Leonardo e Dürer: "incontro" a Venezia. Video intervista con Giovanni Maria Fara

Aggiungiamo un tassello all’immenso mosaico dell’eredità di Leonardo Da Vinci a 500 anni dalla morte, esplorandone l'influenza su un altro grande della cultura e dell’arte rinascimentale, l’incisore tedesco Albrecht Dürer.

I due maestri probabilmente non si incontrarono mai, ma diversi indizi rivelano che Dürer conobbe direttamente opere di Leonardo e ne fu affascinato al punto da riprodurle, fatto unico nella produzione artistica del grande incisore tedesco. E il luogo principe di questo incontro artistico fu la Venezia di inizio Cinquecentocome ci spiega per la rubrica #fattixconoscere Giovanni Maria Fara, professore di Storia dell'arte moderna a Ca' Foscari.

L'intervista è stata realizzata a Palazzo Sturm, dove i Musei Civici di Bassano del Grappa hanno aperto la mostra "Albrecht Dürer. La collezione Remondini", aperta dal 20 aprile al 30 settembre 2019.

Leonardo da Vinci hand
Leonardo da Vinci - presumed self-portrait - WGA12798, red chalk on paper, 333x213 mm, Royal Library of Turin.

Testo da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia


Università Ca' Foscari Venezia

Concerto Mediterraneo al Teatro Ca' Foscari

Martedì 30 aprile ore 20.30 al Teatro Ca’ Foscari a Santa Marta

CONCERTO MEDITERRANEO AL TEATRO CA’ FOSCARI

UN VIAGGIO ATTRAVERSO IL MARE E LE SUE TERRE

Opera musicale di Giacomo Cuticchio

 

VENEZIA – Evento speciale, martedì 30 aprile, al Teatro Ca’ Foscari a Santa Marta: il Concerto Mediterraneo di Giacomo Cuticchio, 14 strumentisti sul palco per un’opera musicale dedicata al mare e alle sue terre.

L’opera è dedicata a chi non è riuscito ad oltrepassare il Mar Mediterraneo e raccoglie suoni, caratteri e suggestioni tipici della Sicilia, madre e culla di svariate civiltà.

Spettacolo a ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Le prenotazioni sono aperte all'indirizzo  [email protected]

La suite per fiati, legni, ottoni ed archi vede come strumento protagonista il pianoforte e si sviluppa in tre quadri.

Nel primo tempo - in tre movimenti: Audace, Largo, Vivace - viene eseguito l’omonimo piano concerto dal quale prende nome l’intero spettacolo.

Le suggestioni dell'epica mediterranea, che caratterizza la ricerca di Cuticchio, ci conducono al secondo quadro. Una Suite di cinque movimenti intitolata Rosa dei Venti.

Con il terzo quadro, Rapsodia Fantastica, si conclude il concerto. Si tratta di un omaggio che Cuticchio ha voluto dedicare al proprio mestiere di oprante-puparo, che lo ha formato sin dalla prima infanzia e che lo ha fortemente influenzato anche nella vita musicale. Qui si alternano le agilità dei fiati e le profondità morbide e rugose dei legni con gli ottoni guerrieri e gli archi leggiadri, in un persistente cimento tra aperture solistiche e colore orchestrale.

Il pianoforte di Giacomo prende parte all’Opera come strumento portante e concertante dell’intero album, così come l’antico pianino a cilindro cui la tradizione assegna il ruolo di commentatore musicale degli spettacoli del Teatro dei Pupi, quel pianino che Giacomo suonava da bambino agli inizi del suo apprendistato di puparo e musicista.

Giacomo Cuticchio, nato a Palermo nel 1982, è compositore, pianista ed erede di una delle più robuste e vitali tradizioni teatrali siciliane. Figlio e nipote di maestri pupari, la sua formazione d’artista ha luogo nella cornice di estremo rigore e attenzione che caratterizza l’attività teatrale di famiglia. L’inclinazione per la musica del piccolo Giacomo ha trovato fertilissima terra tra i suoni del pianino, che tradizionalmente scandisce e commenta le vicende dei paladini di Francia, e lo  straordinario e prezioso esercizio della vocalità propria dell’Opra e del cunto. Il casuale incontro con la musica di Philip Glass e la sempre viva attenzione per la musica antica, rinascimentale e barocca, hanno indicato a un ancor giovanissimo Giacomo il sentiero a lui congeniale, ponendosi a ideali cardini di una ricerca sulle radici della musica, per tantissimi versi analoga agli sforzi del padre Mimmo, di innovazione dell’Opra a partire dalla sue fondamenta.

Alla base dello straordinario intuito di Giacomo Cuticchio per il suono e per la sua drammaturgia è possibile rintracciare, con una certa sicurezza, la prassi del cunto, di cui il padre Mimmo è l’ultimo degli autentici eredi: come nel cunto, attraverso l’alterazione ritmica del respiro, la parola si fa canto, liberando la propria anima sonora, così, con la medesima naturalezza, nella musica di Giacomo i suoni diventano tangibile, udibile forma. La tradizione in cui Giacomo Cuticchio è nato si lega con le grandi esperienze della modernità musicale, lungo il crinale sottilissimo tra il respiro e la parola, tra il suono e il suono organizzato, tra un senno costantemente smarrito e ritrovato al suono di un antico pianino. Al ritmo di un’esistenza umana ancora possibile. [Gianluca Cangemi]

PROGRAMMA

Concerto Mediterraneo: [30’]

  1. Audace
  2. Largo

III. Vivace

Suite Rosa dei Venti: [30’]

  1. Arya
  2. Tramontana

III. Levante

  1. Scirocco
  2. Maestrale

Rapsodia Fantastica: [18’]

  1. Incanto
  2. Autoritratto di Astolfo

III. Finale

ORGANICO

Flauto traverso ALESSANDRO LO GIUDICE

Sax soprano NICOLA MOGAVERO

Fagotto FILIPPO BARRACATO

Tromba 1ª GIOVANNI RE

Tromba 2ª SERGIO CALTAGIRONE

Trombone FABIO PIRO

Tuba DAVIDE LEONE

Pianoforte GIACOMO CUTICCHIO

Violino 1° MARCO BADAMI

Violino 2° FILIPPO DI MAGGIO

Viola MASSIMO CANTONE

Violoncello PAOLO PELLEGRINO

Contrabbasso WALTER ROCCARO

Direttore SALVATORE BARBERI

Università Ca' Foscari Venezia

Testo da Ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo, Università Ca' Foscari Venezia

L’Università Ca’ Foscari a Venezia, foto di Stefano Remo, daWikipediaCC BY-SA 3.0.


Il Piacere del Male. Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000) Ca' Foscari Venezia

Venezia: incontro di studi “Il Piacere del Male. Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000)”

INCONTRO DI STUDI A CA’FOSCARI SU “IL PIACERE DEL MALE”

  

Incontro di studi su “Il Piacere del Male. Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000)”

Aula Baratto, 15 aprile 20019, ore 15.30

in occasione della pubblicazione dell’opera edita nella collana Studi di letterature comparate “I Libri dell’Associazione Sigismondo Malatesta”, 2 voll., Pacini Editore, Pisa 2018

Il Dipartimento di studi linguistici e culturali comparati dell’Università Ca’ Foscari organizza l’incontro di studi su “Il Piacere del Male. Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000)” lunedì 15 aprile alle ore 15.30

Le letterature occidentali fin dalle origini hanno rappresentato l’antitesi tra bene e male in forme diverse, sia nella tradizione biblica che in quella pagana: vizi-virtù, giustizia-ingiustizia, ecc.

A partire dalla fine del Cinquecento tra questi due valori si instaura progressivamente una relazione non più antitetica ma ossimorica e complementare, quella de Il Piacere del Male, di cui per fare esempi famosi si possono citare lo Iago di Shakespeare e il fascinoso Satana del Paradiso perduto di Milton. Una relazione che capovolge la gerarchia tra vizi e virtù rispetto alla tradizione e inaugura una simbiosi che rivendica la duplicità della natura umana, il fascino della seduzione e della perversione.

Un complesso e ampio progetto dell’Associazione Sigismondo Malatesta, ideato e diretto da Paolo Amalfitano, ha indagato con il concorso di sessantadue studiosi delle diverse letterature occidentali questo difficile e paradossale rapporto dal Cinquecento fino ai giorni nostri, attraverso personaggi, testi e autori che ne hanno segnato le metamorfosi: Don Giovanni, Dracula, Swift, Sade, Byron, Poe, Baudelaire, Kafka, Nabokov, Bulgakov, Siti.

De Il Piacere del Male e dei saggi contenuti nei due volumi recentemente pubblicati discuteranno con il curatore Paolo Amalfitano, lunedì 15 aprile alle 15.30, presso l’Aula Baratto a Ca’ Foscari, alcuni illustri studiosi: Mariolina Bertini, Arturo Cattaneo, Stefano Ercolino. Introduce e presiede Flavio Gregori.

Il Piacere del Male. Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000) Ca' Foscari Venezia

Il Piacere del Male

Le rappresentazioni letterarie di un’antinomia morale (1500-2000)

Il Piacere del Male” è un Progetto Malatestiano, ideato e diretto da Paolo Amalfitano, che affronta un argomento le cui radici sono, com’è noto, molto antiche. La ricerca prende le mosse, con alcune indagini retrospettive, da un momento tra sedicesimo e diciassettesimo secolo che segna nelle letterature occidentali una sorta di turning point nella millenaria rappresentazione del bene e del male in cui a quest’antitesi, prima pagana ma soprattutto cristiana, si sostituisce progressivamente un ossimoro: Il Piacere del Male. Una figura che istituisce una relazione capovolta tra vizi e virtù, in cui si rivendica la duplicità della natura umana, si presenta la deviazione dalla norma riconosciuta come un momento di libertà e si propugna, fino al mito decadente della bellezza scissa dalla morale, un ideale, per lo più tragico del piacere, fino agli estremi novecenteschi in cui il bene, ormai cancellato, si manifesta forse solo nel ritorno del “vecchio” ed espulso senso di colpa.

Il Progetto, articolato in cinque gruppi di ricerca, ha dato vita nel 2014 a cinque seminari, coordinati ciascuno da un responsabile scientifico: sul ’500 e ante, Sergio Zatti (Università di Pisa); sul ’600, Loretta Innocenti (Università Ca’Foscari Venezia); sul ’700, Paolo Amalfitano (Università di Napoli “L’Orientale”); sull’800, Luca Pietromarchi (Università di Roma Tre); sul ’900, Stefano Brugnolo (Università di Pisa).

Paolo Amalfitano

Apertura dei lavori

Luis Fernando Beneduzi

Vice Direttore del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati

Loretta Innocenti

Università Ca’ Foscari Venezia

Presiede e introduce

Flavio Gregori

Università Ca’ Foscari Venezia

Intervengono

Mariolina Bertini

Università di Parma

Arturo Cattaneo

Università Cattolica del Sacro Cuore Milano

Stefano Ercolino

Università Ca’ Foscari Venezia

Sarà presente il curatore

Paolo Amalfitano

Università di Napoli “L’Orientale”

 

Testi e immagine da ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo, Università Ca' Foscari Venezia


Incroci di civiltà 2019

Jonathan Coe inaugura la dodicesima edizione di Incroci di Civiltà

JONATHAN COE INAUGURA

INCROCI DI CIVILTÀ

FESTIVAL INTERNAZIONALE DI LETTERATURA

A VENEZIA

Mercoledì 3 aprile alle ore 17.30 al Teatro Goldoni di Venezia

la dodicesima edizione del Festival

Incroci di civiltà 2019VENEZIA - Sarà lo scrittore inglese Jonathan Coe l’autore di La casa del sonnoLa banda dei brocchi, Circolo Chiuso, La pioggia prima che cada e, più recentemente, di quello che è considerato il libro emblema della Brexit, Middle England ad inaugurare al Teatro Carlo Goldoni mercoledì 3 aprile alle ore 17.30 la dodicesima edizione di Incroci di civiltà, il Festival internazionale di letteratura a Venezia, ideato e organizzato dall’Università Ca’ Foscari Venezia – in collaborazione con Fondazione di VeneziaComune di Venezia all’interno del programma ‘le Città in Festa’ e Città Metropolitana di Venezia, con la partnership di BAUER Venezia, Fondazione Musei Civici Venezia  e Marsilio.

 L’inaugurazionemercoledì 3 aprile alle ore 17.30, al Teatro Carlo Goldoni, vedrà la consegna del Premio BAUER – Ca’ Foscari a Jonathan Coe che dialogherà con Flavio Gregori. I temi saranno quelli di Middle England (Feltrinelli), suo ultimo romanzo appena tradotto che descrive la parabola che ha portato l’Inghilterra alla Brexit e lo smarrimento della classe media di fronte a questo nuovo ordine di cose. L’inaugurazione vedrà anche la consegna del Premio BAUER – Giovani alla scrittrice cilena Paulina Flores, autrice giovanissima insignita del premio Bolaño con il suo libro di esordio Che vergogna (Marsilio).

Sempre nello spirito del Festival, anche in questa dodicesima edizione autori prestigiosi e scrittori emergenti verranno accostati in un susseguirsi di presentazioni, dibattiti, riflessioni in cui protagonista è la letteratura in tutte le lingue del mondo. Un palcoscenico che offrirà al vasto pubblico di lettori appassionati una prospettiva privilegiata sulla letteratura contemporanea mondiale.

Dal 3 al 6 aprile 2019 si incontreranno a Venezia ventotto scrittori provenienti da diciannove Paesi: Gran Bretagna, Cina, Russia, Islanda, Germania, Italia, Spagna, Messico, Giamaica, Francia, Stati Uniti, Lituania, Sudafrica, Australia, Svezia, Cile, Svizzera, Iran, Norvegia.

Tanti ospiti, notissimi e appena affacciatisi sul panorama letterario internazionale, tante tematiche in un incrocio di vite, opinioni e culture come nella tradizione di questo festival internazionale.

Università Ca’ Foscari, Marsilio Editori e Fondazione di Venezia annunceranno inoltre, durante l’inaugurazione, l’istituzione del Premio Manuzio dedicato a Cesare De Michelis la cui prima edizione coinciderà con Incroci di Civiltà 2020. Il premio andrà di anno in anno a quegli editori internazionali che si sono distinti per aver saputo interpretare al meglio con progetti editoriali innovativi lo spirito di confronto e dialogo tra culture che sta alla base di Incroci.

PRENOTAZIONI

Tutti gli appuntamenti di Incroci sono a ingresso libero con prenotazione obbligatoria online su www.incrocidicivilta.org

 

COLLABORAZIONI

Anche per l’edizione 2019, il Festival Incroci di civiltà si giova di una ricca rete di collaborazioni:

 

Partner BAUER Venezia / Fondazione Musei Civici Venezia / Marsilio.

Con il sostegno di Beit Venezia. Casa della cultura ebraica / Center for the Humanities and Social Change / Centro Tedesco di Studi Veneziani / Collegio Internazionale Ca’ Foscari / Consolato generale degli Stati Uniti d’America a Milano / Consolato generale di Svizzera a Milano - Consolato di Svizzera a Venezia / Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati / Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea / Fondazione Querini Stampalia / Fondazione svizzera per la Cultura Pro Helvetia / Grafiche Veneziane / Icelandic Literature Center / Il Volta Pagina / Istituto Confucio Venezia / LEI–Center for Women’s Leadership / L’Incaricata del Governo Federale di Germania per la Cultura e i Media / Lithuanian Culture Institute / NORLA–Norwegian Literature Abroad / Palazzo Grassi–Punta della dogana / Poetry Vicenza / San Servolo s.r.l. / Science Gallery Venice / Società Dante Alighieri / Swedish Arts Council / TBA21-Academy / T Fondaco dei Tedeschi–DFS / University of Warwick / Waterlines–Residenze letterarie e artistiche a Venezia.

In collaborazione con Casa di Reclusione Femminile della Giudecca / Closer–Associazione Culturale / Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali / EDT / Fondazione

Il Campiello / Giangiacomo Feltrinelli Editore / Giulio Einaudi editore / Iperborea / Laboratorio sulla Traduzione delle Lingue Orientali / lineadacqua, "Ristorante Riviera".

Librerie partner Cafoscarina / Libreria MarcoPolo / Libreria

Studium / Punto Einaudi Venezia.

Organizzazione Fondazione Università Ca’ Foscari Venezia.

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Università Ca’ Foscari Venezia


Università Ca' Foscari Venezia

Con il progetto "Smath", l'arte entra nelle imprese venete

CON IL PROGETTO “SMATH”, L’ARTE ENTRA NELLE IMPRESE VENETE

Giovedì 28 marzo, ore 15.30, a Ca’ Foscari Challenge School Il lancio del progetto europeo con il workshop “Creare atmosfere creative”. A confronto sei donne, imprenditrici e operatrici culturali, che già esplorano le potenzialità della contaminazione tra arte e impresa.

VENEZIA – Si proietta in Europa – e si fa replicabile e adattabile ad altri territori e Paesi - il modello di interazione tra arte e impresa ideato e sviluppato in questi ultimi anni da Ca’ Foscari (art&business), nella convinzione che la creatività e la cultura possano rendere le aziende più competitive e innovative. Accadrà grazie al progetto europeo “Smath” (Smart Atmospheres of social and financial innovation for innovative clustering of creative industries in Med area) – ne è capofila la Regione del Veneto assieme al Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia - che verrà presentato in un “Info Day” con il workshop intitolato “Creare atmosfere creative”, giovedì 28 marzo, dalle ore 15.30, all’aula Cancelletto di Ca’ Foscari Challenge School (Venezia-Marghera-Venezia, Via della Libertà, 12).

L’ambizioso obiettivo è dare vita in sette diverse regioni europee a “nidi creativi” in cui artisti e imprenditori progetteranno insieme nuovi servizi e prodotti, con una logica di innovazione sociale, per trasformare il sistema di relazioni tra cultura e impresa. «Da alcuni anni il Laboratorio di Management dell’Arte e della Cultura di Ca’ Foscari (MacLab) ha indirizzato la propria ricerca sulla connessione tra arte e impresa - spiega Fabrizio Panozzo, docente del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia e responsabile scientifico del progetto -, codificando un vero e proprio modello di “art&business” per mettere in interazione e dialogo il lavoro dell’artista con quello dell’impresa, modello che grazie a questo progetto ora sperimentiamo in modo più ampio qui in Veneto ed estendiamo anche ad altri Paesi».

Il workshop di lancio del progetto è strutturato in un confronto tra cinque imprenditrici unite da uno spiccato interesse per l’arte e altrettante operatrici culturali che già hanno ideato e realizzato interventi artistici insieme ad aziende del territorio o nelle loro sedi produttive. Dopo i saluti di Roberta Lesini, direttrice esecutiva di Ca’ Foscari Challenge School, a presentare “Smath” saranno Maria Teresa De Gregorio, direttore della Direzione Beni, Attività Culturali e Sport della Regione del Veneto, e Fabrizio Panozzo, docente del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Spazio poi alle testimonianze dal mondo dell’impresa con Lucia Cuman di Stl Design&Tecnologia, Mariacristina Gribaudi di Keyline spa e Fondazione Musei civici di Venezia, Maria Graziati di F/Art, Agnese Lunardelli di Lunardelli e Nadia Ugolini di Ugolini srl, e agli interventi delle operatrici culturali Viviana Carlet di Lago Film Fest, Laura Gallon di Arte Laguna Prize, Cristina Palumbo di Echidna Cultura, Giovanna Maroccolo di Neo e dell’artista Anna Piratti.

“Smath” è un progetto di cooperazione internazionale, finanziato dal programma Interreg Med 2014-2020, che unisce dieci attori diversi, tra acceleratori d’impresa, governi regionali, istituti culturali e agenzie per lo sviluppo locale in diversi Paesi del Mediterraneo: le regioni del Veneto, del Friuli Venezia Giulia, della Provenza/Costa Azzurra, le aree metropolitane di Barcellona, Zagabria e Atene e Maribor in Slovenia. Anche la nostra Regione dunque grazie al progetto, con un finanziamento di 490mila euro su un totale di 2 milioni destinati al progetto complessivo, sarà terra fertile per dare vita ad atmosfere creative e smart in cui respirare e riscoprire i benefici della connessione tra la sfera della produzione artistico-culturale e quella imprenditoriale già attenta alla creatività, con un’attenzione particolare ai temi del turismo sostenibile, la coesione sociale e la rigenerazione urbana. Per il Veneto il progetto si concretizza in un percorso articolato – guidato da docenti e ricercatori di Ca’ Foscari - di seminari formativi, sessioni progettuali, laboratori, eventi pubblici di presentazione, servizi di assistenza e accompagnamento, che culminerà nel 2020 con la realizzazione di sei residenze artistiche in altrettante aziende.

Leggere di più


Università Ca' Foscari Venezia lingua giapponese

Da Venezia una novità per l'apprendimento della lingua giapponese

Ca’ Foscari deposita la prima domanda di brevetto nata dalla ricerca sulla glottodidattica e le tecnologie, sviluppata all’interno di un dipartimento di lingue

 NOVITÀ PER L’APPRENDIMENTO DEL GIAPPONESE:

BREVETTO PER LO STUDIO, LA COMPRENSIONE E LA TRASCRIZIONE  DELLA LINGUA GIAPPONESE NELL’E-LEARNING

 Sistema e metodo per l’unione di morfemi in unità lessicali, con trascrizione in hiragana e caratteri latini

lingua giapponese Università Ca' Foscari Venezia Alessandro Mantelli Marcella Mariotti VENEZIA – I ricercatori Alessandro Mantelli e Marcella Mariotti dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dipartimento di Studi sull'Asia e sull'Africa Mediterranea, hanno depositato una domanda di brevetto dopo due anni di intenso lavoro nella progettazione e sperimentazione di nuovi strumenti applicabili all’insegnamento online della lingua giapponese.

La loro invenzione, la creazione di unità lessicali lunghe LUW (Long Unit Word) e la loro trascrizione automatica in hiragana e caratteri latini, rappresenta una significativa rivoluzione in qualsiasi contesto di trascrizione automatica della lingua giapponese, in ogni parte del mondo.

L’innovazione facilita la comprensione del testo giapponese, automatizza il processo di unione dei morfemi, la trascrizione in alfabeti fonetici e la traslitterazione in caratteri latini. Il suo utilizzo è indicato per piattaforme E-learning per la glottodidattica del giapponese, nei sistemi automatici di traduzione e di lettura vocale del testo di tutti i motori di ricerca.

LA DOMANDA DI BREVETTO

La lingua giapponese scritta fa uso di tre principali tipi di caratteri: due alfabeti fonetici, hiragana e katakana, e i sinogrammi (kanji, caratteri di origine cinese). Sia i bambini in Giappone che i discenti stranieri iniziano a leggere e scrivere da hiragana e katakana, apprendendo poco alla volta anche i kanji corrispondenti.

Pertanto, per soddisfare discenti con competenze linguistiche differenti, sarebbe necessario preparare più versioni del medesimo testo: testo solo in hiragana, testo in hiragana katakana e testo standard “misto (kana kanji majiri)” comprendente hiraganakatakana e kanji. Questo rappresenterebbe uno sforzo notevole a chi si occupa dell’inserimento dei testi giapponesi in qualsiasi piattaforma informatica preposta alla glottodidattica, e che dovrebbe scrivere manualmente ogni parola nei tre modi diversi.

Inoltre, il giapponese scritto non prevede spazi. Questo comporta un ulteriore impegno da parte dei discenti stranieri che riscontrano quindi difficoltà a identificare i confini di parola e le regole grammaticali che si applicano alle parti del discorso.

Il metodo per la glottodidattica della lingua giapponese, oggetto della domanda di brevetto, consiste in un sistema che permette la creazione di unità lessicali lunghe LUW (Long Unit Word), partendo dalla suddivisione automatica di un testo giapponese in morfemi. Per unità lessicali lunghe si intendono unità lessicali più grandi dei morfemi, utili dal punto di vista dell’insegnamento della lingua in quanto più semplici da identificare a prima vista all’interno del testo.

L’utilizzo delle LUW permette la deduzione intuitiva della relativa funzione grammaticale dell’unità lessicale e quindi facilita la comprensione del testo giapponese.

La soluzione proposta presenta inoltre per ogni LUW creata, una corretta trascrizione nell’alfabeto fonetico hiragana e la rispettiva traslitterazione in caratteri latini, entrambe automatiche, sulla base delle principali regole fonologiche della lingua giapponese. Il metodo è stato depositato come Computer Implemented Invention, in quanto la sua applicazione è alla base di una piattaforma online per lo studio della lingua giapponese.

“I sistemi di parsing (analisi sintattica) open source esistenti dividono il testo giapponese e la sua trascrizione latina in morfemi – spiegano i ricercatori. - Risulta così spaccata la parte in hiragana che rende la funzione grammaticale, ad esempio, di un verbo.

Sono sistemi inutilizzabili nella glottodidattica, utili solo per analisi della lingua, che riportano errori nelle trascrizioni di numeri e di gruppi di kanji uguali, che però necessitano di letture diverse a seconda del testo che precede e segue”.

Il sistema brevettato è per ora utilizzato in JALEA (JApanese LEArning system), innovativo e ampio progetto ipermediale creato dagli stessi ricercatori – accessibile per il momento alla comunità cafoscarina - volto a facilitare l'apprendimento della lingua giapponese.

La domanda di brevetto rappresenta un traguardo importante sia per gli inventori sia per Ca’ Foscari che può vantare di essere l’unica università titolare di una domanda di brevetto nata dalla ricerca congiunta sull’uso delle tecnologie e la glottodidattica, sviluppata all’interno di un dipartimento di lingue.

Testo e immagine da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia


Time Machine: come liberare i big data del passato

LIBERARE I BIG DATA DEL PASSATO: CA’ FOSCARI NELLA ‘MACCHINA DEL TEMPO’ EUROPEA

L’ateneo nel progetto scelto dalla Commissione europea per sviluppare le future iniziative di ricerca su larga scala

Time MachineVENEZIA - La Commissione europea ha scelto Time Machine tra le sei proposte di iniziative di ricerca su larga scala da sviluppare strategicamente nei prossimi 10 anni. L’Università Ca’ Foscari Venezia è tra i 33 partner europei di questa iniziativa, coordinata dall‘Ecole Polytechnique Federale de Lausanne, che punta ad estrarre e utilizzare i big data del passato. I team di università, organizzazioni e imprese ha ora a disposizione un milione di euro per preparare nel dettaglio il progetto. Time Machine progetterà e metterà a disposizione nuove ed avanzate tecnologie di digitalizzazione e di intelligenza artificiale per esplorare il vasto patrimonio culturale europeo, garantendo l’accessibilità a informazioni che supporteranno futuri avanzamenti scientifici e tecnologici.

“L’Università Ca' Foscari è parte del network di istituzioni scientifiche, costituito da 33 partner e più di 200 altri enti e istituzioni coinvolti, finanziato dalla Commissione Europea per il progetto “Time Machine” nell’ambito del programma quadro Horizon2020 – dichiara il Rettore Michele Bugliesi - Il progetto permetterà alle ricercatrici e ai ricercatori di costruire e quindi di consentire l’accesso aperto a un patrimonio digitale sulla storia del passato conservato negli archivi, nei musei e nelle biblioteche di tutto il mondo. È un risultato di particolare rilievo per la ricerca di Ca’ Foscari in un campo, quello delle digital humanities, che vede il nostro Ateneo in prima linea con i propri gruppi scientifici e i finanziamenti di eccellenza già acquisiti dal MIUR, il finanziamento del Patto di Venezia con l’Università Iuav di Venezia e la partenship con l’Istituto Italiano di tecnologia”.

https://www.instagram.com/p/Bud_gCzlf_v/

Venice Time Machine

Venezia sarà protagonista, con una speciale ‘macchina del tempo’. Ca’Foscari, infatti, ha saputo negli anni costruire un polo di conoscenze trasversali nell’ambito di beni culturali e una solida rete di legami con le istituzioni locali depositari di questi beni come archivi, musei e biblioteche. Il suo ruolo fondamentale nella Venice Time Machine sarà sfruttare al meglio le conoscenze archivistiche, della storia del libro, dell’archeologia, della storia e storia dell’arte del paleografia, epigrafia e la lingua veneta per lavorare fianco a fianco con ingegneri, fisici, chimici, informatici e progettare una piattaforma multi-funzionale che potrebbe avere interessanti ricadute economiche sui settori di smart tourism, creative industries e GLAM (Galleries, Libraries, Archives, Museums).

“L'idea dietro la Venice Time Machine - spiega Dorit Raines, professoressa di Archivistica e coordinatrice scientifica del progetto per Ca’ Foscari -  è che estraendo milioni, miliardi di dati autenticati e inseriti in piattaforme interoperabili, interrogabili e ad accesso libero, saremmo in grado di porre nuove domande soprattutto riguardo a strutture e narrazioni invisibili che raccontano la storia di Venezia da una prospettiva diversa o che ci fanno comprendere sia a livello micro e macro i processi economici, sociali e culturali che hanno contribuito a plasmare Venezia così com'è oggi”.

Uno dei più avanzati sistemi di intelligenza artificiale

Time Machine creerà tecnologie avanzate di intelligenza artificiale per dare significato alla massa di informazioni contenute nei complessi archivi storici. Questo renderà possibile la trasformazione di dati frammentati in conoscenza utile per il settore industriale. Si parla di contenuti che spaziano dai manoscritti industriali e oggetti storici a smartphone e immagini satellitari. In sostanza, una grande infrastruttura di calcolo e digitalizzazione mapperà l’intera evoluzione sociale, culturale e geografica dell’Europa. Considerando la scala e la complessità senza precedenti dei dati, la tecnologia di Time Machine avrà anche il potenziale per creare un forte vantaggio competitivo per l’Europa nella corsa allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

https://twitter.com/TimeMachineEU/status/1100081816998998017

Un’alleanza unica e un network di città

Time machine promuove un’alleanza europea unica nel suo genere, che comprende le maggiori organizzazioni accademiche e di ricerca, le istituzioni per la salvaguardia del patrimonio culturale e aziende private che colgano l’enorme potenziale della digitalizzazione e i percorsi scientifici e tecnologici che possono essere aperti attraverso il sistema informativo che verrà sviluppato, basato sui Big Data del passato. In aggiunta alle 33 istituzioni centrali che verranno finanziate dalla Commissione Europea, più di 200 organizzazioni di 33 paesi parteciperanno alle iniziative, comprese 7 biblioteche nazionali (Austria, Belgio, Francia, Israele, Paesi Bassi, Spagna, Svizzera), 19 archivi di stato (Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Ungheria, Lituania, Malta, Norvegia, Polonia, Romania, Slovenia, Spagna, Slovacchia, Svezia e Svizzera), musei di fama internazionale (Louvre, Rijkmuseum), 95 istituzioni accademiche e di ricerca, 30 aziende europee e 18 enti pubblici.

Time Machine è anche un network di città in continua crescita. Il progetto si basa su un modello di “franchise”, che riunisce studiosi, organizzazioni per il patrimonio culturale, enti pubblici e gruppi di volontari attorno a specifici progetti integrati, incentrati su temi riguardanti la città. La partecipazione di un gran numero di volontari a queste iniziative locali di Time Machine, è un altro elemento chiave per assicurare la sostenibilità a lungo termine del progetto. Al momento si stanno sviluppando Time Machine locali a Venezia, Amsterdam, Parigi, Gerusalemme, Budapest, Regensburg, Norimberga, Dresda, Antwerp, Ghent, Bruges, Napoli, Utrecht, Limburg e molte altre. Nei prossimi 12 mesi, Time Machine crescerà come una grande comunità fatta di comunità, che condivideranno tutte una piattaforma standardizzata, con strumenti più efficaci.

Il percorso

All’inizio del 2016, la Commissione Europea, tenne una consultazione pubblica della comunità ricercatrice al fine di raccogliere idee sulle sfide della scienza e della tecnologia, da affrontare nelle future edizioni di FET Flagships. A fine 2016, il Commissario Oettinger organizzò una tavola rotonda con alti rappresentanti degli Stati Membri, dell’industria e del mondo accademico. Vennero individuate le 3 macro-aree nelle quali agire con gli interventi delle FET Flagships: “ICT e società connessa”, “Salute e scienze della vita” e “Energia, ambiente e cambiamento climatico”. Come risultato di questa decisione, nell’ottobre 2017 è stata lanciata una call per azioni preparatorie riguardanti future iniziative di ricerca, come parte del programma operativo di  Horizon 2020 FET 2018. Su 33 proposte ricevute, 6 sono state selezionate per essere attuate, dopo un processo di doppia valutazione da parte di esperti indipendenti di alto livello.
Le 33 istituzioni che riceveranno parte del finanziamento del valore totale di 1 milione di euro per sviluppare Time Machine:

  1. Ecole Polytechnique Federale De Lausanne
  2. Technische Universitaet Wien
  3. International Centre For Archival Research
  4. Koninklijke Nederlandse Akademie Van Wetenschappen
  5. Naver France
  6. Universiteit Utrecht
  7. Friedrich-alexander-universitaet Erlangen Nuernberg
  8. Ecole Nationale Des Chartes
  9. Alma Mater Studiorum - Università Di Bologna
  10. Institut National De L'information Geographique Et Forestiere
  11. Universiteit Van Amsterdam
  12. Uniwersytet Warszawski
  13. Universite Du Luxembourg
  14. Bar-ilan University
  15. Universita Ca' Foscari Venezia
  16. Universiteit Antwerpen
  17. Qidenus Group Gmbh
  18. Technische Universiteit Delft
  19. Centre National De La Recherche Scientifique
  20. Stichting Nederlands Instituut Voor Beeld En Geluid
  21. Fiz Karlsruhe- Leibniz-institut Fur Informations Infrastruktur Gmbh
  22. Fraunhofer Gesellschaft Zur Foerderung Der Angewandten Forschung E.V.
  23. Universiteit Gent
  24. Technische Universitaet Dresden
  25. Technische Universitat Dortmund
  26. Oesterreichische Nationalbibliothek
  27. Iconem
  28. Instytut Chemii Bioorganicznej Polskiej Akademii Nauk
  29. Picturae Bv
  30. Centre De Visió Per Computador
  31. Europeana Foundation
  32. Indra
  33. Ubisoft

Link del Progetto Time Machine

Sito ufficiale: https://timemachine.eu/

Twitter: @TimeMachineEU

Instagram: @timemachineeu

 

Foto Pixabay di Gkenius

Testo da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia


Università Ca' Foscari Venezia Carlo Scarpa

Carlo Scarpa 'il professore': Ca' Foscari dedica un docufilm e ricordi inediti al grande architetto

Giornata scarpiana mercoledì 28 novembre dalle 9.15

SCARPA ‘IL PROFESSORE’: CA’ FOSCARI DEDICA

UN DOCUFILM E RICORDI INEDITI AL GRANDE ARCHITETTO

La figura di educatore, il rapporto con matematica, luce e cinema in Aula Baratto. Proiezione di “Nel cuore muto del divino” alle 14.30 a CFZ

Università Ca' Foscari Venezia Carlo Scarpa docufilm  

VENEZIA – Ca’ Foscari dedica una giornata a Carlo Scarpa “il professore”, tra i grandi dell’architettura del XX secolo come testimoniano anche gli interventi nel palazzo dell’ateneo ‘in volta de canal’. Proprio nell’Aula Baratto ridisegnata da Scarpa si svolgerà mercoledì 28 novembre dalle 9.15 un convegno aperto a tutti su “Carlo Scarpa come educatore”, seguito, alle 14.30, dalla proiezione del docufilm ”Nel cuore muto del divino, Carlo Scarpa a Ca’ Foscari”, del regista Riccardo De Cal (a CFZ Cultural Flow Zone, Zattere).

La giornata scarpiana chiude una serie di iniziative attorno al rapporto tra Scarpa e Ca’ Foscari che l’ateneo ha curato in occasione del 150° anniversario dalla sua fondazione. ll progetto “Una perla in volta de canal” ha infatti valorizzato con un film e una ricerca d’archivio uno spazio architettonico che racchiude in sé due straordinarie stagioni scarpiane (lavori del 1937 e 1957).

Gli interventi

Scarpa, la Tomba Brion e il fotografo Sekiya (1942-2002). Dall’archivio Sekiya, Tokyo

J.K. Mauro Pierconti, Waseda University, Tokyo

Una riflessione sull’opera di Carlo Scarpa attraverso gli scatti di un fotografo d’eccezione, il giapponese Sekiya Masaaki. Il lavoro di ordinamento del suo archivio sta portando alla luce molti fondi, tutti riguardanti architetti del XX° secolo, da F.L. Wright a Richard Rogers.

Il fondo Scarpa è uno dei più ricchi e solo alla Tomba Brion ha dedicato più di 1000 scatti. Una piccola selezione di immagini ci guiderà così in un percorso di lettura dell’opera di Scarpa più rappresentativa.

La luce di Carlo

Franca Pittaluga

Vagando tra stanze museali di Carlo Scarpa da tutti conosciute, si propone un itinerario inedito e assai tendenzioso: una sorta di ‘visita  guidata’ che induce ad ignorare le distanze di tempo e di territorio, per concentrarsi piuttosto sugli stratagemmi che l’allestitore preordina  nel ‘mettere in luce’ le opere che espone. Cercando di disvelarne gli artifizi, lungo l’itinerario proposto si focalizza lo sguardo su un solo elemento: la luce naturale. Imparando ad osservare come Scarpa la modula, la inquadra, la nega, la ruba, la chiama, la costringe… creando vere trappole emotive, di cui il visitatore diviene inconsapevole - se pur felice - vittima.

Carlo Scarpa e il cinema

Riccardo De Cal

Alcune considerazioni su cinema e architettura per arrivare nello specifico alla narrazione per immagini delle opere di Scarpa.

Capire la mente di un artista con la matematica

Paolo Pellizzari

Cosa aveva in mente Carlo Scarpa disegnando il pavimento-mosaico del Palazzo Querini Stampalia? La ricerca delle possibili fonti d’ispirazione e la decomposizione dell’opera in “componenti semplici” consente di costruire immagini “matematicamente” simili a quella messa in opera nel marmo. È illusorio affermare che si sia compreso il disegno originale e la sua complessità ma è interessante osservare altri pavimenti che forse avrebbero potuto essere ma non hanno mai visto la luce.

Carlo Scarpa come educatore

Tobia Scarpa e Ferruccio Franzoia

Ricordi e considerazioni sullo stile e sul ruolo di educatore di Carlo Scarpa.

Carlo Scarpa e la Grecia

Franca Semi

Carlo Scarpa come educatore

Guido Pietropoli

Perché Carlo Scarpa è quasi più noto con il titolo di Professore piuttosto che con quello di architetto? Dal 1926 alla sua morte (28/11/1978) Carlo Scarpa svolse un'intensa attività didattica presso l'Università come docente e lui stesso dichiarò che gli sarebbe stato difficile scegliere tra  la scuola e la professione d'architetto. Pochi studiosi hanno trattato questo versante della sua vita che si estende per più di cinquant'anni e se Franca Semi non avesse pubblicatone 2010  il suo libro che trascrive alcune lezioni tenute all'IUAV all'inizio degli anni '70 saremmo privi di una straordinaria testimonianza del suo metodo didattico. Fortunatamente un grande numero dei suoi disegni è custodito attualmente al Centro Carlo Scarpa di Treviso e al Museo MAXXI di Roma; grazie a questi documenti straordinari - più di 18.000 unità - è ora possibile ricostruire opera per opera il processo progettuale dell'architetto, quello che Paul Klee ha chiamato la "confessione creatrice" dell'artista.

Lo studio di questa mole straordinaria di elaborati regalerà importanti informazioni sulla sua  euristica progettuale e sulla genesi delle varie opere.Scarpa continuerà così a insegnare e a mostrare agli  allievi e agli architetti il suo processo di elaborazione della forma architettonica. Uno spunto interessante per avvicinare la personalità dell'architetto è offerto da un ritratto di Carlo Scarpa a firma di Andy Warhol; l'analisi di quest'opera sciamanica con le implicazioni concettuali che la sua visione comporta è l'occasione per ragionare sulla cultura come cibo dello spirito così come ne parla Platone nel suo Protagora.

Cenni biografici

Carlo Scarpa (1906-178) è stato un architetto, designer e accademico italiano tra i più importanti del XX secolo.

Si diplomò in architettura all'Accademia di Belle Arti nel 1926, anno in cui iniziò l'attività didattica presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, dove operò in qualità di professore ordinario di composizione dal 1964 al 1976 e come direttore dal 1972 al 1974. Grazie all'insegnamento, Scarpa contribuì alla formazione di diverse generazioni di architetti, ai quali trasmise grande perizia nell'uso dei materiali e la profonda conoscenza della storia.

La sua attività di professionista si concentrò prevalentemente nell'allestimento di esposizioni e mostre, nel restauro di complessi monumentali e musei, nella realizzazione di abitazioni private e negozi. Tra gli interventi museali più famosi si possono ricordare i lavori alle Gallerie dell’Accademia a Venezia (1948-55), Palazzo Abatellis a Palermo (1953-54), Gipsoteca Canoviana di Possagno (1956-57), Museo di Castelvecchio a Verona (1958-74) e Fondazione Querini Stampalia a Venezia (1961-65).

Fin dal 1926 lavorò come progettista di vetri e dal 1932 al 1947 fu alle dipendenze della vetreria di Murano Venini, divenendone anche direttore artistico. Al compimento dei suoi trent'anni, tra il 1935 e il 1937, Scarpa realizzò la sua prima opera impegnativa, la sistemazione della Ca' Foscari di Venezia, sede dell'omonima università.

Ottenne numerosi riconoscimento fra cui il Premio Nazionale Olivetti per l'architettura nel 1956 e la stessa azienda gli commissionò la sistemazione dello spazio espositivo Olivetti in piazza San Marco. La sua opera venne presentata in Italia e all'estero in importanti mostre personali presso il Museum of Modern Art di New York nel 1966, la Biennale di Venezia nel 1968, la Heinz Gallery di Londra, l'Institut de l'Environnement a Parigi, e infine a Barcellona nel 1978. Nello stesso anno ricevette una laurea honoris causa in architettura dall'Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Fra le opere più importanti si segnala la Tomba Brion a S. Vito di Altivole, che era quasi terminata quando nel 1978 Scarpa morì a Sendai in Giappone.

Testi da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia:


conservazione dei beni culturali Università Ca' Foscari Istituto Italiano di Tecnologia

Da Venezia le tecnologie del futuro per conservare i beni culturali

BENI CULTURALI A RISCHIO: DA VENEZIA LE TECNOLOGIE DEL FUTURO PER CONSERVARE I BENI CULTURALI

SVILUPPATE DAL NUOVO CENTRO DELL’ISTITUTO ITALIANO DI TECNOLOGIA IN COLLABORAZIONE CON UNIVERISTÀ CA’ FOSCARI VENEZIA

L’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), in collaborazione con l’Università Ca’Foscari, apre a Venezia un nuovo centro del network nazionale IIT per lo sviluppo di nuove tecnologie e materiali nel campo della conservazione dei beni culturali

Le tecnologie sviluppate proteggeranno e assicureranno la conservazione digitale e fisica dei beni culturali del nostro Paese e del mondo, grazie ad intelligenza artificiale, machine learning e scienze dei materiali avanzate

Venezia 19 novembre 2018 – l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) inaugura oggi, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari Venezia, un nuovo centro IIT dedicato allo sviluppo di nuove tecnologie e materiali nel campo dello studio e della conservazione dei beni culturali. Il Centre for Cultural Heritage Technology ([email protected]’Foscari) si aggiunge al network nazionale dell’Istituto composto da 10 centri in Italia e due outstation all’estero (presso MIT e Università di Harvard in USA).

Fenomeni naturali e azione dell’uomo mettono a rischio i beni culturali, di cui l’Italia è tra i maggiori custodi. Venezia, emblema del patrimonio dell’umanità da proteggere, grazie a questo nuovo centro della rete IIT e alle competenze di Ca’ Foscari, diventa laboratorio per lo studio, l’analisi, la conservazione anche preventiva, e la protezione della ricchezza architettonica, artistica e archeologica conservata in Italia e nel mondo.

Il centro a regime sarà composto da oltre 20 unità di personale che comprendono amministrativi, studenti di dottorato, ricercatori post dottorato, personale tecnico e ricercatori senior (Principal Investigator) e inizierà l’attività di ricerca a partire da gennaio 2019, non appena si concluderanno le procedure, già in corso, di assunzione dello staff e il loro insediamento nei laboratori già allestiti presso l’Università Ca’Foscari.

L’attività scientifica di [email protected]’Foscari verrà pianificata in base ai bisogni reali di chi ogni giorno si impegna a conservare e restaurare il patrimonio artistico nazionale ed internazionale e si snoderà su diversi piani sfruttando le competenze acquisite dai team di ricerca IIT che lavorano nel campo delle scienze dei materiali, della computer vision, dell’intelligenza artificiale e del machine learning in un’ottica multidisciplinare.

Gli scienziati dei materiali coinvolti nelle attività del centro analizzeranno i materiali con cui i beni sono realizzati allo scopo di individuarne le caratteristiche e sviluppare adeguate strategie di conservazione e protezione da agenti naturali o artificiali. Verranno così creati, ad esempio, rivestimenti per la protezione da umidità, microorganismi, erosione del vento e areosol marini progettati per rispettare le caratteristiche chimico fisiche di tessuti, di opere in muratura, di affreschi, tele o sculture in modo che ogni trattamento sia sviluppato ad hoc in base alle caratteristiche dei materiali e ai fattori esterni a cui sono sottoposti, siano essi di tipo meteorologico o legati ad attività umane.

D’altra parte mediante tecniche di visione computerizzata e machine learning si potranno digitalizzare e rendere così indistruttibili e perenni beni culturali di ogni genere inserite nel loro contesto originale, per consentirne uno studio più articolato, la riproduzione o il restauro in seguito al loro danneggiamento, avvenuto per cause naturali – quali alluvioni, terremoti – o cause dovute all’intervento umano – quali atti di vandalismo o terrorismo e inquinamento. A tal fine si sperimenteranno nel centro nuove tecnologie – come sensori e dispositivi - mai usati nell’ambito della conservazione dei beni culturali e nuovi strumenti sempre più economici e compatti sviluppati ad hoc che possano essere anche integrati in dispositivi di uso comune come smartphone o tablet.

Il lavoro del [email protected]’Foscari sarà anche dedicato alla valorizzazione delle risorse artistiche, archeologiche e architettoniche del nostro Paese, e non solo, mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie sviluppate in percorsi espositivi o museali per portare l’Intelligenza artificiale, la computer vision e le scienze dei materiali avanzati a beneficio della divulgazione in campo culturale.

La multidisciplinarietà sarà un elemento chiave del nuovo centro della rete IIT” afferma Arianna Traviglia la Coordinatrice di [email protected]’Foscari appena insediata “le persone che lavoreranno qui a Venezia combineranno i loro background differenti per ottenere risultati concreti che soddisfino le reali esigenze del nostro patrimonio culturale; potremo così vedere, ad esempio, sistemi automatizzati per lo studio  e l’analisi dei manufatti che si avvalgono di dispositivi robotici in grado di manipolare manufatti da digitalizzare o trattare. Un incontro fra tecnologie di frontiera e patrimonio culturale senza precedenti” conclude Traviglia.

Questo centro non poteva che nascere a Venezia, laboratorio naturale per gli studi sulla conservazione del patrimonio culturale, in sinergia con altre importanti iniziative come il Patto per Venezia che doterà le università Iuav e Ca' Foscari di strumentazioni scientifiche d’avanguardia – afferma Michele BugliesiRettore dell’Università Ca’ Foscari Venezia - Abbiamo già scelto il Parco Scientifico come sede di alcune nostre attività, dalla Challenge School al Centro congiunto con Cmcc per lo studio dei cambiamenti climatici. E oggi questa nuova iniziativa in partnership con una istituzione di altissimo livello come l'IIT, che porta la nostra presenza al Vega a superare gli 800 studenti e i 60 ricercatori. Nella nostra agenda di ricerca abbiamo promosso strategie volte ad attivare attività scientifiche ad alto impatto e fra queste ci sono i due ambiti di cui si occuperà il centro: le tecnologie digitali e informatiche e le nanotecnologie la conservazione e il restauro del patrimonio culturale”.

Il nuovo centro IIT realizzato in collaborazione con Ca’ Foscari si aggiunge al nostro network nazionale di centri tematici che è cresciuto negli anni e si è rafforzato grazie alla collaborazione con enti e università di altissimo livello – dichiara Roberto CingolaniDirettore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia -. Il CCHT nasce con tutti gli strumenti per diventare un centro di rilevanza internazionale in grado di attrarre talenti da tutto il mondo. IIT e il suo network di centri ad oggi hanno attirato 30 vincitori di ERC - prestigioso finanziamento della comunità europea - depositato circa 700 domande di brevetto e fondato 18 nuove aziende. La grande competenza dell’Università Ca’ Foscari Venezia nell’area dei beni culturali e la grande professionalità della coordinatrice del centro Arianna Traviglia, appena selezionata da un panel internazionale di esperti, sono i due elementi fondamentali che, sono certo, determineranno il successo delle attività di ricerca del nuovo centro della rete IIT realizzato in collaborazione con l’Ateneo veneziano”.

conservazione dei beni culturali Università Ca' Foscari Istituto Italiano di TecnologiaTesto e immagini da Ufficio Comunicazione Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), Ufficio Comunicazione Università Ca’ Foscari Venezia

 


sovraffollamento turistico Venezia Ca' Foscari workshop

Sovraffollamento turistico: Ca' Foscari riunisce esperti e città mediterranee

Centro Artigianelli, 15 novembre dalle ore 9.45

SOVRAFFOLLAMENTO TURISTICO:

CA’ FOSCARI RIUNISCE ESPERTI E CITTÀ MEDITERRANEE

Studiosi, istituzioni e imprenditori a confronto sui casi di Valencia, Dubrovnik, Malaga, Rodi, Venezia e Genova

 sovraffollamento turistico Venezia Ca' Foscari workshop

VENEZIA –  Nell'ambito del progetto europeo Interreg Alter Eco finanziato dal programma MED 2017-2020 e di cui il Dipartimento di Economia è partner scientifico, giovedì 15 novembre 2018  dalle ore 9.45 presso il Centro Culturale Don Orione Artigianelli un workshop dedicato alle problematiche dell'overtourism dal titolo "Overtourism Mediterranean Cities in Comparison".

Un tema attuale che sta coinvolgendo un numero sempre maggiori di città europee e che verrà affrontato durante questo evento attraverso interventi di rappresentanti di istituzioni locali ed europee,  imprenditori dell’industria turistica e le testimonianze dei partner del progetto Alter Eco tra cui città di Valencia, Dubrovnik, Malaga, Rodi, Venezia e Genova.

Nel pomeriggio una specifica sessione sarà dedicata al caso di Venezia e alla recente nuova offerta di ricettività turistica che sta interessando l’area di Mestre.

Programma OVERTOURISM(pdf)

Testi da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia