Cantina di 1.600 anni fa, tenuta rurale, e bagni di epoca romana da Gerusalemme

2 - 3 Marzo 2016
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Un'antica cantina di 1.600 anni fa, ben preservata, una tenuta rurale, e bagni di epoca romana sono stati ritrovati a Gerusalemme, presso l'area dove sorgeva l'Orfanotrofio Schneller.
La cantina è molto grande e data ad epoca romana o bizantina. Presenta una superficie di spremitura pavimentata con un mosaico bianco, al centro vi era un pozzo, sul fondo del quale si trovava una pressa a vite. Attorno vi erano otto celle per immagazzinare l'uva. La cantina sarebbe servita ai residenti di un grande maniero.
Nell'area vi sarebbero stati anche bagni di epoca romana, la cui esistenza è testimoniata da tubature in terracotta e mattoni in argilla, alcuni dei quali presentavano il marchio della Decima Legione. Questa fu impiegata per la conquista di Gerusalemme e rimase come guarnigione fino al 300 d. C. presso Binyanei Ha-Uma, ad appena 800 metri dal sito.

Link: Israel Ministry of Foreign Affairs via Israel Antiquities Authority; Times of Israel; The Jerusalem Post; Daily Maili24 News.
Il distretto di Gerusalemme in Israele, da Wikipedia, CC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Israel location map.svg (by NordNordWest).)


Il marmo delle ville romane a Baia

8 Febbraio 2016

Gli scienziati si immergono per analizzare uno dei più preziosi elementi delle ville di epoca romana: il marmo bianco. / Michela Ricca et al.
Gli scienziati si immergono per analizzare uno dei più preziosi elementi delle ville di epoca romana: il marmo bianco. / Michela Ricca et al.

Baia (l'antica Baiae, oggi frazione di Bacoli, comune della città metropolitana di Napoli) è stata luogo prediletto dagli Imperatori romani per le loro estati. Col tempo, la maggior parte di queste lussuose ville è però finita sott'acqua, a causa della subsidenza.
L'area in questione è attualmente nel Parco sommerso di Baia, ma tra il primo secolo a. C. e il terzo secolo d. C. vi era qui un'importante città, i cui bagni erano frequentati da Imperatori come Augusto e Nerone.
Un nuovo studio, pubblicato su Applied Surface Science, ha visto ricercatori italiani e spagnoli immergersi in quelle acque per analizzare uno dei più preziosi elementi di quelle ville: il marmo bianco. Le analisi hanno confermato che proveniva da Carrara, oltre che da altre cave in Turchia e Grecia.
In particolare, cinquanta campioni provenienti dalla Villa con ingresso a protiro sono stati oggetto di esame. Innanzitutto, sottili strati di marmo raccolto sono stati oggetto di analisi con microscopio petrografico. Poi si è determinata la composizione minerale del marmo e si è stabilito il contenuto in manganese. Infine, si è utilizzato il microscopio elettronico a scansione per l'analisi degli isotopi.
Dei cinquanta campioni, solo cinque non sono stati identificati. Il marmo proveniva da Carrara in Italia, da Proconneso (oggi Isola di Marmara), Docimio e Afrodisia in Turchia; da Taso, Paro e dal Monte Pentelico (NdT: Pentelikon nel testo) in Grecia.

Lo studio "Multi-analytical approach applied to the provenance study of marbles used as covering slabs in the archaeological submerged site of Baia (Naples, Italy): The case of the Villa con ingresso a protiro", di Michela Ricca, Cristina Maria Belfiore, Silvestro Antonio Ruffolo, Donatella Barca, Monica Álvarez De Buergo, Gino Mirocle Crisci, Mauro Francesco La Russa, è stato pubblicato su Applied Surface Science 357 (Part B): 1369–1379, December 2015."
Link: Applied Surface Science; SINC 1, 2; AlphaGalileo via SINC; EurekAlert! via FECYT - Spanish Foundation for Science and Technology.


Gabinetti, fogne e leggi sull'igiene non diedero benefici alla salute dei Romani

8 Gennaio 2016

I gabinetti romani non fornivano chiari benefici per la salute e la Romanizzazione in realtà contribuì alla diffusione dei parassiti

A sinistra: latrine romane da Leptis Magna in Libia, Credit: Craig Taylor. A destra: uova di verme a frusta di epoca romana dalla Turchia, Credit: Piers Mitchell
A sinistra: latrine romane da Leptis Magna in Libia, Credit: Craig Taylor. A destra: uova di verme a frusta di epoca romana dalla Turchia, Credit: Piers Mitchell

Le prove archeologiche dimostrano che parassiti intestinali come il verme a frusta divennero sempre più comuni durante il periodo romano, nonostante gli apparenti miglioramenti che l'Impero portò nelle tecnologie dei servizi igienici.

I Romani sono ben noti per aver introdotto in Europa tecnologie relative ai servizi igienici, 2.000 anni fa circa, incluse latrine con più posti e strutture per lavarsi, sistemi fognari, acqua potabile dalle condutture degli acquedotti, e bagni pubblici riscaldati per lavarsi. I Romani svilupparono pure leggi per tenere le proprie città libere da escrementi e immondizia.
Ad ogni modo, nuove ricerche archeologiche hanno rivelato che – malgrado tutte le loro apparenti innovazioni igieniche – parassiti intestinali come il verme a frusta, i nematodi e la dissenteria da Entamoeba histolytica non solo non diminuirono (come ci si poteva aspettare) in epoca romana, ma in confronto alla precedente Età del Ferro aumentarono gradualmente.
L'ultima ricerca è stata condotta dal dott. Piers Mitchell del Dipartimento di  Archeologia e Antropologia di Cambridge ed è pubblicata oggi (NdT: 8 Gennaio) sul periodico Parasitology. Lo studio è il primo a utilizzare prove archeologiche per parassiti in epoca romana al fine di valutare “le conseguenze per la salute della conquista di un impero”.
Mitchell ha raccolto prove di parassiti nelle antiche latrine, sepolture umane e ‘coproliti’ – o feci fossilizzate – così come nei pettini e nei tessuti da numerosi scavi del periodo romano lungo tutto l'Impero Romano.
Non solo certi parassiti intestinali sembrano aumentare in prevalenza con la venuta dei Romani, ma Mitchell ha anche scoperto che, nonostante la loro celebre cultura del bagno regolare, ‘ectoparassiti’ come pidocchi e pulci erano diffusi allo stesso modo tra i Romani come nei Vichinghi e nelle popolazioni medievali, dove il fare il bagno non era in larga parte praticato.
Alcuni scavi hanno rivelato prove riguardanti speciali pettini per strappare i pidocchi dai capelli, e lo spidocchiamento potrebbe essere stato una routine giornaliera per molte persone che vivevano in tutto l'Impero Romano.
Piers Mitchell ha affermato: “la moderna ricerca ha dimostrato che i gabinetti, il bere acqua pulita e la rimozione delle feci dalle strade diminuiscono il rischio di malattie infettive e parassiti. Dovremmo quindi aspettarci una diminuzione in epoca romana della prevalenza di parassiti orali fecali come il verme a frusta e i nematodi – eppure ritroviamo un incremento graduale. La domanda è: perché?”
Una possibilità offerta da Mitchell è quella che in realtà le acque calde comuni dei bagni possano aver contribuito a diffondere i vermi parassiti. L'acqua era cambiata in modo infrequente in alcuni bagni, e la feccia si sarebbe accresciuta sulla superficie a causa dello sporco umano e dei cosmetici. “Chiaramente, non tutti i bagni romani erano puliti quanto avrebbero potuto essere,” ha affermato Mitchell.
Un'altra possibile spiegazione ricavata nello studio è nell'uso romano degli escrementi umani come fertilizzante delle colture. Mentre la moderna ricerca ha dimostrato come questo aumenti le rese delle colture, a meno che le feci non siano compostate per molti mesi prima di essere aggiunte ai campi, si può determinare la diffusione delle uova dei parassiti che possono sopravvivere nelle piante adulte.
“È possibile che le leggi sull'igiene, richiedenti la rimozione delle feci dalle strade, in relatà conducessero a nuove infezioni della popolazione poiché gli escrementi erano spesso utilizzati per fertilizzare le colture piantate nelle fattorie circostanti gli insediamenti,” ha affermato Mitchell.
Lo studio ha scoperto che le uova di verme a frusta sono sorprendentemente diffuse nel Periodo Romano, in confronto all'Europa dell'Età del Bronzo e del Ferro. Una possibilità suggerita da Mitchell per l'aumento di botriocefali è l'amore dei Romani per la salsa chiamata garum.
Prodotto da parti di pesce, erbe, sale e aromi, il garum era usato sia come ingrediente culinario che come medicina. Questa salsa non era cotta, ma la si lasciava fermentare al sole. Il Garum era commerciato lungo tutto l'Impero, e potrebbe aver agito come “vettore” per il botriocefalo, spiega Mitchell.
“La produzione di salsa di pesce e il suo commercio lungo l'Impero in giare sigillate avrebbe permesso la diffusione del parassita del botriocefalo dalle aree endemiche del Nord Europa a tutte le popolazioni lungo l'Impero. Questo sembra essere un buon esempio delle conseguenze negative per la salute del conquistare un Impero,” ha affermato.
Lo studio mostra una gamma di parassiti che infetta le persone che abitavano l'Impero Romano, ma si provò a trattare queste infezioni da un punto di vista medico? Se Mitchell afferma che bisogna fare attenzione quando si relazionano gli antichi testi alle moderne diagnosi di malattie, alcuni ricercatori hanno suggerito che i vermi intestinali descritti dal medico professionista romano Galeno (130 d. C. - 210 d. C.) possano includere nematodi, ossiuri e una specie di cestodi.
Galeno credeva che questi parassiti si fossero formati dalla generazione spontanea nella materia putrefatta sotto effetto del calore. Raccomandava trattamento attraverso una dieta modificata, salassi, e medicine che si credeva avessero un effetto di raffreddamento e asciugatura, in uno sforzo di ristabilire l'equilibrio dei  ‘quattro umori’: bile nera, bile gialla, sangue e flemma.
Ha aggiunto Mitchell: “Quest'ultima ricerca sulla prevalenza di antichi parassiti suggerisce che i gabinetti romani, le fogne e le leggi sull'igiene non avevano evidenti benefici per la salute pubblica. La natura diffusa sia di parassiti intestinali che di ectoparassiti come pidocchi suggerisce pure che i bagni pubblici romani sorprendentemente non davano allo stesso modo chiari benefici per la salute.”
“Sembra probabile che se i servizi igienici romani possono non aver reso le popolazioni più salubri, queste avrebbero avuto almeno un odore migliore.”

Riferimenti
Mitchell, PD. Human parasites in the Roman World: health consequences of conquering an empire. Parasitology; 8 Gennaio 2016.
Traduzione da University of Cambridge. L’Università di Cambridge non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

 
 


Turchia: bagni e mosaici dal distretto di Kadirli

27 Dicembre 2015
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Rovine di bagni e mosaici di epoca romana sono stati ritrovati nel distretto di Kadirli della provincia turca di Osmaniye, in quella che potrebbe essere l'antica Flavias o Flaviopolis. I mosaici ritraggono animali: tori, cervi, leoni.
Link: Hurriyet Daily News via Doğan News Agency; Archaeology News Network.
La provincia turca di Osmaniye, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Turkey location map.svg (by NordNordWest)).
 


Turchia: bagno di epoca romana da Kybira

14 Agosto 2015
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Un bagno di 1800 anni fa, di epoca romana, è stato oggetto di scavi nell'antica città di Kybira, nel distretto di Gölhisar della provincia turca di Burdur. La struttura principale occupa 2600 m², per un totale di 5400 m², ed è dotata di un sistema di riscaldamento al di sotto del pavimento (ipocausto).
Link: Hurriyet Daily News via Anadolu Agency
La provincia turca di Burdur, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Turkey location map.svg (by NordNordWest). )


Turchia: bagno di 1250 anni fa da Harran

8 Agosto 2015
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Un bagno di 1250 anni fa, è stato parzialmente dissotterrato nell'antica città di Harran, nella provincia turca di Şanlıurfa. L'area dei bagni era divisa in sette celle, e fu utilizzato fino all'epoca degli Ayyubidi. L'affresco risalirebbe all'epoca degli Omayyadi o degli Abbasidi.
Link: Hurriyet Daily News via Anadolu Agency
La Provincia di Şanlıurfa (o Urfa), da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS - Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Turkey location map.svg (by NordNordWest)).
 


Israele: miqwe da Gerusalemme con iscrizioni, simboli e disegni

5 - 7 Agosto 2015
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Un notevole bagno rituale (miqwe), datato all'epoca del Secondo Tempio, e cioè al primo secolo d. C., è stato scoperto due mesi fa nel quartiere di Arnona a Gerusalemme. Un'anticamera con panchine conduceva al bagno. Ritrovato nei pressi anche un torchio da vino.
Ciò che è più straordinario della scoperta è però da ritrovarsi nel disegno di un menorah, nei simboli (una barca, palme e varie piante) e nelle iscrizioni in Aramaico presenti sul posto. Gli studiosi stanno cercando di comprenderne appieno il significato: potrebbe trattarsi di semplici graffiti o, al contrario, di segni dal profondo significato religioso.
Link: Israel Antiquity Authority; BBC News; Discovery News; Live SciencePhys.org; Archaeology News Network.
Il distretto di Gerusalemme in Israele, da Wikipedia, CC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Israel location map.svg (by NordNordWest).)