Individuati resti di Neanderthal nella Grotta Guattari al Circeo

In seguito alle ricerche archeologiche sistematiche della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone e Latina in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, iniziate nell’ottobre del 2019, sono tornati alla luce 9 resti fossili di Homo Neanderthalensis. La grande scoperta a ottant'anni dall'individuazione della Grotta Guattari a San Felice Circeo (LT) segue quella già nota dei resti di altri due ominidi nel sito.

Grotta Guattari
Resti di Neanderthal (Homo Neanderthalensis) dalla Grotta Guattari. ©️Ufficio Stampa E Comunicazione MiC Foto di Emanuele Antonio Minerva.

Una scoperta straordinaria di cui parlerà tutto il mondo nella Grotta di Guattari – ha dichiarato il Ministro della Cultura, Dario Franceschiniperché arricchisce le ricerche sull’uomo di Neanderthal. È il frutto del lavoro della nostra Soprintendenza insieme alle Università e agli enti di ricerca, davvero una cosa eccezionale”.

Grotta Guattari
Resti di Neanderthal (Homo Neanderthalensis) dalla Grotta Guattari. ©️Ufficio Stampa E Comunicazione MiC Foto di Emanuele Antonio Minerva.

Infatti, la Grotta Guattari, risulta essere uno dei siti archeologici più interessanti al mondo per lo studio comportamentale e la ricostruzione storica della vita dell'Homo Neanderthalensis, che visse nel corso del Paleolitico Medio (200000-40000 anni fa).

Con questa campagna di scavo – ha detto Mauro Rubini, direttore del servizio di antropologia della SABAP per le province di Frosinone e Latina - abbiamo trovato numerosi individui, una scoperta che permetterà di gettare una luce importante sulla storia del popolamento dell’Italia. L’uomo di Neanderthal è una tappa fondamentale dell’evoluzione umana, rappresenta il vertice di una specie ed è la prima società umana di cui possiamo parlare”.

https://www.youtube.com/watch?v=DddSjH0PMJI&t=2s

Tra i reperti fossili dei 9 individui, 8 di questi sono databili tra i 50mila e i 68mila anni fa, mentre il più antico è databile tra i 100mila e i 90mila anni fa.

Sono tutti individui adulti – ha rilevato Francesco Di Mario, funzionario archeologo della SABAP per le province di Frosinone e Latina e direttore dei lavori di scavo e fruizione della grotta Guattaritranne uno forse in età giovanile. È una rappresentazione soddisfacente di una popolazione che doveva essere abbastanza numerosa in zona. Stiamo portando avanti gli studi e le analisi, non solo genetiche, con tecniche molto più avanzate rispetto ai tempi di Blanc, capaci di rivelare molte informazioni”.

https://www.youtube.com/watch?v=gNaqnrMXIeE

Inoltre, sono presenti anche resti di iene, di elefante, rinoceronte, orso delle caverne e dell’uro, il grande bovino estinto, che forniscono numerose informazioni paleozoologiche.

Gli studi geologici su Grotta Guattari

Lo studio geologico e sedimentologico di questo deposito - ha evidenziato Mario Rolfo, docente di archeologia preistorica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata - ci farà capire i cambiamenti climatici intervenuti tra 120 mila e 60 mila anni fa, attraverso lo studio delle specie animali e dei pollini, permettendoci di ricostruire la storia del Circeo e della pianura pontina”.

https://www.youtube.com/watch?v=JDzsfhcuyWo&t=1s

Difatti, l'area di Grotta Guattari risulta eccezionale geologicamente, presentando le stesse condizioni ambientali di 50000 anni fa, permettendo la ricostruzione paleoclimatica e paleoambientale. Le ricerche genetiche e biologiche permetteranno di ricostruire la vegetazione, il clima e l’ambiente in cui vivevano questi ominidi, mentre, le analisi isotopiche permetteranno di ricostruire la dieta delle specie animali individuate, sulle cui ossa risultano presenti segni di rosicchiamento e l’alimentazione antica dell’uomo di Neanderthal.

Grotta Guattari
Paleosuperficie A con resti ossei di iena, Grotta Guattari. ©️Ufficio Stampa E Comunicazione MiC.

L'INGV, CNR/IGAG, l'Università di Pisa, l'Università di Roma La Sapienza, stanno svolgendo studi interdisciplinari collaborando al fine di ricostruire il quadro paleoecologico della pianura Pontina tra i 125.000 e i circa 50.000 anni fa.

Inoltre, le indagini sono state estese sia in luoghi non ancora esaminati come il "Laghetto", dove si presuppone la presenza di acqua nei mesi invernali, qui sono stati rinvenuti diversi resti umani, tra cui una calotta cranica, un frammento di occipitale, frammenti di cranio , frammenti di mandibola, due denti, tre femori parziali e altri frammenti ossei.

Grotta Guattari
Zona "Laghetto" presso Grotta Guattari. Foto ©️Ufficio Stampa E Comunicazione MiC.

Nuovi scavi anche all'esterno della Grotta Guattari dove sono state individuate stratigrafie e paleosuperfici di frequentazione databili tra i 60 mila e i 125 mila, grazie alle quali sarà possibile ricostruire la quotidianità degli ominidi, come dove si nutrivano o accendevano il fuoco. Individuati, infatti, resti di carbone e ossa combuste dove è possibile ipotizzare la presenza di un focolare.

https://www.youtube.com/watch?v=0e_TyHKyTZw

 

 

 


Le Terme romane sul fiume Cosa: la sorprendente scoperta a Frosinone

Le Terme romane sul fiume Cosa: la sorprendente scoperta a Frosinone

In seguito alle operazioni della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone e Latina, nell'ambito dell'archeologia preventiva in località Ponte della Fontana, sono state rinvenute delle terme romane. I saggi d'indagine archeologica seguivano i lavori per l'impianto fognario della città di Frosinone presso il fiume Cosa.

Terme romane sul fiume Cosa
Il fiume Cosa, Frosinone. Foto Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone e Latina

La nuova scoperta, presentata durante la conferenza del 9 aprile, potrà fornire nuove e interessanti informazioni sulla città romana. Difatti, nel corso degli anni diversi reperti italici e romani sono riaffiorati nella zona, come affermato dalla direttrice della Soprintendenza Paola Refice. Questi però, non hanno finora permesso una ricostruzione storica importante, come potrà farsi grazie al nuovo rinvenimento.

Le terme romane, che si collocano sulla sponda sinistra del fiume Cosa, presentano numerosi dati per la datazione della frequenza d'uso. Infatti, la pavimentazione musiva bicroma del primo ambiente risale al II secolo d.C. ed è tipica dell'architettura adrianea. Inoltre, sono state portate alla luce due monete, una dell'età di Diocleziano e la seconda di IV sec. d.C., dato con cui si può affermare la frequenza degli ambienti fino a tale periodo, come spiegato durante la conferenza dalla dott.ssa Quadrino.  Presenti anche alcune opere di restauro del tappeto musivo, sottolineando l'uso prolungato di questi spazi termali.

Il sito è accessibile da Via San Giuseppe ed è, nella sequenza stratigrafica, a pochi centimetri dal piano di calpestio, dimostrando che la città contemporanea si sviluppa esattamente sulle rovine antiche.

Frosinone, principali siti archeologici e, in rosso, la posizione delle terme romane sul fiume Cosa

Lo scavo archeologico, coordinato dall'archeologo Davide Pagliarosi e diretto dalla funzionaria della Soprintendenza locale, Daniela Quadrino, dovrà proseguire per riportare in luce altri ambienti, oltre alla necessità di opere di tutela e messa in sicurezza del sito.

La dott.ssa Refice ha sottolineato, con particolare riferimento a questa scoperta, dell'importanza dell'archeologia preventiva sul territorio italiano, che conserva nel sottosuolo la sua storia millenaria.

Gli ambienti delle Terme romane sul fiume Cosa

Gli ambienti rinvenuti, ha spiegato l'archeologo Pagliarosi, sono da riferirsi al frigidarium, con spazi in opera reticolata e laterizi che conducono ad una grande vasca.

L'elemento più interessante è certamente la pavimentazione in tessere musive bicrome bianche e nere, che potrebbero indicare una committenza facoltosa o addirittura imperiale sulla quale indagare, tramite il riscontro di alcune tracce di fistole (condutture di epoca romana con marchio di fabbricazione) impresse nella malta del tappeto pavimentale.

Particolare della pavimentazione musiva con Tritone. Terme sul Fiume Cosa, Frosinone. Foto Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone e Latina

Il ciclo figurativo rappresentato si riferisce all'ambiente marino con una teoria di figure mostruose. Individuati un bue marino, Tritone che suona il corno, probabilmente anche un ippocampo acefalo e alcune code squamate. Difatti, lo stato di conservazione non è ottimo e alcune tessere non sono presenti, a causa di azioni antropiche successive come quelle agricole. Inoltre, parte dell'edificio è stato compromesso in seguito alla deviazione nel tempo del corso del fiume Cosa.

Terme romane sul fiume Cosa
Particolare del mosaico pavimentale con bue marino. Terme romane sul fiume Cosa, Frosinone. Foto Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone e Latina

La grande vasca doveva essere rivestita con lastre di marmo bianco, al suo interno è presente una abside anch'essa marmorea, dalla quale probabilmente potevano scaturire giochi d'acqua.

Vasca marmorea delle Terme romane sul fiume Cosa con gradini d'accesso. Foto Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone e Latina.

La soglia delle terme è in tufo, con un'incamiciatura in piombo fatta in seguito all'usura delle porte, dato che dimostra l'importante utilizzo dell'edificio, forse di carattere pubblico.

Infine, le ricerche archeologiche potranno analizzare anche la crescita demografica della città. Infatti, nel 2007 fu rinvenuto un altro edificio termale di III secolo in zona De Matteis. La necessità di due strutture termali nell'antica città romana è un'importante indizio sulla sua società.