COSTRUIRE PER GLI DEI. Il cantiere nel mondo classico Valle dei Templi Agrigenti

Agrigento: mostra "Costruire per gli Dei. Il cantiere nel mondo classico"

COSTRUIRE PER GLI DEI

Il cantiere nel mondo classico

Valle dei Templi | AGRIGENTO

12 giugno | 30 settembre

COSTRUIRE PER GLI DEI. Il cantiere nel mondo classico Valle dei Templi AgrigentiCOME SI COSTRUIVANO I TEMPLI ANTICHI? Come era possibile trasportare massi squadrati da diverse tonnellate e issarli a diverse decine di metri di altezza? Quanti operai servivano per costruire un tempio?

Una mostra dal grande valore didattico e documentario ricostruisce i cantieri allestiti per edificare i grandi templi dorici della Valle dei Templi di Agrigento. Sono riproposte - in un itinerario che si addentra nella Valle - in scala 1:1, le principali macchine edili costruite nel tempo, con ingegnosi meccanismi di semplicità disarmante. Ripercorrendo le descrizioni delle fonti antiche, da quelle di Diodoro Siculo per il complesso dell'Olympeion, rivive così l’arte del costruire dell’antica Akragas, la “più bella città dei mortali” di pindarica memoria, i cui abitanti secondo le parole riferite a Empedocle “costruivano come se dovessero vivere in eterno e banchettavano come se dovessero morire all’indomani”. 

La mostra “COSTRUIRE PER GLI DEI. Il cantiere nel mondo classico”, prodotta e organizzata da MondoMostre in collaborazione con il Polo Culturale di Agrigento e il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi e promossa dalla Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana, si inaugurava ieri (venerdì 7 giugno) nella Valle dei Templi di Agrigento alla presenza del dirigente generale del Dipartimento dei Beni Culturali, Sergio Alessandro, del presidente del Consiglio del Parco della Valle dei Templi Bernardo Campo e del direttore del Parco e del Polo archeologico di Agrigento, Giuseppe Parello.

"COSTRUIRE PER GLI DEI" è curata dall’architetto Alessandro Carlino, storico dell’architettura che da anni studia i templi dorici siciliani, e nasce da un’idea del direttore del Parco della Valle dei Templi, Giuseppe Parello.

La mostra - per i primi quattro giorni - sarà offerta gratuitamente a chi visiterà la Valle dei Templi con il nomale biglietto di ingresso. Da mercoledì 12 giugno (apertura ufficiale) si pagherà un piccolo sovrapprezzo di 2 euro, sempre sul biglietto abituale.

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«È in Sicilia che si trova la chiave di tutto» […] «La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra … chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita». (J.W.Goethe, “Viaggio in Italia”, 1817)

COSTRUIRE PER GLI DEI. Il cantiere nel mondo classico Valle dei Templi Agrigenti

Tutto parte da Vitruvio e dal suo De Architectura: l’unico grande trattato di architettura, scritto alla fine del I a.C. giunto fino noi pressoché integro, che spieghi stili, decorazioni, sistemi di costruzione delle basiliche, delle terme, dei teatri. E dei templi, tramandati dalla tradizione ellenistica. Dalle preziose notizie racchiuse nei dieci libri, si conoscono i materiali e le tecniche costruttive delle murature, intonaci, stucchi, mosaici. Si scopre l'uso dei colori: i templi greci, che appaiono ai nostri occhi, monocromatici, erano in origine, riccamente colorati. Questo ed altro, molto altro, si scopre leggendo Vitruvio. Ma quali erano le reali tecniche di costruzione dei templi, quali le macchine impiegate per spostare enormi blocchi di pietra, quanti gli operai coinvolti e quanto a lungo durava una costruzione?

Una mostra dal grande valore didattico e documentario che ricostruisce i cantieri allestiti per edificare i grandi templi dorici che possiamo ammirare ancor oggi nella Valle dei Templi di Agrigento. Ripercorrendo le descrizioni delle fonti antiche a partire, ad esempio, da quelle fatte da Diodoro Siculo per il complesso dell'Olympeion, rivive l’arte del costruire dell’antica Akragas, la “più bella città dei mortali” di pindarica memoria, i cui abitanti secondo le parole riferite a Empedocle “costruivano come se dovessero vivere in eterno e banchettavano come se dovessero morire all’indomani”.

La mostraCOSTRUIRE PER GLI DEI. Il cantiere nel mondo classico”, prodotta e organizzata da MondoMostre in collaborazione con il Polo Culturale di Agrigento e il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi e promossa dalla Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana, si inaugura nella Valle dei Templi di Agrigento, con apertura al pubblico dal 12 giugno fino al 30 novembre 2019. Forte di un comitato scientifico di grande rilievo, la mostra è curata dall’architetto Alessandro Carlino, storico dell’architettura che da anni studia i templi dorici siciliani, e nasce da un’idea del direttore del Parco della Valle dei Templi, Giuseppe Parello.

Del Comitato Scientifico fanno parte Stefano De Caro, dal 2011 direttore generale dell’ICCROM, già direttore generale delle Antichità nel Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, esperto archeologo di fama internazionale, Heinz Jurgen Beste responsabile scientifico dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, che con Umberto Baruffaldi ha ricostruito con esattezza filologica il prototipo di uno dei 28 montacarichi per il sollevamento delle belve nel Colosseo. Federico Rausa, docente di archeologia classica alla Federico II di Napoli, Carmelo Bennardo, direttore tecnico del Parco archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, che da vent’anni guida i restauri ai monumenti del Parco. Il direttore Giuseppe Parello e con il contributo di Manolis Korres, architetto e studioso greco che ha firmato il progetto di restauro dell'Acropoli e che ha studiato le tecniche di costruzione e i materiali usati per edificare il Partenone.

La mostra nasce con l’obiettivo dichiarato di coinvolgere il pubblico nella comprensione delle tecniche e dei processi che furono compiuti anticamente per erigere i templi della Valle attraverso la ricostruzione in scala 1:1 di un vero e proprio cantiere. Lungo la via sacra della Valle dei Templi sono state ricostruite – a grandezza naturale – alcune “macchine” tra cui una gru (alta 12 metri, riprodotta in scala reale), carri e slitte per il trasporto del materiale lapideo; esposti modelli di templi, strumenti di misura come il corobate (strumento romano usato per misurare la pendenza del terreno) o la groma (a piombo, serviva per tracciare sul territorio i frazionamenti, le zone, le strade).

Dal MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) sono giunti (e vengono esposti nell’Auditorium Lizzi del Museo Archeologico “Pietro Griffo” di Agrigento) cinque compassi originali di epoca romana, a testimonianza di una continuità dell’utilizzo di macchine e strumenti nel mondo classico, mentre dal Tempio E di Selinunte provengono tre blocchi architettonici (geison, taenia e triglifo) con ampie porzioni di intonaco policromo, che spiegano appunto come in epoca greca i templi fossero riccamente decorati. La querelle sul colore dei templi coinvolse, sin dagli inizi dell’Ottocento e in concomitanza dei sempre più numerosi viaggi nel sud Italia e in Grecia, intere generazioni di studiosi. Ad Agrigento e Selinunte, questi moderni ‘architetti-archeologi’ scoprirono i resti dell’originaria policromia e, sulla base di precisi rilievi e approfonditi studi, ipotizzarono l’aspetto delle architetture classiche così come dovevano apparire all’apice del loro splendore.

A testimonianza di questo ricco momento di studi verranno esposte le ricostruzioni Jakob Ignaz Hittorff pubblicate nel 1827 (provenienti da una collezione privata), e l’opera di Domenico Lo Faso Pietrasanta duca di Serradifalco, Le antichità della Sicilia esposte ed illustrate, proveniente dalla Biblioteca Comunale “barone Antonio Mendola” di Favara che conserva una ricca collezione di volumi dedicati all’architettura classica.

Il percorso espositivo si arricchisce di una serie di scatti, dei templi e della valle, dell’artista palermitano Francesco Ferla, impegnato nella realizzazione di esposizioni internazionali dedicate alla valorizzazione del patrimonio architettonico siciliano.

La grande CASA DEGLI DEI, era sempre orientata verso il sorgere del sole, doveva poggiare su basi solidissime, per cui si scavava il terreno fino a trovare il piano di roccia. Intorno vi era sempre un portico ombroso (peristasi) per le cerimonie sacre. La statua della divinità era celata all’interno del naos (o cella) – dove potevano accedere solo i sacerdoti -, preceduta da un vestibolo (pronao) e conclusa dalla parte della fronte posteriore (opistòdomo), dove si conservavano gli arredi rituali e i preziosi doni votivi.

Le macchine e i reperti della mostra COSTRUIRE PER GLI DEI permettono di avanzare ipotesi accreditate e scientifiche, sui metodi di costruzione dei templi, utilizzati in tutto il Mediterraneo. Per scoprire sostanzialmente che i metodi erano simili ad oggi, anche se meno raffinati e senza l’uso, ovviamente, di tecnologia. Ma ci si muoveva per intuizione, provando e riprovando fino a che non si raggiungevano i risultati desiderati.

LE CAVE Se si era fortunati, i luoghi di estrazione dei materiali da costruzione erano nei pressi del tempio che si doveva costruire, come nel caso dell’antica Akragas, dove i monumenti principali furono realizzati con pietra locale, una calcarenite molto “tenera”, facilmente lavorabile, proveniente da cave nelle immediate vicinanze della città.

I banchi di pietra venivano intaccati tramite piccoli utensili metallici (scalpelli e mazzette, scalpelline, piccozze, asce …) per formare un taglio in cui si inserivano dei cunei (spesso in legno che, bagnati, si gonfiavano e spezzavano la pietra), battuti fino al distacco del blocco. Per le colonne, si scavava una trincea attorno al perimetro del tamburo da cavare e successivamente si procedeva al distacco dal banco roccioso: una tecnica che proveniva dall’antico Egitto e che rimase inalterata fino in epoca romana. Gli elementi da costruzione estratti dalle cave, già sbozzati, erano pronti per il viaggio verso il cantiere che avveniva tramite slitte, carri o, se di grandi dimensioni, con macchine costruite per l’occasione.

LA SLITTA Un mezzo funzionale e versatile, già utilizzato nelle civiltà egizie e mesopotamiche, era la slitta, composta da assi di legno incastrate tra loro, con le estremità rivolte all’insù per agevolare il movimento. Un mezzo estremamente leggero, progettato per essere smontato e trasportato su carri dal cantiere alla cava, dove veniva rimontata e riutilizzata per i trasporti successivi. Le slitte, una volta caricate del materiale da costruzione da trasportare, venivano trainate da buoi e scivolavano su rulli o assi di legno, a seconda del tipo di carico. Per governare la slitta, la si imbrigliava con funi collegate ad argani che ne regolavano la velocità o a perni di legno incastrati ai lati della strada su cui si avvolgevano le funi che frenavano lo scivolamento e ne aumentavano la stabilità.

IL CARRO. Era di gran lunga il mezzo di trasporto meccanico più usato nella civiltà greca; un mezzo solido e funzionale che si prestava ai più disparati utilizzi, dal trasporto delle merci a quello degli elementi costruttivi di medie dimensioni. Nonostante la sua robustezza e affidabilità, era però difficilmente governabile nei tratti in pendenza; trainato da buoi, veniva quindi usato soprattutto su percorsi pianeggianti. Nel corso degli anni, è stato però dotato di diversi accorgimenti che lo hanno reso più funzionale: l’innovazione più importante è stata senz’altro l’avantreno semovente per utilizzarlo su percorsi più impervi.

IL TEMPIO LIGNEO. Il tempio dorico è la traduzione in pietra del suo antenato più antico costruito in legno. Bisogna ricordare la verità estetica alla base del lavoro di artisti, architetti, committenti e anche dal grande pubblico: alle spalle delle monumentali forme dei templi dorici, ci furono antiche strutture realizzate in legno. Ogni elemento edile trovava corrispondenza e ispirazione in natura, secondo l’estetica greca dal rigoroso principio della “mìmesis". Così come il pittore o lo scultore potevano realizzare opere belle e “giuste” soltanto imitando le forme naturali, anche l’architetto, doveva trarre ispirazione dalle strutture delle antichissime costruzioni lignee, “naturali”. Le ricerche condotte hanno portato ad elaborare un modello di tempio ligneo basato sia su testimonianze letterarie e documentazioni iconografiche originali, sia su considerazioni tecniche oggettive.

IL TRASPORTO. Per il trasporto dei grossi blocchi monolitici che costituivano la struttura del tempio, venivano impiegate delle semplici ma ingegnose macchine. Come la macchina di Metagene, impiegata per il trasporto di architravi o gradoni: una ruota lignea dentro la quale inserire i blocchi che potevano così rotolare trainati da uomini, animali o carri dalla cava fino alla fabbrica. Per il trasporto dei rocchi cilindrici che andavano poi a comporre la colonna del tempio, veniva invece impiegata la macchina di Chersifrone. Il sistema si basava sul rotolamento del fusto stesso, intelaiato con travi di legno connesse all’asse di rotazione del tamburo.

LE COLONNE. Le colonne e le loro porzioni cilindriche (rocchi o tamburi) erano collocate sullo stilòbate (dal greco: stilos = colonna e batis = base). Le scanalature (di norma 16 o 20) che ornavano la superficie esterna, venivano eseguite dopo che tutti gli elementi erano stati assemblati alla perfezione. Al di sopra dei capitelli delle colonne veniva poggiato l’architrave, costituito da grandi parallelepipedi. I perni di giunzione erano in legno o in piombo e servivano per allineare le colonne ed evitare che i rocchi ruotassero sul proprio asse.

IL CANTIERE. Il cantiere greco è sempre stato un luogo di sperimentazione ingegneristica e meccanica. I blocchi di calcarenite, estratti nelle cave, arrivavano in cantiere su slitte o carri, ma rimaneva da risolvere il problema del sollevamento. Venne così inventata una macchina formata da lunghe travi di legno fissate al terreno e unite alle estremità a formare un triangolo. In testa a questa struttura erano fissate carrucole che mediante delle corde, consentivano di sollevare elementi molto pesanti fino alla quota desiderata. Nasceva così la gru (o capra) il cui funzionamento era semplice ma ingegnoso perché, non solo consentiva di sollevare elementi assai pesanti, ma permetteva, mediante un sistema di pulegge, di diminuire lo sforzo necessario. Un’altra macchina utilizzata per il sollevamento dei blocchi in cantiere, descritta da Vitruvio come “assai ingegnosa e comoda”, era il “polyspastos”, gru fissa composta da una singola trave lignea fissata al terreno.

LA GRANDE GRU. La grande gru non veniva utilizzata fissandola direttamente al terreno come avveniva per le più macchine piccole, ma era collocata su grossi tronchi, che avevano la funzione di veri e propri binari, su cui la macchina poteva scorrere, in modo tale da non dover essere smontata continuamente. Il sistema di sollevamento utilizzava un argano che era collocato in orizzontale tra le travi principali della gru, ed era azionato da lunghe leve (manovelle). La gru, riprodotta in scala reale per la mostra, è composta da aste convergenti realizzate con travi di legno che misurano 12 metri e hanno una sezione di 35 x 45 cm. Il modello deriva dalle fonti letterarie classiche, Vitruvio in particolare, e dalle fonti iconografiche note, ma è anche debitore delle varie ipotesi ricostruttive dell’architetto greco Manolis Korres.

LE MAESTRANZE E I TEMPI. Alla realizzazione dei templi lavoravano un numero considerevole di persone con specifici compiti, che formavano delle vere e proprie squadre specializzate nella costruzione di edifici monumentali. Questi gruppi detti "officine", si spostavano di città in città per innalzare i grandi santuari degli dei olimpici. Ci volevano anche decenni per completare un tempio e, in alcuni casi, come nel colossale tempio di Zeus Olimpio ad Agrigento, forse non bastò un secolo per portarlo a termine.

COME NASCEVA IL TEMPIO

GLI STILI ARCHITETTONICI. In architettura i greci distinguevano tre caratteri costruttivi, e altrettanti stili: il dorico, forte come un atleta o un guerriero; lo ionico, bello come una matrona; il corinzio, prezioso e gracile come una fanciulla. Sopra i geometrici capitelli dorici posava la trabeazione col fregio a trìglifi e mètope. Mentre i due ordini “femminili” presentavano basi sotto i fusti delle colonne, il dorico “maschile” era l’unico a esserne privo: scalzo come i ginnasti o i combattenti.

La fondazione

Una volta stabilito il progetto del tempio, veniva creato il piano di appoggio più profondo, perfettamente orizzontale e collaudato con il sistema egizio: venivano scavati dei canaletti nella roccia e, se il lavoro era stato eseguito a regola d’arte, l’acqua doveva restare in equilibrio.

Il colonnato

Le porzioni cilindriche (rocchi o tamburi) delle colonne venivano rifinite con precisione in cantiere, poste le une sulle altre ed assicurate tramite perni lignei. Le scanalature venivano eseguite una volta che tutti gli elementi erano stati assemblati alla perfezione.

La copertura

Se la pietra era il materiale principale nella costruzione del tempio, gran parte della copertura era in legno, sotto il manto di tegole laterizie. Le grandi travi erano composte da più strati che venivano assemblati con chiodi e funi. Le fornaci per i laterizi si trovavano nelle immediate vicinanze del tempio e seguivano le necessità del cantiere.

La decorazione

Il fregio e il cornicione erano le parti più decorate della trabeazione. I trìglifi rettangolari erano blu, alternati alle mètope dipinte di rosso. Al di sopra dei trìglifi, nel cornicione, venivano intagliati i mùtuli e le gocce, che venivano dorate per evidenziarne la forma che ricordava gli antichi chiodi lignei. Infine, le tegole in terracotta verniciata della copertura.

Unità di misura

Le unità di misura utilizzate in Grecia derivano dai sistemi in uso nel vicino Oriente e in Egitto già nel secondo millennio a.C. e come questi erano basate su misure naturali. In particolare, facevano riferimento alle parti del corpo umano: il piede, il braccio o la falange di un dito e sui loro rapporti. Lo stesso criterio valeva per le misure di superficie: l’estensione di un terreno veniva, ad esempio, calcolata in funzione della quantità di frumento occorrente per la sua semina.

Il modulo

Il modulo era l'unità di base utilizzata per la costruzione del tempio e corrispondeva al raggio della colonna. Tutte le parti del tempio erano proporzionate in base a questa unità.

Nel tempio della Concordia ad Agrigento, ad esempio, il modulo è pari a 2 piedi e un quarto (diametro = 4 piedi e mezzo), con il piede che misura circa 32 cm. Nello stesso tempio, il fusto della colonna misura 8 moduli e il capitello un modulo, dunque la colonna intera è alta 9 moduli (4 diametri e mezzo). L’architrave, il fregio e tutte le altre parti del tempio rispondono a questo sistema di misura, che guidava i costruttori durante tutte le fasi di realizzazione.

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SCHEDA TECNICA

Titolo: Costruire per gli dei.

Il cantiere nel mondo classico

Curata da: Alessandro Carlino

Ideata da: Giuseppe Parello

Prodotta e organizzata da: MondoMostre

In collaborazione con: Polo Culturale di Agrigento e il ParcoArcheologico e Paesaggistico della Valle dei Templi

Date: dal 12 giugno al 30 novembre 2019

Promossa da: Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana

Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana

Orari: Parco della Valle dei Templi (AG)

dal 12 giugno al 12 luglio

tutti i giorni 08.30 - 20.00

dal 13 luglio al 15 settembre

dal lunedì al venerdì 08.30 - 23.00

sabato e domenica 08.30 – 24.00

dal 16 settembre al 30 novembre 08.30 - 20.00 (ultimo ingresso ore 19,00)

Sala Lizzi del Museo Archeologico Regionale"Pietro Griffo" (AG)

dal 12 giugno al 30 novembre 9.00 - 19.30

Biglietti: Parco della Valle dei Templi

2 + biglietto ordinario, cumulativo e ridotto di ingresso al Parco

Ingresso Gratuito:

  • per le categorie previste dalla circolare dipartimentale n.1 del 20/01/2017;

  • per la Sezione introduttiva della mostra presso Sala Lizzi

del Museo Archeologico Regionale"Pietro Griffo";

  • per i possessori di abbonamento al Parco Valle dei Templi;

  • per tutti nelle prime domeniche di ogni mese

 

 


I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia

Mostra “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia”

Sarà inaugurata il 24 maggio a Baia, alle ore 11, la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia”, all’interno del Museo archeologico dei Campi Flegrei.
L’esposizione, con allestimento e curatela realizzati da Teichos, racconta la stagione di nascita dell’archeologia subacquea in Italia, nell’area Flegrea ed in Sicilia, e per quest’ultima dai suoi esordi fino alle più importanti esperienze istituzionali: la costituzione della Soprintendenza del Mare da parte di Sebastiano Tusa.

Un percorso, supportato da allestimenti multimediali e sensoriali, con l’utilizzo di materiali video e fotografici, provenienti dagli archivi delle Soprintendenze del ministero per i Beni e le attività culturali, dagli istituti specializzati, dagli archivi privati, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Un’esplorazione dagli anni ’50, tra condizioni e circostanze che hanno determinato la nascita dell’archeologia subacquea come disciplina, evidenziandone ruoli e protagonisti.
Una preview che anticipa, essendone complemento necessario, il progetto “Thalassa. Meraviglie dei Mari della Magna Grecia e del Mediterraneo”, mostra che sarà inaugurata al MANN-Museo archeologico Nazionale di Napoli, nel Salone della Meridiana il 25 settembre prossimo.
Articolata per sezioni, Thalassa racconta attraverso i reperti e le immagini l’evoluzione dell’archeologia subacquea fin dall’iniziale processo di formazione del suo statuto scientifico. Spiega attraverso i relitti via via ritrovati, anche in relazione allo sviluppo delle tecnologie, l’affascinante individuazione dei flussi migratori e delle relazioni lungo le coste, le relazioni tra popoli, tra punti di partenza e di arrivo, la loro localizzazione nelle diverse aree geografiche; conduce il visitatore, con un salto nel tempo, circa 60 milioni di anni, tra i segreti del mare Mediterraneo, nelle città-porto, mete del commercio sin dall’antichità e luoghi di racconto dei processi di trasformazione dell’ambiente naturale da parte dell’uomo.
Un Progetto promosso dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, con il MANN, l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, e Teichos, anche in forza di un protocollo da essi sottoscritto per sviluppare, nel prossimo triennio, una serie di attività culturali, di ricerca, divulgazione e informazione.
Al progetto, agli eventi collegati e a questa preview, realizzata nella curatela e nell’allestimento secondo i suoi indirizzi, ha lavorato con passione il compianto Sebastiano Tusa, assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana.
Thalassa è il suo testamento scientifico. Questo appuntamento costituisce il primo grande omaggio e riconoscimento sentito, che viene rivolto alla memoria di un grande studioso, un grande archeologo e soprattutto un grande uomo.
Evento Facebook qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Testo da Soprintendenza del Mare e Parco Archeologico dei Campi Flegrei

I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia


Passione Canova: nei primi 15 giorni della mostra, 60.000 visitatori al MANN

Passione Canova: nei primi 15 giorni di programmazione della mostra, 60.000 visitatori al MANN
Giulierini: "Canova a Napoli è una scelta che definire vincente è poco"
 
13 aprile. È passione contagiosa per la mostra "Canova e l'antico", in calendario al Museo Archeologico Nazionale dal 28 marzo scorso sino al prossimo 30 giugno.
Nei primi quindici giorni di programmazione, sono stati 60.000 i visitatori che hanno ammirato le oltre centodieci opere inserite nel suggestivo percorso espositivo realizzato nelle sale dell'Archeologico:  tra i capolavori del Maestro di Possagno, in mostra al MANN, figurano le celebri sculture de "Le tre Grazie", "Amore e Psiche stanti", "Ebe", "Danzatrice con le mani sui fianchi", provenienti dal Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.
L'"effetto Canova" fa registrare, così, un trend in crescita delle presenze di circa il 30% rispetto all'omologo periodo del 2018.
"Canova a Napoli è un'occasione unica, imperdibile, mai vista. Tre anni di lavoro con le più importanti istituzioni italiane e mondiali hanno generato una mostra che lascerà per sempre il segno. Siamo orgogliosi delle decine di migliaia di visitatori che in questi giorni affollano il MANN e ci confermano una scelta che definire vincente è poco", commenta il Direttore dell'Archeologico, Paolo Giulierini.
Testo e immagini dall'Ufficio comunicazione, rapporti con gli organi di informazione, marketing e fundraising MANN

OpenHeArt

Napoli: iniziano le attività di OpenHeArt, incontrando le nuove generazioni

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, iniziano le attività di OpenHeArt

44 giovani partecipano al progetto di sperimentazione creativa

Fotografia, grafica, video ed allestimenti per realizzare una mostra a Villa Pignatelli

OpenHeArt

Napoli, 14 febbraio. Il MANN incontra le nuove generazioni: al via al Museo Archeologico di Napoli OpenHeArt, un originale progetto di sperimentazione creativa intorno alla fotografia, alla grafica e alla produzione video.

Il progetto, che coinvolge 44 giovani napoletani inoccupati tra i 18 e i 29 anni, è stato realizzato dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli in collaborazione con il Museo Pignatelli, il Laboratorio Irregolare di Antonio Biasiucci, l’associazione AZTeCA, l’associazione Pianoterra, l’associazione OcchiAperti, Incontri Internazionali d’arte ed il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università degli Studi di Salerno, vincitore del bando  Prendi Parte! Agire e pensare creativo ideato dalla Direzione Generale Arte Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per promuovere l'inclusione culturale dei ragazzi nelle aree caratterizzate da situazioni di marginalità economica e sociale.

Il percorso intrapreso, articolato in quattro laboratori gratuiti della durata di otto mesi, culminerà il prossimo autunno in una mostra a Villa Pignatelli (Casa della Fotografia) e si avvarrà, tra gli esperti coinvolti per le attività didattiche, del fotografo Antonio Biasiucci, artista che già dal 2012 porta avanti un percorso sperimentale dedicato ai giovani.

Saranno quattro i laboratori previsti: Photo Lab - Laboratorio fotografico a cura di Antonio Biasiucci per la realizzazione delle opere da esporre; Graphic Design Lab - Laboratorio di grafica, condotto da Alessandro Leone per la progettazione ed esecuzione del materiale di comunicazione; Videomaking Lab - Laboratorio di produzione video, guidato da Ra­ffaele Iardino per la documentazione audiovisiva del percorso creativo; Exhibition Lab - Laboratorio di allestimento, con un percorso portato innanzi da Denise Maria Pagano per la progettazione e l’allestimento della mostra conclusiva.

I laboratori si svolgeranno presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Piazza Museo 19, Napoli), il  Museo Pignatelli (Villa Pignatelli, via Riviera di Chiaia 200, Napoli) e lo  Studio fotografico Biasiucci (via Tribunali 186, Napoli).

Mercoledì 13 febbraio, nella sala conferenze del MANN, si è tenuto, alla presenza del direttore del Museo Paolo Giulierini, il primo incontro di orientamento con la partecipazione di tutti i ragazzi selezionati. Gli allievi sono stati accolti dal responsabile del progetto Andrea Milanese (MANN), dagli esperti e dai tutor dei quattro laboratori.  I ragazzi coinvolti sono residenti nei quartieri napoletani Stella, San Carlo all’Arena e in zone limitrofe della III Municipalità.

Il MANN fa rete con il territorio e con le istituzioni culturali partenopee perché veicolare messaggi culturali significa formare cittadini consapevoli: per questo, i giovani sono i principali destinatari dei tanti percorsi formativi messi in atto dal Museo”, ha commentato, durante l’incontro, il Direttore Paolo Giulierini.

Testo e immagine da Ufficio comunicazione, rapporti con gli organi di informazione, marketing e fundraising MANN


Paolo Giulierini è il miglior direttore di museo del 2018 per Artribune

Anche quest’anno Artribune stila la sua lista di “Best of”, e mentre il 2017 vedeva il Museo Archeologico Nazionale di Napoli come miglior museo, il 2018 vede il suo direttore, Paolo Giulierini, come miglior direttore dell’anno appena concluso.

Facciamo un passo indietro: cos’è Artribune? Artribune è una piattaforma - nata nel 2011 - di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea. Conta 250 collaboratori in tutto il mondo, è un web magazine ma anche free press, grazie a una rivista cartacea gratuita stampata in 55 mila copie che vengono distribuite in tutta Italia; è anche presente sui social network, come app per smartphone ed è anche web-tv. Diretta da Massimiliano Tonelli e presieduta da Paolo Cuccia (anche presidente del Gambero Rosso), ad oggi è la più ampia redazione culturale del Paese.

La nomina, quindi, assegnata da Artribune non è certo paragonabile ad un Oscar ma ha sicuramente un valore non da poco per chi riceve il titolo di “Best of the year” nella sua categoria.

Leggiamo la motivazione di questa nomina per Paolo Giulierini, cortonese di nascita, residente a Firenze e adottato da napoletani (e non) da ormai tre anni, da quando cioè dirige uno dei musei più importanti al mondo, unico nel suo genere se si pensa che è legato indissolubilmente alle scoperte di Pompei e di Ercolano. Il riconoscimento di miglior direttore di Museo va a Paolo Giulierini “Perché riattivare in chiave contemporanea l’antico è una sfida difficile ed importante, e il direttore sta portando avanti con grande audacia un programma di modernizzazione, esemplare per istituzioni analoghe. Inoltre Giulierini sta rendendo sempre più innovativa e fruibile la magnifica collezione del museo che dirige.” La motivazione poi rimanda ad un altro “best of” della classifica, quello di miglior progetto digitale per i beni culturali, riconosciuto al videogame “Past for Future”, rilasciato da pochi giorni dal team di Fabio Viola per il Museo nazionale di Taranto. Si premia fondamentalmente il lavoro di “Tuomuseo”, che aveva lanciato come primo videogame per musei “Father and Son”, realizzato per il MANN.

Emozionato, Paolo Giulierini commenta: “Sono orgoglioso del lavoro svolto, portato innanzi con entusiasmo e dedizione: è un lavoro che premia tutto lo staff del Museo, indispensabile punto di riferimento per questa straordinaria esperienza di gestione del mio, del nostro amatissimo MANN”.Paolo Giulierini miglior direttore di museo 2018 Artribune


Il MANN protagonista del Forum Internazionale della Cultura a San Pietroburgo

Il MANN protagonista del Forum Internazionale della Cultura a San Pietroburgo. 
Con 4 capolavori all’Ermitage anteprima della grande mostra della primavera 2019 
Il Direttore Paolo Giulierini alla tavola rotonda “Italian cultural revolution” 
sulla riforma e sulle novità di gestione dei musei italiani.
 
Per l' omaggio dell'Italia al Forum, arrivano da Napoli il marmo della statua della “Pax augustea” gli affreschi con “Achille e Sciro” e “Eracle e Onfale” e un busto bronzeo dell’Imperatore Tiberio.
Sempre più stretto il dialogo con l'Ermitage, aspettando la grande mostra su Canova
 
San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage, 15 e 16 Novembre 2018
Forum Internazionale della Cultura San Pietroburgo MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Prosegue intenso il dialogo tra il MANN e il grande Museo Statale Ermitage
Se infatti l’Italia è il Paese ospite della VII edizione del Forum Internazionale della Cultura che si svolge a San Pietroburgo dal 15 al 17 novembre - a dimostrazione delle relazioni proficue e delle sinergie da anni sviluppate in questo ambito tra di due Paesi - il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è tra i protagonisti di queste intense giornate, che vedranno centinaia di personalità da tutto il mondo riunite nella città di Pietro il Grande.
 Busto di Tiberio
Paolo Giulierini, Direttore del MANN – Museo che come sappiamo ha siglato un importante accordo quadriennale di collaborazione con il Museo russo, in relazione ad Ermitage Italia, insieme alla Soprintendenza di Pompei - sarà infatti ospite dell’organizzazione del FORUM per alcuni degli eventi in programma all’Ermitage, legati al nostro Paese, e per inaugurare, in questa occasione così importante, un’anteprima, un assaggio, di quella che sarà la grande mostra su Pompei che aprirà al Museo Statale Ermitage la prossima primavera.
Una vetrina straordinaria per lanciare un evento che porterà nelle spettacolari sale del museo di Caterina II la storia e la vita dell’antica città romana sepolta dalle ceneri del Vesuvio di cui il MANN
conserva testimonianze straordinarie; una nuova opportunità di promozione del Museo nel mondo e un riconoscimento internazionale del valore delle sue collezioni.
Eracle e Onfale
Il primo appuntamento che ha visto coinvolto Paolo Giulierini è stato oggi alla Tavola Rotonda promossa dal Museo Ermitage, tra i dibattiti dedicati a diverse emergenze nell’ambito museale, in un confronto internazionale: “Italian cultural revolution”.
Tre anni fa infatti il sistema museale statale italiano è stato interessato da una profonda riforma che ha comportato nuove autonomie gestionali e finanziarie per alcuni grandi musei con nuove procedure di selezione e la nomina di nuovi direttori, anche provenienti dall’estero; nonché una diversa distribuzione delle funzioni rispetto ai beni culturali territoriali. Una riforma incisiva, di cui si possono ora discutere i risultati positivi, i problemi irrisolti e per i quali si stanno avviando nuovi interventi, le ricadute sul piano nazionale e internazionale.
Achille a Sciro
Proprio questa riforma ha portato Paolo Giulierini alla direzione del MANN e ha permesso il rilancio del Museo napoletano.
Alla Tavola rotonda hanno preso parte accanto al professor Michail Piotrovsky, Direttore dell’Ermitage: come moderatore Maurizio Cecconi (Segretario Generale di “Ermitage Italia” e AD di Villaggio Globale International), Antonio Lampis (Direttore Generale dei Musei del Ministero per i Beni e le Attività Cultuarli italiano), James Bradburne (Direttore Generale della Pinacoteca di Brera a Milano), Simone Verde (Direttore del Complesso Monumentale Della Pilotta di Parma, Paolo Giulierini (Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli) e Daniela Tisi (Consigliere del Ministero Italiano per i Beni e le Attività Culturali, per i progetti inerenti la gestione complessa del patrimonio culturale attraverso reti e sistemi museali territoriali).
Altro appuntamento che vedrà il MANN coinvolto, sarà sempre oggi alle ore 19.30, la presentazione del volume “Antonio Canova, Il segno della bellezza” di Giuseppe Pavanello, tra i più noti e importanti studiosi del grande scultore e curatore dell‘attesissima mostra che si terrà a fine marzo 2019 al MANN, co-promossa proprio con il Museo Statale Ermitage.
Quest‘ultimo contribuirà con prestiti eccezionali a rendere assolutamente unico questo evento, già entusiasmante per l‘insieme delle opere che concesse dall’Italia e dall’estero
 e per l‘unicità di un percorso che consente di mettere in dialogo per la prima volta le creazioni del sommo Maestro con le opere antiche per lui fonte di ispirazione e di tensione alla perfezione e alla bellezza.
Il libro della serie UTET Grandi Opere è un preziosissimo volume da collezione, in tiratura limitata e numerata, di cui è stata realizzata anche una versione TOP in 99 esemplari che riproduce in copertina un bassorilievo
 in marmo di cm 27 x 41 raffigurante Le tre danzatrici realizzato dal Maestro Luciano Massari da un originale di Antonio Canova in gesso conservato presso la Gipsoteca di Possagno.
Quindi domani 16 novembre alle ore 15.00, ancora una volta nella splendida sala del Patio Romano, Paolo Giulierini insieme a Massimo Osanna Soprintendente di Pompei, parteciperà all’inaugurazione di questa “anteprima” pompeianaomaggio dell’Italia al Forum realizzato con il sostegno dell‘Ambasciata italiana in Russia e dell‘Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo
e sorta di "teaser“ dell‘evento primaverile, con 4 opere prestate dal MANN e 4 opere che giungno dal Parco Archeologico di Pompei, rappresentative dei tanti capolavori che il pubblico dell’Ermitage potrà ammirare prossimamente.
Dal MANN sono giunti nell’occasione a San Pietroburgo il bellissimo marmo della statua della “Pax augustea” di oltre due metri, gli affreschi monumentali con “Achille a Sciro” e “Eracle e Onfale” e un busto bronzeo dell’Imperatore Tiberio.
“Il MANN- ha commentato Paolo Giulierini - con la partecipazione al FORUM e l’anteprima e’l’annuncio delle mostre di Pompei e Canova, in questo contesto internazionale - consolida il proprio primato di Museo che ha un rapporto privilegiato con l’Ermitage, il più grande museo al mondo.
Ricerca, esposizioni e confronto sono le nostre parole d’ordine”.
Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International

 


NeapolisRestArt: il MANN partecipa al progetto di valorizzazione

NeapolisRestArt: il MANN partecipa al progetto di valorizzazione

Previsti quindici murales tra piazza Calenda ed il Museo: il primo sarà ispirato all’Ercole Farnese

Napoli, 22 ottobre- "NeapolisRestArt", il MANN partecipa ad un particolare progetto di valorizzazione del territorio partenopeo: se n'è parlato questa mattina, nella Sala Giunta del Comune di Napoli, in occasione della conferenza stampa per presentare un nuovo percorso artistico che permetterà di costruire un viaggio di scoperta nel cuore antico della città. L'Associazione Culturale "Agorà", di cui è presidente l'archeologa Paola Filardi, con "NeapolisRestArt" proporrà una felice osmosi tra la comunità di abitanti di Forcella ed il patrimonio culturale partenopeo: se, in una prima fase del progetto, sono stati i cittadini, in particolare i più giovani, ad avvicinarsi ai tesori del MANN con laboratori didattici mirati, saranno adesso le opere d'arte ad uscire metaforicamente dall'edificio del Museo, per diventare oggetto di alcuni murales realizzati da artisti internazionali e writers napoletani. "Art dint' 'o street", vera e propria fase creativa di "NeapolisRestArt", traccerà, dunque, un iter suggestivo per riconoscere la vera identità metropolitana: quindici murales, nella ragnatela di vie tra piazza Calenda ed il MANN, non soltanto racconteranno le radici storico-artistiche nostrane, ma indicheranno, in un gioco di simmetrie, quei luoghi che meritano di essere promossi nel quartiere di Forcella. Tra i primi interventi di street art proposti dal progetto, prevista la realizzazione, sula facciata di un edificio in via Pietro Colletta, di un murales ispirato all' "Ercole Farnese", cui seguirà la riproposizione di Medusa in vico Zuroli. "Il MANN, da tempo, adotta una linea culturale di estroversione del Museo verso il territorio, con uno sguardo attento a quelle aree in cui il tema dell'integrazione è la chiave di volta per promuovere l'identità partenopea. NeapolisRestArt rappresenta un esperimento artistico originale, che spero possa avere la giusta risonanza in Italia ed all'estero", ha commentato il Direttore dell'Archeologico, Paolo Giulierini. Accanto a Giulerini, in conferenza stampa, il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, l'Assessore al Diritto alla Città, ai beni comuni e all'urbanistica, Carmine Piscopo, il Presidente dell'Associazione "Agorà", Paola Filardi. È stato proprio il sindaco a sottolineare, in chiusura della presentazione, che "il degrado si combatte non soltanto veicolando innovative forme di integrazione culturale, ma, soprattutto, facendo rete, a diversi livelli, con le istituzioni operanti sul territorio. In tal senso, la collaborazione con il MANN rappresenta un esempio concreto di condivisione di valori e proposte per la città".

Testo e immagini da Ufficio Stampa MANN


Napoli: convegno internazionale "Picta fragmenta. Rileggendo la pittura vesuviana"

Picta fragmenta. Rileggendo la pittura vesuviana
Al via il grande convegno internazionale
Napoli, 13-15 settembre 2018


La pittura antica è un vero e proprio universo culturale, che, in Campania, ha conosciuto una ricchissima fioritura, capace di riflettere le proprie suggestioni negli sguardi degli osservatori di ogni epoca.
Il convegno internazionale “Picta fragmenta. Rileggendo la pittura vesuviana” (Napoli, 13-15 settembre 2018), nato dalla sinergia tra Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Università degli Studi di Bologna (Programma Vesuviana), Parco Archeologico dei Campi Flegrei e Centre Jean Bérard, sarà una straordinaria occasione per divulgare i risultati di ricerche inedite che hanno apportato importanti novità nello studio delle pitture e dei loro contesti: uno spazio di approfondimento ad hoc sarà dedicato, inoltre, all’applicazione di tecnologie sperimentali, capaci di legare, in una sorta di koiné del sapere, musei, parchi archeologici, archivi e biblioteche.

Saranno tre le location per questo prestigioso appuntamento scientifico e culturale, che riunirà non soltanto autorevoli esperti di settore, ma anche appassionati di archeologia ed arte classica: giovedì 13 settembre (ore 9-18.30), i lavori congressuali si svolgeranno nella splendida cornice della Sala del Toro Farnese al MANN; venerdì 14 settembre (ore 9.30-18.30), ancora, “Picta fragmenta” sarà in programma nella Salle Alexandre Dumas del Centre Jean Bérard- Institut Français de Naples; infine, sabato 15 settembre (10-18.30), ultima giornata di studio nella Sala conferenze del Museo Archeologico di Baia.
Tanti i temi che saranno affrontati durante il convegno: le pitture in Museo, con particolare riferimento all’eccezionale patrimonio del MANN; i quattro stili, fra tradizione e nuove scoperte; le pitture ed i contesti: spazi, decorazioni, committenze; gli scavi alibi; le tecniche, le pratiche, le scelte dei pictores; i problemi e le soluzioni del restauro e della conservazione; il percorso articolato che si sviluppa dallo scavo al processo di valorizzazione delle opere.

A porgere i saluti di benvenuto a relatori e convenuti, oltre al direttore Paolo Giulierini, vi saranno Gaetano Daniele, Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, il prof. Stefano De Caro, già direttore generale del Mibac e direttore dell’ICCROM, il prof. Roberto Balzani, Presidente del Sistema Museale d’Ateneo dell’Università di Bologna e la dott. Francesca Casule, Soprintendente SABAP Avellino e Salerno. A rappresentare la Regione Campania, la dott.ssa Nadia Murolo, dirigente della Direzione Generale per le politiche culturali e il turismo. È invitato il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

“Nella costruzione del convegno internazionale -Picta fragmenta. Rileggendo la pittura vesuviana-, abbiamo proiettato tutta la nostra passione per l’arte classica, coniugando il rigore scientifico con l’apertura ad innovativi sentieri di ricerca. Per allestire questo straordinario programma, che coinvolge accademici ed esperti di archeologia, abbiamo aperto anche, nella scorsa primavera, una call for proposals, che ha riscosso notevole successo nel mondo degli addetti ai lavori (e non solo)”, commenta il Direttore del MANN e del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Paolo Giulierini.


Il convegno si potrà seguire anche in streaming, al link che sarà reso disponibile sul nostro sito www.museoarcheologiconapoli.it.

Testo e immagini da Ufficio comunicazione, rapporti con gli organi di informazione, marketing e fundraising MANN


Napoli: Muse al Museo, Festival MANN dal 21 al 28 Marzo

Festival MANN/Muse al Museo

Seconda edizione/21-28 marzo 2018
Tornano le Muse al Museo con più di 40 eventi 100 ospiti internazionali
concerti e spettacoli dalle 10 alle 21
dalla musica classica al pop-rock/teatro civile e per bambini/danza/performance/
incontri/cinema/letteratura/arte e tecnologia


Con una seconda edizione ancora più ricca (8 giorni di eventi e oltre 100 ospiti coinvolti tra artisti e personalità della cultura) torna dal 21 al 28 marzo il Festival MANN/Muse al Museo. Dopo il successo e le ventimila presenze del 2017, quest'anno la programmazione si allunga di un giorno e porta il festival anche per le strade della città.

Tra gli oltre 100 ospiti: Richard Galliano, Daniel Pennac,
Rick Wakeman, Michael Nyman, Roberto Vecchioni, Elio,
Gaetano Curreri e Paolo Fresu, Mariangela D'Abbraccio
e Carolina Rosi, Carlo Verdone, Nino Frassica,

2 appuntamenti “Fuoriclassico”
con Luciano Canfora e Hisham Matar (Premio Pulitzer)

The Jackal, Massimo Bubola, Cristiano Godano, Marina Rei,
Paolo Benvegnù, Maurizio De Giovanni, Alvin Curran,
Ciro Longobardi, Riccardo Bertoncelli, Andrea Scanzi,
Luca Telese, Andrea Zorzi

2 installazioni/mosaici e tecnologia/
il Pavimento di Alessandro/i Musici ambulanti

“Muse al Museo” è un progetto originale voluto dal direttore del MANN Paolo Giulierini, primo festival internazionale in un museo statale autonomo costruito sui principi della valorizzazione dei Beni Culturali dettati dalla Riforma. Da quest'anno il festival è sostenuto dalla Regione Campania (Programma operativo complementare POC 2014-2020 “Cultura 20.20”). La direzione artistica è di Andrea Laurenzi in collaborazione con Luca Baldini, la direzione tecnica e organizzativa di Officine della Cultura.

“Il Museo del futuro - dichiara Giulierini - è una grande agorà dove si incontrano conservazione, ricerca e capacità di sperimentazione. La musica e l'arte teatrale, che vengono suggerite dalle statue, dai mosaici e dagli affreschi, prendono magicamente corpo in questi otto giorni di festival e connotano il MANN come grande polo culturale che diffonde nuovi linguaggi senza affrancarsi mai dalle radici della classicità”.

Musica, teatro, cinema, letteratura, arte e tecnologia saranno al centro di un cartellone di eventi che si svilupperà per otto intere giornate (primo spettacolo alle ore 10 e ultimo alle ore 21) negli spazi simbolici del Museo, come la Sala Toro Farnese e la Sala della Meridiana, incontri e performance si svolgeranno anche nella Sala Cielo Stellato e nella adiacente Sala Teatro o itineranti. Dialogheranno con i tesori del MANN i musicisti internazionali Richard Galliano, Rick Wakeman, Michael Nyman, Alvin Curran, per il teatro Daniel Pennac, e grandi artisti della musica italiana i tra i quali Roberto Vecchioni, Elio, Gaetano Curreri, Paolo Fresu, Massimo Bubola, Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Marina Rei, Paolo Benvegnù; in programma incontri con Carlo Verdone, Nino Frassica, Andrea Zorzi, The Jackal, Mattia Torre, John Peter Sloan, Riccardo Bertoncelli e, per lo spazio “Fuoriclassico”, con il filologo Luciano Canfora e lo scrittore Hisham Matar (Premio Pulitzer).

inaugurare ufficialmente la manifestazione sarà un evento speciale che partirà dalla Galleria Principe di Napoli (mercoledì 21 marzo ore 15,30) con il concerto di “Scalzabanda & Orchestra Multietnica di Arezzo”, una festa di suoni e colori coordinata dal direttore d’orchestra Enrico Fink, grande esperto di musica tradizionale ebraica e di world music, insieme ai 75 ragazzi del quartiere Montesanto che formano la Scalzabanda.

Per gli spettacoli del festival, tutti nell'orario di apertura del museo (fino alle 19,30), non è previsto biglietto aggiuntivo. Per gli spettacoli serali sarà attivata a breve la prevendita.

OTTO SERATE NELLA SALA DELLA MERIDIANA (ore 21) –Sarà il virtuoso della fisarmonica Richard Galliano a inaugurare mercoledì 21 marzo la serie di spettacoli in “prima serata” del festival. Il compositore, definito l’erede di Astor Piazzola, si esibirà in uno spettacolo dalle atmosfere francesi, tango argentino, melodie mediterranee e ritmi brasiliani. Giovedì 22 marzo concerto di Roberto Vecchioni“Le rondini e la Nina” è il concerto di venerdì 23 marzo, il jazz di Lucio Dalla e Fabrizio De André, canzoni rivisitate da Gaetano Curreri (voce e leader degli Stadio), Paolo Fresu (tromba, flicorno, effetti), Raffaele Casarano (sax) e Fabrizio Foschini (pianoforte). Sabato 24 marzo live di Rick Wakeman, grande protagonista del rock progressive degli anni ’70 e tastierista dei mitici Yes. Con 50 anni di carriera alle spalle, si esibirà in un concerto di solo pianoforte con i brani dell’ultimo album “Piano Portraits”: da “Life on Mars” e “Space Oddity” di David Bowie ai Beatles, Yes e Led Zeppelin, ma anche classici come il “Chiaro di luna” di Debussy e “Lago dei cigni” di Tchaikovsky, e ancora soprese musicali. “Il caso Malaussène – Mi hanno mentito” di e con Daniel Pennac è lo spettacolo serale di domenica 25 marzo. Con Massimiliano Barbini e Pako Ioffredo, le musiche di Alice Pennacchioni e la mise en espace di Clara Bauer, con la collaborazione artistica di Ximo Solano. Lunedì 26 marzo uno straordinario Elio, nella doppia veste di narratore e cantante, con soprano ed ensemble strumentale, in “Madamina, il catalogo è questo… L’opera buffa da Mozart a Offenbach”, brillante e vivace carrellata che tocca capolavori quali “Il Flauto Magico” e “Don Giovanni” di Mozart, “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini, fino ai “Racconti di Hoffmann” di Offenbach. Omaggio a Eduardo De Filippo e Pino Daniele, martedì 27 marzo, nel concerto-spettacolo “Napule è…n’ata storia” con Mariangela D’Abbraccio & Musica da ripostiglio. Un progetto nato da un lavoro di ricerca e sperimentazione di teatro e musica sui due grandi autori del ‘900 napoletano. Prima dello spettacolo, incontro con Carolina Rosi, intervistata da Titta Fiore, ricordando Luca De Filippo. Mercoledì 28 marzo chiusura affidata al grande compositore Michael Nyman con la Michael Nyman Band in “Music for Films”. Maestro indiscusso del minimalismo e autore di memorabili colonne sonore, Nyman combina folk, elettronica, musica sacra e classica in un’emozionante miscela sonora.

POMERIGGIO/INCONTRI E CONCERTI - Ricco il calendario pomeridiano del festival a partire da mercoledì 21 marzo. Dopo l’apertura ufficiale con il concerto di Scalzabanda & Orchestra Multietnica di Arezzo, sarà Roberto Vecchioni a inaugurare il primo dei grandi incontri di “Muse al Museo”. Tra archeologia, poesia e musica, il cantautore dialogherà con l’archeologa Stefania Mancuso e con il direttore del MANN Paolo Giulierini nella Sala Toro Farnese. Giovedì 22 marzo alle ore 16,30 nella Sala Cielo Stellato, Ginevra Di Marco, già voce dei CSI, in “La rubia canta la negra”, omaggio a Mercedes Sosa. Alle 18 nell’ambito di Fuoriclassico, incontro con Luciano Canfora dal titolo “Tucidide e Aristofane dal 411 al 404”. Tre gli appuntamenti del pomeriggio di venerdì 23 marzo: alle ore 15 (Sala Toro Farnese), Mattia Torre racconta “La linea verticale”, libro e serie tv Rai, discutendone con Ilaria Urbani. Alle 16,30 nella Sala Teatro, “Sull’Oceano”, spettacolo ispirato al romanzo di Edmondo De Amicis, di Michele Crestacci e Alessandro Brucioni. Protagonista alle 18 nella Sala Toro Farnese sarà Nino Frassica che presenterà il libro “Sani Gesualdi superstar”, intervistato da Annapaola Merone.
Sabato 24 marzo (ore 15, Sala Cielo Stellato) prima presentazione del volume “1968. Soul e Rivoluzione” dello storico del rock Riccardo Bertoncelli, intervistato da Federico Vacalebre. Alle 18 lo scrittore Maurizio de Giovanni dialogherà con i campioni del Napoli Calcio in un incontro dal titolo “Calcio e passione: il grande Napoli”.
Domenica 25 marzo, alle ore 15, concerto itinerante dal titolo “Cantautori al Museo”, con Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Marina Rei, Paolo Benvegnù, Andrea Franchi e Alessandro Fiori. Alle 18 nella Sala Cielo Stellato live di Alvin Curran e Ciro Longobardi, in collaborazione con Piano City.
Lunedì 26 marzo dalle ore 15 il sassofonista, clarinettista e compositore Gabriele Coen si esibirà in un concerto itinerante in trio. Nella Sala Teatro, alle ore 16,30, “8 sfumature di Giulietta”, uno spettacolo diretto da Riccardo Rombi. Per la rassegna Fuoriclassico, alle ore 18 nella Sala Cielo Stellato, “Nostos/Reditus. Storie di ritorni”, con la professoressa Rossana Valenti (Univerità Federico II di Napoli) e lo scrittore di origine libica Hisham Matar, Premio Pulitzer 2017 per l’autobiografia.
Martedì 27 marzo alle ore 15 spettacolo itinerante di trasformismo e illusionismo su trampoli “Alto livello” con Pietro Rasoti. Lo sport incontra il teatro (ore 17,30 nella Sala Teatro) nello spettacolo “La leggenda del pallavolista volante” con Andrea Zorzi e Beatrice Visibelli.
Tre gli eventi che chiudono i pomeriggi del festival mercoledì 28 marzo: alle ore 15 nella Sala Teatro concerto di Lorenzo Kruger, cantante e autore di tutte le canzoni dei Nobraino. Alle 16,30 nella Sala Cielo Stellato in programma lo spettacolo “Il migliore dei mondi possibili”, ispirato al “Candido” di Voltaire, di Magdalena Barile, regia di Simona Arrighi e Sandra Garuglieri. Alle ore 18 nella Sala Toro Farnese il giornalista e scrittore Andrea Scanzi dialoga con Carlo Verdone.

MATTINATA AL MUSEO (Ore 12,30) – Si parte giovedì 22 marzo nella Sala Toro Farnese con The Jackal, i geniali componenti della casa di produzione specializzata nella realizzazione, ideazione e distribuzione di video e campagne viral sul web. Venerdì 23 marzo nella Sala Cielo Stellato lo scrittore, giornalista, autore e conduttore televisivo Luca Telese presenta il libro “Cuori Contro”, intervistato da Ottavio Ragone. Incontro con John Peter Sloan in programma sabato 24 marzo nella Sala Cielo Stellato. Attore brillante, cantante rock e stand-up comedian, Sloan è l’autore di “Instant English”, attualmente il manuale d’inglese più venduto in Italia e best seller in Francia, Germania e Spagna. Domenica 25 marzo (Sala Cielo Stellato), Massimo Bubola, tra i più importanti autori della canzone italiana, presenta il libro “Ballata senza nome”. Intervista di Enzo D’Errico. Lunedì 26 marzo nella Sala Toro Farnese, Francesco D’Adamo, una delle penne più autorevoli nell’editoria per ragazzi, presenta “Oh Harriet”, una sorta di prequel del già famoso “Oh freedom!”, con cui D’Adamo aveva raccontato la schiavitù attraverso le avventure del piccolo Tommy. Martedì 27 marzo (Sala Teatro) proiezione del film/documentario “Salicelle Rap” di Carmen Tè. Il film, girato nel rione Salicelle di Afragola (Na), racconta la voglia di riscatto di chi non ci sta, e con le proprie forze prova a combattere un futuro apparentemente oscuro. Mercoledì 28 marzo, Saverio Tommasi, una delle voci più note del web, presenta il libro “Siate ribelli, praticate gentilezza”, un racconto, una confessione, un atto d’amore per i propri figli.

PER I RAGAZZI - Tutte le mattine sono in programma due spettacoli per i ragazzi, alle 10 e alle 11,30. Sul palco della Sala Teatro si alterneranno “Pinocchio_Fellini”di Titta Ceccano,  da “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi (Mercoledì 21 marzo)“Piccolo”, spettacolo per burattini, un attore, un musicista, figure e oggetti vari con il burattinaio Luca Ronga (Giovedì 22 marzo)“Mare Mosso”, un progetto di Gianfranco Pedullàdedicato a tutti quelli che solcano il mare alla ricerca di una nuova vita (Venerdì 23 marzo); doppio appuntamento con Gek Tessaro, autore poliedrico che si muove tra letteratura per l’infanzia (ma non solo), illustrazione e teatro. In scena “I Bestiolini”, dall’omonimo libro edito da Panini prendono vita storie di insetti e di altri piccoli abitanti del prato (Sabato 24 marzo) e “Il cuore di Chisciotte”, un percorso di suggestioni liriche sul tema dei cuori in viaggio (Domenica 25 marzo)Lunedì 26 marzo nella Sala Cielo Stellato, in programma “Wiegenlied, Ninnananna per l’ultima notte a Terezin”, un progetto a cura di Matteo Corradini, con l’Orchestra Multietnica di Arezzo e 16 strumenti Pavel Žalud originali da Terezín. Nella Sala Teatro “L’orchestra fatata di Maestro Clarinetto”, favola per i più piccini di strumenti musicali e di canzoni, di e con Gianni Micheli (Martedì 27 marzo)“Ubu Re” da Ubu Roi di Alfred Jarry, (Mercoledì 28 marzo).

Tutti gli ospiti, già dalla prima edizione, sono chiamati a divenire “Ambasciatori del MANN” entrando a far parte di una “rete” che nasce con l'obiettivo di diffondere sempre più la conoscenza di uno dei musei più importanti al mondo. Tra i primi “Ambasciatori” Erri De Luca, Alessandro Haber, Stanley Jordan, Ferzan Ozpetek, Peppe Servillo.

ARTE E TECNOLOGIA/LE INSTALLAZIONI - Sono due le installazioni proposte in occasione del Festival nell'ambito del progetto OBVIA (Out Of Boundaries Viral Art Dissemination) coordinato dalla dott.ssa Daniela Savy: il celebre Mosaico di Alessandro dalla Casa del Fauno e l’altrettanto famoso mosaico con i musici ambulanti dalla c.d. Villa di Cicerone a Pompei. Grazie al digitale, per la prima volta da quando è stato trasferito da Pompei a Napoli, il Mosaico di Alessandro, oggi esposto alla parete come un quadro, sarà presentato nella sua originaria natura di pavimento. L'opera sarà riproposta in dimensioni reali con una multi-proiezione che i visitatori potranno attraversare. Particolarmente innovativa è la tecnica di digitalizzazione utilizzata: un drone ad altissima definizione, infatti, ha permesso di acquisire il mosaico senza invasività alcuna. Tecnologie moderne ed antiche si integreranno al Festival MANN: nella sala in cui sarà presentato a pavimento il Mosaico, infatti, saranno esposte le lastre fotografiche dei primi anni del XX secolo che documentano le operazioni di movimentazione del Mosaico di Alessandro dal piano terra del Museo all’ammezzato ove ora è esposto. Da grandi carrucole a ricostruzioni digitali: il MANN coniuga l’arte con l’innovazione. La seconda installazione è dedicata al mosaico con i musici ambulanti firmato da Dioscuride di Samo. La tecnologia condurrà i visitatori in un antico teatro greco al ritmo degli strumenti cari alla dea Cibele. Si potrà così rivivere la scena della commedia di Menandro “Theophoroumene” (L’invasata): i musici prenderanno vita con balli e suoni, mentre le interfacce naturali doneranno spontaneità all’interazione, garantendo un’esperienza immersiva e coinvolgente. Le tecnologie sono state realizzate con la supervisione e la consulenza della dott.ssa Luigia Melillo e, installate dall’associazione culturale InVision APS, sono il frutto della ricerca scientifica condotta dalla DMC srl. Coordinatore delle attività di ricerca è il dott. Davide Maria Calandra.

ANTEPRIMA FESTIVAL - DOMENICA 18 MARZO - Centro storico di Napoli: ARCHIMOSSI, appuntamento itinerante mattutino e pomeridiano con viole, violini e violoncelli e particolari coreografie.

Credits: Carlo Arace/ Ufficio Stampa MANN

Testo e immagine da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


Napoli: luglio intenso al MANN

LUGLIO INTENSO AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI
tra inaugurazioni, aperture di nuovi spazi e presentazioni
GRANDI APERTURE AL MANN
INAUGURATI I 4 NUOVI LABORATORI DI RESTAURO NEL BRACCIO NUOVO DEL MUSEO
E LA PRIMA PORZIONE DEL GIARDINO DELLA VANELLA
Già tra i più importanti centri di restauro del Sud Italia, il MANN amplia l’area restauri con la creazione di quattro nuovi laboratori, che occupano complessivamente 689 mq del Braccio Nuovo.Dopo molti anni d’abbandono, la struttura è stata interessata da importanti lavori di ristrutturazione, avviati grazie ai finanziamenti giunti con il P.O.R. Campania 2000/2006 Attrattore Culturale Napoli e con il POR FESR 2007/2013 da parte della Regione Campania.
4 nuovi attrezzati gabinetti consentiranno al MANN una migliore gestione delle attività di restauro, maggiori spazi per la formazione e la diagnostica, facilitando anche la movimentazione di materiali lapidei pesanti.
Oltre ai laboratori di restauro nella rinnovata struttura non mancheranno spazi destinati ai servizi al pubblico come una biblioteca, un ristorante ed un auditorium da 285 posti, che saranno completati entro il 2019 come previsto nel Piano Strategico presentato dal Direttore Paolo Giulierini.
 
Il recupero del Giardino della Vanella ripristina l'unitarietà e la reale connessione tra il Museo, il Braccio Nuovo e la città. Il progetto - rifacendosi al sistema urbanistico greco - segue uno schema ortogonale ippodameo in cui lo spazio è suddiviso da un “decumano centrale” a congiungere gli estremi est/ovest e da viali secondari che portano alle entrate dei vari ambienti dell’edifico.
Nel 2019 con l’apertura dei vari spazi a servizio del pubblico anche il giardino della Vanella sarà completato.
 
 
 
GIUNGE AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI “ZEUS IN TRONO
LA STATUA DI AMBITO CAMPANO DAL GETTY MUSEUM VIENE RESTITUITA ALL’ITALIA
Un ritorno a casa, con la restituzione all'Italia dell’importante scultura campana Zeus in trono, da molto tempo custodita nelle collezioni del Getty Museum di Los Angeles e ora esposta nelle sale del MANN. Grazie alle indagini condotte delle autorità italiane e le informazioni fornite al Museo americano - che da anni con grande sensibilità collabora per far chiarezza sulle provenienze di alcune opere entrate
nelle sue collezioni - è stato possibile ottenere la restituzione dell’opera.
A festeggiare l’arrivo di Zeus al MANN era presente insieme a tutte le Autorità coinvolte nell’indagine anche il Ministro Dario Franceschini.
 
 
 
IL MANN PUBBLICA IL RAPPORTO ANNUALE 2016
PROSEGUE LA LINEA DI TRASPARENZA VOLUTA DAL DIRETTORE DEL MANN PAOLO GIULIERINI CON
IL PIANO STRATEGICO 2016-2019
 Per un Museo di persone e non solo di oggetti, 300 pagine di rapporto dettagliato sul 2016: anno che ha fatto registrare il +18.5% di ingressi, centinaia di eventi, 2000 interventi di restauro, 4 nuovi allestimenti museali, 21 mostre e tanto, tantissimo altro.
Nel Rapporto troviamo dunque ripercorsi gli eventi principali del 2016, anno in cui il MANN ha visto un aumento di 452.000 ingressi rispetto all’anno precedente, ovvero il secondo maggior incremento in valore assoluto nel corso del decennio e il migliore dell’anno.
Un documento nato con l’intento di rendere pubblici, condivisi - e dunque anche monitorabili - non solo i principi museologici e la visione culturale della nuova direzione, ma anche gli obiettivi pluriennali in termini di attività, interventi strutturali, numeri e soddisfazione dei visitatori, fruibilità, visibilità e prestigio del museo, conservazione dei beni, ricerca, previsioni finanziarie, ecc.
 
 Le quasi 300 pagine del Rapporto relativo al solo anno 2016 – senza includere i tanti, tantissimi eventi che hanno scandito i primi sei mesi dell’anno in corso - ripercorrono dunque in dettaglio e con ricchezza e precisione di dati quanto realizzato in questo arco temporale, in un continuo raffronto tra impegni presi nel piano strategico e quanto effettivamente attuato.
Testo e immagine da Ufficio Stampa Villaggio Globale International