In magnis satis est voluisse:

Un viaggio tra i corridoi del Museo de Cádiz alla scoperta della millenaria storia della città

Il Museo si presenta oggi come una vera e propria “stratigrafia culturale” accogliendo reperti di diverse epoche e civiltà, specchio dell’interattiva dinamica storica che caratterizzò l’Andalusia fin dal Neolitico.

L’idea di raccogliere tutto ciò che, nel corso degli anni, era stato ritrovato nei numerosi (e spesso casuali) scavi della città fu un “work in progress” fin dalle sue origini. Nel 1838 fu progettato e costruito dall’architetto Juan Daura lo splendido edificio neoclassico che accoglie tuttora, dinanzi ai secolari alberi di Plaza de Mina in pieno centro storico, il Museo de Cádiz ma solo nel 1952 esso ricevette dall’Accademia di Belle Arti la possibilità di ospitare parte del suo patrimonio artistico. La pittoresca raccolta di “Bellas Artes”, che in origine doveva essere il cuore pulsante del Museo, oggi rappresenta solo un terzo di esso e, per essere più precisi, il primo piano. Passeggiando serenamente tra i bianchi corridoi dell’edificio, accompagnati dal garrito dei pappagalli lungo la calle esterna, si è circondati improvvisamente da più di 50 quadri provenienti da tutta la Spagna e raffiguranti celebri vicende bibliche (dalla Natività alla Crocifissione), Madonne con bambino, monaci, santi locali (e non), scene di vita familiare (aristocratica e popolare) con una datazione compresa fra il XVI e il XX secolo. Ogni quadro, pala d’altare o polittico che sia, cela una storia e un folklore dal gusto tutto ispanico: sul retro di uno di essi, La Caída de Murillo, ad esempio, è ancora visibile sulla tela una scritta in latino che recita In magnis satis est voluisse (“nelle grandi cose anche l’aver voluto è sufficiente”, Prop. 2.10.5ss) e che ci rimanda immediatamente ai pensieri (e agli auguri) di un artista di fine ‘800 (Manuel Cabral) all’alba del concorso indetto dall’Academia de Bellas Artes cittadina.

Le altre due sezioni del Museo sono dedicate, rispettivamente, all’Etnografia e Arte Contemporanea (secondo piano) e all’Archeologia (piano terra). Per continuare a respirare a pieni polmoni la reale essenza gaditana (e andalusa) non rimane che salire ancora: al secondo piano dell’edificio, infatti, è presente una piccola ma interessante mostra di títires appartenenti alla celebre Tía Norica, il tradizionale teatro di marionette di Cádiz che vanta una storia bicentenaria. Accostati a essi è possibile inoltre scorgere colorati dipinti di arte contemporanea e mostre di volta in volta rinnovate.

Il vero gioiellino del Museo de Cádiz è, tuttavia, il pian terreno con le sue otto stanze ricolme di storia. Effettuando un’escursione temporale diacronica si passa lentamente dall’età preistorica alla classica per giungere infine a quella islamica: l’area limitrofa alla città fu abitata fin dal Paleolitico (lo testimoniano i numerosi insediamenti e siti funerari ritrovati nelle sue vicinanze) e ancora oggi sono visibili il Dolmen de Alberite e le pitture rupestri della Cueva del Moro, di cui il Museo offre splendide ricostruzioni e reperti. Proseguendo nella visita si giunge alla collezione fenicia, unica nel suo genere e invidiata da tutta Europa, che comprende monili e gioielli in ottimo stato di conservazione accompagnati da bronzetti e statue in pietra o terracotta raffiguranti il dio Melqart (poi assimilato al semidio greco Eracle, le cui ceneri si narra fossero sepolte proprio nell’antico tempio del dio fenicio, successivamente esaugurato, e fossero state oggetto di pellegrinaggio da parte di Annibale, Asdrubale, Giulio Cesare e Adriano, giunti fino all’estremità dell’Occidente solo per esse).

A consentire la costruzione di tale ampia sezione archeologica fu il sensazionale ritrovamento a Punta de la Vaca nel 1887 di due enormi sarcofagi antropomorfi datati al 400 a.C. e raffiguranti un uomo e una donna con abiti e gioielli fenici. Sebbene questo fosse già il periodo d’influenza greca della zona, evidentemente, la città mantenne ottimi rapporti con Tiro e Sidone, dando origine ad una commistione tra le due civiltà impossibile da trovare altrove. Attorno a questa grande scoperta si sviluppò pian piano tutto il corpus di reperti fenici e greci che i successivi scavi nel centro della città portarono alla luce (tra questi il consigliatissimo Yacimiento Arqueológico Gadir, così chiamato in onore del nome della città in caratteri semitici, che offre la possibilità di una viaggio indietro nel tempo per le strade e le abitazioni fenicie del IX secolo a.C.). Le ultime stanze sono dedicate alla Gades romana, di cui sono ancora visibili il Teatro (vicino al paseo maritimo) e l’Acquedotto (in corrispondenza della playa de Cortadura) oltre ai numerosissimi resti epigrafici sparsi lungo le vie della città. Il Museo mostra ai visitatori anche oggetti di vita quotidiana di età imperiale (da giochi per i momenti di otium a tavolette cerate con stilo, da armi e corazze a gioielli e contenitori per unguenti) permettendo ai più sensibili di rimanere incantati davanti all’enorme Mosaico de Baco che s’insinua tra una teca e l’altra.

Museo de Cádiz

A conclusione del percorso, dopo aver superato un piccolo angolo-gliptoteca illuminato dai raggi solari, filtrati attraverso il soffitto a vetro, e ospitante una collezione marmorea di statue e busti romani, si giunge al periodo d’influenza visigota della città. Cancelli, altari, eremi e necropoli sono oggi i simboli di una civiltà tanto temuta quanto sconosciuta. A ricordo della presenza islamica a Cádiz e dell’antica Mezquita che essa ospitava si trovano, invece, vasellame ed elementi architettonici con incisioni o decorazioni arabeggianti di grande valore storico-culturale.

Museo de Cádiz

Il Museo assurge dunque al ruolo di bacino collettore di diverse culture, storie e tradizioni (millenarie e non) che vengono gratuitamente messe a disposizione del pubblico interessato e, soprattutto, curioso di scoprire una terra così ricca e piena di sorprese.

Museo de CádizTutte le foto sono di Elly Polignano