All’Università Ca’ Foscari tre giorni di convegno internazionale sul sistema della FAIDA, 9-11 giugno

LA FAIDA COME RISOLUZIONE DEI CONFLITTI DAL MEDIOEVO ALL’ETA’ MODERNA. FOCUS SULLA VENEZIA DEL XVI-XVII SECOLO

Punto di partenza del convegno è il progetto di ricerca cafoscarino del Prof. Darko Darovec, finanziato dalla UE con borsa ‘Marie Curie’

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VENEZIA –  Vendetta chiama vendetta. Questa regola non scritta ha da sempre rappresentato un forte rischio per le piccole comunità parentali, che per ostilità legate all’onore potevano annientarsi l’un l’altra. La faida, termine che oggi è espressione di bieca e truce violenza, ha invece rappresentato un sistema giuridico che per secoli svolse una funzione importante sul piano del controllo sociale e delle diverse rappresentazioni culturali.
Per approfondire i molteplici aspetti storico-antropologici della faida, a Ca’ Foscari si danno appuntamento per  tre giorni di convegno, FAIDA Feud and blood feud between customary law and legal process in medieval and early modern Europe (9-11 giugno, tra l’Aula Magna Silvio Trentin e Palazzo Malcanton Marcorà), studiosi ed esperti di diverse discipline provenienti dagli atenei di Warwick, York, Cambridge, Istanbul, Marsiglia, Tolosa, Barcellona, Corsica, Stati Uniti (Harvard, Duke, Northwestern University Chicago), Slovenia, Croazia e da varie università italiane.
Moltissimi aspetti legati alla faida sotto la lente degli studiosi, che analizzano anche il peculiare contesto di Venezia e dell’entroterra veneto tra il ‘500 e il ‘600, l’Istria, la Dalmazia e l’Albania. Si esamina il rapporto tra faida, vendetta, banditismo, consuetudini e procedure legali nella Terraferma veneta e nel Stato da Mar del Seicento, attraverso l’avventurosa vicenda di Zuanne delle Tavole, capo di una banda di ladri, incendiari e omicidi; si studia la vendetta popolare nella Venezia del ‘500, dove la cronaca del tempo ha ispirato una serie di testi letterari in dialetto venezianoche hanno per protagonisti rappresentanti dei più bassi strati cittadini; si indagano le manifestazioni della faida e della vendetta all’interno del patriziato veneziano.

Secondo  Darko Darovec, esperto cafoscarino di faida, dal Basso Medioevo fino al XIX° secolo ha rappresentato un metodo per mantenere la pace tra le comunità più efficace di quello moderno, dove è lo Stato ad occuparsi delle risoluzioni.
Il Prof. Darovec ha condotto una ricerca di due anni, 2015-2016, finanziata dai fondi Marie Curie dell’Unione Europea, evidenziando come questo sistema consuetudinario sia un tassello fondamentale per comprendere la struttura della società europea di oggi.
Supervisor del progetto è il prof. Claudio Povolo, che a sua volta si è a lungo occupato delle relazioni intercorse tra sistema della vendetta e istituzioni giudiziarie di antico regime.
«Fino al XIX° secolo si può considerare la faida come l’odierno Tribunale, un sistema funzionale per mantenere la pace e risolvere le controversie. – Spiega il Prof. Darovec – In un sistema dove l’onore, i valori e l’educazione sono più importanti, le risoluzioni pacifiche erano più convenienti per tutti. Di solito i conflitti prevedevano tre fasi successive al ‘torto’: il dono, la tregua, la pace perpetua. Si trattava di un procedimento basato su regole consuetudinarie, leggi non scritte, che proprio per questa loro natura duravano nel tempo senza essere cambiate e stravolte. Le famiglie o le piccole comunità sapevano che ogni conflitto avrebbe procurato perdite e risarcimenti, ed erano interessate a mantenere la pace. Quando lo Stato è subentrato alla consuetudine della faida, i conflitti sono esplosi in modo molto più esteso, portando per esempio alle due Guerre Mondiali del ‘900».
Il Prof. Povolo mette l’accento sul piano costituzionale della faida, ancora poco analizzato dalla storiografia ma che, secondo l’esperto « è un aspetto che se sul piano più generale era contraddistinto da valori condivisi, nelle sue specificità era definito dal concetto di iurisdictio, che caratterizzava lo stato policentrico del medioevo e dell’antico regime. Laiurisdictio stabiliva la sfera giurisdizionale sul piano politico e giudiziario e il valore stesso dei confini. Il profilo costituzionale contrassegnava sia il sistema della vendetta che le sue caratteristiche specifiche (intensità, durata, estensione dei gruppi coinvolti) e le sue interconnessioni con il sistema giudiziario (gestito da professionisti, procedure più o meno elaborate, sottoposto o meno a interferenze esterne)».
L’evento, promosso dal Dipartimento di Studi Umanistici, si svolgerà nell’ambito della ricerca condotta dal prof. Darko Darovec e fornirà una visione a 360° su questo campo di studi in continua crescita, tassello fondamentale per comprendere la società europea dei giorni nostri.
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LA VENDETTA POPOLARE NELLA VENEZIA DEL CINQUECENTO.

FRA LETTERATURA E DOCUMENTI D’ARCHIVIO

Riccardo Drusi

Università Ca’ Foscari Venezia

Una cospicua serie di testi letterari cinquecenteschi in dialetto veneziano ha per protagonisti rappresentanti dei più bassi strati cittadini, colti nel contrasto – spesso armato – con rivali in amore o con avversari d fazione. Questa tradizione, espressasi soprattutto in versi e diffusa dalle modeste edizioncine da colportage, è stata intepretata come la rilettura in chiave parodicamente epica di generici casi di violenza urbana: letteratura disimpegnata e per palati grossolani, essa non avrebbe dunque implicato alcun effettivo e peculiare rapporto con la cronaca del tempo. Un esame della documentazione d’archivio sincrona pertinente alle condanne per ferimento, omicidio e violenza carnale profila invece un retroterra diverso, affatto complementare a quelle manifestazioni letterarie e in grado di caratterizzarle in senso ampiamente realistico.

VENDETTA E BANDITISMO NEL SECONDO DECENNIO DEL SEICENTO: IL CASO DI ZUANNE DALLE TAVOLE

Luca Rossetto

Università Ca’ Foscari Venezia

Tra il 1616 ed il 1618 le più importanti magistrature veneziane, Consiglio dei Dieci in primis, furono investite del caso di una banda di individui che scorrazzava nel territorio trevigiano della podesteria di Castelfranco, ed aree confinanti (padovano e vicentino), rendendosi responsabile, tra l’altro, di azioni quali ruberie, incendi ed omicidi. Protagonista inafferrabile di tali episodi e capo indiscusso di quel gruppo di uomini era un soggetto molto particolare: Zuanne Dalle Tavole, un ex sacerdote, già curato della parrocchia di Bessica di Loria, della stessa podesteria castellana. La ricostruzione della sua avventurosa vicenda e l’analisi delle contromisure messe in atto dalla Dominante, anche con l’ausilio delle autorità periferiche a ciò delegate, per neutralizzarne l’operato costituiscono il nucleo principale del contenuto del presente contributo. Un case study certamente singolare ma quanto mai significativo per approfondire la tematica della natura del rapporto tra faida, vendetta, banditismo, consuetudini e procedure legali nel peculiare contesto della Terraferma veneta del secondo decennio del Seicento.

FAIDA E PENA DEL BANDO A VENEZIA: RELAZIONE TRA ASPETTI COSTITUZIONALI, CONFLITTUALITÀ E FAMIGLIE PATRIZIE TRA XV° E XVI° SECOLO

Andrew Vidali

Università Ca’ Foscari Venezia

La seguente ricerca intende approfondire i risultati ottenuti da una prima analisi delle manifestazioni della faida e della vendetta all’interno della realtà sociale del patriziato veneziano. Partendo dalla constatazione di come la gestione di tale forma di violenza all’interno della società lagunare presenti evidenti analogie con le altre realtà italiane, ad esempio nel campo della ritualità processuale, è opportuno ampliare ora il raggio dell’indagine: al centro di tale disamina si pongono le interrelazioni tra aspetti costituzionali, il sistema della conflittualità e le parentele.

Queste connessioni trovano forse una loro precisa convergenza nella pena del bando: questa sanzione si configura infatti come momento d’incontro delle istanze giudiziarie e delle necessità di raggiungere la pacificazione tra i gruppi contrapposti. L’allontanamento dell’offensore garantisce lo spazio per l’intervento delle parentele, finalizzato al conseguimento della charta pacis, imprescindibile per la remissione dello stesso bando e il rientro del bandito nella società: una dinamica ben presente anche all’interno della realtà veneziana e che rappresenta un’evidente commistione tra forme consuetudinarie e dotte della giustizia. Oltre ad un’analisi della politica bannitoria promulgata dalla Dominante nel corso del XV e inizio XVI secolo, si cercherà anche di scoprire quali siano stati gli effetti indotti dall’acquisizione di un dominio territoriale, nella penisola italiana a inizio ‘400, sull’utilizzo di tale strumento giudiziario. La domanda a cui si vuole dare una risposta è la seguente: come venne gestita la pena del bando da parte di una città-stato provvista di un ristretto dominio diretto sull’ambiente lagunare, il Dogado, nel momento in cui essa estese la propria sovranità su nuove realtà territoriali? E quali furono continuità e discontinuità fino alla prima metà del XVI secolo?

THE CONFLICTS AMONG THE VENETIAN PATRICIATE AT THE BEGINNING OF THE 17th CENTURY

Stefano Crocicchia

Università Ca’ Foscari di Venezia, Université de Rouen

Seventeenth Century Venice already had the feel of a veritable «iron age». It was a time of internal conflict amongst a noble class that was anything but homogeneous. In fact, during this period, the partition that divided the Venetian society, which had been boiling beneath the surface during the previous century, finally burst out into the open. The two factions that had been developing within the political society, the Giovani, who opposed Spain and Rome, and the Vecchi, who favoured the policies of both, alone cannot account for the explosion of political conflict that broke out across Venice. In fact, up until the second half of the 16th Century, these feuds had been contained by the despotism of the Council of Ten, whose iron hand imposed its will on the noble class. However, when the Council’s authority was called into question, political strife spiralled out of control. The two correzioni that took place in 1582 and 1628, in order to regulate the power of the Council of Ten which was then under the influence of the richest patricians, were the main mark of this evolution. And in the second one, a great impact had the sequence of events in which were involved the families of the Doge Giovanni Corner and of Renier Zen, that reached his peak on the occasion of the aggression suffered by the Zen, at that time Chief of the Council of Ten, at the hands of the Doge’s son.

 
Testi dall’Ufficio Comunicazione Università Ca’ Foscari Venezia.
L’Università Ca’ Foscari a Venezia, foto di Stefano Remo, da WikipediaCC BY-SA 3.0.