Last Night in Soho (distribuito anche come Ultima notte a Soho) è il nuovo film del regista britannico Edgar Wright, noto al pubblico per La trilogia del Cornetto e Baby Driver. Questo nuovo lavoro, in pieno stile horror anni ’70, ha riscosso grande successo al botteghino riscontrando anche l’opinione positiva della critica. La pellicola è distribuita dalla Universal Pictures.

Last Night in Soho Ultima notte a Soho
La locandina del film Last Night in Soho (distribuito anche come Ultima notte a Soho) del regista britannico Edgar Wright, prodotto da Complete Fiction, Film4, Working Title Films, e distribuito in Italia dalla Universal Pictures. Courtesy of Focus Features / ©2021 Focus Features, LLC. All rights reserved

Last Night in Soho: la trama

Ellie Turner (Thomasin McKenzie) è una giovane aspirante stilista che vive in Cornovaglia con la nonna. Ellie è figlia di una tragedia famigliare: sfortunatamente la madre della giovane si è suicidata probabilmente perché affetta da problemi psichiatrici. Ellie, oltre ad essere una dotata stilista, ha un dono: vede i morti. Ellie viene presa presso l’Accademia di moda di Londra, così decide di lasciare la Cornovaglia e partire. La ragazza, da sempre innamorata dello stile e del lifestyle degli anni ’60, si scontrerà con una Londra diversa da quella della sua immaginazione.

Courtesy of Focus Features. Credit: Parisa Taghizadeh / Focus Features LLC. ©2021 Focus Features, LLC. All rights reserved
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Matt Smith nel ruolo di Jack e Anya Taylor-Joy in quello di Sandie. Courtesy of Focus Features. Credit: Parisa Taghizadeh / Focus Features LLC. ©2021 Focus Features, LLC. All rights reserved

La Londra contemporanea è piena di misteri e di colleghi d’Accademia gelosi e pronti a prevaricare su tutto e tutti. L’unica eccezione è John (Michael Ajao) un giovane studente che si legherà ad Ellie. La ragazza decide di lasciare il dormitorio comune ed affittare una stanza esterna al campus. Ellie si troverà ad affittare una stanzetta in pieno stile anni ’60 all’interno di una casa governata da un’anziana signora. Durante la notte, Ellie comincia a fare strani sogni in cui si ritrova catapultata negli anni ’60 e assiste alla vita di un’aspirante cantante di nome Alexandra (Anya Taylor-Joy) plagiata dal suo pigmalione di nome Jack (Matt Smith).

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Matt Smith nel ruolo di Jack e Anya Taylor-Joy in quello di Sandie. Courtesy of Focus Features. Credit: Parisa Taghizadeh / Focus Features LLC. ©2021 Focus Features, LLC. All rights reserved

Last Night in Soho: il tempo

Uno dei fattori che maggiormente colpisce lo spettatore è la frammentazione del tempo. Nei momenti in cui i personaggi di Ellie ed Alexandra si accostano, sembra di essere negli anni ’60 quando, in realtà, si è totalmente in un tempo pari alla contemporaneità. Ellie e Alexandra non sono la stessa persona, ma sono semplicemente due donne che si sono ritrovate a vivere insieme in un tempo sospeso in luogo presente, ovvero la stanza da letto.

Alexandra non vede Ellie, solo Ellie può vedere e a volte toccare Alexandra e tutto questo solo all’interno della dimensione onirica. In un certo senso, Ellie tenta di introiettare questa curiosa donna che le appare in sonno. Infatti, durante lo scorrere della narrazione, la stilista si tingerà i capelli di biondo e creerà un vestito identico a quello della ragazza vista in sogno. La domanda che lo spettatore si pone è: cosa lega queste due persone così diverse l’una dall’altra? Forse il filo rosso è il semplice fatto di essere donne.

Thomasin McKenzie. Courtesy of Focus Features. Credit: Parisa Taghizadeh / Focus Features LLC. ©2021 Focus Features, LLC. All rights reserved

I giochi della mente

Ellie è convinta che nel passato Alexandra sia stata uccisa e che, di conseguenza, questi suoi sogni dipendano dal suo dono. Il film diventa, così, un giallo vero e proprio in cui la stilista inizierà ad indagare su ogni persona presente a Soho che abbiamo frequentato quel quartiere negli anni ’60. Ellie scopre ben presto che il nome di Alexandra è abbastanza noto, poiché Jack l’ha costretta ad andare a letto con ogni proprietario di locali della zona. Alexandra appare, ed è, una vittima di un tipo catena di montaggio che vede la donna come oggetto di scambio per ottenere un determinato favore.

Thomasin McKenzie nel ruolo di Eloise e Anya Taylor-Joy nel ruolo di Sandie. Courtesy of Focus Features. Credit: Parisa Taghizadeh / Focus Features LLC. ©2021 Focus Features, LLC. All rights reserved

Eppure la carriera di Alexandra non decolla, l’artista riesce ad ottenere solo comparsate. Ellie, tramite una visione, crede che ad uccidere Alexandra sia stato Jack. La narrazione si spezza nuovamente e ci riporta nel 2020, momento in cui Ellie crede che Jack sia un vecchio dandy (Terence Stamp). A questo punto la regia diventa veloce, il montaggio serrato. In un certo senso ci troviamo all’interno della mente di Ellie che vede i frammenti della propria indagine venire meno chiedendosi se quanto ha visto sia qualcosa di reale o solo residui di una possibile malattia psichiatrica ereditata dalla madre.

Thomasin McKenzie nel ruolo di Eloise e Anya Taylor-Joy nel ruolo di Sandie. Courtesy of Focus Features. Credit: Parisa Taghizadeh / Focus Features LLC. ©2021 Focus Features, LLC. All rights reserved

Un femminismo totalizzante

Alexandra è davvero la vittima? Come si evince con l’ultimo plot twist del film, la pellicola diventa rapidamente un revenge movie. L’assassina principale è Alexandra, la quale ha voluto interrompere questa danza perversa di favori sessuali uccidendo i principali protagonisti. La gestione di una tematica così delicata da parte di Edgar Wright è un atto di puro coraggio. In un periodo storico come il nostro in cui il concetto di violenza e femminismo si sviluppano sempre più, un soggetto del genere potrebbe dividere ed essere fraintendibile.

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Anya Taylor-Joy. Courtesy of Focus Features. Credit: Parisa Taghizadeh / Focus Features LLC. ©2021 Focus Features, LLC. All rights reserved

Eppure, grazie alla maestria di Wright, noi sappiamo che il regista non giudica Alexandra. Alexandra resta una vittima. I suoi stupratori passano da carnefici a vittime senza mai essere santificati. In sintesi l’antagonista è la società patriarcale. Un modello sociale in cui il predatore deve e può sempre sbranare il più debole. Anche Ellie è una vittima di tale meccanismo e forse, proprio per questo motivo, è colei che riesce ad afferrare Alexandra per riportare la sua storia a galla ed ottenere giustizia. La regia di Wright è eccellente, gioca con i colori al neon e con le luci di Londra per creare un luogo che altro non è che materia psichica. L’atmosfera e i tagli registici ricordano l’horror italiano degli anni ’70, in modo specifico viene in mente il cinema di Mario Bava.

Thomasin McKenzie ed  Edgar Wright sul set del film. Courtesy of Focus Features. Credit: Parisa Taghizadeh / Focus Features LLC. ©2021 Focus Features, LLC. All rights reserved

Last Night in Soho è un horror degno di nota, che ci permette di riflettere sui modelli sociali che ci incastrano. Siamo bloccati, certo, ma non per questo prigionieri. Come Ellie possiamo trovare un modo per liberarci e liberare chi, prima di noi, non ha potuto avere giustizia.

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La locandina del film Last Night in Soho (distribuito anche come Ultima notte a Soho) del regista britannico Edgar Wright, prodotto da Complete Fiction, Film4, Working Title Films, e distribuito in Italia dalla Universal Pictures. Courtesy of Focus Features / ©2021 Focus Features, LLC. All rights reserved