25 Settembre 2015

WAR IS OVER

L’Italia della Liberazione nelle immagini dei U.S. Signal Corps e dell’Istituto Luce, 1943-1946

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dal 26 settembre al 10 gennaio 2016


Attraverso la selezione di circa 140 immagini, anche inedite, e filmati d’epoca si svolge la narrazione della seconda guerra mondiale attraverso i suoi protagonisti, italiani e americani
Due diverse sguardi della Liberazione, in bianco e nero e a coloriin un originale confronto tra le immagini dell’Istituto Luce e le fotografie dei Signal Corps

Un lungo sospiro di sollievo, condiviso da civili e militari italiani con gli eserciti alleati e i partigiani, accompagna la fine della seconda guerra mondiale. E’ un momento di festa e speranza e, insieme, un momento di paura, contrasti e smarrimento: tra la fine di aprile e l’inizio di maggio del 1945 l’Italia nuova deve ancora compiersi e il Paese, distrutto e affamato, lotta per il riscatto, verso la rinascita.

Due diverse visioni della Liberazione, in bianco e nero e a colori, due modalità parallele di rappresentazione della guerra e della pace futura si alternano e combinano in un originale racconto per immagini nella mostra “WAR IS OVER! L’Italia della Liberazione nelle immagini dei U.S. Signal Corps e dell’Istituto Luce, 1943-1946”, ospitata dal 26 settembre al 10 gennaio 2016 al Museo di Roma Palazzo Braschi.

La mostra è promossa dall’Assessorato alla Cultura e allo Sport di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, dal MIBACT e Istituto Luce Cinecittà con il patrocinio dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia e dell’ Università degli Studi Roma Tre.

A cura di Gabriele D’Autilia ed Enrico Menduni, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Regia Video Roland Sejko. Il catalogo è pubblicato da Contrasto.

Attraverso la selezione di circa 140 immagini, anche inedite, e filmati d’epoca – compresi nel periodo tra il luglio del 1943 (lo sbarco degli alleati in Sicilia) e il 1946 – si svolge la narrazione della guerra attraverso i suoi protagonisti, italiani e americani, e il confronto, unico e suggestivo, tra due differenti punti di vista.

Da una parte gli scatti dell’Istituto Luce, l’organo ufficiale di documentazione foto-cinematografica del regime, dove il “bianco e nero” è espressione prima del cupo declino del fascismo e poi della sobrietà di una classe dirigente che cerca di costruire sulle rovine della guerra; tra queste, molte immagini del fondoReparto Guerra Riservati” in cui erano conservati i negativi bloccati dalla censura.

Dall’altra, le fotografie dei Signal Corps, l’efficiente servizio di comunicazioni al seguito delle truppe statunitensi, provenienti da un raro repertorio, conservato presso la NARA (National Archives and Records Administration) di Washington e solo in parte conosciuto in Italia. Qui il colore diventa il segno di un’Italia diversa, “rivelata” da operatori e fotografi più attenti al dato sociale e uno strumento di esportazione dell’american way of life che, con la ricostruzione, raggiunge anche l’Italia.

Il percorso espositivo si snoda attraverso 10 sezioni tematiche, in cui le due serie di immagini sono affiancate in un dialogo immediato ed emozionante.

Nella prima sezione, Due diversi sguardi, viene proposto un confronto tra le fotografie degli operatori Luce e quelle dei Signal Corps, mentre nella seconda, La guerra non è come un film, si alternano episodi bellici e ritratti di soldati come, tra le altre immagini censurate, quella dei travestimenti da pecora dei combattenti. Vincitori e vinti sono illustrati nella terza sezione: per esempio, ad un Mussolini stanco e logorato si contrappone il tavolo delle potenze vincitrici alla Conferenza di Potsdam o il ringraziamento (oltre le regole protocollo) di Papa Pio XII, circondato dalle truppe alleate.

La quarta sezione racconta poi il Bel Paese: in queste immagini l’obiettivo è fissato su edifici distrutti dai bombardamenti e cittadini smarriti tra le rovine. Nei Volti di guerra della quinta sezione scorre una sequenza di momenti di vita civile e militare, tra episodi di guerra e soccorsi ai feriti. Il dolore domina invece le immagini della sesta sezione, tra bombardamenti sulle popolazioni civili e la durezza dei combattimenti mentre in Amore e guerra, la settima sezione, si intravedono primi casti baci ed effusioni timidamente romantiche. Sono poi all’insegna del relax gli scatti esposti nell’ottava sezione, Consolazioni e divertimenti, che mettono a fuoco il desiderio di svagarsi, nonostante il pericolo e l’infuriare della guerra.

Interrogatori, tribunali e processi si alternano nella nona sezione, La resa dei conti, per arrivare alla conclusione del percorso, Rinascere. Attraverso le immagini di questa decima sezione si racconta, dopo i festeggiamenti per la fine del conflitto, il difficile e contrastato inizio del dopoguerra.

A corredo della mostra tre postazioni video mostrano il coinvolgimento di grandi registi di Hollywood (integrati nei Signal Corps) nella guerra mondiale e la gioia e lo stordimento degli innumerevoli momenti della Liberazione italiana, oltre a un’originale sintesi delle immagini esposte.

Le fotografie in mostra non costituiscono il supporto visuale di un percorso storiografico già scritto: vogliono piuttosto valorizzare la diversità delle due prospettive e le loro connessioni con lo sfondo culturale dei due paesi e il loro immaginario, all’epoca particolarmente segnato dal cinema. L’influenza è evidente nel contesto americano ma emerge anche in Italia, sia pure a fatica e sfuggendo alle maglie della censura, come si può vedere negli scatti con il legionario con i baffi “alla Amedeo Nazzari” o nella postazione sotterranea tappezzata dalle foto delle dive.

Molto diverse sono le narrazioni della Liberazione dei due organi, Istituto Luce e Signal Corps, nei punti di vista e nei campi d’azione.

Fino al luglio 1943 l’Istituto Luce organizza un attrezzato “Reparto Guerra” al seguito delle truppe italiane su tutti i fronti ma, a causa del suo trasferimento nella Repubblica di Salò, manca una documentazione foto-cinematografica del Regno del Sud nel 1944-45, che è dunque un’esclusiva delle armate alleate. Nel repertorio di Salò sono rimosse le persecuzioni contro gli ebrei, ma sono presenti scatti di arresti e fucilazioni, con una funzione chiaramente intimidatoria.

Il dopoguerra è già cominciato” è il sottotesto che ricorre nelle foto del Signal Corps dell’Esercito USA, “e riguarderà anche l’Italia”. I film e le fotografie degli operatori Signal Corps restituiscono un mondo popolare che per l’Istituto Luce è poco più di uno sfondo – e che il cinema neorealista non ha ancora esplorato – e, documentando anche la realtà desolante dell’Italia, mostrano al pubblico oltreoceano e, progressivamente, a quello italiano un modello di efficienza e un esempio di benessere per l’Italia post-guerra.

INTRODUZIONE AL CATALOGO

di Gabriele D’Autilia ed Enrico Menduni

In questa mostra mettiamo a confronto due diversi sguardi sulla Liberazione in Italia, che non intendiamo raccontare come un episodio, ma come un processo. Liberazione è quel faticoso, lungo e sanguinoso processo che si apre con lo sbarco degli Alleati in Sicilia e la caduta del fascismo, nel luglio del 1943, e prosegue con la loro lenta avanzata lungo la penisola, mentre l’Italia è divisa tra due soggetti politico-militari (il “Regno del sud” cobelligerante con gli Alleati e la Repubblica Sociale al nord sotto il dominio tedesco) e nasce la Resistenza, grazie alla quale si compie materialmente e psicologicamente un percorso di rigenerazione e di rinascita del Paese.

Il 25 aprile 1945 segna tradizionalmente la fine dei combattimenti (l’eliminazione delle ultime sacche di resistenza richiese però altro tempo e altri morti), ma la nascita di un’Italia nuova comporterà ancora molta fatica e molti contrasti. C’è un paese distrutto e affamato, un trattato di pace da firmare con dolorose rinunce, la liquidazione del fascismo, i mille problemi dei profughi, dei reduci, delle migliaia di donne, uomini e bambini travolti dalla guerra; una difficile scelta tra monarchia e repubblica sul filo del rasoio (il referendum istituzionale del 1946), e forti tensioni sociali in un paese militarmente presidiato e con tante armi ancora in giro. Le foto di gruppo delle Conferenze di Teheran (1943), di Yalta (febbraio 1945) e di Potsdam (luglio-agosto 1945) in cui le potenze vincitrici avevano discusso i destini del mondo erano ormai archiviate: dai primi mesi del 1946 il mondo è diviso in due blocchi contrapposti, comincia la “guerra fredda”.

I due diversi sguardi con cui abbiamo costruito questo percorso sono quello americano, dei Signal Corps dell’Esercito Usa, e quello italiano dell’Istituto Luce. I Signal Corps sono i corpi militari addetti alla comunicazione, dotati di un ampio raggio d’azione, dai collegamenti telefonici e radiofonici ai filmati per l’addestramento dei soldati, dalle fotografie di guerra ai cinegiornali e ai Combat Film. L’Istituto Luce è l’organo ufficiale per la documentazione foto-cinematografica del governo e del regime fascista; nell’autunno del 1943 viene trasferito, con una parte del personale e delle attrezzature, nella Repubblica di Salò con un ruolo fortemente ridotto per la presenza dell’alleato-padrone germanico. Il trasferimento sarà possibile perché Roma, dove il Luce – come Cinecittà – ha la sua sede, è occupata dai tedeschi; invece nel Regno del sud, dopo la fuga del re a Brindisi, non si costituisce nessun organismo simile e la documentazione foto-cinematografica è sostanzialmente un’esclusiva (anche in senso editoriale e giornalistico) delle armate alleate.

La mostra non ha voluto utilizzare le fotografie come il supporto visuale di un percorso storiografico già scritto, bensì valorizzare la diversità dei due punti di vista e le loro connessioni con lo sfondo culturale dei due paesi e con il loro immaginario, in quegli anni particolarmente influenzato dal cinema. Questo aspetto è evidente – e noto – per il cinema hollywoodiano, ma emerge anche nella documentazione italiana, sia pure a fatica e attraverso le maglie della censura.

Le foto americane qui proposte fanno parte di un raro repertorio a colori, oggi conservato a Washington presso la NARA (National Archives and Records Administration): i fotografi dei Signal Corps usavano prevalentemente il bianco e nero, poiché la pellicola a colori era costosa e più difficile da processare. Per il cinema, essa era destinata in genere ai grandi registi di Hollywood, che durante la guerra si impegnarono con le loro opere a fianco dell’esercito americano; nella produzione fotografica, al bianco e nero sembra attribuita una funzione per lo più documentaria e cronachistica, mentre i fotocolor sembrano mirati più al consolidamento di un immaginario di prosperità e benessere materiale che anticipa il dopoguerra, e in qualche modo rimuove gli aspetti tragici della guerra, in particolare la morte, suggerendo di lasciarli definitivamente alle spalle. “Il dopoguerra è già cominciato” è il sottotesto che si individua sotto queste foto, “e riguarderà anche l’Italia”, grazie alla Liberazione, in cui il ruolo della V Armata americana è comprensibilmente enfatizzato, lasciando alle altre nazioni alleate, e ancor più alla Resistenza italiana, un ruolo minore. E’ un immaginario che si nutre di cinema e di settimanali illustrati, ma anche di arte figurativa e di turismo; l’influenza dei grandi fotografi delle agenzie in attività sul fronte italiano (a cominciare da Robert Capa) è in queste foto inferiore rispetto a quella dei rotocalchi di costume e dei grandi illustratori come Norman Rockwell.

Alle fotografie a colori dei Signal Corps fanno riscontro quelle del Luce, che raccontano un’Italia rigorosamente in bianco e nero. Fino al luglio 1943 il Luce organizza un attrezzato “Reparto Guerra” al seguito delle truppe italiane su ogni fronte, con un’ampia produzione fotografica largamente. Ci siamo avvalsi inoltre dei negativi del fondo “Reparto Guerra Riservati” in cui erano depositate, almeno in parte, le immagini fotografiche bloccate da una censura assai severa, con l’ossessione quotidiana di nascondere le crepe di un regime ormai vacillante, ma anche gli atteggiamenti più disinvolti e sorridenti di combattenti in cui si ravvisava una carenza di virtù guerriere.

Nell’autunno del 1943, quando Roma è militarmente occupata dai tedeschi, l’Istituto Luce viene trasferito a Venezia, come Cinecittà, con parte delle attrezzature e del personale; nel Regno del Sud invece non viene costituito un organismo analogo e dunque è carente la produzione fotografica italiana che documenti la vita del Paese nel centro sud e il contributo delle forze armate italiane alla Liberazione. Per il 1944-45 disponiamo solo del repertorio della Repubblica di Salò, i cui operatori peraltro avevano un accesso ai teatri di guerra limitato e ancor più condizionato. Dopo il 25 aprile 1945 il Luce comincia a documentare la Resistenza, a Venezia e poi in tutta Italia: ma si tratta di una Resistenza ormai vittoriosa, non dei duri conflitti che hanno preceduto la Liberazione.

La documentazione fotografica qui illustrata reca dunque forti squilibri difficilmente eliminabili. Essi sono dovuti intanto dovuti alla mancanza di una produzione fotografica Luce nel Regno del Sud tra 1944 e 1945; ma anche ai limiti della visuale imposti dal regime ai fotografi e operatori Luce già dagli anni Trenta. Ciò significa soprattutto una rimozione quasi totale delle odiose persecuzioni contro gli ebrei. Arresti e fucilazioni di partigiani sono invece presenti nel repertorio di Salò, con una funzione chiaramente intimidatoria nei confronti della popolazione. Anche questi squilibri sono un dato storico che, criticamente, offriamo ai visitatori.

Tre postazioni video completano la mostra: tra fotografia e cinema c’è un flusso continuo, sia nella componente documentaria (cinegiornali, documentari), sia in quella narrativa e di finzione. Talvolta questa continuità è addirittura un fatto tecnico: ritroviamo le ambientazioni e i soggetti delle foto anche nei cinegiornali Luce o nei Combat Film; ma è soprattutto un flusso creativo, il comune intento di raccontare un’epopea e di plasmare un immaginario, l’aspettativa di un mondo migliore quando la guerra, finalmente, sarà finita. E’ questo elemento di speranza che manca totalmente nelle foto del fascismo, e che sarà invece l’elemento unificante degli italiani, condiviso con gli Alleati liberatori, al di là delle divisioni e dei brutti ricordi. questa Speranza sarà la spinta propulsiva della ricostruzione.

ATTIVITA’ CORRELATE

CALENDARIO

14 OTTOBRE 2015

Lectio Magistralis di Giovanni De Luna

Italia 1945. I segni del passato, i sogni del futuro”

27 OTTOBRE 2015

Fotografare e guardare le immagini nell’Italia liberata 1943-1945”

conversazione tra Adolfo Mignemi e Gabriele D’Autilia,

in collaborazione con la SISF (Società italiana Storici Fotografia)

19 NOVEMBRE 2015

Conversazioni per storie di genere”

Barbara Berruti e Annabella Gioia – modera Patrizia Cacciani

25 NOVEMBRE 2015

Apertura Convegno internazionale “Cinema & Storia”

(Università Roma Tre –Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo)

a cura di Christian Uva e Vito Zagarrio

15 DICEMBRE 2015

Conferenza su “Hollywood in guerra”

a cura di Gabriele D’Autilia e Enrico Menduni

27 DICEMBRE 2015

War Pictures in Jazz

Performance sonora Roberto Spadoni Esemble

10 GENNAIO 2016

Proiezione film

Ingresso
biglietto unico integrato mostra + museo
Orari e Info
www.luceperladidattica.com
www.museodiroma.it www.museiincomuneroma.it

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WAR IS OVER!
L’Italia della Liberazione nelle immagini dell’U.S. Signal Corps
e dell’Istituto Luce, 1943-46
A cura di Gabriele D’Autilia ed Enrico Menduni

Cover catalogo_War is over!

Formato:21×19
Pagine: 204
Fotografie: 133 a colori e in bianco e nero
Confezione: cartonato
Prezzo: 24,90 euro

[Ufficio Stampa Contrasto] Il libro è pubblicato in occasione della mostra a Palazzo Braschi (Roma) dal 25 settembre 2015 al 10 gennaio 2016.
Contrasto pubblica War is over!, il libro in cui i curatori Gabriele D’Autilia ed Enrico Menduni mettono a confronto due diversi sguardi che raccontano la Liberazione in Italia: quello delle fotografie a colori dei Signal Corps dell’esercito americano e quello delle immagini in bianco e nero dei fotografi dell’Istituto Luce, molte delle quali inedite o precedentemente censurate.
La Liberazione dell’Italia durò due anni, dallo sbarco degli angloamericani in Sicilia nel luglio 1943 alla resa dei tedeschi nell’aprile 1945. Questo processo lungo e doloroso fu messo straordinariamente in scena dai due opposti sguardi fotografici dei fotografi dell’Istituto Luce e dei Signal Corps dell’esercito americano. Sguardi che restituiscono due Italie e due diverse guerre e si osservano reciprocamente e che oggi sono per la prima volta messi a confronto e presentati al pubblico, per iniziativa dell’Istituto Luce-Cinecittà e dell’Assessorato alla Cultura e allo Sport-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in un volume con un ricco apparato critico.
Il libro, introdotto da testi di Gabriele D’Autilia ed Enrico Menduni, è diviso in diverse sezioni tematiche che raccontano la fine della guerra: pagina dopo pagina le fotografie documentano gli anni della Liberazione attraverso i volti degli sconfitti, il dolore, i monumenti distrutti, ma anche attraverso momenti di vita quotidiani, tra abbracci, divertimenti e attimi di sconforto.
Il racconto dell’Italia che esce da questo duplice sguardo è tragico e glorioso, conosce i toni del coraggio e della sconfitta, della paura e della gioia, della cupa violenza e di una sconfinata voglia di vivere: di un Paese che si accingeva a percorrere i migliori anni del dopoguerra, con la conquista della democrazia, un grande cinema, la ricostruzione, la ricerca del benessere.

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MUSEO DI ROMA – PALAZZO BRASCHI

Ingresso da Piazza Navona, 2 e da Piazza San Pantaleo, 10

Dal martedì alla domenica, dalle ore 10.00 – 19.00  (la biglietteria chiude alle 18.00)

Tel 06 06 08 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)

www.museodiroma.it   www.museiincomuneroma.it

 
Testi e immagini da Ufficio Stampa Zètema – Progetto Cultura

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