Un nuovo studio sul DNA antico degli Etruschi è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances ed è stato condotto da studiosi provenienti dall’Italia (Università di Firenze, Università di Siena, Università di Ferrara, Museo della Civiltà di Roma), Germania, Stati Uniti, Danimarca e Regno Unito.

La civiltà etrusca da sempre è stata oggetto di ipotesi varie e spesso poco credibili che ha incuriosito sia i più prossimi contemporanei degli Etruschi sia studiosi moderni. Gli Etruschi si sono distinti per la particolare abilità metallurgica e per l’uso di una lingua non indoeuropea ormai estinta con dibattiti infiniti che hanno interessato e coinvolto anche storici illustri come Erodoto.

Lo studio è stato condotto esaminando il genoma di 82 individui dell’Italia centrale e meridionale in un arco cronologico che va dall’800 a.C. all’anno 1000.

Cosa mostrano i risultati? Gli Etruschi nonostante le loro caratteristiche uniche erano imparentati con i vicini Italici e nel corso dei secoli hanno subito importanti trasformazioni genetiche spesso associate ad eventi storici successivi legati alle conquiste sul suolo italico.

Carta geografica della penisola italiana (a destra) e uno zoom che indica il massimo di estensione dei territori etruschi e la posizione e il numero di individui per ciascun sito archeologico analizzato in questo studio.
Credits Michelle O’ Reilly

Già nell’immaginario degli antichi storici la stessa lingua etrusca portava ad interpretazioni più disparate sulla loro origine. Erodoto puntava all’influenza di elementi culturali greci per sostenere che gli Etruschi discendessero da gruppi migratori provenienti da aree anatoliche o egee. Diversamente, Dionigi di Alicarnasso sosteneva che fossero una popolazione autoctona, sviluppata localmente dalla cultura villanoviana dell’età del bronzo.

L’ipotesi di un’origine autoctona, secondo molti, non rivelerebbe nulla di nuovo essendo già stata teorizzata anche in passato ma la novità sta proprio nello studio avanzato condotto dai ricercatori che per la prima volta hanno indagato genomi completi  con risultati altamente indicativi sull’origine di questa popolazione.

Etruschi, sarcofago degli sposi. Foto: Alessandra Randazzo

Il team internazionale ha raccolto informazioni genomiche su un arco temporale di quasi 2000 anni, mettendo in relazione dodici siti archeologici ed evidenziando che non ci sono prove genetiche di un recente movimento di popolazioni dall’Anatolia. Gli Etruschi hanno condiviso il profilo genetico dei Latini della vicina Roma e molti dei loro antenati provenivano dalla steppa Eurasiatica durante l’età del bronzo.

Ancora da studiare la persistenza di una lingua non indoeuropea in Etruria, fenomeno intrigante con teorie varie e spesso poco scientifiche che richiederà ulteriori indagini storiche, archeologiche, linguistiche e genetiche.

Questa persistenza linguistica, combinata con un ricambio genetico, sfida la tesi che i geni siano uguali alle lingue .”, afferma David Caramelli, docente di Antropologia dell’Ateneo fiorentinoe suggerisce uno scenario più complesso che potrebbe aver coinvolto l’assimilazione dei primi popoli italici da parte della comunità linguistica etrusca, forse durante un periodo prolungato di mescolanza nel secondo millennio a.C.”.

Lo studio del DNA antico è stato fondamentale per capire ulteriormente quali fenomeni storici abbiano interessato l’Italia nel corso dei secoli. Per almeno 800 anni il patrimonio genetico etrusco è rimasto inalterato, in un periodo  compreso tra l’età del ferro e il periodo della repubblica romana.

Successivamente, durante il periodo imperiale che ha sensibilmente incrementato lo scambio di commerci, persone, schiavi in tutto il Mediterraneo e oltre, l’Italia centrale ha subito un cambiamento genetico su larga scala soprattutto con molti apporti dal Mediterraneo orientale. Dopo il crollo dell’impero romano, antenati dell’Europa settentrionale si sono diffusi nella penisola italiana. Migranti germanici compresi individui associati al Regno Longobardo potrebbero aver lasciato un impatto genetico rintracciabile sul paesaggio genetico dell’Italia centrale.

Nelle regioni della Toscana, del Lazio e della Basilicata il patrimonio genetico della popolazione è rimasto poi in gran parte continuo tra l’Alto Medioevo e oggi. Questo dato lascia intendere che il principale pool genetico delle persone attuali dell’Italia centrale e meridionale si sia in gran parte formato almeno 1000 anni fa.

Sebbene i dati sul DNA antico da tutta Italia siano ancora parziali, i cambiamenti di discendenza in Toscana e nel Lazio settentrionale simili a quelli riportati per la città di Roma e i suoi dintorni suggeriscono che gli eventi storici durante il I millennio d.C. abbiano avuto un impatto importante sulle trasformazioni genetiche in gran parte della penisola italiana.