Oppenheimer, di Christopher Nolan – la verità (non) si può raccontare

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È semplice attribuire il titolo di “padre della bomba atomica” a Robert Oppenheimer. È complesso scavare dentro la persona e Christopher Nolan ci ha provato. Bilanciare la necessità di raccontare la verità storica in una forma adatta al medium cinematografico è il grande problema di ogni biopic.

Nel caso specifico, la figura storica è collegata a tematiche delicate, complesse quanto Oppenheimer stesso, con conseguenze purtroppo ancora attuali e la necessità di accuratezza storica e scientifica. Il livello di sfida cui si è trovato davanti Nolan è elevatissimo, non risolvibile con un alto budget, gli effetti pratici, i 70mm ed un cast di spessore. La sfida è con la storia, il campo di battaglia il foglio bianco della sceneggiatura.

Scrivere Oppenheimer significa, inevitabilmente, sviluppare un’opinione sulle scelte del fisico, sulle sue azioni, sulla coerenza dimostrata (o meno) nel corso della sua vita. Significa anche, però, dover decidere come affrontare dei punti oscuri, delle verità non note.

La sfida di Nolan, in questo senso, è stata in solitaria, essendo l’unico autore accreditato della sceneggiatura. Per quanto tale sfida poggi sulle corpose basi dell’American Prometheus di Kai Bird e Martin J. Sherwin. In questa monumentale biografia Nolan trova eventi cardine cui attenersi, invero molto adatti al cinema, ma anche punti oscuri da illuminare e situazioni da romanzare.

Il risultato è una pellicola attenta agli eventi storici ma profondamente personale, in cui il giocare con il tempo, tipico di Nolan, genera una sorte di tensione, in grado di permanere anche (forse soprattutto) dopo la visione. Contestualmente, Oppenheimer è il film più politico del regista inglese, deciso nel condannare l’uso della bomba atomica, più della sua creazione. Se infatti è vero che la scienza può portare alla creazione di qualcosa di terribile, è la politica ad amministrarne l’utilizzo. In Oppenheimer, gli scienziati si pongono conflitti morali, dibattono, firmano petizioni, provano a perseguire a giustizia. Lo stesso “padre della bomba atomica” è messo in discussione dai colleghi che per anni lo hanno fondamentalmente adorato.

Nel film, la classe militare e politica statunitense ne esce invece con le ossa rotte. Tronfi, senza scrupoli. L’incompetenza di certi funzionali militari – al pari di quella del presidente Truman, di un fugace quanto brillante Gary Oldman – equivale solo alla loro voglia di avere la supremazia assoluta sull’energia atomica. La loro mancanza di lungimiranza e intelligenza è proporzionale al cinismo della scelta sui bersagli civili di un’arma così potente e pericolosa.

Ad uscirne distrutto, pubblicamente e psicologicamente, è proprio Oppenheimer. Nella sua miglior prova attoriale fino ad ora, Cillian Murphy incarna intelligenza, contraddizioni e complessità di un uomo straordinario, vittima di un sistema marcio, di abilissimi manipolatori e dell’ombra della caccia alle streghe chiamata maccartismo. Lewis Strauss fu per certo uno di quei manipolatori, una figura ancor più ambigua e oscura del fisico teorico ed in parte responsabile della caduta di Oppenheimer. Facile parlare ancora una volta di miglior interpretazione in un’intera carriera, stavolta per Robert Downey Jr. Ancora più semplice sarebbe estendere le lodi a tutto il cast, ad ogni aspetto tecnico del film, dal montaggio alla narrazione, intrecciati ed interdipendenti nel rompere la linearità temporale.

Laddove il tempo è ricorrente nella filmografia di Nolan, così lo è il racconto dei personaggi tramite le loro “visioni”, raffigurazioni del loro stato mentale e pensieri tramite immagini. Quelle di Oppenheimer sono atomi e stelle, simili ma diversi, orbite e nuvole elettroniche, scintille di uranio e neutroni di una potenza devastante. Lo spettatore avvezzo alla disciplina può comprendere appieno quanto certi concetti siano complessi da rappresentare e quanto Nolan sia stato abile. Ma su questo aspetto meriterebbe una trattazione a parte.

La potenza visiva non è (solo) una dimostrazione di muscoli registici, quanto un mezzo per un comunicare allo spettatore, bypassando complessi discorsi di natura tecnica e scientifica. Al di là del meraviglioso formato IMAX, per una volta utilizzato davvero in maniera consapevole ed asservito alla storia da raccontare, tutto l’impianto visivo punta alla comunicazione dei personaggi e dell’impatto della loro “invenzione”.


La colonna sonora (opera di Ludwig Göransson) si direbbe adatta ad un action, il sound design e montaggio sonoro dettano il ritmo delle scene, la struttura narrativa pesca a piene mani dall’esperienza maturata da Nolan con i thriller. Elementi celati sono svelati nel finale, il “colpo di scena” su Strauss è così cinematografico da sembrare una licenza poetica, il bianco e nero irrompono nel colore e viceversa, il passato si mescola al presente ed al futuro, lasciando alle ultimissime scene una ambigua dolceamara nota al sapore di irrisolto.

A pagarne il prezzo è la durata complessiva, tre ore ben strutturate ma così pregne di informazioni, nomi ed avvenimenti da aver bisogno di molti dialoghi per trovare compiutezza. L’inciampo di Nolan avviene proprio nell’ultima mezz’ora, dove la voglia e l’amore del regista di voler raccontare quanto più possibile portano proprio ad un eccesso di retorica e dialoghi. La struttura rimane solida, il ritmo meno. È un difetto ormai storicizzato dagli ultimi dieci anni di film del regista inglese, lontano purtroppo dalla sintesi meravigliosa dei finali di Memento e The Prestige, quasi ripresa in Dunkirk, buttata via nel terribile Tenet.

Al centro di questo puzzle di tempi, luoghi e nomi vive la miglior scena che Nolan abbia mai diretto. Il Trinity test è una scena dall’esito scontato e pertanto rappresentazione tangibile che il cinema non è l’arte del cosa si racconti, ma del come. La colonna sonora ed il montaggio costruiscono la tensione prima dell’esplosione, rappresentata in maniera perfetta. Non ci sono esagerazioni, non c’è fantascienza, non c’è nemmeno CGI. I tempi, i modi, i colori, le reazioni sono quelle riportate nella storiografia, modellate da una messa in scena che toglie il fiato. Quelle decine di secondi di silenzio sono reali, l’onda d’urto c’è stata e in quell’alba Los Alamos ha risuonato dei tuoni generati dall’essere umano.

Al netto delle sue macchie e di tutta questa maestria, Oppenheimer resta comunque e sempre il racconto di una persona. Un uomo dall’intelligenza poliedrica e fuori dal comune, un affabulatore affascinante ma timido nel profondo, in grado di convincere una folla di menti brillanti ad assecondarlo, per poi balbettare e restare indifeso se posto in situazioni di disagio. Oppenheimer racconta di amore verso la scienza, verso le persone e verso una nazione, racconta di sacrificio collettivo per un obiettivo comune, insudiciato dai rapporti con la politica. In questo modo parla di potere, di come questo plasmi ancora una volta nella Storia le scoperte della scienza. Se da una parte esiste Einstein e le poche quanto meravigliose parole che pronuncia, dall’altra vive Truman, in grado anch’esso con pochi gesti e parole di rappresentare l’estremo negativo. Ma nel mezzo, nel grigio fumo dove vive Oppenheimer, dove sono i confini? Quali sono le colpe e i meriti che un fisico teorico asceso a capo amministrativo deve prendersi e quali rigettare? Nolan non risponde a tutte queste domande perché non può e non vuole farlo. Riprendendo le sue parole, Oppenheimer è “una delle figure più decisive e contraddittorie della storia”, pertanto la si può mostrare per ciò che era, ma la sua verità non si può raccontare.

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Oppenheimer, per la regia di Christopher Nolan

con Cillian Murphy, Emily Blunt, Matt Damon e Florence Pugh

Oppenheimer Christopher Nolan poster
Il poster del film

Oppenheimer, scritto e diretto da Christopher Nolan, è un film sulla vita di Robert Oppenheimer, fisico teorico americano a capo del Progetto Manhattan, sulla prima bomba atomica. Un thriller storico girato in IMAX® che porta il pubblico nell’avvincente storia paradossale di un uomo enigmatico che deve rischiare di distruggere il mondo per poterlo salvare.

Il film è interpretato da Cillian Murphy nel ruolo di J. Robert Oppenheimer e da Emily Blunt nel ruolo della moglie, la biologa e botanica Katherine “Kitty” Oppenheimer. Il premio Oscar Matt Damon interpreta il generale Leslie Groves Jr., direttore del Progetto Manhattan, e Robert Downey Jr. interpreta Lewis Strauss, commissario fondatore della Commissione statunitense per l’energia atomica. La candidata all’Oscar Florence Pugh interpreta la psichiatra Jean Tatlock, Benny Safdie interpreta il fisico teorico Edward Teller, Michael Angarano interpreta Robert Serber e Josh Hartnett interpreta il pionieristico scienziato nucleare americano Ernest Lawrence. “Oppenheimer” è interpretato dal vincitore dell’Oscar Rami Malek e questo film vede Nolan riunirsi con l’attore, scrittore e regista otto volte candidato all’Oscar Kenneth Branagh. Il cast comprende anche Dane DeHaan (Valerian e la città dei mille pianeti), Dylan Arnold (serie Halloween), David Krumholtz (La ballata di Buster Scruggs), Alden Ehrenreich (Solo: A Star Wars Story) e Matthew Modine (Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno).

Il film è tratto dal libro vincitore nel 2006 del premio Pulitzer American Prometheus: The Triumph and Tragedy of J. Robert Oppenheimer di Kai Bird e del compianto Martin J. Sherwin, la cui nuova edizione sarà disponibile in libreria dal 20 giugno con Garzanti.

Il film è prodotto da Emma Thomas, Charles Roven di Atlas Entertainment e Christopher Nolan. Oppenheimer è girato sia in IMAX® 65mm che in pellicola di grande formato 65mm che include, per la prima volta in assoluto, sezioni in fotografia analogica IMAX® in bianco e nero. I film di Nolan, tra cui Tenet, Dunkirk, Interstellar, Inception e la trilogia del Cavaliere Oscuro, hanno incassato più di 5 miliardi di dollari al botteghino mondiale e sono stati premiati con 11 Oscar e 36 nomination, tra cui due nomination come miglior film.

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Milano, 8 gennaio 2024. GOLDEN GLOBES 2024: da Succession a Oppenheimer fino a Barbie, l’ottantunesima cerimonia di consegna dei prestigiosi premi della Stampa Estera incorona migliori serie e film dell’anno.

TRA I TITOLI PREMIATI:

OPPENHEIMER – Disponibile a noleggio su Sky Primafila, il thriller storico sull’inventore della bomba atomica ha trionfato fra i film: al capolavoro scritto e diretto da Christopher Nolan le statuette per il miglior film drammatico dell’anno, per la regia, per le performance del suo attore protagonista Cillian Murphy e del suo non protagonista Robert Downey Jr., nonché per la colonna sonora.

 

Informazioni ufficiali, video e immagini dagli Uffici Stampa Universal Pictures ed Echo Group. Aggiornamento dell’8 gennaio 2024 dall’Ufficio Stampa Sky.

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