Il titolo scelto, Carthago (resa latina del nome punico della città), evidenzia la centralità di Cartagine ma, al tempo stesso, ne sottolinea l’importanza rivestita dalla dialettica con Roma. La stessa Roma, sede della mostra, è chiamata infatti a raccontare ora Cartagine in un modo diverso. La via di presentazione scelta è stata quella di fornire un grande affresco storico generale, prevedendo molteplici possibilità di fruizione.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Ampio sarà il racconto cronologico nel narrare, in parallelo, le vicende delle due grandi potenze del Mediterraneo, Cartagine e Roma, che cominciano ad entrare in contrasto quando ancora Roma era limitata nel suo ruolo di osservatrice delle alleanze e dei giochi di potere nel Mare Nostrum. La mostra andrà ben oltre le guerre puniche e Annibale e ha la volontà di raccontare al grande pubblico la fondazione dell’Oriente fenicio, la cultura degli abitanti, la ricchezza e la fortuna degli scambi commerciali nella fase che va dalle guerre puniche, III secolo a.C. e fino all’età augustea, sino a giungere al lungo e complesso processo di romanizzazione che portò Roma nella battaglia delle Egadi del 241 a.C. a distruggere e annientare la potente flotta cartaginese, l’unica potenza mediterranea che poteva giocarsela su più fronti contro Roma. E proprio dalle Egadi provengono numerosi reperti frutto di numerose campagne subacquee condotte dal compianto ex Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa che tanto lavoro aveva dedicato proprio a questa battaglia, ai suoi esiti e alle dinamiche di scontro tra le due flotte.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Il percorso narrativo, inoltre, andrà ben oltre la distruzione devastante della città punica e i curatori, nello spazio espositivo allestito nei pressi del Foro Romano e del tempio di Romolo, racconteranno la nuova Colonia Concordia Iulia Carthago che per tutta l’età imperiale si distinguerà per la sua superficie di oltre 200 ettari e che sarà sede di domus lussuose e grandi edifici da spettacolo noti in tutto il Mediterraneo.

Un’esposizione che, come racconta l’ideatrice nonché Direttore del Parco Archeologico del Colosseo – Alfonsina Russo – “restituisce la forza e la fortuna dell’incontro – scontro delle diverse culture insediate lungo le rive del nostro mare”.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Forza del percorso le diverse testimonianze che giungono dal museo del Bardo di Tunisi che vuole rilanciare la sua immagine dopo il doloroso attentato del 18 marzo 2015 durante il quale hanno perso la vita numerosi turisti. Una testimonianza quindi di grande rispetto per uno dei musei archeologici più belli e ricchi al mondo.

Sezioni della mostra: Fondazione e storia – Le origini orientali: La Fenicia e le sue città - I Fenici: navigatori, commercianti, artigiani - L’espansione fenicia nel Mediterraneo - La navigazione e il commercio - L’espansione cartaginese nel Mediterraneo – La città di Cartagine: l’urbanistica - Vita politica e amministrativa - Arti e artigianato - Cibo per gli dei, cibo per gli uomini: l’alimentazione - Culti e riti - Il Tofet - Il mondo funerario - Cartagine e Roma - Dal dominio cartaginese a quello romano: un complesso gioco di interscambio culturale - Cartagine all’indomani della fine della III Guerra Punica - La Colonia Concordia Iulia Carthago - Domus e autocelebrazione del dominus - La Cartagine cristiana - La riscoperta di Cartagine - Cartagine nell’immaginario moderno e contemporaneo.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Alla mostra si accompagnano due pubblicazioni edite da Electa. Il volume di studi, dai numerosi contributi, fornisce un grande affresco storico generale, sorretto da rigorose e aggiornate basi scientifiche. Privilegia alcune chiavi di lettura che mirano a introdurre il lettore nella realtà antica e, al tempo stesso, a consentirgli una riflessione su fenomeni moderni in qualche modo comparabili. A questa pubblicazione si affianca un’agile guida, bilingue italiano e inglese, che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della rassegna e nel percorso espositivo al Foro Romano.

Carthago. Il mito immortale è la prima grande mostra dedicata alla storia e alla potenza di una delle città più affascinanti del Mediterraneo che si snoderà tra gli spazi del Colosseo e del Foro Romano, del tempio di Romolo e della Rampa Imperiale con oltre quattrocento reperti provenienti da prestigiosi musei internazionali e frutto di un lavoro di cooperazione internazionale.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

L’esposizione, promossa dal Parco archeologico del Colosseo, con l’organizzazione di Electa, è allestita fino al 29 marzo 2020.


Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Da Pompei alle Cicladi. In mostra storie di gioielli e vanità

Una nuova mostra è stata inaugurata presso il Parco archeologico di Pompei dal titolo: “Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei” che ha come tema conduttore il piacere effimero e il lusso esibito attraverso gli oggetti preziosi e raffinati del piacere femminile. A confronto, in un percorso articolato nel portico ovest della Palestra Grande degli scavi, monili provenienti dall'area cicladica e oggetti preziosi dai vari siti della Campania, con al centro Pompei. Gemme, collane, bracciali, orecchini, fibule, anelli e armille in oro, argento, bronzo, pasta vitrea, ambra, corallo, delineano un rapporto  di evoluzione e continuità tra le fabbriche greche e quelle italiche attraverso quella culla comune di idee, scambi e genti che è il Mediterraneo.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Gli oggetti preziosi in sé non sono solo simbolo di una bellezza effimera, ma attraverso i luoghi di produzione e le modalità di rinvenimento raccontano storie, commerci e viaggi che gli stessi materiali  fanno al di fuori delle rotte canoniche. E in più storie ancora più tragiche che vengono raccontate attraverso i monili provenienti dai luoghi devastati dalla terribile eruzione del Vesuvio ritrovati non all’interno di necropoli ma ancora addosso agli ultimi proprietari, sicuri di portare con se tesori di inestimabile valore ma di fronte alla morte improvvisa ultimi testimoni di vanità.

Mostra Vanity. Foto Paolo Mighetto
Mostra Vanity. Foto Paolo Mighetto

Come non ricordare tra le raffinate testimonianze presenti in mostra la preziosa armilla proveniente da Moregine con all’interno un’incisione assai particolare: “DOMINUS ANCILLAE SUAE”, “il padrone alla sua schiava”, un bracciale d’oro dalla testa di serpente, dono speciale di un padrone alla sua schiava, o il Bracciale d’oro che da il nome anche alla casa in cui fu rinvenuto, dall’incredibile peso di 610 grammi e trovato ancora indosso alla vittima. Il monile è caratterizzato, nella parte terminale, da due teste di serpenti con occhi impreziositi da pietre che reggono tra le fauci un disco con la raffigurazione della dea Selene, la luna, rappresentata come fanciulla con capo coronato da una mezzaluna circondata da sette stelle mentre solleva le braccia per trattenere un velo rigonfio. Da Pompei oltre ai gioielli, provengono numerosi oggetti da toletta afferenti alla sfera femminile e strumenti fondamentali per la bellezza e la cura del corpo. Di particolare pregio anche amuleti intagliati o incisi in forma di divinità, talora di provenienza orientale, come Diana e Iside e gli orecchini, probabilmente il più tipico ornamento femminile indossato dalle bambine sin dall’infanzia, indipendentemente dal ceto sociale d’ appartenenza.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Da Ercolano provengono numerosi gioielli in mostra che danno l’idea della ricchezza che anche questa città doveva avere prima della distruzione del Vesuvio. Come a Pompei, anche qui i gioielli sono stati spesso ritrovati accanto ai corpi delle vittime, sia indossati casualmente sia come prezioso bottino da portare durante la fuga.

La mostra, progettata da Kois Associated Architects, segue un percorso espositivo cronologico che parte dalla tarda età del Bronzo in area Cicladica fino all’eruzione del 79 d.C., e geografico (le Cicladi, la Campania e Pompei). L’allestimento che risulta d’impatto e particolarmente elegante, vive del contrasto tra il materiale di colore scuro con cui sono state realizzate le teche e che rimandano alla tragicità dell’eruzione e del contrasto con il luccichio brillante degli oggetti in mostra. Ad animare inoltre il percorso, volti e figure da affreschi pompeiani, reinterpretati e presentati in chiave contemporanea, pop.

"Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei" è un’iniziativa che nasce dalla collaborazione tra il Parco archeologico di Pompei e l’Eforia delle Cicladi, finalizzata alla più ampia realizzazione di programmi comuni di studio, ricerca, promozione e ampliamento della conoscenza delle rispettive realtà archeologiche, in passato strettamente collegate.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

“A conferma degli stretti legami tra le diverse aree del Mediterraneo – dichiara Massimo Osanna, curatore della mostra – i gioielli provenienti da Delos e dalle altre Cicladi saranno esposti accanto a gioielli coevi provenienti principalmente da Pompei, e, in alcuni casi, da altri siti rilevanti dell’area campana, con due approfondimenti, agli opposti estremi cronologici, sulle Cicladi e sulla loro straordinaria civiltà preistorica, e, per l’età romana, su Pompei e sugli altri siti vesuviani, nei quali la distruzione del 79 d.C. ha determinato la conservazione di uno straordinario assortimento di gioielli, eccezionale dal punto di vista quantitativo e ritenuto pressoché unico nel mondo antico. La mostra si estenderà in una delle aree più suggestive di Pompei, già da tempo destinata a diventare contenitore espositivo, una teca nella teca, all’interno di uno dei monumenti simbolo della città romana: il portico occidentale della Palestra Grande, appositamente chiuso per l’occasione, con un apprestamento che potrà essere adoperato anche per successive esposizioni.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

“I gioielli provenienti da Delos e in generale dalle Cicladi – aggiunge Demetrios Athanasoulis, Eforo delle Cicladi e co-curatore della mostra – offrono una panoramica più variegata dal punto di vista della cronologia e dei contesti di provenienza (necropoli, abitati, santuari). Tra i gioielli greci, eccezionali sono quelli provenienti da Delos, in particolare dall’abitato, risalenti a un periodo in cui strettissimi erano i rapporti commerciali e culturali tra l’area campana e l’isola cicladica, porto franco frequentato da mercanti di tutto il Mediterraneo, con una massiccia presenza di negotiatores italici”.

Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei
Mostra Vanity. Courtesy Parco archeologico di Pompei

Pompei e Delos – dichiara il Direttore ad interim Alfonsina Russo - oltre all’eccezionale stato di conservazione che li contraddistingue e alla grande importanza dell’architettura pubblica e residenziale, hanno vissuto, analogamente, “un’epoca d’oro” intorno al II secolo a.C. Il benessere e la prosperità, testimoniati dai numerosi oggetti preziosi esposti, sono appunto l’espressione di un’economia in espansione che accomunava entrambe le realtà, tra loro connesse. Se da un lato Delos ha avuto stretti rapporti con l’Italia e in particolare con la Campania, dall’altro il territorio pompeiano ha costituito un contesto in cui il mondo greco e quello romano si sono intrecciati in un dialogo unico.”

La mostra è visitabile dal 10 maggio al 5 agosto 2019 presso la Palestra Grande degli scavi di Pompei, portico ovest.