"Divina Archeologia": anche il MANN celebra Dante

Giovedì 25 marzo il MANN celebra Dante con un’anteprima digitale della mostra "Divina Archeologia".

Alle 8,30 del Dantedì sui canali social Instagram e Facebook del Museo Archeologico di Napoli i visitatori saranno guidati digitalmente alla scoperta di alcune delle opere pensate per l’esposizione dedicata alla “Mitologia della Divina Commedia”. La mostra sarà inaugurata il prossimo 14 settembre, anniversario della morte del Sommo poeta, e sarà visitabile fino a marzo 2022.

DANTE E IL MANN

Nelle terzine della Commedia, Dante incontra numerosi eroi e personaggi storici della classicità. Frutto della formazione e della cultura del poeta, molti di questi miti ed eventi dell’antichità trovano riferimenti iconografici nelle opere custodite al MANN.

Pochi sanno che lo stesso Dante è raffigurato in veste purpurea e coronato di alloro in una delle volte del Museo Archeologico napoletano. Dipinto tra fine XIX e inizi XX secolo da Paolo Vetri, il ritratto di Dante celebra la poesia negli ambienti dei Culti Orientali, dove si distinguono immagini allegoriche di Muse e lirici.

Divina Archeologia
Scultura marmorea di Diomede proveniente da Cuma. Foto: Luigi Spina

La mostra al MANN vuole sottolineare inoltre il legame intenso tra Virgilio, celebre guida di Dante nell’oltretomba, e il territorio partenopeo. Nei celebri versi del libro VI dell’Eneide, il poeta colloca nei pressi del Lago d’Averno l’ingresso agli Inferi: Spelunca alta fuit vastoque immanis hiatu, scrupea, tuta lacu nigro nemorumque tenebris” (“Vi era una grotta profonda e immensa per la sua vasta apertura, rocciosa, protetta da un nero lago e dalle tenebre dei boschi”).

Quanto questa immagine di "boschi tenebrosi" abbia potuto influenzare la creazione letteraria della “selva oscura” è facilmente intuibile! Il legame tra Virgilio e la popolazione napoletana è molto antico e risale a ben prima di San Gennaro.

Infatti, a Napoli Vergilius era considerato un patrono della città alla stregua della vergine Partenope. In età medievale la figura del poeta mantovano è associata a numerose legende, come quella dell’uovo nelle viscere del Castello da cui prende il nome, e si connota di un’aurea magica ed esoterica. Anche i suoi resti e il sepolcro che il custodisce divennero per i napoletani potenti protettori contro invasioni e calamità.

DIVINA ARCHEOLOGIA

Simbolo dell’evento è la scultura marmorea di Diomede, proveniente dagli scavi cumani. L’astuto eroe greco aiutò coraggiosamente Ulisse a trafugare il Palladio, e per questo furto e per la capacità di ordire inganni entrambi furono inseriti da Dante tra i fraudolenti dell’Ottava Bolgia infernale (Inferno, XXVI).

Il più celebre degli inganni del re di Itaca resta ad ogni modo l’escamotage del cavallo di Troia, raffigurato in un affresco proveniente da Pompei e in mostra nel percorso. La scena ritrae il momento in cui i troiani ignari dell’imminente pericolo, trasportano il cavallo di legno all’interno delle mura della città, condannandola così alla distruzione.

Divina Archeologia
Ulisse. Foto: Luigi Spina

Altro ricorrente eroe della Commedia è Achille, collocato nel girone dei Lussuriosi. Saranno in mostra due affreschi che ritraggono due famosi episodi della vita del Pelide. Il primo, “Achille a Sciro”, proveniente dalla Casa dei Dioscuri di Pompei, raffigura l’episodio in cui l’eroe viene smascherato da Ulisse mentre si trova alla corte di Licomede.

Achille fu inviato qui dalla madre Teti, perché una profezia aveva decretato che se fosse partito per la battaglia di Troia vi avrebbe trovato la morte. Così l’eroe adolescente, si travestì con abiti femminili nascondendosi tra le dodici figlie del re di Sciro.

Ulisse, inviato da Agamennone a reclutare il semidio, pensò ad un astuto stratagemma per identificare Achille travestito: donò alle figlie di Licomede dei gioielli ed una spada, facendo loro scegliere il dono che preferivano. Mentre le dodici fanciulle scelsero i preziosi gioielli, Achille impugnò la spada rivelandosi ai presenti.

Divina Archeologia
Achille a Sciro. Foto: Museo Archeologico Napoli

Il secondo affresco, proveniente da Ercolano, ritrae un’altra immagine dell’adolescenza del Pelide. Egli è raffigurato mentre apprende l’arte della lira guidato dal suo maestro, il centauro Chirone, citato anch’egli nel XII canto dell’Inferno dantesco.

Divina Archeologia
Achille e il centauro Chirone nella basilica di Ercolano. Foto: Giorgio Albano

Questi primi celebri personaggi sono solo alcuni dei protagonisti dell’esposizione Divina Archeologia, un dialogo tra mitologia, archeologia e letteratura che condurrà il visitatore in un viaggio suggestivo tra i reperti del MANN e le terzine di Dante.


Paolino di Nola

15 maggio 1909: Paolino di Nola ritorna a casa

15 maggio 1909: Paolino di Nola ritorna a casa

Il 15 maggio 1909, dopo quasi un millennio di assenza, le reliquie di Paolino facevano ritorno alla sua amata Nola. Queste erano state traslate – o forse sarebbe meglio dire trafugate – da Nola nel IX secolo da Sicardo di Benevento (†839): il Ducato di Benevento dalla metà del secolo precedente aveva avviato una politica di appropriazione di reliquie dai territori limitrofi, che se da un lato rispondeva al bisogno di salvare i corpora sanctorum da scorrerie saracene o incursioni e devastazioni barbariche, dall’altro era tesa al rafforzamento del prestigio della città e della sua Chiesa1.

Paolino di Nola Duomo reliquie
Urna con le reliquie di Paolino di Nola, presso il Duomo. Foto di Bocachete, in pubblico dominio

Sappiamo, infatti, che dall’VIII secolo in poi Benevento accumulò un ricco tesoro di reliquie tra cui vale la pena ricordare quelle di Massimo, vescovo di Nola, Gennaro, vescovo di Napoli, l’apostolo Bartolomeo, Deodato di Nola, vescovo dopo il nostro, Trofimena da Amalfi e Paolino2. Interessante il fatto che Benevento si riappropriasse del “suo” Gennaro e che fossero non pochi i santi nolani traslati. Mentre per altri santi possediamo un testo della translatio a Benevento, per il vescovo nolano purtroppo siamo sprovvisti di un racconto.

L’unica fonte che accerta la presenza del corpo di Paolino a Benevento è la Chronica monasterii Casinensis (II, 24), che riporta più o meno intorno all’anno 1000 la notizia del successivo trasferimento delle reliquie da Benevento a Roma.

Anno tertio abbatis huius, qui est millesimus ab incarnatione dominica, prefatus imperator Beneventum venit et causa penitentie, quam illi beatus Romualdus inuxerat, abiit ad montem Garganum. Reversusque consequenter Beneventum petiit a civibus corpus sancti Bartholomei apostoli. Qui nichil tunc ei negare audentes habito cum archiepiscopo, qui tunc eidem urbi presidebat, consilio corpus beati Paulini episcopi, quod satis decenter apud episcopium aiusdem civitatis erat reconditum, callide illi pro corpore apostoli obtulerunt, et eo sublato recessit huiusmodi fraude deceptus. Quod postquam rescivit, nimium indignatus corpus quidem confessoris, quod detulerat, honorifice satis ad Insulam Rome recondidit, evestigio autem Beneventum regressus obsedit eam undique per tempus aliquod, se d nichil adversus eam prevalens Romam reversus est3.

Leone di Ostia racconta che Ottone III, dopo il pellegrinaggio al santuario micaelico del Gargano, visitò Benevento e richiese il corpo dell’apostolo Bartolomeo. Non volendo perdere il prestigio di una così preziosa reliquia, il vescovo Alfano optò per una sostituzione di corpi: Paolino fu dato all’imperatore al posto di Bartolomeo! Ad Ottone III non sfuggì l’inganno ma preferì portare il corpo a Roma, deponendolo presso l’Isola Tiberina. Qui, secondo la tradizione successiva, Ottone avrebbe portato anche il corpo di Bartolomeo, e qui, per più di 8 secoli, le spoglie mortali di Paolino riposarono4.

Il 28 maggio 1900, in occasione del pellegrinaggio nolano a Roma per l’Anno Santo, il vescovo Agnello Renzullo rivolse a papa Leone XIII la richiesta per ottenere il Corpo del Santo. In realtà tale richiesta era stata già avanzata qualche anno prima dal vescovo Giuseppe Formisano a Pio IX5. La domanda del vescovo Renzullo fu accompagnata da un volume, che raccoglieva «i voti di tutto l’Episcopato Campano e dei fedeli della Diocesi raccolte per Parrocchia»6. L’11 marzo successivo Leone XIII ordinò la ricognizione del corpo in vista della restituzione7. In quell’occasione Luigi Ranieri, decano del capitolo della cattedrale, diede alle stampe la dissertazione sulla restituzione delle reliquie: De exuviis S. Paulini Episcopi et Confessoris Nolanae Urbi restituendis dissertatio8.

La scomparsa di Leone XIII nel 1903, purtroppo, bloccò la faccenda che rimase in sospeso fino al 1908. Il 1 settembre il vescovo Renzullo si rivolse al nuovo pontefice Pio X; toccando la corda sentimentale in occasione del giubileo sacerdotale del pontefice, confortato dal comune desiderio dell’Episcopato campano e quasi desiderando il ritorno di Paolino come contrapposto per Giordano Bruno, cui allude alla fine della lettera, così gli scrisse:

Agnello Renzullo Vescovo di Nola espone e domanda alla Santità Vostra quanto segue. Possano i secoli ed il nome del gran Vescovo Paolino non si cancella dalla memoria di questo gregge Nolano, né scema in esso il vivo desiderio più che millenario di ricevere le amate ossa di Lui, rapite dai Longobardi e poscia da Benevento trasportate nell’alma Roma.
Fu tante volte fatto ricorso ai Romani Pontefici per la grazia della restituzione, ma vari ostacoli impedirono sempre l’esaudimento delle nostre preghiere.
Non è molto, all’immortale Vostro Predecessore furono presentate le suppliche di tutto l’Episcopato Campano, di molti Municipi della regione e di molti corpi morali; ma la sospirata grazia non poté essere concessa.
Ora, in quest’anno del Vostro Giubileo Sacerdotale, anno in cui l’Augusto e Magnanimo cuore vostro è disposto a dispensare le maggiori grazie, io, conscio dei voti dei miei Confratelli e dei miei figliuoli, raccolgo in me le preghiere di tutti e le umilio al Vostro Soglio Pontificio, implorando istantissimamente che concediate la grazia a maggior gloria di Dio, a maggior venerazione del gran Santo, a documento del Vostro Giubileo Sacerdotale, ad incremento della nostra pietà, a contrapposto solenne in questa città all’infausta memoria e monumento del frate apostata nolano9.
Nella ferma speranza di essere esaudito, mi prostro con la massima devozione al bacio dei Sacri Piedi ed imploro l’Apostolica Benedizione.10

Il papa accolse volentieri la richiesta e già il 10 settembre diede il consenso, apposto di sua mano in calce alla lettera di mons. Renzullo. Il 28 febbraio 1909 lo stesso vescovo ne diede lieto annuncio alla Diocesi, in una notificazione entusiastica in cui tesseva le sue lodi per Paolino, santo del Clero, dei Religiosi, del Laicato, dei Reggitori dei popoli, dei Nobili, degli Artisti, dei Letterati, dei Coniugati, dei Plebei, dei Poveri e degli Afflitti, sintetizzandone così il poliedrico spessore umano, intellettuale e spirituale11.

Alle ore 11,00 del 14 maggio 1909 avvenne in Vaticano la consegna delle ossa. Erano presenti accanto al vescovo di Nola gli allora vescovi di Piedimonte, Acerra, Castellammare di Stabia e Gaeta, i principi Filippo e Giuseppe Lancellotti, la marchesa Filiasi, il sindaco di Nola, dott. Felice De Sena e altri sindaci della Diocesi. Alle 17,05 del 15 maggio le reliquie di Paolino arrivarono a Nola su un treno speciale e furono accolte da una folla gioiosa, che le accompagnò fino alla Chiesa del Carmine dove rimasero per la notte. Il giorno successivo furono portate in Cattedrale, dopo una processione di circa quattro ore. In Cattedrale, tra l’altro riaperta dopo la ricostruzione proprio in quell’anno, le reliquie furono esposte alla venerazione fino al 23 maggio, giorno in cui furono richiuse nell’urna e processionalmente collocate nell’attuale cappella laterale12.

Duomo di Nola. Foto di Bocachete, in pubblico dominio

Fu notato che il definitivo ritorno di Paolino a Nola, dopo il suo primo arrivo come governatore della Campania e il successivo trasferimento dopo la conversione e l’ordinazione presbiterale, avvenne esattamente 1500 anni dopo la sua elezione a vescovo nel 40913. Tantissime furono le manifestazioni anche letterarie in occasione di tale evento, raccolte nel 1990 in un volume del Centro Studi e Documentazioni su Paolino di Nola, frutto di un convegno tenuto nel 1989 nell’ottantesimo anniversario della traslazione di Paolino14.

Paolino di Nola
Statua in cartapesta di San Paolino di Nola, sulla punta del giglio. Foto di Achille Battimelli, in pubblico dominio

Piace concludere con una curiosità e con qualche verso di Paolino. La curiosità. Quando il vescovo Renzullo inviò la sua richiesta al papa, la sua lettera fu accompagnata da altre 12 scritte da vescovi campani, nella quale si mostravano entusiasti della proposta di mons. Renzullo di proclamare Paolino protettore dei Seminari Campani15. La richiesta forse su solo un proposito, che per altre vie e in forme più grandi si sarebbe avverata nel 2016, quando Paolino fu proclamato patrono di tutta la Campania insieme a San Gennaro.

La basilica paleocristiana di Cimitile, con le tombe di san Felice e san Paolino di Nola. Foto di Bocachete, in pubblico dominio

I versi. Paolino fu profondamente legato a Nola e, in particolare a Cimitile, tant’è che la preferì alla Gallia e alla Spagna e, quando poté celebrare il primo dies natalis dell’amato san Felice ricorda la tanta strada percorsa tra pericoli e amore per raggiungerlo. Queste le parole rivolte a Felice, che ce lo rendono umanissimo e vicinissimo, bramoso come tutti di tornare alla patria del cuore:

Ex illo qui me terraque marique labores
distulerint a sede tua procul orbe remoto,
nouisti; nam te mihi semper ubique propinquum
inter dura uiae uitaeque incerta uocaui.
Et maria intraui duce te, quia cura pericli
cessit amore tui, nec te sine; nam tua sensi
praesidia in domino superans maris aspera Christo;
semper eo et terris te propter tutus et undis. […]
Sis bonus o felixque tuis dominumque potentem
exores, liceat placati munere Christi
post pelagi fluctus mundi quoque fluctibus actis
in statione tua placido consistere portu.
Hoc bene subductam religaui litore classem,
in te conpositae mihi fixa sit anchora uitae.

Tu conosci quali peripezie per terra e per mare da quel tempo mi abbiano tenuto lontano dalla tua dimora in un paese remoto; infatti ti ho invocato sempre e dovunque a me vicino tre le asperità del viaggio e le incertezze della vita. E mi accinsi a percorrere i mari sotto la tua guida, perché la preoccupazione del pericolo cedette per amore di te, né senza il tuo aiuto; ho sentito infatti la tua protezione superando in Cristo Signore le insidie della navigazione; con la tua protezione sempre avanzo sicuro e per terra e per mare. […] Sii benigno e favorevole ai tuoi devoti e prega il Signore potente affinché sia concesso a noi, che dopo i flutti del mare placato per la grazia di Cristo, superati anche i flutti del mondo, ci fermiamo nella tua casa come in placido porto. A questo lido ho ormeggiato la mia nave felicemente giunta a riva16.

L'argomento è stato già trattato dall'autore sul sito della Diocesi di Nola.

1 Cf. G. Luongo, Alla ricerca del sacro. Le traslazioni dei santi in epoca altomedievale, in A. Ruggiero (a c. di), Il ritorno di Paolino a Nola. 80° dalla Traslazione a Nola. Atti, documenti, testimonianze letterarie, Strenae Nolanae 3, Marigliano 1990, pp. 33-34.

2 Ivi, pp. 35-36.

3 MGH SS. 34, p. 208.

4 Filippo R. De Luca riporta la notizia di ben tre ricognizioni del corpo, avvenute rispettivamente nel 1711, nel 1806 e nel 1867 (cf. F.R. De Luca, I documenti relativi alla traslazione del corpo di S. Paolino conservati nell’Archivio Storico Diocesano di Nola, in Ruggiero (a c. di), Il ritorno di Paolino…, pp. 41-42).

5 Presumibilmente tra il 1855 e il 1878.

6 De Luca, I documenti relativi…, p. 42.

7 Sappiamo che cardinale Bartolomeo Bacilieri, vescovo di Verona e titolare della Basilica di S. Bartolomeo sull’Isola tiberina si era opposto, temendo di perdere così importanti reliquie; cf. De Luca, I documenti relativi…, p. 42 e p. 44.

8 L. Ranieri, De exuviis S. Paulini Episcopi et Confessoris Nolanae Urbi restituendis dissertatio, in Ruggiero (a c. di), Il ritorno di Paolino…, pp. 64-121.

9 Si tratta di Giordano Bruno.

10 Appello del vescovo Agnello Renzullo a Papa Pio X per la restituzione del corpo di S. Paolino in Ruggiero (a c. di), Il ritorno di Paolino…, pp. 123-124.

11 Agnello Renzullo, Notificazione del ritorno del corpo di S. Paolino, in Ruggiero (a c. di), Il ritorno di Paolino…, pp. 141-145; l’elogio di Paolino si trova a p. 144.

12 Il resoconto di quelle giornate fu pubblicato nel «Bollettino religioso per la Diocesi di Nola» – Anno VIII – n. 86 – Giugno 1909, che si può leggere in Ruggiero (a c. di), Il ritorno di Paolino…, pp.149-163.

13 Ivi, p. 163.

14 A. Ruggiero (a c. di), Il ritorno di Paolino a Nola. 80° dalla Traslazione a Nola. Atti, documenti, testimonianze letterarie, Strenae Nolanae 3, Marigliano 1990.

15 De Luca, I documenti relativi…, p. 45.

16 Paul. Nol. carm. 13, vv. 10-17. 31-35; trad. italiana in A. Ruggiero, Paolino di Nola. I carmi, Strenae Nolanae 6, Marigliano 1996, pp. 214-217.


Teatro San Ferdinando Totò

Il Teatro San Ferdinando tra Napoli, Eduardo e la Leggenda

Il Teatro San Ferdinando tra Napoli, Eduardo e la Leggenda

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

Teatro San FerdinandoIn genere le frontiere sono posti fortemente contraddittori che assorbono in sé elementi di ciascuno dei mondi a cui fanno da confine: Piazza Eduardo De Filippo è a tutti gli effetti una frontiera tra la Napoli turistica del Duomo e dei Decumani e quella verace del Rione Sanità; eppure la sensazione che si prova arrivandoci è quella di entrare in una zona franca dove le diverse confusioni che imperversano da un lato e dall'altro della trincea si annullano a vicenda. Nell'esedra della piazza, come vuole un abusato luogo comune, il tempo pare essersi fermato: il rumore del traffico è attenuato, lontano, sostituito dal tintinnio di cucchiaini e tazzine del vicino caffè, dall'esultanza dei bambini che giocano a calcio inneggiando a Maradona, che probabilmente nemmeno avranno mai visto in campo se non su YouTube, ma che a Napoli è invocato più di san Gennaro. A bambini come questi si rivolgeva Eduardo quando, nel 1947, in una splendida poesia li invitava a prestare attenzione a non distruggere con le pallonate i lampioni del Teatro San Ferdinando, all'epoca appena riaperto.

Eccolo qui, il San Ferdinando: inglobato in una palazzina moderna, con la sua semplice facciata che dà sulla Piazza, ha ben poco di sfarzoso e quasi nulla che tradisca la sua secolare età e le numerose volte che è stato distrutto e ricostruito.

“Il Teatro nasce intorno al 1790 per volontà di Ferdinando IV di Borbone” spiega Andrea, giovanissimo cicerone volontario per Open House Napoli: secondo le leggende, la vera intenzione del sovrano (quarto Re di Napoli e primo delle Due Sicilie) era costruire un luogo deputato a ospitare una figlia malata o a incontrare le sue numerose amanti; quest'ultima versione è stata immortalata nel film del 1959 Ferdinando I Re di Napoli, interpretato dai fratelli Titina, Peppino ed Eduardo De Filippo: una singolare coincidenza che si rivela solo uno dei molti legami tra la storia del Teatro alla celebre famiglia di attori. In effetti, dopo essere stato quasi distrutto durante un bombardamento nel 1943, il San Ferdinando fu fatto ricostruire dallo stesso Eduardo De Filippo: sotto la sua direzione esso visse splendide stagioni che lo portarono ben presto a godere di un ritrovato prestigio. Caduto nuovamente in disuso dopo la morte dell'attore, fu donato al Comune di Napoli dal figlio Luca; restaurato e riaperto nel 2007, il Teatro San Ferdinando è oggi tornato a essere il tempio della commedia partenopea, onore ben esplicitato nelle formelle sugli antiporta che separano l'ingresso dal foyer, sulle quali sono raffigurati i tre numi tutelari del Teatro: un'allegoria della Commedia, la sirena Partenope e lo stesso Eduardo, ritratto in uno stile che ricorda gli ex-voto in una scena del suo atto unico Sik-Sik, l'artefice magico.

Teatro San Ferdinando“Eduardo aveva fatto riaprire il San Ferdinando con l'intenzione di donarlo al popolo di Napoli” spiega Andrea, “per questo previde diverse fasce di prezzo per i biglietti, la più economica delle quali era accessibile anche ai meno abbienti”. Dettaglio non da poco: negli anni '40 del Novecento la stratificazione sociale era ancora ben tangibile e si rifletteva anche nella vita mondana; era normale, ad esempio, che il foyer di un teatro si articolasse in più livelli, in modo che nobili e borghesi potessero occupare i piani superiori per rimanere ben separati dai ceti più bassi. Al San Ferdinando i due livelli sono invece connessi tra loro da un'elegante scalinata a tenaglia, quasi un abbraccio che permette a ciascun mondo di invadere pacificamente l'altro.

Eduardo De FilippoNelle teche in passato utilizzate per pubblicità e propaganda oggi trovano collocazione cimeli dei grandi attori che hanno calcato il palco del San Ferdinando: difficile descrivere il batticuore che si prova nel trovarsi di fronte agli abiti di scena di Eduardo e Peppino De Filippo, al bustino indossato da Pupella Maggio nella celebre messa in scena televisiva di Natale in Casa Cupiello registrata proprio in questo teatro; ancora, ecco il frac di Eduardo Scarpetta, padre dei fratelli De Filippo nonché pioniere del dramma partenopeo; i baffi finti di Nino Taranto, gli abiti indossati da Peppe e Concetta Barra nella scena della 'sciantosa' in Signori, io sono il comico, un Pulcinella in marmi policromi realizzato da Titina De Filippo la quale negli ultimi anni della sua vita lasciò la recitazione per dedicarsi all'arte. Non mancano poi foto e abiti di scena di attori attivi anche ai nostri giorni che qui hanno fatto gavetta, come Toni Servillo, Vincenzo Salemme, Lina Sastri e Isa Danieli, a testimonianza di quanto il San Ferdinando sia stato importante per la loro carriera spesso sfociata nella cinematografia. A proposito di cinema, sembra strano che il cimelio più riconoscibile, l'iconica bombetta di Totò, occupi una teca più piccola in posizione arretrata: “Questa è una scelta intenzionale” ci dice la nostra guida “al San Ferdinando nessun attore è più importante degli altri”.

Teatro San Ferdinando TotòL'interno del Teatro riprende le linee curve e i colori tenui del foyer: i 500 posti di cui è capace si dividono tra platea, due ordini di palchi e un loggione. A differenza degli altri teatri, i palchi non sono numerati ma portano il nome di un attore napoletano del passato.

Sul palcoscenico, neanche a farlo apposta, è montata la scenografia de La grande magia, commedia di Eduardo in scena in questi giorni. Visto da qui il boccascena sembra enorme e maestoso; eppure, dice Andrea, non è affatto tra i più grandi di Napoli: “l'illusione ottica è data dalla vicinanza con la platea, anche questa voluta da Eduardo per ridurre la distanza tra attori e spettatori”; in effetti la buca per l'orchestra è ridotta al minimo indispensabile e sopra di essa corrono due scalette fisse che permettono agli attori di scendere agevolmente tra il pubblico.

Un'altra particolarità del palcoscenico è che sipario, graticcio e quinte sono manovrati mediante un sistema artigianale a corde e contrappesi, che negli altri teatri è quasi sempre sostituito da meccanismi automatizzati. Anche nel sottopalco l'immenso telaio dei montacarichi è quello originale in legno degli anni '40, in utilizzo ancora oggi dopo attento restauro. L'unica concessione alla modernità è stata la sostituzione del macchinario ad argano con un dispositivo automatico, necessaria per motivi pratici e di sicurezza: “Ma l'argano, la cui leva è visibile poco lontano, è ancora perfettamente funzionante!” assicura Andrea.

La giovane guida ci porta infine letteralmente “dietro le quinte”, in un labirinto di camerini e depositi dove è facile imbattersi in singolari elementi: bacheche con i turni per le prove sui quali gli attori sottoposti a orari stressanti hanno scritto i loro commenti sarcastici; costumi appesi agli stendiabiti o gettati alla rinfusa sulle sedie nel corridoio; una macchina del caffè appoggiata a una panchina per evitare ulteriori intralci. Viene da pensare che il caos pre-spettacolo sia esso stesso uno spettacolo con propri ritmi e immancabili rituali: si vedono, ad esempio, mucchietti di sale gettati in un angolo delle quinte dagli attori prima di entrare in scena. “Prima e durante uno spettacolo, molte cose possono andare storte” dice Andrea “per questo i riti scaramantici sono sempre osservati. E poi, ricordiamo che gran parte degli attori che recitano qui sono napoletani, abituati a temere e prevenire la malasciorta!”

Sarà forse questo il motivo per cui si è reso necessario sostituire la carta da parati nel camerino di Eduardo, adiacente all'ingresso del palcoscenico, tuttora in uso e in genere destinato al primo attore della compagnia di scena. La mobilia, lo specchio dove si truccava, perfino i sanitari nel bagno: tutto è stato lasciato intatto tranne, appunto, la tappezzeria, sostituita con una carta identica nella decorazione ma con colori più chiari. Pare che gli attori venissero colti da uno strano disagio nel guardare quella originale: se ciò sia dovuto a una maledizione o all'emozione di occupare lo stesso camerino di una leggenda del teatro, non è dato sapere. Al suo ingresso è di solito esposto un baule pieno dei costumi dismessi del grande attore: esso si trova temporaneamente a Castel dell'Ovo, esposto in una bellissima mostra dedicata ai De Filippo che avrebbe dovuto chiudere i battenti a marzo 2019 ma che è stata prorogata diverse volte fino a oggi, a testimonianza dell'affetto che i napoletani nutrono ancora oggi per questa famiglia che ha fatto grande il teatro partenopeo.

Affetto che oggi sembra non venire meno: Andrea e le sue due compagne d'avventura di stanza presso l'ingresso del Teatro ci dicono che le visite promosse da Open House sono state più che gradite dal pubblico, che nell'aggirarsi per il San Ferdinando si è commosso, ha sognato e rievocato la magia di un tempo lontano; tuttavia, le nostre impeccabili guide non nascondono una punta d'amarezza.

“Abbiamo avuto moltissime prenotazioni” dichiarano “ma anche tante defezioni, soprattutto nei turni mattutini. Alla visita delle 10 di domenica, delle venti persone che attendevamo se ne sono presentate solo quattro. Sembra quasi che i napoletani non vogliano interessarsi a questo Teatro, che per sua stessa concezione è il 'loro' Teatro...”

La smentita a questa constatazione, ci auguriamo, viene da una coppia che, al termine della visita, fa incetta di materiale informativo sulla stagione del San Ferdinando, promossa dal Teatro Stabile di Napoli: “Non sapevamo nemmeno che ce ne fosse una” dicono “ma grazie a questa visita adesso non vediamo l'ora di venire a vedere uno spettacolo!”

Spettacolo che, dopo questo splendido viaggio attraverso il San Ferdinando e la sua leggenda strettamente annodata alla storia della sua città, avrà di sicuro un gusto più intenso.

Foto di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo


Da Castel Nuovo all'Acquedotto augusteo, per i sentieri di Open House Napoli

Open House Napoli 2019 è l'evento che nell'ultimo week-end di Ottobre apre le porte al pubblico rispetto a spazi ed edifici storici e moderni che normalmente rimangono chiusi e di conseguenza non accessibili ai potenziali visitatori.

Ed è proprio in quest'ottica che vengono proposti questi tre itinerari, da compiersi attraverso un percorso che si ritiene agevole, lineare e ricco di fascino, dove il criterio della facile raggiungibilità sembra ottimamente sposarsi alla valenza che questi edifici hanno avuto per lo sviluppo della città nel corso dei secoli.

  1. Itinerario (Castel Nuovo: Antisale, Sala dei Baroni e Cappella Palatina - Teatro Mercadante - Palazzo Orsini di Gravina)
Castel Nuovo visto dall'alto. Foto di Little john

Il Primo Itinerario parte da Castel Nuovo, il Maschio Angioino del popolo partenopeo, dove visitiamo le Antisale, la cosiddetta Sala dei Baroni e la Cappella Palatina, spazi normalmente di non facile accesso rispetto all'insieme della fortezza.

Particolare curiosità suscita, tra gli ambienti del castello proposti alla visita, la Sala Dei Baroni, la "Sala Mayor" del Castello angioino, voluta da Roberto D'Angiò e rifatta ed ampliata sotto il regno di Alfonso d'Aragona, così chiamata in quanto nel 1486 vi furono arrestati i baroni che avevano partecipato alla congiura contro Ferrante I d'Aragona, invitati dallo stesso Re per festeggiare le nozze di sua nipote con il figlio del conte di Sarno.

Attualmente la sala è adibita a sede delle riunioni del Consiglio Comunale.

Altro ambiente suggestivo è quello rappresentato dalla Cappella Palatina, unica testimonianza dell'antica reggia angioina, sottoposta nei secoli a numerosi rifacimenti che hanno coinvolto l'attuale portale marmoreo, opera di Andrea dell'Aquila, che ha sostituito alla metà del XV secolo quello angioino, e il rosone soprastante, progettato dal catalano Matteo Forcimanya nel 1470, che sostituì quello trecentesco distrutto da un terremoto.

A poche centinaia di metri di distanza ammiriamo lo storico edificio che ospita il Teatro Mercadante, detto anche Teatro del Fondo, costruito tra il 1776 e il 1778 grazie ai beni confiscati ai Gesuiti in seguito alla loro espulsione da Napoli.

In questo teatro il 4 Dicembre 1816 venne rappresentata la prima assoluta dell'Otello di Gioacchino Rossini.

Nel 1870 diventa Teatro Mercadante, in onore dell'omonimo musicista pugliese formatosi a Napoli.

Dal 2003 è gestito dall'Associazione Teatro Stabile Città di Napoli, nel 2005 riceve il riconoscimento come Teatro Stabile ad iniziativa pubblica e nel 2015 diventa Teatro Nazionale.

Risalendo su Via Medina ed una volta giunti nella storica Piazza Monteoliveto a poca distanza si erge maestosa la sagoma del Palazzo Orsini dGravina, che ospita dal 1936 la Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi "Federico II".

Venne fatto costruire dal Duca di Gravina in Puglia Ferdinando Orsini a partire dal 1513, dopo aver acquistato un terreno appartenuto alla Basilica di S. Chiara e verrà ultimato solamente nel 1762 ad opera di Mario Gioffredo; alla fine del Settecento il palazzo viene però espropriato dai creditori e trasformato in casamento d'affitto.

Conclusi i lavori nel 1848, l'edificio fu coinvolto nei moti rivoluzionari di quell'anno, restando gravemente danneggiato, e l'anno seguente fu acquistato dal Governo Napoletano per essere restaurato ed edibito a funzioni pubbliche.

Con l'insediamento della Facoltà di Architettura lo storico Palazzo subirà il suo ultimo generale programma di restauro che gli conferirà la veste che conserva tuttora.

 

-INFO UTILI-

-Castel Nuovo (Piazza Municipio)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 15.00 alle ore 16.00 - dalle ore 16.00 alle ore 17.00 - dalle ore 17.00 alle ore 18.00 - dalle ore 18.00 alle ore 19.00.

"          Domenica 27/10 dalle ore 10.00 alle ore 11.00 dalle ore 11.00 alle ore 12.00 dalle ore 12.00 alle ore 13.00.

Visita su prenotazione (www.openhousenapoli.org)

Accessibilità totale per disabili, bambini e animali.

Durata della visita: 60 min.

-Teatro Mercadante (Piazza Municipio)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 10.30 alle ore 11.30 - dalle ore 11.30 alle ore 12.30 - dalle ore 12.30 alle ore 13.30.

"         Domenica 27/10 dalle ore 10.30 alle ore 11.30 - dalle ore 11.30 alle ore 12.30 - dalle ore 12.30 alle ore 13.30.

Visita su prenotazione (www.openhousenapoli.org)

Accessibilità parziale per disabili

Accessibilità totale per bambini

Non accessibile ad animali

Durata della visita: 60 min.

Palazzo Orsini di Gravina (Via Monteoliveto, 3)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 09.30 alle ore 10.30 - dalle ore 10.30 alle ore 11.30 - dalle ore 11.30 alle ore 12.30 - dalle ore 12.30 alle ore 13.30 - dalle ore 13.30 alle ore 14.30 - dalle ore  14.30 alle ore 15.30 - dalle ore 15.30 alle ore 16.30 - dalle ore 16.30 alle ore 17.30 - dalle ore 17.30 alle ore 18.30.

"         Domenica 27/10 dalle ore 09.30 alle ore 10.30 - dalle ore 10.30 alle ore 11.30 - dalle ore 11.30 alle ore 12.30.

Visita su prenotazione (www.openhousenapoli.org)

Accessibilità totale per disabili, bambini e animali

Durata della visita: 60 min.

 

2. Itinerario (Archivio Storico del Banco Di Napoli - Scuderie San Severo - Complesso dello Spirito Santo)

Il secondo itinerario prevede la partenza da Via Dei Tribunali 214, sede dell'Archivio Storico del Banco di Napoli, dove visitiamo il Museo, che dal 2016, grazie all'opera della Fondazione Il Cartastorie, ospita in circa 330 stanze e contenute in 80 km. di scaffalature centinaia di migliaia di scritture relative agli otto banchi pubblici da cui nacque dopo l'Unità d'Italia, nel 1861, il Banco Di Napoli.

Un vero e proprio tesoro di memorie lungo 450 anni che riguarda aspetti economici, artistici e sociali della citta' di Napoli e di tutto il Mezzogiorno, dal 1573 fino ai giorni nostri.

L'attuale esposizione è organizzata attraverso un percorso multimediale realizzato da Stefano Gargiulo che si trasforma in un viaggio sensoriale la cui forma narrativa e' fatta di immagini e suoni che mutano in racconto alcune delle storie contenute nelle scritture d'Archivio, fornendo al contempo approfondimenti e postazioni interattive per scoprire di piu' sulla Fondazione Banco di Napoli e sul suo Archivio.

Percorrendo Via dei Tribunali verso la celebre Cappella Sansevero, giungiamo alle scuderie di Palazzo di Sangro, un tempo proprietà del principe Raimondo Di Sangro, committente del Cristo Velato, oggi sede dell'athelier del maestro artigiano Lello Esposito.

Negli ambienti dell'athelier sono ancora visibili, lungo le pareti, gli anelli ai quali venivano legati i cavalli, cosi come le originarie mangiatoie in piperno, pietra lavica di origine flegrea estratta ed utilizzata nell'edilizia cittadina fino al XVII secolo.

In queste sale, come in quelle attigue, sono esposte le opere della collezione privata dell'artista, che da oltre trent'anni pone al centro della sua ricerca il rapporto tra arte contemporanea e tradizione, attraverso la rielaborazione artistica dei simboli della cultura partenopea: Pulcinella, la maschera, l'uovo, il teschio, il vulcano, San Gennaro e il corno, nelle loro varie e possibili declinazioni e metamorfosi.

Open House Napoli Basilica Complesso Spirito Santo
La Basilica dello Spirito Santo in via Toledo a Napoli. Foto di Giuseppe Guida, CC BY-SA 2.0

 

Proseguendo su Via Toledo incontriamo il Complesso dello Spirito Santo, con la sua splendida Basilica, attualmente sede del Dipartimento di Architettura dell'Università "Federico II".

L'edificio dello Spirito Santo fa parte di un più ampio complesso seicentesco costituito dalla Chiesa, dal Conservatorio e dal Banco della Confraternita Dello Spirito Santo; divenuto di proprietà esclusiva del Banco Di Napoli, negli anni sessanta del Novecento fu interessato da un progetto di ristrutturazione a opera di Marcello Canino, che previde la demolizione della fabbrica preesistente e la costruzione, nella stessa volumetria, di un moderno complesso edilizio.

Nella due giorni di Open House gli spazi del Complesso ospiteranno la mostra: "Napoli e modernità. Un rapporto complesso", a cura di Paola Scala e Claudia Sansò del DIARC.

 

-INFO UTILI- 

-Archivio Storico del Banco Di Napoli (Via dei Tribunali, 214)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 10.00 alle ore 11:00 - dalle ore 11.00 alle ore 12:00 - dalle ore 12.00 alle ore 13:00 - dalle ore 13.00 alle ore 14:00 - dalle ore 14.00 alle ore 15:00 - dalle ore 15.00 alle ore 16.00 - dalle ore 16.00 alle ore 17.00.

       "        Domenica 27/10 dalle ore 10.00 alle ore 11.00 dalle ore 11.00 alle ore 12:00 - dalle ore 12.00 alle ore 13:00.

Visita su prenotazione (www.openhousenapoli.org)

Accesibilità totale per disabili e bambini

Non accessibile ad animali

Durata della visita: 60 min.

-Scuderie San Severo (Vico San Domenico Maggiore, 9)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 11.00 alle ore 12.00 - dalle ore 12.00 alle ore 13.00 - dalle ore 14.00 alle ore 15.00 - dalle ore 15.00 alle ore 16.00.

"        Domenica 27/10 dalle ore 11.00 alle ore 12.00 - dalle ore 12.00 alle ore 13.00 - dalle ore 13.00 alle ore 14.00.

Visita per ordine di arrivo

Non accessibile a disabili e animali

Accessibile a bambini

Durata della visita: 60 min.

-Complesso dello Spirito Santo (Via Toledo, 402) 

apertura Sabato 26/10 dalle ore 09.30 alle ore 10.30 - dalle ore 10.30 alle ore 11.30 - dalle ore 11.30 alle ore 12.30 - dalle ore 12.30 alle ore 13.30 - dalle ore 13.30 alle ore 14.30 - dalle ore 14.30 alle ore 15.30 - dalle ore 15.30 alle ore 16.30 - dalle ore 16.30 alle ore 17.30 - dalle ore 17.30 alle ore 18.30.

       "        Domenica 27/10 dalle ore 09.30 alle ore 10.30 - dalle ore 10.30 alle ore 11.30 - dalle ore 11.30 alle ore 12.30.

Visita per ordine di arrivo

Accessibilità totale per disabili e bambini

Non accessibile ad animali

Durata della visita: 60 min.

 

               3. Itinerario (MANN Cantiere Braccio Nuovo - Sito Archeologico Acquedotto del Serino - Giardino e Ipogeo di Babuk)

Il terzo itinerario inizia dal Museo Archeologico Nazionale, tra i più antichi e importanti al mondo per ricchezza e unicità del suo patrimonio archeologico, che vede la sua sede nell'antica cavallerizza sorta alla fine del 500 e dal 1616 sede dell'Università.

Visitiamo in particolare il Cantiere del Braccio Nuovo del Museo,  posto in un'area retrostante, la cui definitiva realizzazione porterà alla creazione di cinque nuove aree su quattro piani di 1100 mq. ciascuno, destinati a migliorare la didattica e la formazione con in particolare la prevista allocazione di laboratori, auditorium, biblioteca, servizi aggiuntivi.

I lavori, iniziati nel 2016, sono in corso di esecuzione per un primo lotto funzionale, per il completamento di alcune parti strutturali, del prospetto esterno, delle coperture, della chiusura dell'intercapedine di confine con il terrapieno retrostante e la funzionalizzazione dei Laboratori di Restauro.

Proseguiamo su Piazza Cavour addentrandoci verso l'interno per giungere al Rione Sanità dove incontriamo il sito archeologico dell'Acquedotto augusteo del Serino, imponente infrastruttura di età romana che, partendo dalla sorgente del Serino, in Alta Irpinia, divenne serbatoio idrico per importanti città antiche quali Pompei, Ercolano, Nola e la stessa Neapolis, per poi giungere fino a Capo Miseno.

Il sito archeologico, scoperto nel 2011 nel piano interrato dello storico Palazzo Peschici Maresca, di proprietà dell'Arciconfraternita dei Pellegrini, subì nel corso dei secoli varie vicissitudini, in particolare nel Cinquecento, quando i due ponti canale rinvenuti furono prima interrati a seguito dell'innalzamento del livello di calpestio, poi utilizzati come fondamenta nella costruzione del palazzo, nell'epoca in cui la citta' si estendeva al di fuori delle mura.

 

Ultima tappa del nostro itinerario, percorrendo la celeberrima Via Foria, è il Palazzo che ospita al suo interno il misterioso ed affascinante Giardino di Babuk.

Il Palazzo venne costruito nel 1700 dalla famiglia Caracciolo del Sole, a due passi dalla loro cappella in San Giovanni a Carbonara.

Il Giardino, angolo verde di circa 1000 mq. di piante di limoni, banani, fiori e un faggio antichissimo databile intorno al XIV° secolo, vede aprirsi al suo interno una cavità naturale, composta da quattro caverne collegate da angusti cunicoli, e raccoglie una serie infinita di leggende che hanno caratterizzato la città negli ultimi cinque secoli. Tra queste, proprio quella riguardante il nome stesso dell'ambiente, Babuk, coniato in onore di  uno dei gatti che qui veniva volentieri ospitato.

Tra le aiuole del giardino si celano anche le tracce delle sepolture degli infanti delle suore del Convento dei Saponari, rimaste incinte per le brutalità dei soldati francesi entrati a Napoli nel 1799 al seguito di Championnet.

 

-INFO UTILI- 

-MANN Cantiere del Braccio Nuovo (Piazza Museo, 19)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 10.30 alle ore 11.30 - dalle ore 12.30 alle ore 13.30 

      "         Domenica 27/10 dalle ore 10.30 alle ore 11:30 - dalle ore 12.30 alle ore 13.30

Visita su prenotazione (www.openhousenapoli.org)

Accessibilità totale per disabili, bambini e animali.

Durata della visita: 60 min.

-Sito Archeologico dell'Acquedotto del Serino (Via Arena Della Sanità, 5)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 10.30 alle ore 11.15 e dalle ore 12.00 alle ore 12.45

      "         Domenica 27/10 dalle ore 10.30 alle ore 11.15 e dalle ore 12.00 alle ore 12.45

Visita su prenotazione (www.openhousenapoli.org)

Non accessibile a disabili e animali

Accessibile a bambini

Durata della visita: 45 min.

-Giardino e Ipogeo di Babuk (via Giuseppe Piazzi, 55)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 10.00 alle ore 11.00 - dalle ore 11.00 alle ore 12.00 - dalle ore 12.00 alle ore 13.00 - dalle ore 14.00 alle ore 15.00 - dalle ore 15.00 alle ore 16.00 - dalle ore 16.00 alle ore 17.00.

      "         Domenica 27/10 dalle ore 10.00 alle ore 11.00 - dalle ore 11.00 alle ore 12.00 - dalle ore 12.00 alle ore 13.00 - dalle ore 14.00 alle ore 15.00 - dalle ore 15.00 alle ore 16.00 - dalle ore 16.00 alle ore 17.00.

Visita su prenotazione (www.openhousenapoli.org)

Non accessibile a disabili e animali

Accessibile a bambini a partire da 12 anni

Durata della visita: 60 min.

 

Ove non indicato diversamente, le foto sono cortesemente fornite da Open House Napoli.